PODCAST · music
Early Music Stories
by Giornale della Musica
Scopri il ricco e affascinante mondo della musica antica con Early Music Stories, una serie podcast che racconta il lavoro di musicisti, ricercatori e artigiani. Esplora manoscritti, iconografie e strumenti storici per riportare in vita i suoni autentici di secoli fa e ricreare la musica nel suo contesto originale. Realizzata per Il Giornale della Musica da Paolo Scarnecchia, ogni puntata ti porta dietro le quinte di concerti e prove, svelando la maestria e l’artigianato musicale di quest’arte senza tempo.
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Intervista con Fabio Biondi | Farnese Festival 2026
Il Farnese Festival di Parma raccontato da Fabio BiondiLo spettacolare Teatro Farnese e la splendida Biblioteca Palatina sono i luoghi principali del Complesso Monumentale della Pilotta nei quali dal 3 all’8 giugno si svolgeranno i concerti della quarta edizione del Farnese Festival di Parma. Il direttore artistico Fabio Biondi lo inaugurerà con il suo ensemble Europa Galante eseguendo un oratorio inedito di Francesco Corselli dedicato a Santa Clotilde, e la maggior parte dei concerti presentati dai gruppi MUSIca AlcheMIca, Allabastrina Choir and Consort, Gli Incogniti, La Compagnia de Violini, e Polifem Consort saranno dedicati a musiche di autori spagnoli di diverse epoche storiche. Come racconta il direttore la manifestazione è nata per far conoscere e mettere in risalto il ruolo culturale e artistico del Ducato di Parma nel panorama musicale italiano ed europeo all’epoca della dinastia dei Farnese. Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista con Mariana Delgadillo Espinoza & Ensemble Alkymia | Misteria Paschalia 2026
L’argento musicale iberoamericano risuona nella miniera di sale di Wieliczka Il festival Misteria Paschalia offre la possibilità di vivere un’esperienza unica, quella di ascoltare un concerto all’interno della miniera di sale di Wieliczka, e in questa edizione nella grande cappella di Santa Kinga, scavata e decorata dai minatori, l’Ensemble Alkymia diretto da Marina Delgadillo Espinoza ha presentato un programma di musica barocca iberoamericana. Nel podcast la direttrice del gruppo descrive il carattere gioioso di questo repertorio devozionale che è illustrato attraverso alcuni dei momenti musicali più rappresentativi del concerto.Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista con Václav Luks & Collegium Vocale 1704 | Misteria Paschalia 2026
Zelenka, Durante e Caldara per il Venerdì Santo di Misteria PaschaliaIl clima di commemorazione del Venerdì Santo nel corso del festival Misteria Paschalia è stato esaltato dalla intensa esecuzione del Collegium Vocale 1704 diretto da Václav Luks dei Responsoria pro Hebdomada Sancta e del Miserere di Jan Dismas Zelenka. Nella seconda parte del concerto l’ensemble ha eseguito il Miserere di Francesco Durante e lo Stabat mater di Antonio Caldara, e nell’intervista Luks sottolinea l’influenza della cultura musicale italiana sull’opera del compositore boemo. L’intervista e gli esempi musicali sono stati registrati nel corso delle prove del concerto che si è svolto nel grande auditorium del Centro Congressi ICE di Cracovia. Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista con Vincent Dumestre & Le Poème Harmonique | Misteria Paschalia 2026
Dal profano al sacro: le metamorfosi dei travestimenti spirituali nella musica italiana del SeicentoIl festival Misteria Paschalia si svolge in diversi luoghi di Cracovia, e tra questi c’è la chiesa dei Carmelitani dove l’ensemble Le Poème Harmonique di Vincent Dumestre ha presentato un concerto dedicato a musiche di autori italiani del Seicento, frutto del procedimento del cosiddetto travestimento spirituale. La pratica di rivestire musiche profane con testi sostituivi di natura religiosa e devozionale era comune all’epoca, e Dumestre, che è anche il direttore artistico del festival, le descrive come forme di affascinanti metamorfosi barocche. Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista con Amandine Beyer e Jan Thomer (Gli Incogniti & Voces Suaves) | Misteria Paschalia 2026
Nel cuore del Misteria Paschalia Festival di Cracovia, il primo concerto serale dopo l’inaugurazione degli String Days si è svolto nella suggestiva chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, con un programma di intensa spiritualità dedicato a Dietrich Buxtehude.Protagonisti della serata sono stati l’ensemble vocale Voces Suaves e quello strumentale Gli Incogniti, diretti da Amandine Beyer, che hanno eseguito i Membra Jesu nostri, uno dei cicli più originali del repertorio sacro barocco.Composta nel 1680, questa raccolta di sette cantate per soli, coro, archi e basso continuo propone una meditazione progressiva sulle parti del corpo di Cristo crocifisso – dai piedi al volto – attraverso testi biblici e versi di origine medievale, articolati in arie solistiche e momenti concertati. Unica opera in lingua latina di Buxtehude, attivo come organista alla Marienkirche di Lubecca, i Membra Jesu nostri riflettono una profonda tensione devozionale, vicina alla sensibilità del pietismo.La collaborazione tra Voces Suaves e Gli Incogniti, nata proprio intorno a questo progetto, ha dato vita a un’esecuzione di grande intensità, segnando in modo significativo l’inizio del percorso musicale del festival. Nel podcast, Amandine Beyer e Jan Thomer raccontano la genesi di questo lavoro e il significato interpretativo di un ciclo che unisce rigore formale ed emozione spirituale.Gli esempi musicali sono stati registrati durante le prove, negli stessi spazi della chiesa che ha ospitato il concerto. Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della muscia
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Intervista con G. Paluch, T. Piech, M. Hartmann, K. Łoboda | String Days - Misteria Paschalia
The String Days of Misteria Paschalia 2026 Il primo evento della 23° edizione del festival Misteria Paschalia di Cracovia è stato organizzato nel Palazzo Potocki, che si affaccia sulla gigantesca Piazza del Mercato della città polacca, con l’allestimento di una esposizione di strumenti musicali ad arco costituita da esemplari originali e da copie moderne realizzate su modelli storici. Ma il programma degli “String Days!”, curato da Teresa Piech, comprende anche conferenze, visite guidate, e masterclass allo scopo di realizzare una vera e propria full immersion nel mondo di questa grande famiglia organologica, rivolta sia a musicisti e specialisti, che a un pubblico più ampio che ha potuto osservare le eleganti proporzioni di viole da gamba, violini, violoncelli ed altri strumenti che sono i protagonisti della cosiddetta prassi musicale storicamente informata. A completare il quadro sono stati presentati anche i concerti di due giovani gruppi musicali polacchi, Cohaere e Fantastica Ensemble, che hanno suonato nello storico palazzo, letteralmente circondati da numerosi archi appesi alle pareti in una delle sue sale principali. I diversi aspetti di questo evento vengono raccontati nel podcast direttamente dai protagonisti, a partire da una introduzione generale di Grzegorz Paluch, che è il curatore del festival, seguita dalla descrizione dell’esposizione fatta da Teresa Piech, in qualità di responsabile degli “String Days!”. Gli esempi musicali fanno parte delle prove dei concerti degli ensemble Cohaere e Fantastica, di cui parlano rispettivamente Monika Hartmann e Klaudia Łoboda. Le loro voci rappresentano la qualità delle nuove generazioni di musicisti polacchi che con passione e competenza contribuiscono ad arricchire la scena cosmopolita della musica antica di cui Misteria Paschalia è un interessante e originale esempio. Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista con Gianfranco Salvatore & PassiSparsi | CD Apra finestra Apra finestra! Canzoni moresche
Gli enigmi delle moresche rivelatiUn repertorio affascinante e ancora in parte enigmatico, sospeso tra musica, teatro e storia sociale: è quello delle moresche rinascimentali, al centro del lavoro dell’ensemble vocale PassiSparsi, nato a Firenze nel 2019.Dopo aver affrontato le villanelle di Orlando di Lasso, il gruppo ha scelto di dedicarsi a queste particolari canzoni del Cinquecento, costruendo nel tempo un progetto culminato nel primo disco, che raccoglie tutte le moresche presenti in una dozzina di fonti a stampa pubblicate tra il 1555 e il 1588.Un lavoro di riscoperta che include anche brani mai registrati prima, e che mette in luce la complessità di un repertorio dai testi spesso ambigui, legati alla presenza di schiavi africani nella Napoli rinascimentale.Nella prima parte del podcast, Martha Rook, Lorenzo Tosi e Neri Landi, tre dei fondatori dell’ensemble, raccontano il percorso del gruppo e il fascino teatrale delle moresche, costruite attorno a figure ricorrenti che alternano serenate amorose e invettive grottesche, in una dimensione sospesa tra comicità e provocazione.Nella seconda parte, il musicologo Gianfranco Salvatore approfondisce il contesto storico e culturale in cui queste composizioni sono nate, evidenziandone la dimensione performativa e teatrale, e restituendo il quadro di una Napoli rinascimentale attraversata da incontri, tensioni e contaminazioni culturali.Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista a PassiSparsi | CD Apra finestra! Canzoni moresche
Gli enigmi delle moresche rivelatiUn repertorio affascinante e ancora in parte enigmatico, sospeso tra musica, teatro e storia sociale: è quello delle moresche rinascimentali, al centro del lavoro dell’ensemble vocale PassiSparsi, nato a Firenze nel 2019.Dopo aver affrontato le villanelle di Orlando di Lasso, il gruppo ha scelto di dedicarsi a queste particolari canzoni del Cinquecento, costruendo nel tempo un progetto culminato nel primo disco, che raccoglie tutte le moresche presenti in una dozzina di fonti a stampa pubblicate tra il 1555 e il 1588.Un lavoro di riscoperta che include anche brani mai registrati prima, e che mette in luce la complessità di un repertorio dai testi spesso ambigui, legati alla presenza di schiavi africani nella Napoli rinascimentale.Nella prima parte del podcast, Martha Rook, Lorenzo Tosi e Neri Landi, tre dei fondatori dell’ensemble, raccontano il percorso del gruppo e il fascino teatrale delle moresche, costruite attorno a figure ricorrenti che alternano serenate amorose e invettive grottesche, in una dimensione sospesa tra comicità e provocazione.Nella seconda parte, il musicologo Gianfranco Salvatore approfondisce il contesto storico e culturale in cui queste composizioni sono nate, evidenziandone la dimensione performativa e teatrale, e restituendo il quadro di una Napoli rinascimentale attraversata da incontri, tensioni e contaminazioni culturali.Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista a Emmanuel Daumas & Orchestra Fondazione Arane di Verona | L'Olimpiade di Vivaldi, Verona
L’olimpionico Vivaldi invernale a VeronaUn’Olimpiade tutta musicale, tra mito antico e attualità: al Teatro Ristori di Verona, nell’ultima settimana di febbraio, è andata in scena L’Olimpiade di Antonio Vivaldi, su libretto di Pietro Metastasio, in un allestimento che dialoga idealmente con lo spirito dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina. La produzione riprende lo spettacolo firmato da Emmanuel Daumas per il Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, riportando sul palcoscenico un dramma in cui le competizioni atletiche dell’antica Grecia fanno da sfondo a una trama fitta di amore, amicizia, inganni e riconoscimenti finali. Una storia che mette alla prova i valori di lealtà e virtù, fino al sacrificio, tra colpi di scena e tensioni emotive tipiche del teatro metastasiano.L’opera è stata eseguita dall’Orchestra della Fondazione Arena di Verona, diretta da Giulio Prandi, con un cast che comprende Christian Senn, Loriana Castellano, Josè Maria Lo Monaco, Nicolò Balducci, Benedetta Mazzucato, Ana Maria Labin e Roberto Lorenzi. Nella prima parte del podcast, Giulio Prandi approfondisce le caratteristiche musicali dell’opera, mettendo in luce il virtuosismo delle arie vivaldiane e il legame tra scrittura vocale e sviluppo drammaturgico dei personaggi.Nella seconda parte, il regista Emmanuel Daumas racconta le scelte sceniche e il suo rapporto con la cultura italiana, che ha fortemente ispirato questo allestimento.Podcast realizzato e curato di Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista a Giulio Prandi & Orchestra Fondazione Arena di Verona | L'Olimpiade di Vivaldi, Verona
L’olimpionico Vivaldi invernale a VeronaUn’Olimpiade tutta musicale, tra mito antico e attualità: al Teatro Ristori di Verona, nell’ultima settimana di febbraio, è andata in scena L’Olimpiade di Antonio Vivaldi, su libretto di Pietro Metastasio, in un allestimento che dialoga idealmente con lo spirito dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina. La produzione riprende lo spettacolo firmato da Emmanuel Daumas per il Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, riportando sul palcoscenico un dramma in cui le competizioni atletiche dell’antica Grecia fanno da sfondo a una trama fitta di amore, amicizia, inganni e riconoscimenti finali. Una storia che mette alla prova i valori di lealtà e virtù, fino al sacrificio, tra colpi di scena e tensioni emotive tipiche del teatro metastasiano.L’opera è stata eseguita dall’Orchestra della Fondazione Arena di Verona, diretta da Giulio Prandi, con un cast che comprende Christian Senn, Loriana Castellano, Josè Maria Lo Monaco, Nicolò Balducci, Benedetta Mazzucato, Ana Maria Labin e Roberto Lorenzi. Nella prima parte del podcast, Giulio Prandi approfondisce le caratteristiche musicali dell’opera, mettendo in luce il virtuosismo delle arie vivaldiane e il legame tra scrittura vocale e sviluppo drammaturgico dei personaggi.Nella seconda parte, il regista Emmanuel Daumas racconta le scelte sceniche e il suo rapporto con la cultura italiana, che ha fortemente ispirato questo allestimento.Podcast realizzato e curato di Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista a Sarah Jeffery | REMA Early Music Day 2026
Due musiciste, un solo strumento e una passione condivisa per la musica antica: sono Sarah Jeffery e Lucie Horsch, le ambasciatrici della 14ª edizione dell’Early Music Day, la giornata internazionale promossa dal REMA – Early Music Network, che riunisce oltre duecento istituzioni, ensemble, conservatori e centri di ricerca attivi in ventinove paesi.Entrambe suonano il flauto dolce, lo strumento simbolo del movimento di riscoperta e valorizzazione della musica antica, e rappresentano la vitalità delle nuove generazioni di interpreti capaci di comunicare con il pubblico anche attraverso i media digitali.Di formazione eclettica, l’inglese Sarah Jeffery, residente ad Amsterdam, è nota per il suo progetto online Recorder Team, una seguitissima serie di video su YouTube dedicata alla storia, alla tecnica e alla pratica del flauto dolce, che ha contribuito ad avvicinare migliaia di persone a questo strumento semplice e accessibile.La flautista olandese Lucie Horsch, appartenente alla Generazione Z, è stata invece un’enfant prodige e oggi è una delle interpreti più apprezzate a livello internazionale. Accanto al flauto dolce, suona il pianoforte e canta come mezzosoprano, affiancando all’attività concertistica una discografia già importante.Nel podcast, diviso in due parti, le due musiciste raccontano il loro percorso artistico, la formazione musicale e il modo in cui si sono avvicinate alla musica. Due storie diverse che condividono la stessa energia e lo stesso entusiasmo per un repertorio che continua a ispirare interpreti e ascoltatori di ogni generazione.Un podcast del: giornale della musicaIn collaborazione con: REMA – Early Music NetworkOspiti: Sarah Jeffery, Lucie HorschRealizzato e curato da Paolo Scarnecchia
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Intervista a Lucie Horsch | REMA Early Music Day 2026
Due musiciste, un solo strumento e una passione condivisa per la musica antica: sono Sarah Jeffery e Lucie Horsch, le ambasciatrici della 14ª edizione dell’Early Music Day, la giornata internazionale promossa dal REMA – Early Music Network, che riunisce oltre duecento istituzioni, ensemble, conservatori e centri di ricerca attivi in ventinove paesi.Entrambe suonano il flauto dolce, lo strumento simbolo del movimento di riscoperta e valorizzazione della musica antica, e rappresentano la vitalità delle nuove generazioni di interpreti capaci di comunicare con il pubblico anche attraverso i media digitali.Di formazione eclettica, l’inglese Sarah Jeffery, residente ad Amsterdam, è nota per il suo progetto online Recorder Team, una seguitissima serie di video su YouTube dedicata alla storia, alla tecnica e alla pratica del flauto dolce, che ha contribuito ad avvicinare migliaia di persone a questo strumento semplice e accessibile.La flautista olandese Lucie Horsch, appartenente alla Generazione Z, è stata invece un’enfant prodige e oggi è una delle interpreti più apprezzate a livello internazionale. Accanto al flauto dolce, suona il pianoforte e canta come mezzosoprano, affiancando all’attività concertistica una discografia già importante.Nel podcast, diviso in due parti, le due musiciste raccontano il loro percorso artistico, la formazione musicale e il modo in cui si sono avvicinate alla musica. Due storie diverse che condividono la stessa energia e lo stesso entusiasmo per un repertorio che continua a ispirare interpreti e ascoltatori di ogni generazione.Un podcast del: giornale della musicaIn collaborazione con: REMA – Early Music NetworkOspiti: Sarah Jeffery, Lucie HorschRealizzato e curato da Paolo Scarnecchia
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Intervista a Emiliano Pellisari | Le Carnaval, Teatro Comunale di Ferrara
Un caleidoscopio di musica, danza e meraviglia barocca: al Teatro Comunale di Ferrara è tornata in scena, per la prima volta in tempi moderni, la mascarade Le Carnaval di Jean-Baptiste Lully, composta nel 1675.L’opera è stata eseguita dall’ensemble Modo Antiquo e dal coro I Musici del Gran Principe, diretti rispettivamente da Federico Maria Sardelli e Samuele Lastrucci, con un cast vocale formato da Valeria La Grotta, Giuseppina Bridelli, Philippe Talbot, Cyril Auvity, Biagio Pizzuti e Alexandre Baldo.Le dieci entrées che compongono Le Carnaval rappresentano una sorta di summa del teatro musicale di Lully per la corte francese. Assemblate secondo la pratica del pastiche, riuniscono scene tratte da diversi generi – ballet, mascarade e comédie-ballet – provenienti da spettacoli su testi di Molière, Benserade e Quinault. Ne nasce un mosaico scenico che riflette pienamente l’immaginario spettacolare del Seicento francese.L’allestimento ferrarese è stato firmato dal regista Emiliano Pellisari, che insieme a Mariana Porceddu ha curato le coreografie affidate ai danzatori della compagnia NoGravity Theatre, ricreando la meraviglia visiva del barocco attraverso giochi di illusioni ottiche e movimento scenico. Nella prima parte del podcast Federico Maria Sardelli e Samuele Lastrucci raccontano la struttura e il significato di questa mascarade, mettendo in luce il ruolo centrale di Lully nella storia della musica del Seicento.Nella seconda parte Emiliano Pellisari descrive la concezione scenica dello spettacolo e il modo in cui la dimensione spettacolare barocca viene reinterpretata per il pubblico di oggi. La produzione è stata trasmessa in diretta sul canale Opera Streaming, la piattaforma che raccoglie le principali produzioni liriche dei teatri dell’Emilia-Romagna, dove è disponibile in visione online.Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista a Federico Maria Sardelli e Samuele Lastrucci | Le Carnaval, Teatro Comunale di Ferrara
Un caleidoscopio di musica, danza e meraviglia barocca: al Teatro Comunale di Ferrara è tornata in scena, per la prima volta in tempi moderni, la mascarade Le Carnaval di Jean-Baptiste Lully, composta nel 1675.L’opera è stata eseguita dall’ensemble Modo Antiquo e dal coro I Musici del Gran Principe, diretti rispettivamente da Federico Maria Sardelli e Samuele Lastrucci, con un cast vocale formato da Valeria La Grotta, Giuseppina Bridelli, Philippe Talbot, Cyril Auvity, Biagio Pizzuti e Alexandre Baldo.Le dieci entrées che compongono Le Carnaval rappresentano una sorta di summa del teatro musicale di Lully per la corte francese. Assemblate secondo la pratica del pastiche, riuniscono scene tratte da diversi generi – ballet, mascarade e comédie-ballet – provenienti da spettacoli su testi di Molière, Benserade e Quinault. Ne nasce un mosaico scenico che riflette pienamente l’immaginario spettacolare del Seicento francese.L’allestimento ferrarese è stato firmato dal regista Emiliano Pellisari, che insieme a Mariana Porceddu ha curato le coreografie affidate ai danzatori della compagnia NoGravity Theatre, ricreando la meraviglia visiva del barocco attraverso giochi di illusioni ottiche e movimento scenico. Nella prima parte del podcast Federico Maria Sardelli e Samuele Lastrucci raccontano la struttura e il significato di questa mascarade, mettendo in luce il ruolo centrale di Lully nella storia della musica del Seicento.Nella seconda parte Emiliano Pellisari descrive la concezione scenica dello spettacolo e il modo in cui la dimensione spettacolare barocca viene reinterpretata per il pubblico di oggi. La produzione è stata trasmessa in diretta sul canale Opera Streaming, la piattaforma che raccoglie le principali produzioni liriche dei teatri dell’Emilia-Romagna, dove è disponibile in visione online.Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista a Ottavio Dantone, Alessandro Tampieri & Accademia Bizantina | IUC Istituzione Universitaria Concerti
Lectio magistralis di anatomia musicale barocca alla SapienzaUna vera e propria lectio magistralis di anatomia musicale barocca: così si può definire il concerto dell’Accademia Bizantina all’Aula Magna della Sapienza, nell’ambito dell’81ª stagione dell’Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma.Sotto la direzione di Ottavio Dantone, l’ensemble ha posto al centro del programma il Concerto Brandeburghese n. 5 di Johann Sebastian Bach, affiancandolo a pagine scelte per affinità timbriche e per ragioni storiche: il Concerto triplo in la minore dello stesso Bach, un concerto in mi minore di Georg Philipp Telemann e un Trio di Carl Philipp Emanuel Bach. Un percorso che illumina il Brandeburghese da prospettive diverse, mettendone in evidenza la rete di relazioni stilistiche e generazionali.Il progetto si inserisce nel più ampio ciclo “Baroque Anatomy”, con cui Dantone intende incorniciare e contestualizzare progressivamente tutti e sei i Concerti brandeburghesi, sia attraverso una serie discografica – il primo volume, dedicato al Quinto, è appena uscito – sia con un itinerario concertistico che ne approfondisce la struttura e il contesto.Nella conversazione che accompagna questo episodio, Ottavio Dantone e Alessandro Tampieri, primo violino dell’ensemble, raccontano la genesi dell’iniziativa e la logica delle scelte di programma.Gli esempi musicali inseriti nel podcast sono stati registrati durante le prove del concerto alla Sapienza.POdcast curato e realizzato del Paolo Scarnecchia per il gironale della musica
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Intervista a Giulio Prandi & Arianna Art Ensemble | Valletta Baroque Festival
Al Valletta Baroque Festival 2026, nello storico Teatro Manoel – uno dei più antichi teatri ancora in attività in Europa – è andata in scena Pelopida, opera del compositore settecentesco Girolamo Abos, figura di rilievo della scuola napoletana.Il festival maltese, che ogni anno valorizza luoghi di straordinario fascino architettonico, ha offerto in questa occasione una produzione capace di restituire l’energia teatrale e la raffinatezza musicale del Settecento italiano.Pelopida si inserisce in quel filone operistico in cui tensione drammatica, virtuosismo vocale e ricchezza orchestrale riflettono il gusto internazionale della Napoli musicale, crocevia culturale dell’Europa del tempo. In questo episodio raccontiamo il significato di questa riproposta in epoca moderna, il contesto storico dell’opera e il valore della sua esecuzione nel quadro del festival, con esempi musicali tratti dalle registrazioni realizzate in occasione della rappresentazione al Teatro Manoel.Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista a Filippo Mineccia & Arianna Art Ensemble | Valletta Baroque Festival
Al Valletta Baroque Festival 2026, nello storico Teatro Manoel – uno dei più antichi teatri ancora in attività in Europa – è andata in scena Pelopida, opera del compositore settecentesco Girolamo Abos, figura di rilievo della scuola napoletana.Il festival maltese, che ogni anno valorizza luoghi di straordinario fascino architettonico, ha offerto in questa occasione una produzione capace di restituire l’energia teatrale e la raffinatezza musicale del Settecento italiano.Pelopida si inserisce in quel filone operistico in cui tensione drammatica, virtuosismo vocale e ricchezza orchestrale riflettono il gusto internazionale della Napoli musicale, crocevia culturale dell’Europa del tempo. In questo episodio raccontiamo il significato di questa riproposta in epoca moderna, il contesto storico dell’opera e il valore della sua esecuzione nel quadro del festival, con esempi musicali tratti dalle registrazioni realizzate in occasione della rappresentazione al Teatro Manoel.Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Podcast Intervista a Brett Nicholas Brown & Arianna Art Ensemble | Valletta Baroque Festival
Al Valletta Baroque Festival 2026, nello storico Teatro Manoel – uno dei più antichi teatri ancora in attività in Europa – è andata in scena Pelopida, opera del compositore settecentesco Girolamo Abos, figura di rilievo della scuola napoletana.Il festival maltese, che ogni anno valorizza luoghi di straordinario fascino architettonico, ha offerto in questa occasione una produzione capace di restituire l’energia teatrale e la raffinatezza musicale del Settecento italiano.Pelopida si inserisce in quel filone operistico in cui tensione drammatica, virtuosismo vocale e ricchezza orchestrale riflettono il gusto internazionale della Napoli musicale, crocevia culturale dell’Europa del tempo. In questo episodio raccontiamo il significato di questa riproposta in epoca moderna, il contesto storico dell’opera e il valore della sua esecuzione nel quadro del festival, con esempi musicali tratti dalle registrazioni realizzate in occasione della rappresentazione al Teatro Manoel.Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista a Giacomo Biagi & Arianna Art Ensemble | Valletta Baroque Festival
La scuola musicale napoletana risuona nel Valletta Baroque FestivalNella parte conclusiva del Valletta Baroque Festival, la grande tradizione della scuola musicale napoletana del Settecento è tornata protagonista grazie all’Arianna Art Ensemble, impegnato in due appuntamenti che hanno messo in luce la ricchezza e la diffusione europea di questo repertorio. Da un lato l’ensemble ha partecipato all’esecuzione dell’opera Pelopida di Girolamo Abos, diretta da Giulio Prandi; dall’altro ha presentato un concerto sinfonico diretto da Giacomo Biagi, costruito come un percorso attraverso autori e stili che hanno reso Napoli uno dei centri più influenti della cultura musicale europea.Il programma, significativamente intitolato A Bridge Connecting Europe. The Roots & Branches of Neapolitan Music, comprendeva ouverture e sinfonie di Paisiello, Jommelli, Hasse, Martinez, Zingarelli e Johann Christian Bach. Nell’intervista, Biagi sottolinea il ruolo della scuola napoletana come modello di formazione, linguaggio e gusto capace di diffondersi nei teatri e nelle corti di molti paesi europei, influenzando in profondità la storia della musica del secolo.Gli esempi musicali inseriti nella conversazione sono stati registrati durante le prove del concerto, tenutosi nello storico Teatro Manoel della capitale maltese.Podcast creato e curato da Paola Scarnecchia per il gironale della musica
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Intervista a Arash Rokni | Valletta Baroque Festival
Le traduzioni pianistiche della musica barocca al Valletta Baroque FestivalTra i luoghi più affascinanti del Valletta Baroque Festival di Malta c’è il Palazzo Sant’Antonio ad Attard, costruito da un cavaliere divenuto Gran Maestro dell’Ordine di Malta e oggi residenza ufficiale del capo di Stato. In una delle sue sale si è svolto il concerto del pianista Arash Rokni, intitolato Baroque Piano Transcriptions. Il programma proponeva trascrizioni per pianoforte di musiche nate per clavicembalo, con pagine di Jean-Henry d’Anglebert, Alessandro e Domenico Scarlatti e Johann Sebastian Bach. Un itinerario che intreccia stili e scuole diverse, riportando al centro il tema della circolazione europea dei linguaggi musicali.Nell’intervista, Rokni – musicista iraniano residente in Germania – racconta la genesi del progetto e la sua ispirazione, a partire dalle parole di Georg Muffat, che nel Seicento rivendicava la musica come terreno di concordia e incontro tra tradizioni: francese, tedesca e italiana.Gli esempi musicali presenti nel podcast sono stati registrati durante la prova che ha preceduto il concerto, tenutosi nel penultimo giorno del Festival.Podcast realizzato e curato da Poalo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista a Luca Della Libera
La famiglia Scarlatti dietro le quinteUno sguardo inedito sulla famiglia Scarlatti, colta non sulla scena pubblica ma dietro le quinte della vita quotidiana, attraverso un corpus di documenti di straordinario valore storico.Al centro di questo episodio c’è la raccolta di oltre cento lettere inedite indirizzate al cardinale Annibale Albani, nipote di papa Clemente XI, provenienti dal grande archivio della famiglia Albani e oggi conservate nella Biblioteca Oliveriana di Pesaro. Raccolte, trascritte e annotate da Luca Della Libera, le lettere restituiscono un ritratto vivido di Alessandro Scarlatti e del suo nucleo familiare: i figli Domenico, Pietro, Flaminia e Cristina, e la moglie Antonia. Dai testi emergono non solo le dinamiche del mecenatismo musicale all’inizio del Settecento, ma anche le relazioni personali, le tensioni familiari, le difficoltà economiche e le strategie di sopravvivenza professionale di una delle più importanti famiglie di musicisti italiani.Alcune lettere di Alessandro Scarlatti offrono inoltre preziose indicazioni sul suo pensiero compositivo, sulla concezione della poetica musicale e sul suo temperamento, rivelando una figura di intellettuale profondamente consapevole del proprio ruolo nella società del tempo.Nel loro insieme, questi documenti disegnano anche un ritratto indiretto della società italiana del primo Settecento, fatta di relazioni di potere, raccomandazioni, aspettative e fragilità quotidiane.Nell’intervista, Luca Della Libera illustra i nodi principali di questo carteggio, soffermandosi sul valore storico e umano delle lettere e sul lavoro di studio che ha portato alla loro pubblicazione.Gli esempi musicali che accompagnano il podcast sono tratti dalla registrazione dell’opera omnia per tastiera di Alessandro Scarlatti realizzata da Francesco Tasini, creando un dialogo ideale tra le parole private e la musica pubblica del compositore.Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista a François Joubert-Caillet & L'Achéron
Un vero e proprio giro del mondo sonoro, compiuto a bordo della viola da gamba.Tra il 2015 e il 2021 François Joubert-Caillet ha portato a termine un’impresa discografica senza precedenti: la registrazione integrale dei cinque libri delle Pièces de viole di Marin Marais, confluiti oggi in un cofanetto che raccoglie venti cd pubblicati dall’etichetta Ricercar.Il progetto, ideato insieme a Jérôme Lejeune, curatore dell’etichetta, ha impegnato il fondatore dell’ensemble L’Achéron in una lunga immersione nella musica di uno dei massimi esponenti della scuola violistica francese.Stampate tra il 1686 e il 1725, le cinque raccolte coprono quasi quarant’anni di attività creativa e comprendono circa seicento brani, per oltre ventidue ore di musica: un universo fatto di preludi, danze, caratteri e affetti da esplorare con ascolti dilatati e progressivi. Nel corso di sette anni di studio ed esecuzione, Joubert-Caillet ha maturato una conoscenza profonda della scrittura di Marais, mettendo in luce la ricchezza timbrica della viola da gamba e la straordinaria varietà di soluzioni espressive che attraversano l’intero corpus delle Pièces de viole.Un repertorio che richiede non solo sensibilità musicale, ma anche resistenza fisica, concentrazione e dedizione quotidiana. Nella lunga intervvista che accompagna questo episodio, il musicista racconta le tappe principali di questa avventura, soffermandosi sugli aspetti meno visibili del lavoro del musicista: lo studio, la gestione del tempo, il rapporto con lo strumento e con se stessi.Gli esempi musicali presenti nel podcast sono tratti da ognuna delle cinque raccolte, offrendo un percorso d’ascolto attraverso uno dei patrimoni più affascinanti della musica strumentale barocca francese.Un podcast del: giornale della musicaIntervista e testo del podcast: Paolo ScarnecchiaProduzione: Paolo Scarnecchia
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Intervista a Peter Van Heyghen & Utopia Ensemble | The Sound of Brussels del Coudenberg - parte seconda
La giornata di studi The Sound of Brussels del Coudenberg Sound Box Fest Accanto ai concerti, il Coudenberg Sound Box Fest apre anche spazi di riflessione. Il primo appuntamento della rassegna è stato infatti affiancato dalla giornata di studi The Sound of Brussels, realizzata in collaborazione con il Koninklijk Conservatorium di Bruxelles e dedicata alla storia del paesaggio sonoro della città. Nel podcast, Matteo Gemolo racconta la nascita e le caratteristiche del festival “sotterraneo”, giunto alla sua quinta edizione, e presenta le novità di quest’anno, a partire dalla giornata di studi.Peter Van Heyghen, coordinatore dell’incontro, introduce invece il tema di un panorama musicale brussellese ancora in parte da ricostruire, sottolineando la necessità di superare l’attenzione esclusiva per i grandi nomi della polifonia franco-fiamminga e di riscoprire anche i repertori meno noti che ne completano la storia.
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Intervista a Matteo Gemolo & Utopia Ensemble & Il Gardellino | The Sound of Brussels del Coudenberg Sound Box Fest - prima parte
La giornata di studi The Sound of Brussels del Coudenberg Sound Box Fest Accanto ai concerti, il Coudenberg Sound Box Fest apre anche spazi di riflessione. Il primo appuntamento della rassegna è stato infatti affiancato dalla giornata di studi The Sound of Brussels, realizzata in collaborazione con il Koninklijk Conservatorium di Bruxelles e dedicata alla storia del paesaggio sonoro della città. Nel podcast, Matteo Gemolo racconta la nascita e le caratteristiche del festival “sotterraneo”, giunto alla sua quinta edizione, e presenta le novità di quest’anno, a partire dalla giornata di studi.Peter Van Heyghen, coordinatore dell’incontro, introduce invece il tema di un panorama musicale brussellese ancora in parte da ricostruire, sottolineando la necessità di superare l’attenzione esclusiva per i grandi nomi della polifonia franco-fiamminga e di riscoprire anche i repertori meno noti che ne completano la storia.Podcast relaizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista a Adriaan De Koster & Utopia Ensemble | Coudenberg Sound Box Fest prima parte
Tra polifonie franco fiamminghe e musiche di Mozart al Coudenberg Sound Box FestIl Coudenberg Sound Box Fest mette in dialogo musica e storia nei sotterranei del Palazzo del Coudenberg di Bruxelles, antica sede del potere del Ducato di Brabante.Nel doppio concerto inaugurale della rassegna, diretta da Matteo Gemolo, i cantori dell’Utopia Ensemble e gli strumentisti dell’ensemble Il Gardellino hanno alternato chanson franco-fiamminghe rinascimentali e pagine di Mozart, creando un suggestivo attraversamento di epoche e linguaggi.Nel podcast, Adriaan De Koster racconta come le chanson scelte possano riflettere il repertorio che un tempo risuonava tra le mura del palazzo, forse ascoltato anche da Carlo V, mentre Jan de Winne si sofferma sulla presenza della glassarmonica, strumento raro e affascinante impiegato nel concerto mozartiano La voix de cristal.Gli esempi musicali restituiscono l’atmosfera unica di un festival che intreccia archeologia, memoria e ascolto.Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista a Jan de Winne & Il Gardellino | Coudenberg Sound Box Fest - seconda parte
Tra polifonie franco fiamminghe e musiche di Mozart al Coudenberg Sound Box FestIl Coudenberg Sound Box Fest mette in dialogo musica e storia nei sotterranei del Palazzo del Coudenberg di Bruxelles, antica sede del potere del Ducato di Brabante.Nel doppio concerto inaugurale della rassegna, diretta da Matteo Gemolo, i cantori dell’Utopia Ensemble e gli strumentisti dell’ensemble Il Gardellino hanno alternato chanson franco-fiamminghe rinascimentali e pagine di Mozart, creando un suggestivo attraversamento di epoche e linguaggi.Nel podcast, Adriaan De Koster racconta come le chanson scelte possano riflettere il repertorio che un tempo risuonava tra le mura del palazzo, forse ascoltato anche da Carlo V, mentre Jan de Winne si sofferma sulla presenza della glassarmonica, strumento raro e affascinante impiegato nel concerto mozartiano La voix de cristal.Gli esempi musicali restituiscono l’atmosfera unica di un festival che intreccia archeologia, memoria e ascolto.Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista a Katarina Livljanić, Pino De Vittorio & Ensemble Dialogos | Giornate di Musica Antica di Herne
Arianna e Teseo nel corso del tempoNel corso delle Giornate di Musica Antica di Herne, organizzate dalla rete radiofonica WDR 3, Katarina Livljanić e Pino De Vittorio hanno presentato lo spettacolo Arianna viva, un progetto che attraversa i secoli per restituire voce e corpo a due figure centrali del mito classico: Arianna e Teseo.Cantanti e attori insieme, Livljanić e De Vittorio costruiscono un racconto musicale che nasce dal confronto tra le fonti classiche di Ovidio e la loro riscrittura nella letteratura e poesia italiana tra Trecento e Cinquecento. Il risultato è una forma di cantar recitando che si ispira alle pratiche dei cantori al liuto, basata prevalentemente su fonti musicali rinascimentali contenenti melodie destinate all’intonazione delle ottave narrative.Accanto ai due protagonisti, Bor Zuljan al liuto, Albrecht Maurer alla viola da braccio e Norbert Rodenkirchen al flauto contribuiscono a dare forma a un percorso sonoro essenziale e fortemente teatrale, in cui parola, gesto e musica si fondono senza soluzione di continuità.Il mito di Arianna, abbandonata e poi trasformata, diventa così una figura viva, attraversata dal tempo e dalle sue riscritture, in dialogo costante con la sensibilità contemporanea. Lo spettacolo è stato presentato negli spazi del Flottmann-Hallen, importante sito di archeologia industriale della città di Herne ed ex fabbrica del bacino della Ruhr, oggi riconvertita in centro culturale. Il concerto è stato trasmesso in diretta da WDR 3 ed è disponibile in ascolto sul sito dell’emittente. Nell’intervista contenuta in questo episodio, Katarina Livljanić e Pino De Vittorio raccontano la genesi del progetto, le fonti letterarie e musicali che lo hanno ispirato e il loro modo di intendere il rapporto tra musica antica, oralità e teatro.Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista a Luca Quintavalle & Nuovo Aspetto, Il Totila di Legrenzi | Giornate di Musica Antica di Herne
Ogni anno, le Giornate di Musica Antica di Herne riservano al pubblico una scoperta: un’opera dimenticata, riportata alla luce dopo secoli di silenzio.Per la 49ª edizione, la scelta è caduta su Il Totila di Giovanni Legrenzi, dramma per musica in tre atti su libretto di Matteo Noris, rappresentato per la prima volta a Venezia nel 1677 e mai più eseguito in epoca moderna. Il lavoro è stato riproposto al Kulturzentrum di Herne dall’ensemble Nuovo Aspetto, diretto al cembalo da Luca Quintavalle, con un ampio cast vocale che ha dato vita ai personaggi dell’opera: da Lucia Cirillo nel ruolo del re goto Totila, a Raffaella Milanesi, Roberta Invernizzi, Luca Cervoni, Valentin Ruckebier, Verena Kronbichler, Chiara Brunello, Charlotte Langner, Olivier Bergeron e Luísa Tinoco. Con il suo intreccio fitto di intrighi politici, amori, travestimenti e colpi di scena, Il Totila riflette il gusto veneziano dell’opera della seconda metà del Seicento, dove il dramma eroico convive con la parodia e la satira dei costumi.Legrenzi, figura chiave del barocco veneziano, compose una ventina di opere, ma solo sei sono sopravvissute integralmente. Nel caso di Totila, alcune sezioni orchestrali erano andate perdute: Quintavalle le ha ricostruite con rigore filologico e sensibilità teatrale, rendendo possibile questa prima esecuzione moderna quasi integrale. Nell’intervista, Luca Quintavalle racconta il lavoro di riscoperta e di ricostruzione della partitura, e il fascino di un’opera che mostra la vitalità e la ricchezza della Venezia barocca.Gli esempi musicali che accompagnano il podcast sono tratti dalle registrazioni delle prove e dalla diretta radiofonica su WDR 3, emittente che organizza il festival e che rende disponibile l’ascolto integrale sul proprio sito fino a metà dicembre.Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista a Wolfgang Katschner, Lautten Compagney Berlin & Garifuna Collective | Giornate di Musica Antica di Herne
Polly anglocaraibica alle Giornate di Musica Antica di HerneLa 49ª edizione delle Giornate di Musica Antica di Herne, tenutasi a metà novembre, ha scelto come filo conduttore un tema tanto attuale quanto complesso: appropriazione culturale e decolonizzazione, riassunto nel motto “Il mondo e noi”.Tra le proposte più originali di questa edizione, spicca quella della Lautten Compagney Berlin, diretta da Wolfgang Katschner, che ha portato sul palco del Kulturzentrum di Herne una produzione unica: Punta gegen Polly. Il concerto nasce dall’incontro tra la ballad opera Polly di Johann Christian Pepusch e John Gay – sequel della celebre Beggar’s Opera del 1729 – e la musica caraibica del Garifuna Collective, gruppo del Belize guidato dall’artista Pen Cayetano, considerato il fondatore della “punta rock”.Trasportata dalle strade di Londra alle Indie Occidentali, Polly racconta un mondo di pirati, schiavitù e libertà negata, temi che oggi risuonano con nuove prospettive grazie al dialogo fra la musica barocca europea e le sonorità afro-caraibiche contemporanee. La regia drammaturgica di Christian Filips intreccia la vicenda originale con nuovi personaggi, tra cui lo stesso John Gay, il poeta autore della ballad opera, che dialoga con la protagonista Polly e con MacHeath, pirata ribelle ribattezzato Morano.Il risultato è una forma di restituzione culturale in cui linguaggi, strumenti e ritmi si contaminano, rendendo vive le contraddizioni e le possibilità di una musica antica che dialoga con il presente. Nell’intervista, Wolfgang Katschner racconta la genesi del progetto e spiega come questa operazione di “decolonizzazione musicale” si inserisca in un percorso più ampio di collaborazione con musicisti di culture diverse.Gli esempi sonori inclusi nel podcast sono tratti dalle registrazioni delle prove del concerto, trasmesso in diretta su WDR 3, e disponibile integralmente sul sito della rete radiofonica tedesca.Podast curato e prodotto da Paolo Scarnecchia per Il giornale della musica
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Intervista a Walter Testolin, Francesco Leineri & De Labyrintho | Palestrina Il Cantico dei cantici
Palestrina 2.0 per l’inaugurazione della stagione da camera della Accademia Filarmonica RomanaNel quinto centenario della nascita di Giovanni Pierluigi da Palestrina, l’Accademia Filarmonica Romana ha scelto di inaugurare la nuova stagione da camera al Teatro Argentina con un omaggio tutt’altro che celebrativo in senso convenzionale: una rilettura radicale del Cantico dei cantici.Pur rispettando la sequenza dei testi del ciclo di mottetti rinascimentali, una parte dei versi è stata infatti musicata ex novo da Francesco Leineri, che interviene direttamente nella tessitura palestriniana, ampliandola con inserti testuali in diverse lingue oltre il latino e con un lavoro sonoro che include percussioni e live electronics con suoni preregistrati e mixati dal vivo.I cantori dell’ensemble vocale De labyrintho, diretti da Walter Testolin e affiancati da Samuele Telari alla fisarmonica e Elide Sulsenti al violoncello, hanno intrecciato la musica di Palestrina e quella di Leineri senza soluzione di continuità, dando vita a un percorso sonoro originale: una sorta di espansione multidirezionale della sensualità e del sentimento che attraversano il poema biblico, tra eco antiche e risonanze contemporanee.In questo episodio, Walter Testolin e Francesco Leineri raccontano come è nata l’idea del progetto, il ruolo del Cantico dei cantici nella maturità di Palestrina e il significato di questa “ricomposizione” di alcune sue parti. Gli esempi musicali che ascolterete nel corso della conversazione sono tratti dalle registrazioni effettuate durante le prove nella Sala Casella, sede storica dell’Accademia Filarmonica Romana, e restituiscono tutta la tensione creativa di un dialogo vivo tra passato e presente.Podcast curato e prodotto da Paolo Scarnecchia per Il giornale della musica
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Intervista a Tiago Simas Freire & Capella Sanctae Crucis | cd book La zagala
Il CD-book La Zagala más hermosa ci porta nel cuore del Portogallo del Seicento, tra le pagine di un prezioso manoscritto conservato nella Biblioteca dell’Università di Coimbra.Il titolo deriva da un tono – termine usato nella Penisola iberica per indicare le canzoni strofiche di moda tra XVI e XVII secolo – una composizione anonima che ha ispirato anche una messa parodia costruita sulla stessa melodia e inclusa nello stesso manoscritto, insieme ad altre musiche sacre e profane. In questo episodio ascoltiamo e raccontiamo la nuova interpretazione di questi repertori proposta dall’ensemble Capella Sanctae Crucis, diretto da Tiago Simas Freire.Il progetto fa parte di Mundos e Fundos, un’iniziativa dell’Università di Coimbra dedicata alla riscoperta del patrimonio musicale del Monastero di Santa Cruz, luogo centrale non solo nella vita religiosa ma anche nella storia culturale e artistica del Portogallo. L’edizione del CD-book, curata dallo stesso Simas Freire con Paulo Estudante e Sonia Duarte, offre testi in quattro lingue e uno studio sull’iconografia mariana dell’età barocca, restituendo la ricchezza di un mondo in cui devozione, arte e ricerca musicale si intrecciano.Nell’intervista, Tiago Simas Freire racconta l’importanza del fondo musicale del monastero di Santa Cruz e svela i segreti del tono e della messa parodia contenuti in questo affascinante progetto, parte di una collana dedicata al patrimonio della musica antica portoghese.Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista a Stephane Fuget & Les Epopées, Pour être heureux en amour - Ramée
Les Épopées: Pour être heureux en amourCon la registrazione della raccolta di airs sérieux di Joseph Chabanceau de La Barre, l’ensemble Les Épopées, diretto da Stéphane Fuget, restituisce al pubblico l’eleganza raffinata della musica vocale francese del Seicento.Nel nuovo episodio del podcast esploriamo un repertorio dedicato all’amore e alla sua idealizzazione, protagonista dei salotti aristocratici parigini del XVII secolo. Le voci di Claire Lefilliâtre e Luc Bertin-Hugault danno nuova vita alle pagine di de La Barre, compositore dalla sensibilità poetica e musicale singolare, il cui nome merita di essere riscoperto. Appartenente a una famiglia di musicisti al servizio della monarchia, Joseph Chabanceau de La Barre fu organista della cappella reale, dopo un periodo trascorso in Svezia alla corte di Cristina, insieme alla sorella Anne, celebre cantante del tempo.La sua raccolta del 1669, Airs à deux parties, avec les seconds couplets en diminution, si distingue per la finezza dell’ornamentazione e per la capacità di trasformare la melodia in un discorso espressivo, lontano dalla teatralità del contemporaneo stile italiano.Un viaggio sonoro nella grazia e nell’intimità dell’air de cour, dove la misura e la delicatezza dell’emozione diventano arte.Podcast prodotto e curato da Paolo Scarnecchia per Il Giornale della Musica
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Intervista ad Alessandro Ciccolini, Monica Piccinini & Compagnia de Violini | Festival Grandezze & Meraviglie
“Il martirio di Santa Teodosia: Alessandro Scarlatti e l’anima dell’oratorio” Nel corso della 28ª edizione del festival Grandezze & Meraviglie, dedicato alla musica antica e barocca, è stato eseguito Il martirio di Santa Teodosia, oratorio giovanile di Alessandro Scarlatti.Un’opera rara, riscoperta grazie al prezioso manoscritto conservato presso la Biblioteca Estense di Modena, città dove il lavoro fu presentato nel 1685, dopo una prima esecuzione romana probabilmente promossa dal duca Francesco II d’Este, grande mecenate e amante del genere oratoriale. Il libretto, di autore anonimo, racconta la vicenda di Santa Teodosia di Tiro, giovane martire cristiana uccisa per ordine del prefetto Urbano a Cesarea di Palestina.La storia, intensa e drammatica, prende vita attraverso una musica che già rivela lo stile personale e la sensibilità teatrale del giovane Scarlatti. Per la prima volta nella storia del festival, il concerto si è svolto fuori dalla provincia di Modena, nella suggestiva Basilica di Santa Maria dei Servi di Bologna, ampliando così i confini geografici e simbolici della rassegna.L’oratorio è stato eseguito dall’ensemble La Compagnia de Violini, con la direzione di Alessandro Ciccolini e la partecipazione delle voci diMonica Piccinini (Teodosia)Massimo Altieri (Arsenio)Marco Saccardin (Urbano)Valentina Ferrarese (Decio).In questo episodio, arricchito da estratti musicali originali, il direttore Alessandro Ciccolini e la protagonista Monica Piccinini ci accompagnano alla scoperta degli aspetti più significativi di questo capolavoro giovanile, tra fede, bellezza e passione barocca.Podcast curato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista a Fabio Lombardo & L'Homme Armé | FloReMus 2025
Con il concerto del 25 settembre al Cenacolo del Fuligno si è chiusa la nona edizione di FloReMus – Rinascimento musicale fiorentino.Protagonista dell’ultimo appuntamento è stato l’ensemble L’Homme Armé, diretto da Fabio Lombardo, che ha proposto un programma intitolato “Virgo et mater, intorno alla musica sacra di Giovanni Pierluigi da Palestrina”. Nella sala affrescata con l’“Ultima cena” attribuita al Perugino, la musica di Palestrina ha risuonato in un percorso raffinato di rimandi e corrispondenze: tra madrigali, chanson, intavolature per organo e movimenti tratti da due sue celebri messe parodia, la Missa I toni, overo Io mi sono giovinetta e la Missa Sine nomine (Je suis déshéritée).Il concerto comprendeva anche il mottetto Tribularer si nescirem e lo Stabat Mater, due pagine che racchiudono l’essenza spirituale e la limpidezza della scrittura palestriniana.A mostrare la rete di influenze e dialoghi che attraversava la musica del tempo, l’ensemble ha incluso anche un movimento dalla Missa super Io son ferito di Orlando di Lasso, costruita sul madrigale di Palestrina, e il mottetto O Virgo prudentissima di Josquin Desprez, con cui si è aperta la serata: un omaggio alle radici fiamminghe della polifonia rinascimentale italiana.Nell’intervista a Fabio Lombardo, che accompagna questo episodio, il direttore racconta le scelte del programma e il senso del suo “gioco di specchi” intorno a Palestrina, illustrando con esempi musicali la vitalità e la modernità di una musica che, cinque secoli dopo, continua a parlarci di bellezza e di misura.Un podcast del giornale della musicaIn collaborazione con FloReMus – Rinascimento musicale fiorentinoRegistrazione del concerto: Ensemble L’Homme ArméDirettore: Fabio LombardoIntervista e testo: Paolo ScarnecchiaEditing e post-produzione audio: Paolo ScarnecchiaVoce narrante: Paolo ScarnecchiaMusiche di: Giovanni Pierluigi da Palestrina, Orlando di Lasso, Josquin DesprezRegistrato al: Cenacolo del Fuligno, Firenze – 25 settembre
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Intervista a Mehmet Ali Sanlıkol, Blue Heron & DÜNYA
Blue Heron e DÜNYA: un ponte tra Rinascimento europeo e tradizione ottomana L’ensemble Blue Heron, diretto da Scott Metcalfe e punto di riferimento internazionale per l’esecuzione storicamente informata della polifonia del XV e XVI secolo, presenta un progetto che segna una svolta nella sua storia artistica: per la prima volta, infatti, il gruppo di Boston incide musiche contemporanee, nate dall’incontro con il compositore turco naturalizzato statunitense Mehmet Ali Sanlıkol.La collaborazione nasce anche grazie al legame con il collettivo DÜNYA, fondato dallo stesso Sanlıkol, che da anni riunisce musicisti di diverse nazionalità e culture in un dialogo creativo in cui la tradizione musicale turca incontra linguaggi e stili diversi. Il titolo del disco è tratto da un canto spirituale ottomano del XVII secolo, e fa da filo conduttore alle due composizioni firmate da Sanlıkol. La prima, The Triumph (2023), commissionata da Blue Heron per celebrare i suoi 25 anni, intreccia le voci dell’ensemble con strumenti tradizionali turchi.La seconda, Devran (2017), interamente vocale, rielabora due testi mistici sufi trascritti da Ali Ufki, musicista e intellettuale polacco al servizio della corte ottomana, trasformandoli in un mottetto ispirato alla polifonia rinascimentale. Il risultato è un dialogo originale e affascinante tra mondi sonori lontani eppure complementari: da un lato l’eredità della scuola franco-fiamminga e della tradizione rinascimentale europea, dall’altro la spiritualità e la poesia del sufismo ottomano.Una sintesi resa ancora più viva dalle parole dei protagonisti, raccolte nelle due interviste che chiudono il podcast, in cui Metcalfe e Sanlıkol raccontano il percorso che ha portato alla nascita di questo progetto.Produzione e realizzazione del podcast: Paolo Scarnecchia per Il giornale della musicanterviste: Scott Metcalfe e Mehmet Ali Sanlıkol
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Intervista a Scott Metcalfe & Blue Heron
Blue Heron e DÜNYA: un ponte tra Rinascimento europeo e tradizione ottomana L’ensemble Blue Heron, diretto da Scott Metcalfe e punto di riferimento internazionale per l’esecuzione storicamente informata della polifonia del XV e XVI secolo, presenta un progetto che segna una svolta nella sua storia artistica: per la prima volta, infatti, il gruppo di Boston incide musiche contemporanee, nate dall’incontro con il compositore turco naturalizzato statunitense Mehmet Ali Sanlıkol.La collaborazione nasce anche grazie al legame con il collettivo DÜNYA, fondato dallo stesso Sanlıkol, che da anni riunisce musicisti di diverse nazionalità e culture in un dialogo creativo in cui la tradizione musicale turca incontra linguaggi e stili diversi. Il titolo del disco è tratto da un canto spirituale ottomano del XVII secolo, e fa da filo conduttore alle due composizioni firmate da Sanlıkol. La prima, The Triumph (2023), commissionata da Blue Heron per celebrare i suoi 25 anni, intreccia le voci dell’ensemble con strumenti tradizionali turchi.La seconda, Devran (2017), interamente vocale, rielabora due testi mistici sufi trascritti da Ali Ufki, musicista e intellettuale polacco al servizio della corte ottomana, trasformandoli in un mottetto ispirato alla polifonia rinascimentale. Il risultato è un dialogo originale e affascinante tra mondi sonori lontani eppure complementari: da un lato l’eredità della scuola franco-fiamminga e della tradizione rinascimentale europea, dall’altro la spiritualità e la poesia del sufismo ottomano.Una sintesi resa ancora più viva dalle parole dei protagonisti, raccolte nelle due interviste che chiudono il podcast, in cui Metcalfe e Sanlıkol raccontano il percorso che ha portato alla nascita di questo progetto.Produzione e realizzazione del podcast: Paolo Scarnecchia per Il giornale della musicanterviste: Scott Metcalfe e Mehmet Ali Sanlıkol
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Intervista a Giulio Prandi & Coro e Orchestra Ghislieri - Festival Ambronay
Il Festival di Ambronay si è aperto il 12 settembre con un evento di straordinaria importanza: il Coro e Orchestra Ghislieri, diretti da Giulio Prandi, hanno inaugurato la rassegna con un programma interamente dedicato ad Alessandro Scarlatti.La serata ha offerto estratti dal Vespro di Santa Cecilia, dalla Messa di Santa Cecilia e dal Te Deum, quest’ultimo presentato in prima esecuzione moderna. Si tratta di una partitura di eccezionale valore, la cui fonte manoscritta – non autografa – è stata recentemente scoperta da Luca Dalla Libera. Analisi stilistiche e caratteristiche materiali, come la filigrana dei fogli, confermano l’appartenenza dello spartito allo stesso periodo delle altre composizioni dedicate alla santa patrona dei musicisti, collocabili tra il 1720 e il 1721.La Messa di Santa Cecilia, scritta da Scarlatti per il cardinale Francesco Acquaviva d’Aragona, è una pagina grandiosa per cinque voci soliste, coro e orchestra. Le sue sezioni alternano momenti concertanti e brani solistici, affidati in questa occasione a Maria Grazia Schiavo (soprano I), Carlotta Colombo (soprano II), Margherita Maria Sala (contralto), Raffaele Giordani (tenore) e Alessandro Ravasio (basso).Nel nostro podcast, Giulio Prandi racconta le caratteristiche di queste opere, il loro significato nel contesto della musica sacra barocca e il suo rapporto con il festival, al quale il Ghislieri ha già preso parte in passato. Tutti gli esempi musicali che ascolterete sono tratti dalle prove del concerto, registrate nella suggestiva cornice dell’Abbatiale, la chiesa del Monastero di Ambronay, oggi sede del vivace Centre Culturel de Rencontre.Podcast a cura di Paolo Scarnecchia per il giornale della musicaIntervista a: Giulio Prandi.Esecuzione: Coro e Orchestra Ghislieri.Solisti: Maria Grazia Schiavo, Carlotta Colombo, Margherita Maria Sala, Raffaele Giordani, Alessandro Ravasio.Registrazioni effettuate durante le prove del concerto inaugurale del Festival di Ambronay, 12 settembre.
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Intervista a Peter De Laurentiis & CAPPELLA PRATENSIS | Laus Polyphoniae 2025
Le cattedrali sonore di Laus PolyphoniaeEdizione 2025 – “Ars Antiqua – Ars Nova – Ars Subtilior” Dal 1140 al 1440: tre secoli di musica che hanno fatto da colonna sonora all’epoca dei grandi costruttori di cattedrali.In questo episodio speciale del podcast di Laus Polyphoniae, Peter de Laurentiis (Cappella Pratensis) ci accompagna alla scoperta di un programma che unisce storia, spiritualità e raffinatezza sonora. Il viaggio è dedicato a Guillaume Dufay, il grande compositore franco-fiammingo al servizio dei Malatesta, che con i suoi mottetti e chanson ha testimoniato eventi cruciali della storia rinascimentale italiana.Attorno al leggio girevole con i facsimili dei codici antichi, la Cappella Pratensis fa rivivere la forza evocativa della polifonia, intrecciando le opere di Dufay con quelle di Richard Loqueville, Hugo de Lantins, Pierre Fontaine e Jean Franchois.Un percorso in quattro sezioni, intitolato “Guillaume Dufay and the New Sound of the Ars Subtilior”, che restituisce l’intensità e la modernità sorprendente di una musica nata secoli fa e ancora oggi capace di emozionare.CreditiPodcast realizzato in occasione di Laus Polyphoniae 2025 – Festival di musica antica di Anversa.Con la partecipazione di Peter de Laurentiis e Cappella Pratensis.Un progetto a cura di Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
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Intervista a Donatella Busetto, Patrizio La Placa e Cenacolo Musicale | Festival Musica Antica e Arti (Femart)
Il Barocco musicale nel cuore del Nordest – PodcastDal 24 agosto al 14 dicembre, borghi e città storiche del Friuli Venezia Giulia e del Veneto ospiteranno il Festival Musica Antica e Arti (Femart), giunto alla sua 25ª edizione e organizzato dall’Associazione Barocco Europeo di Sacile.Con il titolo “Barocco in movimento”, il cartellone propone concerti in luoghi di straordinario fascino, dal Duomo di Valvasone alla Chiesa di San Rocco di Polcenigo, fino al Ridotto del Teatro Verdi di Gorizia. In questa puntata, Donatella Busetto, direttrice artistica del Festival, racconta i temi e le novità dell’edizione 2025, tra cui l’omaggio ad Alessandro Scarlatti nel terzo centenario della morte, con l’esecuzione di tre cantate per basso.Il baritono Patrizio La Placa ci guida alla scoperta delle caratteristiche musicali di queste opere, che interpreterà a Conegliano, Polcenigo e Valvasone a fine agosto. CreditiUn podcast di Paolo Scarnecchia per il giornale della musicaInterviste a Donatella Busetto e Patrizio La PlacaTesto e conduzione: Paolo ScarnecchiaProduzione: realizzato in collaborazione con Fermat
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Intervista a Arnaldo Morelli | Festival Il Polifonico, Arezzo
Il Polifonico: Cori dal mondo ad ArezzoNella terza settimana di agosto cori provenienti da diversi paesi del mondo convergeranno ad Arezzo per partecipare al celebre concorso internazionale “Il Polifonico”, giunto alla sua 73ª edizione.Organizzata dalla Fondazione Guido d’Arezzo, questa manifestazione porta un titolo semplice, ma racchiude un programma ricco e articolato, diffuso in diversi luoghi della città.Formalmente è un concorso internazionale per formazioni corali, ma nella realtà è anche un vero e proprio festival: il pubblico segue con passione le esibizioni in piazze, teatri e chiese, e la rassegna include anche il Festival internazionale di canto popolare, entrato in programma a metà della lunga storia della manifestazione.Nato nei primi anni Cinquanta, “Il Polifonico” ha trasformato Arezzo in una capitale ideale della coralità, ispirando eventi simili in Italia e all’estero e diventando un punto di riferimento europeo per la promozione e la valorizzazione del canto corale. Quest’anno il concorso celebra anche il quinto centenario della nascita di Giovanni Pierluigi da Palestrina.Ogni formazione in gara eseguirà un brano del maestro rinascimentale, e il concerto inaugurale – affidato all’ensemble De labyrintho diretto da Walter Testolin – sarà dedicato al quarto libro di mottetti del 1584 su testi del Canticum canticorum.A completare il programma, un convegno dedicato alla prassi esecutiva della musica del princeps musicae.Nel podcast, nella prima parte, il direttore artistico Luigi Marzola racconta lo svolgimento della manifestazione e le varie fasi organizzative. Nella seconda parte, Walter Testolin illustra il fascino e la profondità del Canticum canticorum, anticipando i temi del suo intervento al convegno.Nella terza parte, Arnaldo Morelli offre un ritratto biografico di Palestrina, evidenziando il cosmopolitismo dell’ambiente romano in cui operò il compositore.Podcast ideato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornaledellamusicaTesti e conduzione: Paolo ScarnecchiaOspiti: Luigi Marzola, Walter Testolin, Arnaldo MorelliRegistrazione e montaggio: Paolo ScarnecchiaProdotto in collaborazione con la Fondazione Guido d’Arezzo
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Intervista a Walter Testolin & De labyrintho | Festival Il Polifonico, Arezzo
Il Polifonico: Cori dal mondo ad ArezzoNella terza settimana di agosto cori provenienti da diversi paesi del mondo convergeranno ad Arezzo per partecipare al celebre concorso internazionale “Il Polifonico”, giunto alla sua 73ª edizione.Organizzata dalla Fondazione Guido d’Arezzo, questa manifestazione porta un titolo semplice, ma racchiude un programma ricco e articolato, diffuso in diversi luoghi della città.Formalmente è un concorso internazionale per formazioni corali, ma nella realtà è anche un vero e proprio festival: il pubblico segue con passione le esibizioni in piazze, teatri e chiese, e la rassegna include anche il Festival internazionale di canto popolare, entrato in programma a metà della lunga storia della manifestazione.Nato nei primi anni Cinquanta, “Il Polifonico” ha trasformato Arezzo in una capitale ideale della coralità, ispirando eventi simili in Italia e all’estero e diventando un punto di riferimento europeo per la promozione e la valorizzazione del canto corale. Quest’anno il concorso celebra anche il quinto centenario della nascita di Giovanni Pierluigi da Palestrina.Ogni formazione in gara eseguirà un brano del maestro rinascimentale, e il concerto inaugurale – affidato all’ensemble De labyrintho diretto da Walter Testolin – sarà dedicato al quarto libro di mottetti del 1584 su testi del Canticum canticorum.A completare il programma, un convegno dedicato alla prassi esecutiva della musica del princeps musicae.Nel podcast, nella prima parte, il direttore artistico Luigi Marzola racconta lo svolgimento della manifestazione e le varie fasi organizzative. Nella seconda parte, Walter Testolin illustra il fascino e la profondità del Canticum canticorum, anticipando i temi del suo intervento al convegno.Nella terza parte, Arnaldo Morelli offre un ritratto biografico di Palestrina, evidenziando il cosmopolitismo dell’ambiente romano in cui operò il compositore.Podcast ideato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornaledellamusicaTesti e conduzione: Paolo ScarnecchiaOspiti: Luigi Marzola, Walter Testolin, Arnaldo MorelliRegistrazione e montaggio: Paolo ScarnecchiaProdotto in collaborazione con la Fondazione Guido d’Arezzo
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Intervista a Luigi Marzola | Festival Il Polifonico, Arezzo
Il Polifonico: Cori dal mondo ad ArezzoNella terza settimana di agosto cori provenienti da diversi paesi del mondo convergeranno ad Arezzo per partecipare al celebre concorso internazionale “Il Polifonico”, giunto alla sua 73ª edizione.Organizzata dalla Fondazione Guido d’Arezzo, questa manifestazione porta un titolo semplice, ma racchiude un programma ricco e articolato, diffuso in diversi luoghi della città.Formalmente è un concorso internazionale per formazioni corali, ma nella realtà è anche un vero e proprio festival: il pubblico segue con passione le esibizioni in piazze, teatri e chiese, e la rassegna include anche il Festival internazionale di canto popolare, entrato in programma a metà della lunga storia della manifestazione.Nato nei primi anni Cinquanta, “Il Polifonico” ha trasformato Arezzo in una capitale ideale della coralità, ispirando eventi simili in Italia e all’estero e diventando un punto di riferimento europeo per la promozione e la valorizzazione del canto corale. Quest’anno il concorso celebra anche il quinto centenario della nascita di Giovanni Pierluigi da Palestrina.Ogni formazione in gara eseguirà un brano del maestro rinascimentale, e il concerto inaugurale – affidato all’ensemble De labyrintho diretto da Walter Testolin – sarà dedicato al quarto libro di mottetti del 1584 su testi del Canticum canticorum.A completare il programma, un convegno dedicato alla prassi esecutiva della musica del princeps musicae.Nel podcast, nella prima parte, il direttore artistico Luigi Marzola racconta lo svolgimento della manifestazione e le varie fasi organizzative. Nella seconda parte, Walter Testolin illustra il fascino e la profondità del Canticum canticorum, anticipando i temi del suo intervento al convegno.Nella terza parte, Arnaldo Morelli offre un ritratto biografico di Palestrina, evidenziando il cosmopolitismo dell’ambiente romano in cui operò il compositore.Podcast ideato e realizzato da Paolo Scarnecchia per il giornaledellamusicaTesti e conduzione: Paolo ScarnecchiaOspiti: Luigi Marzola, Walter Testolin, Arnaldo MorelliRegistrazione e montaggio: Paolo ScarnecchiaProdotto in collaborazione con la Fondazione Guido d’Arezzo
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Intervista a Marie-Theres Härtel | Festival Styriarte di Graz
The Sound of Austria – Un viaggio sonoro tra le valli e le melodie della tradizioneNell’ambito del Festival Styriarte, si è svolto un concerto straordinario, dedicato a una musica senza tempo: la musica di tradizione orale. In questo episodio speciale, vi portiamo nel cuore dell’Austria rurale, dove le melodie popolari si intrecciano con la storia e la memoria delle comunità contadine. Una musica che non appartiene alle élite, ma che ha plasmato l’identità di un intero Paese attraverso le voci, i gesti, gli strumenti e i paesaggi del quotidiano.Il nostro viaggio comincia nella suggestiva valle di Stübing, a pochi chilometri da Graz, dove si trova il Museo all’aria aperta dell’Austria contadina. Tra case in legno, antichi attrezzi da lavoro e atmosfere d’altri tempi, risuona la musica che racconta un popolo. Il motto del parco, “dal Burgenland al Vorarlberg”, è anche il filo conduttore di questo episodio, che esplora le diverse anime musicali delle regioni austriache. La nostra guida è Marie-Theres Härtel, violinista e compositrice, cresciuta nel cuore della Stiria tra la musica folk e la formazione classica. Attraverso le sue parole e le sue scelte musicali, ascolteremo una selezione di brani che attraversano l’intero Paese:il primo brano eseguito dal Ludwig Wiener Quintettlo jodel vocale interpretato da Maria Ströbl, Karl Baueregger ed Elisabeth Zottluna melodia salisburghese affidata al Wengerboch Musilo jodel strumentale del Wälder Buromusige infine, un valzer eseguito dal Härtel QuintettThe Sound of Austria è un invito all’ascolto di una tradizione viva, che ancora oggi risuona tra le montagne, le valli e i cuori di chi la custodisce. The Sound of Austria è un podcast realizzato a partire dal concerto prodotto all’interno del Festival Styriarte. 🎙️ Crediti:Un progetto di Paolo Scarnecchia per il giornale della musicaCon la partecipazione di Marie-Theres HärtelTesto di Paolo Scarnecchia
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Intervista a Michael Hell e Thomas Höft | Festival Styriarte di Graz
Gli incantesimi disciolti nel Castello di EggenbergNel cuore del 40° anniversario del festival Styriarte di Graz e in coincidenza con i 400 anni del magnifico Castello di Eggenberg, prende vita un affascinante progetto musicale: "Gli incantesimi disciolti" di Antonio Draghi, un'opera barocca riscoperta e ricostruita per l’occasione. Registrato nel suggestivo Salone del Planetario, lo spettacolo è frutto del lavoro dell’ensemble Ārt House 17 diretto da Michael Hell, che ha riportato in scena questa breve opera composta nel 1673 per celebrare le nozze dell’imperatore Leopoldo I con Claudia Felicita del Tirolo.Il libretto, firmato da Nicolò Minato, è arricchito da musiche originali dell’imperatore stesso. In questo episodio raccontiamo il dietro le quinte di una straordinaria ricostruzione: dalla reinvenzione delle sezioni mancanti della partitura da parte di Hell, all’adattamento in lingua tedesca curato da Thomas Höft, fino all’inserimento di nuove coreografie firmate da Mareike Franz, che sostituiscono i balli perduti dell'opera originale e animano i personaggi con fantocci simbolici e teatrali.Per ampliare la durata dello spettacolo e arricchirne la tessitura sonora, sono state integrate musiche strumentali di altri compositori del tempo come Bertali, Biber, Rittler, Schmelzer e Valentini. Nelle interviste raccolte nel podcast emergono i riferimenti allegorici e politici che attraversano il libretto, specchio degli intrighi di corte e delle tensioni legate al secondo matrimonio dell’imperatore. Un viaggio musicale tra storia, simbolismo e arte barocca, alla scoperta di un gioiello riscoperto.Realizzato e curato da Paolo Scarnecchia
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Intervista a Thomas Zehetmair e Mathis Huber | Festival Styriarte di Graz
“Una Ciaccona di Bach può salvare il mondo?”In questa puntata vi portiamo a Graz, nel cuore della 40ª edizione del Festival Styriarte, per un viaggio nella memoria e nella potenza simbolica della musica.Il violinista Thomas Zehetmair ha inaugurato il festival con una pagina storica: la Partita in re minore di Johann Sebastian Bach, culminante nella celebre Ciaccona, la stessa eseguita quarant’anni fa per l’inizio della manifestazione.Accanto a lui, la riflessione di Mathis Huber, oggi direttore artistico del Festival, che ripercorre il senso profondo di questa lunga avventura culturale attraverso il suo discorso “Può una ciaccona di Bach salvare il mondo?”, interpretato dall’attrice Christiane Willms.Un episodio intenso, tra musica, ricordi e attualità, che racconta come la bellezza possa diventare memoria condivisa, resistenza civile e visione del futuro.Produzione e montaggio: Paolo Scarnecchia
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Intervista ad Antonio Greco & Cremona Antiqua | Monteverdi Festival Cremona
Ercole amante – L’eredità veneziana sulla scena del re SoleDopo aver preso le mosse da Il ritorno di Ulisse in patria, il Monteverdi Festival di Cremona ha trovato il suo compimento ideale nel segno di Francesco Cavalli.A chiudere la 42ª edizione è stato infatti uno dei suoi capolavori più grandiosi: Ercole amante, opera composta per la corte francese e rappresentata per la prima volta nel 1662 nella sfarzosa Salle des Machines del Palais des Tuileries. Pensata come omaggio per le nozze di Luigi XIV con Maria Teresa d’Asburgo, l’opera si articolava secondo la struttura tragica italiana – prologo e cinque atti – ma fu arricchita, tra un atto e l’altro, da sontuose entrées de ballet con musiche di Jean-Baptiste Lully, danzate dallo stesso re nelle vesti mitologiche di Marte, Plutone e del Sole.Se all’epoca le preferenze di corte si orientarono verso lo stile brillante del giovane Lully, oggi – a oltre tre secoli di distanza – l’arte teatrale di Cavalli risplende per profondità drammatica, ricchezza armonica e libertà inventiva. L’esecuzione al Teatro Ponchielli ha visto impegnati l’Orchestra e Coro Monteverdi Festival – Cremona Antiqua, diretti da Antonio Greco, con la regia visionaria di Andrea Bernard.Un cast numeroso ha dato voce e corpo alla molteplicità di dèi, eroi e figure allegoriche che abitano quest’opera monumentale: da Renato Dolcini (Ercole) a Hilary Aeschliman (Iole), da Paola Valentina Molinari (Venere, Bellezza, Cinzia) a Theodora Raftis (Giunone), fino ai tanti personaggi minori che intrecciano i fili della narrazione. Nel podcast, articolato in due parti, il direttore Antonio Greco introduce la genesi storica e musicale dell’opera, soffermandosi sulle peculiarità della scrittura cavalliana e sul contesto della committenza francese.A seguire, il regista Andrea Bernard riflette sul valore simbolico e creativo dell’opera barocca nel presente, sottolineandone la forza teatrale e la capacità di parlare, ancora oggi, all’immaginario contemporaneo. Gli esempi musicali inseriti nel podcast sono estratti dalla prova generale e offrono uno spaccato sonoro della vivacità drammaturgica che ha animato l’allestimento cremonese.Podcast ideato e curato da Paolo Scarnecchia
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Intervista a Andrea Bernard & Cremona Antiqua | Monteverdi Festival Cremona
Ercole amante – L’eredità veneziana sulla scena del re SoleDopo aver preso le mosse da Il ritorno di Ulisse in patria, il Monteverdi Festival di Cremona ha trovato il suo compimento ideale nel segno di Francesco Cavalli.A chiudere la 42ª edizione è stato infatti uno dei suoi capolavori più grandiosi: Ercole amante, opera composta per la corte francese e rappresentata per la prima volta nel 1662 nella sfarzosa Salle des Machines del Palais des Tuileries. Pensata come omaggio per le nozze di Luigi XIV con Maria Teresa d’Asburgo, l’opera si articolava secondo la struttura tragica italiana – prologo e cinque atti – ma fu arricchita, tra un atto e l’altro, da sontuose entrées de ballet con musiche di Jean-Baptiste Lully, danzate dallo stesso re nelle vesti mitologiche di Marte, Plutone e del Sole.Se all’epoca le preferenze di corte si orientarono verso lo stile brillante del giovane Lully, oggi – a oltre tre secoli di distanza – l’arte teatrale di Cavalli risplende per profondità drammatica, ricchezza armonica e libertà inventiva. L’esecuzione al Teatro Ponchielli ha visto impegnati l’Orchestra e Coro Monteverdi Festival – Cremona Antiqua, diretti da Antonio Greco, con la regia visionaria di Andrea Bernard.Un cast numeroso ha dato voce e corpo alla molteplicità di dèi, eroi e figure allegoriche che abitano quest’opera monumentale: da Renato Dolcini (Ercole) a Hilary Aeschliman (Iole), da Paola Valentina Molinari (Venere, Bellezza, Cinzia) a Theodora Raftis (Giunone), fino ai tanti personaggi minori che intrecciano i fili della narrazione. Nel podcast, articolato in due parti, il direttore Antonio Greco introduce la genesi storica e musicale dell’opera, soffermandosi sulle peculiarità della scrittura cavalliana e sul contesto della committenza francese.A seguire, il regista Andrea Bernard riflette sul valore simbolico e creativo dell’opera barocca nel presente, sottolineandone la forza teatrale e la capacità di parlare, ancora oggi, all’immaginario contemporaneo. Gli esempi musicali inseriti nel podcast sono estratti dalla prova generale e offrono uno spaccato sonoro della vivacità drammaturgica che ha animato l’allestimento cremonese.Podcast ideato e curato da Paolo Scarnecchia
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Intervista a Christophe Rousset & Les Talens Lyriques | Monteverdi Festival Cremona
Monteverdi e Cavalli: maestro, erede, memoria vivaNel fine settimana conclusivo del Monteverdi Festival di Cremona, la musica ha celebrato non solo il “divin Claudio”, ma anche la figura del suo più diretto continuatore: Francesco Cavalli, compositore che della lezione monteverdiana fu interprete, rielaboratore, in alcuni casi persino superatore.Due concerti distinti – per ambientazione, organico e prospettiva – hanno gettato luce su questa relazione artistica complessa e fertile, e fatto da preludio ideale all’ultima rappresentazione in programma: Ercole amante, l’opera cavalliana che ha chiuso la 42ª edizione del Festival.Il primo concerto, intimo e raccolto, ha avuto luogo nel cortile del seicentesco Palazzo Guazzoni Zaccaria. Il tenore Marco Angioloni, accompagnato da Marco Crosetto al clavicembalo e da Rebeca Ferri al violoncello e flauto, ha offerto un itinerario vocale che ha intrecciato arie scelte dal repertorio operistico dei due compositori, sottolineando – nella selezione e nell’esecuzione – la centralità espressiva della voce tenorile nel Seicento veneziano.A seguire, in uno spazio acustico e simbolico del tutto diverso – l’Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino – i soprani Apolline e Thaïs Raï-Westphal, accompagnate dall’ensemble Les Talens Lyriques diretto da Christophe Rousset, hanno dato vita a un confronto tra madrigali a due voci e celebri arie monteverdiane (L’incoronazione di Poppea) e pagine meno note del teatro di Cavalli (Veremonda, Il Ciro), evocando con eleganza il passaggio da una poetica degli affetti a una grammatica dell’emozione più espansa e teatrale.Nel podcast, la voce degli interpreti guida l’ascolto e lo approfondisce: Marco Angioloni, nella prima intervista, riflette sul ruolo della voce tenorile e sulla varietà delle arie che hanno animato le scene veneziane; Christophe Rousset, nella seconda, ricostruisce i legami tra Monteverdi e Cavalli e la fortuna delle loro opere nella Napoli barocca, punto di arrivo e rilancio per la tradizione operistica italiana.A completare il racconto, gli esempi musicali registrati dal vivo durante le prove: suoni, respiri e silenzi che raccontano un'eredità viva.Podcast ideato e curato da Paolo ScarnecchiaRegistrazioni dal vivo: Monteverdi Festival di Cremona 2025
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Intervista a Marco Angioloni & Il Groviglio | Monteverdi Festival Cremona
Monteverdi e Cavalli: maestro, erede, memoria vivaNel fine settimana conclusivo del Monteverdi Festival di Cremona, la musica ha celebrato non solo il “divin Claudio”, ma anche la figura del suo più diretto continuatore: Francesco Cavalli, compositore che della lezione monteverdiana fu interprete, rielaboratore, in alcuni casi persino superatore.Due concerti distinti – per ambientazione, organico e prospettiva – hanno gettato luce su questa relazione artistica complessa e fertile, e fatto da preludio ideale all’ultima rappresentazione in programma: Ercole amante, l’opera cavalliana che ha chiuso la 42ª edizione del Festival.Il primo concerto, intimo e raccolto, ha avuto luogo nel cortile del seicentesco Palazzo Guazzoni Zaccaria. Il tenore Marco Angioloni, accompagnato da Marco Crosetto al clavicembalo e da Rebeca Ferri al violoncello e flauto, ha offerto un itinerario vocale che ha intrecciato arie scelte dal repertorio operistico dei due compositori, sottolineando – nella selezione e nell’esecuzione – la centralità espressiva della voce tenorile nel Seicento veneziano.A seguire, in uno spazio acustico e simbolico del tutto diverso – l’Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino – i soprani Apolline e Thaïs Raï-Westphal, accompagnate dall’ensemble Les Talens Lyriques diretto da Christophe Rousset, hanno dato vita a un confronto tra madrigali a due voci e celebri arie monteverdiane (L’incoronazione di Poppea) e pagine meno note del teatro di Cavalli (Veremonda, Il Ciro), evocando con eleganza il passaggio da una poetica degli affetti a una grammatica dell’emozione più espansa e teatrale.Nel podcast, la voce degli interpreti guida l’ascolto e lo approfondisce: Marco Angioloni, nella prima intervista, riflette sul ruolo della voce tenorile e sulla varietà delle arie che hanno animato le scene veneziane; Christophe Rousset, nella seconda, ricostruisce i legami tra Monteverdi e Cavalli e la fortuna delle loro opere nella Napoli barocca, punto di arrivo e rilancio per la tradizione operistica italiana.A completare il racconto, gli esempi musicali registrati dal vivo durante le prove: suoni, respiri e silenzi che raccontano un'eredità viva.Podcast ideato e curato da Paolo ScarnecchiaRegistrazioni dal vivo: Monteverdi Festival di Cremona 2025
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Intervista a Francesco Bellotto, Carmelo Di Gennaro e Rosanna Savoia | Monteverdi Festival Cremona
Il canto del divin Claudio – Radici antiche e nuove ispirazioni Nell’intenso fine settimana conclusivo della 42ª edizione del Monteverdi Festival di Cremona, il Ridotto del Teatro Ponchielli ha ospitato un momento di riflessione che va oltre il calendario degli spettacoli: il convegno Il canto del divin Claudio: radici antiche e nuove ispirazioni, promosso dal Comitato per la salvaguardia del canto lirico italiano.Presieduto dal cantante Federico Sacchi, il comitato è stato protagonista nel 2023 del riconoscimento Unesco che ha iscritto la pratica del canto lirico italiano nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. Questo incontro, parte integrante dello spirito del festival, ha voluto sottolineare l’importanza della parola – e della lingua – come elemento vivo, incarnato nella voce e nel corpo del cantante, a partire proprio dall’esperienza monteverdiana.La musica di Claudio Monteverdi, fulcro generativo dell’opera moderna, è stata indagata attraverso la lente della “seconda prattica” e del recitar cantando, mettendo in evidenza la forza espressiva della parola intonata e la complessità degli affetti evocati dalla sua scrittura.Il convegno ha offerto così uno spazio di ascolto e pensiero critico su una tradizione viva, da tramandare e reinventare. Nel podcast che proponiamo, i temi affrontati nel convegno vengono ripresi nella conversazione tra Francesco Bellotto, Carmelo Di Gennaro e Rosanna Savoia, riflessione che si intreccia idealmente con i contributi degli altri relatori presenti all’incontro, Antonio Greco e Paolo Fabbri.La parola parlata si alterna agli esempi musicali, che fanno da controcanto e memoria sonora di quanto ascoltato dal vivo durante il festival: registrazioni realizzate nel corso delle prove e affidate a interpreti d’eccezione come La Fonte Musica diretta da Michele Pasotti, le sorelle Apolline e Thaïs Raï-Westphal con l’ensemble Les Talens Lyriques guidato da Christophe Rousset, e Marco Angioloni accompagnato da Marco Crosetto e Rebeca Ferri.Un ascolto che unisce la voce della ricerca, quella dell’interpretazione e quella dell’eredità.Podcast ideato e curato da: Paolo ScarnecchiaRegistrazioni dal vivo: Monteverdi Festival di Cremona 2025
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Scopri il ricco e affascinante mondo della musica antica con Early Music Stories, una serie podcast che racconta il lavoro di musicisti, ricercatori e artigiani. Esplora manoscritti, iconografie e strumenti storici per riportare in vita i suoni autentici di secoli fa e ricreare la musica nel suo contesto originale. Realizzata per Il Giornale della Musica da Paolo Scarnecchia, ogni puntata ti porta dietro le quinte di concerti e prove, svelando la maestria e l’artigianato musicale di quest’arte senza tempo.
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