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La Stoà ad U e la Prostituzione Sacra
In questo luogo, ci imbattiamo in una struttura dall’aspetto singolare: la Stoà ad U. Quest’ultimo è un imponente porticato costruito in età ellenistica, situato al di fuori delle mura cittadine, proprio di fronte al mare. L’edificio dalla particolare forma a U, è composto da una serie di 37 piccoli ambienti, distribuiti intorno ad un grande cortile centrale. Questa luogo è legato ad una delle tradizioni più affascinanti e dibattute di Locri: la prostituzione sacra. Alcuni autori antichi, come Giustino, raccontano che i locresi avrebbero fatto voto ad Afrodite di consacrare le proprie figlie alla dea durante le guerre, come quelle contro la vicina Reggio, o per scongiurare gravi pericoli. Secondo gli studiosi, gli ambienti della Stoà potrebbero essere stati utilizzati durante questi riti: le giovani donne accoglievano i fedeli fornendo nell’atto sessuale un servizio divino per la salvezza della comunità. Pertanto, l’atto non era considerato come qualcosa di vergognoso o degradante ma come atto di devozione religiosa. Il ritrovamento nel cortile di oltre 370 fosse rituali, dette bothroi, contenenti resti di animali sacrificati e ceramiche da banchetto, conferma l’uso sacro e collettivo di questo spazio. Immaginate il porticato animato da pellegrini e mercanti che cercavano la benedizione della dea attraverso un’unione rituale che univa il corpo al divino. La Stoà locrese ci sfida a comprendere una sensibilità lontana dalla nostra, dove il sacro rientrava in ogni aspetto dell’esistenza, compresa la sessualità, la quale era considerata un dono per entrare in contatto con il divino e chiedere protezione per la comunità.
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Il Santuario di Marasà
Camminando oltre i resti dell’antico tracciato delle mura difensive, entriamo in città nell’area cosiddetta di Marasà. Qui sorgeva uno dei più spettacolari templi non solo della città di Locri Epizefiri ma di tutta la Magna Grecia: il Santuario di Marasà. Probabilmente dedicato ad Afrodite, è ricordato per essere uno dei più particolari e unici esempi di adozione dello stile ionico. Le indagini archeologiche hanno evidenziato tre fasi principali di costruzione: la più antica risale alla fine del VII secolo a.C.. Al tempo l’edificio era realizzato in mattoni crudi e legno, privo di colonnato esterno ma dotato di uno spazio centrale, detto cella, diviso in due navate da una fila di pilastri centrali. Verso la metà del VI secolo a.C., il tempio fu ricostruito in forme più monumentali, con un’architettura che già guardava ai grandi santuari dell’Asia minore, come quelli di Samo ed Efeso. L’edificio che incontrerete lungo il vostro viaggio appartiene alla terza fase, quella di metà V secolo a.C.. Il tempio periptero, ovvero con colonne disposte lungo tutti i lati, fu rialzato sopra le strutture precedenti. Il luogo si presentava come una selva di slanciate colonne ioniche con capitelli decorati da eleganti volute, fiori di loto e palmette. Nel santuario è stato rinvenuto uno dei più celebri capolavori dell’antichità, oggi conservato al Museo di Reggio Calabria: il gruppo scultoreo dei Dioscuri, i gemelli Castore e Polluce. Le figure maschili, dai corpi atletici, sono raffigurate nell’atto di scendere da cavallo, mentre i tritoni, creature marine metà uomo e metà pesce, sostengono i cavalli afferrandogli le zampe. I gemelli decoravano il frontone del tempio e rappresentano la protezione divina concessa a Locri durante la leggendaria battaglia della Sagra contro Crotone.
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Il Santuario di Demetra
Il Thesmophorion di contrada Parapezza, ovvero il Santuario di Demetra, è uno dei luoghi più sacri dell’antica Locri Epizefiri. Immaginate di trovarvi in un’area sacra situata appena fuori dalle mura cittadine ma strettamente connessa alla vita della città. Il santuario era dedicato a Demetra Thesmophoros, divinità protettrice della fertilità della terra e della stabilità sociale. Qui, ogni autunno, venivano celebrate le Tesmoforie, riti riservati esclusivamente alle donne locresi che si articolavano in tre giornate. Il primo giorno, chiamato Anodos, segnava l’arrivo delle donne al santuario e l’allestimento delle tende per la loro permanenza. Il secondo giorno, detto Nesteia, era dedicato al digiuno e al lutto collettivo in memoria del dolore di Demetra per il rapimento della figlia Persefone. Infine, il terzo giorno chiamato Kalligeneia, era un momento di gioia e celebrazione della fecondità ritrovata. Il cuore del santuario è il megaron, identificabile nell'area pavimentata in ciottoli che incontrerete lungo il percorso. In questo spazio, all’interno di un pozzo sacro, venivano deposti i resti dei maialini sacrificati per favorire il raccolto. In seguito i loro resti venivano recuperati e mescolati alle sementi come gesto simbolico legato alla fecondità della terra. Intorno alla struttura si trovano diversi altari per le offerte alla dea. Il legame tra Demetra e sua figlia Persefone, rapita da Ade e portata negli Inferi, era centrale nella religiosità locale. Come testimoniano i preziosi reperti portati alla luce presso il Persephoneion alla Mannella. Camminando tra queste rovine, tra il suono delle cicale e il fruscio delle foglie, potreste sentire ancora l’eco delle preghiere di madri e figlie che chiedevano protezione e prosperità.
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Introduzione alla Visita e Cinta Muraria
Benvenuti nel Parco Archeologico di Locri Epizefiri! Io sono Locrìa ed oggi sarò la vostra guida tra le testimonianze millenarie di una città considerata tra le più importanti colonie della Magna Grecia. Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato per narrare la grandezza del suo popolo e della sua storia. Fondata intorno al 700 a.C. da coloni provenienti dalla Locride greca, questa città divenne rapidamente un importante centro politico, religioso e culturale del Mediterraneo. L’importanza del luogo è testimoniata dal tracciato e dai resti dell’imponente cinta muraria, costruita nella seconda metà del VI secolo a.C. e potenziata nei secoli successivi. Si trattava di un’opera difensiva colossale, lunga circa sette chilometri e mezzo e dallo spessore di quasi cinque metri! Il tracciato cingeva la città dal mare fino alle alture di Castellace e Abbadessa, seguendo l’andamento naturale del terreno. I blocchi di base, che si possono ancora incontrare, sono in calcarenite locale, estratti dalle cave vicine, mentre l’alzato era originariamente in mattoni crudi. Il complesso murario includeva anche strutture di difesa complementari come le torri circolare e quadrata in località Parapezza. Nell’itinerario che ci attende, potremo conoscere questo importante centro, visitando monumenti, santuari e luoghi della quotidianità. Preparatevi a vivere un viaggio nella memoria dell’antico, dove il mito incontra la realtà e la bellezza dell’architettura si fonde con il paesaggio naturale. Vi auguriamo buon viaggio alla scoperta dell’affascinante storia di Locri Epizefiri.
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