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Pubblica, mezz’ora al giorno di incontri sull’attualità e le idee

Publisher-supplied feed metadata · PodParley refreshed Sep 24, 2026 · Source feed

  1. 553

    Antisemitismo dell'IHRA, rischio bavaglio per la libertà di pensiero

    Arriverà domani in aula alla Camera il disegno di legge sull’antisemitismo. Ieri è stato votato dalla commissione affari costituzionali: sì scontato della destra e della sua maggioranza, voto contrario di M5S e Avs per denunciare rischio bavaglio alla libertà di espressione; voto contrario – ma per altre ragioni - di Futuro nazionale. Non ha partecipato al voto di ieri in Commissione il Pd, nonostante la posizione della segretaria Schlein sia contraria al disegno di legge sull’antisemitismo. Una posizione forse sospesa – quella del Pd – che potrebbe significare che il partito sta cercando una mediazione per arrivare ad un voto unanime del parlamento, così come richiesto qualche giorno fa dalla senatrice a vita Liliana Segre. Che cosa contiene il disegno di legge sull’antisemitismo? Perchè il ddl si affida alla definizione di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust, Remembrance Alliance)? Una definizione che a suo volta contiene una serie di esempi - molto generici - di comportamenti e dichiarazioni antisemite. Contro il ddl antisemitismo si è schierato un gruppo di intellettuali e accademici che con un loro appello ha denunciato il pericolo per la libertà di espressione rappresentato dalle norme che si stanno approvando. «Siamo contrari a questo ddl – hanno scritto gli estensori dell’appello - perché il testo adotta la definizione di antisemitismo dell’IHRA che soprattutto negli esempi che l’accompagnano confonde il rifiuto di ogni espressione di odio antiebraico con giudizi certamente opinabili ma che non costituiscono necessariamente antisemitismo». Pubblica oggi ha ospitato una delle firmatarie dell’appello, Valentina Pisanty, semiologa, docente all’università di Bergamo, autrice di «Antisemita. Una parola in ostaggio» (Bompiani 2025).

  2. 552

    Sindacato e partecipazione

    Il sindacato come garanzia di partecipazione. Ne sono convinti lo storico Luca Alessandrini e la sociologoa Ivana Pais, ospiti questa mattina di Pubblica. Sullo sfondo, le celebrazioni per i 120 anni dalla fondazione della Confederazione generale del lavoro, 29 settembre 1906 a Milano. «C’è bisogno di sindacato – racconta Luca Alessandrini – perché è in grado di esprimere partecipazione. Il sindacato è uno dei luoghi nei quali i cittadini hanno rappresentanza attraverso la loro partecipazione ad un’attività lavorativa». Per la sociologa Ivana Pais c’è bisogno di sindacato «perchè c’è bisogno di azione collettiva un po’ a tutti i livelli. In una società in cui l’individualizzazione prevale, sono importanti tutti quegli spazi in cui invece portare la propria identità è come riconoscersi. Il sindacato – conclude – è particolarmente rilevante perché gioca questa partita nell’ambito del lavoro».

  3. 551

    Le tre destre. Dalla nostalgia alla ronda, allo sconto sulla benzina

    Tre destre tre. In Italia se ne contano almeno tre. La prima è l’ultra destra della sicurezza fai da te, delle ronde. La seconda è la destra di governo con il vestito da campagna elettorale, che va da Meloni in giù. La terza destra è quella che vive ancora nel cono d’ombra del fascismo storico. Ospiti di Pubblica, per ragionare attorno a questa particolare trilogia, sono state Enrica Riera, giornalista di Domani; Nadia Urbinati, docente di teoria politica alla Columbia University di New York; Davide Conti, storico, già consulente di diverse procure (Bologna e Brescia) per le inchieste sulle stragi alla stazione e in piazza Della Loggia.

  4. 550

    «Sono Mojtaba, però i miei amici mi chiamano Zaccaria»

    Il 3 ottobre è la “Giornata della memoria e dell’accoglienza, in ricordo delle vittime dell’immigrazione”. Il 3 ottobre 2013 è una data tragica della storia recente. Un barcone con circa cinquecento persone a bordo (in maggioranza cittadini eritrei) fa naufragio a Lampedusa. Il motore si rompe vicino all’isola dei Conigli, il panico si diffonde immediatamente. Le persone a bordo si ammassano tutte su un lato. L’imbarcazione si rovescia. Una strage a pochi metri dalla riva: si conteranno 368 morti (donne, bambini, uomini). 155 i superstiti salvati da soccorritori e pescatori. Circa venti i dispersi. Oggi si apre la settimana che porterà alla Giornata del 3 ottobre, una giornata diventata - nel frattempo – anche della memoria di tutte le vittime dei mancati soccorsi in mare, vittime dei naufragi che hanno spezzato vite e speranze di migliaia di persone che cercavano di raggiungere le coste europee. A Lampedusa nei prossimi giorni si svolgeranno una serie di incontri a partire da mercoledì, dopodomani. Pubblica oggi ha ospitato Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre; Giovanna Procacci, sociologa, della rete milanese “Nessuna persona è illegale”; Vincenzo Montalcini, sceneggiatore del docu-film “Cutro 94...and more” che verrà proiettato il 4 ottobre prossimo (alle 10:30) al cinema Anteo di Milano. Ospite della puntata di oggi anche Mojtaba Rezapour Moghaddam, superstite della strage di Cutro che ha raccontato cosa fu per lui quella notte del 26 febbraio 2023, la mancanza di soccorsi, la paura di annegare e poi la rinascita di una vita ricostruita come cittadino di Crotone. «Sono Mojtaba, però i miei amici mi chiamano Zaccaria», racconta il 47enne iraniano, superstite della strage. Il ricordo di quella notte del 26 febbraio è indelebile: «Non lo so – dice Mojtaba - tutte le notti, tante notti, tanti giorni, sempre con me c'è il ricordo. E io ho ricordato tutti questa notte, ancora secondo per secondo ho ricordato, secondo per secondo».

  5. 549

    Taranto, il diritto e la giustizia per l'acciaieria e la città.

    Il profitto non viene prima dell'umanità. E' il principio che hanno invocato ieri i sindacati a Roma, dopo la morte dell'operaio 22enne, precipitato dal Colosseo mentre stava lavorando. Ci sono volute le proteste dei sindacati perchè il ministro Giuli ordinasse la chiusura ai turisti dell'Anfiteatro Flavio – dopo la morte del giovane operaio. “Umanità prima del profitto”, c’era scritto sui cartelli portati dai manifestanti al presidio di protesta dei sindacati confederali e di base. E se considerassimo questo un principio sempre valido da Roma a Taranto e ovunque? Vorrebbe dire – nel caso dell’ex Ilva – considerare sempre valido il principio «prima la salute e poi la produzione». Eppure questo principio sembra far fatica ad emergere, anche se le ultime sentenze ne confermano la validità. A Taranto c'è una paura enorme, ed è comprensibile: si teme che realizzare il diritto alla salute significhi sacrificare l'acciaieria, e quindi il lavoro, il reddito di migliaia di persone. In questa situazione a parlare sono soprattutto le sentenze. La politica appare incapace di elaborare una politica pubblica, di interesse pubblico, per quel sito e quella comunità di lavoratrici e abitanti. Allora, mi chiedo: non è forse arrivato il momento di far parlare non solo il diritto, con le sue burocrazie processuali, ma anche la giustizia, con i suoi principi? Parlare di Taranto significa parlare di quelle vite scomparse nella malattia o nella morte. Non è stato un incidente sul lavoro. Non sono un incidente sul lavoro le 2600 velenosissime tonnellate di amianto inglobate negli altiforni. E' la giustizia che definisce i confini, i perimetri, che vanno oltre le regole pur necessarie del diritto. E' un atto di giustizia dire che «non è giusto costruire una fabbrica che genera morte». Ha detto uno dei massimi esperti di sicurezza sul lavoro, Bruno Giordano, magistrato: «il problema non è penalizzare di più, ma prevenire meglio». E ha aggiunto: «è evidente che in questo paese c’è un problema di etica dell’impresa, del mercato e quindi del lavoro, prima ancora che di responsabilità penale».

  6. 548

    Rai, un bilancio del regime meloniano

    Dopo il bollo, il canone Rai? Fioriscono i prodotti della campagna elettorale della destra. L’ultimo oggetto riguarda il servizio pubblico radiotelevisivo. Oggi cerchiamo di fare un bilancio degli ultimi quattro anni in Rai, mentre si avvicina la fine della legislatura. In Senato si sta discutendo un progetto di riforma della Rai. L’ennesima riforma. Solo che questa volta la Rai deve cambiare regole perché glielo chiede l’Europa (proprio così, non è una frase fatta). Un anno fa, ad agosto 2025, è entrato in vigore lo European Media Freedom Act che impone ai paesi membri di garantire alle aziende del servizio pubblico l’indipendenza dai governi. Le regole attuali sulla governance della Rai – che risalgono al 2015, governo Renzi – vanno invece in direzione contraria. Intanto, proprio ieri, al testo in discussione in Senato è stato presentato un emendamento da parte della maggioranza, due senatori di Forza Italia, che riguarda il canone Rai. Il testo stabilisce che una riduzione del canone sia possibile e subordinata al reperimento di finanziamenti pubblici compensativi, da destinare alla società concessionaria. Dunque, sconti per i contribuenti finanziati col bilancio dello stato. Pubblica ha ospitato Stefano Balassone, autore e produttore televisivo, è stato consigliere di amministrazione della Rai; e Roberto Natale, fa parte dell’attuale cda Rai, è stato ai vertici dei sindacati dei giornalisti Usigrai e Fnsi.

  7. 547

    Inflazione, il governo può fare qualcosa per non impoverire le/i contribuenti?

    Il bollo, la benzina, le bollette di luce e gas, il carrello della spesa, il fiscal drag. Quante cose dipendeno o sono collegate all’inflazione? Pubblica oggi parte dai fondamentali. Da cosa dipende il livello dei prezzi? Cosa li fa salire o scendere? E i governi, cosa possono fare per tutelare redditi e potere d’acquisto? Restituire il fiscal-drag o tenerselo per finanziare anche il taglio per un anno del bollo auto? A Pubblica oggi Roberto Seghetti, giornalista, autore di “Capitalismo feudale” (Laterza 2026); e Antonella Stirati, economista, docente all’università di Roma Tre.

  8. 546

    Il riarmo europeo parla tedesco

    Nel giro di qualche mese l'anno prossimo andranno al voto i quattro stati più popolosi dell'Unione europea, dopo la Germania. Si vota in Francia, Italia, Spagna e Polonia. Qual è la posta in gioco di queste elezioni? Una vittoria delle destre sarebbe la fine del progetto di unione che aveva immaginato Jacques Delors negli anni '80 e Carlo Azeglio Ciampi vent'anni dopo, e cioè un'Europa politica? Per ora l’Europa appare sempre più quella del riarmo. E principalmente del riarmo in Germania. E’ in atto una riconversione storica, dall’auto al cannone ha titolato Limes. Una riconversione produttivache sta riscrivendo i confini politici e culturali del continente europeo. La Cina ha vinto la gara dell’auto elettrica, alla Germania – per ora - non resta che adeguarsi. Ospiti della puntata di oggi Eugenia Baroncelli, professoressa associata in scienza politica all'università di Bologna, esperta di relazioni internazionali; e Giacomo Mariotto, analista geopolitico e collaboratore di Limes, studioso di geopolitica tedesca e questioni militari.

  9. 545

    Stati Uniti: Trump, i tassi e il debito

    Un debito pubblico da 40 mila miliardi di dollari, 124% del pil . La spesa per interessi più alta di quella militare e per le guerre. I tassi di interesse in crescita. L’inflazione pure. Sono i sintomi della crisi americana. E’ più “pericolosa” la montagna di debito degli Stati Uniti oppure la bolla speculativa generata dalle Big Tech? «E’ un terrificante mostro a due teste» racconta a Pubblica l’economista Emiliano Brancaccio, autore di Libercomunismo (Feltrinelli 2026). «C’è bisogno di alzare i tassi di interesse per convincere gli investitori a finanziarlo. Ma l’aumento dei tassi di interesse determina uno sconto maggiore sui dividendi futuri attesi, quindi rischi di far scoppiare la bolla speculativa. Un mostro a due teste – conclude Brancaccio - che si mangiano a vicenda e che rischiano di mangiarci». Pubblica ha ospitato anche Paola Subacchi, economista, docente a Sciences Po a Parigi; fondatrice del centro di ricerca indipendente “Essential Economics”.

  10. 544

    Una difesa disarmata e disarmante

    Una difesa civile disarmata e disarmante. E’ quella immaginata da diverse associazioni che hanno raccolto oltre 50 mila firme per un disegno di legge di iniziativa popolare che chiede un’altra difesa, una difesa non armata. Le associazioni sono Rete italiana pace e disarmo, Conferenza nazionale degli enti di servizio civile, Pax Christi, Sbilanciamoci, Acli, Libera, Movimento NonViolento. Che cosa chiede la proposta di difesa non armata? Sicuramente ci vuole coraggio e determinazione per chiedere una difesa civile senza armi in uno dei momenti di maggior diffusione della guerra nel mondo. La proposta prevede l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata, nonviolenta presso la presidenza del consiglio. Quattro pilastri: il potenziamento del servizio civile; l’istituzione dei corpi civili di pace (formati da personale preparato ad intervenire nelle aree di crisi prima dell’escalation militare); il rafforzamento della protezione civile come strumento di difesa del territorio dalla devastazione ambientale e climatica; la creazione di un istituto di ricerca per la pace e il disarmo. Per discutere di questa proposta Pubblica ha ospitato Laura Milani, presidente della Conferenza nazionale degli enti di servizio civile; e monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia. Ospite anche il filosofo del diritto Tommaso Greco (Università di Pisa), autore di “Critica della ragion bellica” (Laterza 2025).

  11. 543

    I paradossi dell’intelligenza artificiale

    In questi ultimi quattro anni da quando è stato distribuito gratuitamente il primo software di chat gpt (30 novembre 2022) ci sono stati appelli ripetuti sui rischi dell'intelligenza artificiale (IA) per l’umanità. Eppure, nonostante ciò, lo sviluppo dell’IA non è stato rallentato, anzi si è moltiplicato a dismisura. Anche gli investimenti nel settore dell’IA si sono moltiplicati – la bolla si è gonfiata – nonostante gli allarmi sui pericoli di questa nuova tecnologia. Infine, i capi delle Big Tech – per anni custodi della deregulation – oggi si sono convertiti e sostengono regole e vincoli. L’obiettivo finale di questi apparenti paradossi dell’IA sembra essere sempre di più la Cina: cercare di contenere, non far dilagare lo sviluppo dei progetti cinesi di intelligenza artificiale. Non solo. Scrive oggi l’economista Emiliano Brancaccio che le Big Tech sono a caccia di aiuti dallo stato: «tariffe elettriche favorevoli, incentivi fiscali, infrastrutture» (Manifesto). Pubblica oggi si è occupata anche dello scontro tra il premio Nobel per l’economia Daron Acemoglu e The Economist. Al settimanale britannico non è piaciuta l’impostazione critica di Acemoglu sull’IA. Il Nobel ha criticato alcune tesi delle Big Tech, in particolare quelle su automazione ed effetti sulla crescita. Ospite l’economista Luigi Zingales (University of Chicago Booth School of Business).

  12. 542

    Denise e Lea, simboli del coraggio contro la violenza mafiosa

    Pubblica oggi ha ricordato Denise Cosco, morta venerdì scorso dopo essersi lasciata cadere dal terrazzo di casa sua ad Ariccia, in provincia di Roma. Abbiamo ospitato Enza Rando, avvocata, che ha seguito passo passo Denise in tutte le fasi del processo al padre Carlo Cosco e ad alcuni familiari. Abbiamo riascoltato alcune testimonianze delle ragazze del presidio di Libera “Lea Garofalo” che decisero di schierarsi con Denise, di sostenere la sua rivolta contro la violenza ‘ndranghetista e della famiglia patriarcale. Le ragazze del presidio decisero di stare accanto a Denise durante le udienze del processo fino alla condanna di suo padre per l’assassinio di sua madre Lea Garofalo. La puntata di oggi di Pubblica si è conclusa con le parole di Silvia Albano, magistrata, presidente di Magistratura democratica. «La scomparsa di Denise è una sconfitta per l'intera società», ha detto riprendendo parte di una ufficiale dell’ANM, l’associazione dei magistrati italiani.

  13. 541

    Teoremi di mafia alla prova. Brusca ha parlato, Graviano vuole parlare

    Il pentito di mafia Giovanni Brusca e le nuove interpretazioni delle stragi 92-93. Ieri, durante l’udienza del processo di Firenze a Salvatore Baiardo, Brusca ha parlato come testimone. Secondo il pentito le bombe dei primi anni ‘90 furono messe per scaricare le colpe sulla sinistra e aiutare così Berlusconi e la sua discesa in politica. Per un pentito che parla (Brusca) c’è un non pentito che chiede di poter parlare. E’ Giuseppe Graviano, in carcere da 32 anni, condannato per le stragi del 92-93. Un mese fa il suo avvocato aveva scritto una lettera al gip di Caltanissetta, dove si sta svolgendo il processo per le stragi di Falcone e Borsellino. Il legale chiedeva di “audire” il suo assistito. Graviano vuole parlare di Berlusconi e Dell’Utri. «Le conoscenze in suo possesso – ha detto l’avvocato Antonio Sanvito - costituiscono un patrimonio informativo di indubbio rilievo pubblico». Ospiti a Pubblica Marco Lillo, giornalista e vice-direttore del Fatto Quotidiano. Pierpaolo Farina, direttore di Wikimafia, ci ha aggiornati sul processo Hydra, il processo alle mafie in Lombardia in corso a Milano.

  14. 540

    Vannacci di classe, dirigente. Ma a Cernobbio Monti lo accusa di propagandare il fascismo

    Cernobbio, 5 settembre. Due monologhi vanno in scena al forum dello Studio Ambrosetti (TEHA). Sono quelli dell’esponente dell’estrema destra Roberto Vannacci e dell’ex capo del governo Mario Monti. Vannacci espone la sua idea di Europa («deve fare più figli, altrimenti il futuro migliore se lo godrà qualcun altro»). Monti, difensore d’ufficio dell’Unione europea, prende di petto Vannacci: «lei viola la costituzione con il suo programma». E addebita all’ex generale la volontà di coltivare «l’aspetto più insidioso del fascismo». E cioè «la ricostituzione della narrativa, della retorica, dello spirito proprio del fascismo». Perchè gli organizzatori del forum di Cernobbio hanno invitato Vannacci alla loro assise? E’ una forma di legittimazione del capo di Futuro nazionale come membro di una parte dell’establishment? Pubblica ha ospitato Cecilia Begal, co-portavoce di Sbilanciamoci, Davide Conti, storico; e Paolo Franchi giornalista e commentatore politico del Corriere della Sera per oltre vent'anni.

  15. 539

    Europa schiacciata tra Russia e Usa rischia di pagare il successo dell'estrema destra in Germania.

    Il paradosso sassone. Con una mano concede all’AfD la partecipazione alle elezioni e con l’altra mano potrebbe estrometterla dall’eventuale esito di quel voto, e cioè dalla guida del governo regionale nel land della Sassonia-Anhalt. Le due mani rappresentano: una, la democrazia, il sistema politico tedesco che permette la partecipazione di AfD alle elezioni; l’altra mano è la legge, i servizi segreti tedeschi che potrebbero impedire il processo che porterà all’investitura di Ulrich Siegmund (capo locale AfD) alla guida del governo regionale sassone. Dal 2023 l'Ufficio regionale per la tutela della Costituzione, una specie di SISDE regionale, ha classificato l’AfD come partito di estrema destra. L'attività del partito è ritenuta contraria ai "principi essenziali dell'ordinamento democratico liberale", in particolare alla "garanzia della dignità umana sancita dalla Legge fondamentale". L'AfD – scrive il corrispondente dell’Avvenire da Berlino Vincenzo Savignano - ha impugnato tale classificazione e il procedimento è attualmente sospeso. Pubblica ha ospitato le opinioni di Lisa Di Giuseppe, giornalista di Domani; Francesco Strazzari, relazioni internazionali alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa; Agostino Giovagnoli, storico dell’Università Cattolica. Diversi gli interrogativi che emergono dal risultato delle elezioni nel land sassone: l’affermazione straordinaria dei neonazisti quanto influirà sugli equilibri interni all’Europa? Quanto rafforzeranno l’obiettivo strategico di Trump e Putin di volere un’Europa indebolita, col fiato corto?

  16. 538

    Della finitudine, il capitalismo predatorio dei tempi moderni.

    “Il capitalismo è entrato nell’era della finitudine. Per le elites politiche, economiche e militari è necessario appropriarsi rapidamente delle ultime risorse disponibili”. E’ la tesi di Arnaud Orain, economista e storico, direttore di studi all'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS) di Parigi. Il titolo del suo ultimo libro è «La confisca del mondo. Storia del capitalismo della finitudine» (Einaudi, 2026). Il capitalismo delle finitudine è predatorio, bellicista, disposto alla guerra pur di accaparrarsi le risorse scarse. Secondo Orain è tutt’altro rispetto al capitalismo liberale e alla sua promessa e utopia di garantire la crescita globale della ricchezza. La finitudine è anche l’orizzonte, se così possiamo dire, che ha fatto proprio Telmo Pievani filosofo della scienza, evoluzionista, nel libro “Finitudine. Un romanzo filosofico su fragilità e libertà” (Raffaello Cortina Editore, 2020). Sapere che alcuni fenomeni sono irreversibili accentua l'idea della fine? «Diciamo che dovrebbe indurci a una maggiore umiltà – sostiene il professor Pievani - Questo è il senso del concetto di finitudine, cioè il fatto che la terra e la vita sono molto più antiche di noi, noi esseri umani siamo su questo pianeta tutto sommato da un quarto d'ora di tempo, pochissimo, 300 millenni che sembrano tanti, ma in realtà sono niente, sono un battito di ciglia del tempo evolutivo. Eppure – prosegue Telmo Pievani - il paradosso (siamo così potenti da cambiare letteralmente gli equilibri planetari) e quello che abbiamo visto quest'estate è proprio il fatto che una specie da sola, non era mai successo prima, in pochi secoli è stata capace di alterare la composizione dell'atmosfera in modo tale da portare il clima verso il caldo». Il professor Pievani aggiunge un dato che fa la differenza rispetto al passato. «La terra – dice - è già stata più calda di così, più fredda di così. Ne ha già vista di tutti i colori, ma non era mai successo in modo così veloce a causa di una sola specie, che così facendo, ed ecco il paradosso della finitudine, dimostra di essere poco sapiens, perché poi alla fine in un pianeta più caldo alcune piante animali sopravvivranno benissimo. Quelli che ne pagheranno di più le conseguenze siamo proprio noi, quindi ci siamo chiamati sapiens ma ci stiamo facendo male da soli, che non è molto sapiens. E spesso – conclude Pievani - abbiamo anche la sensazione di essere un po' il centro dell'universo, mentre invece non lo siamo proprio per niente».

  17. 537

    «A Milano la mafia non c'è». Firmato: CSM

    Sta facendo ancora discutere la delibera del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) con la quale un paio di settimane fa il consiglio ha stabilito quali sono le città ad alta densità mafiosa. Quella delibera ha stabilito che tra le città ad alta densità mafiosa non c’è Milano. Ci sono le principali città da Roma in giù, mentre il nord è assente. Milano non c’è. Eppure, ci sono numerosi libri, rapporti, relazioni che nel corso degli ultimi anni hanno raccontato e analizzato la presenza mafiosa a Milano e al nord. Gli ultimi, in ordine di tempo: «Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia», di Nando dalla Chiesa e Andrea Carnì; e poi «Mafia a Milano», la nuova edizione aggiornata del testo di Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni. E allora perché Milano non rientra tra le città ad alta densità mafiosa? E’ possibile che i componenti del Csm, togati e non togati, non abbiamo letto nemmeno uno di quei libri e relazioni? Di questa delibera, della sua importanza, di quanto sia fondata – o meglio, non fondata - sull’effettiva conoscenza del sistema mafioso al nord, si è parlato lunedì scorso (29 maggio) in un incontro all’Università Statale di Milano organizzato dal professor Nando dalla Chiesa, fondatore dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata della Statale di Milano, e del corso in Sociologia della criminalità organizzata. «Ma a Milano la mafia c’è?». Un interrogativo che contiene una sfida tra il sapere e l’ignoranza. All’incontro di lunedì in Statale erano presenti studiose e studiosi delle mafie: Rocco Sciarrone (Università di Torino), Stefania Pellegrini (Università di Bologna) e Soretta Giolo (Università degli Studi di Ferrara). Erano presenti anche Alessandra Dolci, ex procuratrice a capo della DDA di Milano, oggi procuratrice capo a Venezia. Con lei anche Alessandra Cerreti, sostituta procuratrice presso la Direzione distrettuale antimafia di Milano, titolare dell’accusa al processo Hydra in corso a Milano. Si tratta del processo al radicamento del sistema mafioso a Milano e in Lombardia. Nel corso della trasmissione di oggi ci siamo collegati con la sociologa Giovanna Procacci, della Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto”, che ha partecipato al presidio delle associazioni anti-mafiose davanti all’aula bunker di piazza Filangieri a Milano. Quella di oggi è l'ultima puntata della stagione 2025-26 di Pubblica. Grazie a tutte e a tutti, ospiti e, soprattutto, ascoltatrici e ascoltatori.

  18. 536

    Politica, storia e parole. Tre voci a Pubblica

    La politica e i poteri del capitalismo delle big tech. Per Maria Rosaria Ferrarese, docente di sociologia del diritto all’università di Cagliari, si intrecciano fino a costituire una nuova entità. Chi è il massimo rappresentante di questo nuovo soggetto? Donald Trump, il presidente pro-tempore degli Stati Uniti. Ordine e disordine internazionali passano sempre di più attraverso l’intreccio tra la politica e il capitalismo. Ferrarese è stata ospite oggi di Pubblica con il suo nuovo libro «Il grande intreccio. Politica e poteri economici globali» (Il Mulino 2026). Ospite in trasmissione oggi anche Enzo Ciconte, storico delle mafie all’università di Pavia. Ciconte è autore di una «Storia dell’altra Italia» (Laterza 2026). «C’è un filo rosso nella storia unitaria italiana: questo filo – racconta Ciconte - tiene insieme l’uso sistematico di criminali, mafiosi, neofascisti, come strumenti di potere». La storia dell’altra Italia di Ciconte si conclude nel 1994. E gli ultimi 32 anni, che fine hanno fatto, professore? Il 1994 segna l’arrivo di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Quell’anno è una sorta di "fine della storia" alla Francis Fukujama! Ultima segnalazione, Valentina Pazè, filosofa politica dell’università di Torino, con «Le parole della guerra» (Bollati Boringhieri 2026). «In tempi in cui la guerra sembra tornata ad essere un orizzonte “normale” della politica – scrive Pazè - il primo campo di battaglia non è il fronte, ma il linguaggio». Il lavoro di ricerca della filosofa dell’università di Torino è una indagine su come alcune parole - democrazia, difesa, genocidio, diritto, diserzione – possano trasformarsi in armi di manipolazione delle coscienze.

  19. 535

    I costi della crisi climatica: tagli al pil e riduzioni della produttività del lavoro

    Qual è il costo della canicola di queste ultime settimane? Il calore rischia di piombare l’economia, cioè di aggiungere all’economia un freno che tenderà ad arrestarla? A quali trasformazioni del lavoro andiamo incontro se per almeno tre mesi l’anno il lavoro, o buona parte di esso, viene prestato in contesti con temperature che sfiorano i 40 gradi? Ci sono ricerche, anche recenti, che cercano di capire come si modificherà strutturalmente l’economia a causa della crisi climatica. Non solo. Provate a sommare gli effetti economici sul lavoro della crisi climatica agli effetti sul lavoro del ricorso all’intelligenza artificiale. Quale sarà l’esito di questa doppia epocale pressione? Pubblica ha ospitato l’economista Matteo Calcaterra, ricercatore al Politecnico di Milano e al Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (CMCC). Calcaterra è autore di un report appena pubblicato: «Rischio climatico in Italia: scenari, costi e opzioni di risposta”, scritto con altri studiosi» (https://doi.org/10.5281/zenodo.20353947). Insieme a questo rapporto, nelle ultime settimane ne è stato presentato uno anche da Allianz, colosso tedesco delle assicurazioni (https://www.allianz-trade.com/content/dam/onemarketing/aztrade/allianz-trade_com/en_gl/erd/publications/pdf/2026-05-28-heat-AZT.pdf). Entrambi sostengono che la crisi climatica comporterà riduzioni di produttività del lavoro: ogni grado superiore ai 30 comporterà un taglio della produttività del 3%; inoltre le economie maggiori sono esposte a tagli del pil: tra il 2026 e il 2030 le perdite possono arrivare in Italia fino a 147 miliardi di dollari, in Francia 240 miliardi, in Germania 131 miliardi. Ospite di Pubblica anche il direttore di «Scienza in rete», Luca Carra.

  20. 534

    Welfare energetico climatico, un progetto per oggi e per il futuro

    Quanto ancora continueremo ad immette in atmosfera gas che fanno riscaldare la terra, gas che impediscono di far circolare l'aria tra la terra e la sua atmosfera? Ci saranno delle politiche pubbliche capaci di impedire l’emissione di questi gas? Vuoi vedere che questi gas sono emessi da attività compiute dagli umani? Quali attività? Ad esempio: guidare un’automobile che va a benzina, a combustibili fossili, dopo che è stata costruita, la stessa automobile, attraverso l’uso di altrettanti combustibili fossili. Dunque, che fare? Ci vorrebbero politiche ambientali. Sì, proprio quelle politiche che – ad esempio - i governi in carica negli Stati Uniti oppure in Italia hanno cancellato in questi ultimi anni. Insieme alle politiche ambientali ci vorrebbero politiche sociali: perchè la crisi climatica ha impatti sociali notevolissimi. Il Forum Disuguaglianze e Diversità e la Fondazione Basso, insieme a molte organizzazioni sociali e ambientaliste, nei mesi scorsi hanno lanciato un progetto per il welfare energetico climatico. Che cos'è? Il welfare energetico climatico è inteso non solo come un insieme di misure per contrastare gli impatti sociali della crisi climatica insieme alle emergenze sociali di questi anni (lavoro, disagio abitativo, povertà energetica, ecc…) ma anche come un diverso approccio al welfare e come un nuovo paradigma per comprendere e affrontare le varie dimensioni delle disuguaglianze. Pubblica ha ospitato oggi due protagonisti di quel progetto: Silena Baìno, ambientalista, fa parte del coordinamento nazionale giovani di Legambiente, è partner del Forum D&D; Vittorio Cogliati Dezza, storico ambientalista, già presidente di Legambiente, oggi fa parte del coordinamento del Forum Disuguaglianze e Diversità. E’ autore, con Giovanni Carrosio – sociologo dell'ambiente all'università di Trieste – di «Clima ingiusto. Il welfare per un patto eco-sociale» (Donzelli 2025).

  21. 533

    Il giorno della Repubblica, tra referendum e assemblea costituente. Il discorso di Mattarella, 80 anni dopo la prima seduta

    Oggi è il 25 giugno. 80 anni fa l’Assemblea costituente si riuniva per la prima volta dopo le elezioni del 2 giugno 1946, data in cui si svolse anche il referendum monarchia-repubblica. Per la prima volta nella storia dello stato unitario italiano, dal 1861, si riuniva un parlamento libero, pluralista, eletto a suffragio universale. Determinante fu il sacrificio di decine di migliaia di partigiani e partigiane che lottarono contro il nazifascismo. Il 25 giugno del 1946 era un martedì. La riunine della Costituente fu convocata per le quattro del pomeriggio: 535 deputati e 21 deputate. Qualche settimana dopo venne istituita la Commissione dei 75 incaricata di redigere il testo della Costituzione il cui voto finale arrivò a fine dicembre del 1947 (un anno e mezzo dopo l’inizio dei lavori). Pubblica oggi ha trasmesso l'intero discorso del presidente della repubblica Sergio Mattarella, alla Camera dei deputati, in occasione degli 80 anni dalla prima riunione dell'Assemblea costituente. Ospite la storica Marta Margotti, dell'università di Torino, e Anna Bredice, la corrispondente da Roma di Radio Popolare.

  22. 532

    Il valore della conoscenza, con Maria Chiara Carrozza

    Maria Chiara Carrozza è una scienziata. E oggi è stata ospite di Pubblica. Fisica, docente di bioingegneria e biorobotica all’università di Milano Bicocca, già presidente del Cnr e ministra dell’istruzione. La professoressa Carrozza è stata anche rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. E’ autrice di «Quanto vale la conoscenza» (Egea 2026), il suo ultimo libro di divulgazione. Che cos’è la conoscenza? E’ stata la prima, forse scontata, domanda rivolta a Maria Chiara Carrozza. Dalla sua risposta è nata una interessante conversazione attraverso alcuni concetti-chiave: il pensiero critico, la democrazia, l’autocrazia, il capitalismo, le privatizzazioni e altri. Fino al tema, che ad alcuni toglie il sonno, dell’Intelligenza Artificiale (IA) e dei rischi che sfugga al controllo umano, come denuncia il Nobel per la fisica Geoffrey Hinton. Hinton sostiene di aver abbandonato il suo lavoro a Google nel 2023 proprio per poter parlare liberamente dei pericoli dell’IA.

  23. 531

    Fine del diritto e sostituzione tecnologica, con Ugo Mattei

    Quando l’economia si mangia non solo la politica, ma anche il diritto. Una prova potrebbe arrivare dal “memorandum” firmato da Stati Uniti e Iran per mettere fine alla guerra scatenata dall’aggressione di Washington. Richard Nephew, ex inviato speciale degli Stati Uniti in Iran durante la presidenza di Barack Obama, sostiene – intervistato dall’Avvenire - che sia stata l’economia, e non il ripristino di una qualche forma di diritto internazionale, a determinare le mosse del capo della Casa Bianca. “Trump – racconta Nephew - ha capito che il conflitto stava entrando in una fase pericolosa dal punto di vista dei prezzi dell’energia, delle tensioni sui mercati e del rischio di un rallentamento dell’economia americana. A quel punto la ricerca di una via d’uscita è diventata una priorità”. Pubblica ha ospitato oggi Ugo Mattei, professore di diritto civile all'Università di Torino e di diritto internazionale e comparato all'Università della California. Il suo ultimo libro: “La fine del diritto. La grande sostituzione tecnologica nell’era nuova” (Feltrinelli 2026). E in questa fine del diritto, contrapposta ad una trasformazione tecnologica fondata sulla sorveglianza e sul controllo, si possono trovare tracce del potere di oggi.

  24. 530

    Processo Hydra, la solidarietà ai pm minacciati. Quarta udienza

    Quarta udienza del processo Hydra, il sistema mafioso di spartizione degli affari tra le tre organizzazioni criminali presenti a Milano e in Lombardia: 'ndrangheta, cosa nostra e camorra. Il processo Hydra si sta svolgendo nell'aula bunker di fronte al carcere di San Vittore a Milano. Come nelle udienza precedenti, anche oggi le associazioni anti-mafiose, la società civile, hanno seguito l'udienza. Questa volta anche per manifestare tutta la loro solidarietà nei confronti dei pm, Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, minacciati dalle organizzazioni mafiose. Anche Pubblica e Radio Popolare hanno seguito con una diretta lo svolgersi del presidio. Ospiti Nando dalla Chiesa, presidente onorario di Libera, presidente della Scuola di formazione “Antonino Caponnetto”, direttore dell'Osservatorio sulla criminalità organizzata (CROSS) dell'università Statale di Milano. Pietro Basile di Libera Milano, Angela Mondellini della Cgil Lombardia. Elena Simeti, coordinatrice dei beni confiscati e componente di Ucapte (Una Casa Amica Per TE), che fa capo a Caritas Ambrosiana. Don Massimo Mapelli di Libera Masseria di Cisliano. E il giudice per le indagini preliminari di Milano, Luca Milani, membro dell'ANM (Associazione Nazionale Magistrati). Nel corso della diretta è stato il professor dalla Chiesa a raccontare l'importanza del processo Hydra. «E' importante perchè dimostra il livello di radicamento e di capacità strategiche delle organizzazioni mafiose a Milano e in Lombardia», dice Nando dalla Chiesa. «E' importante perchè indica la loro capacità di costituirsi in cartello, una specie di ulteriore livello organizzativo che ha uno scopo, quello di dividersi gli affari più importanti, esattamente come farebbero tre grandi multinazionali che operassero negli stessi settori sulla Lombardia», racconta il professor dalla Chiesa autore – insieme al ricercatore alla Statale di Milano, Andrea Carnì – di un libro intitolato “Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia (Futura Editrice, 2025). «E' qualcosa che comunica anche le ambizioni che hanno le organizzazioni criminali su Milano, la confidenza che hanno con il territorio, la fiducia che hanno nella capacità di ottenere dei risultati in questo modo. E' un salto, indubbiamente. Non che non ci fossero mai stati degli accordi. Nella storia si indovinavano, si carpivano. Qui, però, abbiamo la certezza che la spartizione c'è stata, la decisione di cooperare insieme c'è stata. Quindi è sicuramente importante questo, che indica non una presenza generica delle mafie a Milano».

  25. 529

    Diseguali, sempre di più. Le analisi del World Inequlity Lab di Thomas Piketty

    Due settimane fa (dal 4 al 6 giugno) si è svolta a Parigi una conferenza molto importante convocata dal World Inequality Lab (il WIL, il Laboratorio sulla Disuguaglianza Mondiale). Il WIL è un centro studi coordinato da Thomas Piketty, l’economista francese che da 12 anni a questa parte è uno dei protagonisti della ricerca economica mondiale sulle disuguaglianze. In quell'occasione è stato presentato il World Inequality Report, un documento ricchissimo di informazioni. «Il mondo resta profondamente diseguale» è scritto nel rapporto. «Oggi il 10% più ricco della popolazione mondiale percepisce un reddito complessivo superiore a quello del restante 90% dell’umanità, mentre la metà più povera della popolazione globale dispone di meno del 10% del reddito totale prodotto nel mondo». Nel documento1 si fa riferimento ad una tassazione della ricchezza. Thomas Piketty ha spiegato il senso di una tale misura (e cioè, la tassazione della ricchezza dei multimilionari): «La tassa sulla ricchezza – ha detto - serve a modificare la struttura della proprietà». Che cosa significa? Pubblica ha ospitato lo storico dell’economia Emanuele Felice, docente allo Iulm di Milano. E a proposito di tassazione dei multimilionari, Pubblica si è occupata di un recente sondaggio, pubblicato su La Stampa del 15 giugno, di Euromedia Research, di Alessandra Ghisleri. Che cosa dice il sondaggio? Il 48,1% è favorevole all’introduzione di una tassazione sulla ricchezza dei multimilionari. Il 31,2% è contrario e il 20,7% non sa/non risponde.

  26. 528

    Immigrazione, contro la concezione discriminatoria delle destre.

    Il discorso sull’immigrazione, ai tempi del lessico reazionario e fascistizzante della remigrazione. Secondo alcune ricostruzioni storiche, l’utilizzo del termine remigrazione risale agli inizi degli anni ‘90 in Francia. Successivamente si sviluppa una nuova accezione (portata avanti, ad esempio, da una galassia neofascista in Italia) che oggi si vorrebbe introdurre nella legislazione italiana. In cosa consiste? Consiste nell’espulsione forzata del migrante dal territorio italiano. Una vera e propria deportazione degli immigrati ritenuti in eccesso rispetto ad una soglia minima (due giorni fa il leader di “Futuro Nazionale” Roberto Vannacci ha parlato del 4%). La deportazione riguarderebbe anche "qualsiasi straniero autore di delitti sul territorio nazionale". Un orrore, per ciò che evoca del passato, e per ciò che potrebbe rappresentare del futuro. Oggi con le ospiti e gli ospiti di Pubblica abbiamo ripreso alcuni temi di base sulla questione migratoria. Il tentativo è stato quello di uscire dal gorgo delle distorsioni, delle strumentalizzazioni e delle propagande proposte dalla destra fascista. Ospiti: l’avvocata Maria Cristina Romano, dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) e l’economista e sociologo Mauro Magatti, dell’Università Cattolica di Milano.

  27. 527

    Capitale contro Stato: alla fine il pubblico può vincere e le oligarchie perdere - Massimo Florio

    Massimo Florio è professore emerito di scienza delle finanze all'Università Statale di Milano. Fa parte del Forum Disuguaglianze e Diversità. Il suo ultimo libro si intitola «Il capitale contro lo stato» (Feltrinelli 2026) Sottotitolo: «l'intelligenza sociale e il futuro della democrazia». L’intervista inizia con una domanda molto generale, speriamo non generica. Perchè mai, professor Florio, il capitale dovrebbe avercela con lo Stato? Eppure, se pensiamo ai capitalisti nella stragrande maggioranza dei paesi europei, possiamo dire che hanno ricevuto per decenni dallo Stato ogni sorta di aiuto e sussidio pubblico. Era il compromesso socialdemocratico a garantire questo patto. Che cosa non ha funzionato, ad un certo punto? «Credo che la ragione di fondo – risponde il professor Florio - sia la difficoltà del capitalismo a sostenere lo Stato sociale dal punto di vista fiscale. Un capitalismo divenuto oligopolistico e oligarchico negli ultimi decenni. Quel momento di co-evoluzione tra Stato e capitalismo, di coesistenza pacifica del dopoguerra del secolo scorso, era basato su tassi di crescita del prodotto interno lordo del 5%, 4%, 3%. Le previsioni per il futuro parlano di tassi di crescita del 2%. Con tali tassi la coperta è stretta, dal punto di vista fiscale, soprattutto con i grandi oligopoli che non vogliono pagare le tasse. Quindi viene a mancare la materia prima della coesistenza, e cioè la base fiscale dello Stato». Da qui, spiega Florio, il conflitto tra Capitale e Stato, un conflitto che ha la sua contabilità. «La contabilità di questo scontro è molto semplice», sostiene Florio. «Tutti i modelli di previsione del Fondo Monetario Internazionale, dell'Ocse, per la prossima generazione, 25 anni, cioè al 2050, dicono che per mantenere il livello di spesa pubblica attuale, un livello che copre tutti quei programmi che lei ha citato (previdenza, sanità, scuola, ndr), ma anche quelli che poi serviranno sempre di più per il contrasto al cambiamento climatico, comporterebbe da un 6-7 punti di Pil fino addirittura a 10 punti in più di spesa pubblica. Ora, se non si vuole fare un debito pubblico aggiuntivo questo significherebbe aumentare la pressione tributaria di altrettanto. Ma la pressione tributaria già in Europa è intorno a 50 punti di PIL, negli Stati Uniti un po' meno. Tale livello di pressione tributaria è percepito come una minaccia da un blocco di interessi che semplicemente non vuole sostenere queste spese, non vuole sostenere questo compromesso che lei citava tra Stato e società e vuole rovesciare il tavolo. Certamente vuole impossessarsi di rendite che possono venire dal controllo dello Stato, come i programmi di spesa, ma non vuole sostenere la sanità pubblica, non vuole sostenere l'istruzione pubblica, la previdenza e quindi fa saltare il banco. Trump e la sua coalizione è l'espressione di un volere far saltare il banco». Dunque, mancano i soldi per finanziare il welfare, come se ne esce? «Il ragionamento che faccio nel libro – racconta il professor Florio - va oltre. Facendo i conti, penso che non possiamo salvare lo Stato e la stessa democrazia, come noi la conosciamo, soltanto con l'imposta patrimoniale e con la progressività. Nella migliore delle ipotesi, con le proposte di Piketty, Saez e Zucman, si porta a casa un punto di PIL aggiuntivo di entrate. Sarebbe spericolato sperare di portare a casa due punti di PIL. Il problema è che ne servono da sei a dieci e allora da qui la mia proposta». Qual è la sua proposta professor Florio? «Mettere al centro uno Stato che produce valore, produce autonomamente valore senza avere la necessità di tassare gli ultra-ricchi per potersi sostenere». Quindi, riepilogando: per finanziare il welfare ci vogliono soldi. Visto che la crescita si è dimezzata, non bastano più quelli di una patrimoniale o di un’accentuata progressività delle imposte. Occorre altro denaro. Perchè non lo “produce” direttamente lo Stato? E’ questa la sua idea? «Facciamo in modo che lo Stato diventi protagonista nella produzione di valore. L'idea è proprio questa. E’ un'idea, vorrei essere molto chiaro su questo punto, è un'idea in un certo senso più radicale di quella di Piketty, di Saez e di Zucman, i quali sostanzialmente propongono un ritorno alla via socialdemocratica in cui da un lato c'è la tassazione, dall'altro lato poi c'è la redistribuzione. Questa è un'idea che abbiamo discusso molto anche all'interno del Forum disuguaglianze e diversità, di cui faccio parte. Noi siamo favorevoli alla progressività, ad avere una maggiore progressività dell'imposta, fondamentalmente per ragioni di uguaglianza. Però, noi non salveremo la sanità, non avremo i soldi per far fronte al cambiamento climatico, così. Dobbiamo avere uno Stato, un settore pubblico che produce valore e questo è largamente possibile. E’ già iniziata da decenni la capacità dello Stato di produrre valore. Io l'ho chiamata nel libro un “modo di produzione pubblico”». Un'espressione che richiama il modo di produzione capitalistico di marxiana memoria. Quindi lei dice: non deve essere una produzione estemporaneamente decisa, bisogna programmare, bisogna decidere che cosa fare nel concreto, per fare in modo che il pubblico, lo Stato, diventi un produttore di valore di prima istanza.

  28. 526

    Mafie, silenzio e ignoranza tra gli alleati di Hydra in Lombardia

    Smontare il silenzio, sconfiggere l’ignoranza. Troppi alleati attorno alle mafie a Milano e in Lombarda. Il processo Hydra contro il cosiddetto consorzio mafioso (‘ndrangheta, camorra e cosa nostra) è arrivato alla sua quarta udienza che si terrà tra una settimana – il 18 giugno – nell’aula bunker di piazza Filangieri a Milano, di fronte al carcere. Pesano sul clima del processo le ultime minacce ai magistrati della procura di Milano, in particolare alla pm Alessandra Cerreti. Due pentiti hanno rivelato l’esistenza di un progetto di attentato dei vertici del consorzio mafioso contro i pm Cerreti e Ferracane. La prossima udienza sarà anche l’occasione per manifestare solidarietà ai magistrati. A Pubblica oggi è stata ospite anche Giovanna Procacci, sociologa, della Scuola di formazione “Antonino Caponnetto”. «Quello che viene fuori da questa inchiesta – ci ha raccontato Procacci - è che sempre più spesso non è la mafia che cerca l'operatore economico, il professionista, etc., ma accade spesso il contrario: è l'operatore economico, il professionista, a cercare la mafia». Un salto di qualità che porta dritto a ciò che paventava nei mesi scorsi la pm Alessandra Cerreti, in occasione della requisitoria per il processo con rito abbreviato. «Milano – diceva Cerreti - è un contesto mafioso, né più né meno di come può esserlo la Calabria. Fin quando non avremo consapevolezza di questo, non faremo passi avanti nell’attività di contrasto». Infine, le minacce ai magistrati. Che cosa significano? La mafia non teme la reazione dello Stato? «Non solo non la temono - ha risposto Pierpaolo Farina, direttore e fondatore di Wikimafia (parte civile) - evidentemente si sentono anche legittimati. Non dobbiamo dimenticare che veniamo da un anno e mezzo di campagna elettorale, dove l'obiettivo principale sono stati i magistrati e la magistratura. Se continui a delegittimare – e sono almeno trent'anni che si delegittima la magistratura in questo paese - poi dopo non è che quando li minacciano di morte, allora ti devi stupire». Al presidio di giovedì prossimo, 18 giugno, ci sarà anche Radio Popolare che trasmetterà da piazza Filangieri nel corso della mezz’ora di Pubblica a partire dalle 11.

  29. 525

    Banche fossili e Generali, Intesa vince la corsa

    E’ la settimana delle banche qui a Pubblica. Nei giorni scorsi abbiamo parlato di riarmo (rapporto Archivio Disarmo) e banche, interpretando gli utili crescenti degli istituti di credito italiani anche come conseguenza degli investimenti nell’industria bellica. Ieri il presidente della Cei Matteo Maria Zuppi ha mandato un messaggio alle banche che investono in armi: «Dal punto di vista etico è inaccettabile, ma ahimè capisco la logica finanziaria». Una logica che porta a risultati analoghi, e cioè l’aumento degli investimenti bancari, anche quando in gioco non ci sono le armi, ma la crisi climatica. E’ il caso del rapporto «Banking on climate chaos» di cui abbamo parlato oggi con Daniela Finamore (campaigner finanza e clima di ReCommon). Dal rapporto emerge che Intesa San Paolo è la prima banca “fossile” in Italia con 4 miliardi e 700 milioni di euro di prestiti al settore gas e petrolio. Ultimo capitolo “bancario” della settimana è stato la nuova e decisiva puntata nello scontro di potere ai vertici delle banche, con Intesa San Paolo che si è assicurata – se tutto andrà in porto - il bottino grosso del controllo delle Generali. Pubblica ha ospitato il giornalista Gianni Dragoni e, oggi, l’economista Paola Subacchi («Science Po Paris» e «Essential Economics London»).

  30. 524

    Cina e Occidente, il racconto di Pino Arlacchi

    Pino Arlacchi è stato vicesegretario generale ONU, direttore del programma antidroga e anticrimine dell'ONU. E’ sociologo di fama mondiale, studioso della criminalità organizzata. “La Cina spiegata all'Occidente (Fazi Editore 2026) è il titolo di un libro che Arlacchi ha scritto dopo 30 anni di viaggi e di studi sulla Cina. Nella parte della sua vita professionale in cui si è occupato principalmente di criminalità organizzata, il professor Arlacchi ha scritto “La mafia imprenditrice. L'etica mafiosa e lo spirito del capitalismo” (il Mulino 1983), un testo di riferimento per gli studi sulla criminalità organizzata. Arlacchi sostiene che c’è un’etica specifica (un’etica mafiosa) che ha guidato negli anni ‘70 la trasformazione economica della mafia da organizzazione criminale a impresa capace di accumulare capitale, investire. Nel suo ultimo libro, “La Cina spiegata all'Occidente (Fazi Editore 2026), il professor Arlacchi scrive di tre segreti che permettono di capire l'eccezionalità del miracolo cinese: a) non-espansionismo, profonda avversione alla violenza e alla guerra; b) meritocrazia, il governo dei migliori; c) modello economico-politico socialista, fondamentalmente non capitalistico.

  31. 523

    Riarmo o sicurezza sociale /// Scontro per Generali

    «Per inseguire una sicurezza strategica basata sul riarmo, all’interno dell’Italia e della UE si rischia di sacrificare la sicurezza sociale». Sono le parole di Fabrizio Battistelli, sociologo, presidente e cofondatore di IRIAD, Istituto di ricerche internazionali di Archivio Disarmo (think tank romano sulla pace). Venerdì 5 giugno alla Camera è stato presentato l’ultimo rapporto di Archivio Disarmo. I nuovi impegni sulla spesa militare (3,5% del pil), solo per la difesa strettamente militare, accettati anche dal governo italiano, «sono esorbitanti». Quali scelte rimarranno nelle mani del governo? Tre possibilità: aumentare ulteriormente il debito pubblico, aumentare le tasse, spostare sul riarmo le risorse per pensioni, istruzione e salute. Pubblica ha ospitato Fabrizio Battistelli. Nella seconda parte della trasmissione abbiamo raccontato lo scontro in atto nel sistema bancario italiano. Obiettivo ultimo: il controllo di Assicurazioni Generali: 900 miliardi di risparmi degli italiani, tra i principali finanziatori del debito pubblico italiano. La novità di queste ore: la discesa in campo di Intesa San Paolo a favore di un progetto che trasferisca il controllo di Generali dagli attuali MPS, Del Vecchio, Caltagirone ai futuri Intesa, Unipol, Bper. Intesa è ad un passo dal siglare il nuovo patto con la non ostilità di Palazzo Chigi e l’immobilismo di Unicredit. Ospite di Pubblica il giornalista e saggista Gianni Dragoni.

  32. 522

    Fuga dal capitalismo, di Clara Mattei

    Clara Mattei è un’economista, insegna all'università di Tulsa in Oklahoma, negli Stati Uniti. Ha fondato ed è presidente del Forum for Real Economic Emancipation, il Forum per l’emancipazione economica reale (freefreeforum.org). «Fuga dal capitalismo» è il titolo del suo ultimo libro pubblicato da Fuoriscena. Mattei è stata ospite di Pubblica, oggi. Questa mattina pensavo al titolo del suo libro (Fuga dal capitalismo) e ai quattro giovani lavoratori uccisi ad Amendolara (nel cosentino) come conseguenza dello sfruttamento schiavistico del lavoro nei campi. In questa storia c’è una dimensione criminale che supera i limiti della disumanizzazione. Gli assassini dei quattro braccianti pakistani hanno dato fuoco al minivan con all’interno i giovani vivi, Waseem Khan e Amin Fazal Khogjani, entrambi 28 enni, Safi Iayjad, 27 anni e Ullah Ismat Qiemi, 19 anni. Loro fuggivano dalla povertà estrema, dalla violenza. Nelle campagne dell’Italia del sud hanno trovato altrettanta violenza, povertà e miseria morale. In questa storia oltre alla dimensione criminale, c’è anche una dimensione politica: ci si chiede dov’è la forza di norme che possano impedire lo sfruttamento delle persone, lavoratori e lavoratrici, per lo più migranti, per mano di altre persone, i cosiddetti caporali? Oppure quali sono le ragioni strutturali che portano un sistema economico a generare costitutivamente forme di sfruttamento schiavistico del lavoro? Da qui inizia l’intervista all’economista Clara Mattei.

  33. 521

    1946-1992, la repubblica e la violenza. Il filo nero che lega mafia, politica e zone grigie dello stato.

    La storia di questi ottant’anni di «repubblica democratica fondata sul lavoro» non è stata soltanto quella dell’affermazione di diritti fondamentali, alcuni dei quali aspettano ancora una realizzazione concreta. Questi ottant’anni che ci separano da quel giugno 1946 sono stati anche gli anni bui delle minacce e della violenza che hanno ferito e oltraggiato la Repubblica. «C’è stato un filo che lega mafia, violenza politica e zone grigie dello stato», hanno scritto due studiose della criminalità organizzata Alessandra Dino e Francesco Petruzzella (Micromega n. 3/2026) . «Dalla strage di Portella della Ginestra (1947) a quelle di Capaci e via D’Amelio (1992), c’è un filo rosso che attraversa la storia repubblicana – sostengono Dino e Petruzzella - È quello che intreccia mafia, terrorismo e settori delle istituzioni in una rete di interessi e complicità». Pubblica ha ospitato oggi Alessandra Dino, sociologa giuridica e della devianza all’Università di Palermo. Nel corso della puntata è stato presentato anche “Mafia a Milano e in Lombardia” (Zolfo 2026) con uno degli autori, il giornalista del Corriere della Sera Giampiero Rossi. Gli altri due autori sono Mario Portanova, caporedattore del mensile Millenium, scrive su Ilfattoquotidiano.it in una rubrica sulle mafie globali; e Franco Stefanoni, giornalista del Corriere della Sera.

  34. 520

    Intelligenza artificiale e lavoro, sostituire persone o mansioni?

    Intelligenza artificiale (IA) e occupazione. La prima ha già iniziato a sostituire la seconda? Che effetti ci saranno sulla creazione di mansioni e posti di lavoro dalla diffusione dell'intelligenza artificiale? Nell’ultima settimana banchieri e papi si sono occupati pubblicamente di IA. Lo ha fatto papa Prevost nella sua prima enciclica e il governatore della Banca d’Italia Panetta nella sua ultima relazione annuale “ai signori partecipanti” (gli azionisti di BdI). Quali dati sono disponibili per valutare gli effetti dell’IA sull’occupazione? Come si stanno comportando le aziende, soprattutto negli Stati Uniti dove l’applicazione dell’IA è un processo meno recente rispetto all’Europa? Pubblica ha ospitato Alessandro Longo, direttore di AgendaDigitale.eu, una testata giornalistica che si occupa di innovazione tecnologica, politiche pubbliche del digitale e ovviamente di IA. Pubblica ha ospitato anche Barbara Carfagna, giornalista e conduttrice Rai, che ha raccontato il caso della SMG, media company cinese (di proprietà statale) il cui modello di produzione è disegnato sull’IA.

  35. 519

    «Autoritarismi in democrazia» 6 – Jean-Claude Monod, filosofo politico

    «Il capo in democrazia». A Pubblica la sintesi dell’ultimo incontro alla Casa della Cultura di Milano per il ciclo «Autoritarismi in democrazia». Ospite di quest’ultimo incontro il filosofo Jean-Claude Monod, professore di filosofia politica alla Scuola Normale Superiore di Parigi e direttore di ricerca al CNRS. «Il capo in democrazia. Politica e carisma» (Castelvecchi 2012) è il titolo del libro che ha ispirato l’incontro alla Casa della Cultura. Il ciclo «Autoritarismi in democrazia» è stato organizzato dalla Casa della Cultura, Castelvecchi editore, Centro di ricerca multidisciplinare Human Hall dell’Università Statale di Milano, insieme all’Osservatorio Autoritarismo e a Libertà&Giustizia. Radio Popolare è stata media partner.

  36. 518

    Critica dell'Intelligenza Artificiale. Leone XIV, l'enciclica: gli stati tornino a guidare l'innovazione

    Anche l’intelligenza artificiale (IA) dovrà essere disarmata e disarmante? Papa Leone XIV, nelle sua prima enciclica, ci crede al disarmo dell’IA. Disarmare per Robert Prevost non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano. Significa sottrarla ai monopoli. «Un disarmo da logiche – scrive il papa nell’enciclica “Magnifica humanitas” - che la trasformano in strumento di dominio, esclusione o morte». Ci vogliono norme, leggi, per «contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico». Ma non bastano. E papa Leone lo sa. Scrive il pontefice: «occorre domandarci, come avvertiva Francesco, chi oggi detenga questo potere e a quali fini lo orienti». BigTech? Troppo esplicito. Leone parla, invece, di «attori privati dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi». Il potere tecnologico assume un carattere inedito, «prevalentemente privato, difficile da orientare al bene comune». Che cosa determina la concentrazione del potere economico? E’ una tendenza del capitalismo, spiegherebbe un economista di influenze marxista (ad esempio, Emiliano Brancaccio). Ma Prevost, in tutta l’enciclica, non usa mai la parola “capitalismo”, anche se “profitto” ricorre diverse volte nel testo dell’enciclica. Ad esempio, qui: «Evitiamo...l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli». E gli stati, cosa possono fare? «Un tempo – sostiene Leone XIV - erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione». Per l’oggi papa Prevost offre un’indicazione di programma: «ci vogliono criteri chiari e controlli effettivi...la proprietà dei dati non può essere affidata solo ai privati, ma va regolamentata». Pubblica ha ospitato oggi Luigino Bruni , economista, storico del pensiero economico, con interessi per etica, studi biblici e letteratura. E’ autore – tra gli altri - di “Introduzione all’economia civile”; Irene Doda, scrittrice, collabora con diverse testate, scrive di tecnologia, diritti umani, lavoro e questioni di genere. E’ autrice di “Onnipotenti” (Fuoriscena 2026).

  37. 517

    Storia, identità e nazione: la destra a scuola

    Obiettivo: riscrivere gli indici dei manuali di storia. Sembra essere proprio questo il compito che Meloni ha affidato al ministro Valditara che ha appena licenziato le nuove “indicazioni nazionali” (bozze) per l’insegnamento della storia, come delle altre materie, nelle scuole superiori. Che idea della storia emerge da queste indicazioni? Innanzitutto che la storia che importa alla destra al governo è la storia politica, «via maestra – dice Valditara – per accostarsi allo studio del passato». Ma questa passione storico-politica del meloniano Valditara rischia di far fare un grande passo indietro all’insegnamento della storia. «Rischiamo di perdere – racconta la storica Valeria Deplano – una storia molto studiata oggi che è la storia sociale, oppure la storia culturale. Non sono storie "altre", ma elementi importanti della realtà in cui viviamo». Pubblica ha ospitato oggi tre docenti di storia: Giorgio Caravale dell'università di Roma Tre (autore di “Chi controlla il passato. La storia nelle mani del potere”, Laterza 2026); Lucia Ceci, storica del cattolicesimo contemporaneo all’università di Tor Vergata (autrice di “Cattolici tra fascismo e post-fascismo. Spazi pubblici e memorie politiche”); Valeria Deplano, studiosa del colonialismo, università di Cagliari (co-autrice di «Storia del colonialismo italiano. Politica, cultura e memoria dall'età liberale ai nostri giorni», Carocci 2024).

  38. 516

    Capaci, la strage di 34 anni fa. Falcone e le vittime donne antimafiose.

    Sabato 23 maggio sarà il 34esimo anniversario della strage di Capaci del 1992. La strage con la quale cosa nostra ha annientato il suo nemico storico, Giovanni Falcone, ucciso insieme a Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Il 23 maggio 1992 è anche l’epilogo di almeno tutto un ultimo decennio della vita di Falcone, in cui il giudice ha dovuto combattere contro i tentativi di ostacolarlo, metterlo ai margini, isolarlo, che arrivavano dall’interno dello stato. Non fu solo cosa nostra, ricorda da anni l’ex giudice di Palermo Roberto Scarpinato, oggi senatore del M5S. “Le stragi del 92 e 93 – ha raccontato Scarpinato il 4 dicembre del 2023 ad un’iniziativa pubblica del M5S – furono eseguite dai mafiosi, ma furono pianificate da mandanti esterni per ragioni politiche e furono coperte da esponenti dei servizi segreti e della polizia con depistaggi per evitare che dal livello di esecutori si potesse risalire al livello dei mandanti”. Contro questa tesi, c’è quella ufficiale – dice Scarpinato – che si ascolta alle commemorazioni ufficiali: la strage di capaci opera solo di cosa nostra (Riina, Graviano), non ha più niente da dire perché tutti i colpevoli sono stati condannati definitivamente. Nella prima parte della trasmissione di oggi parliamo di “Donne contro la mafia”, che è anche il titolo di un libro pubblicato dalle Edizioni Paoline e scritto da Maria Dell’Anno Sevi. Ospite oggi a Pubblica anche Pierparolo Farina, direttore e fondatore di Wikimafia, la libera enciclopedia sulle mafie, con il quale abbiamo parlato anche del processo Hydra (in corso a Milano) contro il cosiddetto “consorzio mafioso” tra cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra.

  39. 515

    Rimuovere gli ostacoli: il compito della Repubblica al servizio anche dei giovani. Nove proposte dal Forum D&D

    Un’indagine sui giovani tra i 17 e i 19 anni, sulle loro “preoccupazioni, consapevolezze e impegno”. L’ha pensata e l’ha realizzata il Forum Disuguaglianze&Diversità, coordinato da Fabrizio Barca. Tre anni di lavoro, 3 mila ragazze e ragazzi sentite, 21 scuole italiane coinvolte. Dalle risposte – scrivono gli autori e le autrici – «emerige un potenziale di sensibilità e consapevolezza che però non ha la fiducia di tradursi in un impegno collettivo. Questo parla a tutte le organizzazioni sociali, del lavoro, e politiche del Paese, che a quel potenziale grande non riescono a rivolgersi». Questi i percorsi personali. Ma come si passa alle azioni? Bisogna elaborare una piattaforma di proposte concrete che servano a «[…] ”rimuovere gli ostacoli” che impediscono alle persone giovani di realizzare i personali percorsi di vita e di esprimere il potenziale collettivo». “Rimuovere gli ostacoli”: è proprio l’espressione usata dai costituenti in quel pilastro dell’azione pubblica che è l’articolo 3 della Costituzione. Le ricercatrici e i ricercatori del Forum D&D hanno elaborato, sentiti i percorsi personali, nove proposte (dalla scuola all’università, dalla cittadinanza al lavoro, dalla cura alla casa, al patrimonio di partenza allo spazio pubblico) che verranno discusse collettivamente. Ospiti di Pubblica Caterina Manicardi, ricercatrice, fa parte del Forum D&D, dottoranda in economia alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa; Giulia Cutello, del Forum Diseguaglianze & Diversità; Nannerel Fiano, ricercatrice di diritto costituzionale e diritto pubblico all’università Statale di Milano.

  40. 514

    Panama papers: paradisi ed evasori fiscali. Dieci anni fa lo scoppio dello scandalo.

    Panama papers, la più grande fuga di documenti finanziari internazionali. Dieci anni fa, tra aprile e maggio 2016, le prime rivelazioni contenute in quasi dodici milioni di documenti furono raccolte da un pool di giornalisti investigativi (Icji). Il loro lavoro fu ricompensato l’anno dopo, nel 2017, con il premio Pulitzer. «Quei documenti – ha raccontato il Stefano Vergine a Pubblica – hanno rivelato come migliaia di persone potenti (presidenti, re, imprenditori, manager, calciatori, star tv) nascondessero i propri soldi in società registrate in paradisi fiscali. Zero tasse, zero trasparenza, zero controlli». Stefano Vergine, giornalista d’inchiesta freelance, è uno degli autori dei Panama Papers, ha fatto parte del Consorzio di giornalisti investigativi internazionali che nel 2017 ha vinto il Premio Pulitzer. Ospiti a Pubblica, per parlare di Cina e paradisi fiscali, anche l’economista Francesca Spigarelli dell’università di Macerata dove dirige il China Center.

  41. 513

    «Per un socialismo morale». La filosofa politica Lea Ypi a Radio Popolare con il suo nuovo racconto “Dignità”

    Lea Ypi, filosofa politica, è docente alla London School of Economics. E’ nata a Tirana (Albania) nel 1979. Ha studiato in Italia e in Germania. Parla almeno quattro lingue. Le sue ricerche vanno dalla teoria politica alla teoria critica e agli studi sul marxismo. Ypi è stata ospite di recente al College de France a Parigi. In Italia i suoi libri sono pubblicati da Feltrinelli: «Libera», il primo libro, e «Dignità», il secondo appena uscito. Entrambi sono un memoir familiare. Lea Ypi è stata ospite oggi a Pubblica.

  42. 512

    Lezioni antimafia: Paolo Borsellino _ Nando dalla Chiesa

    Quinta e ultima lezione del decimo ciclo di incontri ideato dalla Scuola di formazione “Antonino Caponnetto” e realizzato insieme a Radio Popolare. «Eroi dell’antimafia» è il titolo del racconto in cinque puntate scritto e narrato dal professor Nando dalla Chiesa, presidente della Scuola di formazione "Antonino Caponnetto", presidente onorario di Libera, ordinario di Sociologia della criminalità organizzata all’università Statale di Milano. In questo quinto incontro, che si è svolto alla Casa della Memoria di Milano, il professor Nando dalla Chiesa ci ha parlato del giudice Paolo Borsellino.

  43. 511

    Lezioni antimafia: Paolo Borsellino _ Nando dalla Chiesa

    Quinta ed ultima lezione del decimo ciclo di incontri ideato dalla Scuola di formazione “Antonino Caponnetto” e realizzato insieme a Radio Popolare. «Eroi dell’antimafia» è il titolo del racconto svolto in cinque puntate alla Casa della Memoria di Milano (marzo-aprile 2026). Autore e narratore è stato il professor Nando dalla Chiesa, presidente della Scuola di formazione "Antonino Caponnetto", presidente onorario di Libera, ordinario di Sociologia della criminalità organizzata all’università Statale di Milano. In questo quinto e ultimo incontro, Nando dalla Chiesa ci ha parlato del giudice Paolo Borsellino.

  44. 510

    Lezioni antimafia: Giovanni Falcone _ Nando dalla Chiesa

    Quarta lezione del decimo ciclo di incontri ideato dalla Scuola di formazione “Antonino Caponnetto” e realizzato insieme a Radio Popolare. «Eroi dell’antimafia» è il titolo del racconto in cinque puntate scritto e narrato dal professor Nando dalla Chiesa, presidente della Scuola "Antonino Caponnetto", presidente onorario di Libera, ordinario di Sociologia della criminalità organizzata all’università Statale di Milano. In questo quarto incontro, che si è svolto alla Casa della Memoria di Milano, il racconto di Nando dalla Chiesa si è concentrato sul giudice Giovanni Falcone.

  45. 509

    Lezioni antimafia: Carlo Alberto dalla Chiesa _ Nando dalla Chiesa

    Terza lezione del decimo ciclo di incontri ideato dalla Scuola di formazione “Antonino Caponnetto” e realizzato insieme a Radio Popolare. «Eroi dell’antimafia» è il titolo del racconto in cinque puntate preparato da Nando dalla Chiesa, presidente della Scuola di formazione “Antonino Caponnetto”, presidente onorario di Libera, ordinario di Sociologia della criminalità organizzata all’università Statale di Milano. In questo terzo incontro il professor dalla Chiesa racconta di suo padre, il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, prefetto di Palermo, ucciso il 3 settembre 1982 in un agguato mafioso insieme a sua moglie Emanuela Setti Carraro e all'agente Domenico Russo.

  46. 508

    Germania, un anno di governo Merz

    Un anno fa, il 6 maggio 2025, Friedrich Merz, democristiano tedesco, veniva eletto nuovo cancelliere della Germania con un voto del parlamento di Berlino, il Bundestag. Cancelliere di un governo di grande coalizione (democristiani e socialdemocratici insieme). Il suo esordio, il 6 maggio dell'anno scorso, fu un mezzo disastro politico: al primo voto di fiducia, Friedrich Merz non ottenne il quorum di voti richiesti. Fu necessario un secondo voto. Un fatto mai accaduto prima, nella storia della repubblica federale tedesca dal 1949 ad oggi. Quel vizio d'origine, quanto ha pesato nel futuro del governo Merz? Oggi l’intesa Cdu-Spd regge, ma le difficoltà appaiono crescenti. La settimana scorsa il capogruppo della Spd Matthias Mersch ha detto di Merz: «è un problema gigantesco perché è impulsivo». In questo modo «non si può guidare una cancelleria». E poi, quanto influiscono sulla tenuta del governo Merz le ultime uscite del presidente degli Stati Uniti Trump: l’annuncio del ritiro di 5 mila soldati statunitensi dal territorio tedesco e la minaccia di Trump di mettere nuovi dazi del 25% sull’importazione di auto e camion europei negli Stati Uniti? Che cosa interessa a Friedrich Merz, l’uomo di Blackrock, che ha lasciato il più grande fondo di gestione patrimoniale al mondo, per finire quasi direttamente negli uffici della cancelleria di Berlino? Quanto conta il rapporto del capo della Cdu con la grande industria e il riarmo militare? Nel pieno del ciclone Trump, sarà decisiva la relazione che Merz costruirà con l’Unione europea, da un lato, e con le capitali Mosca e Washington, dall’altro. Dagli Stati Uniti - come dicevamo - gli ultimi segnali della Casa Bianca non sono rassicuranti per Berlino. Prima l'annuncio del ritiro di 5 mila soldati statunitensi dal territorio tedesco, poi la minaccia di imporre dazi del 25% sulle auto e i camion europei importati negli Stati Uniti (dazi che finirebbero per colpire soprattutto l’industria dell’auto tedesca). Pubblica ha ospitato oggi Lisa Di Giuseppe, giornalista del Domani, dove scrive di Germania; e lo storico Agostino Giovagnoli.

  47. 507

    «Autoritarismi in democrazia» 5 - Michael Herzfeld, antropologo

    «Lo stato nazione e i suoi mali». A Pubblica la sintesi del quinto incontro alla Casa della Cultura per il ciclo «Autoritarismi in democrazia». Il ciclo è organizzato dall’Osservatorio autoritarismo, da Human Hall (Università Statale Milano), Libertà&Giustizia, Castelvecchi editore. Radio Popolare è media partner (qui il programma https://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/22-novembre-ciclo-daniela-padoan-1.pdf). Ospite del sesto incontro l’antropologo tedesco Michael Herzfeld, professore emerito di studi sociali all'Università di Harvard. «Lo stato nazione e i suoi mali» (Castelvecchi 2025) è il titolo del suo ultimo libro. Un testo che analizza il rapporto tra il razzismo e lo stato, che avverte del pericolo razzista quando il nazionalismo scivola verso l’etno-nazionalismo, e quando cultura ed eredità genetica vengono tenuti forzatamente insieme, anziché nettamente separati.

  48. 506

    Pubblica di mercoledì 29/04/2026

    Doppio promemoria di Pubblica, oggi. Il primo è su Mimmo Lucano, sindaco di Riace, e sugli ultimi sviluppi della sua vicenda giudiziaria. L’altro promemoria riguarda la biografia di Antonio Vassallo, fotografo. Antonio Vassallo è un fotografo siciliano che da oltre trent’anni lega il suo lavoro alla memoria delle stragi mafiose. Il 23 maggio 1992 – aveva vent’anni – fu tra i primi ad arrivare sulla scena della Strage di Capaci, l’attentato in cui la mafia fece esplodere un tratto dell’autostrada tra Palermo e l’aeroporto, uccidendo il giudice Giovanni Falcone, la magistrata e moglie di Falcone, Francesca Morvillo e tre agenti della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani. Vassallo – che abita ed abitava a poche decine di metri dal luogo dell’esplosione - arrivò con la sua macchina fotografica e iniziò a documentare ciò che aveva davanti: l’autostrada distrutta, le auto della scorta dilaniate dall’esplosione, il caos dei primi soccorsi. Ad un certo punto arrivano due uomini….Da qui parte il racconto di Vassallo ospite oggi a Pubblica. Racconto ripreso nel romanzo dello scrittore Fabrizio Silei in «Negli occhi di Giovanni» (Edizioni Il Castoro) che uscirà il prossimo 5 maggio con la prefazione di Roberto Saviano. L’altra biografia di cui si è occupata Pubblica oggi è quella di Mimmo Lucano. La Corte d'appello di Reggio Calabria ha confermato lunedì scorso la sentenza di decadenza di Lucano dalla carica di sindaco di Riace. Ospite Giovanna Procacci, sociologa, della Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto” e di Libera. Procacci è autrice insieme a Domenico Rizzuti, Fulvio Vassallo Paleologo, di un libro che si intitola: «La Giustizia e il caso Riace. Ricostruzione di un processo politico» (Castelvecchi 2026).

  49. 505

    Lezioni antimafia: Pio La Torre _ Nando dalla Chiesa

    Seconda lezione del decimo ciclo di incontri ideato dalla Scuola di formazione “Antonino Caponnetto” e realizzato insieme a Radio Popolare. «Eroi dell’antimafia» è il titolo del racconto in cinque puntate preparato dal professor Nando dalla Chiesa, presidente della Scuola di formazione Antonino Caponnetto, presidente onorario di Libera, ordinario di sociologia della criminalità organizzata all’università Statale di Milano. In questo secondo incontro, Nando dalla Chiesa offre nuovi spunti di racconto e di conoscenza sulla storia di Pio La Torre, ucciso dalla mafia il 30 aprile 1982.

  50. 504

    Carlo Rovelli _ La cattiva coscienza dei fisici

    Carlo Rovelli è stato ospite di Pubblica a Radio Popolare. Fisico teorico, saggista, divulgatore. «Mi sento un po’a casa», ha detto stamattina mentre prendeva posto nello studio 3 di Rp. Il professor Rovelli fa parte dell'Istituto Universitario di Francia e dell'Accademia internazionale di filosofia delle scienze. Dirige il gruppo di ricerca in gravità quantistica all'Università di Aix-Marsiglia. L'ultimo suo libro si intitola: «La cattiva coscienza dei fisici. Ci sono atomiche sufficienti a bruciare viva l'umanità, e stiamo litigando» (Solferino 2026). Com’è cambiata l’idea del mondo, secondo la scienza? E il mondo geopolitico che cosa trascina dal passato verso il presente? La voglia di fare la guerra? La paura del nemico? Carlo Rovelli è stato ospite oggi di Raffaele Liguori.

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