Il sindacato alla sbarra: un processo per amor di polemica, di Massimo Mascini episode artwork

EPISODE · May 28, 2025 · 8 MIN

Il sindacato alla sbarra: un processo per amor di polemica, di Massimo Mascini

from I podcast de Il Diario del lavoro · host Il diario del lavoro

È diventato di moda parlare male del sindacato. E addossare alle tre confederazioni la responsabilità di tutte le disfunzioni del sistema. I salari sono bassi? Colpa dei sindacati. Le adesioni diminuiscono? Colpa dei sindacati. I rinnovi contrattuali ritardano? Colpa dei sindacati. Potremmo andare avanti a lungo, le disfunzioni sono tante e trovare un responsabile fa sempre comodo.La più recente critica rivolta ai sindacati è quella di essere allo stesso tempo uno e trino. Non perché sono tre le confederazioni, ma perché ogni confederazione ha all’interno tre corpi: la struttura confederale, che fa politica, le categorie, che fanno contrattazione, Caf e patronati che erogano servizi. Tre funzioni distinte che, secondo una tesi sostenuta nel saggio di Andrea Garnero e Roberto Mania, “La questione salariale’’, non possono essere gestite assieme, tanto è vero che il sindacato è globalmente in crisi.L’accusa è severa e per questo vale la pena di guardare un po’ più da vicino questa realtà una e trina. Cominciamo dall’ultima funzione, quella dei servizi fiscali e previdenziali. Patronati e Caf offrono un servizio per tutti i cittadini, iscritti e non, svolgendo un lavoro che lo Stato e gli enti previdenziali non riescono a fare e che di fatto non fanno più perché, appunto, ci sono Caf e patronati. E per questo lo Stato riconosce loro una somma per ogni servizio svolto. Una cifra che forse all’inizio non era irrisoria, ma che poi è stata ampiamente tagliata da diversi governi. I sindacati ci guadagnano, certamente, anche perché i cittadini assistiti entrano in contatto con la macchina sindacale e magari si iscrivono. Ma resta che Caf e patronati svolgono un servizio importante, senza di loro la macchina fiscale e previdenziale si bloccherebbe. E ogni anno gli ispettori del lavoro controllano tutte, proprio tutte le pratiche svolte dagli enti. E non per tutte è previsto un corrispettivo, solo per una su quattro, le altre tre sono espletate per aiutare chi ne ha bisogno. Durante il lock down, oltretutto, Caf e patronati sono sempre rimasti aperti, per garantire supporto ai cittadini.Sono realtà che funzionano separatamente dalle confederazioni, con personale, sedi e strutture autonome, e dunque è da escludere che il loro lavoro incida sulla vita e la funzionalità delle confederazioni.C’è poi la seconda funzione, quella svolta dalle federazioni di categoria. Utile, ma spesso, secondo i critici, carente e tardiva. I contratti si rinnovano, si, ma con grandi ritardi e senza aumentare i salari quanto sarebbe necessario. Ma è davvero così? Intanto occorre distinguere i contratti pubblici da quelli privati. I primi sono sempre in ritardo, di anni, e portano pochi soldi nelle tasche dei lavoratori. Ma in questo caso la responsabilità è del governo, che ritarda le trattative e mette in bilancio risorse sempre molto più basse del necessario. Quando scoppiò la grande crisi del 2008, il governo dell’epoca non ebbe esitazioni e bloccò la contrattazione pubblica per ben sette anni. Una perdita secca per i lavoratori, mai più recuperata. L’Aran fa il proprio dovere, contratta al meglio, ma le risorse sono quelle e dalla tenaglia non si esce.Diverso il racconto per i contratti privati, nei quali occorre però distinguere tra le categorie che vivono una buona congiuntura e quelle che se la passano male. Nel primo caso il sindacato non ha problemi, presenta piattaforme rivendicative adeguate, negozia, spesso in pochissimo tempo, e i salari aumentano quanto necessario per mantenere il loro potere di acquisto. Poi ci sono i settori poveri e qui trovare l’accordo è più difficile, perché mancano le risorse. I sindacati tengono ferma la posizione, non arretrano, ma un’intesa è oggettivamente difficile. Lo stesso avviene in settori che vivono difficoltà transitorie, perché non hanno sufficienti prospettive e certezze di mercato. Che potrebbero venire solo da un’accorta politica industriale, politica che però il governo non predispone, generando così nuova insicurezza e mettendo in crisi tutti: aziende, sindacati, lavoratori....prosegue su Il diario del lavoro

È diventato di moda parlare male del sindacato. E addossare alle tre confederazioni la responsabilità di tutte le disfunzioni del sistema. I salari sono bassi? Colpa dei sindacati. Le adesioni diminuiscono? Colpa dei sindacati. I rinnovi contrattuali ritardano? Colpa dei sindacati. Potremmo andare avanti a lungo, le disfunzioni sono tante e trovare un responsabile fa sempre comodo.La più recente critica rivolta ai sindacati è quella di essere allo stesso tempo uno e trino. Non perché sono tre le confederazioni, ma perché ogni confederazione ha all’interno tre corpi: la struttura confederale, che fa politica, le categorie, che fanno contrattazione, Caf e patronati che erogano servizi. Tre funzioni distinte che, secondo una tesi sostenuta nel saggio di Andrea Garnero e Roberto Mania, “La questione salariale’’, non possono essere gestite assieme, tanto è vero che il sindacato è globalmente in crisi.L’accusa è severa e per questo vale la pena di guardare un po’ più da vicino questa realtà una e trina. Cominciamo dall’ultima funzione, quella dei servizi fiscali e previdenziali. Patronati e Caf offrono un servizio per tutti i cittadini, iscritti e non, svolgendo un lavoro che lo Stato e gli enti previdenziali non riescono a fare e che di fatto non fanno più perché, appunto, ci sono Caf e patronati. E per questo lo Stato riconosce loro una somma per ogni servizio svolto. Una cifra che forse all’inizio non era irrisoria, ma che poi è stata ampiamente tagliata da diversi governi. I sindacati ci guadagnano, certamente, anche perché i cittadini assistiti entrano in contatto con la macchina sindacale e magari si iscrivono. Ma resta che Caf e patronati svolgono un servizio importante, senza di loro la macchina fiscale e previdenziale si bloccherebbe. E ogni anno gli ispettori del lavoro controllano tutte, proprio tutte le pratiche svolte dagli enti. E non per tutte è previsto un corrispettivo, solo per una su quattro, le altre tre sono espletate per aiutare chi ne ha bisogno. Durante il lock down, oltretutto, Caf e patronati sono sempre rimasti aperti, per garantire supporto ai cittadini.Sono realtà che funzionano separatamente dalle confederazioni, con personale, sedi e strutture autonome, e dunque è da escludere che il loro lavoro incida sulla vita e la funzionalità delle confederazioni.C’è poi la seconda funzione, quella svolta dalle federazioni di categoria. Utile, ma spesso, secondo i critici, carente e tardiva. I contratti si rinnovano, si, ma con grandi ritardi e senza aumentare i salari quanto sarebbe necessario. Ma è davvero così? Intanto occorre distinguere i contratti pubblici da quelli privati. I primi sono sempre in ritardo, di anni, e portano pochi soldi nelle tasche dei lavoratori. Ma in questo caso la responsabilità è del governo, che ritarda le trattative e mette in bilancio risorse sempre molto più basse del necessario. Quando scoppiò la grande crisi del 2008, il governo dell’epoca non ebbe esitazioni e bloccò la contrattazione pubblica per ben sette anni. Una perdita secca per i lavoratori, mai più recuperata. L’Aran fa il proprio dovere, contratta al meglio, ma le risorse sono quelle e dalla tenaglia non si esce.Diverso il racconto per i contratti privati, nei quali occorre però distinguere tra le categorie che vivono una buona congiuntura e quelle che se la passano male. Nel primo caso il sindacato non ha problemi, presenta piattaforme rivendicative adeguate, negozia, spesso in pochissimo tempo, e i salari aumentano quanto necessario per mantenere il loro potere di acquisto. Poi ci sono i settori poveri e qui trovare l’accordo è più difficile, perché mancano le risorse. I sindacati tengono ferma la posizione, non arretrano, ma un’intesa è oggettivamente difficile. Lo stesso avviene in settori che vivono difficoltà transitorie, perché non hanno sufficienti prospettive e certezze di mercato. Che potrebbero venire solo da...

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That Hoarder: Overcome Compulsive Hoarding That Hoarder Hoarding disorder is stigmatised and people who hoard feel vast amounts of shame. This podcast began life as an audio diary, an anonymous outlet for somebody with this weird condition. That Hoarder speaks about her experiences living with compulsive hoarding, she interviews therapists, academics, researchers, children of hoarders, professional organisers and influencers, and she shares insight and tips for others with the problem. Listened to by people who hoard as well as those who love them and those who work with them, Overcome Compulsive Hoarding with That Hoarder aims to shatter the stigma, share the truth and speak openly and honestly to improve lives. Capsules d'analyse financière de Dominique Jacquet Capsules d'analyse financière de Dominique Jacquet The Small Business Startup School – Business Notes | Financial Literacy | Retail Psychology – For Professionals & Entrepreneurs The Small Business Startup School Inc. Starting or buying a small business? While personal circumstances may vary, business patterns remain timeless. On The Small Business Startup School, we explore strategies, insights, and practical solutions to help entrepreneurs confidently navigate their journey.Hosted by Ola Williams—a retail entrepreneur, fintech founder, and financial coach with over two decades of experience—this podcast marries financial awareness and retail psychology with optimism to deliver actionable takeaways.Join us to learn, grow, and connect as we uncover the keys to business success.Let’s continue to learn together and be encouraged to keep on connecting! DIOSA. Carolina Sanper This podcast is a sacred space created by Carolina Sanper where you connect with your inner wisdom and embody your magnetic feminine power.It is the realization that the mystical realm is where you plant the seeds of your desired reality.It is a portal to your true essence: awareness, presence, and receiving with ease. Welcome home, DIOSA. 🖤

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