Il Papa che amava il lavoro e il sindacato, di Massimo Mascini episode artwork

EPISODE · May 9, 2025 · 4 MIN

Il Papa che amava il lavoro e il sindacato, di Massimo Mascini

from I podcast de Il Diario del lavoro · host Il diario del lavoro

Papa Francesco sarà ricordato certamente per le sue battaglie contro la guerra e a difesa dell’ambiente, a noi piace farlo per la sua grande attenzione al lavoro. Amava sottolineare che Giuseppe e Gesù erano falegnami, che gli apostoli, per lo più, erano pescatori, che suo padre era stato falegname e lui stesso muratore. Il lavoro, diceva, offre dignità al lavoratore, la peggiore povertà è quella di chi non riesce a guadagnare il pane per la propria famiglia, lavoro vuol dire progettare il proprio futuro. E’ amico dell’uomo, affermava, perché è un bisogno insopprimibile della persona. E credeva che tutti avessero diritto a un lavoro, come anche che fosse un delitto defraudare la retribuzione degli operai. E combatteva le troppe offese che gli vengono portate: il lavoro in nero, il caporalato, quelli che discriminano la donna e non includono chi porta una disabilità. Il lavoro precario, diceva, è immorale, è una ferita aperta.L’amore per il lavoro lo portava all’attenzione verso chi non lo aveva e, quindi, agli ultimi, a quelli che chiamava gli scarti, perché così erano considerati da una società sorda e chiusa. I poveri, i diseredati, gli immigrati. Al centro della nostra attenzione, diceva, deve esserci l’uomo, oggi c’è il denaro. E per questo non amava la meritocrazia, lo considerava un disvalore, perché snatura e perverte una bellissima parola, il merito. Considerano il povero, affermava, demeritevole, quindi colpevole della sua situazione, anche se non ne porta alcuna responsabilità. E allo stesso modo, argomentava, il ricco è esentato dall’intervenire in aiuto ai bisognosi, perché non è colpa o responsabilità sua lo stato di povertà o il disagio degli altri. Era contro tutti i muri, quelli che sono eretti tra gli stati per tenere lontano i poveri e i diseredati, ma anche quelli che tengono lontani chi la pensa in un altro modo. La sua filosofia era il dialogo, che, diceva, significa fare un tratto di strada assieme, fare delle cose assieme. Per questo voleva stare sempre in mezzo alla gente, privilegiando i poveri e gli ultimi. Perché solo così, diceva, è possibile vedere le cose con i loro occhi e capire i loro bisogni, le loro esigenze. Amava il lavoro e amava il sindacato. Una bella parola, affermava, nata dalla fusione di due parole greche, dike, giustizia, e syn, insieme. Sindacato che però è esposto a rischi, a quello di smarrire la propria vocazione, il proprio compito, quello di dare voce a chi non ce l’ha. Il sindacato, amava affermare, è una sentinella sul muro della città del lavoro e deve badare a chi è dentro la città, ma anche a chi ne è tenuto fuori. Proteggere i lavoratori e i pensionati, diceva ai sindacalisti, è bene, ma è solo la metà del vostro dovere, siete tenuti a difendere anche gli esclusi, chi i diritti ancora non li ha. Può accadere, diceva, che la società non comprenda il sindacato, ma spesso ciò accade perché non lo vede lottare abbastanza nel “luogo dei diritti del non ancora”, nelle periferie esistenziali, tra gli scartati dal lavoro, tra gli immigrati, i poveri, coloro che vivono sotto le mura della città del lavoro. Accusava il sindacato di essere a volte troppo simile ai partiti politici. E accusava il capitalismo per avere troppe volte dimenticato la natura sociale dell’economia. Ma non era contro gli imprenditori. L’imprenditore, diceva, è una figura fondamentale per una buona economia. Il problema nasce quando si trasforma in uno speculatore, e finisce per penalizzare anche gli onesti. La vocazione dell’imprenditore, diceva, è nobile se si mette a servizio del lavoro, in primo luogo offrendo occupazione: non un’occupazione qualsiasi, ma un lavoro che metta al centro la persona e la sua dignità. Il lavoro, affermava, è dignità. Adesso Papa Francesco non c’è più. Ci resta questa grande eredità e la speranza che non vada dispersa. Massimo Mascini

Papa Francesco sarà ricordato certamente per le sue battaglie contro la guerra e a difesa dell’ambiente, a noi piace farlo per la sua grande attenzione al lavoro. Amava sottolineare che Giuseppe e Gesù erano falegnami, che gli apostoli, per lo più, erano pescatori, che suo padre era stato falegname e lui stesso muratore. Il lavoro, diceva, offre dignità al lavoratore, la peggiore povertà è quella di chi non riesce a guadagnare il pane per la propria famiglia, lavoro vuol dire progettare il proprio futuro. E’ amico dell’uomo, affermava, perché è un bisogno insopprimibile della persona. E credeva che tutti avessero diritto a un lavoro, come anche che fosse un delitto defraudare la retribuzione degli operai. E combatteva le troppe offese che gli vengono portate: il lavoro in nero, il caporalato, quelli che discriminano la donna e non includono chi porta una disabilità. Il lavoro precario, diceva, è immorale, è una ferita aperta.L’amore per il lavoro lo portava all’attenzione verso chi non lo aveva e, quindi, agli ultimi, a quelli che chiamava gli scarti, perché così erano considerati da una società sorda e chiusa. I poveri, i diseredati, gli immigrati. Al centro della nostra attenzione, diceva, deve esserci l’uomo, oggi c’è il denaro. E per questo non amava la meritocrazia, lo considerava un disvalore, perché snatura e perverte una bellissima parola, il merito. Considerano il povero, affermava, demeritevole, quindi colpevole della sua situazione, anche se non ne porta alcuna responsabilità. E allo stesso modo, argomentava, il ricco è esentato dall’intervenire in aiuto ai bisognosi, perché non è colpa o responsabilità sua lo stato di povertà o il disagio degli altri. Era contro tutti i muri, quelli che sono eretti tra gli stati per tenere lontano i poveri e i diseredati, ma anche quelli che tengono lontani chi la pensa in un altro modo. La sua filosofia era il dialogo, che, diceva, significa fare un tratto di strada assieme, fare delle cose assieme. Per questo voleva stare sempre in mezzo alla gente, privilegiando i poveri e gli ultimi. Perché solo così, diceva, è possibile vedere le cose con i loro occhi e capire i loro bisogni, le loro esigenze. Amava il lavoro e amava il sindacato. Una bella parola, affermava, nata dalla fusione di due parole greche, dike, giustizia, e syn, insieme. Sindacato che però è esposto a rischi, a quello di smarrire la propria vocazione, il proprio compito, quello di dare voce a chi non ce l’ha. Il sindacato, amava affermare, è una sentinella sul muro della città del lavoro e deve badare a chi è dentro la città, ma anche a chi ne è tenuto fuori. Proteggere i lavoratori e i pensionati, diceva ai sindacalisti, è bene, ma è solo la metà del vostro dovere, siete tenuti a difendere anche gli esclusi, chi i diritti ancora non li ha. Può accadere, diceva, che la società non comprenda il sindacato, ma spesso ciò accade perché non lo vede lottare abbastanza nel “luogo dei diritti del non ancora”, nelle periferie esistenziali, tra gli scartati dal lavoro, tra gli immigrati, i poveri, coloro che vivono sotto le mura della città del lavoro. Accusava il sindacato di essere a volte troppo simile ai partiti politici. E accusava il capitalismo per avere troppe volte dimenticato la natura sociale dell’economia. Ma non era contro gli imprenditori. L’imprenditore, diceva, è una figura fondamentale per una buona economia. Il problema nasce quando si trasforma in uno speculatore, e finisce per penalizzare anche gli onesti. La vocazione dell’imprenditore, diceva, è nobile se si mette a servizio del lavoro, in primo luogo offrendo occupazione: non un’occupazione qualsiasi, ma un lavoro che metta al centro la persona e la sua dignità. Il lavoro, affermava, è dignità. Adesso Papa Francesco non c’è più. Ci resta questa grande eredità e la speranza che non vada dispersa. Massimo Mascini

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That Hoarder: Overcome Compulsive Hoarding That Hoarder Hoarding disorder is stigmatised and people who hoard feel vast amounts of shame. This podcast began life as an audio diary, an anonymous outlet for somebody with this weird condition. That Hoarder speaks about her experiences living with compulsive hoarding, she interviews therapists, academics, researchers, children of hoarders, professional organisers and influencers, and she shares insight and tips for others with the problem. Listened to by people who hoard as well as those who love them and those who work with them, Overcome Compulsive Hoarding with That Hoarder aims to shatter the stigma, share the truth and speak openly and honestly to improve lives. Capsules d'analyse financière de Dominique Jacquet Capsules d'analyse financière de Dominique Jacquet The Small Business Startup School – Business Notes | Financial Literacy | Retail Psychology – For Professionals & Entrepreneurs The Small Business Startup School Inc. Starting or buying a small business? While personal circumstances may vary, business patterns remain timeless. On The Small Business Startup School, we explore strategies, insights, and practical solutions to help entrepreneurs confidently navigate their journey.Hosted by Ola Williams—a retail entrepreneur, fintech founder, and financial coach with over two decades of experience—this podcast marries financial awareness and retail psychology with optimism to deliver actionable takeaways.Join us to learn, grow, and connect as we uncover the keys to business success.Let’s continue to learn together and be encouraged to keep on connecting! DIOSA. Carolina Sanper This podcast is a sacred space created by Carolina Sanper where you connect with your inner wisdom and embody your magnetic feminine power.It is the realization that the mystical realm is where you plant the seeds of your desired reality.It is a portal to your true essence: awareness, presence, and receiving with ease. Welcome home, DIOSA. 🖤

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