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Pubblica

  1. 520

    «Autoritarismi in democrazia» 6 – Jean-Claude Monod, filosofo politico

    «Il capo in democrazia». A Pubblica la sintesi dell’ultimo incontro alla Casa della Cultura di Milano per il ciclo «Autoritarismi in democrazia». Ospite di quest’ultimo incontro il filosofo Jean-Claude Monod, professore di filosofia politica alla Scuola Normale Superiore di Parigi e direttore di ricerca al CNRS. «Il capo in democrazia. Politica e carisma» (Castelvecchi 2012) è il titolo del libro che ha ispirato l’incontro alla Casa della Cultura. Il ciclo «Autoritarismi in democrazia» è stato organizzato dalla Casa della Cultura, Castelvecchi editore, Centro di ricerca multidisciplinare Human Hall dell’Università Statale di Milano, insieme all’Osservatorio Autoritarismo e a Libertà&Giustizia. Radio Popolare è stata media partner.

  2. 519

    Critica dell'Intelligenza Artificiale. Leone XIV, l'enciclica: gli stati tornino a guidare l'innovazione

    Anche l’intelligenza artificiale (IA) dovrà essere disarmata e disarmante? Papa Leone XIV, nelle sua prima enciclica, ci crede al disarmo dell’IA. Disarmare per Robert Prevost non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano. Significa sottrarla ai monopoli. «Un disarmo da logiche – scrive il papa nell’enciclica “Magnifica humanitas” - che la trasformano in strumento di dominio, esclusione o morte». Ci vogliono norme, leggi, per «contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico». Ma non bastano. E papa Leone lo sa. Scrive il pontefice: «occorre domandarci, come avvertiva Francesco, chi oggi detenga questo potere e a quali fini lo orienti». BigTech? Troppo esplicito. Leone parla, invece, di «attori privati dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi». Il potere tecnologico assume un carattere inedito, «prevalentemente privato, difficile da orientare al bene comune». Che cosa determina la concentrazione del potere economico? E’ una tendenza del capitalismo, spiegherebbe un economista di influenze marxista (ad esempio, Emiliano Brancaccio). Ma Prevost, in tutta l’enciclica, non usa mai la parola “capitalismo”, anche se “profitto” ricorre diverse volte nel testo dell’enciclica. Ad esempio, qui: «Evitiamo...l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli». E gli stati, cosa possono fare? «Un tempo – sostiene Leone XIV - erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione». Per l’oggi papa Prevost offre un’indicazione di programma: «ci vogliono criteri chiari e controlli effettivi...la proprietà dei dati non può essere affidata solo ai privati, ma va regolamentata». Pubblica ha ospitato oggi Luigino Bruni , economista, storico del pensiero economico, con interessi per etica, studi biblici e letteratura. E’ autore – tra gli altri - di “Introduzione all’economia civile”; Irene Doda, scrittrice, collabora con diverse testate, scrive di tecnologia, diritti umani, lavoro e questioni di genere. E’ autrice di “Onnipotenti” (Fuoriscena 2026).

  3. 518

    Storia, identità e nazione: la destra a scuola

    Obiettivo: riscrivere gli indici dei manuali di storia. Sembra essere proprio questo il compito che Meloni ha affidato al ministro Valditara che ha appena licenziato le nuove “indicazioni nazionali” (bozze) per l’insegnamento della storia, come delle altre materie, nelle scuole superiori. Che idea della storia emerge da queste indicazioni? Innanzitutto che la storia che importa alla destra al governo è la storia politica, «via maestra – dice Valditara – per accostarsi allo studio del passato». Ma questa passione storico-politica del meloniano Valditara rischia di far fare un grande passo indietro all’insegnamento della storia. «Rischiamo di perdere – racconta la storica Valeria Deplano – una storia molto studiata oggi che è la storia sociale, oppure la storia culturale. Non sono storie "altre", ma elementi importanti della realtà in cui viviamo». Pubblica ha ospitato oggi tre docenti di storia: Giorgio Caravale dell'università di Roma Tre (autore di “Chi controlla il passato. La storia nelle mani del potere”, Laterza 2026); Lucia Ceci, storica del cattolicesimo contemporaneo all’università di Tor Vergata (autrice di “Cattolici tra fascismo e post-fascismo. Spazi pubblici e memorie politiche”); Valeria Deplano, studiosa del colonialismo, università di Cagliari (co-autrice di «Storia del colonialismo italiano. Politica, cultura e memoria dall'età liberale ai nostri giorni», Carocci 2024).

  4. 517

    Capaci, la strage di 34 anni fa. Falcone e le vittime donne antimafiose.

    Sabato 23 maggio sarà il 34esimo anniversario della strage di Capaci del 1992. La strage con la quale cosa nostra ha annientato il suo nemico storico, Giovanni Falcone, ucciso insieme a Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Il 23 maggio 1992 è anche l’epilogo di almeno tutto un ultimo decennio della vita di Falcone, in cui il giudice ha dovuto combattere contro i tentativi di ostacolarlo, metterlo ai margini, isolarlo, che arrivavano dall’interno dello stato. Non fu solo cosa nostra, ricorda da anni l’ex giudice di Palermo Roberto Scarpinato, oggi senatore del M5S. “Le stragi del 92 e 93 – ha raccontato Scarpinato il 4 dicembre del 2023 ad un’iniziativa pubblica del M5S – furono eseguite dai mafiosi, ma furono pianificate da mandanti esterni per ragioni politiche e furono coperte da esponenti dei servizi segreti e della polizia con depistaggi per evitare che dal livello di esecutori si potesse risalire al livello dei mandanti”. Contro questa tesi, c’è quella ufficiale – dice Scarpinato – che si ascolta alle commemorazioni ufficiali: la strage di capaci opera solo di cosa nostra (Riina, Graviano), non ha più niente da dire perché tutti i colpevoli sono stati condannati definitivamente. Nella prima parte della trasmissione di oggi parliamo di “Donne contro la mafia”, che è anche il titolo di un libro pubblicato dalle Edizioni Paoline e scritto da Maria Dell’Anno Sevi. Ospite oggi a Pubblica anche Pierparolo Farina, direttore e fondatore di Wikimafia, la libera enciclopedia sulle mafie, con il quale abbiamo parlato anche del processo Hydra (in corso a Milano) contro il cosiddetto “consorzio mafioso” tra cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra.

  5. 516

    Rimuovere gli ostacoli: il compito della Repubblica al servizio anche dei giovani. Nove proposte dal Forum D&D

    Un’indagine sui giovani tra i 17 e i 19 anni, sulle loro “preoccupazioni, consapevolezze e impegno”. L’ha pensata e l’ha realizzata il Forum Disuguaglianze&Diversità, coordinato da Fabrizio Barca. Tre anni di lavoro, 3 mila ragazze e ragazzi sentite, 21 scuole italiane coinvolte. Dalle risposte – scrivono gli autori e le autrici – «emerige un potenziale di sensibilità e consapevolezza che però non ha la fiducia di tradursi in un impegno collettivo. Questo parla a tutte le organizzazioni sociali, del lavoro, e politiche del Paese, che a quel potenziale grande non riescono a rivolgersi». Questi i percorsi personali. Ma come si passa alle azioni? Bisogna elaborare una piattaforma di proposte concrete che servano a «[…] ”rimuovere gli ostacoli” che impediscono alle persone giovani di realizzare i personali percorsi di vita e di esprimere il potenziale collettivo». “Rimuovere gli ostacoli”: è proprio l’espressione usata dai costituenti in quel pilastro dell’azione pubblica che è l’articolo 3 della Costituzione. Le ricercatrici e i ricercatori del Forum D&D hanno elaborato, sentiti i percorsi personali, nove proposte (dalla scuola all’università, dalla cittadinanza al lavoro, dalla cura alla casa, al patrimonio di partenza allo spazio pubblico) che verranno discusse collettivamente. Ospiti di Pubblica Caterina Manicardi, ricercatrice, fa parte del Forum D&D, dottoranda in economia alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa; Giulia Cutello, del Forum Diseguaglianze & Diversità; Nannerel Fiano, ricercatrice di diritto costituzionale e diritto pubblico all’università Statale di Milano.

  6. 515

    Panama papers: paradisi ed evasori fiscali. Dieci anni fa lo scoppio dello scandalo.

    Panama papers, la più grande fuga di documenti finanziari internazionali. Dieci anni fa, tra aprile e maggio 2016, le prime rivelazioni contenute in quasi dodici milioni di documenti furono raccolte da un pool di giornalisti investigativi (Icji). Il loro lavoro fu ricompensato l’anno dopo, nel 2017, con il premio Pulitzer. «Quei documenti – ha raccontato il Stefano Vergine a Pubblica – hanno rivelato come migliaia di persone potenti (presidenti, re, imprenditori, manager, calciatori, star tv) nascondessero i propri soldi in società registrate in paradisi fiscali. Zero tasse, zero trasparenza, zero controlli». Stefano Vergine, giornalista d’inchiesta freelance, è uno degli autori dei Panama Papers, ha fatto parte del Consorzio di giornalisti investigativi internazionali che nel 2017 ha vinto il Premio Pulitzer. Ospiti a Pubblica, per parlare di Cina e paradisi fiscali, anche l’economista Francesca Spigarelli dell’università di Macerata dove dirige il China Center.

  7. 514

    «Per un socialismo morale». La filosofa politica Lea Ypi a Radio Popolare con il suo nuovo racconto “Dignità”

    Lea Ypi, filosofa politica, è docente alla London School of Economics. E’ nata a Tirana (Albania) nel 1979. Ha studiato in Italia e in Germania. Parla almeno quattro lingue. Le sue ricerche vanno dalla teoria politica alla teoria critica e agli studi sul marxismo. Ypi è stata ospite di recente al College de France a Parigi. In Italia i suoi libri sono pubblicati da Feltrinelli: «Libera», il primo libro, e «Dignità», il secondo appena uscito. Entrambi sono un memoir familiare. Lea Ypi è stata ospite oggi a Pubblica.

  8. 513

    Lezioni antimafia: Paolo Borsellino _ Nando dalla Chiesa

    Quinta ed ultima lezione del decimo ciclo di incontri ideato dalla Scuola di formazione “Antonino Caponnetto” e realizzato insieme a Radio Popolare. «Eroi dell’antimafia» è il titolo del racconto svolto in cinque puntate alla Casa della Memoria di Milano (marzo-aprile 2026). Autore e narratore è stato il professor Nando dalla Chiesa, presidente della Scuola di formazione "Antonino Caponnetto", presidente onorario di Libera, ordinario di Sociologia della criminalità organizzata all’università Statale di Milano. In questo quinto e ultimo incontro, Nando dalla Chiesa ci ha parlato del giudice Paolo Borsellino.

  9. 512

    Lezioni antimafia: Paolo Borsellino _ Nando dalla Chiesa

    Quinta ed ultima lezione del decimo ciclo di incontri ideato dalla Scuola di formazione “Antonino Caponnetto” e realizzato insieme a Radio Popolare. «Eroi dell’antimafia» è il titolo del racconto svolto in cinque puntate alla Casa della Memoria di Milano (marzo-aprile 2026). Autore e narratore è stato il professor Nando dalla Chiesa, presidente della Scuola di formazione "Antonino Caponnetto", presidente onorario di Libera, ordinario di Sociologia della criminalità organizzata all’università Statale di Milano. In questo quinto e ultimo incontro, Nando dalla Chiesa ci ha parlato del giudice Paolo Borsellino.

  10. 511

    Lezioni antimafia: Giovanni Falcone _ Nando dalla Chiesa

    Quarta lezione del decimo ciclo di incontri ideato dalla Scuola di formazione “Antonino Caponnetto” e realizzato insieme a Radio Popolare. «Eroi dell’antimafia» è il titolo del racconto in cinque puntate scritto e narrato dal professor Nando dalla Chiesa, presidente della Scuola "Antonino Caponnetto", presidente onorario di Libera, ordinario di Sociologia della criminalità organizzata all’università Statale di Milano. In questo quarto incontro, che si è svolto alla Casa della Memoria di Milano, il racconto di Nando dalla Chiesa si è concentrato sul giudice Giovanni Falcone.

  11. 510

    Lezioni antimafia: Carlo Alberto dalla Chiesa _ Nando dalla Chiesa

    Terza lezione del decimo ciclo di incontri ideato dalla Scuola di formazione “Antonino Caponnetto” e realizzato insieme a Radio Popolare. «Eroi dell’antimafia» è il titolo del racconto in cinque puntate preparato da Nando dalla Chiesa, presidente della Scuola di formazione “Antonino Caponnetto”, presidente onorario di Libera, ordinario di Sociologia della criminalità organizzata all’università Statale di Milano. In questo terzo incontro il professor dalla Chiesa racconta di suo padre, il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, prefetto di Palermo, ucciso il 3 settembre 1982 in un agguato mafioso insieme a sua moglie Emanuela Setti Carraro e all'agente Domenico Russo.

  12. 509

    Germania, un anno di governo Merz

    Un anno fa, il 6 maggio 2025, Friedrich Merz, democristiano tedesco, veniva eletto nuovo cancelliere della Germania con un voto del parlamento di Berlino, il Bundestag. Cancelliere di un governo di grande coalizione (democristiani e socialdemocratici insieme). Il suo esordio, il 6 maggio dell'anno scorso, fu un mezzo disastro politico: al primo voto di fiducia, Friedrich Merz non ottenne il quorum di voti richiesti. Fu necessario un secondo voto. Un fatto mai accaduto prima, nella storia della repubblica federale tedesca dal 1949 ad oggi. Quel vizio d'origine, quanto ha pesato nel futuro del governo Merz? Oggi l’intesa Cdu-Spd regge, ma le difficoltà appaiono crescenti. La settimana scorsa il capogruppo della Spd Matthias Mersch ha detto di Merz: «è un problema gigantesco perché è impulsivo». In questo modo «non si può guidare una cancelleria». E poi, quanto influiscono sulla tenuta del governo Merz le ultime uscite del presidente degli Stati Uniti Trump: l’annuncio del ritiro di 5 mila soldati statunitensi dal territorio tedesco e la minaccia di Trump di mettere nuovi dazi del 25% sull’importazione di auto e camion europei negli Stati Uniti? Che cosa interessa a Friedrich Merz, l’uomo di Blackrock, che ha lasciato il più grande fondo di gestione patrimoniale al mondo, per finire quasi direttamente negli uffici della cancelleria di Berlino? Quanto conta il rapporto del capo della Cdu con la grande industria e il riarmo militare? Nel pieno del ciclone Trump, sarà decisiva la relazione che Merz costruirà con l’Unione europea, da un lato, e con le capitali Mosca e Washington, dall’altro. Dagli Stati Uniti - come dicevamo - gli ultimi segnali della Casa Bianca non sono rassicuranti per Berlino. Prima l'annuncio del ritiro di 5 mila soldati statunitensi dal territorio tedesco, poi la minaccia di imporre dazi del 25% sulle auto e i camion europei importati negli Stati Uniti (dazi che finirebbero per colpire soprattutto l’industria dell’auto tedesca). Pubblica ha ospitato oggi Lisa Di Giuseppe, giornalista del Domani, dove scrive di Germania; e lo storico Agostino Giovagnoli.

  13. 508

    «Autoritarismi in democrazia» 5 - Michael Herzfeld, antropologo

    «Lo stato nazione e i suoi mali». A Pubblica la sintesi del quinto incontro alla Casa della Cultura per il ciclo «Autoritarismi in democrazia». Il ciclo è organizzato dall’Osservatorio autoritarismo, da Human Hall (Università Statale Milano), Libertà&Giustizia, Castelvecchi editore. Radio Popolare è media partner (qui il programma https://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/22-novembre-ciclo-daniela-padoan-1.pdf). Ospite del sesto incontro l’antropologo tedesco Michael Herzfeld, professore emerito di studi sociali all'Università di Harvard. «Lo stato nazione e i suoi mali» (Castelvecchi 2025) è il titolo del suo ultimo libro. Un testo che analizza il rapporto tra il razzismo e lo stato, che avverte del pericolo razzista quando il nazionalismo scivola verso l’etno-nazionalismo, e quando cultura ed eredità genetica vengono tenuti forzatamente insieme, anziché nettamente separati.

  14. 507

    Pubblica di mercoledì 29/04/2026

    Doppio promemoria di Pubblica, oggi. Il primo è su Mimmo Lucano, sindaco di Riace, e sugli ultimi sviluppi della sua vicenda giudiziaria. L’altro promemoria riguarda la biografia di Antonio Vassallo, fotografo. Antonio Vassallo è un fotografo siciliano che da oltre trent’anni lega il suo lavoro alla memoria delle stragi mafiose. Il 23 maggio 1992 – aveva vent’anni – fu tra i primi ad arrivare sulla scena della Strage di Capaci, l’attentato in cui la mafia fece esplodere un tratto dell’autostrada tra Palermo e l’aeroporto, uccidendo il giudice Giovanni Falcone, la magistrata e moglie di Falcone, Francesca Morvillo e tre agenti della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani. Vassallo – che abita ed abitava a poche decine di metri dal luogo dell’esplosione - arrivò con la sua macchina fotografica e iniziò a documentare ciò che aveva davanti: l’autostrada distrutta, le auto della scorta dilaniate dall’esplosione, il caos dei primi soccorsi. Ad un certo punto arrivano due uomini….Da qui parte il racconto di Vassallo ospite oggi a Pubblica. Racconto ripreso nel romanzo dello scrittore Fabrizio Silei in «Negli occhi di Giovanni» (Edizioni Il Castoro) che uscirà il prossimo 5 maggio con la prefazione di Roberto Saviano. L’altra biografia di cui si è occupata Pubblica oggi è quella di Mimmo Lucano. La Corte d'appello di Reggio Calabria ha confermato lunedì scorso la sentenza di decadenza di Lucano dalla carica di sindaco di Riace. Ospite Giovanna Procacci, sociologa, della Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto” e di Libera. Procacci è autrice insieme a Domenico Rizzuti, Fulvio Vassallo Paleologo, di un libro che si intitola: «La Giustizia e il caso Riace. Ricostruzione di un processo politico» (Castelvecchi 2026).

  15. 506

    Lezioni antimafia: Pio La Torre _ Nando dalla Chiesa

    Seconda lezione del decimo ciclo di incontri ideato dalla Scuola di formazione “Antonino Caponnetto” e realizzato insieme a Radio Popolare. «Eroi dell’antimafia» è il titolo del racconto in cinque puntate preparato dal professor Nando dalla Chiesa, presidente della Scuola di formazione Antonino Caponnetto, presidente onorario di Libera, ordinario di sociologia della criminalità organizzata all’università Statale di Milano. In questo secondo incontro, Nando dalla Chiesa offre nuovi spunti di racconto e di conoscenza sulla storia di Pio La Torre, ucciso dalla mafia il 30 aprile 1982.

  16. 505

    Carlo Rovelli _ La cattiva coscienza dei fisici

    Carlo Rovelli è stato ospite di Pubblica a Radio Popolare. Fisico teorico, saggista, divulgatore. «Mi sento un po’a casa», ha detto stamattina mentre prendeva posto nello studio 3 di Rp. Il professor Rovelli fa parte dell'Istituto Universitario di Francia e dell'Accademia internazionale di filosofia delle scienze. Dirige il gruppo di ricerca in gravità quantistica all'Università di Aix-Marsiglia. L'ultimo suo libro si intitola: «La cattiva coscienza dei fisici. Ci sono atomiche sufficienti a bruciare viva l'umanità, e stiamo litigando» (Solferino 2026). Com’è cambiata l’idea del mondo, secondo la scienza? E il mondo geopolitico che cosa trascina dal passato verso il presente? La voglia di fare la guerra? La paura del nemico? Carlo Rovelli è stato ospite oggi di Raffaele Liguori.

  17. 504

    25 aprile, festa della Liberazione dal nazi-fascismo. Ai tempi del fascismo

    Il prossimo 25 aprile sarà il primo dell’era fascista? Detto così è un po’ esagerato. Non va bene. Ma il prossimo 25 aprile si porta con sé qualcosa di inedito. E’ come se la prossima Festa della Liberazione dal nazi-fascismo, la Festa dell’antifascismo, si svolgesse con il fascismo, o forme di fascismo, “in corso”. Qualcosa di inedito, appunto. Non siamo nel contesto in cui i 25 aprile venivano festeggiati con il fascismo-lontano-ricordo-del-passato (vedi, e ascolta, i racconti delle madri e dei padri). Non siamo nemmeno nel contesto in cui i 25 aprile, le feste dell’antifascismo, venivano celebrate avendo davanti a sé lo spettro di un ritorno del fascismo. Penso al 25 aprile del 1994, ai timori per ciò che rappresentava l’arrivo a Palazzo Chigi di Silvio Berlusconi, il tycoon delle tv e della pubblicità. Berlusconi, l’imprenditore con un patrimonio miliardario dall’origine molto discussa, è stato colui che ha sdoganato politicamente «i fascisti», così aveva definito i suoi alleati del MSI-AN in un comizio al Teatro Manzoni di Milano, il 29 settembre 2019. Dunque, per riassumere: questo 25 aprile (Festa della Liberazione dal nazifascismo e, per estensione, “festa dell’antifascismo”) cade per la prima volta in un contesto in cui il fascismo è presente. Ad esempio, è presente perché ci sono leader che si ispirano a forme di governo che sono o che tendono al fascismo. Pensiamo al programma dell’AFD (estrema destra neonazista tedesca) appena pubblicato oppure al manifesto in 22 punti di Palantir, la società diretta da Alex Karp e fondata da Peter Thiel, socio d'affari di Elon Musk. Palantir è una Big Tech che siede al cospetto di Donald Trump. Al capo della Casa Bianca fornisce l’infrastruttura per una governance del controllo e una marea di dati. Il manifesto di Palantir è stato definito dalla rivista di stampo liberal-democratico europeo (Le Grand Continent) che l’ha pubblicato integralmente, come un «piano per il dominio, per forgiare un Occidente techno-fascista». Di tutto questo si è parlato oggi (23 aprile) a Pubblica con due storici e un filosofo. Raffaele Liguori ha ospitato Isabella Insolvibile, storica, studiosa della Resistenza italiana, docente all'università telematica Mercatorum; Giovanni De Luna, storico dell’Università di Torino. Editorialista de La stampa. Generoso commentatore sulle frequenze di Radio Popolare da oltre trent’anni; infine Paolo Vignola, assegnista di ricerca in filosofia morale all’Università degli Studi di Bergamo, studioso di microfascismo, fascismo molecolare.

  18. 503

    Pubblica di mercoledì 22/04/2026

    «Libercomunismo. Una scienza dell'utopia» (Feltrinelli, 2026). Emiliano Brancaccio, economista all’Università “Federico II” di Napoli, racconta a Pubblica, e nel suo libro, alcuni fatti del mondo che riguardano l’economia (concentrazione della ricchezza) e la politica contemporanee (l’assedio alla democrazia). In questi fatti della storia – grazie all’uso di un metodo di analisi scientifica marxiano – si ritrovano alcune tendenze. 1) la centralizzazione dei capitali in poche mani. Oltre l’80% del capitale azionario mondiale è sotto il controllo di meno del 2% degli azionisti. 2) la competizione capitalistica porta ad una successiva concentrazione del potere economico (nella forma di oligopoli, monopoli). 3) la concentrazione del potere politico è una risposta alla centralizzazione dei capitali. La democrazia finisce in uno stato di recessione. Fin qui possiamo dire che la concentrazione dei capitali genera autoritarismo, mette sotto assedio la democrazia. 4) Un’ulteriore tendenza è quella alla colonizzazione capitalistica. Ad esempio, nel campo della ricerca scientifica c’è una forma di privatizzazione della conoscenza. Lo statuto “comunista” della ricerca scientifica (come lo definiva il grande sociologo statunitense Robert K. Merton) prevede la condivisione gratuita della conoscenza. Ad un certo punto della sua storia quello statuto ha ceduto il passo alla “scienza capitale”, e cioè alle logiche del profitto. La scienza diventa così arida e inefficiente. Come si rimedia a tutto ciò? Con una forma modernizzata - dice Emiliano Brancaccio - di esproprio pubblico dei capitali centralizzati. Sono misure previste anche dalle Costituzioni. Si pensi a quella italiana. Provate a rileggere gli articoli 41, 42 e 43.

  19. 502

    Pubblica di martedì 21/04/2026

    Comunicazione e politica. Nella prima parte di Pubblica abbiamo parlato del caso Wired Italia, la chiusura della storica rivista di cronaca e cultura digitale. L’annuncio è arrivato nella giornata di sciopero dei giornalisti (il 16 aprile scorso) con un comunicato dell’amministratore delegato Roger Lynch: «[...] Wired Italia rimane in perdita e continuare a gestirla nella forma attuale limita la nostra capacità di investire nelle idee [...]». E’ una crisi congiunturale quella di Wired Italia e del settore dell’editoria digitale, oppure la crisi è più profonda e sta nelle scelte di investimento fatte dal management di Condé Nast, il gruppo statunitense proprietario di Wired Italia? Pubblica ha ospitato Alessandra Costante, segretaria generale della FNSI, sindacato dei giornalisti; e Michele Mezza, giornalista e saggista. Nella seconda parte della puntata di oggi abbiamo presentato una nuova rivista, appena nata. Si chiama Dissonanze (rivistadissonanze.it). E’ un’impresa solo digitale, vuole mettere insieme cultura e merito delle decisioni pubbliche. Attenzione: è senza una riga di pubblicità. Alle spalle ha un editore, Carmine Donzelli. Pubblica questa mattina ha ospitato il direttore di Dissonanze Filippo Barbera, sociologo dell'economia e del territorio all'Università di Torino.

  20. 501

    Pubblica di lunedì 20/04/2026

    Prima lezione del nuovo ciclo di incontri (il decimo) ideato dalla Scuola di formazione “Antonino Caponnetto” e realizzato insieme a Radio Popolare. «Eroi dell’antimafia» è il titolo del racconto in cinque puntate che farà quest’anno il professor Nando dalla Chiesa, presidente della Scuola di formazione Antonino Caponnetto, presidente onorario di Libera, ordinario di sociologia della criminalità organizzata all’Università Statale di Milano. In questo primo incontro, Nando dalla Chiesa introduce al tema di quest’anno: gli eroi, persone anche diverse tra loro, in quanto a credo e ideologie, dal liquidatore della Banca Privata Italiana, Giorgio Ambrosoli, a Placido Rizzotto, sindacalista coraggioso che osò affrontare il potere del latifondo in Sicilia, alla poliziotta Emanuela Loi che scelse, di sua volontà, di rimanere a fare la scorta di Paolo Borsellino, a molti altri accomunati dallo spirito di sacrificio per far trionfare nelle istituzioni e nella società princìpi e valori. Abbiamo deciso di ritornare, in questo ciclo del 2026, alle storie di Pio La Torre, Carlo Alberto dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per documentare le loro scelte e i loro comportamenti, anche nella dimensione personale e privata, e riaffermare la portata eroica ed eccezionale del loro sacrificio.

  21. 500

    Pubblica di giovedì 16/04/2026

    La destra italiana e le sue relazioni pericolose. Con l’ideologia fascista. E con le mafie. La relazione della destra con il fascismo, così come l’ha studiata Tomaso Montanari nel suo «La continuità del male. Perchè la destra italiana è ancora fascista» (Feltrinelli 2025), è un continuo dal 1945. Il fascismo non se n’è mai andato per davvero dall’Italia. Idee guida, vocabolario, perfino la morale è la stessa. Non è il «fascismo eterno» di Umberto Eco. Forse è qualcosa che assomiglia all’«autobiografia di una nazione» di Piero Gobetti. L’altra relazione pericolosa della destra italiana è con le mafie. Tutto sembra ruotare attorno al nome di un clan camorristico molto influente a Napoli, i Moccia. Un clan che ha in Michele Senese un suo potente rappresentante a Roma. La catena del potere criminale prevede anche altri anelli: per il caso Delmastro quello di Mauro Carroccia, prestanome dei Senese; per il caso delle infiltrazioni di Fratelli d’Italia, quello di Gioacchino Amico, oggi collaboratore di giustizia, presunto referente dei Senese in Lombardia. Pubblica ha ospitato oggi anche Nello Trocchia, giornalista investigativo, ha scritto inchieste su mafie e malaffare politico, collabora con il Domani. E' autore di: «Invincibili. La mafia albanese da Roma alla conquista del mondo» (Rizzoli 2025).

  22. 499

    Pubblica di mercoledì 15/04/2026

    E’ un anniversario importante della politica italiana. Il 21 aprile prossimo saranno trent’anni dalle elezioni politiche del 1996. Le vinse l’Ulivo di Romano Prodi, alleato con i moderati (Dini) e i post-comunisti (Bertinotti). L’Ulivo è stato un esperimento politico che ha tenuto insieme gli eredi delle principali culture politiche italiane, quella comunista e quella cattolica. Ma ciò che appare più importante è che quelle elezioni del ‘96 hanno ancora qualcosa da dire al presente. Parlano di come il bipolarismo possa attecchire in un paese che ha vissuto per cinquant’anni di sistemi elettorali proporzionali. Parlano di coalizioni, dopo che per cinquant’anni anni il perno della politica italiana sono stati solo i partiti. Sono elezioni, quelle del 1996, che indicano un metodo – speriamo irripetibile – di individuazione dei leader delle coalizioni. Nel centrosinistra la scelta del leader trent’anni fa risentì del clima da post-guerra fredda: il candidato fu un ex democristiano (Prodi) preferito ad un post-comunista segretario del maggiore partito della coalizione (D'Alema). A destra, invece, la scelta del capo fu fatta dal padrone dell'alleanza: Silvio Berlusconi, il magnate delle televisioni con i suoi conflitti di interesse e le discusse origini dei suoi patrimoni. Le elezioni del 1996, infine, parlano anche della cura maniacale – esclusivamente a sinistra – verso i programmi: le ottantotto tesi dell’Ulivo, oppure le quasi trecento pagine dell’Unione nel 2006. Un testimone privilegiato di questa epoca è senz’altro Franco Monaco, uomo politico che ha avuto un rapporto privilegiato con Romano Prodi. E’ stato parlamentare in cinque legislature, dai Popolari per Prodi al Partito democratico (2018) e oggi ha analizzato per Pubblica la transizione dagli anni ‘90 del secolo scorso al futuro che verrà, tra campi larghi e primarie.

  23. 498

    Pubblica di martedì 14/04/2026

    Fermo preventivo fino a dodici ore, perquisizioni immediate, zone rosse, daspo estesi, stretta sul possesso di armi e coltelli, estensione della flagranza differita e nuove norme restrittive su immigrazione. Sono i provvedimenti contenuti nel cosiddetto decreto sicurezza. Approvato dal consiglio dei ministri il 5 febbraio scorso e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dopo ben venti giorni di scrupoloso setaccio del Quirinale, il decreto sta per scadere tra una decina di giorni. Per scoprire quale sarà l’iter del decreto, se ci saranno modifiche rispetto alla versione originaria, Pubblica ha ospitato Elisa Pirro, senatrice del M5S. Ospite anche l’ex magistrato Nello Rossi che ha definito il decreto Piantedosi un pezzo del diritto penale della destra. In cosa consiste? «È un diritto penale del nemico – ha scritto Rossi sulla rivista che dirige, Questione Giustizia - che sceglie come bersagli della repressione penale quanti vivono nel disagio sociale, gli irregolari, i dissenzienti, i protestatari, gli alternativi e, naturalmente, i migranti. Assumendo una posizione di rigore estremo nei confronti della marginalità sociale, dei reati di strada e di tutte le forme di azione politica e sociale che fuoriescono dai binari della più stretta legalità formale. È un diritto penale dell’amico, declinato, come sottolinea la costituzionalista Alessandra Algostino in senso classista e autoritario, che attua la depenalizzazione dei reati dei colletti bianchi e introduce tutele privilegiate per le forze di polizia, così veicolando «l’immagine dello Stato come autorità». A Pubblica oggi ha partecipato anche il segretario generale del SILP Cgil, il sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori della Polizia.

  24. 497

    Pubblica di lunedì 13/04/2026

    Si può misurare la democrazia? Si può confrontare il livello di democrazia di un paese con quello di un altro paese? C’è un rapporto, il “Democracy Report 2026" del V-dem Institute, che ci è riuscito. Il rapporto è stato appena pubblicato dall’Università di Göteborg , in Svezia. Due esempi di dati. 1. Oggi, in giro per il mondo, ci sono più autocrati rispetto a venti anni fa. 2. Nel 2005 la metà della popolazione mondiale viveva in democrazie. Oggi – venti anni dopo – la popolazione mondiale che vive in democrazia si è ridotta ad un quarto. Pubblica ha ospitato Federico Varese, professore di criminologia e sociologia all’università di Oxford, docente anche all’università parigina di Science Po. Inevitabile cominciare dal caso ungherese, dalla democrazia illiberale di Orbàn uscita sconfitta dalle elezioni parlamentari di ieri. Budapest è stato un modello di transizione da una democrazia ad una autocrazia? E ancora: il partito vincitore Tesza, del leader Peter Magyar, ha i numeri per modificare la costituzione ungherese. Quanto è facilmente reversibile l’autocrazia orbaniana? A Pubblica oggi anche Sara Bentivegna, sociologa, studiosa di comunicazione politica all’Università “La Sapienza” di Roma. E' curatrice, insieme a Giovanni Boccia Artieri e Giovanna Mascheroni, di «La politica dello scontro. La normalizzazione dell'inciviltà nel dibattito pubblico» (Il Mulino 2026).

  25. 496

    Pubblica di giovedì 09/04/2026

    Leggi elettorali (e procedure varie) usate come scorciatoie per risolvere problemi politici all’interno di partiti e/o coalizioni. E’ la tesi della storica Marzia Maccaferri che si è interrogata sul perché in Italia le leggi elettorali siano cambiate così frequentemente nel corso dell’ultimo trentennio (dal Mattarellum al Rosatellum). «C’è la convinzione – sostiene la storica - che sia il meccanismo del voto, e non la cultura o il programma politico – a produrre la soluzione alla governabilità e alla costruzione del consenso». Maccaferri osserva il caso della destra e dell’ultimo progetto di legge elettorale presentato dalla maggioranza in parlamento. Il sistema elettorale serve a tenere insieme la coalizione dopo le tensioni per la sconfitta al referendum. Serve anche ad affermare la visione meloniana di controllo egemonico delle istituzioni. Maccaferri - che insegna storia contemporanea e pensiero politico al Queen Mary, Università di Londra - è stata ospite oggi a Pubblica. Ospite anche la storica Valentine Lomellini, dell’università di Padova, per parlare del suo «Carlos, lo sciacallo» (Laterza 2026).

  26. 495

    Pubblica di mercoledì 08/04/2026

    Pubblica si occupa oggi di elezioni in Ungheria e di fondamentalismo cristiano negli Stati Uniti. Due temi solo apparentemente scollegati. A tenerli insieme l’uso politico della religione o una forma politica di religiosità. In Ungheria il premier uscente Orban, nei suoi sedici anni al potere, ha promosso la difesa della civiltà cristiana europea dal pericolo – ritenuto tale dal leader sovranista – delle migrazioni. Negli Stati Uniti Trump e Vance hanno parlato della difesa del cristianesimo come fondamento morale degli Stati Uniti. Pubblica ha ospitato Alessandra Briganti, giornalista all'agenzia Ansa di Bruxelles, ora a Budapest. Autrice di «La danza del pavone. Il grande imbroglio di Viktor Orban» (People 2026). Qual è l’eredità costruita in sedici anni di autocrazia orbaniana? Qual è il profilo politico del concorrente Peter Magyar? E’ – a differenza di Orban - un leader democratico, un europeista? Briganti nega che Magyar possa assomigliare ad un tale profilo. Pubblica ha ospitato anche lo scienziato della politica Paolo Naso, autore di «Dio benedica l'America. Il fondamentalismo cristiano dai creazionisti a Donald Trump» (Claudiana 2026). Il politologo ha commentato le parole indignate di Leone XIV sulla guerra all’Iran: «non è accettabile», ha detto Prevost. Naso ha poi raccontato le origini del fondamentalismo cristiano negli Stati Uniti e i punti di contatto con il pensiero della destra religiosa in Europa.

  27. 494

    Pubblica di martedì 07/04/2026

    «Giuseppina Pesce è cresciuta a Rosarno, nel cuore di uno dei clan più potenti della 'ndrangheta. Figlia, sorella, nipote di boss. Nata in una casa dove il silenzio è leg­ge e il sangue non si tradisce, a poco più di trent'anni sceglie di parlare. Di testimoniare. Di spezzare la catena. Lo fa per salvare i suoi figli. È una delle prime donne di 'ndrangheta a collaborare con la giustizia. E da quel momento perde tutto: la famiglia, il nome, la vita di prima. "La figlia del clan" è il racconto intimo e sconvolgente di una donna, Giuseppina Pesce, che ha attraversato violenza, colpa e paura per conquistare la libertà». Dal libro "La figlia del clan" (Piemme 2026), la testimonianza raccolta da Danilo Chirico, giornalista e scrittore, presidente dell'associazione antimafia daSud.

  28. 493

    Pubblica di giovedì 02/04/2026

    Si può fermare la speculazione internazionale sui prezzi di gas e petrolio che si muove al traino delle dichiarazioni di Donald Trump? Qualche giorno fa (il 24 marzo 2026) Milano Finanza ha scritto che «operazioni sul petrolio per circa 580 milioni di dollari sarebbero state effettuate appena 15 minuti prima che il presidente degli Stati Uniti Trump annunciasse colloqui “proficui” con l’Iran, poi smentiti da Teheran. A riportarlo è stato il Financial Times, ripreso anche dall’agenzia russa Tass». Si possono bloccare queste operazioni speculative sui mercati internazionali? E’ una delle domande che Pubblica ha rivolto oggi a Stefano Scarpetta, capo economista dell’OCSE, appena insediato nel suo nuovo ufficio di Parigi. Sulla crisi internazionale, è possibile tracciarne un identikit? Siamo di fronte alla stagflazione? E cioè ad un'aumento dei prezzi delle materie prime fossili, da un lato; e ad un’economia stagnante, dall'altro? Economia stagnante vuol dire consumi, investimenti, saldo commerciate fermi. Solo il deficit pubblico spinge la domanda verso l’alto. E tutto questo avviene in mezzo alle armi e alle bombe che sparano. E allora ci si chiede – con Stefano Scarpetta – come si può agire per fermare la crisi economica? Non sarebbe il caso di fermare prima la guerra? Pubblica ha ospitato oggi anche l’economista Dario Guarascio che ha parlato del suo «Imperialismo digitale. Economia e guerra ai tempi delle piattaforme e dell'intelligenza artificiale». (Laterza, 2026).

  29. 492

    Pubblica di mercoledì 01/04/2026

    Autonomia e indipendenza. Se n’è parlato tanto durante l’ultima campagna referendaria. Autonomia e indipendenza come principi fondamentali che appartengono alla magistratura. Di questo si è discusso, sostenendo che l’indipendenza dei magistrati è un pilastro della democrazia. Ma lo statuto dell’indipendenza è solo una questione di giudici e pubblici ministeri? Ovviamente no. Proviamo a pensare soprattutto alla scienza, alla ricerca scientifica, la cui indipendenza viene sancita – se guardiamo al caso italiano – all’interno della costituzione: l’articolo 33 della costituzione italiana parla di arte e scienza libere, quindi non dipendenti. E allora, dopo tanti magistrati e giuristi che abbiamo ascoltato in questi ultimi due-tre mesi di campagna referendaria oggi tocca alla scienza parlare di indipendenza, della propria indipendenza. Pubblica ha ospitato Teresa Numerico, professoressa associata di logica e filosofia della scienza. Tecnologia, big data, intelligenza artificiale, sono i suoi campi di ricerca. E’ docente di epistemologia dei nuovi media all'università di Roma Tre. Ospite anche Giovanni Dosi, professore emerito presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, economista. Le sue ricerche si sono concentrate su innovazione, sviluppo economico e organizzazione industriale. Dosi è membro dell’Accademia dei Lincei. La conversazione prende spunto da un articolo che Giovanni Dosi ha scritto per “Scienza in rete” un paio di settimane fa. Ha scritto il professor Dosi: «il controllo della magistratura e dell'accademia (oltre che della stampa, ma in Italia c'è poco che rimane da controllare…) è parte di un progetto di superamento dei sistemi autenticamente "liberal-democratici", fondati sui check-and-balance tra poteri dello Stato e sulle limitazioni al potere politico, anche quando eletto dal popolo (cioè da una maggioranza dei suoi votanti). Questo è uno zeitgeist forse ormai dominante dagli Stati Uniti all'Italia a Israele… per non parlare di posti come l'Argentina, dalle cui parti la costituzione democratica non è mai stata molto di casa».

  30. 491

    Pubblica di martedì 31/03/2026

    La guerra in città. Il conflitto armato si è spostato dal paesaggio delle campagne a quello urbano dei grandi e piccoli centri. Lo racconta Francesco Chiodelli, geografo economico e politico dell’università di Torino, ospite di Pubblica («Città in guerra», Bollati Boringhieri 2026). Città e guerra, Gerusalemme, l’ultima crisi diplomatica tra il Vaticano e il governo israeliano ha rigurdato il fermo di polizia del patriarca e cardinale Pizzaballa che ha impedito all'alto prelato di celebrare la messa della Domenica delle palme nella basilica del Santo Sepolcro. «Gerusalemme – racconta Chiodelli - rimane nonostante tutto il vero cuore del conflitto israelo-palestinese, anche se lo sforzo israeliano negli ultimi decenni si è concentrato soprattutto su Gaza e la Cisgiordania». Quando le città diventano centrali per i conflitti armati? «A partire dagli anni ‘90 le città sono diventate strutturalmente il luogo della guerra. Questo non vuol dire che prima non si combattesse in città, vuol dire che oggi si combatte anche e soprattutto in città. Quando pensiamo ad esempio alle guerre recenti – sostiene Chiodelli - non a caso pensiamo anche e soprattutto a città come Gaza, Beirut, Mariupol, Kiev, Kharkiv». Ospite a Pubblica anche Maria Chiara Riòli, docente di storia contemporanea all'università di Modena e Reggio Emilia, autrice di «Senza rifugio. Storia dei profughi palestinesi» (Laterza, 2026). «All’interno di Gerusalemme – racconta la professoressa Rioli - c'è un campo di rifugiati, il campo di Shofat. Gerusalemme è stata teatro anche di trasferimenti di popolazione nel corso della guerra del 1948, passata nella memoria palestinese come la Nakba, la catastrofe. Gerusalemme comunque non è l'unico luogo che si ricollega nella storia palestinese alla questione dei rifugiati. La centralità della Striscia di Gaza è proprio legata alla questione dei rifugiati, perché qui si trasferiscono i rifugiati palestinesi dopo il 1948. In generale assistiamo nel corso dei decenni a una trasformazione dei campi rifugiati all'interno dello spazio urbano. Vale all’interno di Gerusalemme come di Gaza».

  31. 490

    Pubblica di lunedì 30/03/2026

    Ad una settimana dal voto, c’è ancora qualcosa da dire sul referendum che ha tentato di smontare autonomia e indipendenza della magistratura. E lo facciamo prendendo in considerazione il voto giovanile. Su questo punto Pubblica ha sentito Andrea Bonanomi, associato di statistica sociale alla Cattolica di Milano e ricercatore all'Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo. Quante e quanti giovani hanno votato in più rispetto al passato? Come si spiega il fatto che la maggiore affluenza al voto si sia tradotta in un NO maggioritario? Pubblica si è anche chiesta se il voto di una settimana fa non abbia fatto emergere una questione importante: la «questione giustizia» (niente a che vedere con la giustizia intesa come ordinamento giudiziario, cancellieri, tribunali, magistrati). No. Quali motivazioni hanno guidato il "voto giovanile" e il "voto giovanile per il NO"? All’origine ci sono questioni legate ad un senso di giustizia che si è voluto affermare e/o di ingiustizie che si sono volute denunciare? Sembrerebbe di sì. Pensiamo a tutte le volte che collettivamente si è manifestato nelle piazze il bisogno di vivere secondo giustizia: per i diritti, per un’occupazione stabile, per una retribuzione dignitosa, per la cittadinanza. Oppure pensiamo a quando la denuncia ha riguardato l’ingiustizia delle guerre (dall'Ucraina all'Iran), dell'orrore genocida a Gaza, del diritto internazionale fatto a pezzi da Trump e Putin, da Milei e Modi. Una partecipazione esigente rispetto alle crisi. Che si è tradotta in un aumento dell’affluenza ai seggi. Pubblica ha ospitato anche Dino Amenduni, comunicatore politico dell’agenzia di comunicazione Proforma, docente di comunicazione politica e elettorale all’università di Bari; e Elena Granaglia, docente di scienza delle finanze all’università di Roma Tre, co-coordinatrice del Forum diseguaglianze e diversità.

  32. 489

    «Autoritarismi in democrazia» 4 - Daniela Padoan, filosofa

    Cinquant’anni fa il golpe militare in Argentina. La violenza dei generali destituisce Isabel Martinez Peron. I criminali che occupano abusivamente le stanze del potere a Buenos Aires scelgono la tattica del nascondimento. Le parole usate nascondono il loro reale significato e le azioni criminali commesse hanno conseguenze non visibili per le strade, non ci sono cadaveri, non si vedono corpi straziati. È in questo contesto che gli scomparsi diventano un caso e le madri delle scomparse e degli scomparsi un movimento politico. Le madres non chiedono una memoria dei propri cari non attraverso il racconto del dolore delle vittime, bensì attraverso il ricordo delle ragioni per cui le vittime erano scomparse. Argentina 1976-2026 è stato il tema dell’incontro alla Casa della Cultura del 24 marzo scorso per il ciclo “Autoritarismi in democrazia”. Ospite la scrittrice Daniela Padoan, presidente di Libertà e Giustizia, e autrice del libro «Le pazze. Un incontro con le madri di Plaza de Mayo» (Castelvecchi 2026). Sofia Borri, figlia di una desaparecida argentina, ha portato una testimonianza di quei primi anni della dittatura argentina e dell’impegno delle “madres” per i diritti umani. La madre di Sofia Borri si chiamava Silvia Roncoroni, fu sequestrata nel 1978, a 35 anni, dalla polizia militare e non fece più ritorno a casa.

  33. 488

    Pubblica di martedì 24/03/2026

    Come ha votato il NO che ha vinto al referendum sull’indipendenza dei magistrati? Ha votato per difendere la magistratura oppure per attaccare il governo Meloni? Oppure per altre ragioni? Pubblica ha girato queste domande a Ida Dominijanni, giornalista e saggista, filosofa della politica. Con il voto al referendum il progetto autoritario di Giorgia Meloni ha subito un colpo durissimo. C’è una forza maggioritaria nel paese che non ne vuol sapere di mettere mano non solo all’indipendenza dei giudici, ma anche ai diritti delle persone, come la manifestazione del pensiero e del dissenso. E’ possibile fermare gli attacchi ai diritti che il governo Meloni ha impacchettato nei decreti sulla sicurezza? «Ci sono molte norme che violano la costituzione, prima fra tutte il fermo preventivo», ha detto a Pubblica Silvia Albano, presidente di Magistratura democratica, giudice al Tribunale di Roma. «Vedremo se ci sarà la possibilità di mandarle alla Corte costituzionale».

  34. 487

    Pubblica di lunedì 23/03/2026

    Il caso Delmastro. E' il caso di cui è proagonista il sottosegretario alla giustizia, un caso che sta producendo un suo meritato clamore. Sta travolgendo il numero due al ministero della giustizia, un uomo di apparato che si trova un gradino sotto il ministro Carlo Nordio e la capo di gabinetto Giusy Bartolozzi. E' il caso che riguarda un uomo importante di partito, il partito della presidente del consiglio Meloni, e cioè Fratelli d'Italia, di cui Delmastro è responsabile giustizia. Meloni, di fronte a questa vicenda, si è mossa aggravando il quadro: ha parlato di “leggerezza” commessa dal suo sottosegretario e si è lasciata andare al sospetto dei sospetti, e cioè evocare una “manina” interessata a far fare lo scoop al Fatto Quotidiano la settimana scorsa. Ma col passare dei giorni - come ha scritto il Fatto - le uniche manine di cui si avuta qualche evidenza sono state quelle che hanno firmato quell’atto di costituzione di una società (una srl) a Biella, nel dicembre 2024, in uno studio notarile, dove si trovavano Delmastro e tre leader di Fratelli d’Italia del Piemonte. Insieme a loro c’era anche una ragazza di 18 anni arrivata da Roma. Si tratta di Miriam Caroccia, incensurata, figlia di quel Mauro Caroccia, prestanome del clan di Michele Senese, cioè di un boss della camorra romana. Caroccia padre a gennaio 2026 è stato condannato definitivamente dalla Cassazione proprio per essere stato prestanome dei Senese a Roma. Del clamore e dello scandalo per l’affaire Delmastro Pubblica ha parlato con Alberto Vannucci, docente di scienza politica all’università di Pisa e diretto del master in analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione.

  35. 486

    Pubblica di giovedì 19/03/2026

    Prezzi delle materie prime, di petrolio e gas, che salgono (Brent +65% dal 27 febbraio scorso) per colpa della guerra. L’attacco israelo-americano all’Iran e la risposta di Teheran sta ricreando sui mercati dell’energia – dicono alcuni analisti – le stesse condizioni che ci furono dopo l’attacco russo di Putin all’Ucrain nel 2022. E con l’attacco di oggi si stanno riproponendo le stesse disuguaglinze di allora, in termini di distribuzione dei maggiori guardagni fatti con l’aumento dei prezzi. Sono le conclusioni a cui arrivano due economisti, Gregor Semieniuk e Isabella M. Weber, in un articolo appena pubblicato su “Le Grand Continent”. I risultati sono senza appello, scrivono. Negli Stati Uniti, il 50% dei profitti derivanti dalle energie fossili è andato all’1% degli individui più ricchi. Il 50% dei cittadini più poveri del Paese — pari a 66 milioni di famiglie — ne ha percepito appena l’1%. Sono i profitti della guerra. Dei costi e di chi ci guadagna con la guerra Pubblica ha parlato oggi con Lucio Baccaro, sociologo, direttore dell'Istituto Max Planck per la ricerca sociale di Colonia, docente onorario di sociologia all'università di Ginevra. Pubblica ha anche ospitato Elisa Giuliani, economista dell’università di Pisa, con cui ha discusso di come le guerre colpiscono il clima e rendono la crisi climatica ancora più profonda.

  36. 485

    Pubblica di mercoledì 18/03/2026

    Ospite di Pubblica oggi è don Luigi Ciotti, presidente di Libera, che sta preparando la prossima giornata del 21 marzo, la Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia. La giornata nazionale si svolgerà quest’anno a Torino. Ma don Ciotti, in questi giorni che ci separano dal referendum, sente anche l’urgenza di far sentire cosa ne pensa. Raffaele Liguori lo ha raggiunto al telefono per Pubblica.

  37. 484

    Pubblica di martedì 17/03/2026

    La legislatura in corso è forse una di quelle più dense di progetti di legge e di leggi che riscrivono pezzi importanti della Costituzione. Due esempi noti. 1. Il progetto di legge costituzionale sul premierato (il cui iter parlamentare è ancora in corso) che prevede l'elezione diretta a suffragio universale del/della presidente del Consiglio insieme al parlamento, con un premio di maggioranza per la coalizione vincente e la norma cosiddetta "anti-ribaltone”. 2. L'altro progetto è quello che mette mano all'ordinamento dei magistrati e lo fa andando a modificare la norme che regolano la formazione e il funzionamento del Consiglio superiore della magistratura (l’organo che i costituenti del 1946-47 avevano individuato per far decidere delle carriere, dei trasferimenti e delle questioni disciplinari dei magistrati). Su questa legge costituzionale voteremo il prossimo 22 e 23 marzo. Cosa si ricava dai due progetti della destra (magistratura e governo)? C’è una volonta della maggioranza meloniana di muoversi in direzione di soluzioni autoritarie. Il capo del governo – ad esempio - deve diventare un luogo istituzionale dove i poteri si addensano, dove le attribuzioni si concentrano grazie anche all'elezione diretta del capo del governo; oppure – sostiene Meloni e la sua maggioranza - l'autonomia e l'indipendenza della magistratura devono essere ri-sintonizzate con lo spirito dei tempi che sostiene la causa dei poteri accentrati (da Trump a Orban). I poteri si concentrano, mentre le carriere di giudici e pm si separano non solo di fatto, ma anche di diritto. Pubblica oggi ha ospitato Nello Rossi, è stato magistrato, sia giudice che pm. Ha fatto parte del CSM. Oggi è direttore della rivista giuridica “Questione giustizia” (Magistratura democratica).

  38. 483

    Pubblica di lunedì 16/03/2026

    All’attacco dei magistrati. Giorgia Meloni, presidente del consiglio dei ministri, leader di Fratelli d’Italia, appare sempre più guidata da quest’obiettivo politico. Nelle recenti uscite pubbliche, quasi ogni occasione è stata quella buona per attaccare i magistrati, per attribuire loro responsabilità a cui non possono più sottrarsi e per le quali il “Sì” al referendum è una sorta di atto di riparazione. E’ una giustizia malata, quella che ha in mente Meloni. Ma è anche una giustizia che non merita alcuna cura. Anzi, merita una punizione. E per far questo la presidente del consiglio mette a soqquadro una delicata architettura costituzionale pensata ottant’anni fa dai e dalle costituenti. Com’è noto, il progetto Meloni-Nordio spezza in due il Consiglio superiore della magistratura e introduce un’autorità disciplinare con il potere “magico” di essere anche il giudice d’appello delle proprie decisioni. E’ quindi probabile che anche in questi ultimi sei giorni che ci separano dall’apertura dei seggi il 22 marzo (resteranno aperti anche lunedì 23 fino alle 15), è probabile che in questi ultimi sei giorni sentiremo pronunciare dalla presidente del consiglio attacchi ai magistrati “irresponsabili”, a quelli che non pagano quando sbagliano. Un repertorio, a cui Meloni ha aggiunto nei giorni scorsi un apocalittico: «se vince il No ci saranno figli strappati alle madri e stupratori in libertà”, per colpa dei magistrati. Pubblica ha ospitato oggi Carlo Galli, filosofo della politica, docente di storia delle dottrine politiche all’università di Bologna, autore di “Tecnica” (Il Mulino, 2026).

  39. 482

    Pubblica di giovedì 12/03/2026

    Una dichiarazione per sostenere la causa dell’umanità nell’uso dell’intelligenza artificiale (IA). E’ stata firmata il 4 marzo scorso negli Stati Uniti da un centianio di personalità. C’è l’ex leader del consumerismo nordamericano Ralph Nader, uno dei padri dell’IA, il canadese Yoshua Bengio, il premio Nobel per l’economia Daron Acemoglu. Insieme a campioni del progressismo e del pensiero liberal, c’è anche l’ideologo della destra neofascista statunitense, che ha influenzato il trumpismo della prima ora, Steve Bannon. «The pro-human AI declaration» nelle sue prime righe afferma che l’umanità è di fronte ad un bivio: da un lato l’IA può portare alla sostituzione di umani con macchine, dall’altro l’IA può amplificare – e non ridurre - il potenziale umano. La Dichiarazione non è stata sottoscritta dai rappresentanti delle Big Tech e arriva nel pieno di uno scontro tra il Pentagono e la società Anthropic che ha limitato l'uso della propria tecnologia da parte della Difesa Usa. «Una scelta deliberata», ha spiegato Emilia Javorsky del Future of Life Institute, l’organizzazione fondata dal fisico americano Max Tegmark che ha coordinato l'iniziativa della dichiarazione. «Il timore – ha aggiunto Javorsky - era che gli interessi aziendali finissero per diventare la prospettiva dominante». Pubblica ha ospitato oggi l’avvocata Laura Turrini e il giornalista Michele Mezza.

  40. 481

    Pubblica di mercoledì 11/03/2026

    Il silenzio che circonda il mondo. «Abbiamo guardato, ma non abbiamo visto», ha scritto ieri sul Corriere della Sera, Carlo Verdelli, editorialista de quotidiano di via Solferino. Che cosa porta gli umani al silenzio di fronte alla guerra? L’angoscia, l’impotenza, la sfiducia. E poi ancora il silenzio rivela un’assenza: quella dell’opinione pubblica, degli intellettuali, della politica. Pubblica ha ospitato oggi il filosofo della politica Roberto Escobar e la psicologa sociale Chiara Volpato.

  41. 480

    Pubblica di martedì 10/03/2026

    La giustizia in Italia, oltre il progetto Meloni-Nordio. La destra ha trascinato un intero paese, con il referendum, nel tentativo di vendicarsi dell’indipendenza dei magistrati. Ma oltre il progetto Meloni-Nordio esiste una giustizia in cerca di cura e che non ne riceve. Responsabili sono i governi e le maggioranze che si sono alternate nelle ultime legislature. Pubblica ha ospitato oggi il racconto di una magistrata e di un magistrato: Franca Imbergamo, sostituta procuratrice presso la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo; e Alfonso Sabella, giudice al Tribunale di Roma. Entrambi sono testimoni di una giustizia in affanno (per usare un eufemismo), spesso esercitata perfino contro il buon senso.

  42. 479

    Pubblica di lunedì 09/03/2026

    Gli uomini e la violenza maschile sul corpo delle donne. Due anni e mezzo fa, durante i funerali di sua figlia Giulia, vittima di femminicidio, Gino Cecchettin si rivolse direttamente agli uomini chiedendo loro di farsi "agenti di cambiamento". In questa giornata di sciopero transfemminista per l'otto marzo, tornano alla mente quelle parole di Gino Cecchettin. Che cos'è il cambiamento auspicato dal padre di Giulia? In quale direzione si muove? Oggi abbiamo provato ad abbozzare delle risposte riunendo intorno al microfono di Pubblica tre uomini: l'ospite di Pubblica, Claudio Jampaglia della redazione di Radio Popolare e Giuseppe Mazza, studioso del linguaggio e della comunicazione pubblica. Le risposte: lo smantellamento della cultura patriarcale - generatrice di violenza fino al femminicidio - passa attraverso la volontà degli uomini di confrontarsi sul virilismo tossico che alimenta pregiudizi, stereotipi, discriminazioni contro le donne. Claudio ha proposto una diserzione dal patriarcato, Giuseppe il privilegiare l'ascolto rispetto alla presa di parola. La puntata speciale di Pubblica si è conclusa con il racconto di Alessandro Braga dal corteo milanese per lo giornata di sciopero generale transfemminista contro la cultura patriarcale e la violenza maschile contro le donne.

  43. 478

    Pubblica di giovedì 05/03/2026

    Decostruire gli stereotipi di genere nei contesti educativi e promuovere una cultura della non violenza. E’ l’obiettivo di un corso di formazione per insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria. Il corso è stato pensato alla Fondazione “Giulia Cecchettin” e all’università di Firenze, dove la professoressa Irene Biemmi è stata la responsabile scientifica del progetto. Biemmi è stata ospite oggi a Pubblica.

  44. 477

    Pubblica di mercoledì 04/03/2026

    La crisi del diritto e della ragione. E’ quello che rivela l’allargarsi della guerra all’Iran e ai paesi del Golfo. Luigi Ferrajoli ne è convinto. Secondo il giurista - filosofo del diritto, professore emerito dell’università di Roma Tre, autore del testo “Per una costituzione della Terra". L’umanità al bivio” (Feletrinelli 2022) - «stiamo vivendo il momento più efferato della storia umana. Sono state violate tutte le norme del diritto internazionale. Dopo le violazioni avvenute da parte di Putin, poi di Israele – conclude Ferrajoli - abbiamo avuto da parte di Trump ben sei interventi militari. Nell’ultimo di questi è stato violato tutto il violabile». Pubblica ha ospitato oggi anche la filosofa Roberta de Monticelli, filosofa, è stata docente all’università Vita Salute San Raffaele, all’università di Ginevra. E’ autrice di «Umanità violata. La Palestina e l’inferno della ragione» (Laterza 2024). «Vorrei insistere – sostiene de Monticelli - sull’aspetto morale. Penso che si stia insinuando nelle nostre vene una sorta di nichilismo che prelude al peggio. Non riesco a levarmi dalla mente l’immagine di questa palla che è la terra buttata in un pozzo, nell’abisso».

  45. 476

    Pubblica di martedì 03/03/2026

    Politica e magistratura, due poteri fondamentali in uno stato di diritto. Oggi, il dibattito sui media tende a rappresentare il rapporto tra politica e magistratura quasi sempre come uno scontro. Ma è proprio così? E’ possibile ricostruire una storia delle relazioni tra politica e magistratura per vedere com’è andata? Questa relazione è anche un indice dello stato di salute di una democrazia? Pubblica ha sentito l’opinione di due storici: il 26 febbraio scorso, quella di Marcello Flores, co-autore di «Conflitto tra poteri. Magistratura, politica e processi nell’Italia repubblicana» (Il Saggiatore 2024); e oggi quella di Enzo Ciconte, autore di «L’Assedio. Storia della criminalità a Roma, da Porta Pia a Mafia Capitale» (Carocci, 2021). Nel corso delle due interviste è stato esaminato oltre un secolo di storia: dallo scandalo della Banca Romana, alla procura di Roma “porto delle nebbie”, dall’inchiesta P2 a Mani Pulite.

  46. 475

    Pubblica di lunedì 02/03/2026

    La guerra di Netanyahu e Trump contro l’Iran. Le reazioni dei mercati finanziari negli Stati Uniti e il peso politico crescente della diffusione dell’intelligenza artificiale e delle società che la controllano. Da Palantir a Anthropic, da OpenAI a Google: sono i principali membri di un nuovo complesso digitale e finanziario. Pubblica ha ospitato l’economista Giuliano Noci (autore di “Disordine”, Sole24Ore 2025) e il giornalista Michele Mezza (autore “Guerre in codice”, Donzelli 2025).

  47. 474

    Pubblica di giovedì 26/02/2026

    Storia di un conflitto tra poteri. Tra magistratura e politica. Ottant’anni di scontri, dalla nascita della Repubblica al ventennio berlusconiano, ad oggi. A Pubblica ospite lo storico Marcello Flores, autore con Mimmo Franzinelli di «Conflitto tra poteri. Magistratura, politica e processi nell'Italia repubblicana” (Il Saggiatore 2024). Per diversi decenni lo scontro è stato tra pezzi della magistratura e pezzi della politica, precisa il professor Flores. «Ma a partire dagli anni ‘90 è prevalsa l’aggressione politica alla magistratura». L’obiettivo della ricerca è stato «mettere in evidenza che questa aggressione alla magistratura nell’epoca di Silvio Berlusconi – sostiene lo storico - fu fatta prevalentemente per motivi personali di difesa che Berlusconi aveva nei confronti dell’accusa di cui era stato fatto oggetto». Flores conclude ricordando che «più che un conflitto della politica nei confronti della magistratura, fu un conflitto del governo Berlusconi per motivi quasi personali del suo capo.

  48. 473

    Pubblica di martedì 24/02/2026

    Tre anni e mezzo di governo con le destre in Italia che si caratterizzano sempre più per l’erosione, e in alcuni casi la rimozione, di fondamentali diritti. Dal diritto al pluralismo dell’informazione nel settore radiotelevisivo pubblico, al diritto di manifestare il dissenso senza bavagli e controlli preventivi, al diritto all’istruzione e alla libertà scientifica. E il diritto di voto? Sembra reggere, almeno fino a quando le autocrazie al governo non si sentono insiediate dai poteri di controllo. Pubblica ne ha parlato con la politologa Sara Gentile. Nella seconda parte della trasmissione di oggi un focus particolare sull’Italia con lo storico Lorenzo Castellani: il governo Meloni e le sue ambiguità in politica estera, la legge elettorale in arrivo e il premierato scomparso.

  49. 472

    Pubblica di lunedì 23/02/2026

    Politicizzato o tecnico? Che differenza c’è tra i due approcci? Ad esempio: se Meloni “politicizza” la battaglia referendaria, significa che la “butta in rissa” senza preoccuparsi del merito? Ma siamo sicuri che il merito possa essere cancellato con così tanta semplicità? E che la politica possa essere trasformata in un’arena di lottatori, in una futurista rissa in galleria? Su queste questioni non ci sono solo esempi italiani, ma anche di altri paesi. «La politica non si intrometta nel cinema», ha risposto il grande regista tedesco Wim Wenders a chi gli chiedeva perché lui, presidente della giuria della Berlinale, non prendesse posizione su Gaza: «perchè dobbiamo stare al di fuori della politica!» Wenders come Meloni? Secondo il notista politico della Stampa Alessandro De Angelis, la presidente del consiglio politicizza: «Meloni ha politicizzato la pugna – scrive De Angelis il 20 febbraio scorso - nell’ambito di un vero e proprio cambio di fase all’insegna della radicalizzazione, che cancella il merito e toglie argomenti a chi era pur favorevole alla riforma, trascinando la sinistra su un no tutto politico». Se questa è Meloni, Wim Wenders certo non la imita, evita di politicizzare. Il regista di "Paris, Texas" ricorda però che c’è una tensione tra linguaggi diversi, della politica e del cinema. Linguaggi che «non devono scontrarsi, ma formare una partenership». Pubblica ha ospitato oggi Walter Rahue, storico collaboratore da Berlino di Radio Popolare, e Ida Dominijanni, giornalista e saggista, filosofa della politica.

  50. 471

    Pubblica di giovedì 19/02/2026

    Bisogna nutrire e manifestare rispetto verso la magistratura, soprattutto da parte delle altre istituzioni. E’ la sostanza del messaggio contenuto nel brevissimo discorso pronunciato ieri dal presidente Sergio Mattarella davanti al plenum del Consiglio Superiore della Magistratura. Il capo dello stato ha scelto il Csm per ricordare a tutte e a tutti, in particolare “alle altre istituzioni”, che lo scontro politica-magistratura si sta trasformando (o forse è sempre stato così) in un attacco sistematico dell’esecutivo contro le toghe. Prova ne è non soltanto l’insulto del ministro Nordio contro il metodo di elezione del Csm (“meccanismo paramafioso”), ma anche i reiterati attacchi anti-giudici che la presidente del consiglio Meloni fa circolare attraverso i social, incurante delle esortazioni al rispetto della magistratura fatte dal presidente Mattarella. Pubblica oggi ha ospitato Alessandra Algostino, costituzionalista dell’Università di Torino, e Mario Ricciardi, filosofo del diritto all’Università Statale di Milano.

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