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Publisher-supplied feed metadata · PodParley refreshed Jun 12, 2026 · Source feed

  1. 530

    «A Milano la mafia non c'è». Firmato: CSM

    Sta facendo ancora discutere la delibera del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) con la quale un paio di settimane fa il consiglio ha stabilito quali sono le città ad alta densità mafiosa. Quella delibera ha stabilito che tra le città ad alta densità mafiosa non c’è Milano. Ci sono le principali città da Roma in giù, mentre il nord è assente. Milano non c’è. Eppure, ci sono numerosi libri, rapporti, relazioni che nel corso degli ultimi anni hanno raccontato e analizzato la presenza mafiosa a Milano e al nord. Gli ultimi, in ordine di tempo: «Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia», di Nando dalla Chiesa e Andrea Carnì; e poi «Mafia a Milano», la nuova edizione aggiornata del testo di Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni. E allora perché Milano non rientra tra le città ad alta densità mafiosa? E’ possibile che i componenti del Csm, togati e non togati, non abbiamo letto nemmeno uno di quei libri e relazioni? Di questa delibera, della sua importanza, di quanto sia fondata – o meglio, non fondata - sull’effettiva conoscenza del sistema mafioso al nord, si è parlato lunedì scorso (29 maggio) in un incontro all’Università Statale di Milano organizzato dal professor Nando dalla Chiesa, fondatore dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata della Statale di Milano, e del corso in Sociologia della criminalità organizzata. «Ma a Milano la mafia c’è?». Un interrogativo che contiene una sfida tra il sapere e l’ignoranza. All’incontro di lunedì in Statale erano presenti studiose e studiosi delle mafie: Rocco Sciarrone (Università di Torino), Stefania Pellegrini (Università di Bologna) e Soretta Giolo (Università degli Studi di Ferrara). Erano presenti anche Alessandra Dolci, ex procuratrice a capo della DDA di Milano, oggi procuratrice capo a Venezia. Con lei anche Alessandra Cerreti, sostituta procuratrice presso la Direzione distrettuale antimafia di Milano, titolare dell’accusa al processo Hydra in corso a Milano. Si tratta del processo al radicamento del sistema mafioso a Milano e in Lombardia. Nel corso della trasmissione di oggi ci siamo collegati con la sociologa Giovanna Procacci, della Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto”, che ha partecipato al presidio delle associazioni anti-mafiose davanti all’aula bunker di piazza Filangieri a Milano. Quella di oggi è l'ultima puntata della stagione 2025-26 di Pubblica. Grazie a tutte e a tutti, ospiti e, soprattutto, ascoltatrici e ascoltatori.

  2. 529

    Politica, storia e parole. Tre voci a Pubblica

    La politica e i poteri del capitalismo delle big tech. Per Maria Rosaria Ferrarese, docente di sociologia del diritto all’università di Cagliari, si intrecciano fino a costituire una nuova entità. Chi è il massimo rappresentante di questo nuovo soggetto? Donald Trump, il presidente pro-tempore degli Stati Uniti. Ordine e disordine internazionali passano sempre di più attraverso l’intreccio tra la politica e il capitalismo. Ferrarese è stata ospite oggi di Pubblica con il suo nuovo libro «Il grande intreccio. Politica e poteri economici globali» (Il Mulino 2026). Ospite in trasmissione oggi anche Enzo Ciconte, storico delle mafie all’università di Pavia. Ciconte è autore di una «Storia dell’altra Italia» (Laterza 2026). «C’è un filo rosso nella storia unitaria italiana: questo filo – racconta Ciconte - tiene insieme l’uso sistematico di criminali, mafiosi, neofascisti, come strumenti di potere». La storia dell’altra Italia di Ciconte si conclude nel 1994. E gli ultimi 32 anni, che fine hanno fatto, professore? Il 1994 segna l’arrivo di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Quell’anno è una sorta di "fine della storia" alla Francis Fukujama! Ultima segnalazione, Valentina Pazè, filosofa politica dell’università di Torino, con «Le parole della guerra» (Bollati Boringhieri 2026). «In tempi in cui la guerra sembra tornata ad essere un orizzonte “normale” della politica – scrive Pazè - il primo campo di battaglia non è il fronte, ma il linguaggio». Il lavoro di ricerca della filosofa dell’università di Torino è una indagine su come alcune parole - democrazia, difesa, genocidio, diritto, diserzione – possano trasformarsi in armi di manipolazione delle coscienze.

  3. 528

    I costi della crisi climatica: tagli al pil e riduzioni della produttività del lavoro

    Qual è il costo della canicola di queste ultime settimane? Il calore rischia di piombare l’economia, cioè di aggiungere all’economia un freno che tenderà ad arrestarla? A quali trasformazioni del lavoro andiamo incontro se per almeno tre mesi l’anno il lavoro, o buona parte di esso, viene prestato in contesti con temperature che sfiorano i 40 gradi? Ci sono ricerche, anche recenti, che cercano di capire come si modificherà strutturalmente l’economia a causa della crisi climatica. Non solo. Provate a sommare gli effetti economici sul lavoro della crisi climatica agli effetti sul lavoro del ricorso all’intelligenza artificiale. Quale sarà l’esito di questa doppia epocale pressione? Pubblica ha ospitato l’economista Matteo Calcaterra, ricercatore al Politecnico di Milano e al Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (CMCC). Calcaterra è autore di un report appena pubblicato: «Rischio climatico in Italia: scenari, costi e opzioni di risposta”, scritto con altri studiosi» (https://doi.org/10.5281/zenodo.20353947). Insieme a questo rapporto, nelle ultime settimane ne è stato presentato uno anche da Allianz, colosso tedesco delle assicurazioni (https://www.allianz-trade.com/content/dam/onemarketing/aztrade/allianz-trade_com/en_gl/erd/publications/pdf/2026-05-28-heat-AZT.pdf). Entrambi sostengono che la crisi climatica comporterà riduzioni di produttività del lavoro: ogni grado superiore ai 30 comporterà un taglio della produttività del 3%; inoltre le economie maggiori sono esposte a tagli del pil: tra il 2026 e il 2030 le perdite possono arrivare in Italia fino a 147 miliardi di dollari, in Francia 240 miliardi, in Germania 131 miliardi. Ospite di Pubblica anche il direttore di «Scienza in rete», Luca Carra.

  4. 527

    Welfare energetico climatico, un progetto per oggi e per il futuro

    Quanto ancora continueremo ad immette in atmosfera gas che fanno riscaldare la terra, gas che impediscono di far circolare l'aria tra la terra e la sua atmosfera? Ci saranno delle politiche pubbliche capaci di impedire l’emissione di questi gas? Vuoi vedere che questi gas sono emessi da attività compiute dagli umani? Quali attività? Ad esempio: guidare un’automobile che va a benzina, a combustibili fossili, dopo che è stata costruita, la stessa automobile, attraverso l’uso di altrettanti combustibili fossili. Dunque, che fare? Ci vorrebbero politiche ambientali. Sì, proprio quelle politiche che – ad esempio - i governi in carica negli Stati Uniti oppure in Italia hanno cancellato in questi ultimi anni. Insieme alle politiche ambientali ci vorrebbero politiche sociali: perchè la crisi climatica ha impatti sociali notevolissimi. Il Forum Disuguaglianze e Diversità e la Fondazione Basso, insieme a molte organizzazioni sociali e ambientaliste, nei mesi scorsi hanno lanciato un progetto per il welfare energetico climatico. Che cos'è? Il welfare energetico climatico è inteso non solo come un insieme di misure per contrastare gli impatti sociali della crisi climatica insieme alle emergenze sociali di questi anni (lavoro, disagio abitativo, povertà energetica, ecc…) ma anche come un diverso approccio al welfare e come un nuovo paradigma per comprendere e affrontare le varie dimensioni delle disuguaglianze. Pubblica ha ospitato oggi due protagonisti di quel progetto: Silena Baìno, ambientalista, fa parte del coordinamento nazionale giovani di Legambiente, è partner del Forum D&D; Vittorio Cogliati Dezza, storico ambientalista, già presidente di Legambiente, oggi fa parte del coordinamento del Forum Disuguaglianze e Diversità. E’ autore, con Giovanni Carrosio – sociologo dell'ambiente all'università di Trieste – di «Clima ingiusto. Il welfare per un patto eco-sociale» (Donzelli 2025).

  5. 526

    Il giorno della Repubblica, tra referendum e assemblea costituente. Il discorso di Mattarella, 80 anni dopo la prima seduta

    Oggi è il 25 giugno. 80 anni fa l’Assemblea costituente si riuniva per la prima volta dopo le elezioni del 2 giugno 1946, data in cui si svolse anche il referendum monarchia-repubblica. Per la prima volta nella storia dello stato unitario italiano, dal 1861, si riuniva un parlamento libero, pluralista, eletto a suffragio universale. Determinante fu il sacrificio di decine di migliaia di partigiani e partigiane che lottarono contro il nazifascismo. Il 25 giugno del 1946 era un martedì. La riunine della Costituente fu convocata per le quattro del pomeriggio: 535 deputati e 21 deputate. Qualche settimana dopo venne istituita la Commissione dei 75 incaricata di redigere il testo della Costituzione il cui voto finale arrivò a fine dicembre del 1947 (un anno e mezzo dopo l’inizio dei lavori). Pubblica oggi ha trasmesso l'intero discorso del presidente della repubblica Sergio Mattarella, alla Camera dei deputati, in occasione degli 80 anni dalla prima riunione dell'Assemblea costituente. Ospite la storica Marta Margotti, dell'università di Torino, e Anna Bredice, la corrispondente da Roma di Radio Popolare.

  6. 525

    Il valore della conoscenza, con Maria Chiara Carrozza

    Maria Chiara Carrozza è una scienziata. E oggi è stata ospite di Pubblica. Fisica, docente di bioingegneria e biorobotica all’università di Milano Bicocca, già presidente del Cnr e ministra dell’istruzione. La professoressa Carrozza è stata anche rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. E’ autrice di «Quanto vale la conoscenza» (Egea 2026), il suo ultimo libro di divulgazione. Che cos’è la conoscenza? E’ stata la prima, forse scontata, domanda rivolta a Maria Chiara Carrozza. Dalla sua risposta è nata una interessante conversazione attraverso alcuni concetti-chiave: il pensiero critico, la democrazia, l’autocrazia, il capitalismo, le privatizzazioni e altri. Fino al tema, che ad alcuni toglie il sonno, dell’Intelligenza Artificiale (IA) e dei rischi che sfugga al controllo umano, come denuncia il Nobel per la fisica Geoffrey Hinton. Hinton sostiene di aver abbandonato il suo lavoro a Google nel 2023 proprio per poter parlare liberamente dei pericoli dell’IA.

  7. 524

    Fine del diritto e sostituzione tecnologica, con Ugo Mattei

    Quando l’economia si mangia non solo la politica, ma anche il diritto. Una prova potrebbe arrivare dal “memorandum” firmato da Stati Uniti e Iran per mettere fine alla guerra scatenata dall’aggressione di Washington. Richard Nephew, ex inviato speciale degli Stati Uniti in Iran durante la presidenza di Barack Obama, sostiene – intervistato dall’Avvenire - che sia stata l’economia, e non il ripristino di una qualche forma di diritto internazionale, a determinare le mosse del capo della Casa Bianca. “Trump – racconta Nephew - ha capito che il conflitto stava entrando in una fase pericolosa dal punto di vista dei prezzi dell’energia, delle tensioni sui mercati e del rischio di un rallentamento dell’economia americana. A quel punto la ricerca di una via d’uscita è diventata una priorità”. Pubblica ha ospitato oggi Ugo Mattei, professore di diritto civile all'Università di Torino e di diritto internazionale e comparato all'Università della California. Il suo ultimo libro: “La fine del diritto. La grande sostituzione tecnologica nell’era nuova” (Feltrinelli 2026). E in questa fine del diritto, contrapposta ad una trasformazione tecnologica fondata sulla sorveglianza e sul controllo, si possono trovare tracce del potere di oggi.

  8. 523

    Processo Hydra, la solidarietà ai pm minacciati. Quarta udienza

    Quarta udienza del processo Hydra, il sistema mafioso di spartizione degli affari tra le tre organizzazioni criminali presenti a Milano e in Lombardia: 'ndrangheta, cosa nostra e camorra. Il processo Hydra si sta svolgendo nell'aula bunker di fronte al carcere di San Vittore a Milano. Come nelle udienza precedenti, anche oggi le associazioni anti-mafiose, la società civile, hanno seguito l'udienza. Questa volta anche per manifestare tutta la loro solidarietà nei confronti dei pm, Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, minacciati dalle organizzazioni mafiose. Anche Pubblica e Radio Popolare hanno seguito con una diretta lo svolgersi del presidio. Ospiti Nando dalla Chiesa, presidente onorario di Libera, presidente della Scuola di formazione “Antonino Caponnetto”, direttore dell'Osservatorio sulla criminalità organizzata (CROSS) dell'università Statale di Milano. Pietro Basile di Libera Milano, Angela Mondellini della Cgil Lombardia. Elena Simeti, coordinatrice dei beni confiscati e componente di Ucapte (Una Casa Amica Per TE), che fa capo a Caritas Ambrosiana. Don Massimo Mapelli di Libera Masseria di Cisliano. E il giudice per le indagini preliminari di Milano, Luca Milani, membro dell'ANM (Associazione Nazionale Magistrati). Nel corso della diretta è stato il professor dalla Chiesa a raccontare l'importanza del processo Hydra. «E' importante perchè dimostra il livello di radicamento e di capacità strategiche delle organizzazioni mafiose a Milano e in Lombardia», dice Nando dalla Chiesa. «E' importante perchè indica la loro capacità di costituirsi in cartello, una specie di ulteriore livello organizzativo che ha uno scopo, quello di dividersi gli affari più importanti, esattamente come farebbero tre grandi multinazionali che operassero negli stessi settori sulla Lombardia», racconta il professor dalla Chiesa autore – insieme al ricercatore alla Statale di Milano, Andrea Carnì – di un libro intitolato “Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia (Futura Editrice, 2025). «E' qualcosa che comunica anche le ambizioni che hanno le organizzazioni criminali su Milano, la confidenza che hanno con il territorio, la fiducia che hanno nella capacità di ottenere dei risultati in questo modo. E' un salto, indubbiamente. Non che non ci fossero mai stati degli accordi. Nella storia si indovinavano, si carpivano. Qui, però, abbiamo la certezza che la spartizione c'è stata, la decisione di cooperare insieme c'è stata. Quindi è sicuramente importante questo, che indica non una presenza generica delle mafie a Milano».

  9. 522

    Diseguali, sempre di più. Le analisi del World Inequlity Lab di Thomas Piketty

    Due settimane fa (dal 4 al 6 giugno) si è svolta a Parigi una conferenza molto importante convocata dal World Inequality Lab (il WIL, il Laboratorio sulla Disuguaglianza Mondiale). Il WIL è un centro studi coordinato da Thomas Piketty, l’economista francese che da 12 anni a questa parte è uno dei protagonisti della ricerca economica mondiale sulle disuguaglianze. In quell'occasione è stato presentato il World Inequality Report, un documento ricchissimo di informazioni. «Il mondo resta profondamente diseguale» è scritto nel rapporto. «Oggi il 10% più ricco della popolazione mondiale percepisce un reddito complessivo superiore a quello del restante 90% dell’umanità, mentre la metà più povera della popolazione globale dispone di meno del 10% del reddito totale prodotto nel mondo». Nel documento1 si fa riferimento ad una tassazione della ricchezza. Thomas Piketty ha spiegato il senso di una tale misura (e cioè, la tassazione della ricchezza dei multimilionari): «La tassa sulla ricchezza – ha detto - serve a modificare la struttura della proprietà». Che cosa significa? Pubblica ha ospitato lo storico dell’economia Emanuele Felice, docente allo Iulm di Milano. E a proposito di tassazione dei multimilionari, Pubblica si è occupata di un recente sondaggio, pubblicato su La Stampa del 15 giugno, di Euromedia Research, di Alessandra Ghisleri. Che cosa dice il sondaggio? Il 48,1% è favorevole all’introduzione di una tassazione sulla ricchezza dei multimilionari. Il 31,2% è contrario e il 20,7% non sa/non risponde.

  10. 521

    Immigrazione, contro la concezione discriminatoria delle destre.

    Il discorso sull’immigrazione, ai tempi del lessico reazionario e fascistizzante della remigrazione. Secondo alcune ricostruzioni storiche, l’utilizzo del termine remigrazione risale agli inizi degli anni ‘90 in Francia. Successivamente si sviluppa una nuova accezione (portata avanti, ad esempio, da una galassia neofascista in Italia) che oggi si vorrebbe introdurre nella legislazione italiana. In cosa consiste? Consiste nell’espulsione forzata del migrante dal territorio italiano. Una vera e propria deportazione degli immigrati ritenuti in eccesso rispetto ad una soglia minima (due giorni fa il leader di “Futuro Nazionale” Roberto Vannacci ha parlato del 4%). La deportazione riguarderebbe anche "qualsiasi straniero autore di delitti sul territorio nazionale". Un orrore, per ciò che evoca del passato, e per ciò che potrebbe rappresentare del futuro. Oggi con le ospiti e gli ospiti di Pubblica abbiamo ripreso alcuni temi di base sulla questione migratoria. Il tentativo è stato quello di uscire dal gorgo delle distorsioni, delle strumentalizzazioni e delle propagande proposte dalla destra fascista. Ospiti: l’avvocata Maria Cristina Romano, dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) e l’economista e sociologo Mauro Magatti, dell’Università Cattolica di Milano.

  11. 520

    Capitale contro Stato: alla fine il pubblico può vincere e le oligarchie perdere - Massimo Florio

    Massimo Florio è professore emerito di scienza delle finanze all'Università Statale di Milano. Fa parte del Forum Disuguaglianze e Diversità. Il suo ultimo libro si intitola «Il capitale contro lo stato» (Feltrinelli 2026) Sottotitolo: «l'intelligenza sociale e il futuro della democrazia». L’intervista inizia con una domanda molto generale, speriamo non generica. Perchè mai, professor Florio, il capitale dovrebbe avercela con lo Stato? Eppure, se pensiamo ai capitalisti nella stragrande maggioranza dei paesi europei, possiamo dire che hanno ricevuto per decenni dallo Stato ogni sorta di aiuto e sussidio pubblico. Era il compromesso socialdemocratico a garantire questo patto. Che cosa non ha funzionato, ad un certo punto? «Credo che la ragione di fondo – risponde il professor Florio - sia la difficoltà del capitalismo a sostenere lo Stato sociale dal punto di vista fiscale. Un capitalismo divenuto oligopolistico e oligarchico negli ultimi decenni. Quel momento di co-evoluzione tra Stato e capitalismo, di coesistenza pacifica del dopoguerra del secolo scorso, era basato su tassi di crescita del prodotto interno lordo del 5%, 4%, 3%. Le previsioni per il futuro parlano di tassi di crescita del 2%. Con tali tassi la coperta è stretta, dal punto di vista fiscale, soprattutto con i grandi oligopoli che non vogliono pagare le tasse. Quindi viene a mancare la materia prima della coesistenza, e cioè la base fiscale dello Stato». Da qui, spiega Florio, il conflitto tra Capitale e Stato, un conflitto che ha la sua contabilità. «La contabilità di questo scontro è molto semplice», sostiene Florio. «Tutti i modelli di previsione del Fondo Monetario Internazionale, dell'Ocse, per la prossima generazione, 25 anni, cioè al 2050, dicono che per mantenere il livello di spesa pubblica attuale, un livello che copre tutti quei programmi che lei ha citato (previdenza, sanità, scuola, ndr), ma anche quelli che poi serviranno sempre di più per il contrasto al cambiamento climatico, comporterebbe da un 6-7 punti di Pil fino addirittura a 10 punti in più di spesa pubblica. Ora, se non si vuole fare un debito pubblico aggiuntivo questo significherebbe aumentare la pressione tributaria di altrettanto. Ma la pressione tributaria già in Europa è intorno a 50 punti di PIL, negli Stati Uniti un po' meno. Tale livello di pressione tributaria è percepito come una minaccia da un blocco di interessi che semplicemente non vuole sostenere queste spese, non vuole sostenere questo compromesso che lei citava tra Stato e società e vuole rovesciare il tavolo. Certamente vuole impossessarsi di rendite che possono venire dal controllo dello Stato, come i programmi di spesa, ma non vuole sostenere la sanità pubblica, non vuole sostenere l'istruzione pubblica, la previdenza e quindi fa saltare il banco. Trump e la sua coalizione è l'espressione di un volere far saltare il banco». Dunque, mancano i soldi per finanziare il welfare, come se ne esce? «Il ragionamento che faccio nel libro – racconta il professor Florio - va oltre. Facendo i conti, penso che non possiamo salvare lo Stato e la stessa democrazia, come noi la conosciamo, soltanto con l'imposta patrimoniale e con la progressività. Nella migliore delle ipotesi, con le proposte di Piketty, Saez e Zucman, si porta a casa un punto di PIL aggiuntivo di entrate. Sarebbe spericolato sperare di portare a casa due punti di PIL. Il problema è che ne servono da sei a dieci e allora da qui la mia proposta». Qual è la sua proposta professor Florio? «Mettere al centro uno Stato che produce valore, produce autonomamente valore senza avere la necessità di tassare gli ultra-ricchi per potersi sostenere». Quindi, riepilogando: per finanziare il welfare ci vogliono soldi. Visto che la crescita si è dimezzata, non bastano più quelli di una patrimoniale o di un’accentuata progressività delle imposte. Occorre altro denaro. Perchè non lo “produce” direttamente lo Stato? E’ questa la sua idea? «Facciamo in modo che lo Stato diventi protagonista nella produzione di valore. L'idea è proprio questa. E’ un'idea, vorrei essere molto chiaro su questo punto, è un'idea in un certo senso più radicale di quella di Piketty, di Saez e di Zucman, i quali sostanzialmente propongono un ritorno alla via socialdemocratica in cui da un lato c'è la tassazione, dall'altro lato poi c'è la redistribuzione. Questa è un'idea che abbiamo discusso molto anche all'interno del Forum disuguaglianze e diversità, di cui faccio parte. Noi siamo favorevoli alla progressività, ad avere una maggiore progressività dell'imposta, fondamentalmente per ragioni di uguaglianza. Però, noi non salveremo la sanità, non avremo i soldi per far fronte al cambiamento climatico, così. Dobbiamo avere uno Stato, un settore pubblico che produce valore e questo è largamente possibile. E’ già iniziata da decenni la capacità dello Stato di produrre valore. Io l'ho chiamata nel libro un “modo di produzione pubblico”». Un'espressione che richiama il modo di produzione capitalistico di marxiana memoria. Quindi lei dice: non deve essere una produzione estemporaneamente decisa, bisogna programmare, bisogna decidere che cosa fare nel concreto, per fare in modo che il pubblico, lo Stato, diventi un produttore di valore di prima istanza.

  12. 519

    Mafie, silenzio e ignoranza tra gli alleati di Hydra in Lombardia

    Smontare il silenzio, sconfiggere l’ignoranza. Troppi alleati attorno alle mafie a Milano e in Lombarda. Il processo Hydra contro il cosiddetto consorzio mafioso (‘ndrangheta, camorra e cosa nostra) è arrivato alla sua quarta udienza che si terrà tra una settimana – il 18 giugno – nell’aula bunker di piazza Filangieri a Milano, di fronte al carcere. Pesano sul clima del processo le ultime minacce ai magistrati della procura di Milano, in particolare alla pm Alessandra Cerreti. Due pentiti hanno rivelato l’esistenza di un progetto di attentato dei vertici del consorzio mafioso contro i pm Cerreti e Ferracane. La prossima udienza sarà anche l’occasione per manifestare solidarietà ai magistrati. A Pubblica oggi è stata ospite anche Giovanna Procacci, sociologa, della Scuola di formazione “Antonino Caponnetto”. «Quello che viene fuori da questa inchiesta – ci ha raccontato Procacci - è che sempre più spesso non è la mafia che cerca l'operatore economico, il professionista, etc., ma accade spesso il contrario: è l'operatore economico, il professionista, a cercare la mafia». Un salto di qualità che porta dritto a ciò che paventava nei mesi scorsi la pm Alessandra Cerreti, in occasione della requisitoria per il processo con rito abbreviato. «Milano – diceva Cerreti - è un contesto mafioso, né più né meno di come può esserlo la Calabria. Fin quando non avremo consapevolezza di questo, non faremo passi avanti nell’attività di contrasto». Infine, le minacce ai magistrati. Che cosa significano? La mafia non teme la reazione dello Stato? «Non solo non la temono - ha risposto Pierpaolo Farina, direttore e fondatore di Wikimafia (parte civile) - evidentemente si sentono anche legittimati. Non dobbiamo dimenticare che veniamo da un anno e mezzo di campagna elettorale, dove l'obiettivo principale sono stati i magistrati e la magistratura. Se continui a delegittimare – e sono almeno trent'anni che si delegittima la magistratura in questo paese - poi dopo non è che quando li minacciano di morte, allora ti devi stupire». Al presidio di giovedì prossimo, 18 giugno, ci sarà anche Radio Popolare che trasmetterà da piazza Filangieri nel corso della mezz’ora di Pubblica a partire dalle 11.

  13. 518

    Banche fossili e Generali, Intesa vince la corsa

    E’ la settimana delle banche qui a Pubblica. Nei giorni scorsi abbiamo parlato di riarmo (rapporto Archivio Disarmo) e banche, interpretando gli utili crescenti degli istituti di credito italiani anche come conseguenza degli investimenti nell’industria bellica. Ieri il presidente della Cei Matteo Maria Zuppi ha mandato un messaggio alle banche che investono in armi: «Dal punto di vista etico è inaccettabile, ma ahimè capisco la logica finanziaria». Una logica che porta a risultati analoghi, e cioè l’aumento degli investimenti bancari, anche quando in gioco non ci sono le armi, ma la crisi climatica. E’ il caso del rapporto «Banking on climate chaos» di cui abbamo parlato oggi con Daniela Finamore (campaigner finanza e clima di ReCommon). Dal rapporto emerge che Intesa San Paolo è la prima banca “fossile” in Italia con 4 miliardi e 700 milioni di euro di prestiti al settore gas e petrolio. Ultimo capitolo “bancario” della settimana è stato la nuova e decisiva puntata nello scontro di potere ai vertici delle banche, con Intesa San Paolo che si è assicurata – se tutto andrà in porto - il bottino grosso del controllo delle Generali. Pubblica ha ospitato il giornalista Gianni Dragoni e, oggi, l’economista Paola Subacchi («Science Po Paris» e «Essential Economics London»).

  14. 517

    Cina e Occidente, il racconto di Pino Arlacchi

    Pino Arlacchi è stato vicesegretario generale ONU, direttore del programma antidroga e anticrimine dell'ONU. E’ sociologo di fama mondiale, studioso della criminalità organizzata. “La Cina spiegata all'Occidente (Fazi Editore 2026) è il titolo di un libro che Arlacchi ha scritto dopo 30 anni di viaggi e di studi sulla Cina. Nella parte della sua vita professionale in cui si è occupato principalmente di criminalità organizzata, il professor Arlacchi ha scritto “La mafia imprenditrice. L'etica mafiosa e lo spirito del capitalismo” (il Mulino 1983), un testo di riferimento per gli studi sulla criminalità organizzata. Arlacchi sostiene che c’è un’etica specifica (un’etica mafiosa) che ha guidato negli anni ‘70 la trasformazione economica della mafia da organizzazione criminale a impresa capace di accumulare capitale, investire. Nel suo ultimo libro, “La Cina spiegata all'Occidente (Fazi Editore 2026), il professor Arlacchi scrive di tre segreti che permettono di capire l'eccezionalità del miracolo cinese: a) non-espansionismo, profonda avversione alla violenza e alla guerra; b) meritocrazia, il governo dei migliori; c) modello economico-politico socialista, fondamentalmente non capitalistico.

  15. 516

    Riarmo o sicurezza sociale /// Scontro per Generali

    «Per inseguire una sicurezza strategica basata sul riarmo, all’interno dell’Italia e della UE si rischia di sacrificare la sicurezza sociale». Sono le parole di Fabrizio Battistelli, sociologo, presidente e cofondatore di IRIAD, Istituto di ricerche internazionali di Archivio Disarmo (think tank romano sulla pace). Venerdì 5 giugno alla Camera è stato presentato l’ultimo rapporto di Archivio Disarmo. I nuovi impegni sulla spesa militare (3,5% del pil), solo per la difesa strettamente militare, accettati anche dal governo italiano, «sono esorbitanti». Quali scelte rimarranno nelle mani del governo? Tre possibilità: aumentare ulteriormente il debito pubblico, aumentare le tasse, spostare sul riarmo le risorse per pensioni, istruzione e salute. Pubblica ha ospitato Fabrizio Battistelli. Nella seconda parte della trasmissione abbiamo raccontato lo scontro in atto nel sistema bancario italiano. Obiettivo ultimo: il controllo di Assicurazioni Generali: 900 miliardi di risparmi degli italiani, tra i principali finanziatori del debito pubblico italiano. La novità di queste ore: la discesa in campo di Intesa San Paolo a favore di un progetto che trasferisca il controllo di Generali dagli attuali MPS, Del Vecchio, Caltagirone ai futuri Intesa, Unipol, Bper. Intesa è ad un passo dal siglare il nuovo patto con la non ostilità di Palazzo Chigi e l’immobilismo di Unicredit. Ospite di Pubblica il giornalista e saggista Gianni Dragoni.

  16. 515

    Fuga dal capitalismo, di Clara Mattei

    Clara Mattei è un’economista, insegna all'università di Tulsa in Oklahoma, negli Stati Uniti. Ha fondato ed è presidente del Forum for Real Economic Emancipation, il Forum per l’emancipazione economica reale (freefreeforum.org). «Fuga dal capitalismo» è il titolo del suo ultimo libro pubblicato da Fuoriscena. Mattei è stata ospite di Pubblica, oggi. Questa mattina pensavo al titolo del suo libro (Fuga dal capitalismo) e ai quattro giovani lavoratori uccisi ad Amendolara (nel cosentino) come conseguenza dello sfruttamento schiavistico del lavoro nei campi. In questa storia c’è una dimensione criminale che supera i limiti della disumanizzazione. Gli assassini dei quattro braccianti pakistani hanno dato fuoco al minivan con all’interno i giovani vivi, Waseem Khan e Amin Fazal Khogjani, entrambi 28 enni, Safi Iayjad, 27 anni e Ullah Ismat Qiemi, 19 anni. Loro fuggivano dalla povertà estrema, dalla violenza. Nelle campagne dell’Italia del sud hanno trovato altrettanta violenza, povertà e miseria morale. In questa storia oltre alla dimensione criminale, c’è anche una dimensione politica: ci si chiede dov’è la forza di norme che possano impedire lo sfruttamento delle persone, lavoratori e lavoratrici, per lo più migranti, per mano di altre persone, i cosiddetti caporali? Oppure quali sono le ragioni strutturali che portano un sistema economico a generare costitutivamente forme di sfruttamento schiavistico del lavoro? Da qui inizia l’intervista all’economista Clara Mattei.

  17. 514

    1946-1992, la repubblica e la violenza. Il filo nero che lega mafia, politica e zone grigie dello stato.

    La storia di questi ottant’anni di «repubblica democratica fondata sul lavoro» non è stata soltanto quella dell’affermazione di diritti fondamentali, alcuni dei quali aspettano ancora una realizzazione concreta. Questi ottant’anni che ci separano da quel giugno 1946 sono stati anche gli anni bui delle minacce e della violenza che hanno ferito e oltraggiato la Repubblica. «C’è stato un filo che lega mafia, violenza politica e zone grigie dello stato», hanno scritto due studiose della criminalità organizzata Alessandra Dino e Francesco Petruzzella (Micromega n. 3/2026) . «Dalla strage di Portella della Ginestra (1947) a quelle di Capaci e via D’Amelio (1992), c’è un filo rosso che attraversa la storia repubblicana – sostengono Dino e Petruzzella - È quello che intreccia mafia, terrorismo e settori delle istituzioni in una rete di interessi e complicità». Pubblica ha ospitato oggi Alessandra Dino, sociologa giuridica e della devianza all’Università di Palermo. Nel corso della puntata è stato presentato anche “Mafia a Milano e in Lombardia” (Zolfo 2026) con uno degli autori, il giornalista del Corriere della Sera Giampiero Rossi. Gli altri due autori sono Mario Portanova, caporedattore del mensile Millenium, scrive su Ilfattoquotidiano.it in una rubrica sulle mafie globali; e Franco Stefanoni, giornalista del Corriere della Sera.

  18. 513

    Intelligenza artificiale e lavoro, sostituire persone o mansioni?

    Intelligenza artificiale (IA) e occupazione. La prima ha già iniziato a sostituire la seconda? Che effetti ci saranno sulla creazione di mansioni e posti di lavoro dalla diffusione dell'intelligenza artificiale? Nell’ultima settimana banchieri e papi si sono occupati pubblicamente di IA. Lo ha fatto papa Prevost nella sua prima enciclica e il governatore della Banca d’Italia Panetta nella sua ultima relazione annuale “ai signori partecipanti” (gli azionisti di BdI). Quali dati sono disponibili per valutare gli effetti dell’IA sull’occupazione? Come si stanno comportando le aziende, soprattutto negli Stati Uniti dove l’applicazione dell’IA è un processo meno recente rispetto all’Europa? Pubblica ha ospitato Alessandro Longo, direttore di AgendaDigitale.eu, una testata giornalistica che si occupa di innovazione tecnologica, politiche pubbliche del digitale e ovviamente di IA. Pubblica ha ospitato anche Barbara Carfagna, giornalista e conduttrice Rai, che ha raccontato il caso della SMG, media company cinese (di proprietà statale) il cui modello di produzione è disegnato sull’IA.

  19. 512

    «Autoritarismi in democrazia» 6 – Jean-Claude Monod, filosofo politico

    «Il capo in democrazia». A Pubblica la sintesi dell’ultimo incontro alla Casa della Cultura di Milano per il ciclo «Autoritarismi in democrazia». Ospite di quest’ultimo incontro il filosofo Jean-Claude Monod, professore di filosofia politica alla Scuola Normale Superiore di Parigi e direttore di ricerca al CNRS. «Il capo in democrazia. Politica e carisma» (Castelvecchi 2012) è il titolo del libro che ha ispirato l’incontro alla Casa della Cultura. Il ciclo «Autoritarismi in democrazia» è stato organizzato dalla Casa della Cultura, Castelvecchi editore, Centro di ricerca multidisciplinare Human Hall dell’Università Statale di Milano, insieme all’Osservatorio Autoritarismo e a Libertà&Giustizia. Radio Popolare è stata media partner.

  20. 511

    Critica dell'Intelligenza Artificiale. Leone XIV, l'enciclica: gli stati tornino a guidare l'innovazione

    Anche l’intelligenza artificiale (IA) dovrà essere disarmata e disarmante? Papa Leone XIV, nelle sua prima enciclica, ci crede al disarmo dell’IA. Disarmare per Robert Prevost non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano. Significa sottrarla ai monopoli. «Un disarmo da logiche – scrive il papa nell’enciclica “Magnifica humanitas” - che la trasformano in strumento di dominio, esclusione o morte». Ci vogliono norme, leggi, per «contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico». Ma non bastano. E papa Leone lo sa. Scrive il pontefice: «occorre domandarci, come avvertiva Francesco, chi oggi detenga questo potere e a quali fini lo orienti». BigTech? Troppo esplicito. Leone parla, invece, di «attori privati dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi». Il potere tecnologico assume un carattere inedito, «prevalentemente privato, difficile da orientare al bene comune». Che cosa determina la concentrazione del potere economico? E’ una tendenza del capitalismo, spiegherebbe un economista di influenze marxista (ad esempio, Emiliano Brancaccio). Ma Prevost, in tutta l’enciclica, non usa mai la parola “capitalismo”, anche se “profitto” ricorre diverse volte nel testo dell’enciclica. Ad esempio, qui: «Evitiamo...l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli». E gli stati, cosa possono fare? «Un tempo – sostiene Leone XIV - erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione». Per l’oggi papa Prevost offre un’indicazione di programma: «ci vogliono criteri chiari e controlli effettivi...la proprietà dei dati non può essere affidata solo ai privati, ma va regolamentata». Pubblica ha ospitato oggi Luigino Bruni , economista, storico del pensiero economico, con interessi per etica, studi biblici e letteratura. E’ autore – tra gli altri - di “Introduzione all’economia civile”; Irene Doda, scrittrice, collabora con diverse testate, scrive di tecnologia, diritti umani, lavoro e questioni di genere. E’ autrice di “Onnipotenti” (Fuoriscena 2026).

  21. 510

    Storia, identità e nazione: la destra a scuola

    Obiettivo: riscrivere gli indici dei manuali di storia. Sembra essere proprio questo il compito che Meloni ha affidato al ministro Valditara che ha appena licenziato le nuove “indicazioni nazionali” (bozze) per l’insegnamento della storia, come delle altre materie, nelle scuole superiori. Che idea della storia emerge da queste indicazioni? Innanzitutto che la storia che importa alla destra al governo è la storia politica, «via maestra – dice Valditara – per accostarsi allo studio del passato». Ma questa passione storico-politica del meloniano Valditara rischia di far fare un grande passo indietro all’insegnamento della storia. «Rischiamo di perdere – racconta la storica Valeria Deplano – una storia molto studiata oggi che è la storia sociale, oppure la storia culturale. Non sono storie "altre", ma elementi importanti della realtà in cui viviamo». Pubblica ha ospitato oggi tre docenti di storia: Giorgio Caravale dell'università di Roma Tre (autore di “Chi controlla il passato. La storia nelle mani del potere”, Laterza 2026); Lucia Ceci, storica del cattolicesimo contemporaneo all’università di Tor Vergata (autrice di “Cattolici tra fascismo e post-fascismo. Spazi pubblici e memorie politiche”); Valeria Deplano, studiosa del colonialismo, università di Cagliari (co-autrice di «Storia del colonialismo italiano. Politica, cultura e memoria dall'età liberale ai nostri giorni», Carocci 2024).

  22. 509

    Capaci, la strage di 34 anni fa. Falcone e le vittime donne antimafiose.

    Sabato 23 maggio sarà il 34esimo anniversario della strage di Capaci del 1992. La strage con la quale cosa nostra ha annientato il suo nemico storico, Giovanni Falcone, ucciso insieme a Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Il 23 maggio 1992 è anche l’epilogo di almeno tutto un ultimo decennio della vita di Falcone, in cui il giudice ha dovuto combattere contro i tentativi di ostacolarlo, metterlo ai margini, isolarlo, che arrivavano dall’interno dello stato. Non fu solo cosa nostra, ricorda da anni l’ex giudice di Palermo Roberto Scarpinato, oggi senatore del M5S. “Le stragi del 92 e 93 – ha raccontato Scarpinato il 4 dicembre del 2023 ad un’iniziativa pubblica del M5S – furono eseguite dai mafiosi, ma furono pianificate da mandanti esterni per ragioni politiche e furono coperte da esponenti dei servizi segreti e della polizia con depistaggi per evitare che dal livello di esecutori si potesse risalire al livello dei mandanti”. Contro questa tesi, c’è quella ufficiale – dice Scarpinato – che si ascolta alle commemorazioni ufficiali: la strage di capaci opera solo di cosa nostra (Riina, Graviano), non ha più niente da dire perché tutti i colpevoli sono stati condannati definitivamente. Nella prima parte della trasmissione di oggi parliamo di “Donne contro la mafia”, che è anche il titolo di un libro pubblicato dalle Edizioni Paoline e scritto da Maria Dell’Anno Sevi. Ospite oggi a Pubblica anche Pierparolo Farina, direttore e fondatore di Wikimafia, la libera enciclopedia sulle mafie, con il quale abbiamo parlato anche del processo Hydra (in corso a Milano) contro il cosiddetto “consorzio mafioso” tra cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra.

  23. 508

    Rimuovere gli ostacoli: il compito della Repubblica al servizio anche dei giovani. Nove proposte dal Forum D&D

    Un’indagine sui giovani tra i 17 e i 19 anni, sulle loro “preoccupazioni, consapevolezze e impegno”. L’ha pensata e l’ha realizzata il Forum Disuguaglianze&Diversità, coordinato da Fabrizio Barca. Tre anni di lavoro, 3 mila ragazze e ragazzi sentite, 21 scuole italiane coinvolte. Dalle risposte – scrivono gli autori e le autrici – «emerige un potenziale di sensibilità e consapevolezza che però non ha la fiducia di tradursi in un impegno collettivo. Questo parla a tutte le organizzazioni sociali, del lavoro, e politiche del Paese, che a quel potenziale grande non riescono a rivolgersi». Questi i percorsi personali. Ma come si passa alle azioni? Bisogna elaborare una piattaforma di proposte concrete che servano a «[…] ”rimuovere gli ostacoli” che impediscono alle persone giovani di realizzare i personali percorsi di vita e di esprimere il potenziale collettivo». “Rimuovere gli ostacoli”: è proprio l’espressione usata dai costituenti in quel pilastro dell’azione pubblica che è l’articolo 3 della Costituzione. Le ricercatrici e i ricercatori del Forum D&D hanno elaborato, sentiti i percorsi personali, nove proposte (dalla scuola all’università, dalla cittadinanza al lavoro, dalla cura alla casa, al patrimonio di partenza allo spazio pubblico) che verranno discusse collettivamente. Ospiti di Pubblica Caterina Manicardi, ricercatrice, fa parte del Forum D&D, dottoranda in economia alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa; Giulia Cutello, del Forum Diseguaglianze & Diversità; Nannerel Fiano, ricercatrice di diritto costituzionale e diritto pubblico all’università Statale di Milano.

  24. 507

    Panama papers: paradisi ed evasori fiscali. Dieci anni fa lo scoppio dello scandalo.

    Panama papers, la più grande fuga di documenti finanziari internazionali. Dieci anni fa, tra aprile e maggio 2016, le prime rivelazioni contenute in quasi dodici milioni di documenti furono raccolte da un pool di giornalisti investigativi (Icji). Il loro lavoro fu ricompensato l’anno dopo, nel 2017, con il premio Pulitzer. «Quei documenti – ha raccontato il Stefano Vergine a Pubblica – hanno rivelato come migliaia di persone potenti (presidenti, re, imprenditori, manager, calciatori, star tv) nascondessero i propri soldi in società registrate in paradisi fiscali. Zero tasse, zero trasparenza, zero controlli». Stefano Vergine, giornalista d’inchiesta freelance, è uno degli autori dei Panama Papers, ha fatto parte del Consorzio di giornalisti investigativi internazionali che nel 2017 ha vinto il Premio Pulitzer. Ospiti a Pubblica, per parlare di Cina e paradisi fiscali, anche l’economista Francesca Spigarelli dell’università di Macerata dove dirige il China Center.

  25. 506

    «Per un socialismo morale». La filosofa politica Lea Ypi a Radio Popolare con il suo nuovo racconto “Dignità”

    Lea Ypi, filosofa politica, è docente alla London School of Economics. E’ nata a Tirana (Albania) nel 1979. Ha studiato in Italia e in Germania. Parla almeno quattro lingue. Le sue ricerche vanno dalla teoria politica alla teoria critica e agli studi sul marxismo. Ypi è stata ospite di recente al College de France a Parigi. In Italia i suoi libri sono pubblicati da Feltrinelli: «Libera», il primo libro, e «Dignità», il secondo appena uscito. Entrambi sono un memoir familiare. Lea Ypi è stata ospite oggi a Pubblica.

  26. 505

    Lezioni antimafia: Paolo Borsellino _ Nando dalla Chiesa

    Quinta e ultima lezione del decimo ciclo di incontri ideato dalla Scuola di formazione “Antonino Caponnetto” e realizzato insieme a Radio Popolare. «Eroi dell’antimafia» è il titolo del racconto in cinque puntate scritto e narrato dal professor Nando dalla Chiesa, presidente della Scuola di formazione "Antonino Caponnetto", presidente onorario di Libera, ordinario di Sociologia della criminalità organizzata all’università Statale di Milano. In questo quinto incontro, che si è svolto alla Casa della Memoria di Milano, il professor Nando dalla Chiesa ci ha parlato del giudice Paolo Borsellino.

  27. 504

    Lezioni antimafia: Paolo Borsellino _ Nando dalla Chiesa

    Quinta ed ultima lezione del decimo ciclo di incontri ideato dalla Scuola di formazione “Antonino Caponnetto” e realizzato insieme a Radio Popolare. «Eroi dell’antimafia» è il titolo del racconto svolto in cinque puntate alla Casa della Memoria di Milano (marzo-aprile 2026). Autore e narratore è stato il professor Nando dalla Chiesa, presidente della Scuola di formazione "Antonino Caponnetto", presidente onorario di Libera, ordinario di Sociologia della criminalità organizzata all’università Statale di Milano. In questo quinto e ultimo incontro, Nando dalla Chiesa ci ha parlato del giudice Paolo Borsellino.

  28. 503

    Lezioni antimafia: Giovanni Falcone _ Nando dalla Chiesa

    Quarta lezione del decimo ciclo di incontri ideato dalla Scuola di formazione “Antonino Caponnetto” e realizzato insieme a Radio Popolare. «Eroi dell’antimafia» è il titolo del racconto in cinque puntate scritto e narrato dal professor Nando dalla Chiesa, presidente della Scuola "Antonino Caponnetto", presidente onorario di Libera, ordinario di Sociologia della criminalità organizzata all’università Statale di Milano. In questo quarto incontro, che si è svolto alla Casa della Memoria di Milano, il racconto di Nando dalla Chiesa si è concentrato sul giudice Giovanni Falcone.

  29. 502

    Lezioni antimafia: Carlo Alberto dalla Chiesa _ Nando dalla Chiesa

    Terza lezione del decimo ciclo di incontri ideato dalla Scuola di formazione “Antonino Caponnetto” e realizzato insieme a Radio Popolare. «Eroi dell’antimafia» è il titolo del racconto in cinque puntate preparato da Nando dalla Chiesa, presidente della Scuola di formazione “Antonino Caponnetto”, presidente onorario di Libera, ordinario di Sociologia della criminalità organizzata all’università Statale di Milano. In questo terzo incontro il professor dalla Chiesa racconta di suo padre, il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, prefetto di Palermo, ucciso il 3 settembre 1982 in un agguato mafioso insieme a sua moglie Emanuela Setti Carraro e all'agente Domenico Russo.

  30. 501

    Germania, un anno di governo Merz

    Un anno fa, il 6 maggio 2025, Friedrich Merz, democristiano tedesco, veniva eletto nuovo cancelliere della Germania con un voto del parlamento di Berlino, il Bundestag. Cancelliere di un governo di grande coalizione (democristiani e socialdemocratici insieme). Il suo esordio, il 6 maggio dell'anno scorso, fu un mezzo disastro politico: al primo voto di fiducia, Friedrich Merz non ottenne il quorum di voti richiesti. Fu necessario un secondo voto. Un fatto mai accaduto prima, nella storia della repubblica federale tedesca dal 1949 ad oggi. Quel vizio d'origine, quanto ha pesato nel futuro del governo Merz? Oggi l’intesa Cdu-Spd regge, ma le difficoltà appaiono crescenti. La settimana scorsa il capogruppo della Spd Matthias Mersch ha detto di Merz: «è un problema gigantesco perché è impulsivo». In questo modo «non si può guidare una cancelleria». E poi, quanto influiscono sulla tenuta del governo Merz le ultime uscite del presidente degli Stati Uniti Trump: l’annuncio del ritiro di 5 mila soldati statunitensi dal territorio tedesco e la minaccia di Trump di mettere nuovi dazi del 25% sull’importazione di auto e camion europei negli Stati Uniti? Che cosa interessa a Friedrich Merz, l’uomo di Blackrock, che ha lasciato il più grande fondo di gestione patrimoniale al mondo, per finire quasi direttamente negli uffici della cancelleria di Berlino? Quanto conta il rapporto del capo della Cdu con la grande industria e il riarmo militare? Nel pieno del ciclone Trump, sarà decisiva la relazione che Merz costruirà con l’Unione europea, da un lato, e con le capitali Mosca e Washington, dall’altro. Dagli Stati Uniti - come dicevamo - gli ultimi segnali della Casa Bianca non sono rassicuranti per Berlino. Prima l'annuncio del ritiro di 5 mila soldati statunitensi dal territorio tedesco, poi la minaccia di imporre dazi del 25% sulle auto e i camion europei importati negli Stati Uniti (dazi che finirebbero per colpire soprattutto l’industria dell’auto tedesca). Pubblica ha ospitato oggi Lisa Di Giuseppe, giornalista del Domani, dove scrive di Germania; e lo storico Agostino Giovagnoli.

  31. 500

    «Autoritarismi in democrazia» 5 - Michael Herzfeld, antropologo

    «Lo stato nazione e i suoi mali». A Pubblica la sintesi del quinto incontro alla Casa della Cultura per il ciclo «Autoritarismi in democrazia». Il ciclo è organizzato dall’Osservatorio autoritarismo, da Human Hall (Università Statale Milano), Libertà&Giustizia, Castelvecchi editore. Radio Popolare è media partner (qui il programma https://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/22-novembre-ciclo-daniela-padoan-1.pdf). Ospite del sesto incontro l’antropologo tedesco Michael Herzfeld, professore emerito di studi sociali all'Università di Harvard. «Lo stato nazione e i suoi mali» (Castelvecchi 2025) è il titolo del suo ultimo libro. Un testo che analizza il rapporto tra il razzismo e lo stato, che avverte del pericolo razzista quando il nazionalismo scivola verso l’etno-nazionalismo, e quando cultura ed eredità genetica vengono tenuti forzatamente insieme, anziché nettamente separati.

  32. 499

    Pubblica di mercoledì 29/04/2026

    Doppio promemoria di Pubblica, oggi. Il primo è su Mimmo Lucano, sindaco di Riace, e sugli ultimi sviluppi della sua vicenda giudiziaria. L’altro promemoria riguarda la biografia di Antonio Vassallo, fotografo. Antonio Vassallo è un fotografo siciliano che da oltre trent’anni lega il suo lavoro alla memoria delle stragi mafiose. Il 23 maggio 1992 – aveva vent’anni – fu tra i primi ad arrivare sulla scena della Strage di Capaci, l’attentato in cui la mafia fece esplodere un tratto dell’autostrada tra Palermo e l’aeroporto, uccidendo il giudice Giovanni Falcone, la magistrata e moglie di Falcone, Francesca Morvillo e tre agenti della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani. Vassallo – che abita ed abitava a poche decine di metri dal luogo dell’esplosione - arrivò con la sua macchina fotografica e iniziò a documentare ciò che aveva davanti: l’autostrada distrutta, le auto della scorta dilaniate dall’esplosione, il caos dei primi soccorsi. Ad un certo punto arrivano due uomini….Da qui parte il racconto di Vassallo ospite oggi a Pubblica. Racconto ripreso nel romanzo dello scrittore Fabrizio Silei in «Negli occhi di Giovanni» (Edizioni Il Castoro) che uscirà il prossimo 5 maggio con la prefazione di Roberto Saviano. L’altra biografia di cui si è occupata Pubblica oggi è quella di Mimmo Lucano. La Corte d'appello di Reggio Calabria ha confermato lunedì scorso la sentenza di decadenza di Lucano dalla carica di sindaco di Riace. Ospite Giovanna Procacci, sociologa, della Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto” e di Libera. Procacci è autrice insieme a Domenico Rizzuti, Fulvio Vassallo Paleologo, di un libro che si intitola: «La Giustizia e il caso Riace. Ricostruzione di un processo politico» (Castelvecchi 2026).

  33. 498

    Lezioni antimafia: Pio La Torre _ Nando dalla Chiesa

    Seconda lezione del decimo ciclo di incontri ideato dalla Scuola di formazione “Antonino Caponnetto” e realizzato insieme a Radio Popolare. «Eroi dell’antimafia» è il titolo del racconto in cinque puntate preparato dal professor Nando dalla Chiesa, presidente della Scuola di formazione Antonino Caponnetto, presidente onorario di Libera, ordinario di sociologia della criminalità organizzata all’università Statale di Milano. In questo secondo incontro, Nando dalla Chiesa offre nuovi spunti di racconto e di conoscenza sulla storia di Pio La Torre, ucciso dalla mafia il 30 aprile 1982.

  34. 497

    Carlo Rovelli _ La cattiva coscienza dei fisici

    Carlo Rovelli è stato ospite di Pubblica a Radio Popolare. Fisico teorico, saggista, divulgatore. «Mi sento un po’a casa», ha detto stamattina mentre prendeva posto nello studio 3 di Rp. Il professor Rovelli fa parte dell'Istituto Universitario di Francia e dell'Accademia internazionale di filosofia delle scienze. Dirige il gruppo di ricerca in gravità quantistica all'Università di Aix-Marsiglia. L'ultimo suo libro si intitola: «La cattiva coscienza dei fisici. Ci sono atomiche sufficienti a bruciare viva l'umanità, e stiamo litigando» (Solferino 2026). Com’è cambiata l’idea del mondo, secondo la scienza? E il mondo geopolitico che cosa trascina dal passato verso il presente? La voglia di fare la guerra? La paura del nemico? Carlo Rovelli è stato ospite oggi di Raffaele Liguori.

  35. 496

    25 aprile, festa della Liberazione dal nazi-fascismo. Ai tempi del fascismo

    Il prossimo 25 aprile sarà il primo dell’era fascista? Detto così è un po’ esagerato. Non va bene. Ma il prossimo 25 aprile si porta con sé qualcosa di inedito. E’ come se la prossima Festa della Liberazione dal nazi-fascismo, la Festa dell’antifascismo, si svolgesse con il fascismo, o forme di fascismo, “in corso”. Qualcosa di inedito, appunto. Non siamo nel contesto in cui i 25 aprile venivano festeggiati con il fascismo-lontano-ricordo-del-passato (vedi, e ascolta, i racconti delle madri e dei padri). Non siamo nemmeno nel contesto in cui i 25 aprile, le feste dell’antifascismo, venivano celebrate avendo davanti a sé lo spettro di un ritorno del fascismo. Penso al 25 aprile del 1994, ai timori per ciò che rappresentava l’arrivo a Palazzo Chigi di Silvio Berlusconi, il tycoon delle tv e della pubblicità. Berlusconi, l’imprenditore con un patrimonio miliardario dall’origine molto discussa, è stato colui che ha sdoganato politicamente «i fascisti», così aveva definito i suoi alleati del MSI-AN in un comizio al Teatro Manzoni di Milano, il 29 settembre 2019. Dunque, per riassumere: questo 25 aprile (Festa della Liberazione dal nazifascismo e, per estensione, “festa dell’antifascismo”) cade per la prima volta in un contesto in cui il fascismo è presente. Ad esempio, è presente perché ci sono leader che si ispirano a forme di governo che sono o che tendono al fascismo. Pensiamo al programma dell’AFD (estrema destra neonazista tedesca) appena pubblicato oppure al manifesto in 22 punti di Palantir, la società diretta da Alex Karp e fondata da Peter Thiel, socio d'affari di Elon Musk. Palantir è una Big Tech che siede al cospetto di Donald Trump. Al capo della Casa Bianca fornisce l’infrastruttura per una governance del controllo e una marea di dati. Il manifesto di Palantir è stato definito dalla rivista di stampo liberal-democratico europeo (Le Grand Continent) che l’ha pubblicato integralmente, come un «piano per il dominio, per forgiare un Occidente techno-fascista». Di tutto questo si è parlato oggi (23 aprile) a Pubblica con due storici e un filosofo. Raffaele Liguori ha ospitato Isabella Insolvibile, storica, studiosa della Resistenza italiana, docente all'università telematica Mercatorum; Giovanni De Luna, storico dell’Università di Torino. Editorialista de La stampa. Generoso commentatore sulle frequenze di Radio Popolare da oltre trent’anni; infine Paolo Vignola, assegnista di ricerca in filosofia morale all’Università degli Studi di Bergamo, studioso di microfascismo, fascismo molecolare.

  36. 495

    Pubblica di mercoledì 22/04/2026

    «Libercomunismo. Una scienza dell'utopia» (Feltrinelli, 2026). Emiliano Brancaccio, economista all’Università “Federico II” di Napoli, racconta a Pubblica, e nel suo libro, alcuni fatti del mondo che riguardano l’economia (concentrazione della ricchezza) e la politica contemporanee (l’assedio alla democrazia). In questi fatti della storia – grazie all’uso di un metodo di analisi scientifica marxiano – si ritrovano alcune tendenze. 1) la centralizzazione dei capitali in poche mani. Oltre l’80% del capitale azionario mondiale è sotto il controllo di meno del 2% degli azionisti. 2) la competizione capitalistica porta ad una successiva concentrazione del potere economico (nella forma di oligopoli, monopoli). 3) la concentrazione del potere politico è una risposta alla centralizzazione dei capitali. La democrazia finisce in uno stato di recessione. Fin qui possiamo dire che la concentrazione dei capitali genera autoritarismo, mette sotto assedio la democrazia. 4) Un’ulteriore tendenza è quella alla colonizzazione capitalistica. Ad esempio, nel campo della ricerca scientifica c’è una forma di privatizzazione della conoscenza. Lo statuto “comunista” della ricerca scientifica (come lo definiva il grande sociologo statunitense Robert K. Merton) prevede la condivisione gratuita della conoscenza. Ad un certo punto della sua storia quello statuto ha ceduto il passo alla “scienza capitale”, e cioè alle logiche del profitto. La scienza diventa così arida e inefficiente. Come si rimedia a tutto ciò? Con una forma modernizzata - dice Emiliano Brancaccio - di esproprio pubblico dei capitali centralizzati. Sono misure previste anche dalle Costituzioni. Si pensi a quella italiana. Provate a rileggere gli articoli 41, 42 e 43.

  37. 494

    Pubblica di martedì 21/04/2026

    Comunicazione e politica. Nella prima parte di Pubblica abbiamo parlato del caso Wired Italia, la chiusura della storica rivista di cronaca e cultura digitale. L’annuncio è arrivato nella giornata di sciopero dei giornalisti (il 16 aprile scorso) con un comunicato dell’amministratore delegato Roger Lynch: «[...] Wired Italia rimane in perdita e continuare a gestirla nella forma attuale limita la nostra capacità di investire nelle idee [...]». E’ una crisi congiunturale quella di Wired Italia e del settore dell’editoria digitale, oppure la crisi è più profonda e sta nelle scelte di investimento fatte dal management di Condé Nast, il gruppo statunitense proprietario di Wired Italia? Pubblica ha ospitato Alessandra Costante, segretaria generale della FNSI, sindacato dei giornalisti; e Michele Mezza, giornalista e saggista. Nella seconda parte della puntata di oggi abbiamo presentato una nuova rivista, appena nata. Si chiama Dissonanze (rivistadissonanze.it). E’ un’impresa solo digitale, vuole mettere insieme cultura e merito delle decisioni pubbliche. Attenzione: è senza una riga di pubblicità. Alle spalle ha un editore, Carmine Donzelli. Pubblica questa mattina ha ospitato il direttore di Dissonanze Filippo Barbera, sociologo dell'economia e del territorio all'Università di Torino.

  38. 493

    Pubblica di lunedì 20/04/2026

    Prima lezione del nuovo ciclo di incontri (il decimo) ideato dalla Scuola di formazione “Antonino Caponnetto” e realizzato insieme a Radio Popolare. «Eroi dell’antimafia» è il titolo del racconto in cinque puntate che farà quest’anno il professor Nando dalla Chiesa, presidente della Scuola di formazione Antonino Caponnetto, presidente onorario di Libera, ordinario di sociologia della criminalità organizzata all’Università Statale di Milano. In questo primo incontro, Nando dalla Chiesa introduce al tema di quest’anno: gli eroi, persone anche diverse tra loro, in quanto a credo e ideologie, dal liquidatore della Banca Privata Italiana, Giorgio Ambrosoli, a Placido Rizzotto, sindacalista coraggioso che osò affrontare il potere del latifondo in Sicilia, alla poliziotta Emanuela Loi che scelse, di sua volontà, di rimanere a fare la scorta di Paolo Borsellino, a molti altri accomunati dallo spirito di sacrificio per far trionfare nelle istituzioni e nella società princìpi e valori. Abbiamo deciso di ritornare, in questo ciclo del 2026, alle storie di Pio La Torre, Carlo Alberto dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per documentare le loro scelte e i loro comportamenti, anche nella dimensione personale e privata, e riaffermare la portata eroica ed eccezionale del loro sacrificio.

  39. 492

    Pubblica di giovedì 16/04/2026

    La destra italiana e le sue relazioni pericolose. Con l’ideologia fascista. E con le mafie. La relazione della destra con il fascismo, così come l’ha studiata Tomaso Montanari nel suo «La continuità del male. Perchè la destra italiana è ancora fascista» (Feltrinelli 2025), è un continuo dal 1945. Il fascismo non se n’è mai andato per davvero dall’Italia. Idee guida, vocabolario, perfino la morale è la stessa. Non è il «fascismo eterno» di Umberto Eco. Forse è qualcosa che assomiglia all’«autobiografia di una nazione» di Piero Gobetti. L’altra relazione pericolosa della destra italiana è con le mafie. Tutto sembra ruotare attorno al nome di un clan camorristico molto influente a Napoli, i Moccia. Un clan che ha in Michele Senese un suo potente rappresentante a Roma. La catena del potere criminale prevede anche altri anelli: per il caso Delmastro quello di Mauro Carroccia, prestanome dei Senese; per il caso delle infiltrazioni di Fratelli d’Italia, quello di Gioacchino Amico, oggi collaboratore di giustizia, presunto referente dei Senese in Lombardia. Pubblica ha ospitato oggi anche Nello Trocchia, giornalista investigativo, ha scritto inchieste su mafie e malaffare politico, collabora con il Domani. E' autore di: «Invincibili. La mafia albanese da Roma alla conquista del mondo» (Rizzoli 2025).

  40. 491

    Pubblica di mercoledì 15/04/2026

    E’ un anniversario importante della politica italiana. Il 21 aprile prossimo saranno trent’anni dalle elezioni politiche del 1996. Le vinse l’Ulivo di Romano Prodi, alleato con i moderati (Dini) e i post-comunisti (Bertinotti). L’Ulivo è stato un esperimento politico che ha tenuto insieme gli eredi delle principali culture politiche italiane, quella comunista e quella cattolica. Ma ciò che appare più importante è che quelle elezioni del ‘96 hanno ancora qualcosa da dire al presente. Parlano di come il bipolarismo possa attecchire in un paese che ha vissuto per cinquant’anni di sistemi elettorali proporzionali. Parlano di coalizioni, dopo che per cinquant’anni anni il perno della politica italiana sono stati solo i partiti. Sono elezioni, quelle del 1996, che indicano un metodo – speriamo irripetibile – di individuazione dei leader delle coalizioni. Nel centrosinistra la scelta del leader trent’anni fa risentì del clima da post-guerra fredda: il candidato fu un ex democristiano (Prodi) preferito ad un post-comunista segretario del maggiore partito della coalizione (D'Alema). A destra, invece, la scelta del capo fu fatta dal padrone dell'alleanza: Silvio Berlusconi, il magnate delle televisioni con i suoi conflitti di interesse e le discusse origini dei suoi patrimoni. Le elezioni del 1996, infine, parlano anche della cura maniacale – esclusivamente a sinistra – verso i programmi: le ottantotto tesi dell’Ulivo, oppure le quasi trecento pagine dell’Unione nel 2006. Un testimone privilegiato di questa epoca è senz’altro Franco Monaco, uomo politico che ha avuto un rapporto privilegiato con Romano Prodi. E’ stato parlamentare in cinque legislature, dai Popolari per Prodi al Partito democratico (2018) e oggi ha analizzato per Pubblica la transizione dagli anni ‘90 del secolo scorso al futuro che verrà, tra campi larghi e primarie.

  41. 490

    Pubblica di martedì 14/04/2026

    Fermo preventivo fino a dodici ore, perquisizioni immediate, zone rosse, daspo estesi, stretta sul possesso di armi e coltelli, estensione della flagranza differita e nuove norme restrittive su immigrazione. Sono i provvedimenti contenuti nel cosiddetto decreto sicurezza. Approvato dal consiglio dei ministri il 5 febbraio scorso e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dopo ben venti giorni di scrupoloso setaccio del Quirinale, il decreto sta per scadere tra una decina di giorni. Per scoprire quale sarà l’iter del decreto, se ci saranno modifiche rispetto alla versione originaria, Pubblica ha ospitato Elisa Pirro, senatrice del M5S. Ospite anche l’ex magistrato Nello Rossi che ha definito il decreto Piantedosi un pezzo del diritto penale della destra. In cosa consiste? «È un diritto penale del nemico – ha scritto Rossi sulla rivista che dirige, Questione Giustizia - che sceglie come bersagli della repressione penale quanti vivono nel disagio sociale, gli irregolari, i dissenzienti, i protestatari, gli alternativi e, naturalmente, i migranti. Assumendo una posizione di rigore estremo nei confronti della marginalità sociale, dei reati di strada e di tutte le forme di azione politica e sociale che fuoriescono dai binari della più stretta legalità formale. È un diritto penale dell’amico, declinato, come sottolinea la costituzionalista Alessandra Algostino in senso classista e autoritario, che attua la depenalizzazione dei reati dei colletti bianchi e introduce tutele privilegiate per le forze di polizia, così veicolando «l’immagine dello Stato come autorità». A Pubblica oggi ha partecipato anche il segretario generale del SILP Cgil, il sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori della Polizia.

  42. 489

    Pubblica di lunedì 13/04/2026

    Si può misurare la democrazia? Si può confrontare il livello di democrazia di un paese con quello di un altro paese? C’è un rapporto, il “Democracy Report 2026" del V-dem Institute, che ci è riuscito. Il rapporto è stato appena pubblicato dall’Università di Göteborg , in Svezia. Due esempi di dati. 1. Oggi, in giro per il mondo, ci sono più autocrati rispetto a venti anni fa. 2. Nel 2005 la metà della popolazione mondiale viveva in democrazie. Oggi – venti anni dopo – la popolazione mondiale che vive in democrazia si è ridotta ad un quarto. Pubblica ha ospitato Federico Varese, professore di criminologia e sociologia all’università di Oxford, docente anche all’università parigina di Science Po. Inevitabile cominciare dal caso ungherese, dalla democrazia illiberale di Orbàn uscita sconfitta dalle elezioni parlamentari di ieri. Budapest è stato un modello di transizione da una democrazia ad una autocrazia? E ancora: il partito vincitore Tesza, del leader Peter Magyar, ha i numeri per modificare la costituzione ungherese. Quanto è facilmente reversibile l’autocrazia orbaniana? A Pubblica oggi anche Sara Bentivegna, sociologa, studiosa di comunicazione politica all’Università “La Sapienza” di Roma. E' curatrice, insieme a Giovanni Boccia Artieri e Giovanna Mascheroni, di «La politica dello scontro. La normalizzazione dell'inciviltà nel dibattito pubblico» (Il Mulino 2026).

  43. 488

    Pubblica di giovedì 09/04/2026

    Leggi elettorali (e procedure varie) usate come scorciatoie per risolvere problemi politici all’interno di partiti e/o coalizioni. E’ la tesi della storica Marzia Maccaferri che si è interrogata sul perché in Italia le leggi elettorali siano cambiate così frequentemente nel corso dell’ultimo trentennio (dal Mattarellum al Rosatellum). «C’è la convinzione – sostiene la storica - che sia il meccanismo del voto, e non la cultura o il programma politico – a produrre la soluzione alla governabilità e alla costruzione del consenso». Maccaferri osserva il caso della destra e dell’ultimo progetto di legge elettorale presentato dalla maggioranza in parlamento. Il sistema elettorale serve a tenere insieme la coalizione dopo le tensioni per la sconfitta al referendum. Serve anche ad affermare la visione meloniana di controllo egemonico delle istituzioni. Maccaferri - che insegna storia contemporanea e pensiero politico al Queen Mary, Università di Londra - è stata ospite oggi a Pubblica. Ospite anche la storica Valentine Lomellini, dell’università di Padova, per parlare del suo «Carlos, lo sciacallo» (Laterza 2026).

  44. 487

    Pubblica di mercoledì 08/04/2026

    Pubblica si occupa oggi di elezioni in Ungheria e di fondamentalismo cristiano negli Stati Uniti. Due temi solo apparentemente scollegati. A tenerli insieme l’uso politico della religione o una forma politica di religiosità. In Ungheria il premier uscente Orban, nei suoi sedici anni al potere, ha promosso la difesa della civiltà cristiana europea dal pericolo – ritenuto tale dal leader sovranista – delle migrazioni. Negli Stati Uniti Trump e Vance hanno parlato della difesa del cristianesimo come fondamento morale degli Stati Uniti. Pubblica ha ospitato Alessandra Briganti, giornalista all'agenzia Ansa di Bruxelles, ora a Budapest. Autrice di «La danza del pavone. Il grande imbroglio di Viktor Orban» (People 2026). Qual è l’eredità costruita in sedici anni di autocrazia orbaniana? Qual è il profilo politico del concorrente Peter Magyar? E’ – a differenza di Orban - un leader democratico, un europeista? Briganti nega che Magyar possa assomigliare ad un tale profilo. Pubblica ha ospitato anche lo scienziato della politica Paolo Naso, autore di «Dio benedica l'America. Il fondamentalismo cristiano dai creazionisti a Donald Trump» (Claudiana 2026). Il politologo ha commentato le parole indignate di Leone XIV sulla guerra all’Iran: «non è accettabile», ha detto Prevost. Naso ha poi raccontato le origini del fondamentalismo cristiano negli Stati Uniti e i punti di contatto con il pensiero della destra religiosa in Europa.

  45. 486

    Pubblica di martedì 07/04/2026

    «Giuseppina Pesce è cresciuta a Rosarno, nel cuore di uno dei clan più potenti della 'ndrangheta. Figlia, sorella, nipote di boss. Nata in una casa dove il silenzio è leg­ge e il sangue non si tradisce, a poco più di trent'anni sceglie di parlare. Di testimoniare. Di spezzare la catena. Lo fa per salvare i suoi figli. È una delle prime donne di 'ndrangheta a collaborare con la giustizia. E da quel momento perde tutto: la famiglia, il nome, la vita di prima. "La figlia del clan" è il racconto intimo e sconvolgente di una donna, Giuseppina Pesce, che ha attraversato violenza, colpa e paura per conquistare la libertà». Dal libro "La figlia del clan" (Piemme 2026), la testimonianza raccolta da Danilo Chirico, giornalista e scrittore, presidente dell'associazione antimafia daSud.

  46. 485

    Pubblica di giovedì 02/04/2026

    Si può fermare la speculazione internazionale sui prezzi di gas e petrolio che si muove al traino delle dichiarazioni di Donald Trump? Qualche giorno fa (il 24 marzo 2026) Milano Finanza ha scritto che «operazioni sul petrolio per circa 580 milioni di dollari sarebbero state effettuate appena 15 minuti prima che il presidente degli Stati Uniti Trump annunciasse colloqui “proficui” con l’Iran, poi smentiti da Teheran. A riportarlo è stato il Financial Times, ripreso anche dall’agenzia russa Tass». Si possono bloccare queste operazioni speculative sui mercati internazionali? E’ una delle domande che Pubblica ha rivolto oggi a Stefano Scarpetta, capo economista dell’OCSE, appena insediato nel suo nuovo ufficio di Parigi. Sulla crisi internazionale, è possibile tracciarne un identikit? Siamo di fronte alla stagflazione? E cioè ad un'aumento dei prezzi delle materie prime fossili, da un lato; e ad un’economia stagnante, dall'altro? Economia stagnante vuol dire consumi, investimenti, saldo commerciate fermi. Solo il deficit pubblico spinge la domanda verso l’alto. E tutto questo avviene in mezzo alle armi e alle bombe che sparano. E allora ci si chiede – con Stefano Scarpetta – come si può agire per fermare la crisi economica? Non sarebbe il caso di fermare prima la guerra? Pubblica ha ospitato oggi anche l’economista Dario Guarascio che ha parlato del suo «Imperialismo digitale. Economia e guerra ai tempi delle piattaforme e dell'intelligenza artificiale». (Laterza, 2026).

  47. 484

    Pubblica di mercoledì 01/04/2026

    Autonomia e indipendenza. Se n’è parlato tanto durante l’ultima campagna referendaria. Autonomia e indipendenza come principi fondamentali che appartengono alla magistratura. Di questo si è discusso, sostenendo che l’indipendenza dei magistrati è un pilastro della democrazia. Ma lo statuto dell’indipendenza è solo una questione di giudici e pubblici ministeri? Ovviamente no. Proviamo a pensare soprattutto alla scienza, alla ricerca scientifica, la cui indipendenza viene sancita – se guardiamo al caso italiano – all’interno della costituzione: l’articolo 33 della costituzione italiana parla di arte e scienza libere, quindi non dipendenti. E allora, dopo tanti magistrati e giuristi che abbiamo ascoltato in questi ultimi due-tre mesi di campagna referendaria oggi tocca alla scienza parlare di indipendenza, della propria indipendenza. Pubblica ha ospitato Teresa Numerico, professoressa associata di logica e filosofia della scienza. Tecnologia, big data, intelligenza artificiale, sono i suoi campi di ricerca. E’ docente di epistemologia dei nuovi media all'università di Roma Tre. Ospite anche Giovanni Dosi, professore emerito presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, economista. Le sue ricerche si sono concentrate su innovazione, sviluppo economico e organizzazione industriale. Dosi è membro dell’Accademia dei Lincei. La conversazione prende spunto da un articolo che Giovanni Dosi ha scritto per “Scienza in rete” un paio di settimane fa. Ha scritto il professor Dosi: «il controllo della magistratura e dell'accademia (oltre che della stampa, ma in Italia c'è poco che rimane da controllare…) è parte di un progetto di superamento dei sistemi autenticamente "liberal-democratici", fondati sui check-and-balance tra poteri dello Stato e sulle limitazioni al potere politico, anche quando eletto dal popolo (cioè da una maggioranza dei suoi votanti). Questo è uno zeitgeist forse ormai dominante dagli Stati Uniti all'Italia a Israele… per non parlare di posti come l'Argentina, dalle cui parti la costituzione democratica non è mai stata molto di casa».

  48. 483

    Pubblica di martedì 31/03/2026

    La guerra in città. Il conflitto armato si è spostato dal paesaggio delle campagne a quello urbano dei grandi e piccoli centri. Lo racconta Francesco Chiodelli, geografo economico e politico dell’università di Torino, ospite di Pubblica («Città in guerra», Bollati Boringhieri 2026). Città e guerra, Gerusalemme, l’ultima crisi diplomatica tra il Vaticano e il governo israeliano ha rigurdato il fermo di polizia del patriarca e cardinale Pizzaballa che ha impedito all'alto prelato di celebrare la messa della Domenica delle palme nella basilica del Santo Sepolcro. «Gerusalemme – racconta Chiodelli - rimane nonostante tutto il vero cuore del conflitto israelo-palestinese, anche se lo sforzo israeliano negli ultimi decenni si è concentrato soprattutto su Gaza e la Cisgiordania». Quando le città diventano centrali per i conflitti armati? «A partire dagli anni ‘90 le città sono diventate strutturalmente il luogo della guerra. Questo non vuol dire che prima non si combattesse in città, vuol dire che oggi si combatte anche e soprattutto in città. Quando pensiamo ad esempio alle guerre recenti – sostiene Chiodelli - non a caso pensiamo anche e soprattutto a città come Gaza, Beirut, Mariupol, Kiev, Kharkiv». Ospite a Pubblica anche Maria Chiara Riòli, docente di storia contemporanea all'università di Modena e Reggio Emilia, autrice di «Senza rifugio. Storia dei profughi palestinesi» (Laterza, 2026). «All’interno di Gerusalemme – racconta la professoressa Rioli - c'è un campo di rifugiati, il campo di Shofat. Gerusalemme è stata teatro anche di trasferimenti di popolazione nel corso della guerra del 1948, passata nella memoria palestinese come la Nakba, la catastrofe. Gerusalemme comunque non è l'unico luogo che si ricollega nella storia palestinese alla questione dei rifugiati. La centralità della Striscia di Gaza è proprio legata alla questione dei rifugiati, perché qui si trasferiscono i rifugiati palestinesi dopo il 1948. In generale assistiamo nel corso dei decenni a una trasformazione dei campi rifugiati all'interno dello spazio urbano. Vale all’interno di Gerusalemme come di Gaza».

  49. 482

    Pubblica di lunedì 30/03/2026

    Ad una settimana dal voto, c’è ancora qualcosa da dire sul referendum che ha tentato di smontare autonomia e indipendenza della magistratura. E lo facciamo prendendo in considerazione il voto giovanile. Su questo punto Pubblica ha sentito Andrea Bonanomi, associato di statistica sociale alla Cattolica di Milano e ricercatore all'Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo. Quante e quanti giovani hanno votato in più rispetto al passato? Come si spiega il fatto che la maggiore affluenza al voto si sia tradotta in un NO maggioritario? Pubblica si è anche chiesta se il voto di una settimana fa non abbia fatto emergere una questione importante: la «questione giustizia» (niente a che vedere con la giustizia intesa come ordinamento giudiziario, cancellieri, tribunali, magistrati). No. Quali motivazioni hanno guidato il "voto giovanile" e il "voto giovanile per il NO"? All’origine ci sono questioni legate ad un senso di giustizia che si è voluto affermare e/o di ingiustizie che si sono volute denunciare? Sembrerebbe di sì. Pensiamo a tutte le volte che collettivamente si è manifestato nelle piazze il bisogno di vivere secondo giustizia: per i diritti, per un’occupazione stabile, per una retribuzione dignitosa, per la cittadinanza. Oppure pensiamo a quando la denuncia ha riguardato l’ingiustizia delle guerre (dall'Ucraina all'Iran), dell'orrore genocida a Gaza, del diritto internazionale fatto a pezzi da Trump e Putin, da Milei e Modi. Una partecipazione esigente rispetto alle crisi. Che si è tradotta in un aumento dell’affluenza ai seggi. Pubblica ha ospitato anche Dino Amenduni, comunicatore politico dell’agenzia di comunicazione Proforma, docente di comunicazione politica e elettorale all’università di Bari; e Elena Granaglia, docente di scienza delle finanze all’università di Roma Tre, co-coordinatrice del Forum diseguaglianze e diversità.

  50. 481

    «Autoritarismi in democrazia» 4 - Daniela Padoan, filosofa

    Cinquant’anni fa il golpe militare in Argentina. La violenza dei generali destituisce Isabel Martinez Peron. I criminali che occupano abusivamente le stanze del potere a Buenos Aires scelgono la tattica del nascondimento. Le parole usate nascondono il loro reale significato e le azioni criminali commesse hanno conseguenze non visibili per le strade, non ci sono cadaveri, non si vedono corpi straziati. È in questo contesto che gli scomparsi diventano un caso e le madri delle scomparse e degli scomparsi un movimento politico. Le madres non chiedono una memoria dei propri cari non attraverso il racconto del dolore delle vittime, bensì attraverso il ricordo delle ragioni per cui le vittime erano scomparse. Argentina 1976-2026 è stato il tema dell’incontro alla Casa della Cultura del 24 marzo scorso per il ciclo “Autoritarismi in democrazia”. Ospite la scrittrice Daniela Padoan, presidente di Libertà e Giustizia, e autrice del libro «Le pazze. Un incontro con le madri di Plaza de Mayo» (Castelvecchi 2026). Sofia Borri, figlia di una desaparecida argentina, ha portato una testimonianza di quei primi anni della dittatura argentina e dell’impegno delle “madres” per i diritti umani. La madre di Sofia Borri si chiamava Silvia Roncoroni, fu sequestrata nel 1978, a 35 anni, dalla polizia militare e non fece più ritorno a casa.

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