EPISODE · May 30, 2026 · 8 MIN
Sotto il Monte: Giovanni era un profeta! Omelia sabato VIII settimana TO
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
Partiamo dal Vangelo e dalla figura di Giovanni XXIII, che stiamo ricordando nei luoghi delle sue origini. Ascoltando le parole del Vangelo, veniamo colpiti dall'affermazione secondo cui tutti ritenevano che Giovanni Battista fosse veramente un profeta. Questa espressione ci porta spontaneamente a pensare anche a Giovanni XXIII: un uomo che molti hanno riconosciuto come autentico profeta del suo tempo. Durante il pellegrinaggio ripercorriamo la sua storia quasi a ritroso: partiamo dal suo ministero come papa, visitiamo i luoghi legati alla sua memoria e infine arriviamo alla sua casa natale. Qui scopriamo la semplicità delle sue origini: una famiglia povera, composta da mezzadri che lavoravano per altri, una famiglia normale di paese. Eppure da questa semplicità è nato un uomo dotato di una straordinaria autorevolezza spirituale. La durezza del cuore che impedisce la conversione Il Vangelo ci mette davanti al comportamento degli scribi e dei farisei. Essi sapevano che Giovanni Battista era un uomo mandato da Dio, ne riconoscevano l'autorevolezza, ma non si lasciavano convertire dalla sua parola. Rimanevano chiusi nei loro ragionamenti, intenti a trovare giustificazioni e sotterfugi, senza accogliere realmente il messaggio ricevuto. Questa durezza di cuore diventa un ostacolo anche all'incontro con Gesù. Per questo il Signore risponde alle loro domande con un'altra domanda, quasi a volerli ricondurre alla loro storia personale e alla loro risposta concreta agli appelli di Dio. Il problema non è riconoscere teoricamente un profeta, ma lasciarsi cambiare dalla sua parola. Anche noi siamo invitati a interrogarci: abbiamo davvero accolto gli appelli che il Signore ci ha rivolto nella vita? Ci siamo lasciati convertire? Senza questo passo interiore rischiamo di fare fatica ad accogliere pienamente Gesù come Signore e Messia. Ascoltare i profeti che Dio dona alla Chiesa La figura di Giovanni XXIII ci interpella profondamente. Attraverso di lui la Chiesa ha vissuto un tempo straordinario di rinnovamento, specialmente con il Concilio Vaticano II e con il suo impegno per il dialogo tra i popoli e le nazioni. La Chiesa ha saputo ascoltare questo profeta che Dio le aveva donato. Di fronte a questa testimonianza ci domandiamo come possiamo compiere anche noi un passo di umiltà, di piccolezza e di conversione. Siamo chiamati a riconoscere l'azione di Dio nelle persone che Egli pone sul nostro cammino e a lasciarci guidare dalle loro parole e dal loro esempio. Costruire la propria vita sulla santissima fede La prima lettura, tratta dalla Lettera di Giuda, ci offre un'indicazione molto concreta. Veniamo invitati a ricordare le parole degli apostoli e soprattutto a costruire noi stessi sulla nostra santissima fede. La vita cristiana appare come una costruzione continua. Non è qualcosa di statico o già acquisito, ma un cammino di crescita che richiede la collaborazione personale di ciascuno. Siamo chiamati a crescere nella fede, nel discepolato e nell'apertura del cuore. Ci chiediamo allora quali passi stiamo compiendo concretamente. Dopo aver vissuto il tempo della Pasqua, della Pentecoste e mentre ci prepariamo alla celebrazione della Santissima Trinità, siamo invitati a verificare il nostro cammino spirituale. La fede deve diventare sempre più solida e matura attraverso una crescita costante. Papa Giovanni, uomo che costruiva Guardando alla vita di Giovanni XXIII, vediamo un uomo che ha saputo costruire. Ha edificato la sua esistenza sulla fede ricevuta dai suoi genitori, dalla sua gente e dalle tante persone incontrate lungo il suo cammino. La sua esperienza in Bulgaria gli ha permesso di avvicinarsi al mondo ortodosso; in Turchia e a Parigi ha affrontato situazioni difficili e complesse; a Venezia ha vissuto una stagione particolarmente feconda. In quel periodo scrisse anche una significativa lettera pastorale sulla Parola di Dio, ricordata come un contributo di grande luce e profondità. In tutte queste tappe emerge la figura di un uomo che non si è lasciato scoraggiare dagli ostacoli. Grazie al contributo di molte persone e con una grande forza interiore, ha continuato a edificare e a promuovere il bene. Costruire nell'amore di Dio e nella misericordia Anche noi siamo chiamati a costruire. Questa missione riguarda la nostra famiglia, le relazioni quotidiane, la comunità e tutti coloro che ci sono vicini. Siamo invitati a costruire legami autentici tra di noi e a rafforzare il nostro rapporto con il Signore. La Lettera di Giuda ci ricorda che questa costruzione avviene nell'amore di Dio. Non si tratta di dimostrare forza o capacità personali, ma di vivere una vera esperienza di amore. È nell'amore di Dio che troviamo la forza per crescere e per perseverare. La misericordia diventa allora il clima nel quale edificare la nostra vita. Essa ci permette di accoglierci reciprocamente, di sostenerci a vicenda e di camminare insieme nella fede, nella speranza e nella carità. Siamo chiamati a essere misericordiosi verso chi è indeciso, ad avere compassione degli altri e ad aiutarci reciprocamente nel cammino della salvezza. La preghiera come sorgente di pace Un tratto particolarmente significativo della vita di Giovanni XXIII è la sua profonda vita di preghiera. Viene ricordato come un uomo di grande umiltà e di grande forza spirituale. Colpisce il racconto delle lunghe ore trascorse in ginocchio davanti al Signore. Da questa intensa relazione con Dio nasceva la sua capacità di costruire la pace. La pace che ha promosso nella Chiesa e nel mondo non era il frutto di una strategia umana, ma della sua comunione con Cristo crocifisso. Anche noi siamo chiamati a seguire questa strada. Attraverso la preghiera possiamo imparare a costruire pace nelle nostre relazioni, nelle nostre comunità e nel nostro cuore. Un cammino da percorrere insieme La testimonianza di Giovanni XXIII ci invita a non rimanere spettatori, ma a lasciarci coinvolgere in un autentico cammino di conversione. Come gli scribi e i farisei siamo chiamati a scegliere se rimanere chiusi nelle nostre sicurezze oppure lasciarci trasformare dalla parola di Dio. Costruire la nostra vita sulla fede, conservandoci nell'amore di Dio e vivendo la misericordia, è il compito affidato a ciascuno di noi. È una strada impegnativa, ma anche bella e possibile, perché la percorriamo insieme come comunità cristiana e possiamo contare sull'esempio e sull'intercessione di Giovanni XXIII, autentico profeta e costruttore di pace.
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Partiamo dal Vangelo e dalla figura di Giovanni XXIII, che stiamo ricordando nei luoghi delle sue origini. Ascoltando le parole del Vangelo, veniamo colpiti dall'affermazione secondo cui tutti ritenevano che Giovanni Battista fosse veramente un profeta. Questa espressione ci porta spontaneamente a pensare anche a Giovanni XXIII: un uomo che molti hanno riconosciuto come autentico profeta del suo tempo. Durante il pellegrinaggio ripercorriamo la sua storia quasi a ritroso: partiamo dal suo ministero come papa, visitiamo i luoghi legati alla sua memoria e infine arriviamo alla sua casa natale. Qui scopriamo la semplicità delle sue origini: una famiglia povera, composta da mezzadri che lavoravano per altri, una famiglia normale di paese. Eppure da questa semplicità è nato un uomo dotato di una straordinaria autorevolezza spirituale. La durezza del cuore che impedisce la conversione Il Vangelo ci mette davanti al comportamento degli scribi e dei farisei. Essi sapevano che Giovanni Battista era un uomo mandato da Dio, ne riconoscevano l'autorevolezza, ma non si lasciavano convertire dalla sua parola. Rimanevano chiusi nei loro ragionamenti, intenti a trovare giustificazioni e sotterfugi, senza accogliere realmente il messaggio ricevuto. Questa durezza di cuore diventa un ostacolo anche all'incontro con Gesù. Per questo il Signore risponde alle loro domande con un'altra domanda, quasi a volerli ricondurre alla loro storia personale e alla loro risposta concreta agli appelli di Dio. Il problema non è riconoscere teoricamente un profeta, ma lasciarsi cambiare dalla sua parola. Anche noi siamo invitati a interrogarci: abbiamo davvero accolto gli appelli che il Signore ci ha rivolto nella vita? Ci siamo lasciati convertire? Senza questo passo interiore rischiamo di fare fatica ad accogliere pienamente Gesù come Signore e Messia. Ascoltare i profeti che Dio dona alla Chiesa La figura di Giovanni XXIII ci interpella profondamente. Attraverso di lui la Chiesa ha vissuto un tempo straordinario di rinnovamento, specialmente con il Concilio Vaticano II e con il suo impegno per il dialogo tra i popoli e le nazioni. La Chiesa ha saputo ascoltare questo profeta che Dio le aveva donato. Di fronte a questa testimonianza ci domandiamo come possiamo compiere anche noi un passo di umiltà, di piccolezza e di conversione. Siamo chiamati a riconoscere l'azione di Dio nelle persone che Egli pone sul nostro cammino e a lasciarci guidare dalle loro parole e dal loro esempio. Costruire la propria vita sulla santissima fede La prima lettura, tratta dalla Lettera di Giuda, ci offre un'indicazione molto concreta. Veniamo invitati a ricordare le parole degli apostoli e soprattutto a costruire noi stessi sulla nostra santissima fede. La vita cristiana appare come una costruzione continua. Non è qualcosa di statico o già acquisito, ma un cammino di crescita che richiede la collaborazione personale di ciascuno. Siamo chiamati a crescere nella fede, nel discepolato e nell'apertura del cuore. Ci chiediamo allora quali passi stiamo compiendo concretamente. Dopo aver vissuto il tempo della Pasqua, della Pentecoste e mentre ci prepariamo alla celebrazione della Santissima Trinità, siamo invitati a verificare il nostro cammino spirituale. La fede deve diventare sempre più solida e matura attraverso una crescita costante. Papa Giovanni, uomo che costruiva Guardando alla vita di Giovanni XXIII, vediamo un uomo che ha saputo costruire. Ha edificato la sua esistenza sulla fede ricevuta dai suoi genitori, dalla sua gente e dalle tante persone incontrate lungo il suo cammino. La sua esperienza in Bulgaria gli ha permesso di avvicinarsi al mondo ortodosso; in Turchia e a Parigi ha affrontato situazioni difficili e complesse; a Venezia ha vissuto una stagione particolarmente feconda. In quel...
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