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Omelie di un domenicano | RRL
by radioromalibera.org
Omelie di un domenicano per l'anno liturgico. Ascolta il podcast di radioromalibera.org. Ogni domenica alle ore 17 una nuova puntata.
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54 - XXIV Domenica dopo Pentecoste
Egli ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio dilettoEccoci di nuovo alla fine dell’anno liturgico, e la Chiesa ci ripropone il grande vangelo della fine dei tempi: sia la distruzione del tempio, sia ciò che quella distruzione simboleggiava nel piano di Dio, cioè la fine del mondo. Gli apostoli avevano unito entrambi gli eventi quando chiesero a Nostro Signore della venuta del regno di Dio, e nella Sua risposta, di cui abbiamo sentito una parte, Egli fa lo stesso, cioè permette che la prima cosa, la distruzione del tempio e dei suoi riti, rappresenti l’altra, la fine del mondo e la fine dei riti del Nuovo Testamento. Perché quando Nostro Signore ritornerà, tutti i nostri sacramenti, e anche la santa Messa, tramonteranno.
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57 - XXIII Domenica dopo Pentecoste
Il miracolo mediante il quale Nostro Signore guarisce la donna che soffriva da dodici anni per un flusso di sangue è menzionato in ciascuno dei primi tre Vangeli. La Chiesa, in questa domenica, offre alla nostra attenzione il racconto dell’evento narrato da san Matteo, ma possiamo completarlo con quello riportato da san Marco e da san Luca, che espongono entrambi la storia in modo leggermente più completo. Da san Marco apprendiamo che questa donna aveva speso tutto ciò che possedeva per essere guarita dai medici, i quali non erano stati in grado di curarla, dal momento che in realtà peggiorava sempre di più. San Luca era lui stesso un medico, e forse per una certa omertà verso la propria professione non accenna a questo dettaglio! Tuttavia, come san Marco, menziona un fatto che a prima vista sembra alquanto strano, e cioè che dopo che il miracolo era già avvenuto, Nostro Signore chiese chi Lo avesse toccato e Si guardò intorno per scoprire chi Egli aveva guarito.
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56 - XXII Domenica dopo Pentecoste
Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di DioDom Prosper Guéranger, nel suo commento alla Messa odierna della XXII domenica dopo Pentecoste, ci dice che alcuni degli antichi commentatori associano questa Messa ai tempi dell’anticristo. Mentre l’anno liturgico si avvicina alla fine, dicono, la Chiesa pone davanti alla mente dei suoi figli il pensiero dell’uomo del peccato, destinato a sorgere e ad ingannare molti alla fine del mondo. Ora, se Dio nostro Padre permetterà a questo avversario di Cristo di sorgere in quel momento e fare tanto male, non è perché la Sua carità verso il mondo si sarà raffreddata, poiché Dio è carità, e non può cambiare. È piuttosto perché la carità dell’uomo si è raffreddata; come Cristo predisse nella grande profezia che presto ascolteremo, poiché le iniquità si moltiplicano, la carità di molti si raffredderà. Quando non ci sarà più abbastanza carità sulla terra per impedirne la venuta, allora arriveranno i tempi dell’anticristo.Ma poiché il giorno e l’anno preciso della sua venuta non sono noti, la Chiesa vuole che i suoi figli in ogni tempo stiano all’erta, e ancor più man mano che il tempo si avvicina. Perciò, nell’Introito della Messa di oggi, pone queste parole sulle nostre labbra: Se consideri le nostre colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? La prima condizione per resistere alle tentazioni, specialmente alle tentazioni crudeli o sottili degli ultimi giorni, è di non confidare nella nostra giustizia, ma piuttosto, di dire a Dio: presso di Te è la propiziazione; cioè, “presso di Te è Gesù Cristo, che è la propiziazione (ossia la vittima di espiazione) dei nostri peccati”.
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55 XXI domenica dopo Pentecoste
Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito.Perché questo vangelo [del re e dei due servi] è adatto per oggi? È perché ieri è stata la commemorazione delle anime sante, e questo vangelo sembra gettare molta luce sulla provvidenza di Dio nei confronti di noi sulla terra e delle anime in purgatorio.Qual è la prima lezione che impariamo? L’intenzione principale di Dio onnipotente nei confronti dei peccatori è di avere misericordia di loro. Il servo portato a vedere il re al quale deve diecimila talenti è un’immagine di un’anima in stato di peccato. Diecimila talenti non erano solo una grande somma, era una somma straordinariamente grande per il debito di un privato. È come se andassimo dal nostro direttore di banca e ci dicesse che abbiamo uno scoperto pari al debito nazionale degli Stati Uniti d’America. Nostro Signore usa questa immagine perché anche un solo peccato mortale ha una sorta di infinità, essendo un’offesa alla maestà divina. Eppure, per pietà, il re cancella l’intero debito. È un’immagine dell’amore di Dio Padre, Che ha mandato il Figlio sulla terra con tanti rimedi con cui l’umanità, se vuole, può essere liberata dai lacci del peccato. Prima c’è il battesimo; poi, dopo il battesimo, la confessione; poi, perché la confessione, sebbene tolga tutti i peccati, non sempre toglie tutto il debito di pena loro dovuto, le indulgenze. Si pensi, ad esempio, al perdono apostolico, che fa parte degli ultimi riti, e che mette a disposizione del moribondo un’indulgenza plenaria, proprio nel momento in cui l’anima lascia il corpo. Tutto questo ci mostra che non solo il nostro Padre celeste non vuole che nessuna anima si perda, ma non vuole nemmeno che alcuna anima passi per il purgatorio; vuole invece che sia pronta ad entrare in paradiso subito dopo la morte.
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54 - XX Domenica dopo Pentecoste
Fratelli: Badate al modo di comportarvi, non da stolti, ma da sapienti, redimendo il tempo, poiché i giorni sono cattiviSecondo alcuni commentatori della sacra liturgia, le settimane alla fine dell’anno liturgico simboleggiano il periodo finale della storia del mondo. San Paolo dice altrove, parlando della Legge di Mosè: Tutto ciò che invecchia e diventa obsoleto è prossimo a scomparire. E possiamo applicare queste parole al mondo. Il mondo invecchia e diventa obsoleto: si prepara a scomparire. Il mondo, come lo conosciamo, scomparirà nel grande giorno in cui il nostro Salvatore tornerà per giudicare i vivi e i morti.Ma queste ultime settimane dell’anno liturgico possono anche simboleggiare la fine della nostra vita. Possono perciò ricordarci la brevità di questa vita. È forse per questo che ascoltiamo oggi quelle parole di san Paolo, che scrive agli Efesini: Fratelli: Badate al modo di comportarvi, redimendo il tempo. Cosa significa “redimere il tempo”? Redimere significa ricomprare. Dunque, dobbiamo ricomprare il nostro tempo? Lo possiede qualcun altro?
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53 - XIX Domenica dopo Pentecoste
Ill re entrò per vedere i convitatiQuesta parabola non è raccontata ai discepoli o alla moltitudine, ma ai Sacerdoti anziani e ai farisei di Gerusalemme, che avevano già deciso di mettere a morte Cristo. Nostro Signore, a quanto pare, mostrando loro di essere consapevole dei loro piani, fa un ultimo appello alla loro coscienza. Anche se sa che il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto, Egli ha ancora una carità perfetta verso di loro e un grande desiderio di salvare le loro anime. Perciò insegna loro attraverso una parabola che il loro comportamento è tanto irrazionale e pericoloso quanto lo sarebbe il comportamento dei sudditi di un re terreno i quali uccidessero i messaggeri che li invitano a un matrimonio reale.Questa parabola è simile alla parabola di san Luca, contenuta nel capitolo 14° del suo Vangelo: ma lì la festa è descritta come una cena, cioè un pasto serale. Qui, in san Matteo, è il prandium, cioè il pasto di metà giornata. Perché c’è questa differenza? Penso che la festa descritta da san Luca rappresenti il Paradiso. Non si dice che alcuno sarà cacciato da quella festa, così come nessuno sarà scacciato dal Cielo. Si chiama cena perché, come dice il salmista, l’uomo esce al suo lavoro, per la sua fatica fino a sera, e il Cielo è una ricompensa per coloro che hanno lavorato bene. Al contrario, questa festa, in san Matteo, non è una cena ma un prandium. Si fa a metà giornata e rappresenta la vita cristiana sulla terra, che viviamo nel mezzo delle nostre occupazioni quotidiane, e soprattutto la Santa Eucaristia, che la sostiene. E, ahimè, è possibile essere cacciati da questa festa, come ben sperimenta l’uomo senza l’abito nuziale.
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52 - XVIII Domenica dopo Pentecoste
Quand’ecco Gli presentarono un paralitico giacente nel lettoSebbene siamo solo in ottobre, e quindi l’Avvento è ancora un po’ lontano, la liturgia inizia già oggi a volgere la nostra mente verso ciò che non dovrebbe mai essere troppo lontano dal pensiero di un cristiano: il ritorno di Nostro Signore nella gloria. San Paolo dice ai Corinzi che la grazia che hanno ricevuto attraverso il battesimo e la cresima dà loro il potere, tra le altre cose, di attendere la venuta di Nostro Signore Gesù Cristo e di essere trovati innocenti nel giorno della Sua venuta. Altrove, nella stessa lettera, dice loro che passa la scena di questo mondo. Se questo era vero nel I secolo, quanto più lo è oggi, per noi, che siamo quasi venti secoli più vicini alla fine. Anche l’Introito e il Graduale della Messa ci ricordano quel grande giorno: O Signore – dice l’Introito –, dà pace a coloro che sperano in Te, e i Tuoi profeti siano riconosciuti fedeli: ascolta la preghiera del Tuo servo e del popolo Tuo Israele. Mi rallegrai per ciò che mi fu detto: andremo alla casa del Signore. Il Graduale lo ripete: Mi rallegrai di ciò che mi fu detto: andremo alla casa del Signore. L’ultimo giorno, quando Cristo verrà di nuovo, la Chiesa gioirà, perché avrà terminato il suo tempo di prova in questo mondo, ed entrerà nella casa del Signore, cioè in Paradiso.Ma perché il Signore tarda a dare questa gioia al Suo popolo fedele? Perché sono passati già quasi venti secoli, durante i quali la Chiesa ha avuto così tanto da soffrire? San Pietro ce ne ha dato il motivo nella sua seconda Epistola: Il Signore non ritarda nell’adempiere la Sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. Il ritorno di Cristo nella gloria è “ritardato”, per usare un’espressione umana, perché Dio sta ancora dando all’umanità il tempo di pentirsi. C’è un numero stabilito di eletti da raggiungere, un numero che solo Dio conosce e, finché non sarà raggiunto, i giorni di questo mondo devono continuare. E finché il mondo dura, tutti hanno la possibilità di rivolgersi a Dio ed essere salvati.Dico che tutti sulla terra hanno la possibilità di essere salvati: e questo è vero dal punto di vista di Dio, il Quale, come ci dice il libro della Sapienza, non odia nulla di ciò che ha fatto. Eppure, da un altro punto di vista, ci sono molte persone che al momento, per quanto sta in loro, non hanno la possibilità di salvarsi. Possiamo anche dire che l’umanità, considerata nel suo insieme, è come il paralitico del Vangelo, che giace impotente sul suo letto. O che un gran numero di uomini ha altrettanto poco potere di compiere atti di fede, speranza e amore, atti che possono portarli in Paradiso, quanto ne aveva quel paralitico per alzarsi e camminare. Non è in potere della mera natura umana compiere questi atti salvifici. La Colletta della Messa di oggi ce lo ricorda: tibi sine te placere non possumus, “Senza di Te, non possiamo piacerTi”.Ma quale atteggiamento dobbiamo avere noi, come cattolici, nei confronti di coloro che si trovano in questa posizione, cioè che sono paralizzati dalla loro mancanza delle tre virtù teologali? Dobbiamo alzare le spalle e dire: “Non c’è niente che possiamo fare a riguardo; l’hanno voluto loro e ora si arrangino”? Certo che no: il nostro modello sono i quattro uomini che hanno portato il loro amico paralizzato a Gesù, su una barella. Uno degli altri Vangeli mostra la loro determinazione e ingegnosità: non essendo in grado di farsi strada tra la folla che era in piedi intorno alla porta della casa dove si trovava Gesù, questi quattro uomini tolsero le tegole dal tetto e calarono giù il loro amico in quel modo. San Matteo descrive la risposta di Nostro Signore: Veduta la loro fede, Gesù disse al paralitico: Figlio, confida: ti sono perdonati i tuoi peccati. Si noti che non dice “Veduta la sua fede”, ma veduta la loro fede. Cristo assolve il giovane dai suoi peccati non tanto a causa della fede del giovane, ma per ricompensare la fede dei suoi amici.Possiamo portare i nostri amici paralizzati a Cristo. Prima di tutto, e in modo più potente, con la preghiera. Quando dimostriamo la nostra fede in Lui perseverando nella preghiera, giorno dopo giorno, o presentandoci davanti alla Sua presenza reale nel Santissimo Sacramento, Egli non può non esserne toccato, proprio come fu toccato nel vedere fino a che punto andarono gli sforzi dei quattro uomini per portare il giovane davanti a Lui. Egli ricompenserà sempre le nostre preghiere per i nostri cari. Ma non solo per i nostri cari, che conosciamo personalmente. Facciamo bene, a volte, a offrire a Dio l’intero genere umano, che è per lo più paralizzato. Qualcuno, da qualche parte, trarrà sempre beneficio da una tale preghiera, anche se potremmo non scoprire in questa vita chi sia. Con queste preghiere acceleriamo in qualche modo il ritorno di Cristo, poiché la fine del mondo non può arrivare fino a quando il numero degli eletti non sarà completato.Ma oltre alle preghiere, ci sono anche le conversazioni. Quando le persone vivono senza Dio, di solito arriva un momento in cui si rendono conto che la loro vita non li ha resi felici. O non hanno realizzato le loro ambizioni, oppure le hanno soddisfatte ma non sono ancora contenti. Se queste persone sono nostri parenti o amici, quello può essere un buon momento per parlare con loro e per invitarli a ricominciare, ma in un modo nuovo. Tutti desiderano essere felici: così, quando una persona scopre che il suo modo di vivere non gli ha dato la felicità, è più pronta ad ascoltare chi ne propone un altro. Possiamo invitarli a ricominciare andando a confessarsi. E alcune persone sono più propense ad accettare questo invito quando giunge loro da un amico laico che da un sacerdote.Penso che questo Vangelo offra un’immagine di laici e sacerdoti che lavorano insieme per la salvezza delle anime. San Matteo suggerisce questo con la frase che usa alla fine, dopo che Cristo ha dimostrato con il miracolo che ha davvero perdonato i peccati del giovane. Il Vangelo non dice che la folla glorificò Dio per aver dato tale potere a un uomo, ma che glorificarono Iddio per aver dato tanto potere agli uomini. San Matteo vuole indicare che il potere di perdonare i peccati, che il Signore ha portato sulla terra, rimane sulla terra fino alla fine dei tempi. Ad ogni ordinazione sacerdotale, Dio dà questo grande potere ad alcuni uomini. Ma dà un potere anche ai laici, il potere di portare i loro fratelli malati da Gesù per essere guariti, con le loro preghiere, il loro buon esempio e, quando si presentano le giuste circostanze, con le loro parole di incoraggiamento, e forse usando un po’ di ingegnosità, come i quattro uomini del Vangelo. Sacerdoti e laici devono continuare a cooperare in questo modo, fino a quando l’ultimo sacerdote avrà alzato la mano e avrà pronunciato per l’ultima volta le sante parole di assoluzione, e l’ultimo peccatore, come il paralitico del Vangelo, si sarà alzato e se ne sarà andato a casa, alla casa di un’eternità beata.
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2 XVII Domenica dopo Pentecoste
Quand’ecco Gli presentarono un paralitico giacente nel lettoSebbene siamo solo in ottobre, e quindi l’Avvento è ancora un po’ lontano, la liturgia inizia già oggi a volgere la nostra mente verso ciò che non dovrebbe mai essere troppo lontano dal pensiero di un cristiano: il ritorno di Nostro Signore nella gloria. San Paolo dice ai Corinzi che la grazia che hanno ricevuto attraverso il battesimo e la cresima dà loro il potere, tra le altre cose, di attendere la venuta di Nostro Signore Gesù Cristo e di essere trovati innocenti nel giorno della Sua venuta. Altrove, nella stessa lettera, dice loro che passa la scena di questo mondo. Se questo era vero nel I secolo, quanto più lo è oggi, per noi, che siamo quasi venti secoli più vicini alla fine. Anche l’Introito e il Graduale della Messa ci ricordano quel grande giorno: O Signore – dice l’Introito –, dà pace a coloro che sperano in Te, e i Tuoi profeti siano riconosciuti fedeli: ascolta la preghiera del Tuo servo e del popolo Tuo Israele. Mi rallegrai per ciò che mi fu detto: andremo alla casa del Signore. Il Graduale lo ripete: Mi rallegrai di ciò che mi fu detto: andremo alla casa del Signore. L’ultimo giorno, quando Cristo verrà di nuovo, la Chiesa gioirà, perché avrà terminato il suo tempo di prova in questo mondo, ed entrerà nella casa del Signore, cioè in Paradiso.
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50 - XVI Domenica dopo Pentecoste
L’atmosfera di questo Vangelo è tesa. Un importante Fariseo ha invitato il Signore a cenare con lui in giorno di sabato. Un pasto in giorno di sabato tra gli ebrei avrebbe dovuto essere un’occasione di festa, ma, come dice san Luca, Gli tenevano gli occhi addosso. Forse c’era buona volontà da parte del Fariseo, ma c’era anche evidentemente molto sospetto. La situazione peggiora quando Cristo prima pone loro una domanda a cui hanno paura di rispondere, cioè se sia lecito guarire in giorno di sabato; poi guarisce l’uomo affetto da “idropisia”‘ (cioè da grave ritenzione idrica), contrariamente alla loro interpretazione esagerata del “riposo sabbatico”; e, infine, con una semplice domanda mostra che la loro interpretazione della Legge di Mosè è incoerente e veramente disumana. Se essi sarebbero pronti a liberare una loro bestia di valore da un pozzo in giorno di sabato, trascinandola – anche con gran fatica – fuori dall’acqua o dal fango in cui è caduta, come possono poi obiettare se Egli libera un uomo, fatto a immagine di Dio, dall’acqua che rende infelice la sua vita?
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49 - XV Domenica dopo Pentecoste
Vedutala, il Signore, mosso a compassione di lei, le disse: Non piangere. Si avvicinò alla bara e la toccòIl miracolo della resurrezione di questo giovane, figlio della vedova di Naim, oltre ad essere un vero evento storico, è sempre stato visto anche come un’immagine della rigenerazione alla vita divina di coloro che sono morti nel peccato. Questo è il motivo per cui questo Vangelo viene letto in Quaresima: la Quaresima è un tempo in cui il popolo cristiano, nel suo insieme, prega e fa penitenza per coloro che hanno ricevuto la grazia del battesimo in passato e ora l’hanno persa. In Quaresima, la Chiesa è come una madre addolorata: ricorda quante persone vivono sulla terra che sono state rigenerate nel suo grembo, cioè al fonte battesimale, per il potere dello Spirito Santo, ma che potrebbero essere ora morte, come il giovane di Naim, a tutte le buone opere che fanno per Dio. Quindi prega, durante la Quaresima, che tutte queste persone possano essere riportate alla vera vita ed essere riconciliate con il Signore.In effetti, questo stesso Vangelo viene letto anche nella festa di uno dei più celebri penitenti, sant’Agostino d’Ippona, il grande Dottore e Padre della Chiesa. Abbiamo celebrato la sua festa il mese scorso. Il Vangelo si adatta perfettamente alla sua conversione. Se conoscete la sua vita, sapete che, sebbene non fosse stato battezzato da bambino, fu iscritto tra i catecumeni, e dunque portato sulla soglia della Chiesa. Divenuto giovane, cadde nei peccati della carne e dello spirito e, per così dire, fu portato fuori della città di Dio; fu soprattutto la sua madre vedova, santa Monica, che con le sue preghiere e le sue lacrime ottenne la sua conversione. Il Signore ha risuscitato Agostino dalla morte del peccato, ed egli, come il giovane nel Vangelo, si è seduto e ha cominciato a parlare; si sedeva sul suo trono episcopale di Ippona e parlava come nessuno aveva parlato prima, né ha parlato dopo di lui.Ma oggi, in questa domenica di metà settembre, possiamo vedere un significato figurativo leggermente diverso in questo Vangelo. Nostro Signore sceglie di operare questo miracolo, come altri miracoli, in modo simbolico. Stende la mano e tocca il feretro, cioè la lettiga, sulla quale giace il morto. È una bara di legno, ovviamente: di cos’altro poteva esser fatta una bara, nel mondo antico, se non in legno? Stendendo la mano sul legno, Cristo resuscita il morto. Come avviene con tanti altri dettagli registrati nel Vangelo, questa è una semplice immagine della nostra Redenzione: stendendo le Sue mani sul legno della Croce, Gesù ha soddisfatto per il peccato, e così ha reso possibile alle anime il ritorno alla vita soprannaturale.Ma se il modo con cui Cristo ha operato questo miracolo ci ricorda la Sua crocifissione, allora la vedova, le cui sofferenze provocano quel miracolo, potrebbe ben farci ricordare la beata Vergine Maria. San Luca dice che il Nostro Salvatore vede la vedova e, mosso dalla misericordia, le dice: Non piangere. Umanamente parlando, possiamo supporre che uno dei motivi per cui nostro Signore fu così commosso alla vista di questa vedova è che vide la somiglianza tra lei e Sua Madre; anche Lei era vedova e anche Lei stava per perdere il suo unico Figlio. Ma, in ogni caso, possiamo dire che questa vedova è un tipo o figura della beata Vergine, mentre stava tra i dolori accanto alla Croce del Figlio.San Giovanni, nel suo racconto della Passione, ci dice che Maria stava accanto alla Croce di suo Figlio. I Vangeli, ovviamente, non tentano di descrivere i suoi sentimenti durante la crocifissione, ma la tradizione della Chiesa li riassume in una parola che deve essere intesa nel suo senso più completo, vale a dire, la parola “compassione”. Compassione significa letteralmente “soffrire con”: la Madonna ha sofferto con il suo Figlio. Aveva accettato queste sofferenze in anticipo, al momento dell’annunciazione. Maria conosceva le profezie; sapeva che Isaia aveva predetto che il Messia sarebbe stato rigettato e si sarebbe offerto come vittima per il peccato. E perciò, quando ha risposto al messaggio di san Gabriele, sia fatto di me secondo la tua parola, sapeva che, diventando la Madre del Messia, avrebbe formato una vittima per il grande sacrificio. Ai piedi della Croce, ha rinnovato il suo amoroso consenso ai desideri del Padre. Ella rinuncia a tutti i diritti che poteva pensare di avere su suo Figlio, e trasforma il suo Cuore immacolato in un’unica offerta e – per così dire – in un unico altare con il Suo.Ed è per questo che spesso parliamo della Madonna come Corredentrice. È impossibile che le sofferenze di Maria, accolte com’erano con tanto amore, non abbiano avuto alcun valore agli occhi di Dio. Al contrario, ebbero necessariamente un grandissimo valore. Solo Gesù è il nostro Redentore: ma la Vergine si è unita così perfettamente al Suo sacrificio che la Sua Redenzione viene a noi per mezzo di Lei. Proprio come la vedova di Naim con il suo dolore ha suscitato il miracolo nel Vangelo, così il profondo dolore della Madonna suscita la misericordia di Dio sulle anime morte nel peccato.
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XIV domenica dopo Pentecoste
Cercate prima il Regno di Dio e la Sua giustizia, e ogni altra cosa vi verrà data in piùQuesta domenica è talvolta chiamata “la domenica dei due maestri”. Chi di loro serviremo: la carne o lo spirito? Dio o il denaro? Ma potremmo anche chiamarla “la domenica del Regno di Dio”. Sia san Paolo nell’Epistola, sia poi Nostro Signore nel Vangelo, ci parlano di questo grande tema. L’Apostolo ci dà l’insegnamento più elementare. Ci parla di alcuni dei peccati mortali che impediscono a una persona di ereditare il Regno: fornicazione, idolatria, invidia, omicidi e così via. Questo è, per così dire, l’ABC del Cristianesimo. Poi Nostro Signore ci dà un insegnamento più avanzato. Ci mette in guardia non tanto dai peccati, quanto da quello che san Francesco di Sales diceva essere il male più grande che può capitarci dopo il peccato, cioè l’ansia o la sollecitudine. Cristo non ci vieta di desiderare cibo, bevande o vestiti, poiché queste sono necessità naturali; né ci vieta di pensare a come acquistarli, per noi stessi o per gli altri, e di lavorare sodo, se occorre, per questo. Non vuole però che ce ne preoccupiamo, come i pagani, ma piuttosto che abbiamo fede nella provvidenza del nostro Padre celeste e teniamo gli occhi fissi sulla meta: il Regno di Dio.
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47 - XII Domenica dopo Pentecoste
XII Domenica dopo PentecosteAD 2020Un uomo discendeva da Gerusalemme a GericoQuesta domenica è chiamata la domenica del Buon Samaritano. Il Buon Samaritano è un’immagine di Cristo, così come l’uomo caduto nelle mani dei ladri è un’immagine del nostro padre Adamo, che cadde all’inizio, quando commise il primo peccato. Così, vediamo subito che questa parabola non è solo la storia di un uomo che compie una buona azione verso uno straniero, ma è piuttosto una sintesi di ciò che chiamiamo “storia sacra”, cioè la storia dei rapporti di Dio col genere umano.Vi siete mai chiesti perché, dopo la caduta di Adamo ed Eva, Dio non abbia mandato subito un Salvatore? Avrebbe potuto farlo, ma invece scelse di aspettare per secoli, per millenni, prima di mandare il Suo Figlio nel mondo. I Santi che ne discutono suggeriscono varie ragioni. Una di queste è che il genere umano non avrebbe apprezzato il Salvatore se fosse venuto al mondo troppo presto. Lo avremmo dato per scontato, e probabilmente saremmo diventati ancora più orgogliosi. Noi – il genere umano – abbiamo avuto bisogno di tempo per scoprire quanto siamo incapaci di raggiungere la felicità con i nostri sforzi. E così, durante tutto questo tempo tra la caduta dei nostri progenitori e l’Incarnazione del Figlio di Dio, l’umanità era come l’uomo che, sceso da Gerusalemme a Gerico, era stato ferito dai ladri e giaceva indifeso al lato della strada. Non c’è da meravigliarsi che Nostro Signore dica che gli uomini migliori di quel tempo desideravano vedere e sentire qualcosa che nessuno allora poteva vedere o sentire: il loro Salvatore.Ora, questo tempo, tra la caduta dell’uomo e la venuta di Cristo, è diviso in due periodi principali. Il primo periodo è quello che viene chiamato “l’età della natura”. Ciò significa che Dio, durante questo tempo, lasciò all’uomo pochissime leggi, oltre la legge naturale che Egli ha scritto nei nostri cuori. E così, gli uomini, in quei primi giorni del mondo, dovevano solo fare del loro meglio per vivere una vita moralmente ordinata e adorare Dio nel modo che pensavano fosse a Lui gradito. Ma, come sappiamo, la maggior parte degli uomini non agì bene: ben presto persero di vista anche le verità morali fondamentali; per esempio, iniziarono a mettere a morte i bambini se erano in qualche modo handicappati, o anche solo di sesso sbagliato, non rispettarono più la santità del matrimonio e iniziarono anche ad adorare esseri immaginari invece del vero Dio.Questo fu il primo periodo dopo la caduta, quello che noi chiamiamo “l’età della natura”, e in realtà per i Gentili questo tempo continuò fino a quando iniziò per loro la predicazione degli Apostoli. E penso che questa prima età sia simboleggiata, nella parabola del Buon Samaritano, dal sacerdote che incontra per primo l’uomo ferito. Nostro Signore dice: Avvenne allora che un sacerdote discendesse per la stessa via: visto quell’uomo passò oltre. Questo sacerdote rappresenta la religione naturale, cioè i tentativi dell’uomo di escogitare da sé un modo per adorare Dio. Ma non fanno alcun bene. Come può un uomo decaduto creare la propria religione? È come cercare di sollevarsi da terra da soli. Forse è per questo che il Vangelo sottolinea che il sacerdote nella parabola scendeva per la stessa via in cui l’uomo era stato aggredito dai briganti. Uno che scende per la stessa via, cioè, uno che è lui stesso parte dell’umanità decaduta, come può offrire una religione che salverà l’umanità? È impossibile. Quindi, questa è l’età della natura, quella in cui Dio lasciò l’umanità in gran parte a sé stessa.Dopo l’età della natura è arrivata l’età della Legge. È di questo che parla san Paolo nell’Epistola. Sebbene la Legge si applicasse solo agli Ebrei, fu qualcosa di abbastanza glorioso finché durò. Fu data direttamente da Dio a Mosè. Dio stesso incise i dieci comandamenti sulle tavole di pietra e diede a Mosè le istruzioni sui sacrifici e su tutti i rituali della religione giudaica. I membri devoti del popolo ebraico dovettero pensare tra sé: “Finalmente! Ora sappiamo esattamente cosa Dio vuole da noi, e come dobbiamo adorarLo”.Ma c’era ancora un problema. La Legge di Mosè, sebbene dicesse chiaramente agli Ebrei quali fossero i loro doveri, non poteva ancora salvarli. In realtà, in qualche modo, peggiorò la loro situazione, dal momento che ora essi non avevano più la scusa che avevano i pagani, cioè di non sapere cosa Dio si aspettasse da loro. Ecco perché san Paolo chiama la Legge ebraica, anche se era buona in sé, il ministero di morte.E questa seconda età, l’età della Legge, è simbolizzata, nella parabola del Buon Samaritano, dal levita che si avvicina all’uomo moribondo. I leviti erano la tribù in Israele da cui venivano i sacerdoti e gli altri ministri del tempio, il cui compito era di insegnare la Legge di Mosè al popolo. Notate quello che Nostro Signore dice del levita, e come è diverso da ciò che dice del sacerdote. Egli non dice che il levita discendeva per la stessa via, dal momento che, anche se gli Ebrei erano ovviamente decaduti come tutti gli altri uomini, la loro religione non era l’invenzione di uomini decaduti. La loro religione era divina. E, a differenza del sacerdote, si dice che il levita passò vicino al luogo. La Legge di Mosè si avvicinava all’uomo decaduto più di quanto potessero fare le religioni pagane; essa capiva assai meglio la difficile situazione dell’uomo, ma non poteva ancora offrire un rimedio.Ed è per tal ragione che questa seconda età, l’età della Legge, doveva cedere il passo ad una terza ed ultima età, che noi chiamiamo l’età del Vangelo, o l’età della grazia. Ma un Samaritano, che era in viaggio, arrivò vicino a lui e, vistolo, ne ebbe compassione. Nostro Signore, mentre era, per così dire, in viaggio partendo dal Padre per venire nel mondo, non rifugge dai Suoi simili, né li disprezza come peccatori. Ha compassione delle ferite che il peccato fa alle nostre anime. E la differenza tra la Legge e il Vangelo è che il Vangelo non solo ci dice cosa dobbiamo fare, ma ci dà anche la forza per farlo. Per questo si chiama il Vangelo della grazia. Cosa rappresentano il vino e l’olio del Buon Samaritano se non i sacramenti della grazia con i quali Cristo guarisce le nostre ferite? È vero che quando si mette del vino su una ferita si sente dolore, ma in questo modo la ferita si disinfetta. È una bella immagine del sacramento della confessione, che a volte può essere doloroso, ma che estrae il veleno (del peccato); e l’olio, che viene dopo, rappresenta la pace di una buona coscienza. E che cosa rappresenta l’albergo in cui il Buon Samaritano porta l’uomo ferito, se non la Chiesa, che è come l’ostello di Dio sulla terra, il luogo in cui i feriti possono guarire, fino a essere rigenerati e divenire come Adamo prima della caduta?Perché, anche se l’età del Vangelo è l’ultima per l’umanità su questa terra, non durerà per sempre. Ricordate le parole del Buon Samaritano all’albergatore: Abbi cura di lui, e quanto spenderai in più te lo rimborserò al mio ritorno. “Al mio ritorno”: questo mondo non durerà per sempre. Cristo, il Buon Samaritano, tornerà. Il nostro compito è quello di tenerci pronti per quando verrà.
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46 - XI Domenica dopo Pentecoste
AD 2021Guardando verso il Cielo, sospiròIl dettaglio che san Marco registra in questo passo del Vangelo è unico, credo, tra tutti i miracoli di Nostro Signore. Da nessun’altra parte troviamo che Gesù, quando sta per fare un miracolo, geme; o, come dicono alcune traduzioni, sospira. L’Evangelista non ci dice il motivo di questo sospiro o gemito; ma lo Spirito Santo non avrebbe ispirato a san Marco di registrarlo, se non avesse voluto che lo conoscessimo e vi riflettessimo. Allora, proviamo a farlo.Mi vengono in mente tre ragioni per cui Nostro Signore può aver sospirato nel guarire questo sordomuto, e nessuna esclude le altre. Il primo motivo è il più semplice. Non è possibile che Gesù fosse stanco e che l’atto di compiere un miracolo fosse fisicamente impegnativo? Da un altro brano evangelico, sembra di comprendere che Cristo, nell’effettuare una guarigione miracolosa, sperimentasse abitualmente un potere che passava da Sé al guarito. Così, quando l’emoroissa Gli andò dietro e toccò il Suo mantello, san Marco ci dice che Gesù conobbe dentro di Sé la potenza che era uscita da Lui. Questo è un argomento misterioso, sul quale possiamo solo speculare; ma sappiamo che Gesù Si trovava spesso di fronte a grandi folle di persone tutte alla ricerca di qualche tipo di guarigione. Ed è possibile che ogni miracolo che operasse Gli sia costato qualcosa, a livello fisico. Se è così, ce lo avrebbe comunicato, come segno della realtà della Sua natura umana, con il sospiro o il gemito che ha dato in questa occasione unica. Forse voleva anche insegnare agli Apostoli che il loro ministero e i loro miracoli sarebbero stati parimenti impegnativi. Onora il Signore con i tuoi beni, come dice una delle antifone della Messa.
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45 - X Domenica dopo Pentecoste
Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltatoLe letture scelte per questa domenica, a volte chiamata “la domenica dell’umiltà”, o “la domenica del fariseo e del pubblicano”, ci ricordano le missioni invisibili dello Spirito Santo. Che cosa intendiamo con queste “missioni invisibili”? Lo Spirito Santo è venuto sulla Chiesa solo una volta in forma visibile, nel fuoco della prima Pentecoste cristiana. Ma Egli continua a venire invisibilmente nelle anime dei cristiani innumerevoli volte, nel tempo che va da quella prima Pentecoste fino alla fine del mondo. Egli viene nelle nostre anime, con il Padre e il Figlio, al nostro battesimo e alla nostra cresima; ma viene anche ogni volta che facciamo un passo in avanti nella vita spirituale, salendo da un grado di grazia santificante ad un altro. E anche se lo Spirito Santo non viene mai nella nostra anima senza le altre due Persone divine, si dice ugualmente che è da Loro “inviato”, perché procede da Loro nell’eternità. Questo è il motivo per cui si parla delle Sue “missioni invisibili”.
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44 - IX Domenica dopo Pentecoste
Se in questo giorno avessi conosciuto anche tu quello che occorreva per la tua pace!Gli eventi riportati in questo passo del Vangelo si sono verificati la Domenica delle Palme. Una grandissima moltitudine di persone accoglie con gioia Nostro Signore a Gerusalemme, lodando Dio e agitando rami di palma. Ma Lui, scendendo dal Monte degli Ulivi, vedendo la città, pianse su di essa. È una delle due occasioni in cui gli Evangelisti ci parlano delle lacrime di Cristo; l’altra fu quando andò alla tomba del Suo amico Lazzaro. Questi due eventi ci mostrano come Egli sia pienamente umano. Gesù, il Verbo fatto carne, è tanto lontano dall’insensibilità quanto dal sentimentalismo.Questi due dolori, per la morte di Lazzaro e per Gerusalemme, sono, mi sembra, insieme umani e divini. Cosa intendo con questo? Gesù Si addolora per Lazzaro come un uomo fa per un caro amico, per esempio, come una volta Davide pianse per la morte di Gionata. Questo è l’aspetto umano di quel dolore. Ma non Si dolse per Lazzaro anche come Creatore per la sua creatura? Il Signore fece l’uomo in principio, così glorioso e felice, e lo collocò in paradiso; ed ora eccolo, un cadavere in una grotta.
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43 - VIII Domenica dopo Pentecoste
Vi era un uomo ricco che aveva un fattore,e questi fu accusato presso di lui di avergli dissipato i beniPer comprendere questa parabola del fattore infedele, certamente una delle parabole più difficili del Vangelo, ricorro all’aiuto di uno dei Padri della Chiesa, san Gaudenzio. Questi fu Vescovo in Italia nel IV secolo, amico di sant’Ambrogio, e commentò questo passo del Vangelo in una lettera ad un altro amico che gli aveva chiesto come interpretarlo.San Gaudenzio dà quella che potremmo chiamare un’interpretazione “cosmica” di questa parabola: cioè, la intende come una descrizione delle relazioni tra Dio, il diavolo e l’umanità. L’uomo ricco, che possiede tutta la proprietà, rappresenta Dio onnipotente. Dio possiede tutte le cose, visibili e invisibili, poiché le ha create tutte dal nulla. È anche ricco in un altro senso; cioè, è ricco in misericordia, come dice san Paolo.Il fattore, invece, secondo san Gaudenzio, rappresenta il diavolo. Questo può sembrare strano. Il diavolo, dopo tutto, si è ribellato all’Altissimo fin dall’inizio; quindi, come si può descrivere il diavolo con l’immagine dell’amministratore dell’uomo ricco? La risposta è che, anche se il diavolo si ribellò a Dio, e – per quanto può – vuole ostacolare i piani di Dio, tuttavia Dio si serve di lui. Se un abile compositore può far uso anche dello strumento musicale meno attraente per produrre qualche effetto speciale per una sinfonia, così Dio nella Sua sapienza può far uso anche di una creatura come il diavolo, che è ormai fissato nell’ostilità verso di Lui. Neanche al diavolo è permesso di essere completamente inutile nella creazione di Dio.
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VII domenica dopo Pentecoste
Dai frutti li riconoscereteNostro Signore vuole che sappiamo distinguere i veri dai falsi profeti. Ma cosa intende qui per “profeta”? Non intende solo qualcuno che predice il futuro, ma chiunque predichi, o pretenda di predicare, la parola di Dio. Quindi qui profeta significa chiunque insegni la fede, o pretenda di farlo.Nell’Antico Testamento, Dio disse a Samuele: L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore (1 Sam 16,7). Il nostro Salvatore sa che corriamo il rischio di essere sviati da falsi maestri che si presentano con un aspetto gradevole, perciò dice: Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi sotto l’aspetto di pecore. Qual è l’aspetto di queste pecore? Un falso maestro, qualcuno che corrompe la parola di Dio, può essere, umanamente parlando, attraente. Si dice che Ario, il sacerdote che nel IV secolo diede inizio all’eresia ariana, fosse un affascinante oratore. In effetti, è improbabile che qualcuno abbia successo nel diffondere un’eresia se non ha delle qualità attraenti o almeno non comuni. Eppure, tali persone agli occhi di Dio sono nell’intimo lupi rapaci: non sono motivati dall’amore di Dio, ma da ciò che possono ottenere dai loro ascoltatori, come il loro denaro o la loro lode, e quindi è come se vivessero divorando i loro seguaci.
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42 - VI Domenica dopo Pentecoste
Ho compassione di questa moltitudine, perché già da tre giorni sono con MeUno dei miracoli più famosi di Nostro Signore è la moltiplicazione dei pani per cinquemila uomini, oltre a donne e bambini, con cinque pani e due pesci. Questo è il miracolo che ascoltiamo la quarta domenica di Quaresima, domenica Lætare, ed è narrato da tutti e quattro gli Evangelisti. Il miracolo che viene descritto oggi nel Vangelo è diverso: è la moltiplicazione dei pani per quattromila uomini, oltre a donne e bambini, con sette pani e qualche pesciolino. Nel caso in cui qualcuno volesse supporre che si tratti dello stesso evento, e che gli Evangelisti abbiano semplicemente fornito dati diversi del numero delle persone presenti, troviamo che sia san Matteo che san Marco narrano entrambi i miracoli. La moltiplicazione dei pani per i cinquemila avvenne prima, circa un anno prima della morte di Nostro Signore, mentre la moltiplicazione dei pani per i quattromila avvenne dopo, poco prima della Sua trasfigurazione. Ma ciò che più conta è che Gesù parla agli Apostoli di questi due miracoli, dopo che li ha compiuti, e fa loro capire che c’è un significato misterioso non solo nei miracoli, ma nel numero di persone nutrite in ciascuna occasione, nel numero di pani moltiplicati e anche nel numero di ceste avanzate alla fine. Potete leggerlo nell’ottavo capitolo del Vangelo di san Marco.
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41 - V domenica dopo Pentecoste
V domenica dopo PentecosteAD 2021Se la vostra giustizia non sarà stata più grande di quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei CieliCon tutte le Sue parole, Nostro Signore ci insegna come entrare nel Regno dei Cieli. Una delle lezioni che spesso ci insegna è che la correttezza esteriore non è sufficiente senza la conversione del cuore. Al mattino di Pasqua, santa Maria Maddalena Lo scambiò per un giardiniere. Non aveva tutti i torti: Egli è il giardiniere dell’anima e desidera non solo emendarci da questa o quella cattiva azione, ma sradicare le cattive passioni che affondano le radici in noi. Oggi è il turno della passione dell’ira.
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43 - IV Domenica dopo Pentecosta
L’attesa del creato si rivolge tutta alla rivelazione dei figli di DioSan Paolo oggi ci dice che la creazione è stata assoggettata alla vanità. “Vanità”, qui, ha il senso di “futilità”. La creatura, dice, cioè la creazione, è stata assoggettata alla vanità, non per suo volere, ma a motivo di colui che l’ha assoggettata, nella speranza. Cosa significa? Possiamo confrontare queste parole con ciò che leggiamo proprio all’inizio della Scrittura. Lì vediamo che dopo che Dio ebbe fatto tutte le cose, non trovò alcun difetto in esse. Dio vide tutte le cose che aveva fatto, ed erano molto buone. Ma se a quel tempo erano molto buone, significa che allora non erano ancora soggette alla vanità. Chiaramente, qualcosa deve essere successo – dopo che Dio ha fatto tutte le cose – che le hanno assoggettate alla vanità: ma cosa?Ci sembra di trovare una risposta a questa domanda in un’altra parte dell’Antico Testamento, nel Libro della Sapienza. Cosa vi leggiamo? Dio non ha creato la morte, né si compiace della distruzione dei viventi. Perché ha creato tutte le cose perché fossero […] Ma per invidia del diavolo, la morte è entrata nel mondo (Sap 1,13-14; 2,24). La morte è entrata nel mondo per l’invidia del diavolo, perché il diavolo invidiò la felicità dei nostri progenitori e la loro intimità con Dio, e perciò li indusse a disubbidirGli. Quando Adamo rifiutò di sottomettersi al suo Creatore, allora, per giusta sentenza di Dio, perse il dominio sul proprio corpo; Adamo mise in atto il lungo processo che si sarebbe concluso con la perdita del suo corpo attraverso la morte. In questo senso si adempì la profezia: In qualunque giorno mangerai del frutto, morirai.
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38 - Sacro Cuore di Gesù
Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezzaQualche volta potremmo essere tentati di voler vivere in un tempo della storia della Chiesa diverso dal nostro. Non sarebbe stato bello – potremmo pensare – vivere nei primi secoli del cristianesimo, quando la vita degli apostoli e i miracoli che convertivano i pagani erano ancora vivi nella memoria dei fedeli? Oppure, non sarebbe stato bello vivere nel Medioevo, quando il cristianesimo era forte ed in ogni città venivano costruite grandi cattedrali? Sì, sarebbe stato bello vivere in quei tempi; ma Dio, nella Sua bontà, dà a ciascun tempo speciali grazie che mancano in altri; e perciò i figli della Chiesa in questi ultimi tempi godono di alcuni vantaggi che i nostri antenati nei tempi passati non avevano.
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37 - Domenica tra l’Ottava del Corpus Domini
Un uomo preparò una grande cena, e invitò molti.Possiamo supporre che questo passo del Vangelo sia stato scelto per oggi poiché si adatta bene all’Ottava del Corpus Domini. E ciò è vero, ma la scelta è stata fatta dallo Spirito Santo, non da un uomo. Infatti, questo passo del Vangelo, con la sua parabola della grande cena, già si leggeva la seconda domenica dopo Pentecoste, prima che la festa del Corpus Domini fosse istituita. Lo Spirito Santo, che guida la Chiesa, aveva previsto che sarebbe stata istituita la festa del Corpus Domini, e perciò – prim’ancora che accadesse – fece sì che questo passo del vangelo si leggesse oggi. Anche se non fossimo nell’Ottava, questa parabola della grande cena ci farebbe di certo pensare alla Santa Eucaristia; quanto più oggi che questa chiesa è ancora decorata per la festa.
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16.06 - Corpus Christi
Questo è il pane che discende dal CieloIl giorno prima di soffrire, quando Nostro Signore prese nelle Sue venerabili mani prima il pane e poi il calice, e consacrò per la prima volta la Santa Eucaristia, e comandò agli Apostoli di fare lo stesso, aveva almeno tre scopi distinti nella mente. In primo luogo, istituiva il sacrificio della nuova alleanza. Col miracolo della duplice transustanziazione, per cui il pane si mutava nel Suo Corpo e il vino nel Suo Sangue prezioso, donava loro l’immagine viva della Passione che avrebbe subito l’indomani sul monte Calvario. Questo è il sacrificio della nuova alleanza, e a noi che siamo ordinati sacerdoti cattolici è comandato di offrirlo in perpetuo; mostriamo la morte del Signore, come dice san Paolo, fino al giorno del Suo ritorno. Questa è la prima delle tre ragioni per cui Cristo ha istituito la Santa Eucaristia, cioè perché la Sua Chiesa, la Chiesa della nuova alleanza, abbia un vero sacrificio, il santo sacrificio della Messa.
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35 - Domenica della SS. Trinità
O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio!Se fermassimo a caso un passante per strada e gli chiedessimo qual è lo scopo della vita, che cosa risponderebbe? Forse risponderebbe, soprattutto se giovane, “lo scopo della vita è divertirsi”. Forse, se è più anziano o meno superficiale, potrebbe dire che lo scopo della vita è curare bene la propria famiglia o avere degli amici. Se è molto idealista, potrebbe dire che lo scopo della vita è servire il prossimo. E se ha ricevuto un’educazione non religiosa, potrebbe dire che la vita non ha alcuno scopo.Ma tutte queste risposte sono false o inadeguate. Come cristiani, noi siamo in grado di dare la vera risposta a questa domanda. Lo scopo della vita è godere e glorificare la Trinità nell’Unità. Ecco perché siamo stati creati: conoscere e amare l’unico Dio in tre Persone.
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34 - La Pentecoste
Giunto il giorno di Pentecoste, tutti i discepoli stavano insieme nello stesso luogoQuando san Paolo, durante uno dei suoi viaggi missionari, giunse un giorno nella città di Efeso, trovò un gruppo di fedeli. Volendo sapere se avevano ricevuto il sacramento della cresima, chiese loro: Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede? Gli risposero: Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo. Noi siamo in una posizione migliore di quei fedeli, poiché sappiamo con certezza che lo Spirito Santo esiste e che è la terza Persona della Santissima Trinità. Ma se san Paolo venisse oggi tra noi e ci dicesse: “Dimmi di più di questo Spirito Santo che hai ricevuto”, sapremmo rispondergli? È un buon principio generale che, se vogliamo conoscere che cosa sia una determinata cosa, dobbiamo guardare ai suoi effetti. Quindi, se vogliamo capire di più sulla terza Persona divina, di cui oggi commemoriamo la venuta sulla Chiesa, dobbiamo guardare agli effetti che ha prodotto. Quali sono questi effetti? Dopo che gli Apostoli e i discepoli, con la beata Vergine e le altre sante donne, ebbero pregato nel Cenacolo per nove giorni interi, al decimo giorno fu mandato dal Cielo lo Spirito Santo. San Luca descrive la scena in questi termini: Improvvisamente si sentì un suono, come di un violento colpo di vento, che riempì tutta la casa ove erano seduti. Ed apparvero loro delle lingue come di fuoco.
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33 - Domenica dopo Ascensione
Domenica dopo l’AscensioneAD 2021Siate prudenti e perseverate nella preghieraSiamo nel tempo tra l’Ascensione e la Pentecoste, un periodo di nove giorni completi. Nostro Signore, prima della Sua Ascensione, disse agli Apostoli: Restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto; ed anche: sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni. Questo è il tempo, quindi, che intercorre tra le missioni di due Persone divine. La missione visibile di Gesù Cristo si è conclusa con l’Ascensione: rimane sulla terra, ma invisibile, nel cuore dei credenti e nel Santissimo Sacramento. La missione visibile dello Spirito Santo avrà luogo la domenica di Pentecoste, quando sarà inviato dal Cielo nel Cenacolo, con lingue di fuoco e un vento potente. Ma ora, tra la missione visibile del Figlio e la missione visibile dello Spirito Santo, abbiamo un tempo di attesa. Quali lezioni dobbiamo imparare da questo periodo tra l’Ascensione e la Pentecoste? Me ne vengono in mente due. La prima lezione è il potere della preghiera. La seconda lezione è la necessità di perseverare nella preghiera. Il potere della preghiera, prima di tutto. Gli Apostoli, la Madonna e tutti gli altri che sono riuniti con loro nel Cenacolo otterranno con le loro preghiere la venuta dello Spirito Santo. Chi è lo Spirito Santo? È una Persona divina. È vero Dio; è l’unico Dio, uguale al Padre e al Figlio. E fino a questo momento, non è stato ancora dato. Questo è ciò che leggiamo nel vangelo di san Giovanni: lo Spirito non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora stato glorificato. Cristo doveva prima entrare nella Sua gloria con la Sua Ascensione al Cielo, e in questo modo manifestare pienamente la Sua divinità, che è la divinità della seconda Persona divina. Solo allora poteva essere data la terza Persona divina. Prima di essere pronti a conoscere la divinità dello Spirito Santo, gli Apostoli dovevano essere perfettamente istruiti sulla divinità del Figlio. Perché san Giovanni dice che lo Spirito non era ancora stato dato? Perché non era ancora entrato nel cuore dei credenti in modo tale che potessero rivolgersi a Dio come Padre. Gli Ebrei nell’Antico Testamento non parlavano a Dio come Padre. Sono solo i cristiani che osano farlo. È lo Spirito Santo che procede dal Padre che ci permette di chiamare Dio nostro Padre e di andare, come dice san Paolo, con fiducia al trono della grazia. Ancora, lo Spirito non era ancora stato dato perché non c’erano ancora sacramenti vivificanti sulla terra. Le cerimonie dell’antica Legge non davano la grazia come fanno i nostri sacramenti. Le cerimonie degli Ebrei erano come l’acqua in confronto al vino. Questo è il motivo per cui Gesù cambiò l’acqua in vino alle nozze di Cana, per mostrare che Egli era venuto per cambiare l’Antico Testamento nel Nuovo. E lo Spirito non era ancora stato dato, perché non abitava nel popolo ebraico come sua anima indistruttibile. Naturalmente c’erano singoli Ebrei in stato di grazia, ma il popolo non era indissolubilmente unito a Dio. In realtà, il Venerdì Santo, i capi dei sacerdoti avevano ripudiato formalmente il loro Dio, dicendo a Pilato: Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare. Ma lo Spirito Santo dimora nella Chiesa come sua anima, rendendola la sposa che è unita per sempre a Cristo suo sposo. Ecco chi è lo Spirito Santo; ecco quanto è grande; eppure fu ottenuto, con tutti i Suoi doni, mediante la preghiera. Fu ottenuto con le preghiere di coloro che erano riuniti nel Cenacolo. Tale è il potere che Dio ha posto nella preghiera. Questa è la prima lezione che possiamo imparare da questo tempo dell’anno. Ma c’è anche un’altra lezione, ed è la necessità di perseverare nella preghiera. Per quanto possiamo arguire dal Vangelo e dagli Atti degli Apostoli, Nostro Signore non disse loro quando avrebbe mandato loro lo Spirito Santo dal Padre Suo. Disse semplicemente: Sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni, ed anche: restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto. Forse avranno pensato tra loro che sarebbe bastato un triduo di preghiera. Dopo tutto, Cristo era risorto dai morti il terzo giorno, come aveva promesso. Non avrebbe mandato lo Spirito Santo, che è la promessa del Padre Suo, il terzo giorno? Ma il terzo giorno giunse e non accadde nulla. Forse allora si dissero: “Dobbiamo continuare a pregare per una settimana”. Le feste più grandi nel calendario ebraico duravano una settimana, e nessuna di esse durava più a lungo, perciò questo lasso di tempo era chiaramente gradito a Dio. E Dio Stesso aveva ordinato alla creazione che il tempo fosse misurato in settimane di sette giorni. Senza dubbio lo Spirito Santo sarebbe venuto dopo una settimana. Ma il settimo giorno passò, e ancora c’era silenzio nel Cenacolo, senza lingue di fuoco o vento potente. Quindi pensate a coloro che stavano pregando. Circa centoventi persone, ci dice san Luca. Erano tutti discepoli di Nostro Signore, che Lo avevano conosciuto personalmente. C’era tutto il collegio apostolico, compreso san Giovanni, il prediletto, san Giacomo, che aveva visto il Signore trasfigurato sul monte Thabor, san Tommaso, che aveva toccato le Sue ferite gloriose, e san Pietro, il pastore di tutti gli altri. C’erano le sante donne, che avevano rischiato l’ira del sommo sacerdote nel giorno di Pasqua andando ad ungere il Corpo del Salvatore, e santa Maria Maddalena, che aveva perseverato presso la tomba quando Pietro e Giovanni se ne erano andati. Ma c’era soprattutto la santa Madre di Dio, i cui meriti superavano di gran lunga quelli di tutti gli altri, Colei che la Chiesa chiama Omnipotentia supplex, cioè onnipotente per la preghiera. Eppure, benché tutte queste persone pregassero, e pregassero così a lungo e così devotamente, lo Spirito Santo non venne fino a quando non furono trascorsi nove giorni interi. Che lezione per noi: noi ci scoraggiamo facilmente se Dio non risponde immediatamente alle nostre preghiere; ma pensate fino a che punto i loro meriti hanno superato i nostri! La Madonna, san Pietro, san Giovanni e gli altri non hanno ottenuto immediatamente ciò per cui pregavano, e pensiamo di fare meglio di loro? Queste, mi sembra, sono le due grandi lezioni che possiamo imparare in questo tempo dell’anno: che la preghiera è qualcosa di molto grande, in grado di ottenere la venuta della terza Persona della Trinità che non era stata data in precedenza; e che la preghiera deve perseverare oltre ciò che pensiamo sia necessario, oltre tutto ciò che pensiamo sia ragionevole. Anche qui, infatti, Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla Sua scelta. Allora, in nome nostro, della Chiesa e delle innumerevoli persone che non hanno ancora imparato a pregare, o che hanno dimenticato come pregare, continuiamo a dire: Vieni, o Spirito Santo.
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32 - Ascensione di nostro Signore
Fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube Lo sottrasse al loro sguardoNella nostra vita umana possiamo fare due tipi di viaggi. Prima di tutto, possiamo fare viaggi in un nuovo luogo: in una nuova città o in un nuovo paese. Vediamo luoghi, paesaggi e usanze che non abbiamo mai visto prima. L’esempio più perfetto di questo tipo di viaggio è il pellegrinaggio: in questo caso, ci lasciamo alle spalle il nostro ambiente familiare solo per la gloria di Dio. L’altro tipo di viaggio è l’opposto di questo. È quando torniamo; torniamo alla nostra città natale, o alla nostra terra natale, o alla nostra famiglia. Lo chiamiamo un ritorno a casa. Di entrambi questi viaggi, il pellegrinaggio e il ritorno a casa, sono state scritte bellissime opere di poesia. E agli uomini piacciono entrambi, poiché sia ciò che è nuovo sia ciò che ci è familiare ci procurano piacere.
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30 - IV Domenica dopo Pasqua
Quando verrà, convincerà il mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizioQuesta pericope evangelica è piena di parole misteriose. Non dobbiamo esserne sorpresi, dal momento che Cristo sta parlando agli Apostoli dello Spirito Santo. Dunque, una Persona divina parla di un’altra Persona divina e di ciò che questa Persona divina farà. Come potrebbe un discorso del genere non essere misterioso per noi? Eppure, Nostro Signore non sta cercando di confondere gli Apostoli, o noi. Egli è, come dice san Giovanni, la vera luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo. Perciò chiediamo allo Spirito Santo di illuminarci, affinché possiamo capire le Sue parole. Cristo parla di due diversi gruppi su cui agirà lo Spirito di Dio, quando verrà: il mondo e gli Apostoli. Cosa dice del mondo? Quando verrà, convincerà il mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. La parola “convincere”, qui, potrebbe anche essere tradotta con “condannare”, nel senso di “convincere il mondo che ha sbagliato fino ad ora”. Quindi, lo Spirito Santo o Paraclito convincerà, o condannerà, il mondo di tre cose: del peccato, della giustizia e del giudizio. Il mondo ha bisogno di essere convinto di tre cose per essere convertito, in modo che non sarà più il mondo, ma diventerà il Corpo di Cristo.
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29 - I III Domenica dopo Pasqua
Perché Nostro Signore, in questa pericope evangelica, non risponde alla domanda degli Apostoli? Essi vogliono sapere cosa intenda dire con le parole ancora un poco. Dice anche di sapere che vogliono chiedere cosa intenda con quelle parole; tuttavia, invece di spiegare loro esattamente che cos’è questo ancora un poco, racconta loro la parabola della donna la cui ora del parto è giunta. Perché? Mi sembra che voglia insegnar loro anzitutto una legge; una legge che si può applicare in diversi modi. Questa è la legge secondo la quale, nel nostro mondo decaduto, la gioia duratura può essere ottenuta solo passando attraverso qualcosa di doloroso, ma che il dolore, per quanto grande possa sembrare quando è presente, apparirà leggero e breve una volta passato. È per insegnare agli Apostoli questa legge che il Signore, appena prima di andare incontro alla morte, usa l’immagine della nascita di un bambino.
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28 - II Domenica dopo Pasqua
AD 2021Io sono il Buon Pastore, conosco le Mie pecore e le Mie pecore conoscono MeMolte pericopi evangeliche iniziano con le parole: Gesù disse ai Suoi discepoli oppure alle folle. Quella di oggi è insolita, poiché inizia dicendo: In quel tempo, Gesù disse ai Farisei. Se la leggete nel contesto del Vangelo di san Giovanni, vedrete che viene immediatamente dopo che Nostro Signore ha dato la vista al cieco nato. In quell’episodio, i Farisei non si erano certo mostrati pastori del popolo. Un pastore deve fare soprattutto due cose: nutrire e proteggere. Lungi dal nutrire il cieco nato con un sano insegnamento, i Farisei avevano cercato di impedire la sua fedeltà a Cristo. Lungi dal proteggerlo, i Farisei lo avevano scomunicato dalla sinagoga, allontanandolo, per quanto era in loro potere, dal popolo eletto e dal suo culto. È stato in questo momento terribile, quando le cose sembravano senza speranza, quando i pastori ufficiali in Israele si erano rivoltati contro coloro che Dio aveva loro affidato, che Nostro Signore Si rivela come il Buon Pastore. In effetti, usa un titolo divino. I Profeti avevano parlato del Signore come de il Pastore d’Israele (Sal 78,1) e avevano predetto che un giorno sarebbe venuto di persona per prendersi cura del Suo gregge. Riferendosi a Lui non semplicemente come ad un pastore tra gli altri, ma come al Buon Pastore – o, come potremmo anche tradurre dal greco, il Bel Pastore – Cristo rivela che queste profezie si sono ora adempiute.
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27 - Domenica in Albis
Metti qua il tuo dito, e guarda le Mie mani; accosta anche la tua mano e mettila nel Mio costato;e non voler essere incredulo, ma fedeleOra che abbiamo avuto una settimana per assaporare, per così dire, la gioia della Resurrezione, la liturgia di oggi, senza distoglierci dal gaudio pasquale, ci ricorda ancora la Passione di Cristo, e soprattutto le Sue sacre Piaghe. Già nell’Epistola san Giovanni allude alla ferita fatta dal centurione al costato di Cristo, quando dice: È Lui che è venuto per mezzo dell’acqua e del sangue, Gesù Cristo: non nell’acqua solo, ma nell’acqua e nel sangue. Trovo queste parole misteriose: qual è esattamente il paragone che fa san Giovanni, quando dice che Nostro Signore è venuto con il sangue e non con l’acqua? Forse vuol fare un paragone tra Cristo e san Giovanni Battista. Il Battista venne solo con acqua – anche se fu pure lui un martire –, poiché il Battista non aveva nulla da offrire al popolo se non il suo battesimo di preparazione, a differenza di Cristo, Che versò il Suo Sangue per la redenzione di molti. O forse l’Apostolo fa un paragone tra il battesimo cristiano e la Santa Comunione; vuol ricordare ai fedeli che il loro battesimo era solo l’inizio e che devono essere incorporati gradualmente in Cristo partecipando spesso ai misteri del Suo Corpo e del Suo Sangue. O forse le sue parole hanno entrambi questi significati, e anche altri, che non abbiamo tempo di considerare ora.
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26 - Domenica di Pasqua
In cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croceSan Tommaso d’Aquino dice che nessun pagano può avere la virtù della pazienza. Un pagano può esser disposto a soffrire per qualche bene terreno, come quando si va in guerra per proteggere la famiglia o la patria. Ciò è in potere della natura umana. Ma non è in potere della natura umana, dopo il peccato originale, essere disposti a soffrire la perdita di tutto piuttosto che abbandonare la volontà di Dio. Ecco perché la virtù della pazienza non può essere posseduta da un pagano, ma solo da chi vive in grazia di Dio. Poiché nostro Signore Gesù Cristo è il grande maestro di tutte le virtù, è anche il maestro della virtù della pazienza. Nessuno ha mai sofferto più di quanto abbia sofferto Lui nella Sua passione. Ciò è vero anzitutto per le Sue sofferenze fisiche. Il Suo sacro Corpo era stato formato direttamente per opera dello Spirito Santo. Il che significa che era perfetto, e dunque perfettamente sensibile: una stessa ferita causava a Cristo un dolore fisico maggiore che a qualunque altra persona. E noi sappiamo quanto numerose e terribili siano state le ferite inflitte sul Suo Corpo nel Venerdì Santo.
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25 - Sabato Santo
Meditazione per il Sabato SantoDal nono Capitolo della profezia di Zaccaria:Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti, il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume fino ai confini della terra. Quanto a te, per il sangue dell’alleanza con te, estrarrò i tuoi prigionieri dal pozzo senz’acqua. Ritornate alla cittadella, prigionieri della speranza! Ve l’annunzio fin da oggi: vi ripagherò due volte.
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15 - Venerdì Santo
Meditazione per il Venerdì Santo sulle ultime sette paroleQuando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero Lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno. Dopo essersi poi divise le Sue vesti, le tirarono a sorte.La preghiera di Gesù è sempre efficace, perché Egli è il Figlio diletto del Padre. Perciò, dobbiamo credere che questa preghiera sulla Croce, la prima delle Sue ultime parole, ottenne ciò che chiedeva. Questa preghiera sulla Croce non fu come la preghiera nel Getsemani, quando Gesù disse: Se è possibile, passi da Me questo calice. Quella preghiera, fatta durante l’Agonia nell’orto, era condizionata: Se è possibile. Quella preghiera, possiamo pensare, fu un’espressione spontanea della profonda tristezza del Signore al pensiero di tutti coloro per i quali sarebbe morto, ma che tuttavia non avrebbero beneficiato della Sua morte.Questa preghiera, fatta sulla Croce, è diversa. Non è condizionata ma piuttosto senza condizione. Gesù chiede al Suo Padre celeste di perdonare coloro che per ignoranza Lo crocifiggono. Ciò va riferito, in primo luogo, ai soldati romani che compivano la crocifissione. Questi soldati non erano nella stessa posizione dei Sinedriti. I membri del Sinedrio, che pronunciarono la sentenza di morte del Signore, non ignoravano, in verità, la gravità della loro azione. Essi erano stati testimoni dei Suoi miracoli, avevano ascoltato i Suoi insegnamenti ed avevano visto che Egli non aveva peccato. Non erano ignoranti ma colpevoli di ottenebrare la loro mente: avevano voltato le spalle alla luce perché la luce era per loro penosa.
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23 - Giovedi Santo
Ha lasciato un ricordo dei suoi prodigi: pietà e tenerezza è il Signore. Egli dà il cibo a chi lo teme, si ricorda sempre della sua alleanza.Il salmista dice che il Signore ha lasciato un ricordo, o un memoriale, dei suoi prodigi. Quando ha lasciato questo memoriale? Penso che l’abbia fatto soprattutto oggi, Giovedì Santo. Questo memoriale è il Santissimo Sacramento, che Egli ha istituito oggi, dopo aver consumato l’ultima Pasqua con i Suoi dodici apostoli. Cristo stesso chiamò il Santissimo Sacramento, e la Messa, il Suo memoriale. Dopo aver offerto la prima Messa, disse loro: Fate questo in commemorazione di Me; o, come anche si potrebbe tradurre, “Fate questo come Mio memoriale”.
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22 - La Domenica delle Palme. La debolezza di Dio è più forte degli uomini
Nostro Signore, nel suo breve ministero pubblico, parlò molto del regno di Dio. Nel vangelo di san Marco, le Sue prime parole sono: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Molte delle Sue parabole sono state una descrizione di questo regno, e poco prima di entrare in Gerusalemme, la Domenica delle Palme, raccontò la parabola del re e dei suoi dieci servi. San Luca dice che Cristo raccontò questa parabola perché era vicino a Gerusalemme ed essi credevano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. I discepoli pensavano che il momento atteso da Israele fosse finalmente arrivato.
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21 - V Domenica di Passione
AD 2021Né per mezzo del sangue di capri e di vitelli, ma mediante il proprio Sangue (Cristo) entrò una volta per sempre nel santuario, avendo ottenuto una redenzione eternaLa Messa di oggi è la prima Messa del tempo di Passione, il periodo di due settimane alla fine della Quaresima in cui ci prepariamo con maggiore intensità a commemorare la morte e la Resurrezione di Nostro Signore. Questa Messa della domenica di Passione ci parla con forza del Sangue di Cristo, il Sangue prezioso mediante il Quale siamo stati tutti redenti.
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20 Domenica Lætare - Ma la Gerusalemme che è lassù, è libera, ed è nostra madre
Oggi è una celebre domenica dell’Anno liturgico. Per questo motivo ha molti nomi. Si chiama domenica Lætare, dalla prima parola della Messa: Lætare, Jerusalem, et conventum facite omnes, qui diligitis eum (“Rallegrati, Gerusalemme, e voi tutti che l’amate, esultate con essa”). In Inghilterra, è la domenica della mamma, in cui i bambini fanno regali o inviano saluti alle loro mamme. Ciò è in ricordo di alcune parole di san Paolo nell’Epistola di oggi. Parlando della Chiesa del Cielo, dice: la Gerusalemme che è lassù, è libera, ed è nostra madre. Questo giorno viene talvolta chiamato anche la domenica delle rose, non solo perché il sacerdote può togliersi i paramenti viola della Quaresima e indossare invece i paramenti rosa, ma anche perché per molti secoli era consuetudine che il Papa benedicesse una rosa d’oro con grande solennità durante la Messa odierna, per poi inviarla a un re o a un sovrano cattolico che nell’anno precedente si era distinto per la sua difesa della Chiesa; o, a volte, la rosa veniva inviata a un’intera città. Questo fiore d’oro era un’immagine di Nostro Signore, che è chiamato nel Cantico dei Cantici, il fiore del campo e il giglio delle convalli; e san Paolo ci dice che gli Apostoli, e coloro che li imitano, sono il buon odore di Cristo, per coloro che ricevono la loro parola.
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19 - III Domenica di Quaresima. L’ultimo stato di quell’uomo è peggiore del primo.
La gente ha spesso idee sbagliate sull’esorcismo. S’immagina che sia una sorta di magia, come se l’esorcista avesse bisogno solo di pronunciare la formula corretta, e lo spirito malvagio se ne vada immediatamente. In realtà, dai resoconti che gli esorcisti cattolici danno del loro lavoro, possiamo vedere che il loro compito è più simile a quello di un giardiniere che deve diserbare un’aiuola. Alcune erbacce si possono estirpare dal terreno con un solo colpo, mentre con altre il giardiniere deve scavare intorno e tirare con tutte le sue forze, e anche facendo così l’erba è divelta solo molto lentamente. Così con gli esorcismi: a volte l’influenza del male viene dissipata rapidamente, mentre in altri casi l’esorcista deve dedicarsi alla preghiera e al digiuno, e anche facendo così può solo gradualmente indebolire la presa che lo spirito maligno ha sulla sua sfortunata vittima.Tuttavia, questa analogia tra l’esorcismo e il diserbo di un’aiuola non è pertinente in un aspetto importante. L’indemoniato deve collaborare con il sacerdote, se vuole guarire. E non solo deve pregare e, se possibile, digiunare, mentre è ancora posseduto; una persona che è stata liberata da uno spirito maligno deve stare molto in guardia, da allora in poi, poiché la malizia del maligno sarà diretta contro di lui in modo sempre più intenso.Nostro Signore, dunque, parla alla folla dell’uomo dal quale fu cacciato uno spirito immondo, che poi tornò con altri sette spiriti più malvagi di lui. Ma chi è quest’uomo? Perché Nostro Signore non dice “un uomo”, anche se alcune traduzioni hanno questa versione, come se ci dicesse che chiunque è esorcizzato con successo viene poi posseduto in modo peggiore. Piuttosto dice: Quando lo spirito immondo è uscito dall’uomo.Alcuni interpreti lo intendono come un’immagine di Israele. Questa interpretazione è abbastanza plausibile. Possiamo dire che Israele, come nazione, è stata esorcizzata in due occasioni principali. La prima occasione fu quando divenne una nazione per la prima volta, nell’esodo dall’Egitto. Alla prima Pasqua, quando i Giudei misero il sangue sugli stipiti e sugli architravi delle loro case, Dio disse a Mosè e ad Aronne: così Io farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto (Es 12,12). Gli dèi dell’Egitto, cioè i demoni, che spingevano il faraone ad opprimere gli ebrei furono rovesciati e Israele fu liberato. Fu un grande sollievo per il popolo; fu un grande esorcismo. Eppure, il fatto stesso che la nazione fosse stata spazzata e adornata da Dio, cioè purificata dalla superstizione e adornata della bellezza del culto divino, servì a incitare la malizia del diavolo. Nel corso dei secoli successivi, gli Israeliti avrebbero invitato gli dèi delle nazioni, cioè i demoni, a prendere nuovamente dimora tra loro. Al tempo del profeta Ezechiele, alcuni Ebrei compirono riti idolatrici perfino nel tempio.Quindi, Israele aveva bisogno di un secondo esorcismo. Ciò avvenne circa seicento anni prima degli eventi del Vangelo. Dio permise che Gerusalemme e il tempio fossero distrutti e che gli Ebrei fossero deportati a Babilonia. Là, in terra straniera, per preservare la propria identità, gli Ebrei avevano bisogno di dedicarsi più intensamente alla propria Legge e alle proprie tradizioni, che li distinguevano dai Gentili. Con l’aiuto di Dio, si liberarono dalle grossolane forme di idolatria che i loro padri avevano praticato, ed a parte un breve intervallo durante la persecuzione di Antioco Epifane, rimasero da allora in poi liberi da divinità straniere. Tuttavia, i demoni tornarono in un modo più sottile: troppi Ebrei, specialmente tra i loro governanti, divennero pieni di orgoglio nazionale, autosufficienza e disprezzo per i Gentili. Di conseguenza, furono accecati sul fatto che erano anch’essi uomini decaduti, bisognosi di un Redentore, e così quando il Redentore finalmente venne, alcuni di loro dichiararono blasfemamente che era un uomo in combutta con Belzebù.Tuttavia, possiamo anche vedere un significato più ampio in queste parole di Cristo. Perché un’altra possibile traduzione di ciò che dice è: “Quando lo spirito immondo è uscito dall’uomo”, cioè “dall’umanità”. Questo sembra infatti essere il modo più naturale di leggere le Sue parole. Si riferirebbe così al suo esorcismo del genere umano nel suo insieme: ciò cui si riferisce anche nel vangelo di san Giovanni quando dice: Ora è il giudizio di questo mondo: ora sarà scacciato il principe di questo mondo. Sant’Antonio del deserto, nella Vita scritta da sant’Atanasio, racconta una strana storia. Dice che un giorno era nella sua cella quando qualcuno bussò alla porta. Aprendola, trovò un uomo alto, di grossa stazza, in piedi. “Chi sei?”, chiese sant’Antonio. L’uomo disse: “Io sono Satana”. Sant’Antonio disse: “Perché sei qui?”. Rispose: “Perché i monaci e tutti gli altri cristiani mi rimproverano immeritatamente? Perché mi maledicono ogni ora?”. Poi quando il santo disse: “Perché li affligga?”, l’altro rispose: “Non sono io che li affliggo, ma essi si affliggono da sé stessi si turbano, perché io sono diventato debole. Non hanno letto: Le spade del nemico sono finite e tu hai distrutto le città? Non ho più un luogo, un’arma, una città. I cristiani sono sparsi ovunque, e alla fine anche il deserto si riempie di monaci”. In altre parole, il diavolo è stato cacciato dalla società umana. Ma se è così, allora le parole di Cristo non erano solo un commento sullo stato dei Suoi connazionali nel I secolo, ma hanno implicazioni spaventose anche per noi. Proprio come il diavolo ottenne potere su Adamo all’inizio, e poi fu scacciato dalla Croce, così sembra che dopo il suo lungo esilio dal genere umano, durante il quale vagò per luoghi senz’acqua, cercherà di impossessarsi dell’umanità ancora una volta, e in modo più terribile. L’ultimo stato di quell’uomo diventerà peggiore del primo. Una cosa è cadere, come fece Adamo, ma poi ammettere la propria colpa e pentirsi; tutt’altra cosa è perdere ogni senso del peccato e negare perfino l’esistenza del Creatore. Il secondo stato è molto peggiore del primo, ma questo è lo stato in cui il diavolo sembra da tempo, e con successo crescente, aver spinto l’uomo.Qual è il rimedio? Come difenderci e difendere coloro che amiamo da questo stato di paura? Certamente, con gli esercizi spirituali, come la preghiera e il digiuno, motivo per cui la Chiesa ci fa leggere questo vangelo in una delle domeniche di Quaresima. Ma c’è anche, senza dubbio, una buona ragione per cui la Chiesa ha incluso i versetti finali del nostro vangelo. Mentre diceva queste cose, una donna alzò la voce di tra le turbe e gli disse: Beato il ventre che ti ha portato e il seno che hai succhiato. San Beda dice che questa donna rappresenta la Chiesa cattolica, che professa la verità dell’Incarnazione. Possiamo anche dire che rappresenta tutti coloro che onorano la Beata Vergine Maria come Madre di Dio. In un tempo di crescente attività diabolica, è più che mai importante consacrarci a Lei.Nostro Signore nella sua risposta mostra cosa comporterà tale consacrazione a Maria Santissima: che la imitiamo. Le sue parole, Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano, non hanno lo scopo di dissuaderci dal guardare la Madonna, anche se servirono in quell’occasione per proteggerla da attenzioni indesiderate. Al contrario, sono un invito a guardare a Lei, poiché Ella più di chiunque altro ha ascoltato la parola di Dio, e non solo nelle Scritture o dall’angelo Gabriele. Ella udì in persona il Verbo di Dio che le parlava, poiché il Verbo si fece carne e dimorò a Nazaret. Ella “custodì” questa Parola, poiché Lo servì, badando a Lui quando era bambino e seguendoLo quando divenne un uomo. Se glielo chiediamo, ci aiuterà a fare lo stesso, e così la casa della nostra anima sarà ben chiusa contro ogni importunità del diavolo.
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17 - II Domenica di Quaresima.
Sei giorni dopo, Gesù prese con Sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparteQual era lo scopo della Trasfigurazione? San Leone Magno, il papa del V secolo che difese la dottrina dell’Incarnazione forse più vigorosamente di ogni altro papa o vescovo prima e dopo di lui, ci dice che fu per togliere dal cuore degli Apostoli lo scandalo della Croce. Cosa significa questo? Quando gli Apostoli avrebbero visto Nostro Signore in silenzio e apparentemente indifeso davanti ai Suoi nemici, sarebbero stati tentati di perdere la fede in Lui, anche se Egli aveva predetto tutto ciò che sarebbe accaduto. Desiderava quindi fortificare in anticipo i tre principali Apostoli, dando loro questa visione della Sua gloria. Molto tempo dopo, san Giovanni, uno dei tre, si riferirà a questo evento nel prologo del suo vangelo, che viene letto alla fine della Messa. Abbiamo contemplato la Sua gloria: gloria come dal Padre al Suo Unigenito. Sul Monte della Trasfigurazione, Gesù permise alla gloria della Sua divinità di risplendere in tutta la Sua anima umana, come pure nel Suo corpo, e anche sulle Sue vesti.
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17 - I Domenica di Quaresima - Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo.Omelie di un Domenicano - 06.03
Secondo un grande papa dell’Ottocento, papa Leone XIII, tutta la storia può essere intesa come una guerra tra due forze contrapposte: egli chiama questi due eserciti “il regno di Dio sulla terra, cioè la vera Chiesa di Gesù Cristo”, e “il regno di Satana, i cui sudditi”, dice, “sono quanti seguono i funesti esempi del loro capo” (Humanum genus). Cristo è a capo del Suo regno e il diavolo è a capo del suo. Ciò conferisce un interesse unico al Vangelo di questa prima domenica di Quaresima, che descrive l’unico confronto di cui siamo a conoscenza tra questi due re, ossia tra Nostro Signore Gesù Cristo, che l’Apocalisse chiama “il Re dei re”, e il diavolo, che il libro di Giobbe chiama “il re di tutti i superbi”.
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16 - Gli dissero che passava Gesù di Nazareth. E quegli gridò e disse: Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me
Omelie di Padre Thomas Crean O.P.
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15 - Quando si radunò una grandissima turba di popolo, e accorreva gente a Gesù da tutte le città, Egli disse questa parabola
Omelie di Padre Thomas Crean O.P.
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14 - Questi ultimi hanno lavorato un’ora e li hai eguagliati a noi
Omelie di Padre Thomas Crean O.P.
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13 - Lasciate che l’uno e l’altra crescano sino alla messe
Omelie di Padre Thomas Crean O.P.
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12 - Essendo poi salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono
Omelie di Padre Thomas Crean O.P.
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11
11 - In verità vi dico, non ho trovato una fede così grande in Israele
Omelie di Padre Thomas Crean O.P.
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10 - Ora, vi erano lì sei giare di pietra
Omelie di Padre Thomas Crean O.P.
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Omelie di un domenicano per l'anno liturgico. Ascolta il podcast di radioromalibera.org. Ogni domenica alle ore 17 una nuova puntata.
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