EPISODE · Jun 9, 2026 · 5 MIN
Le Beatitudini e la certezza di essere custoditi dal Signore - Omelia martedì X sett Lercaro
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
Oggi riflettiamo sull’inizio del capitolo quinto del Vangelo di Matteo, il celebre brano delle Beatitudini. Entriamo così nel grande Discorso della Montagna, che occupa i capitoli 5, 6 e 7 di Matteo e che accompagnerà la liturgia nei prossimi giorni. Siamo invitati a leggerlo e meditarlo personalmente, perché contiene uno degli insegnamenti più importanti di Gesù. Le Beatitudini ci rivelano chi appartiene al Regno dei Cieli, chi ne è abitante e possessore. Gesù descrive le caratteristiche di coloro che vivono già nella logica del Regno. Anche noi siamo chiamati a riconoscerci tra questi cittadini del Regno e a comprendere quale sia la vera ricchezza agli occhi di Dio. Il Signore, nostro custode Prendiamo spunto dal Salmo 120, che ripete più volte una parola particolarmente significativa: il Signore è il nostro custode. Egli è certamente il Re dell’universo, il Creatore di tutte le cose, ma il salmista mette in evidenza soprattutto la sua vicinanza e la sua cura amorevole. Quando ascoltiamo le parole: «Il Signore è il tuo custode, il Signore è la tua ombra che sta alla tua destra», percepiamo un’immagine molto concreta. Dio non è lontano, ma è accanto a noi. Ci custodisce, ci protegge, ci accompagna e ci sostiene in ogni momento della nostra vita. Questa consapevolezza ci aiuta a comprendere che il Regno dei Cieli è vicino a noi anche quando le circostanze sembrano contraddirlo. Possiamo trovarci nella sofferenza, nella solitudine, nella malattia o in altre difficoltà e pensare che la realtà che stiamo vivendo abbia ben poco dell’immagine di un regno. Eppure Gesù non ignora queste situazioni; anzi, le assume nel suo insegnamento e mostra come proprio lì possa manifestarsi la presenza di Dio. I miti erediteranno la terra Tra le Beatitudini, Gesù proclama beati i miti perché erediteranno la terra. Riflettiamo sul fatto che i miti sono persone semplici, buone, disponibili agli altri. Sono coloro che sanno lasciarsi aiutare e che, allo stesso tempo, si fanno prossimi a chi è nel bisogno. Secondo la logica del mondo, chi è mite sembra destinato a perdere. Siamo abituati a pensare che ottenga risultati chi è forte, chi si impone e riesce a prevalere sugli altri. Gesù invece capovolge completamente questa prospettiva. L’eredità della terra non viene conquistata con la forza, ma ricevuta come dono. E proprio i miti, coloro che non fanno affidamento sul potere umano, ricevono questa promessa straordinaria. Nel Regno di Dio la vera grandezza non coincide con il dominio, ma con l’umiltà e la semplicità. La fame e la sete di giustizia Gesù proclama beati anche coloro che hanno fame e sete di giustizia, assicurando che saranno saziati. Non si tratta di persone che cercano vendetta o che vogliono farsi giustizia da sole. Si tratta piuttosto di uomini e donne che desiderano profondamente il bene, la verità e la giustizia di Dio. La loro sazietà nasce dalla vicinanza del Signore. Quando riconosciamo Dio come nostro custode e lo sentiamo presente nella nostra vita, sperimentiamo una pienezza che va oltre le nostre possibilità umane. Ci sentiamo protetti, incoraggiati, sostenuti e persino arricchiti dalla sua presenza. I poveri in spirito e la ricchezza del Regno Particolarmente significativa è la Beatitudine dei poveri in spirito. Essi sono coloro che non possiedono nulla. Non soltanto beni materiali, ma anche quelle ricchezze che spesso consideriamo fondamentali: sicurezze familiari, sostegni umani o persino particolari ricchezze spirituali. Sono persone che si trovano nella condizione di non poter contare su se stesse e che per questo si affidano completamente a Dio. Gesù afferma che proprio di loro è il Regno dei Cieli. Più diventiamo semplici, piccoli e poveri davanti a Dio, più partecipiamo alla realtà del suo Regno. La povertà evangelica non è una mancanza sterile, ma uno spazio aperto in cui il Signore può manifestare la sua presenza e colmare il cuore con i suoi doni. Affidarci sempre alla protezione di Dio Il Salmo ci invita a confidare pienamente nel Signore: Egli custodisce la nostra vita, ci protegge da ogni male e ci accompagna in ogni circostanza. Particolarmente consolante è l’espressione che afferma che il Signore ci custodisce «quando entri e quando esci». Queste parole possono essere comprese in molti modi, ma indicano soprattutto che Dio è presente in tutti i passaggi della nostra esistenza, anche in quelli più delicati e difficili. Essere beati significa allora vivere nella consapevolezza che il Signore è sempre accanto a noi. È Lui che agisce, protegge, sostiene e colma la nostra vita dei suoi doni. Quanto più ci riconosciamo piccoli e bisognosi, tanto più diventiamo capaci di accorgerci della sua presenza. Al contrario, chi cerca di bastare completamente a se stesso e di costruire tutto con le proprie forze rischia di perdere la sensibilità verso il Regno di Dio e verso l’azione del Signore nella propria vita. Affidiamo a Dio le nostre fragilità Concludiamo affidando al Signore tutta la nostra vita. Lo ringraziamo per la sua presenza fedele e chiediamo la grazia di riconoscere che anche le nostre piccolezze, le nostre malattie e le nostre difficoltà possono diventare occasioni preziose per prendere maggiore coscienza della sua vicinanza. Proprio nei momenti in cui ci sentiamo più fragili possiamo scoprire con maggiore profondità che il Signore è il nostro custode, che non ci abbandona mai e che continua ad accompagnarci con amore, ora e per sempre.
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Oggi riflettiamo sull’inizio del capitolo quinto del Vangelo di Matteo, il celebre brano delle Beatitudini. Entriamo così nel grande Discorso della Montagna, che occupa i capitoli 5, 6 e 7 di Matteo e che accompagnerà la liturgia nei prossimi giorni. Siamo invitati a leggerlo e meditarlo personalmente, perché contiene uno degli insegnamenti più importanti di Gesù. Le Beatitudini ci rivelano chi appartiene al Regno dei Cieli, chi ne è abitante e possessore. Gesù descrive le caratteristiche di coloro che vivono già nella logica del Regno. Anche noi siamo chiamati a riconoscerci tra questi cittadini del Regno e a comprendere quale sia la vera ricchezza agli occhi di Dio. Il Signore, nostro custode Prendiamo spunto dal Salmo 120, che ripete più volte una parola particolarmente significativa: il Signore è il nostro custode. Egli è certamente il Re dell’universo, il Creatore di tutte le cose, ma il salmista mette in evidenza soprattutto la sua vicinanza e la sua cura amorevole. Quando ascoltiamo le parole: «Il Signore è il tuo custode, il Signore è la tua ombra che sta alla tua destra», percepiamo un’immagine molto concreta. Dio non è lontano, ma è accanto a noi. Ci custodisce, ci protegge, ci accompagna e ci sostiene in ogni momento della nostra vita. Questa consapevolezza ci aiuta a comprendere che il Regno dei Cieli è vicino a noi anche quando le circostanze sembrano contraddirlo. Possiamo trovarci nella sofferenza, nella solitudine, nella malattia o in altre difficoltà e pensare che la realtà che stiamo vivendo abbia ben poco dell’immagine di un regno. Eppure Gesù non ignora queste situazioni; anzi, le assume nel suo insegnamento e mostra come proprio lì possa manifestarsi la presenza di Dio. I miti erediteranno la terra Tra le Beatitudini, Gesù proclama beati i miti perché erediteranno la terra. Riflettiamo sul fatto che i miti sono persone semplici, buone, disponibili agli altri. Sono coloro che sanno lasciarsi aiutare e che, allo stesso tempo, si fanno prossimi a chi è nel bisogno. Secondo la logica del mondo, chi è mite sembra destinato a perdere. Siamo abituati a pensare che ottenga risultati chi è forte, chi si impone e riesce a prevalere sugli altri. Gesù invece capovolge completamente questa prospettiva. L’eredità della terra non viene conquistata con la forza, ma ricevuta come dono. E proprio i miti, coloro che non fanno affidamento sul potere umano, ricevono questa promessa straordinaria. Nel Regno di Dio la vera grandezza non coincide con il dominio, ma con l’umiltà e la semplicità. La fame e la sete di giustizia Gesù proclama beati anche coloro che hanno fame e sete di giustizia, assicurando che saranno saziati. Non si tratta di persone che cercano vendetta o che vogliono farsi giustizia da sole. Si tratta piuttosto di uomini e donne che desiderano profondamente il bene, la verità e la giustizia di Dio. La loro sazietà nasce dalla vicinanza del Signore. Quando riconosciamo Dio come nostro custode e lo sentiamo presente nella nostra vita, sperimentiamo una pienezza che va oltre le nostre possibilità umane. Ci sentiamo protetti, incoraggiati, sostenuti e persino arricchiti dalla sua presenza. I poveri in spirito e la ricchezza del Regno Particolarmente significativa è la Beatitudine dei poveri in spirito. Essi sono coloro che non possiedono nulla. Non soltanto beni materiali, ma anche quelle ricchezze che spesso consideriamo fondamentali: sicurezze familiari, sostegni umani o persino particolari ricchezze spirituali. Sono persone che si trovano nella condizione di non poter contare su se stesse e che per questo si affidano completamente a Dio. Gesù afferma che proprio di loro è il Regno dei Cieli. Più diventiamo semplici, piccoli e poveri davanti a Dio, più partecipiamo alla realtà del suo Regno. La povertà...
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