PODCAST · news
Oriente Press
by I Bastioni di Orione
Ci sembrava opportuno inaugurare questa collaborazione con Sabrina Moles, redattrice di “China Files” che ci aiuta ad analizzare settimanalmente eventi dell'Estremo Oriente, approfondendo il dibattito lanciato da un articolo di Marco Fumian pubblicato su sinosfere sul ruolo dei sinologi nella “nuova era inaugurata da Xi Jinping”, così con questo approccio metalinguistico si è inaugurata la rubrica "Onde indo-pacifiche", trasmessa su Radio Blackout ogni giovedì alle 9 e raccolta da OGzero in questa serie
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La diversificazione energetica della Cina la rende autonoma
La diversificazione energetica che, paragonando i dati sull’origine delle tecniche di produzione per l’approvvigionamento cinese degli ultimi dieci anni, pare riuscito o almeno abbia intrapreso la direzione per rendere meno inquinato il pianeta e contemporaneamente evitare conseguenze recessive derivanti dalla assurda guerra scatenata dall’Internazionale nera.Approfondiamo con Sabrina Moles questo sviluppo importante che potrebbe porre lo sviluppo cinese, obiettivo maggiore della guerra di Trump, fuori dal raggio d’azione delle conseguenze del conflitto stesso che invece si ritorcono contro i paesi ancora alleati degli Usa, perché abbiamo letto un suo articolo comparso su “Valigia Blu” molto interessante a partire dal discorso energetico. (https://www.valigiablu.it/guerra-iran-crisi-energetica-petrolio-cina-green/).Un aspetto interessante è che, con i risultati della ricerca avanzata in campo di energia verde, il risultato registra la tecnologia cinese come monopolista pure in questo ambito, in particolare per i sistemi più semplici e dunque facilmente diffondibili nel Sud del Mondo: infatti la Cina ha fatto grandi passi avanti nel controllo africano. Inoltre si creano dinamiche che la rendono partner più affidabile ed equilibrato rispetto ai dazi trumpiani.Un po’ l’unico ambito in cui può contare su risorse meno potenti è nel mercato dei chip; ma proprio in questa direzione vanno lette le aperture di dialogo con il Kuomintang e il soft power con cui ora si sta affrontando il problema di Taiwan. E tutto questo coinvolge la grande corsa allo sviluppo della Intelligenza Artificiale più efficiente e meno energivora: efficientamento tecnologico e creazione di alternative sono anche frutti di un’economia pianificata.I target di crescita dell’ultimo Piano di marzo scorso permangono ma ora sono meno stringenti; in un’alternanza di pubblico e privato che eviti scossoni all’economia; allo stesso modo ci sono equilibri tra istituzioni locali e Pechino che creano contrasti interni anche nelle direttive energetiche dal centro alla periferia: in genere risolte con le aree di sperimentazione. Ciò che risulta difficile è capire quanto sia davvero incentivata la ricerca e l’industria da parte dello stato cinese.
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La guerra condiziona la vita a Oriente di Tehran
Ambiguità ed equilibrismi per gli stati a maggioranza musulmana sono passaggi inevitabili dopo l'aggressione degli yankee-sionisti. Da un lato vengono scombinate alleanze che si erano andate a costituire, o almeno molte cancellerie a Oriente di Tehran vengono poste in imbarazzo sia per le conseguenze del più probematico approvvigionamento di idrocarburi, sia per obblighi, o attese derivanti da accordi di reciproco aiuto o di schieramento.Con Emanuele Giordana, aprodato a Bangkok nel suo pellegrinaggio attraverso i territori del Sudest asiatico, abbiamo considerato innanzitutto la situazione della guerra inopinatamente esplosa nelal sua recrudescenza lungo la Durand Line tra il Pakistan, stufo dell'ausilio dato ai talebani del TTP dai "cugini" afgani ormai al potere da 5 anni, proprio grazie all'appoggio di Islamabad. Una situazione resa complessa dall'appoggio indiano ai talebani di Kabul, ma anche dal patto di mutuo soccorso siglato dal Pakistan con l'Arabia Saudita, all'epoca considerato nel suo valore di ombrello nucleare ottenuto dai sauditi e ora invece si ribalta in un inestricabile rebus per una nazione musulmana e vicina a Tehran, il cui debito è detenuto dal recente alleato, grande nemico del regime iraniano.Una situazione analoga si sta vivendo in Indonesia che ha anche ritardato a esprimere il cordoglio per la morte di Khamenei – sollevando contro Prabowo il disappunto di molti indonesiani – e si trova tra l'incudine della fedeltà agli Usa (e al timore dei dazi di Trump) vs la solidarietà dovuta a un paese musulmano sotto attacco imperialista giudaico-cristiano. Le prime consegenze dell'avventata mossa di Trump-Netanyahu è che salterano gli AbrahamsAccord, l'adesinoe dell'Indonesia al Board of Peace e l'invio di 8000 militari d'interposizione a Gaza. Non male come primo effetto delal guerra lampo contro gli ayatollah.Nel resto del Sudest asiatico la preoccupazione è molta per la carenza di energia dei paesi minori, mentre la Cina, che poteva venire considerata l'obiettivo di una guerra mediorientale, si trova nella condizione di poter reggere più di 6 mesi grazie alal pianificazione e allo stoccaggio di ingenti quantità di petrolio. Un problema non di poco conto saranno le migliaia di sfollati e migranti che si riverseranno fuori dagli scenari di guerra e dei bombardamenti, senza considerare il tracollo dele borse, in particolare in India Corea, e soprattutto Giappone. Un punto di vista ancora più da incubo per un'area ancora più vasta di quella in cui le basi americane nel Golfo vengono prese di mira nei paesi limitrofi all'Iran, allargando verso Est l'estensione del conflitto, sempre menno circoscritto.
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La guerra infuria in Myanmar e in Bangladesh una pax stantia e autoritaria
Due elezioni in Sudest asiatico hanno visto sancire l’impossibilità di ottenere alcun cambiamento. Rispetto al feroce regime militar-affaristico in Myanmar, dove si è visto festeggiare un lustro dal golpe contro il governo di Aung san suu chi e la restaurazione del sistema in cui una generazione di giovani aveva sperato; e rispetto a un sistema che mantiene le solite oligarchie dinastiche al potere in Bangladesh, nonostante sia trascorso poco più di un anno dalla imponente rivolta che ha portato alla cacciata di Sheikh Hasina.Di entrambi ce ne parla Emanuele Giordana, impegnato nel suo consueto annuale studio delle società asiatiche e dei loro cambiamenti, che si è spinto fino ai confini birmani, raccogliendo informazioni e mettendo insieme conoscenze, differenze tra comunità e milizie, municipi più o meno indipendenti rispetto alla giunta golpista che ha ovviamente dichiarato la vittoria nei seggi disertati da tutti (compresi gli osservatori internazionali) ma che controlla solo un terzo del territorio e delle risorse. Il resto è guerra aperta con le forze di difesa popolare che continuano a conquistare posizioni strategiche. Risulta un territorio bantustizzato tra karen, shan, wa (i filocinesi che gestiscono il traffico di armi), arakan... La Cina sembra aver optato per un attendismo che congela la situazione birmana. E l'India tenta di migliorare le sue relazioni sia con la giunta birmana, sia in quel Bangladesh dove con la fuga di Hasina ha perso il controllo del paese. Infatti ritroviamo esattamente 18 mesi dopo il racconto esaltante della rivolta di Dacca un paese normalizzato, dove il movimento giovanile – dopo che è stata ammazzata la giovane icona Sharif Osman Hadi (poeta 31enne) da sicari di Modi, preoccupato di non poter più contare sulla fedeltà della giovane nazione bangladese – si è avvicinato a Jamaat-e-Islami e questo gli ha alienato le simpatie delle donne e anche dei non musulmani, non ancora pronti ad accogliere la minoranza dopo l’indipendenza di mezzo secolo fa dal Pakistan. Quindi si registra la vittoria dei nazionalisti di Tarique Rahman, rifugiatosi in esilio vent’anni fa, dopo che la madre lasciò il potere a lungo detenuto e ora populista che potrebbe rieditare i metodi estorsivi e corruttivi della madre. Questo è il risultato dell’incapacità del governo di transizione di Yunus, il premio Nobel che ha deluso per l’incapacità di riformare i settori della sicurezza e quello istituzionale, sottoposto a giudizio referendario insieme alle elezioni, come avvenuto per quello costituente thailandese.
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Restaurazione siamese sull’onda della guerra e della paura del futuro
La paura del nuovo, mescolata alla retorica bellica derivante dallo scontro con la Cambogia, ha portato nelle urne thailandesi la restaurazione, dopo le contestazioni del Move Forward, poi divenuto Partito popolare in seguito alle manovre filomonarchiche del resto delle forze politiche, che in questa tornata hanno imbrigliato i giovani del cambiamento con un voto di pancia attratto dalle sirene della stabilità, come ci racconta Emanuele Giordana, attualmente in perlustrazione nei paesi dell’Asean.Sarà l’ennesimo episodio dello spostamento a destra del mondo sull’onda nazionalista, o forse l’incapacità di intercettare i bisogni in un momento di incertezza, con una grave crisi economica e di sviluppo della società thailandese, colpita anche nella sua industria turistica in diminuzione e condita da una difficoltà immobiliare rappresentata da migliaia di alloggi invenduti anche a causa di salari che non seguono le spirali inflattive che hanno prodotto uno dei maggiori indebitamenti delle famiglie asiatiche, così il risultato è un premier che si allea con militari e monarchia e finirà con il gestire anche la riforma costituzionale richiesta dal referendum richiesto dai progressisti, ma sarà sicuramente annacquata dalla nuova costituente di destra, che non ha alcuna intenzione di riformare la costituzione che salvaguarda il potere della monarchia e dei militari; è probabile che la vittoria del partito filo-monarchico del premier Anutin Charnvirakul, il Bhumjaithai (Bjt), metta una pietra tombale sulle istanze di rinnovamento delle nuove generazioni.Nazionalismo della mafia internazionalista: ritorno alle scam citiesLa bolla edilizia probabilmente è riconducibile non tanto alla speculazione, quanto al fatto che sia frutto dello sfogo per lavanderie di denaro sporco, derivante da mafia, corruzione e scam city ancora attive e anzi… Emanuele è stato al confine, scrutando l’altra riva, e ha intuito che dietro al finto smantellamento delle città della truffa fervono le attività celate da una facciata fittizia; e dietro si innalza un’altra città.
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Xi decapita il Pla e si sente con Trump e Putin
Curioso che nella stessa giornata di un periodo molto concitato Xi Jinping abbia intrattenuto conversazioni telefoniche sia con Trump che con Putin, proprio dopo aver eliminato tutti i vertici del'esercito. Chissà, forse temeva che da lì potesse venire una scalata al suo potere, un candidato non previsto da lui; certo che il repulisti tra i generali, che ha ridotto anche il potenziale contropotere del Pla al rango di fedeli allineati alla linea del partito già precostituendo le linee guida del Congresso del 2027, ridurrebbe la capacità operativa in caso di un conflitto. Fortuna vuole che allertati dalla definitiva decapitazione dei vertici dell'esercito, avessimo concordato con Lorenzo Lamperti di raccogliere la sua analisi sullo stato delle cose in relazione alla politica cinese.L'altro possibile centro di potere – economico – era già stato normalizzato e quindi alla Borsa di Shanghai è permesso di realizzare successi, finché Xi individuerà una linea ereditaria. Intanto l'obiettivo è di espandere il consumo interno, implementare il turismo: una crescita duratura, affrontando al contempo una nuova fase di sviluppo e adattandosi all’evoluzione delle condizioni esterne. Nonostante i dazi di Donald Trump, nel 2025 le esportazioni cinesi sono cresciute del 6,1 per cento su base annua, facendo registrare il valore record di 26.980 miliardi di yuan (3870 miliardi di dollari) e consolidando la posizione della Repubblica popolare cinese di maggiore potenza commerciale del pianeta.La situazione militare infatti fa registrare approcci alla questione taiwanese improntati alla ricerca di accordi forse meno riconducibili ai rapporti di forza. Probabilmente anche questa strategia rientra nel tentativo di assumere come espressione del soft power inclusivo dimostrato dopo l'inizio del nuovo mandato di Trump da parte del regime cinese, proprio per contrapporsi all'arroganza americana, mostrando la faccia benevola.A proposito di soft power, o comunque di maggiore capacità di attrazione di risorse e alleanze, si sono registrati pellegrinaggi di leader a stringere accordi e la postura cinese è sicuramente più rassicurante di quella trumpiana. La reazione al testosterone di Trump in Latinamerica è stata opposta al primo mandato: la Cina per ora non ha reagito allo stesso modo. Piuttosto ha spostato l'attenzione altrove nel Sud del mondo, perseguendo alternativamente i propri affari.Da ultimo c'è la spesa militare. E forse questo è il vero motivo della chiamata a tre nel momento in cui scade l'accordo sul controllo della proliferazione nucleare, che Trump vorrebbe estendere alla Cina.
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Scam city fanno da sfondo alle mine che brillano sul confine tra Cambogia e Thailandia
La Thailandia investe in armi, la Scambodia in truffeImprovvisamente il mondo si è accorto che da mesi attorno al triangolo dei confini tra Tailandia, Cambogia, Myanmar la tensione sale. Emanuele Giordana è tra i pochi ad aver segnalato da tempo quel che stava preparandosi e, grazie alla lunghissima frequentazione della regione, è in grado di ricostruire fatti e strategie che spiegano lo scoppio della guerra che da alcuni mesi divide i due regni asiaticiL’attenzione per l’escalation bellica tra Bangkok e Phnom Penh nasce dall’evacuazione forzata di mezzo milione di persone dalle zone limitrofe al confine, ma le motivazioni risalgono a luglio e avevano già visto un’operazione propagandistica di Trump per un finto accordo di “pace” (derubricato dal premier tailandese – oggi dimissionario – a “strada verso la pace”) che già era palesemente traballante a ottobre. E anche la telefonata del12 dicembre è avvenuta tra Trump e un premier inesistente che tra un paio di mesi sarà sostituito anche nel disbrigo degli affari correnti.F-16 tailandesi hanno attaccato obiettivi in territorio cambogiano dopo vittime tailandesi. Artiglieria e lanciarazzi interessano soprattutto Preah Vihear e Oddar Meanchey, con morti civili e la maggior parte di sfollati. Secondo fonti tailandesi, carri T-55 e sistemi RM-70 e BM-21 si muovono verso Krong Samraong. La Royal Thai Air Force ha annunciato la disponibilità a colpire obiettivi militari in profondità in Cambogia, incluse basi militari e depositi di armi e droni. Finora i raid aerei thailandesi sono stati condotti solo nelle aree di confine tra i due paesi. La sproporzione tra le forze in campo aggiunge instabilità. La Thailandia è militarmente più attrezzata: aviazione, mezzi corazzati, artiglieria; alla Cambogia non rimane che una posizione difensiva e droni che possono condurre a un conflitto più ampio nel tempo, finché Pechino non decide che non può consentire una guerra in un’area dove fa buoni affari con entrambi i contendenti da quando Bangkok ha capito che può essere conveniente non avere timori di imperialismo peggiore delle intromissioni americane, e dunque la Cina può scongiurare l'incancrenirsi ulteriore tra i due regni, minacciando di ritirare investimenti. Le operazioni dei due eserciti sono riprese per la denuncia tailandese di nuove pose di mine al confine, già costellato di ordigni risalenti al regime di Pol Pot, ma un’ipotesi che gode di maggiore fondamento va ricercata nel business delle scam city a cui Phnom Penh non intende rinunciare, perché rappresenta il 25% del suo pil. Lo scontro con Bangkok è già costato il posto alla figlia di Shanawatri e ora tocca ad Anutin Charnvirakul, che ha dovuto indire nuove elezioni prima che rrivasse la telefonata di Trump, rassegnnado le dimissioni del suo debole governo sostenuto dall'opposizione del Partito popolare inviso alla monarchia e ai militari. Il che fa temere qualche colpo di mano... d'altronde l'esercito ha bombardato Prah Vihear prima ancora che Anutin sapesse il motivo.
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Takaichi, la nostra kamikaze inviata a Taiwan
La formula dopo il plenum: Sviluppo tecnologico, rafforzamento del mercato interno e stabilità politica Il “consenso del 1992” ha permesso la convivenza contraddittoria del regime di Taipei e di quello di Pechino nel principio irrisolto ma riconosciuto da tutti di “una sola Cina”, finché la contesa a livello di maxipotenze sull’Indopacifico non ha cominciato a far scricchiolare l’equilibrio. Stavolta tocca al rinfocolato nazionalismo dell’arcipelago nipponico il compito di contrapporsi alla possibile escalation in concomitanza del centenario del Pla, l’esercito popolare dei lavoratori e del riarmo di Taiwan che ha promesso a Trump di investire in armi americane 40 miliardi. L’avvento della fanatica revisionista Takaichi Sanae aiuta Trump a spartirsi con Xi aree di influenza: The Donald mette il guinzaglio alla scalpitante neopremier di Tokyo e Xi benedice i punti del piano americano in Ucraina, un accordo probabilmente accennato a Busan e poi sancito durante la telefonata tra Xi e Trump di qualche giorno fa. Si può immaginare che sui vari piatti si trovino Ucraina, Medio Oriente, Taiwan a sancire le sfere di influenza delle grandi potenze? Di questo abbiamo parlato con Lorenzo Lamperti, sinologo di stanza a Taipei, allargando il discorso alla cooperazione energetica sino-russa, che vede Pechino avvalersi di gas e petrolio a un prezzo quasi dimezzato rispetto a quello che pagava l’Europa; inoltre a livello interno si è svolto poco tempo fa l’insolito Plenum economico, che ha visto il compiersi anche di nuove epurazioni a sancire un controllo ancora più stretto di Xi sul Partito e sul paese, impostando le priorità a sviluppo di alta qualità, autosufficienza tecnologica e sicurezza economica nel rafforzamento del mercato interno e della stabilità politica
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La gerontocrazia nipponica si perpetua, preparando la Guerra nel Pacifico
Tutto inizia il 2 settembre quando il premier Ishiba Shigeru non ha rilasciato una dichiarazione ufficiale nell’anniversario del 2 settembre 1945, come invece tradizione vuole ogni 10 anni facciano i premier nipponici eredi della sconfitta e vittime della bomb. La scelta non è sua, ma dell’ala ultraconservatrice del partito di governo che vuole mettere fine alla diplomazia delle scuse e rivendicare il nazionalismo degli invasati alla Mishima. Ecco Marco Zappa individua Taro Aso come anima di quel sovranismo, il grande vecchio dell’orgoglio militar-imperiale che prende le fattezze di Takaichi Sanae, una futura premier che ha l’abitudine di frequentare i santuari shintoisti dei fanatici revisionisti di Hiro Hito, come Yasukuni.In realtà la fine di Ishiba, di origini umili e considerato ostile – o almeno alieno – dai poteri forti della finanza nipponica, era nell’aria da mesi. Il colpo finale lo hanno sferrato i dazi trumpiani di luglio, ma le strategie economiche – lontane dalla Abenomics di nuovo in auge – erano nel mirino delle lobbies da tempo. Allora attraverso l’economia si spiegano molte “scelte” dettate dalle diverse anime del partito stato che governa il Giappone dal 1945, il Partito liberal democratico. Al momento i prezzi al consumo sono aumentati, difficile rimettere in carreggiata il sistema economico; inoltre è cambiato il governatore della Bank of Japan, che ha improntato la dirigenza in senso meno espansiva, per favorire una ripresa che non è alle viste attraverso stimolo fiscale e politiche monetarie accomodanti, cavalli di battaglia di Abe, il modello di Takaichi, che vuole rilanciare il Giappone secondo la potenza militare del Sol Levante. Alla faccia di costituzione pacifista e rinuncia alla guerra. Il fulcro è dunque il superamento dell’articolo 9 della Costituzione, quello pacifista imposto alla fine della Seconda guerra mondiale, aggirato da decreti che allargano lo spettro della difesa da fantasmatici attacchi; intanto l’impegno nell’ambito industriale bellico vede da tempo Tokyo protagonista nella costruzione di macchine belliche a cominciare dal GCAP, il caccia-stealth di sesta generazione in joint-venture con Leonardo e Bae. Queste posizioni guerrafondaie provengono sia da pressioni esterne, sia interne, nonostante apparentemente permanga la facciata pacifista, che si scontra con il disimpegno statunitense dalla difesa dell’arcipelago giapponese e di lì passerebbe la prima linea di Taiwan, con cui ci sono partnership fondamentali. La crisi di partecipazione politica sta dando ampio spazio alle sette religiose e con questo si torna alle esibizioni sciovinistico-religiose della premier in pectore
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I giovani scuotono l'Asia dalla crisi politica thai alle rivolte in Nepal ed Indonesia .
Con Emanuele Giordana parliamo dei venti di rivolta giovanile che stanno scuotendo alcuni paesi asiatici ,un'onda lunga partita dalle rivolte in Sri Lanka nel 2022 e Bangladesh nel 2024 che hanno defenestrato le dinastie al potere reclamando un cambiamento sostanziale . Le cause delle crisi che stanno attraversando alcuni paesi asiatici hanno le loro radici in un sistema di potere autoritario che nega le legittime aspirazioni delle nuove generazioni ad una partecipazione concreta alle scelte che condizionano il loro futuro. La crisi economica, le distorsioni nello sviluppo eredità del colonialismo, l'iniqua distribuzione delle risorse, la corruzione imperante ,le smodate richezze esibite da èlite predatorie ,l'imgombrante presenza dei militari nella vita politica ed economica ,la disoccupazione giovanile e la mancanza di prospettive sono tratti comuni in paesi come la Thailamdia ,l'Indonesia e con caratteristiche più peculiari il Nepal. Sono paesi dove i giovani sono la maggioranza ma le loro richieste di cambiamento sono state compresse e represse per molto tempo e dove hanno trovato uno sbocco elettorale come in Thailandia i poteri conservatori e legati alla monarchia hanno invalidato l'esito elettorale. La chiamano la generazione "z" ma a prescindere dalle definizioni queste rivolte sono il sintomo di una forte richiesta di cambiamento del modello di accumulazione che ha contraddistinto la tumultuosa crescita dei paesi asiatici .Questa spinta generazionale ancora non riesce a trasformarsi in un articoltato progetto politico ma sta mettendo in discussione fortemente un modello di scoietà che ormai non garantisce nè crescita nè uguaglianza ,le rivolte si stanno espandendo e chissà che dall'Asia arrivi anche in Europa questo virus benefico.
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Scam City. Cuori di tenebra della truffa digitale ai confini dei regni dei signori della guerra e della droga
Non si muove foglia che Xi non voglia tra i grattacieli delle scam city https://www.baldinicastoldi.it/libri/asia-criminale/ Immergendosi nel fenomeno delle scam city, le città della truffa, si può ricavare una fotografia nitida dei differenti parametri che regolano l'economia dell'Asean, quella sommersa ma anche quella su cui si fonda l'intero sistema – basti pensare a quale peso (più della metà del pil) hanno questi eredi dei casinò precovid nel'economia cambogiana. E l'aea del Sudest asiatico è quella dove si regola il reale scontro a livello globale.Emanuele Giordana e Massimo Morello si sono immersi in questo magma frenetico di creazione e sviluppo di realtà urbane dal nulla e suo improvviso disfacimento una volta compreso che quei compound misteriosi e talvolta trasandati a nascondere tante vite rapite e ridotte in schivitù (forse in alcuni casi una reclusione volontaria per i facili guadagni) costituiscono un affare da migliaia di miliardi, gestiti da tycoon ai vertici delle mafie, ma regolati dalla volontà cinese di sfruttarne i proventi e, al momento opportuno, azzerarli con tutta la città cresciuta intorno (che torna a essere preda della giungla naturale in sostituzione dei blockchain, delle truffe telefoniche, della pirateria informatica...). I due reporter hanno battuto di persona i confini pericolosi tra Myanmar e Thailandia, le realtà cambogiane (il paese che maggiormente detiene le concessioni cinesi a ospitare scam center), il Laos e il Vietnam, scrivendo un libro (Asia Criminale, edito da Baldini+Castoldi) che è fondato su una sorta di dialogo tra loro e con i testimoni incontrati, corredato dalla storia da loro stessi testimoniata negli articoli di prezioso giornalismo sul campo a partire dagli anni Settanta, quando frequentavano quegli stessi luoghi, riuscendo a dare così anche l'effettiva trasformazione della società e dei luoghi di questa parte di mondo rivisitata più volte nel tempo.Il racconto che ce ne hanno fatto, a tratti divertente, apre uno squarcio nel velo di mistero attorno alle scam city e ai costanti rivolgimenti di alleanze, affari e amicizie tradite con toni che tra l'evocazione dell'atmosfera letteraria, la geometria dei vari Triangoli d'Oro (o altri preziosi) e il dettaglio fotografico che con precisione inquadrano la realtà presente consentono di interpretare eventi, sviluppi, cambiamenti e direzione di quelle società difficilmente penetrabili e che continuano a condizionare il mondo attraverso gli intrecci tra economia criminale, microfinanza e finanza globale... e sullo sfondo emerge sempre da ogni particolare l'impronta vigile della Cina.
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Forti passioni coreane impongono una svolta a Seul
Problemi economici e rintontonimento evangelico; misoginia fatta sistema e discriminazione di classe e razzista nei confronti di immigrazione interna e straniera (per esempio gli afgani); società meritocratica, verticistica e fondata sulla competizione, affossata nel peggior inverno demografico del mondo… questi alcuni dei mali che dipingono la società sudcoreana fatta a pezzi da Yoon Suk-yeol, il presidente meno amato della storia coreana e che aveva tentato il tutto per tutto con il tentato golpe presidenziale del 3 dicembre, rimosso a fatica dall’insurrezione popolare e dalla difesa del parlamento che era già stato accerchiato dalle truppe fedeli al presidente, posto sotto impeachment. E ora a processo per insurrezione, dopo una politica di feroce persecuzione nei confronti del Partito democratico.Di contro Lee Jae-myung, già nelle sue funzioni il giorno dopo le elezioni del 3 giugno, propone i “4 giorni e mezzo” di lavoro settimanale, un welfare più esteso, buoni spesa per le piccole imprese, sussidi per infanzia, giovani e anziani, ampliare i servizi pubblici di assistenza alle famiglie e alle persone con disabilità, e a potenziare il sostegno per l’alloggio; spiega che intende tollerare le differenze, per superare il vuoto di potere e il disastro economico, perché è vero che ha vinto con il 49% dei voti, ma se la destra non fosse stata divisa tra il partito di Kim Moon-soo, il candidato del Partito conservatore, e quello di estrema destra (il più votato dai giovanissimi) anche questa volta avrebbe prevalso il pensiero di estrema destra: infatti è la destra che ha fatto harakiri altrimenti i moderati democratici non avrebbero certo conquistato il potere in una società ancora così profondamente conservatrice, elitaria e repressiva.Uno dei primi impegni del nuovo presidente è quella di arrivare a una distensione graduale con la Corea di Kim Jong-un (attualmente molto legata ai russi, dopo l’impegno bellico in Ucraina e gli scambi in armi), forse l’unica comunanza con Trump, col quale dovrà rapidamente negoziare i dazi (la Corea è uno dei massimi esportatori di acciaio, per esempio).Il Partito Democratico è progressista per gli standard della Corea del Sud, che ha una società piuttosto conservatrice e patriarcale. Lee fa parte dell’ala più progressista del partito, ma ha comunque posizioni da conservatore in materia di diritti delle persone LGBT+ e di diritti delle donne. Rispetto a un altro mandato del Partito del Potere Popolare, che è assai filostatunitense (e filotrumpiano in un pezzo del suo elettorat0), da Lee ci si attende un approccio meno accomodante nei confronti del governo degli Stati Uniti, che comunque riconosce come il principale alleato del suo paese. Altra promessa è quelal di rinsaldare un asse indopacifico comprendente la Cina e persino il Giappone, anche se l’atteggiamento nei confronti di Tokyo è sempre stato molto gelido, per le atrocità e lo schiavismo anche e soprattutto sessuale perpetrato durante a Seconda guerra mondiale dall’impero nipponico e dalle sue truppe nella penisola.
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Accordo Stati Uniti -Cina sui dazi
Dopo una prima maratona negoziale durata due giorni ,Stati Uniti e Cina hanno raggiunto un accordo sulla sospensione per 90 giorni dei dazi reciproci che in pochi giorni avevano difatto bloccato gli scambi fra i due paesi. Nel dettaglio, gli Stati Uniti hanno annullato il 91% delle tariffe aggiuntive imposte alla Cina, sospeso il 24% dei “dazi reciproci” e mantenuto il restante 10%. Rimangono ancora in atto le misure su veicoli elettrici, acciaio e alluminio ,è un primo passo verso la creazione di un meccanismo di consultazione che regoli le relazioni commerciali e di fatto uno stop al processo di "decoupling" ,disaccopiamento ,fra le due economie che la nuova amministrazione americana non sembra gradire. Secondo varie fonti, negli ultimi giorni sono riprese le forniture di Boeing, che Pechino aveva interrotto in risposta ai dazi. Ma le restrizioni sui materiali critici ufficialmente sono ancora lì. Anche se sono state emesse le prime licenze per l’export di alcune terre rare, di cui potrebbero beneficiare anche le 28 aziende americane rimosse dalla lista delle entità interdette dalla Cina alle importazioni e altre attività economiche. Ne parliamo con Sabrina Moles di China files.
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Reciproca e bilaterale retorica di rivalsa indo-pakistana
Né India, né Pakistan trovano convenienza in uno scontro frontale ora sulla ottantennale questione del Kashmir, eppure sta avvenendo ed è… esplosiva, nel senso che entrambe sono dotate di armamenti nucleari. L’India ha una preponderanza in ogni arma, ma quando si parla di nucleare e di dispute religioso-nazionaliste tra stati retti da fanatici difficilmente ne esce un vincitore vivo.Con Matteo Miavaldi percorriamo la china che ha portato a questa situazione pericolosa che ha già prodotto decine di morti dalla strage di Pahalgham del 22 aprile, quando un commando jihadista ha ucciso 26 indiani in Kashmir, evidenziando l’impreparazione dell’intelligence di Dehli e scatenando la reazione unitaria della nazione indiana che due settimane dopo ha prodotto una quarantina di morti con il bombardamento dell’Operazione Sindoor contro il Pakistan, i cui vertici negano ogni responsabilità nell’innesco della spirale. L’escalation muscolare è pari a quella propagandistica, tanto che è difficile accettare e prendere per buone quasi tutte le ricostruzioni che provengono da ciascuno dei contendenti.La storia del Jammu-Kashmir è travagliata dal dopoguerra: in comune con le vicende israelo-palestinesi non c’è solo il 1947 come data del vulnus, ma anche lo sfruttamento di ogni periodo in cui la diplomazia internazionale va in panne, permettendo all’apparato militare di risolvere con i suoi metodi le dispute; e forse si può individuare nel 2019 con la revoca dello stato semiautonomo della regione indiana una svolta a cui non si possono ricondurre questi risultati ma fu un avvio di un processo che ne ha consentito il deflagrare del problema in questi termini, perché ha prodotto un cambio nella composizione delle credenze e nella maggiore presenza culturale hindu tra la popolazione delle regioni di confine. Le conseguenze non possono che essere le risposte reciproche più violente dalla creazione del Bangla Desh dal Pakistan Orientale.E a fronte di un evento di portata così storica le reazioni internazionali o i tentativi di interposizione per arrivare a una pacificazione dell’area sono risibili da parte di tutte le potenze globali, peraltro difficilmente potrebbero venire accettate dai rispettivi nazionalismi dei contendenti. La Cina si è offerte come mediatrice, appalesando un interesse precipuo alla composizione del conflitto, benché sia chiaro che l’interesse di Pechino è il mantenimento del territorio pakistano, storico alleato e indispensabile corridoio per la Belt Road Initiative; facendo da contrappeso all’immediato sostegno di Israele alla rappresaglia indiana, tanto assimilabile alla reazione assassina dell’entità sionista a Gaza.
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I dazi visti dalla sponda dello Yangzi
Abbiamo chiesto ad Alessandra Colarizi, direttrice editoriale di “China Files”, di restituirci un’idea di quello che può essere lo sguardo della società cinese sulla scomposta guerra commerciale trumpiana.A iniziare dall’identificazione di eventuali nuovi partner commerciali in sostituzione del mercato statunitense (considerando anche un’improbabile ulteriore estensione della presenza cinese in Africa, a fronte di un più probabile controllo della regione limitrofa – il libero scambio con Corea e Giappone? – e dell’Asean), o di assorbimento interno di parte delle esportazioni; prendendo poi in considerazione le contromisure non solo tariffarie adottate dal governo cinese, mirate e dunque già meditate prima che si scatenasse la buriana; la riduzione dei bond americani in pancia alle casse di Pechino (secondo detentore mondiale del debito di Washington); la creazione del welfare.Si è inserito anche il problema dei porti di Panama e degli altri scali interessati all’operazione di Trump, che mira a mettere sotto pressione la Cina. Il problema è quanto la guerra commerciale vada a impattare sul mercato del lavoro e sulle condizioni dei lavoratori cinesi, che hanno saputo inscenare “incidenti di massa” per protestare contro la recessione della qualità della vita.Queste ostilità si vanno a inserire in una contingenza che vede dal covid e dalla bolla immobiliare in avanti la situazione economico-finanziaria meno positiva e arrembante nello sviluppo commerciale cinese, che viene tamponata con il nazionalismo e la rivalità con gli Usa, quindi la guerra commerciale scatenata da Trump potrebbe essere un atout per rinforzare la difesa. Si va dipingendo un gioco di guerra che vede i due contendenti intenti a isolare il nemico nel suo recinto, precludendogli relazioni commerciali con il resto del mondo.Sicuramente i prodotti cinesi sono concorrenziali con qualsiasi altro prodotto per qualità/prezzo, a prescindere da qualsiasi guerra di dazi. Rimane da vedere se il prevedibile mafioso della Casa Bianca non imporrà all'Europa di applicare le stesse tariffe comminate alla Cina dalla inaffidabile amministrazione trumpiana, altrimenti...
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L'Esercito popolare di liberazione al servizio degli interessi essenziali del Partito
Le forze armate cinesi nascono con il partito (nel 1927), e in funzione della presa del potere; dopo il 1949 il loro ruolo è di mantenerlo all’interno e quindi per difesa dall’esterno. Ora la sfida è planetaria e prevede dunque molteplici piani di adattamento ai bisogni attuali della nazione e divisioni di compiti: sia difendendo l’ordine interno (organi di polizia da Tienanmen in poi), sia preservando l’integrità del paese dalle pressioni dall’esterno. Il basso profilo che ha caratterizzato le mosse cinesi nel periodo successivo al 1989 è un po’ venuto meno con il lancio della BeltRoadIniziative e il bisogno di mantenere in sicurezza gli interessi ormai globali del Partito e della Nazione.Quali siano ora potenzialità e interessi intrinseci all’apparato militare cinese è per sommi capi ciò che abbiamo chiesto a Simone Dossi, sinologo dell’Università di Milano e direttore di Orizzonte Cina.Intanto le operazioni di peacekeeping sono ormai prassi per il Pla, mentre ben altra questione è il suo coinvolgimento in approssimativi tentativi di dirimere la questione ucraina con frapposizioni. Gli interessi essenziali rimangono confinati nella immediata periferia dei confini cinesi: per quanto si sia sviluppato enormemente tecnologicamente e anche a livello spaziale, il maggior sforzo si vede in particolare nello sviluppo della forza navale.Comunque risponde colpo su colpo alle sfide teconologiche americane: a fronte dello stealth F-47 viene sperimentato, e anzi con un certo anticipo, si registra il J-36, ma l’interesse esterno alla periferia asiatica gli interessi di difesa rimangono circoscritti – non in proiezione su scala globale – e dunque la tutela delle vie di comunicazione e commerciali, più selettiva della proiezione americana realmente globale. Oppure a sostegno della diplomazia e in questo senso può venire letto il coinvolgimento in operazioni sotto l’egida dell’Onu. Tutto è dunque riconducibile all’uso dell’esercito a tutela di determinati interessi essenziali. Allo stesso modo si può individuare il tentativo di proporsi come rassicuranti partner affidabili di una visione globaleDi qui la preminenza delle tre Initiative nella strategia cinese:Global Development Initiative2. Global Civilization Initiative3. Global Security Iniative. Presentandosi così come elemento di stabilità. Altrettanto essenziale è la preminenza della supremazia tecnologica nelle guerre successive alla Guerra del Golfo nel 1991, quando furono dirimenti gli sviluppi delle Star Wars reaganiane; ora sono soprattutto le tecnologie della comunicazione e dell’informazione a essere centrali (quindi la possibilità di connessione ad alto livello) con le difficoltà che comporta questa rivoluzione e il ruolo della ricerca e produzione dual use.
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Inquietanti incroci del destino nell’arcipelago filippino
Rodrigo Duterte si era dichiarato «felice di uccidere» e quindi le prove e la confessione pubblica del reo dovrebbero agevolare la sentenza del processo della Corte penale internazionale dell’Aja prima che il corso della natura renda inutile il giudizio di un ottantenne macchiatosi di orrendi delitti contro l’umanità. Abbiamo chiesto però a Paolo Affatato qualche considerazione sulla perplessità che ci è scaturita in relazione al fatto che sia stato catturato proprio a Manila – di ritorno da un tour di comizi a Hong Kong, snodo per lavoratori filippini all’estero (a dimostrazione del fatto che avrebbe potuto continuare a fare danni all’umanità) – dove sua figlia è la vicepresidente del figlio di Marcos, eppure non ha potuto fare nulla per salvarlo: infatti il giorno stesso è stato impacchettato per l’Olanda, dove è incarcerato.Paolo Affatato ci ha rivelato che esattamente questo è il punto: la convivenza del ticket dei due pargoli delle dinastie filippine si è trasformata in aperto conflitto all’interno del paese avviato alle elezioni di mid-term. Ma anche le relazioni esterne strettissime con la Cina e comunque affini a Trump non è chiaro se potranno evitare la condanna od ottenere il rilascio dell’ingombrante amico.Licenza di uccidereLa corte ha potuto perseguire il criminale ex presidente filippino per il suo sistema di torture, giustizia sommaria extragiudiziaria, omicidi e terrore con cui ha colpito tossici, pusher e pesci piccoli del narcotraffico, senza minimamente toccare i trafficanti, ma gettando nella paura e facendo strage di almeno 25.000 persone durante il suo mandato come sindaco e poi presidente, parvenu figlio di un’attivista della liberazione dalla dittatura di Marcos-padre. Paolo Affatato ci testimonia della lotta violenta e impunita al crimine, avendo assistito al lavoro sporco degli squadroni della morte, cacciatori di taglie di cui Duterte si intestava i risultati.Si può sperare che questa inopinata cattura possa risvegliare la incosciente società filippina, soprattutto i giovani immemori sia della dittatura di Marcos – che non hanno vissuto –, sia del terrore di Duterte, che possano recuperare la storia di un paese mai realmente liberato da solide dinastie sanguinarie che detengono il potere economico. Forse il movimento connotato dal colore rosa?
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Ingarbugliate matasse d’Asia: militari (e) istituzioni
Myanmar e Corea del SudDue situazioni asiatiche apparentemente distanti, ma accomunate da alcune situazioni.Innanzitutto ciò che in questa condivisione di impressioni tra Rosella Ideo (decana degli studi politico-culturali sulla penisola coreana) ed Emanuele Giordana (attento osservatore del territorio unito nell’Asean) si è individuato nel ruolo dei militari: non tanto meno ubbidienti ai vertici, quanto consapevoli del fatto di essere protagonisti, infatti il Myanmar è regolato dal potere del Tatmadaw, che in questi giorni è sempre più sfidato con successo dalle milizie locali (shan wa, tang e kashin a nord, arakhan nel Rakhine al confine con il Bangla Desh – altro paese in cui è venuto meno la fedeltà cieca dell’esercito al potere – … i karen sul confine thai stanno occupando l’intero loro territorio), mentre nel maldestro tentativo di “golpe” a Seul l’esercito ha senz’altro avuto un ruolo, ma continua a non essere chiaro se maggiormente coinvolto nel tentativo di imporre la legge marziale tentata da Joon, il presidente in difficoltà e ora a rischio di impeachment (e il capo delle forze armate è in arresto), oppure impegnato a contrastarlo. Le formazioni autonomiste birmane moltiplicano gli sforzi bellici e raggiungono risultati contro il regime di Min Aung Hlaing – messo sotto accusa dal procuratore Khan, lo stesso accusatore di Netanyahu per crimini di guerra – ma senza una strategia comune e i generali birmani stanno cercando sostegno dai paesi dell’Asean (e sta cambiando qualcosa a sostegno di Naypyidaw da parte di tutte le nazioni rette da militari o comunque democrature) per mantenere una legittimazione che in qualche modo non verrà meno, visto che la Cina insiste con le milizie per non esagerare l’escalation contro la Giunta (in particolare al confine cinese, per salvaguardare i propri affari), che continua a sostenere, ma alla quale ha chiesto qualche apertura, forse nel tentativo di far rientrare la frammentazione della nazione, perché è più facile controllare l’area se meno frantumata in plurimi centri di potere (e smercio di droga). Un collegamento tra il presidente birmano e quello coreano sono le contestazioni: in un caso esterne, provenienti dalla Corte dell’Aja, nell’altro dalla maggioranza della popolazione scesa in piazza a difesa di una democrazia di stampo occidentale che fino al 1992 non ha avuto presidenti senza uniforme militare. Come spiega Rosella Ideo, Joon ha sempre avuto pochissimo sostegno popolare e questo scherzo a coronamento del suo tentativo di farsi imperatore, gli ha alienato l’intera nazione, che non è certo animata da progressismo, perché anche il partito democratico maggioritario in quel parlamento assaltato è molto moderato. Rosella Ideo lega la reazione dei coreani il 3 dicembre 2024 al ricordo del massacro di Gwangju del maggio del 1980 e le proteste del 1987. Che fecero cadere il regime militare imponendo le prime elezioni. La memoria del passato non rassicura sul grande rischio di svolta autoritaria non è ancora archiviato, soprattutto se pensiamo quanto il sistema economico-finanziario dei keibol (i grandi marchi) continui a sussistere.
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La periferia del continente indiano è in ebollizione?
https://ogzero.org/regione/golfo-del-bengala/La politica estera indiana è sempre improntata al multilateralismo inteso come mantenimento di rapporti privilegiati e partecipazione ad alleanze economico-militari improntate a salvaguardare gli interessi del blocco occidentale, come dei paesi che dopo la presidenza Trump e il conflitto russo/ucraino risultano schierati su fronti avversi; Mumbai si propone così come se sapesse mantenere quell'equidistanza che le consente di fornire i crumiri che sostitiuscono i lavoratori palestinesi e fare affari con i paesi arabi; essere tra i fondatori dei BrIcs e far parte dell'alleanza indopacifica dei Quad; intrattenere scambi commerciali con la Russia senza che nessuno si azzardi a imputargli il mancato rispetto delel sanzioni... Va proponendosi come riferimento insieme alla Cina per tutta l'Asia, attirando nella sua orbita e fungendo da alternativa agli interessi cinesi, pur considerando che il ministro degli esteri Subrahmanyam Jaishankar ha recentemente dichiarato a Scmp: «Penso che le relazioni tra India e Cina siano fondamentali per il futuro dell'Asia. In un certo senso, si può dire che se il mondo deve essere multipolare, l'Asia deve essere multipolare», ha affermato, aggiungendo che i legami tra i due vicini ostili «influenzeranno non solo il futuro dell'Asia, ma in questo modo, forse anche il futuro del mondo». Per comprendere i reali contorni di queste apparenze abbiamo interpellato Matteo Miavaldi, facendo con lui emergere anche le difficoltà all'interno del subcontinente.Al suo interno con le rivolte del mondo agricolo che proseguono da 4 anni ed è particolarmente accesa ora in Haryana e Punjab; altrettanto incancrenito è il conflitto interetnico nel Nordest, nella regione del Manipur; dal 9 agosto le proteste per la condizione della donna a seguito dell'omicidio dopo uno stupro all'interno di un ospedale di un'internista arriva a mettere in dubbio il fondamento patriarcale della cultura indiana... ma anche i due eventi di questa estate 2024 influenzano le mosse politiche a Delhi: la deposizione in Bangladesh di Sheikh Hasina (che si è rifugiata proprio in India) e la vittoria annunciata del marxista Anura Kumara Dissanayake che sposterà ulteriormente il baricentro dello Sri Lanka verso la Cina
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Il lugubre oblio di una rivoluzione soffocata. Tienanmen
Il sogno infranto di una Cina a misura d‘uomo https://ogzero.org/tag/cina/ E come per ogni rivoluzione spontanea a infrangere quel sogno di una moltitudine di giovani fu una nomenclatura di vecchi, abbarbicata a un potere, capace di trasformarsi, adattandosi alle richieste del sistema mondiale, ma di fronte ai bisogni e alla visionarietà della piazza (Tienanmen) degli studenti che stava per saldare il proprio disagio verso il potere arroccato con quello dei lavoratori ipersfruttati dal partito-stato, ha avuto paura di venire travolta e ha scatenato un terrore ancora indicibile a 35 anni di distanza.Infatti con Ilaria Maria Sala – giovane testimone allora di quanto avveniva nelal Pechino percorsa da carri armati che produssero (ancora adesso non si sa quante) migliaia di morti – abbiamo preso spunto dall'oblio indotto in modo scientifico nella società cinese, un lavoro psicologico e didattico di manipolazione della Storia, che conduce direttamente al delirio di controllo odierno, arrivando così a toccare molti aspetti della Cina continentale, facendo confronti con Taiwan e Hong Kong; rimane sullo sfondo di queste analisi dell'evidenza attuale quello che poteva nascere da quella protesta soffocata sul nascere e che ha comunque condotto a delle riforme che il potere ha dovuto concedere nel suo "darwinismo" di sopravvivenza... ma solo dopo aver massacrato un movimento pacifico per ribadire quale orrore può scatenare, pur di perpetuarsi e controllare.
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“Intrusi troppo prolifici”, il grimaldello elettorale antimusulmano di Modi
Una forma di apartheid nazihindu già economicamente attivo https://www.china-files.com/elefanti-a-parte-una-campagna-elettorale-sulla-pelle-dei-musulmani/ A partire da questo articolo di Matteo Miavaldi affrontiamo con lui l'analisi di questo momento dela politica indiana.Come dovunque in questo snodo epocale che vede trionfare destre populiste e, una volta conseguito il potere, dedite a riscrivere la storia per mantenerlo, squadriste, anche in India uno dei passaggi principali è il controllo totale dei media; l'Ispi descrive il ranking democratico di Mumbai così: «Nei dieci anni di governo Modi, le libertà civili dei cittadini indiani siano state minacciate, che le proteste (anche pacifiche) siano state spesso represse con la forza e che la stampa indiana, ancorché ancora molto vivace, abbia subito pressioni e minacce dagli organi governativi. In questo contesto le violenze contro la minoranza musulmana sono in aumento e il sistema giudiziario del paese appare sempre più allineato con il potere esecutivo».E poi la riscrittura della Costituzione, laica per Nehru, ma che potrebbe venire piegata in funzione della predominanza induista, se il Bjp di Modi ottenesse quota 400 alle elezioni in corso; le operazioni di voto, alquanto complesse considerando la demografia e le distanze, sono iniziate il 19 aprile per il rinnovo della Lok Sabha (Camera del popolo), la camera bassa del parlamento indiano che, insieme alla camera alta, il Rajya Sabha, compone l’organo legislativo indiano. Modi durante il suo governo ha implementato una politica di comunitarizzazione del paese emarginando la minoranza islamica (il 15% della popolazione quasi 200 milioni di persone) e rinfocolando il nazionalismo hindu con atteggiamenti e dichiarazioni anche in campagna elettorali estremamente divisive e discriminatorie verso i musulmani definiti “gli intrusi “. La modifica della legge sulla cittadinanza, l’abrogazione dell’articolo della costituzione che riconosceva l’autonomia del Kashmir con la conseguente repressione delle proteste hanno confermato la volontà di Modi di affermare come unica identità indiana quella hindu. Sempre l'Ispi: «L’India è oggi la grande economia che cresce più velocemente e lo scorso anno, il Pil indiano ha superato quello del Regno Unito, la vecchia potenza coloniale. Si prevede che entro il 2030 supererà anche quello della Germania e del Giappone». Nonostante la crescita del Pil indiano permangono disuguaglianze enormi tra la minoranza del 1% della popolazione che possiede il 40% della ricchezza e la gran parte dei lavoratori indiani impiegata nel settore informale senza diritti e con bassi salari, le riforme in agricoltura hanno colpito i piccoli produttori sempre più impoveriti. Questi temi non hanno alcun riflesso sulla campagna elettorale del BJP che alimenta solo le pulsioni identitarie antimusulmane che evidentemente pagano di più dal punto di vista elettorale.Sullo scacchiere internazionale l'India è in lizza per la leadership all'interno del Sud globale, posizionandosi non solo come critico ma come collegamento cruciale con il Nord globale nel quadro della strategia indopacifica, ma forse ancora non ha sfilato alla Cina il ruolo di fabbrica mondiale e l’innovazione non ha ritmi così rapidi da coinvolgere sufficienti strati di popolazione da lanciare un vero e proprio boom economico diffuso. Come può Nuova Delhi sfruttare la sua posizione centrale nella dinamica che vede al centro l’Indopacifico?
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La gita di Xi nella Belt Road europea, pensando alle Spratly
https://ogzero.org/tag/belt-road-initiative/ E Xi Jinping è tornato in Europa dopo 5 anni, stavolta a suggellare i rapporti con la Serbia e l’Ungheria per il rafforzamento delle opere infrastrutturali in progetto: centrale è la ferrovia da Belgrado a Budapest per proseguire al Pireo di Cusco. E questo è un modo per aprire una finestra sullo stato dell’economia cinese da una parte in rallentamento con il fardello della bolla immobiliare (in aprile le riserve valutarie sono scese dell’1,4%) cui si contrappone la ricerca dell’unificazione del mercato interno e la riqualificazione delle produzioni verso una qualità diversa: i veicoli a nuova energia (NEV), le batterie al litio e i prodotti fotovoltaici, quindi un livello tecnologico che pone Pechino in competizione con i più sofisticati prodotti occidentali. La catena del valore integrata di queste produzioni rende competitive le auto elettriche cinesi inquietando americani ed europei che parlano del pericolo della sovrapproduzione cinese.Ma il vero punto di conflitto su cui s’incentrano le tensioni va cercato nel Pacifico dove le Filippine sono chiamate a sostenere lo scontro per la contesa sulle isole Spratly, altro pretestuoso territorio ricco di giacimenti petroliferi che si trovano nei suoi fondali, composto da una trentina di isolotti e una quarantina di atolli tutti di ridottissime dimensioni: l’oggeto del contendere è una polpetta avvelenata lasciata da Duterte padre, ovvero un accordo più o meno segreto mai ratificato su una nave da guerra filippina incagliata a fare da testa di ponte nel Mare nostrum cinese, di cui Marcos figlio fa finta di non sapere nulla. L’arcipelago è fondamentalmente inospitale, ma desta grande interesse da parte degli stati del Sudest asiatico per le sue risorse energetiche e per il suo interesse strategico per tenere acceso lo scontro tra Usa e Rpc nel mar cinese.
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Jokowi non esce dal gioco
https://ogzero.org/regione/mar-cinese-meridionale/L’indonesia è un paese complesso e variegato nella sua enorme estensione, attraversato dalle culture più disparate e con una storia di colonialismo e lotte sanguinose indipendentiste. Poi la posizione strategica ha reso l’arcipelago un territorio che mantiene rapporti con il mondo, le merci, la cultura (e le armi) cinesi e contemporaneamente si inserisce nel sistema di vita occidentale, con la cultura postcoloniale, i condizionamenti dell’imperialismo americano (e delle sue armi), una storia di dittatura feroce e di paese ospite del non allineamento. Richiamando questa tradizione politico-culturale Emanuele Giordana analizza con noi da Timor l’Este la tornata elettorale indonesiana che riporta al vertice dello stato Prabowo, vecchio arnese legato al regime di Suharto (e poi caduto in disgrazia, rinascendo con opportunismo dalle ceneri in diverse epoche dei suoi 72 anni senza mai pentirsi), ma riciclato dal sistema Widodo… trasformismi cui il Sudest asiatico assiste a varie latitudini. Con Emanuele il discorso si dipana a partire dal luogo da cui ci parla: Timor è un’isola molto particolare sia per cultura sia per i rapporti con i vicini australiani e più in generale per tutto il Sudest asiatico, territorio povero – e anche il petrolio sta esaurendosi – probabilmente luogo di riciclaggio e “ripulitura finanziaria”, ma si collega al profilo di Prabowo Subihanto (il vincitore delle elezioni), perché la sua carriera inizia con la repressione dell’indipendentismo timorese. E quindi poi Emanuele procede nella descrizione della democrazia solida e matura del paese indonesiano grazie al lavoro fatto da Jokowi, l’apprezzato presidente che ha concluso i due mandati e ha cercato di indirizzare il futuro, mantenendo la libertà di stampa, di critica, di espressione religiosa (non solo delle molteplici sfumature dell’islam), di riforme sociali progressiste, il controllo del nichel, equidistanza… la neutralità transnazionale; una sorta di dinastia bonariamente progressista. (sia la famiglia Sukarno, che quella di Jokowi).Questo reportage in forma di chiacchierata si aggancia all’intervista fatta con Asiatica, la rubrica di Radio radicale del giorno precedente (il 21 febbraio 2024): https://www.radioradicale.it/scheda/721553/asiatica-chi-e-prabowo-subianto-vincitore-delle-elezioni-in-indonesia
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Da Bab al-Mandab a Gwadar: gli snodi cinesi
Intrecci geopolitici tra Pakistan, Yemen... e il bisogno di stabilità cineseIn questo podcast si mescolano in modo apparentemente caotico gli interessi cinesi globali con i tanti conflitti che si innestano intorno alla Belt Road Initiative, ponendo alcuni interrogativi riguardo alla strategia di Pechino. Si arriva a porre in dubbio – a seguito della crisi legata alla attività houthi intorno all’imbocco del Mar Rosso – che sia più sicuro il trasporto marittimo (e su quali rotte?) rispetto al percorso via terra. Il punto di partenza però in questo caso è l’area Mena con la domanda che si pone Emanuele Giordana per portare al pettine i nodi dello squilibrio mondiale in corso: perché contemporaneamente l’Iran colpisce Siria, Iraq e Pakistan con bombardamenti mirati a marcare il territorio? E questo ci porta ad allargare l’analisi alle iniziative degli alleati yemeniti di Teheran, perché tutto può essere riconducibile al genocidio in corso a Gaza.La nuova contrapposizione houthi dopo la guerra quasi terminata con il resto della penisola arabica vista dall’ottica cinese può risultare un’agevolazione per gli interessi commerciali di Pechino o invece a lunga scadenza può risultare deleteria per l’espansione della Belt Road Initiative?L’Ispi la fa facile: «Trasportare un container da Shanghai a Genova oggi costa più del triplo rispetto allo scorso novembre. Ma il costo ha già cominciato a scendere rispetto al picco della crisi. Non va però altrettanto bene per il trasporto Shanghai-Los Angeles: non solo il costo è più che raddoppiato, ma continua a crescere. Significa che la crisi, da prettamente europea e “mediterranea”, sta diventando globale. Un motivo in più per spiegare l’ansia degli Stati Uniti nel cercare di degradare il più possibile la capacità degli houthi di colpire le navi che transitano nel Mar Rosso».Secondo “The Quint World” «Il piano di pacificazione della Cina in Medio Oriente è andato in frantumi. Una politica diligentemente elaborata per riempire lentamente ma costantemente il vuoto creato da un'impronta sempre più ridotta degli Stati Uniti e per garantire i propri interessi nella regione, dalle importazioni di energia ai suoi ambiziosi piani di connettività, è sfumata piuttosto rapidamente sulla scia della guerra tra Israele e Hamas».Abbiamo chiesto dapprima a Emanuele Giordana il suo parere da esperto dell’area iranico-afghana e indo-pakistana (perché ci pare centrale anche la nuova accensione delle scaramucce tra Iran e Pakistan con l’improvviso bombardamento di comunità baluchi da un lato e dall’altro del confine) sulla scorta di un illuminato articolo di Alessandra Colarizi apparso su “Milano&Finanza” a inizio anno; e poi su quell’argomento abbiamo interpellato direttamente Alessandra, con la quale siamo partiti dall’analisi dal punto di vista cinese delle attività houthi per arrivare al Pakistan alle prese con passaggi elettorali travagliati, che vedono la popolarità di Imral Khan aumentare tra i pakistani… e questo non va nella direzione sperata dalla scelta filoamericana dei militari.L'area del Golfo di Aden è diventata poi importante in questo periodo per la Cina anche per un'altra notizia che vede protagonisti l'Etiopia e il Somaliland che assicurerebe uno sbocco al mare ad Addis Abeba; il problema in questo caso è sia commerciale (il porto cinese di Gibuti verrebbe condizionato da questo nuovo scalo), sia soprattutto in prospettiva di un riconoscimento di Taiwan da parte di altri paesi, poiché il Somaliland ha una condizione assimilabile a quella di Formosa, non essendo riconosciuto dal consesso mondiale come entità statale, pur controllando il territorio settentrionale della Somalia con i preziosi porti di Lughaya e Berbera.
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Scam-city e laundrette. Città di tenebra
https://ogzero.org/regione/mekong/https://ilmanifesto.it/cina-che-cera-cina-che-ce La ramificazione dell’economia sommersa interpreta l’urbanistica e parti di territorio del Laos fuori della giurisdizione della polizia, nel racconto di Emanuele Giordana, che insieme a Max Morello sta intessendo un'inchiesta volta ad analizzare questo fenomeno del Sudest asiatico che serve tre volte al profitto semilegale: i capitali derivanti da traffici illegali vengono ripuliti nelle città di tenebra spuntate dall'extralegalità del piacere e dell'azzardo, della criptofinanza... donclusa la sua funzione sparisce per lasciare spazio anni dopo alla speculazione immobiliare.Capita sempre più spesso lungo il corso del Mekong che a cavallo di frontiere che consentono ogni tipo di affari sporchi all’interno di città che trovano uno sviluppo urbanistico appositamente studiato per sfruttare e riciclare; ripulire e arricchirsi con gioco d’azzardo, finanza digitale, prostituzione, traffici di ogni tipo; scritte in cinese (tutte), case di lusso in costruzione ovunque, telecomunicazioni in cinese, come la valuta corrente… per un certo periodo questo sistema fa girare soldi e crea sviluppo drogato.Finché lo stato (Cambogia, Myanmar o Laos – come in questo caso –, o altri nell’area) preposto ad accogliere questo bisogno da parte di mafie e stati non impone leggi che non consentono più questo stato di cose e improvvisamente la città decade, gli imprenditori scompaiono, la città di sogno implode mentre esplode la bolla immobiliare e le strutture tornano alla foresta che se ne riappropria. Finché si torna a investire sull’area, stavolta con soldi puliti e infrastrutture utili per commerciare e comunicare con la rete del resto del mondo. Questi hub di scam city creano problemi geopolitici diffusi per la loro crescita dirompente e capire chi stia coltivando il papavero nei pressi di queste centrali anche di spaccio non è dato… e la guerra in corso in Myanmar aggiunge quesiti senza risposta, come dove portano i flussi di denaro ripulito in queste laundrette-city.
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Qualcosa deve succedere in Myanmar
https://ogzero.org/studium/burma-blue-riavvolgere-il-nastro-dalla-fine/ Una svolta complessa in un mondo articolato.La giunta sta perdendo la guerra; alcune milizie controllano fette di territorio periferico sempre più ampie; gli interessi cinesi sono relativi al passaggio di merci e chiunque glieli assicuri ha il placet di Pechino, mentre la giunta ha bisogno della Cina per poter sopravvivere e far affari che la mantengono al potere. Invece da ottobre si va sempre più estendendo la crisi di Tatmadaw (soprattutto militare), ma anche per la resistenza le cose non sono facili per le differenze tra le svariate milizie con interessi i più disparati e le sfumature separatiste, le più variegate; e anche il coordinamento è difficilissimo per le enormi diversità tra etnie anche e soprattutto le più numerose (Kachin, Bamar, Arakan…), ciascuna con riferimenti interni ed esterni in contrasto tra loro. Un panorama che può spingere alla cantonalizzazione del Myanmar. Ciascuno specializzato in un campo: metanfetamine,legname, cyber-crime, economic-crime, traffico di esseri umani… la mappa delle scam-city è in formazione e comincia a delinearsi.Emanuele Giordana e Massimo Morello, tra i massimi esperti di Sudest asiatico, formano un acoppia eccezionale per scattare alcune istantanee della situazione birmana durante i rovesci militari della giunta militare che hanno provocato un riequilibrio regionale, perché il cambio del controllo di intere regioni può convincere Pechino a riorientare i propri affari su chi detiene quel tipo di controllo... attualmente le milizie "etniche". Soprattutto nel Nord del paese, proprio al confine cinese (e indiano).Alla Cina interessa esclusivamente l’uso del territorio birmano per avere uno sbocco al Golfo del Bengala che oltrepassi lo Stretto di Malacca, risparmiando miglia di navigazione attraverso infrastrutture terrestri che portino dallo Yunnan ai porti birmani, che corrano a fianco dell’oleodotto.Voci sempre più insistenti – di provenienza disparata – sebbene nell’ambito dei birmani abbienti fuorusciti – stanno dando Min Aung Hlaing come destituendo – almeno dalla carica di comandante militare, considerandolo responsabile dei rovesci sul fronte – e quindi molto gradualmente potrebbero esserci intorno al terzo anniversario del golpe delle svolte che possono portare a cambiamenti politici abbastanza sostanziali. Non a rivoluzioni, ma riaperture simili a quelle avvenute nei decenni scorsi.
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Bangladesi in rivolta contro lo sfruttamento mondiale in appalto a Sheikh Hasina
https://ogzero.org/regione/golfo-del-bengala/La situazione in Bangladesh descritta da Giuliano Battiston (Lettera22) in diretta dal Nord del paese dopo aver assistito alle manifestazioni di Dacca, intervistando lavoratrici e lavoratori di tutti i comparti (ma in particolare il tessile, essenziale ricordando la strage di 112 operai di 11 anni fa per l’incendio a Dacca dell’enorme fabbrica che produceva per l’Occidente) che hanno unito le rivendicazioni salariali di inizio mese all’opposizione al governo di Sheikh Hasina, la prima ministra al potere dal 2009 che tenta di ottenere un quarto mandato il 7 gennaio alle elezioni a cui l'opposizione – incarcerata: gli arresti sono ormai 22.000 – non potrà partecipare: infatti il partito nazionalista Bnp chiede da mesi le dimissioni e un governo ad interim che indichi elezioni credibili tra due partiti che si contendono il potere dal 1971 senza mai risolvere i problemi strutturali del Bangadesh, perché sono semplici collettori di lobbies senza nemmeno programmi politici. Hasina ha inventato addirittura un partito di pseudo-opposizione (Amawi League), per fingere un confronto democratico.Il risultato è stata una serie di imponenti mobilitazioni e il blocco del paese con una decina di scioperi generali anche di 48 ore a cui il regime ha risposto con una feroce repressione che ha visto 14 morti – e due poliziotti linciati – e 8500 feriti. Si registrano esecuzioni extragiudiziarie, sparizioni arbitrarie… scetticismo e frustrazione sono i sentimenti più diffusi tra la popolazione, tra le più povere al mondo e che ha avuto la forza di respingere una concessione salariale che a fronte di una richiesta di quadruplicare i salari per arrivare a una soglia di sopravvivenza si è vista riconoscere un 50% di aumenti, del tutto inadeguati all’inflazione anche dei generi di prima necessità.Anche la partita geopolitica è importante, perché la posizione è strategica e per gli Usa è essenziale in funzione anticinese, ma anche per mantenere rapporti di alleanza con l’India, che appoggia incondizionatamente il regime al potere.
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Cos’è la Brotherhood Alliance nella frammentazione del Myanmar
https://ogzero.org/studium/burma-blue-riavvolgere-il-nastro-dalla-fine/Negli ultimi giorni quella che si chiama Brotherhood Alliance ha conseguito qualche successo nei confronti di Tatmadaw, proprio perché i vari eserciti si sono alleati, sottraendo a Naypyidaw il controllo su alcuni villaggi di confine. Sì, ma di tutti i confini, non solo a Nord dove si addensano le forze più insurrezionali, e stavolta si è creata un’improvvida riunione di tutte le milizie, che in comune non hanno nessuna cultura in comune. Questo ha immediatamente fatto intervenire la Cina che già dal 1° febbraio 2021 (ma pure prima) mal tollera il potere della giunta, in quanto i metodi impediscono il tranquillo scorrere dei commerci, mentre la Cina non si fa problemi a fare affari con chi davvero detiene il controllo del territorio e il potere su merci e infrastrutture. Infatti l’interesse per il Myanmar deriva dalle sue imponenti ricchezze e almeno quanto dalla sua posizione, cerniera tra il mondo cinese, le nazioni affacciate al Mekong e il continente indiano. Ma soprattutto è il naturale sbocco al Golfo del Bengala per le merci cinesi senza i rischi del chockpoint dello Stretto di Malacca. In questo caso è scattato qualche interesse comune che rispetto al quadro a cui si assisteva nel maggio del 2021 è evoluto mostrando l’ottusa cupida incapacità del regime militare, che poi ha fatto l’errore di colpire persone e cose cinesi. A loro importano solo le risorse, le pipeline, le vie di transito, le infrastrutture… a Pechino basterebbe un corridoio di 100 metri di larghezza in cui infilare tutto questo. Il resto del Myanmar può semplicemente continuare a fare affari più o meno loschi anche con gli affaristi cinesi, sia che siano benedetti dagli psicopatici di Tatmadaw, sia che provengano dalla neonata Brotherhood, che condivide interessi nello stesso settore: le sostanze stupefacenti… senza prospettive di unità nazionale politica, né di reale balcanizzazione perché senza nemmeno la struttura per costituirsi in entità nazionale.
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Opposte tensioni nella strategia cinese?
https://ogzero.org/tag/cina/ L'interesse precipuo dominante per la Cina è l'economia e a questo proposito verso l'esterno pianifica joint venture per produzioni anche rivolte al mercato interno, che dà segni di riflusso dalla spinta espansionistica finora irresistibile; espande il decennale progetto di rete commerciale globale Belt Road Initiativie, ultimamente allargata ai paesi arabi (motivo per cui si schiera per la pace in Palestina, perché nei conflitti i commerci languono); le infrastrutture africane sono da sempre esempio classico dell'espansionismo neocoloniale cinese, e ora anche il Sudamerica sta approfondendo rapporti, stipulando accordi, legando le economie locali con Pechino (e Taiwan è solo più riconosciuto dal Paraguay)... la culla in cui ha potuto crescere è stata l'acoppiamento con l'economia statunitense che, una volta percepito il pericolo, ha iniziato un conflitto economico che sfocia in aggressione e decoupling.Una schizofrenia, che però potrebbe semplicemente ricondursi a periodica valutazione dei fenomeni di portata enorme, sono i ricorrenti cambi di direzione nei processi economici e investimenti. La strategia cinese è mutata più volte, ora vengono defenestrati ministri eletti solo sette mesi fa, erano stati presentati come sessantenni esperti, tecnocrati... forse i risultati sono stati inferiori alle aspettative e sta tornando il potere agli ideologi, al partito? forse Xi è in discussione e la morte di Li Keqiang potrebbe indebolirlo ulteriormente? Sabrina Moles, dopo aver analizzato gli ultimi eventi, risponde:«Vedremo», ricordando che la politica cinese ha rivelato gli impianti delle scelte strategiche a lunga scadenza.Un'altra schizofrenia, che però potrebbe configurarsi come semplice tira-e-molla, è nei confronti degli Usa, sfidati apertamente nel Pacifico con più o meno piccole provocazioni, o blanditi con proposte di abboccamenti e soluzioni deio contratti commerciali; salvo poi innescare ritorsioni per l'embargo di microchip attraverso il controllo e la proibizione di esportazione della grafite. Si tratta di una precisa strategia per arrivare a una pace finanziaria che Biden possa portare sul piatto della rielezione tra un anno, o Pechino preferisce lo scontro con Trump? e come si configura questo panorama all'interno della gestione internazionale dei conflitti esplosi e che impegnano gli americani? «Vedremo»...
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La roulette Asean manipolata insondabilmente
https://ogzero.org/regione/mekong/ Assemblaggio di situazioni non interpretabili con strumenti occidentali.Come si trasforma il Sudest asiatico? Non è facile collocare nelle giuste proporzioni i vari fenomeni che si devono registrare in quello scacchiere, tuttavia – avendo la possibilità di interpellare Massimo Morello ed Emanuele Giordana, esperti e frequentatori dell’area – scatta la curiosità di approfondire e allargare lo sguardo a partire dalla notizia di deportazioni di un’intera comunità sull’isola indonesiana di Rempang per costruirvi una cosiddetta Eco city.Lo sviluppo della elaborazione ci ha condotto a considerare come si evolve il turismo, ma anche a quali clienti si rivolge una struttura come quella che si sta diffondendo in tutto il Sudest asiatico. Questi luoghi sono pensati in chiave sinocentrica, soprattutto se prevedono il gioco d’azzardo – vietato un po’ dovunque tranne che in Myanmar e Cambogia, non a caso.Di qui si dà la stura a valutazioni su un fosco futuro elettorale: in Indonesia il candidato sostenuto dal partito al potere è il controverso ministro anticinese della Difesa, Prabowo Subianto. Ma l’Indonesia deteneva anche la presidenza del’Asean, l’organismo di controllo che i paesi del Sudest asiatico si sono dati e avrebbe dovuto subentrare il Myanmar – e ovviamente si è preferito evitare, per cui subentreranno le filippine.Bubboni pericolosamente autoritari nell’IndopacificoMa c’è una tendenza generale un po’ in tutta l’Asia, se non precipuamente in Sudest asiatico, verso una svolta autoritaria di quelle che già erano deboli “democrazie” e l’esempio più evidente è stato lo scippo della vittoria elettorale della richiesta di rinnovamento in Thailandia del partito di Pita, che aveva detto in campagna elettorale che avrebbe agito pesantemente contro il Myanmar… peraltro aveva anche sfidato la monarchia interna a Bangkok, promettendo di scardinarla; questo ancora per troppi thailandesi è blasfemo e sarebbe stata una vera rivoluzione culturale: la modernità avversa agli stereotipi contro il tradizionalismo conservatore. Peraltro anche nelle apparenti repubbliche come la Cambogia il potere si eredita dal padre. Ognuno di questi paesi sta svoltando ancora più a destra, a cominciare dall’India di Modi.Brics: Cina e India, chi traina la regione del Mekong? E questo sposta nuovamente l’attenzione sull’Indonesia, che non ha voluto venire cooptata dal gruppo di alleanze economiche, mantenendosi a disposizione delle scelte di un’India uscita vincente dal G21 (con il colpo di scena del coinvolgimento dell’Unione africana), ma soprattutto puntando a ottenere il pacchetto di armi americane che stava trattando. In attesa col fiato sospeso che non cada in mani fieramente reazionarie.
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Dal Manipur al Pakistan. Scontri postcolonialisti e tra poteri
https://ogzero.org/tag/india/ Molto complessa la questione che contrappone comunità simili, ma rese furiosamente ostili l'una contro l'altra: meiteis e kuki sono divisi dalle risorse di cui si avvalgono nella regione del Manipur; ciascuno afferisce a un territorio, ognuno volto a salvaguardare privilegi veri o presunti... il riconoscimento di status di "tribale" può consentire di accedere a spazi e risorse sottratti ai rivali. Questo ha scatenato gli scontri cavalcati dal Bjp, il partito di governo di Modi.Abbiamo chiesto a Francesco Valacchi di farci da guida in questo non facile contenzioso sfociato in violenze, incendi, distruzioni, morti.Sebbene i Meiteis abbiano in gran parte abbandonato la loro religione tradizionale, il Sanamahi, e si siano convertiti all'induismo, si potrebbe sostenere che i tribali che hanno abbracciato il cristianesimo godano ancora dello status di tribali. Per i meitei esistono le Scheduled Castes (SC) e le Other Backward Classes (OBC). Cosa accadrà agli accordi SC e OBC se i meitei soddisfano i criteri tribali? La struttura costituzionale di SC e OBC sarà eliminata? C'è anche una forte argomentazione: perché i meitei continuano a nutrire questa richiesta di status di ST, da tempo in sospeso? Il nocciolo della complessa questione è la terra. La ragione non dichiarata della richiesta di ST è la scarsità del bene. I meitei occupano solo il 10% del territorio totale (soprattutto nella valle di Imphal o nelle zone pianeggianti dello stato), pur rappresentando quasi il 60% della popolazione. Non possono acquistare terreni nelle aree del 90% (colline), che sono di proprietà delle molteplici tribù che, insieme, costituiscono il 40% della popolazione. Inoltre, i tribali possono acquistare e possedere terreni nell'area generale del 10%.I tribali hanno un vantaggio geografico. La pressione fondiaria sui meitei è considerata il fattore motivante della richiesta degli ST. I gruppi tribali, invece, si sentono in pericolo. La loro stessa esistenza è minacciata se i meitei otterranno le credenziali tribali. Potranno acquistare terreni nelle aree tribali spingendo fuori i tribali, compresi i kuki. Inoltre, le opportunità di lavoro e di affari, le riserve nelle istituzioni educative e molti altri privilegi saranno significativamente ridotti per i tribali a favore dei meitei, che sono già molto più sviluppati in ogni sfera della vita, oltre a godere del vantaggio demografico. I meitei, tuttavia, sostengono che presto potrebbero essere messi in minoranza dagli "immigrati illegali" (kuki) provenienti dal Myanmar. Da qui la richiesta di una NRC e la richiesta dello status di ST! Il problema della migrazione risiede nella porosità dei confini internazionali negli stati del Nordest e nell'instabilità dei paesi vicini. Ma le demarcazioni internazionali non sono chiare: il confine internazionale di tradizione britannica ha diviso gruppi comunitari, clan e persino famiglie in due o tre paesi. I mizo del Mizoram, i kuki del Manipur e i chin del Myanmar sono essenzialmente lo stesso popolo. Quando la giunta del Myanmar ha messo in atto un giro di vite nella regione Chin, la gente è fuggita nel Mizoram. Lo stato ha fornito un rifugio, sfidando la direttiva del governo centrale di espellerli. Alcuni devono essersi rifugiati come fuggitivi nel Manipur. Oltre ai rohingia, anche i kuki sono stati sfollati dal governo del Myanmar. Prima dell'esistenza delle nazioni e degli stati moderni, le persone di diverse tribù potevano stabilirsi ovunque.https://ogzero.org/tag/pakistan/ Imran Khan, ex giocatore di cricket, ex premier – prima sostenuto dai militari e poi affossato dagli stessi –, popullista e ora incarcerato dopo vari tentativi di eliminarlo. Ne sono scaturiti scontri che stanno portando a una sorta di guerra civile in Pakistan... e il potere dei militari comincia a scricchiolare, forse...?
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Viaggiare in Sudest asiatico con disincanto geopolitico
https://ogzero.org/regione/mar-cinese-meridionale/ Un bar di Delhi, il suono della città entra nella registrazione: incontriamo Emanuele Giordana in procinto di rientrare in Italia dopo alcuni mesi trascorsi tra India del Nord, Thailandia, Laos... Indonesia. E proprio questa tappa ci aveva incuriosito per l’articolo cui aveva dato luogo: un precoce avvio di campagna elettorale per la sostituzione di un premier che ha saputo mantenere il paese in orbita democratica, in mezzo a paesi in mano a militari e oligarchie eterne, più o meno sanguinose; sotto l'egida del colosso cinese e con la presenza ingombrante dell'altro colosso indiano.Emanuele ci racconta anche dell’Indonesia che si prepara con largo anticipo alle prossime elezioni presidenziali del 2024, dopo la scadenza del mandato del presidente Joko “Jokowi” Widodo che non ripresenterà la sua candidatura. Il rivale è un ex generale e lo scontro si svolge sull’idea di sviluppo dell’Indonesia, il paese musulmano più popoloso al mondo che ha conosciuto una crescita economica rilevante ma che non ha fatto i conti con il pesante passato della dittatura di Sukarno e il massacro dell’opposizione comunista nel 1965, ancora un tabù nel discorso pubblico indonesiano, che ha rimosso i decenni di dittatura al punto che una delle candidate è la figlia del feroce dittatore.Ma il racconto geopolitico si fa più interessante quando si va d approfondire la situazione che la sensibilità dell’esperto ha potuto testimoniare nelle regioni del Nordest indiano che condividono una medesima cultura tra popolazioni del Manipur e quelle del Nord del Myanmar; la divisione tra meitei e kuki riconducibile a sistemi di sopravvivenza è comune, ma fotografa in realtà divisioni sfruttate dal potere centrale non riconducibili a differenze religiose (autenticamente separatrici), o culturali, visto che i dialetti risalgono tutti a uno stesso ceppo. Da un lato e dall'altro del confine.E così arriviamo a un'altra tappa toccata tangenzialmente da Emanuele, che soprattutto nel suo soggiorno thailandese ha potuto raccogliere testimonianze dirette della situazione birmana. Qui il racconto si sposta sulle difficoltà dell’esercito a mantenere il controllo di vaste porzioni del territorio, ci narra del silenzio assordante delle istituzioni internazionali di fronte al massacro quotidiano compiuto dai militari della giunta, della costituzione di embrioni di contropotere nelle zone liberate...
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Impronta "dual" sulla Cina
https://ogzero.org/tag/cina/a completare il quadro disegnato da Lorenzo Lamperti da Taipei la scorsa settimana (https://lorenzolamperti.substack.com/p/tsai-negli-usa-e-la-postura-di-xi), procediamo a perlustrare il mondo cinese con Sabrina Moles, guardandolo con gli occhiali dall’altra parte dello stretto di Formosa. Sicurezza e stabilità tra tecnocrazia, industria ed esercitoPotenziare esercito ma compenetrandolo nel tessuto sociale – che poi è il Partito; funzionari che sono tecnocrati sessantenni – il vero stimolo governativo, affidabili per Xi e capaci, perché ricercatori aerospaziali, come il ministro della Difesa (a dimostrare l’importanza del comparto missilistico nella nuova “Muraglia di acciaio”); ma l’Assemblea si occupa molto di economia, con confronti dialettici, che in qualche modo finisce con lo smussare l’impulso allo sviluppo (tecnologico-militare dual?): cercare di mantenere insieme industria privata e figure molto competenti interne al partito e nei gangli dello sviluppo economico, mantenendo in piedi il sistema ma riconducendo il compartimento finanziario a una ristrutturazione. Scongiurare il decoupling, mantenendo intrecci commercialiDual anche la diplomazia: un ministero degli Esteri in funzione del nemico (la nomina del ministro degli Esteri ex ambasciatore in Usa) per mettersi al riparo dai danni delle sanzioni e contemporaneamente accreditarsi come grande pacificatore (la pax cinese tra sciiti e sunniti, tra Teheran e Riyad). Questo per mantenere le catene di approvvigionamento di merci cinesi e l’abilità nel fare affari fuori dai confini. Ma anche mantenersi l’accesso alle tecnologie chiave… senza per questo diffondere il know how per le filiere (come le batterie) in cui le aziende cinesi sono leader mondiali.Multilateralismo vs primazia statunitenseOltre all’ambito commerciale – o meglio usare la mediazione per mantenere vecchi e acquisire nuovi asset economici – la Cina si affaccia a quello delle mediazioni e, seppur accantonati dall’Occidente i 12 punti sull’Ucraina – mantiene Pechino come più accreditato stato terzo che può comporre il conflitto sarmatico (alla vigilia dell’incontro con Putin – appena diventato ricercato internazionale).Il variegato carnet di ballo dei successoriLa lentezza evidenzia la possibilità che non ci saranno strappi interni, vuoi perché sono tutti allineati alla politica di Xi, vuoi perché gradualmente con il trascorrere degli anni molti eminenti personaggi confermati raggiungono i limiti di età, che già per un paio si sono operate deroghe; ci sono comunque molte sfumature in economia tra le varie posizioni all’interno del Partito. Rimane comunque una nuova dicotomia: la spinta a innovare e a una mobilità meritocratica – denunciata dall’avvento dei molti capaci scienziati – con la rigidità delle procedure tradizionali che vedono solitamente il responsabile del partito di Shanghai arrivare ai massimi vertici, come è avvenuto anche stavolta, nonostante il disastro del covid proprio nella città nevralgica della Cina. Rallentamento e infrastruttureC’è poi l’aspetto dell’immobiliare che andava sgonfiato e con quello si ritorna all’intreccio con l’economia e le lotte interne, o alla corruzione. L’annullamento della strategia case zero si aggiunge al rallentamento dell’economia (il 5% del pil o poco più come previsione), la disoccupazione che sta aumentando; la pandemia ha cambiato la concezione del mondo del lavoro, soprattutto nelle frange più giovani, che non intendono più sacrificarsi come alcuni anni fa; si perde il potere di negoziazione.Porti e infrastrutture continuano a essere ottimi investimenti della politica di espansione in Africa e lungo la Belt and Rode Intiative.Nel maggio 2020 la leadership centrale cinese ha proclamato che avrebbe «sviluppato appieno i vantaggi del mercato super-grande del Paese e il potenziale della domanda interna per stabilire un nuovo modello di sviluppo caratterizzato da una doppia circolazione interna e internazionale che si completano a vicenda».Da allora la "doppia circolazione" è stata oggetto di un intenso dibattito all'interno e all'esterno della Cina. Dual everything, everywhere, all at twice.
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Quanti fili si annodano attorno a Taiwan all'alba del terzo mandato di Xi?
https://ogzero.org/tag/xi-jinping/«Come se avessero sbagliato il primo bottone della camicia» ha detto il ministro degli Esteri cinese, riferendosi agli Usa, accusandoli di voler soffocare l'espansione del commercio di Pechino. Sullo sfondo lo scontro tra multilateralismo e supremazia incrinata degli Usa, ma anche l'economia cinese in previsione "solo" al 5%. E l'aumento al 7,2% della spesa militare è contenuto nei limiti dell'anno scorso: segnale che forse la tattica cinese non prevede ancora il confronto bellico, come l'occidente prova a far credere? va considerato anche che l'industria cinese è tra quelle più dual, è cioè ancora più difficile discernere le produzioni schiettamente civili, distinguandole dalle applicazioni militari per quanto sono fusi ta loro (come abbiamo documentato più volte nel dossier di OGzero sulle armi).In relazione alla guerra in Ucraina, la Cina potrebbe avere un interesse sia in relazione a Taiwan per le preoccupazioni di sicurezza, sia immaginando di avere un ruolo maggiore nei confronti di un Putin indebolito (ma senza che si arrivi a una sua capitolazione o alla disgregazione della Russia), senza farsi coinvolgere troppo.In tralice il tentativo della Cina di scollare l'Europa dalla sudditanza nei confronti degli Usa; il ministro degli Esteri Qin Gang prende di mira gli Stati Uniti per una serie di problemi globali, e li accusa di rappresentare una forza che spinge per l'escalation della crisi in Ucraina; gli aumenti dei tassi d'interesse statunitensi stanno innescando crisi del debito; e la regione non ha bisogno di una versione Asia-Pacifico della Nato. L'intento è quello di contenere le turbolenze globali per proseguire sulla strada dell'espansione degli scambi commerciali e l'occupazione di nuovi mercati... e lo dimostra il riavvicinamento tra Turbanti iraniani e Kefiah saudite sotto l'egida cinese. Ma...«Se Washington non rivede le sue politiche di aggressione ci saranno conflitti», sarà un'allusione a Taiwan? forse non è questo il dubbio che un sinologo come Lorenzo Lamperti si pone, quanto l'incremento di cittadini della Cina nazionalista che si sente taiwanese più che cinese e i principi identitari contrapposti al rischi odi guerra, da cui dipendono le chance dell'ondivago Guomindang in questa contingenza di conquistare il governo. O quelle del tycoon di Foxconn, Terry Gou, l'amico di Trump con ambizioni da grande stabilizzatore... ma i protagonisti delel prossime elezioni saranno ancora altri probabilmente, scelti in base a quanta pressione arriverà da Pechino. E poi la pantomima tra Tsai e lo speaker della Camera americano McCarthy: la notizia del doppio scalo in California e a New York della presidente taiwanese non esclude un futuro viaggio dello speaker americano a Taipei. Anche se Tsai non potrà ricandidarsi dopo aver svolto due mandati. In realtà, anche Ko Wen-je, candidato in pectore alle elezioni, sarà negli Usa ad aprile; certo, non è come una presidente... ma rimane la provocazione dei nazionalisti, che sono riusciti a far dimenticare alle giovani generazioni quanto fosse marziale e repressivo il regime di Chiang Kai shekPrima delle nomine all'Assemblea nazione del popolo Lorenzo Lamperti ci ha raccontato dinamiche interne (e il terzo mandato di Xi), ma soprattutto emerge da questo intervento un punto di osservazione collocato sull'altro lato dello stretto di Formosa; comprendendo anche il problema che è diventato tra i più essenziali: Taiwan è il mercato principale dei microchip. Ma forse non è (ancora) il momento dello scontro per il controllo globale del comparto tecnologico, visto che il 60% della produzione è andata verso la Cina e che i grossi produttori taiwanesi sono diretti interlocutori di Xi (Tsmc in primis).Sotto ogni punto di vista senza una guida come quella di Lorenzo Lamperti non abbiamo sufficienti elementi per interpretare nessuno degli ambiti sensibili, tantomeno nell'ottica di Taipei: economico o partitico, catena di comando o controllo finanziario, aggressività e semiconduttori, scontro aperto o riunificazione cinese... persino in relazione alla storia cinese o alle cancel culture a essa legate; figuriamoci rispetto al soft-power messo in campo, o orientarci tra le nomine in corso durante l'Assemblea nazionale del popolo, con l'imponente presenza di tecnocrati sessantenni e il ridimensionamento totale di ogni corrente o gruppo non allineato con Xi e quindi ci affidiamo a Lamperti sia nei suoi interventi su "China Files" (https://www.china-files.com/taiwan-files-due-sessioni-e-lappuntamento-tsai-mccarthy-negli-usa/), sia in questa intervista trasmessa su Radio Blackout.
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Il mattatoio birmano dopo 2 anni: dati, analisi, prospettive allargate all’Asean
https://ogzero.org/tag/sudest-asiatico/ Emanuele Giordana e Massimo Morello corrispondono qui in diretta dal Sudest asiatico (uno in Laos e l'altro in Thailandia), focalizzandosi sul Myanmar per il secondo anniversario del golpe della giunta presieduta da Min Aung Hlaing, che continua a operare massacri, opprimere e costringere in carcere l’opposizione (in primi Aung San Suu Qi), distruggere villaggi; le milizie etniche continuano a riarmarsi e contrastare Tatmadaw, ma il loro obiettivo è l’autonomia dei territori, non certo ottenere la democrazia e perseguono l’intento trafficando droga (il dossier diffuso in questi giorni dall’Onu parla di un incremento del 35% della produzione di oppio) e preziosi con le nazioni limitrofe e con l’esercito stesso: una grande opportunità per molti di fare affari, che non solo proseguono invariati, ma si incrementano persino. Il movimento che animava manifestazioni oceaniche è stato soffocato brutalmente e i giovani sopravvissuti in gran parte sono confluiti nei gruppi armati partigiani, l’ennesima generazione sterminata e torturata. E poi la situazione sanitaria (epidemie di tubercolosi e aids… postcovid), quella didattica (non tutti gli insegnanti sono disponibili a lavorare), il cambio nero… l’arruolamento obbligatorio.A breve si svolgeranno elezioni fittizie in un paese completamente fuori controllo… per dare una idea più chiara della situazione abbiamo organizzato questo colloquio a distanza tra Massimo Morello a Bangkok e Emanuele Giordana a Vientiane, entrambi molto esperti del Sudest asiatico e attraverso contatti e corrispondenze in grado di ottenere notizie di prima mano anche da Yangoon. Poi il loro giudizio e le analisi si estendono al resto dell’area, in relazione con il Myanmar o meno, fino a considerazioni relative all’economia fortemente intrecciata e il panasiatismo; la supremazia delle merci cinesi («La prova supermercato» di Emanuele) e le forniture militari russe; di contro il ruolo degli Usa che timidamente cerca di riaffacciarsi sul mercato e s’insinua anche il Giappone in Myanmar come anche altrove nell’Asean, dove è difficile trovare regimi che non siano totalitari o comunque nati da un golpe. In fondo anche in Thailandia si stanno per svolgere elezioni che probabilmente saranno vinte dall’opposizione, per quanto si possa definire partito di governo. E poi è impressionante il racconto entusiasta della ferrovia sino-laotiana, come delle diffuse Zone economiche speciali in aree che sono impressionanti per la rapidità dello sviluppo e la costruzione delle infrastrutture: il Laos risulta essere la porta di servizio per la Cina per entrare in Sudest asiatico e diffondersi. Ed è interessante sentire i pareri di Morello e Giordana sulla penetrazione cinese a fronte degli affari dei russi in zona.
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Patto sociale cinese. Infranto o in sofferenza?
https://ogzero.org/tag/cina/Proteste, recessione; gap tecnologico e microchip; fabbriche e lockdown: un'unica matassa da dipanare per @moles_sabrinaSarà il lockdown iterato e incombente da 3 anni? sarà una contrazione economica con bolle immobiliari o carenze di filiere tecnologiche? la sensazione è che al partito sia sfuggita la realtà e si svegli dal sogno di una trasformazione mai completata – o forse mai realmente avviata – del mondo contadino.Fatto sta che la morte di Jiang Zemin, che ha portato la Cina nel capitalismo, arrivando dopo la rivolta di Tien an Men, muore simbolicamente durante l'esplosione della protesta più partecipata e disorganizzata da quel 1989, nonostante una società sotto un controllo maniacale e burocratico al punto che l'applicazione ottusa della dottrina – in questo caso la Covid-zero – esaspera persino la pazienza cinese... A questo già sufficientemente complicato panorama si aggiunge la partita di Taiwan (che in questo caso significa approvvigionamento di microchip e unificazione), dove si svolgono elezioni con ripercussioni sorprendenti per la vittoria del Kuomintang, che l'occidente non ha (voluto?) registrare – ma “China Files” sì. Allora abbiamo chiesto a Sabrina Moles di aiutarci a sbrogliare il garbuglio, e come al solito con doti di sintesi ammirevoli ha analizzato la situazione con precisione.
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Parole d'ordine: sicurezza e ricchezza condivisa
https://ogzero.org/tag/cina/Bri, Idailu, è ormai qualcosa di acquisito che procede per inerzia o comunque proprio il mondo meno interconnesso non ne prevede più tanto i presupposti; ma comunque è una proposta di Xi e quindi in qualche modo bisogna continuare a investire nella Nuova via della seta, come dimostrano gli accordi di Cosco di questi giorni per quote di controllo del porto di Amburgo. Sgomberiamo subito il campo degli argomenti che mandano in solluchero il mainstream poco avvezzo alla reale società cinese in cui troviamo invece immerso Gabriele Battaglia (@Chen_the_Tramp), che ci parla dal suo covo penichese intorno a mezzanotte/l'una del 26 ottobre, a pochi giorni dalla chiusura del XX Congresso del Pcc da lui seguito in diretta.Altre interpretazioni complottiste da cui sgomberare il campo sono quelle che vogliono vedere un messaggio preciso per la vicenda che ha registrato l'allontanamento di Hu Xintao e la estromissione di Li Qejang, perché erano noti da tempo quelli che sarebbero stati gli organigrammi del partito dopo il Congresso e non si sentiva il bisogno di sceneggiate così misteriose.Piuttosto gli aspetti su cui appuntare l'attenzione riguardano Il ritorno del partito nella società cinese si fa sempre più stringente e da un laissez-faire totale si torna a intrusioni del partito e nazionaliste nei gangli dell'economia cinese, non più così arrembanteComunque ci si trova di fronte a un paese con un'imprenditoria forte che viene ridimensionata nelle sue ambizioni, un cambio di paradigma rispetto alla teoria delle tre rappresentanze, di derivazione dell'era Zhang Zemin. Xi sta cercando di dare una regolata a questo ceto medio imprenditoriale che da Deng Hsiao Ping è andato a interpretare l'invito ad arricchirsi; le classi rimangono molteplici, la disoccupazione giovanile è al 19% e uno dei problemi è rappresentato dalla redistribuzione della ricchezza, nel momento in cui c'è contrazione, crisi indotta dall’America trumpiana e proseguita con Biden e le crisi economico-politiche, le bolle speculative legate perlopiù all'immobiliare, il ridimensionamento dei tecnologici come AliBaba o i colossi della transazione extrabancaria, dove ogni pagamento è tramite mobile; gli appalti della gestione del covid e della circolazione dei dati correlata; l'insegnamento privato anche quello ridotto.La redistribuzione è sicuramente un'esigenza di un potere che deve comunque cercare il consenso su aspetti tangibili: “ricchezza condivisa” è il nuovo mantra che giustifica il percorso del Partito fino ad adesso. La sfida è generare ricchezza non più come decenni or sono con prodotti dozzinali o tarocchi, né con la semplice iperproduzione di merci con cui inondare i mercati, ma bensì proponendosi come produttori di tecnologia raffinata, frutto di ricerca originale avanzatissima. A fianco continuano a permanere aziende manifatturiere che continuano le produzioni dozzinali (tessile, giocattoli, festoni natalizi...); peraltro la dicotomia schizofrenica della enorme comunità cinese vede da un lato l'oligarchia sessantenne cresciuta in aziende tecnologiche, come Huawei, e spaziali (che produce per esempio il modello più sofisticato di droni al mondo, o l'ipersonico, dove maggiore è il vero conflitto iniziato dagli Usa. Infatti 49 stati su 50 utilizzano tecnologia proveniente da cinque aziende cinesi, inserite nelle liste nere dell’amministrazione federale) entrata nel comitato centrale e dall'altro lato i giovani disoccupati al 20%; in mezzo 600 milioni di ex poveri che costituiscono il mercato più grosso al mondo.Una Cina confucianamente retta da una gerontocrazia misogina di ultrasessantenni della sesta generazione; l'altra “parola d'ordine” – è proprio il caso di dirlo – è “sicurezza”, occorrenza ripetuta più volte nel discorso di Xi al Congresso, declinata in ogni contesto: interna/esterna, alimentare, sanitaria, tecnologica, militare: un Warfare di deterrenza e non aggressivo; che entra pesantemente nel più frequentato (dai media) tra i conflitti con gli Usa – scatenati da Trump –: Taiwan è una ferita nell'immaginario cinese, non si tratta semplicemente di bisogno di appropriarsi del maggior produttore di microchip e semiconduttori; è dal 1949 che quell'isola staccata dal corpo cinese spicca.
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Il vertice di Samarcanda: cronache dall’ordine mondiale d’Oriente.
Un nuovo incontro del Shanghai Cooperative Organization, ma non è l’organizzazione di un blocco contrapposto monoliticamente, quello di Samarcanda potrebbe apparire epocale: per l’allargamento all’Iran (nono membro insieme a Cina, Russia, India, Pakistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan), dimostrazione dell’importanza economica dell’Organizzazione di cooperazione nata come difesa, innanzitutto sul fronte antiterrorismo religioso, che per Tehran può essere un mezzo per aggirare sanzioni e aprirsi a nuovi mercati; per il confronto del peso dei due leader principali; per le presenze – tra cui l’Afghanistan talebano in veste ufficiale; e quelle di non (ancora) appartenenti. Quello che emerge è che gli stati analoghi a quelli che nel 1955 a Bandung, nella Guerra Fredda di allora, si ritrovarono accomunati nel ruolo di “non alineati”, ora – senza aderire tutti all’Organizzazione contrapposta alla Nato – erano comunque presenti a Samarcanda.Nella analisi di Sabrina Moles emerge innanzitutto il modo in cui l’informazione ha coperto il meeting uzbeko: esaltando Xi e citando Putin solo in pagine interne; solenne il peana per uno schieramento che è una dimostrazione di forza e di rappresentanza di poteri dell’Oriente del mondo a conduzione cinese, consociata ai russi e aperta al continente indo-pakistano, che riesce a tenere insieme le repubbliche dell’Asia centrale – nonostante le molte tensioni interstatali (in particolare al confine tra Kirghizistan e Tagikistan; per non parlare del Caucaso, dove Erdogan e Putin si fanno dispetti per procura; o di quel potere kazako salvato proprio dalle truppe russe pochi mesi fa, quando il popolo è insorto) – in un patto innanzitutto di “sicurezza” e a difesa di mercati da cui deve passare la Belt Road Initiative, lanciata proprio in Kazakhstan, il paese che sembra l’incrocio di tutte le istanze delle realtà dell’Asia centrale. Oltre all’Iran anche l’altro socio delle spartizioni di Astana, Erdogan era presente a sancire il suo ruolo a cavallo tra un mondo e l’altro, tra l’Occidente declinante e l’Oriente che non sopporta più l’egemonia statunitense. Tutto questo a un mese dal congresso che dovrà dare il terzo mandato al presidente Xi Jinping, che non a caso a Samarcanda – città simbolo della Via della Seta storica – ha detto: «Di fronte ai complessi scenari regionali e internazionali dobbiamo rafforzare il coordinamento sotto tutti gli aspetti, rifiutare l'unilateralismo e salvaguardare un ordine internazionale più giusto e più equo». Un discorso programmatico globalizzante.Si è parlato anche di Ucraina e Taiwan, ma un particolare è significativo: l’allusione al “caos” che il presidente cinese ha stigmatizzato, dimostrando come sia più strategico per gli interessi cinesi mantenere clienti e mercati, mantenere una propria autonomia per essere il meno possibile scoperta a traumi esterni… quindi il messaggio potrebbe essere quello di invitare il partner a risolvere celermente il conflitto: tanto il segnale che l’egemonia americana incontrastata è stato dato e il mondo vede due schieramenti, due sistemi di Difesa, due aree di riferimento… ma un unico mercato? @moles_sabrina ci ha intessuto alcune riflessioni che possono dare un senso a ciò che si è inscenato in Uzbekistan in questi giorni e che non può venire interpretato attraverso la classica divisione occidentale in blocchi. Non è ancora venuto meno il principio multipolare caro alla dottrina cinese delle diversità, di cui la Cina sarebbe garante.Putin alla fine ha piantato un albero, simbolico dell’inizio di un nuovo ordine mondiale spostato verso Oriente?
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Mondi e disagi intrecciati nel Pacifico: il caso del Giappone
https://ogzero.org/tag/giappone/Esiste una sorta di hybris nipponica che consenta un’unità di segni e sensi per poter riprendere una narrazione di comunità fortemente connotata nazionalisticamente, ma con un concetto molto particolare di società? Probabilmente sono molteplici le pulsioni che schiacciano gli individui dal karoshi – la morte per iperlavoro di 30 anni fa, l'imperatore di un’era nipponica fa – all’attuale disagio a ogni livello, anche e soprattutto perché l’Abenomics ha rilanciato per un breve periodo l’economia giapponese ma le riforme economiche non hanno avuto l’effetto sperato sul lungo termine, soprattutto per l’impatto del Covid che ha fermato il motore dell’economia giapponese e proprio la fallimentare gestione del Covid ha contribuito all’implosione del governo Abe – insieme all’onta per il tracollo olimpico.Un modello economico di estrema ferocia neoliberista, condiviso solo in parte dal delfino Kishida Fumio, che ha beneficiato in minima parte del rocambolesco attentato ad Abe Shinzo perché la partecipazione alle elezioni è risultata scarsa e il Nippon Ishin no Kai (Partito Giapponese per il rinnovamento) era abbondantemente già dato per vincitore.Ma forse l’attentato, il bisogno di contrastare la potenza cinese nel Mar cinese Meridionale, la costituzione non tanto di una Nato asiatica (poco probabile ma che comunque rassicurerebbe), quanto di un sistema di reti anticinesi diverse che possano contenere l’espansionismo, stanno creando i presupposti per una nuova svolta che con l’uscita di scena di un personaggio ingombrante come AbeShinzo – potendo oltretutto ricondurre l’omicidio a un disturbo plausibile in una società forse schizofrenica, sicuramente meritocratica e poco indulgente – consente un rafforzamento della cooperazione con gli Usa, ed eventualmente con l’Aukus.Come pare chiaro il terreno è particolarmente scivoloso e accidentato per riuscire a capire quali elementi possono suonare correttamente nella ricostruzione del tessuto civile, nelle scelte militari, nei rapporti economici e dunque ci siamo affidati a Marco Zappa sia per fare il punto sul ruolo nipponico nelle dispute geoòolitiche e geomilitari, sia per gettarci nella affaticata società giapponese.Peraltro dal punto di vista di interconnessione economica persino Abe aveva tentato di mantenere aperte collaborazioni con il sistema cinese – per sopravvivenza, probabilmente – che sia Shanghai che Osaka ritengono imprescindibili, Kishida ha mantenuto un atteggiamento moderato nei confronti di Xi Jinping, tanto da aprire a visite di stato: un dialogo aperto contro il nazionalismo interno fortemente anticinese in nome del pragmatismo che vede l’intreccio economico-finanziario delle due potenze del Pacifico come fulcro dello scambio commerciale mondiale. Peraltro all’interno l’Abenomics ha svolto solo operazioni fittizie di redistribuzione del reddito, senza sconfiggere la più che ventennale stagnazione; l’allargamento dei lavoratori precari, la deriva della gig economy nel disagio diffuso sempre crescente di larghe fasce di popolazione lasciata indietro proprio dal sistema della Abenomics, che lascia scoperte aree sempre più ampie di disagio nascosto – e magari obiettivo di sette religiose, le stesse che in qualche modo hanno condizionato Yamagami, l’attentatore. L’elefante nel corridoio è il nucleare e la capacità militare con la revisione dell’articolo 9, una svolta che può conferire maggiore possibilità di movimento militare nell’ambito filoamericano; una partita tutta da giocare ancora nella disposizione sulla scacchiera geomilitare.
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Brics/G7: le sfide contrapposte nei summit di giugno
https://ogzero.org/regione/tutto-il-mondo/I Brics arrivano alla pulsione alla dedollarizzazione: nel loro dna c'è il tentativo di anticipare i tempi e di cominciare a lanciare il prossimo dibattito globale.Si tratta però di riuscire a creare un sistema univoco, laddove però ci sono molteplici pulsioni e contemporanee: il caso più eclatante è quello indiano che ha tentazioni centrifughe, facendo affari con Russia e Cina, approvvigionandosi con armi russe e partecipando al Quad americano in funzione anticinese, pur rimanendo saldamente all'interno dei Brics a guida cinese.Ma soprattutto, come per tutto il mondo, centrale è la questione energetica e dunque a partire da uno scritto di Marco Dell'Aguzzo (https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:6947078239659950080/) analizziamo anche l'atteggiamento ondivago indiano (cercando di approfittare della situazione, approvvigionarsi di carbone e greggio russo scontato e rimanere agganciato all'Occidente contemporaneamente, acquisendo armi sia di fabbricazione russa che fornite dagli Usa) in questo scambio di opinioni tra lui e Sabrina Moles nei locali di Radio Blackout, per sfociare nella disamina della questione delle centrali nucleari di nuova generazione, nuovo paesaggio di rovine nello scontro tra Cina e Usa... Un tema gigantesco quello delle scorie radioattive, a confronto di quelle del fossile, che contrappongono tecnologie tra nucleare modulare statunitense presentato al G7 di giugno 2022 (small modular reactor, in particolare i Toshiba rilasciano 30 volte in più di scorie) e moduli convenzionali di matrice cinese con proposte strutturali diverse; per quanto riguarda le energie rinnovabili poi la dipendenza dalla Cina è imprescindibile e ci viene spiegato bene da Sabrina Moles come si sviluppi quel settore e come la Cina abbia ottenuto il know how per essere leader globale, e quanto sia stato centrale nell'incontro del G7 questa penetrazione cinese nelle tecnologie, l'approvvigionamento di materiali, terre rare, batterie, controllando l'intera catena del valore energetico, come già scriveva in un suo articolo pubblicato da "il manifesto" ad aprile (https://ilmanifesto.it/il-balzo-nucleare-di-pechino-arrivano-sei-nuovi-impianti). Infatti il vero dilemma riguarda quali nazioni in via di sviluppo adotteranno il nucleare come fonte energetica e saranno in grado di dotarsi di una rete sostenibile (soprattutto senza investimenti stranieri, ovvero cinesi).Tutte queste comunque mai rubricabili come fonti di energia pulita.Ed è interessante andare ad approfondire la vocazione al non-allineamento indiano che si può far risalire al Nehru di Bandung 1956, una posizione attualmente difficile da mantenere, anche e sopratutto nella sfida delle due cinture economiche contrapposte: la Build Back Better World bideniana (con scarse risorse stanziate: 600 miliardi di dollari) e la famigerata Belt Road Initiative (laddove Pechino invece ha investito cifre inarrivabili): ciò che è incomparabile è il target a cui riusciranno ad arrivare le due iniziative; spesso quella cinese si rivela una trappola creditizia che strangola gli aderenti attraverso riscatti delle opere infrastrutturali impagabili (Sri Lanka, per esempio).Peraltro Marco Dell'Aguzzo aveva scritto in gennaio un articolo per "il manifesto" (https://ilmanifesto.it/sulle-centrali-di-nuova-generazione-e-scontro-tra-cina-e-usa) nel quale si prendeva in considerazione un'iniziativa in Wyoming: «TerraPower l’ha descritta come sinergica rispetto alle turbine eoliche che il Wyoming, grazie al suo potenziale ventoso, ha già iniziato a installare», turbine che richiedono meno personale rispetto a impianti carboniferi, petroliferi, o anche nucleari, producendo dunque disoccupazione.In quell'articolo si alludeva al fatto che Bill Gates, che sta dietro al progetto, avrebbe impiantato le centrali in Cina, dunque ventilando una potenziale sinergia tra Cina e Usa; ipotesi stroncata sul nascere per non passare ai cinesi know how che già possiedono."Contropiano” ha proposto una sua interessante posizione (https://contropiano.org/news/politica-news/2022/06/28/cina-italia-brics-mondo-multipolare-0150659):«Quello che stiamo vivendo in questo secolo è il processo di transizione da un mondo ad un altro. Gli Stati Uniti cercano disperatamente di arrestare questo processo puntando sulla superiorità militare, sulla guerra o sulla minaccia di guerra, fino alla minaccia di una terza guerra mondiale. Ma il potenziale di ritorsione (nucleare e non) delle potenze che essi vorrebbero subalterne (tra cui Russia, Cina, India, Pakistan, Iran…) è tale da scoraggiare avventure militari globali.Naturalmente non si può escludere che, nonostante ciò, possa prevalere a Washington un gruppo dirigente alla Stranamore, di tipo hitleriano, che possa portare l’umanità vicina all’autodistruzione. Né si può escludere (non siamo deterministi) che l’Occidente capitalistico e imperialistico – che non è una tigre di carta – sia ancora in grado di produrre un salto scientifico e tecnologico (con relative applicazioni militari) capace di dotarlo, per una certa fase, di una superiorità strategica così grande e superiore all’attuale, tale da consentirgli di mettere in ginocchio o di ricattare pesantemente i suoi avversari, cercando pure di dividerli.Anche per questo è fondamentale che il progresso scientifico e tecnologico dei paesi che aspirano a un mondo multipolare e di pace sia sempre in grado di tener testa e possibilmente superare quello dei fautori di guerra. Cina, Russia e India hanno fatto grandi progressi in questo campo, ma non ancora tali da considerare trascurabile il vantaggio che gli Stati Uniti conservano in alcuni campi, con le relative e inquietanti ricadute militari.Ormai si è capito che l’asse russo cinese nonostante tutto è forte, gli Usa e l’Ue non ci stanno e attaccano sui due fronti, chi con sanzioni chi, al momento, con guerre commerciali. Come andrà a finire? Sarà un processo storico-politico lungo, con avanzamenti e arretramenti, come tutti i processi rivoluzionari. E non sarà un pranzo di gala».La chiosa maoista è un ottimo detour che consente di proporre ancora un'ennesima interpretazione dello stravolgimento epocale che i summit fotografano, eliminando dall'inquadratura gli aspetti più sensibili... quelli dobbiamo estrarli noi con il confronto come quello che proponiamo qui.
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A volte tornano. Marcos 2 l’amnesia
La storia trasfigurata nelle Filippine... Marcos 2, l'Amnesia, ovvero... l’adattamento ai “canali” social del risultato delle urne a Manila e la prospettiva nell'area indopacificaI tanti tasselli dell'Indopacifico si vanno lentamente a comporre in una texture che finirà con delineare i veri rapporti di forza, non solo militare: il confronto riguarda i poteri fortemente reali in ciascuna nazione e poi ci sono alleanze, sottili e più smaccate, che sono oggetto di disputa tra le potenze regionali e globali. Scenario diffuso sul pianeta che prelude al dispiegamento di forze per un confronto: sarà solo commerciale, o anche militare?Abbiamo preso a prestito l’incredibile risultato delle elezioni filippine per fare il punto sulle strategie al cui centro ci sono gli arcipelaghi dell'Indopacifico con @moles_sabrina, redattrice di China FilesCome si configura la vittoria inconcepibile del figlio di Marcos? e quali sarà il ruolo che gli Usa stanno conferendo al Giappone in quell'area? La visita di Biden in quella parte di Asia è prossima, ma il primo a congratularsi è stato Xi Jinping. E proprio da qui comincia l'analisi di Sabrina Moles.Ferdinand Romuáldez Marcos Jr., detto Bongbong è il figlio 65enne di Ferdinand e Imelda (ancora viva e nelle sue scarpe), che fino a 36 anni fa hanno rappresentato la cleptofamiglia più rapace al mondo; la ferocia del regime era famigerata: il mantenimento del potere si fondava su omicidio, tortura e carcere per gli oppositori e nel 1986 la People Power Revolution depose Marcos, ma nella campagna elettorale la patina del tempo l'ha a tal punto edulcorata nella forma social da renderla una sorta di Age d'Or per una maggioranza di votanti infraquarantenni. Questa infingarda versione della storia ha convinto il 60% degli elettori che hanno portato al potere le due dinastie dei peggiori dittatori filippini, perché infatti la vice di Bongbong è Sara Duterte, figlia del sanguinario e spietato presidente uscente, i cui metodi erano simili: uccisione e sparizione di avvocati dei diritti civili, esecuzioni sommarie, rastrellamenti negli slum.Tra evocazione di Cory Aquino e metodo Giacarta emerge il ruolo dei social network per ricostruire una narrazione che bada ad aspetti che "trasfigurano" una storia che non può venire raccontata con questi canali che 36 anni fa non esistevano: il meccanismo per scardinare la storia è quella di sostituire gli strumenti storici con quelli percepibili dai nuovi destinatari, che raggiungono più facilmente la sensibilità attuale; la memoria collettiva poi non rilascia sedimenti utili a tramandare i periodi bui, se non attraverso testi, documenti e testimonianze poco adatte alla rielaborazione della storia nel mondo a cui i social sono sensibili.
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I chip di Taipei nel turbinio populista degli aerei di Xi?
In questo podcast si entra di Jet in medias res come le incursioni dell’aviazione dell’esercito della Repubblica popolare cinese che minacciosa incombe nei cieli di Taiwan, accompagnata da insulti di genere relativi alla madre del controllore di volo di Taipei, dimostrazione “simbolica e determinata”. Infatti capita in un momento di anniversari sul lato simbolico e il messaggio di Pechino è diretto verso gli americani: come per dire che la situazione è molto diversa dalle simili occasioni che nel passato vedevano Taipei al centro della richiesta della Cina popolare di integrare anche Formosa nell’unità nazionale… ma dopo la dimostrazione di forza populista, non “senza escludere l’utilizzo della forza”: la riunificazione sarà solo rimandata a una congiuntura più propizia? Per ora sembra che le tensioni saranno stemperate da dialoghi e “accordi” su Taiwan, ma sullo sfondo lo scontro permane sul resto del Pacifico, dove persino Macron vorrebbe giocare la sua partita veterocoloniale. Il mantenimento del livello di allerta potrebbe in qualche modo essere funzionale al fronte interno (ci sarà un motivo per cui Xi Jinping non esce dai confini nazionali dall’inizio della pandemia) dopo il caso Evergrande; certo che l’abbandono americano dell’Afghanistan non può rassicurare Taipei, come anche il vantaggio militare di Pechino nello stretto di Formosa. L’isola che monopolizza il mercato di semiconduttori di altissimo livello.
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25 La bolla di Evergrande e l’accerchiamento di Aukus: sfide al sistema
Aukus e Evergrande: due casi, uno è il focus di strategia geopolitica che ha coinvolto tutte le testate mondiali nell'ultima settimana; l'altro è l'ultimo atto di una bolla attesa, che coinvolge manovre di speculazione edilizia e di deportazione di gruppi sociali, semplice gentrificazione su scala cinese, dunque a livello esponenziale.Di questo abbiamo parlato con Sabrina Moles: la situazione cinese è molto tesa sia per l'economia interna, che per le relazioni con l'esterno e le contromosse sono per ora sempre in punta di fioretto, come andare a occupare posti a tutti i tavoli negoziali dismessi dagli americani, attraverso i quali si controllano i traffici di merci, creando tensioni e mantenendo alto il livello di scontro che coinvolge proprio l’Australia e il suo inteso intreccio di affari e scambi commerciali con la Cina, che la scelta di campo imposta da Biden inguaia non poco per le contromisure cinesi, che hanno imposto dazi pesantissimi sulle merci australiane già da alcuni mesi, quando Canberra già aveva fatto la sua scelta di campo con durissime prese di posizione anticinesi.Ma le mosse americane sono destinate a coinvolgere tutta l’area del Pacifico: la Cina è il target, il nemico da contenere, ma in funzione di questo sia il Giappone che l'India sono chiamate a cambiare le loro posizioni e il loro ruolo. L’India in particolare è invitata da tutti (Francia compresa) ad aderire alle singole fazioni (e forse tra le potenze locali è quella più in affanno dopo l’esplosione del dossier afgano, su cui aveva investito in infrastrutture, senza considerare il conflitto himalayano), al Quad e diventa una delle compensazioni promesse da Biden a Macron, che potrà girare a Delhi i sottomarini contesi e contare sull’appoggio nella guerra che sta perdendo in Sahel...Su tutto questo si innesta la bolla Evergrande, che evoca le Ghost Town e un’attesa dello scoppio della bolla speculativa e la conseguente immissione di yuan, una risposta monetarista che prelude a un riaggiustamento imposto dalla anomalia di una libertà di mercato sotto tutela del partito, dove però è possibile un caso come Evergrande, che pone il problema sia della corruzione, sia della necessità di contenere il potere di arricchiti, ai quali va impedito di aiutarsi con la politica. E l'immobiliare è in tutto il mondo – pensiamo a Berlusconi – il mezzo più efficace per accumulare ricchezza a debito, che ora il potere si sforza di disinnescare, ridistribuendo la ricchezza ai parsimoniosi cinesi, ridimensionando i tycoon
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24 Scuola rigida, razzi cosmici e rotocalchi chiusi
Cominciamo con il campus cinese a... Budapest e poi si va a parlare di difficoltà delle Università e importanza dell'educazione in Cina. Il secondo punto è il G7 a cui la Cina non ha partecipato (ma c'erano India, Corea, Giappone e soprattutto Australia), ma era presente in ogni pensiero dei convenuti; questo ha dato modo a @moles_sabrina di spiegare cosa nella storia coloniale abbia infastidito maggiormente i cinesi che dà modo all'attuale regime di rispondere per le rime, rinvangando passati coloniali. Mentre ora è la Cina stessa a colonizzare... lo spazio, dove forse solo la Cina rimarrà in orbita. Attirando così l'interesse della Russia e anche questo è un tassello nella costante oscillazione tra sponda occidentale e abbraccio cinese per Mosca.E poi Taiwan, introdotta da Paolo "Pierino" Poli e il lupo, perché la strategia del Pacifico gli ha affidato il ruolo di lanciare allarmi periodicamente, ma il lasso di tempo è sempre più ristretto tra un episodio e l'altro, tanto da non risultare credibile. Collegata al destino di Taiwan è la sorte di Hong Kong, dove contemporaneamente la repressione è già più avanti, in fondo Chang Kai Shek cominciò a Hong Kong la sua Cina nazionalista che doveva contrastare il maoismo... e giovedì 17 giugno sono andati a prendere i giornalisti di "Apple Daily", l'unica testata rimasta... che poi sarebbe nata come un qualunque rotocalco di gossip. Una settimana dopo chiuderà.Intanto in Corea del Nord manca cibo: fame! e anche Kim risulta dimagrito. Il pettegolezzo che lo riguarda stavolta verte sulla guerra al jeans, che sarebbero scollacciati e non di suo gusto (in effetti non gli starebbero tanto bene addosso).Non può mancare un aggiornamento dal Myanmar e il suo migliaio di vittime e quasi altrettanti bombardamenti; mentre Aung San Suu Kyi è comparsa in giudizio in splendida solitudine e in un assordante silenzio da parte delle democrazie.
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23 Fondamentalismi a confronto e sovranità senza interferenze: Tatmadaw e Masterwar afgani
I confini della Birmania sono luoghi molto effervescenti. Sovranità senza interferenzeCarla Vitantonio, attrice, attivista, è stata a lungo in Myanmar tra il 2016 e il 2018, e poi ha scritto un libro causalmente uscito durante le lotte contro il golpe di Tatmadaw; Emanuele Giordana, esperto di Sudest asiatico, in Myanmar ha trascorso la pandemia 2020, ha partecipato a un altro libro (https://www.rosenbergesellier.it/ita/scheda-libro?aaref=1454) e poi si è impegnato a dare notizie, interpretazioni, analisi e fare inchieste, scoperchiare azioni e traffici inaccettabili in un consesso umano (https://ogzero.org/studium/burma-blue-riavvolgere-il-nastro-dalla-fine/) dopo il golpe. E poi i campi di rifugiati appena oltre il confine, che alimentano la fuga da quarant'anni, sedimentando successive crisi e differenti generazioni di esuli che si sovrappongono agli sfollati del conflitto successivo. Migliaia, eppure sarebbero un numero infinitesimale se anche solo emigrassero nello slum di Bangkok, non si rileverebbe alcuno squilibrio di numeri (https://www.instagram.com/tv/CP3j1TIlnok/). Nel suo lavoro Carla ha paragonato la figura di Kyal Sin a quella di Carlo Giuliani e vale la pena di leggerlo non solo per l'anniversario della feroce mattanza di Genova. Una mattanza che Emanuele Giordana riconduce alle forniture di armi all'esercito birmano e all'opposizione di Asean, Russia e Cina a risoluzioni di sicurezza su un territorio dove coesistono una ventina di eserciti etnici o nazionali armati fino ai denti, e la sproporzione di forze trova eco sia nell'intervento di Carla che in quello di Emanuele.Parallelamente si svolgeva la ignobile farsa dell'ammaina tricolore a Herat, che nascondeva le manchevolezze dell'occupazione ventennale, in un atteggiamento coloniale senza visione della fase postcoloniale. Otto miliardi e mezzo di spese militari e 320 milioni di cooperazione civile senza alcuna prospettiva e con i talebani che ripetono il canovaccio, prendendo sacche di territorio assediando presidi periferici abbandonati dal potere centrale, che avrebbe i mezzi per contrastare l'insorgenza (250.000 militari e 150.000 poliziotti contro poche decine di migliaia di Taleban), ma poi gli attuali Talebani intendono dare una spallata? controllano le campagne ma non le grandi città; e non c'è più quel paese di vent'anni fa e l'humus per riproporre un regime retrivo e retrogrado, mentre ci sono moltissime diverse realtà e interessi internazionali che premono ai confini, ma al contrario del Myanamar la pressione è dall'esterno a invadere l'interno del paese.E poi c'è la presenza delle rivalità culturali delle differenti etnie e la potenziale guerra civile: molto simile a quello che era la condizione del paese armato per diverse sette tribali, ma in realtà la vera differenza sta nei 40 anni di guerra ininterrotta che ha provato la società civile. Anche se i molti che intendono vendicare torti decennali si stanno riarmando in attesa che le truppe straniere se ne vadano, ma il paese non è più quello che accettava i mujaheddin voleva liberarsi dall'occupazione sovietica e questo vale per i Talebani ma anche per il vecchissimo Dostum e gli altri Signori della Guerra, ormai senza un consenso se non quello del denaro elargito a mercenari in un paese povero, ma ricco di armi e soldo per milizie. Ormai tutti sono e si dichiarano afgani e non hanno appartenenze tribali.
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22 La tecnologia cinese sta sorpassando quella americana?
Samoa: crisi politica di stampo trumpiano con il longevissimo premier che ha tenuto chiuse le porte della sede del governo, impedendo l'insediamento del nuovo governo eletto con premier la prima ministra Fiame Naomi Mata’afa, che si opporrebbe alle previste opere portuali in appalto a ditte cinesi per 128 milioni di investimento iniziale; mentre il 76enne Tuilaepa Sailele Malielegaoi, primo ministro filocinese dal 1998 rifiuta di riconoscere la vittoria delle elezioni del 9 aprile; anche lei come Aung San Suu Kyi è figlia del padre della patria, primo presidente dopo la decolonizzazione.Ma nelle relazioni sempre più strette tra Cina e Usa si è scatenata la guerra sul SarsCov2 con la rivelazione da parte del WSJ che 3 scienziati a novembre – come diceva Trump – erano stati contaminati, e quindi ora c'è una scadenza di 3 mesi per i Servizi americani per definire una volta per tutte se il Covid è scappato dai laboratori di Wuhan. Probabilmente un tentativo di crearsi un vantaggio nelle trattative ed evitare che si acceleri il sorpasso della tecnologia cinese rispetto a quella americana, almeno nel sentire mondiale. Altra serie di accordi che vedono la Cina lottare con le riserve di qualche nazione maldisposta sono quelli che contrappongono i paesi baltici alle richieste cinesi di trovare accordi commerciali in EuropaIntanto Taiwan che è piombata nella pandemia che era riuscita a sfangare, ma ancora più notizia fa il divieto di commemorare piazza Tien'an Men, lì come nel pezzo di Portogallo che si trova nel Pacifico, Macao.Occupazione / Liberazione della teocrazia superstiziosa tibetana: settantesimo anniversario. Pechino ha pubblicato un libro bianco che ribadisce i grandi successi del governo cinese sui monti tibetani (+10-12% del reddito pro capite), altra regione "contesa". Qualche migliaio di chilometri più a nord, nella provincia dello Gangsu, al confine con lo Xinjiang. Le temperature si sono abbassate improvvisamente durante una corsa di 100 chilometri nella Foresta di Pietra del Fiume Giallo. La gara, a cui partecipavano 172 atleti, è stata interrotta dopo che alcuni di loro hanno mostrato segni di ipotermia. 21 atleti sono deceduti. Qualche protesta per gli scarsi soccorsi e gli smottamenti c'è stata persino in Cina.Anche il rimboschimento del Gansu dà qualche problema: le singole famiglie che hanno acquistato i terreni dedicati al rimboschimento (utile contro gli smottamenti) non se ne fanno nulla degli alberi e allora intendono piantare vigneti, procurando l'erosione dei terreni e il drenaggio di molta acqua, essendo bisognosi di molta irrigazione... però è business, che va. scontrarsi con le politiche ambientali messe al centro della politica di Xi.E poi si chiude con il Myanmar e la Total, che finalmente congela tutti i rapporti con Tatmadaw.
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21 Smart and ghost cities in orbita geostazionaria tra meteoriti di bitcoin
Cominciamo dal Dio del Fuoco su Marte, perché la vitalità di Pechino proiettata nello spazio rischia di lasciare la Cina protagonista unica almeno per quello che riguarda le stazioni spaziali in orbita geostazionaria; ma anche sulla terra l'attivismo cinese sfonda frontiere un tempo impensabili. Infatti la diplomazia della Repubblica cinese per la prima volta si è occupata del conflitto israelo-palestinese. E la nostra "corrispondente" Sabrina Moles aggiunge al proposito la notizia di rimostranze da parte di Tel Aviv, perché la copertura mediatica dei canali ufficiali cinesi – forse non abituati all'etichetta imposta dalla sensibilità israeliana sono risultati troppo "antisionisti".Passiamo poi al discorso relativo alle tecnologie e alle smart cities, che non stanno riscuotendo un grosso successo e dove il delirio securitario e l'omologazione sono portati all'eccesso, in particolare nel progetto di Xiong'an, che doveva riesumare per Xi quello che era stato per Deng il successo di Shenzen, e invece è una sorta di ghost town... collocata sulle macerie del bitcoin, affondato dalle mosse di Elon Musk ma anche della Cina stessa che si prepara a varare la sua criptovaluta ufficiale e quindi affossa il bitcoin: anche se molti luoghi fisici che ospitano i siti tecnologici che regolano le criptovalute e hanno bisogno di aree deserte e molto fredde come la Mongolia o certe parti dello Xinjiang sono tollerate, in realtà la Cina vieta le transazioni in criptovalute... e molti cinesi le usano. Come usano Apple, che ha dovuto sottostare alle leggi che prevedono la conservazione in territorio cinese degli archivi degli operatori anche stranieri, in pratica regalando al regime di Pechino i metadati raccolti dalle sue attività che coinvolgono cittadini cinesi. E questo si innesta sullo snodo epocale che vede le strategie della azienda di Cupertino guardare al mercato cinese come una prateria di un miliardo e mezzo di lavoratori di aziende appaltatrici delle produzioni Apple, convertiti in potenziali clienti, dopo essere stato un territorio dove sfruttare una enorme quantità di manodopera a basso costo.Myanmar, terra di affari (come avevamo già visto con la Total nelle scorse settimane): la Cina sta cercando di comportarsi come se fosse tornata la normalità e fare affari, ovviamente intervenendo nei bisogni della repressione e quindi la fornitura di malware e firewall... in questo caso in competizione con il vicino Vietnam.A Hong Kong si sta aspettando tra poco più di un mese la consueta celebrazione dell'anniversario di Tien'an Men e quest'anno probabilmente sarà ancora più osteggiata ogni forma di commemorazione.Le notizie dalla pandemia sono poco rassicuranti sia in quella che era l'"isola" felice di Taiwan che finora aveva avuto pochissimi casi, mentre adesso è in pieno lockdown, come tutto il Sudest asiatico, in particolare la Thailandia dove il covid sta ponendo un freno alle proteste del movimento.
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20 L'Asia non cinese travolta dalla pandemia anche olimpica
Nepal, avvolto nella crisi governativa tra i partiti comunisti, con problemi di distanziamento d'alta quota e l'ossigeno che non può venire usato per escursioni; Giappone, aspre e anodine proteste contro la nuova premiership un po' opaca, con problemi olimpici – e costretta a demandare al Coni la decisione se tenere colpevolmente la tornata olimpica con un ritardo soltanto di un anno (uno smacco per il paese dei treni in orario); India, dove la leadership di Modi esce offuscata dalle elezioni, con i cadaveri che sconfinano sul Gange tra stati del subcontinente e le bombole d'ossigeno che trasmettono contagi per l'approssimazione della asetticità in ambienti sanitari indiani; Sudest, alle prese con la terrificante crisi birmana, che viene sorpreso dalla pandemia... persino l'argine di Taiwan comincia a creparsi. Allora la Cina erge paletti e muri antiCovid avvicinandosi a larghi passi alla gloriosa data del 23 luglio, centenario della fondazione del Pcc, rinfocolata da migliaia di bot dell'Ufficio affari esteri che sui social diffondono i comunicati dei "wolf warriors" cinesi glorificanti il governo di Pechino proprio per la gestione della pandemia. I problemi invece si affacciano quando si guarda ai numeri del censimento, che fotografa una società che tende a invecchiare; ma nello Xinjiang aumentano le nascita... di etnia han.In Myanmar l'esercito non riesce a soffocare le proteste e a imporre la pax golpista di Hliang, anzi: si nota l'importanza della gioventù e della bellezza nella società birmana, visto che l'attuale candidata a miss Universo si è giocata la gara preferendo denunciare sulla passerella le malefatte del regime e addirittura una miss mondo di qualche nano fa ha gettato la vita borghese e si è arruolata in un esercito etnico. Mentre i giovani birmani non recedono dall'impegno antitotalitario proseguono invece le fughe di notizie su approvvigionamenti di armi italiane e di complicità della multinazionale petrolifera francese con la giunta.Da segnalare infine che con l'annunciato ritiro delle truppe d'occupazione dell'Afghanistan si eliminerebbero i motivi per cui si registrano attentati nel momento in cui i talebani cercano di rassicurare su quali saranno le loro prime mosse una volta tornati a esercitare il potere; comunque dopo 20 anni si sbloccherà qualcosa e vedremo come evolverà quella comunità composita di più etnie – e che all'interno dei Talebani stessi è molto frammentata – che vive su un territorio importante per la sua collocazione strategica.
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19 Dal medioevo distopico di Burma Blue all'antica disputa medievale per l'acqua tra kirghizi e tajiki
Preludio alla creazione di un medioevo birmano, fatto di "principati" controllati etnicamente... o da narcomilizie?Più nessuna tentazione modernista come i pericolosi social, tutto sarà sotto controllo e imbalsamato per la gioia di turisti d'accatto e affaristi che potranno riprendere a fare affari attraversando un territorio la cui vocazione è da sempre fare cerniera tra il mondo cinese e il golfo del Bengala.Vero è che i militari non hanno considerato che – appunto – non si è più nel 1988 e con la diffusione dell'informazione attuale dovevano aspettarsi che ci sarebbe stata una rivolta unanime e capace di farsi sentire anche all'estero, tanto che è paradossale come l'assenza di inchiostro possa mettere in ginocchio un'economia che all'asfissia – e incapace di pagare la truppa – vorrebbe rispondere stampando moneta, ma non ha l'inchiostro per farlo... e questo funziona più di molti embarghi globali.Nasce una forza armata del governo ombra che dovrebbe ergersi a difesa del popolo birmano: a parte la disparità delle forze, anche considerando tutti gli eserciti etnici, che ora sembrano diventati il sogno del mondo occidentale che non si rende conto delle rivalità, degli interessi divergenti e della mentalità diversa, bisogna comunque considerare l'importanza della Cina nella regione, che è l'unica vera potenza della regione e perciò non trae vantaggio da queste tensioni che possono ostacolare gli affari (petrolio off shore lavorato da Total, a cui si accede pagando il pizzo ai generali, come si legge nell'articolo di Marina Forti, tratto da "terraterra"), anzi aveva siglato decine di importanti contratti, primo dei quali quello del porto di Kyaukpyu, terminale di pipeline e possibile porto militare per sottomarini nucleari cinesi... L'unica potenza che può ottenere nuove prese di posizione è la Russia, che infatti sostiene anche pubblicamente Tatmadaw, che ha una potenza enorme e pronto a fare stragi. Max Morello è molto scettico che si possa trovare una sintesi nelle migliaia di sigle e associazioni diverse; dal suo osservatorio la sensazione è che ciascuno stia cercando una visibilità, un modo per trovare un ruolo spendibile, uno strapuntino vicino a una forma di potere. E che Aung San Suu Kyi venga relegata ai domiciliari o in esilio, ormai senza alcun ruolo, delegittimata dall'Occidente soprattutto usando la leva rohingya e così tutto è stato sbilanciato verso la Cina.Cambia un po' nelle zone etniche il divario di forze rispetto alle città: karen, wa, shan, kachin hanno esercite, non milizie smadrappate. I karen hanno anche conquistato postazioni di Tatmadaw e potrebbero riuscire a mantenere il controllo di quelli che si possono considerare loro territori. Ancora maggiori possibilità possono avere wa e shan, che hanno alle spalle i cinesi. Ma chi comanda realmente in una sorta di cln fatto da narcotrafficanti, contrabbandieri... comunque sottomessi agli interessi cinesi fatti di giada, terre rare, petrolio?Aung San Suu Kyi è anziana non ha lasciato spazio ai giovani e non si era abbastanza spesa – per gli organi occidentali – per quei rohingya che ora sono ancora più perseguitati, dunque è destinata ad essere accantonata; e far spazio a una Birmania destinata a tornare a essere com'era. E il covid sta facilitando le manovre reazionarie di ogni stato, a maggior ragione nell'area indo-pacifica, e contemporaneamente è una cartina al tornasole che dimostra come Modi in India o Prayut in Thailandia scontano la cattiva gestione della pandemia; ma così anche l'alternativa indiana a Pechino viene indebolita dalla gestione della pandemia... e con lei il Quad o il sistema inventato per contrastare lo strapotere cinese nell'area.Asean auspica... ma Asean legittima Tatmadaw, invitando Liang e non gli oppositori (o finti tali, come il Dottor Sasa)... addirittura i legaioli nostrani impongono sanzioni ai coltivatori di riso birmani perché sono sottoposti a un regime dittatoriale: sciacallaggio... Total che continua a fare affari, o la finanziaria Posco: nessuno si sacrifica per la Birmania. E oltretutto sarebbe anche rischioso tirare la corda in un contesto simile, che potrebbe portare a un conflitto nucleare. ☢️ La corposa puntata prosegue prendendo in considerazione gli accordi sfumati – sospesi, per ora, ma in pratica accantonati – tra Cina e parlamento europeo che avviene quasi contemporaneamente alla stigmatizzazione da parte dei G7 del comportamento (non definito però "genocidio") han nello Xinjiang; ma l'Europa deve fare i conti con quei prodotti per i quali è dipendente dalla produzione straniera, per metà di queste 5500 merci d'importazione (semiconduttori, farmaci, tecnologie per la transizione ecologica) la provenienza è cinese e dunque è stata definita una priorità la diversificazione della loro provenienza. Tutti segnali espliciti della accelerazione della scelta di campo europea. Un fenomeno di cui si occupa Sabrina Moles in finale di puntata è la diminuzione di migranti interni alla Cina, che sarebbero 500 milioni in meno verso la costa del Pacifico rispetto a prima della crisi, con un riflusso verso l'Ovest del paese.Infine ci sono stati gli scontri, quasi "medievali" anche questi per modalità, motivazioni e intrecci tribali di territori contesi, che hanno avuto una fiammata di una settimana al confine molto poroso tra Tagikistan e Kirghizistan, in particolare nei pressi dell'exclave tajika di Vorukh nella regione kirghiza di Batken. I morti sono stati una trentina.
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18 Dalle urne alle pire indiane e la demografia cinese
Alcuni giovani stanno spostandosi al confine thai, stufi di fare da bersaglio per le pallottole del Tatmadaw, per unirsi agli eserciti etnici locali. Soprattutto il karen army, ma non si sa quanto il nuovo governo ombra concordi con queste scelte meno pacifiste. In India poi proseguiva la tragedia e ancora non si sapeva il risultato delle elezioni in Bengala occidentale e Kerala: le previsioni di Miavaldi si erano già realizzate rispetto alla espansione esponenziale del virus e la legna cominciava a scarseggiare, come l'ossigeno nello step precedente. Il disastro è tale che Modi aveva imposto censure sui social, intervenendo laddove si additava il suo operato a proposito del Covid.In Cina non si può arrivare – solo Giovanna Botteri e i suoi terribili 20 giorni di quarantena possono: i veri studiosi sono tenuti distanti. L'Istat cinese ha smentito con sdegno il crollo demografico cinese: sarebbe ora uno smacco, un ribaltamento rispetto al Grande Balzo in avanti del Gran Timoniere; adesso l'incremento delle nascite confermerebbe le politiche di Xi. Questo innesca il dubbio sul sistema pensionistico di cui parleremo nella 19esima puntata. Intanto riprendiamo la mobilità e la sua libertà soprattutto tra campagna e città. E l'evocazione della metropoli finisce con portarci a parlare di delivery, digitale, di controlli tecnologici... soprattutto all'ingresso nel paese, perché il timore di intrusioni e meccanismi di spionaggio è ossessivo per il monitoraggio di attività sospette.Altrettanto sospetti potranno impedire mobilità e destino di cittadini hongkonghesi
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17 Il Covid in India è una piaga nazionalista
In parte le occasioni di assembramento soprattutto confessionali, come il kumbh mela sul Gange hanno sicuramente contribuito a diffondere una pandemia con la compresenza di 3 milioni di persone senza mascherina che fanno abluzioni e tuffi nel fiume, ma i numeri esponenziali che hanno portato a valutare il focolaio indiano quello più preoccupante al mondo in questo momento devono fondarsi su comunicazioni manipolate e numeri distorti, che inficiano tutte le conoscenze sulla pandemia indiana comunicati finora. E in effetti, come fa notare Matteo Miavaldi coinvolto nella trasmissione di questa puntata di “Onde indopacifiche” del 22 aprile 2021, per un paese così popolato i numeri strani sul contagio erano quelli precedenti. Già prima del 22 aprile sui social si assiste a filmati di code all'esterno degli ospedali, carenza di bombole d'ossigeno che costano anche due mensilità ciascuna, file fuori dai campi crematori... e fuori dalle cabine elettorali. In questo periodo in Bengala occidentale, popoloso stato con un gran numero di seggi in palio, che il Bjp non è mai riuscito a conquistare e se gli riuscisse l'impresa, darebbe la cifra di quanto Modi ha saputo cambiare il paese. Un paese che è il maggior produttore di vaccini che vengono esportati da Pune in tutti i paesi limitrofi e anche nel circuito Covax dedicato ai paesi più poveri: il ridotto numeri di vaccinati ha indotto il governo a interrompere l'erogazione di vaccini fuori dai confini, confermando una visione ristretta di pandemia a carattere nazionale e non da affrontare in modo globale.Intanto proseguono le manifestazioni dei contadini contro la liberalizzazione del mercato agricolo marcata dalle leggi di settembre e da allora contestate con forza da chi verrebbe ridotto alla miseria e al fallimento, come abbiamo già documentato in puntate precedenti, facendo saltare il Welfare legato al mondo contadino. Ci sono alcune mobilitazioni e iniziative in previsione, ma l'aggiornamento non può non tenere conto della presenza del Covid – i tamponi fatti a Delhi danno percentuali di positività pari a 1 su 3.Completiamo le notizie dall'Asia con il Myanmar, dove si riprende il simbolo delle magliette blu che richiedono il rilascio degli arrestati; ancora non si era svolto il vertice dell'Asean del 24 aprile che ha imposto 5 punti alla giunta militare, ma si era già creato il governo ombra con rappresentanze di un po' tutti i gruppi etnici e che aveva chiesto di partecipare al summit in rappresentanza di Naypidaw. Le molte esercitazioni militari di contenimento della facoltà di movimentazione marittima di merci e mezzi militari cinesi ha prodotto un incidente: è scomparso il Nanggala402 uno dei cinque sommergibili indonesiani con i 53 militari imbarcati.Dalla Cina emergono come notizie importanti la conclusione del Boao Forum e l'articolo dell'ex primo ministro Wen Jiabao che nasconde nell'elogio della madre messaggi su umili origini, valori semplici e sulla lotta alla corruzione... e sottili critiche alla politica degli ultimi anni di Xi. AL cui prossima vittima, dopo le libertà liberali di Hong Kong – dove sono stati arrestati altri parlamentari d'opposizione – sarà probabilmente Taiwan.
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Ci sembrava opportuno inaugurare questa collaborazione con Sabrina Moles, redattrice di “China Files” che ci aiuta ad analizzare settimanalmente eventi dell'Estremo Oriente, approfondendo il dibattito lanciato da un articolo di Marco Fumian pubblicato su sinosfere sul ruolo dei sinologi nella “nuova era inaugurata da Xi Jinping”, così con questo approccio metalinguistico si è inaugurata la rubrica "Onde indo-pacifiche", trasmessa su Radio Blackout ogni giovedì alle 9 e raccolta da OGzero in questa serie
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