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Storie di piccole vite

Una raccolta di 17 storie rivolte ai bambini dai 6 anni in su. Tutte le storie hanno un sapore nostalgico e un po’ malinconico. Ogni lettore può trovare il suo senso personale. Crediti: Testi: Yulia ErmolinaAudio: Roberto FrangipaneIllustrazione: Marco BollaArrangiamento musicale: Graziano MelziSupporto tecnico: Fabio Morgavi

  1. 17

    Un giono di Primavera

    Un Giorno di PrimaveraUn Giorno di Primavera, si era affacciato alla finestra chiusa di una piccola Casetta addormentata in mezzo alla montagna. Un Giorno di Primavera busso piano piano sul vetro…silenzio…bussò un pochino più forte…di nuovo silenzio…provò ancora, ma nulla…Un Giorno di Primavera non si perse d’animo e andò dalla Mucca, che stava sonnecchiando come il suo solito in piedi, masticando il fieno…le accarezzò il muso con una carezza piumata..la Mucca tirò fuori la lingua e diede una leccata a Un Giorno di Primavera…ma si riaddormenterò subito, muovendo piano la bocca…non era ancora pronta al risveglio… Un Giorno di Primavera andò dal Laghetto, che si stiracchiava sotto il cielo azzurro…si guardò attraverso gli occhi limpidi dell’acqua…ma il Laghetto, sbuffò con un pesce volante…aveva la luna storta quella mattina e non gli andava proprio di parlare con nessuno… Un Giorno di Primavera, allora soffio sulla Distesa d’Erba, per vedere se almeno lei gli volesse dar retta…la Distesa d’Erba gli fecce un occhiolino ma si rimise a nanna… Un Giorno di Primavera si sedette a pensare: “i conti erano giusti, oggi era il suo momento..Ma allora perché tutti stavano ancora sognando?” Stava seduto a meditare…finché non successe una cosa strana.. Un Giorno di Primavera ha cominciato a sentire un pizzichino..prima sotto il mignolino del piede.. sotto la coscia..ed ora gli è sembrato di averlo sentito anche tra i capelli..si risvegliò dal suo lento pensare e si guardò incuriosito… Un Giorno di Primavera non si accorse, nel suo riflettere pazientemente che si era seduto sopra un ramo di Melo..diventando parte di tutto quel bianco fiorire… Crediti: Testo: Yulia ErmolinaAudio: Roberto FrangipaneArrangiamento musicale: Graziano MelziSupporto tecnico: Fabio Morgavi

  2. 16

    Le Briciole di Stelle

    Le Briciole di StelleSul monte innevato cadevano Le Briciole di Stelle, ammucchiandosi sopra la grande distesa bianca…Le Briciole di Stelle si illuminavano alla luce della luna e si chiedevano dove erano finite… Tutto intorno era buio e loro si rendevano conto di non appartenere più al mondo dei cieli…ma dov’erano capitate? La pioggia de Le Briciole di Stelle continuava incessante per tutta la notte. Il paesaggio intorno a loro si era ammorbidito con l’arrivo dell’alba, era diventato man mano sempre più chiaro ed accogliente… Le Briciole di Stelle continuavano a domandarsi sul perché erano finiti in quel freddo e perché continuavano a cadere sempre nello stesso punto? Quando il sole era alto nel cielo, Le Briciole di Stelle si accorsero di poter vedere le ombre e un poco alla volta compresero che erano diventate una figura con due braccia, due gambe e una testa in alto… E compresero finalmente che lo sforzo fatto durante la notte è diventato Uomo…Crediti: Testo: Yulia ErmolinaAudio: Roberto FrangipaneArrangiamento musicale: Graziano MelziSupporto tecnico: Fabio Morgavi

  3. 15

    Il Sogno

    Il SognoIl giorno stava andando a dormire, il sole si è tuffato nel rosso del mare e la luna affacciava il suo pallore nel nero del cielo. Era il momento perfetto per Il Sogno. Quel Sogno che si faceva tante domande, ad esempio, si chiedeva spesso perché era più richiesto di notte, quando non si vedeva nulla fuori e non era così richiesto invece, di giorno? Oppure, si domandava come mai, i sogni che fanno gli altri sono simili tra di loro? Perché le persone sognano L’Amore? Perché sognano Il Successo? Non capiva perché bisognava sognare queste cose…invece, lui era Il Sogno di non avere più paura…gli capitava spesso di finire nella dormiveglia di un qualche signore che aveva sempre la solita paura di perdere tutto e sognava di smettere di aver paura…Il Sogno spesso si annoiava…e lo vedevi sbadigliare mentre stava lì ad aiutare qualcuno a sognare…però…Una volta gli è capitato di essere Il Sogno di un bambino per un’intero pomeriggio…che spasso che è stato quel pomeriggio passato insieme…Il Bambino era magrolino e aveva sempre paura di cadere…allora Il Sogno era diventato il suo monopattino, con le protezioni (ovviamente)…Quel Bambino ardeva dalla voglia di provare il suo monopattino nuovo fiammante…ma aveva tanta paura di cadere…allora Il Sogno l’aveva sostenuto nella sua determinazione per permetterli di sognarsi eretto sul suo monopattino e usarlo senza cadere…Il Bambino all’uscita dalla scuola, corse a casa e disse alla mamma che era pronto per andare sul monopattino….La mamma era felicissima, perché il monopattino stava lì da un po’…Uscirono subito di casa e Il Sogno si era sforzato tantissimo ad aiutare al Bambino di superare la sua paura e alla fine Il Bambino partì e con il sostegno infinito non cadde nemmeno una volta..È stato il più bel giorno per Il Sogno…Crediti: Testo: Yulia ErmolinaAudio: Roberto FrangipaneArrangiamento musicale: Graziano MelziSupporto tecnico: Fabio Morgavi

  4. 14

    Il Fiocco di Neve

    Il Fiocco di NeveIn un mondo tanto lontano abitava Il Fiocco di Neve. Adorava guardarsi ballare sotto la luce del Sole. Guardava le gibigiane che lasciava sulla superficie del pianeta e si vantava di essere il più bel fiocco di neve tra tutti quelli che gli fluttuavano intorno. Il Sole si divertiva ad accontentare Il Fiocco di Neve, osservandolo dalle palpebre socchiuse e lo accarezzava con i suoi morbidi raggi …Un giorno il Sole decisì che per quella mattina non aveva nessuna voglia di tirarsi fuori dalla calda coperta, fatta a maglia dalla nonna, e quando suonò la sveglia, la spensì e si girò dall’altra parte del letto, stiracchiandosi nel suo leggero russare…Il Fiocco di Neve aspettava invano di vedere l’amico Sole per continuare il suo ballo vanitoso…E non vedendolo arrivare, si era tutto rabbuiato e si sentiva perso nel vuoto…pensava di aver bisogno della luce esterna per potersi sentire bello…Per distrarsi, si mise a guardare gli altri fiocchi di neve e non riusciva a capire come mai loro erano rimasti luminosi e come potevano continuare a ballare senza il sole… continuo a guardare e si incanto guardando quel valzer volteggiante nella mattina senza luce…Ascolto il vento…ascolto il chiacchiericcio degli altri fiocchi di neve e si alzò in volo con la musica più potente che ci possa essere…la conoscenza di se…e si illumino anche lui…Crediti: Testo: Yulia ErmolinaAudio: Roberto FrangipaneArrangiamento musicale: Graziano MelziSupporto tecnico: Fabio Morgavi

  5. 13

    Il Sorriso

    Il SorrisoC’era una volta un paesino in mezzo ai monti che a guardarlo da fuori sembrava una cartolina: laghetti pieni di pesci, prati con le mucche che pascolavano tranquille, il sole che baciava i monti ogni mattina. Da fuori, sembrava, un paesino della pace…Un giorno capitò in quel paesino Il Sorriso e vedendo tanta meraviglia, decisi di fermarsi. Attraversando il prato, pestò una cacca di mucca, ma era Il Sorriso, quindi sorrisi e andò avanti, in cerca di qualcuno a cui regalare il buonumore…arrivò fino alla prima casa, bussò e aspettò…sentì da dietro la porta i passi che si trascinavano fino a lui. La porta si aprì e Il Sorriso, fece un bel inchino alla visone di un uomo scuro in volto…l’uomo lo squadrò dai piedi a capo ma non riusciva a capire di che animale si trattasse. Perché dovete sapere che in quel idilliaco paesino, nessuno sapeva sorridere. Per esprimere la gioia, gli abitanti, facevano dei ululati come i lupi. Il Sorriso, si raddrizzò dal suo inchino e espresse la gioia in un modo che avrebbe illuminato una grotta più buia…niente…l’uomo non reagiva e lo guardava come se avesse visto un fantasma…Il Sorriso, allora allungo le sue mani e li appoggio sugli angoli della bocca del uomo e li tirò verso insù…L’uomo con quella faccia imbronciata e le labbra piegati a quel modo, sembrava che stesse provando a recitare una scena del tutto nuova.. Il Sorriso gli porse uno specchio. E allora l’uomo cominciò a ridere, ridere e ridere e non riusciva a fermarsi dalla improvvisa voglia di regalare la felicità a tutti e a tutto…Crediti: Testo: Yulia ErmolinaAudio: Roberto FrangipaneArrangiamento musicale: Graziano MelziSupporto tecnico: Fabio Morgavi

  6. 12

    Il Palloncino Rosso

    Il Palloncino RossoIl Palloncino Rosso, era il più gonfio degli altri che stavano nel mazzo del venditore dei palloncini.Però Il Palloncino Rosso non piaceva a nessuno, era ingombrante e toglieva respiro ai suoi vicini che spesso gli davano le gomitate…e poi…era anche troppo rosso agli occhi degli altri, ovviamente…Lui si guardava e non vedeva nulla di così strano…era semplicemente un pochino diverso…”ma diverso da cosa, poi?” - si chiedeva spesso… Era sempre un palloncino…no?Un giorno, mentre il venditore stava sistemando il suo carretto, una bicicletta gli sfrecciò davanti e questo lo fece spaventare, facendogli lasciare la presa sul mazzo dei palloncini…Dovevate vedere che spettacolo di colore esaltava il blu del cielo!!! Primo finale: Il Palloncino Rosso sentendosi libero per la prima volta si allungò verso alto, e siccome era il più gonfio di tutti, sfrecciò veloce davanti a tutti e raggiunse le nuove, lasciando a bocca aperta i suoi compagni, rimasti impigliati tra di loro….Secondo finale: Il Palloncino Rosso sentendosi libero per la prima volta si allungò verso alto, e siccome era il più gonfio di tutti, sfrecciò veloce davanti a tutti e raggiunse le nuvole, lasciando a bocca aperta i suoi compagni. Arrivato oltre le nuvole, trovò una scena che sembrava il set di un film…nello spazio che non si vedeva da giù, trovò la città dei palloncini perduti che lo accolse con la bocca piena di sorrisi.Crediti: Testo: Yulia ErmolinaAudio: Roberto FrangipaneArrangiamento musicale: Graziano MelziSupporto tecnico: Fabio Morgavi

  7. 11

    Il Bacio

    C’era una volta Il Bacio che scappò dalle labbra…senza tanti complimenti, deviò e si nascose sotto le lenzuola… Il Bacio era dolce come una fragolina appena raccolta, morbido come il manto di un’alpaca…Il Bacio era anche un pò ribelle e dispettoso e stava per essere appoggiato su una Guancetta paffuta…Ma volete sapere perché si è dileguato? La verità è che Il Bacio prima di dissolversi avrebbe voluto vedere il mondo…e decidere lui stesso dove lasciarsi andare…era appena nato (da due secondi) e già non capiva perché doveva essere sprecato così…e poi, la Guancetta, manco gli piaceva…quindi, sbirciò da sotto le lenzuola e non appena tutti si girarono a cercarlo..sgusciò fuori dalla finestra aperta…la folata di vento lo fece sobbalzare e cadere su un ramo vicino ad un’alveare di api..le api vedendo Il Bacio così impertinente, si raccolsero in uno stormo e lo scacciarono dal loro rifugio…Il Bacio un po’ ammaccato si nascose sotto un cespuglio di rose e mentre stava lì sotto guardingo a non farsi trovare dalle api, senti un profumo meraviglioso…si destò in piedi e guardò il posto dov’era finito…il calore delle rose lo abbagliò e il loro odore lo investi in pieno petto…vide un bocciolo che stava facendo fatica ad aprirsi alla luce…Il Bacio, appoggiò sui petali chiusi tutta la sua dolcezza e vide nascere il fiore più luminoso…Crediti: Testo: Yulia ErmolinaAudio: Roberto FrangipaneArrangiamento musicale: Graziano MelziSupporto tecnico: Fabio Morgavi

  8. 10

    I Mostri sul Comò

    Il Mostro Numero Uno era il Mostro che era fatto così: aveva una lunga criniera color ruggine distesa su una testa quadrata. Due braccia che sembravano dei baobab, grattaceli al posto delle gambe. Aveva gli occhi che sembravano dei oblò di un’astronave e la bocca a forma di una nave pirata. Quando Spirulino (così che lo chiamava la mamma, chissà perché poi?)…dicevo: quando Spirulino lo vedeva distoglieva subito lo sguardo, spaventato, ma beccava lì accanto sul comò, il Mostro Numero Due. E questo era ancora più spaventoso: aveva due liane al posto delle braccia, che riuscivano ad acchiappare tutto e arrivare da per tutto, i piedi di uno yeti delle nevi, era così magro che si poteva guardargli attraverso, aveva un occhio blu a forma di un vaso dei fiori e l’altro nero distorto in una linea sottile. In testa aveva una cresta altissima di colore fucsia. Non c’era nulla da fare, Spirulino era tanto spaventato…ed ogni sera quando doveva andare a dormire era la solita storia…ed era inutile cercare di convincere la mamma e il papà di tenerlo con loro nel lettone…”Spirulino, vai in camera tua a dormire!”: ha intimato la mamma, anche quel giorno…e Spirulino puntualmente le rispose: “Ma mamma, ci sono i mostri sul mio comò” si aspettava come sempre la solita risposta: “I mostri non esistono, Spirulino. Fila a dormire!” Ma questa volta andò diversamente…La mamma si accovaccio all’altezza di Spirulino e gli disse: “Fammeli vedere”… ”Cosa????” - pensò Spirulino…Prese per mano la mamma e la porto in camera sua. “Guarda mamma, eccoli”…Stranamente la mamma non si mise a ridere, ma seria, gli disse: “Caspita, come sono brutti questi mostri…Ti ci credo che fanno paura... Andiamo a prendere la scopa pesante e li scacciamo via”…Che sollievo che sentì subito dopo Spirulino…quella notte dormì benissimo nella sua cameretta…Crediti: Testo: Yulia ErmolinaAudio: Roberto FrangipaneArrangiamento musicale: Graziano MelziSupporto tecnico: Fabio Morgavi

  9. 9

    Il Sogno de La Montagna di Ghiaccio

    C’era una volta La Montagna di Ghiaccio. Era poderosa e si ergeva sopra una distesa incantata di neve…La Montagna di Ghiaccio aveva un sogno, anzi aveva Il Sogno: VIAGGIAREVi chiederete: “ma come?…Come fa una montagna ad avere un sogno così bizzarro? Non sa che non può muoversi?”…Ma lei niente, SOGNAVA DI VIAGGIARE…Sognava di vedere il mondo…attraversare i deserti, guardare come nasce l’alba sopra gli oceani, voleva accarezzare il rosso del tramonto e buttarsi nella scia lasciata dalla luna sull’erba bagnata dalla brina…Si vedeva alta e poderosa com’era stare sempre nello stesso posto..e nemmeno il chiacchiericcio dei pinguini la rallegrava più come prima…Si guardava inoltro e il suo Sogno affiorava più spesso nella sua mente…Un giorno, all’improvviso, senti un rumore del tutto nuovo…era uno scrosciare di qualcosa che le accarezzava i fianchi..La Montagna di Ghiaccio non capiva di cosa si trattava…cercava in tutti i modi di sbirciare a destra e a sinistra..ma nulla vedeva…passarono i giorni e scrosciare diventava sempre più forte..finché una mattina, La Montagna di Ghiaccio finalmente riuscì a vedere cosa le solleticava i fianchi…perché finì diritto dritto nel suo occhio destro…era il ruscelletto che stava ingrossando sempre più…La Montagna di Ghiaccio si stupì ma non prestò molta attenzione a questo fatto assorta com’era a sognare i suoi viaggi lontani…Man mano che la luna cambiava forma…La Montagna di Ghiaccio fecce un altra scoperta straordinaria…Vide che cominciarono a mancarle dei pezzi…se ne accorse perché le mancava un brufolo che le dava tanto fastidio, ed era proprio lì, sul naso. ma ora non c’era più…La Montagna di Ghiaccio continuava a sognare, sempre più intensamente..finché una mattina di settembre non divvene il mare…e intraprese il suo viaggio…Crediti: Testo: Yulia ErmolinaAudio: Roberto FrangipaneArrangiamento musicale: Graziano MelziSupporto tecnico: Fabio Morgavi

  10. 8

    Il Suono Color Indaco

    Il Suono Color IndacoC’era una volta il Suono color Indaco che perse la sua voce, ma non se ne accorsi subito…Si svegliò quel mattino e come faceva di solito: sbadigliò, si stiracchiò sotto la coperta calda, sbadigliò ancora…e poi decise di alzarsi…fece scendere le gambe giù dal letto…si mise le sue babbucce…Il maggiordomo gli aveva già preparato il caffè…mangiò un toast caldo, spalmato con cura per lui di burro e marmellata, guardando la fragrante miscela nera che aveva davanti…Finì con calma la colazione e decise che era arrivato il momento per i suoi esercizi di canto mattutino…Aprì il piano forte e cercò di intonare la prima nota…ma non uscì nulla dalla sua bocca…provò ancora…ma solo il suono della nota di prima rimase appeso nell’area…Il Suono color Indaco, si spaventò e non poco…d’altronde cosa avreste fatto voi al suo posto? Corse in bagno a guardare nello specchio se si poteva capire qualcosa guardandosi in bocca…nulla…Il Suono color Indaco, continuò a fare le prove di voce, ma nulla succedeva…Si vestì come un fulmine, incredibilmente senza farsi aiutare da nessuno e corse in strada, in cerca d’aiuto. Faceva dei buffi segni ai passanti, ma senza la sua meravigliosa voce che ormai tutti conoscevano, nessuno lo capiva…e nemmeno lo riconosceva..Non sapeva più cosa fare e camminando non si accorse di essere arrivato al parco…ma da quando qui c’era il parco, si chiese? Si fermò un attimo a riflettere, non gli capitava spesso di riflettere…ma insomma, questa volta decisi che l’inconveniente aveva bisogno della sua attenzione…Perché mai gli fosse scomparsa la voce? Cos’aveva mangiato la sera prima? Forse aveva preso freddo? Si guardò intorno e vide cose che di solito non notava. Vide un cespuglio di mirtilli pieno zeppo di frutti color indaco…pensò di andare a sentire se magari fosse stato il cespuglio a prendere la sua voce…accostò l’orecchio ma nulla, prese un frutto e lo mangiò sotto la viva disapprovazione del mirtillo…che ha fatto “crack crack” nella sua bocca…fece una smorfia perché non è che gli piacevano i mirtilli a maggior ragione se selvatici (lui che di solito aveva i frutti color indaco scelti ognuno a mano, solo per lui)….nulla di nuovo, nessuna voce uscì dalla sua bocca…Si guardò intorno e viddi una farfalla che passava da quelli parti, e anche lei brillava di blu/viola, Il Suono color Indaco, provò a rincorrerla, ma non facendo mai esercizio si stanco dopo due secondi…Vide un prato pieno di fiori di color indaco…provò a raccogliere qualche d’uno, e ascoltare se erano loro ad aver rubato la sua voce…i fiori appassirono subito e nessun suono uscì…Si stava disperando…si sedette sulla panchina e chiuse gli occhi…all’improvviso sentì la sua voce, che cantava una melodia bellissima…aprì gli occhi e vide uno scricciolo color indaco, che cantava felice di essere avvolto dalla luce del sole…era così incantevole il piccolo uccellino appollaiato sul ramo che Il Suono color Indaco, non volle distruggere quella visione e cercare di riprendersi la voce…ascoltò in silenzio il canto passionale alla vita, al cielo blu, al sole…un senso di gratitudine lo riempì e straboccò in un pianto liberatorio…non volle più riprendersi la voce è privarne una creatura così magica…si alzò e si incamminò verso casa, sollevato da un senso di libertà mai provato prima…e dallo stesso pomeriggio si comprò un cappotto rosa. Così.Per cambiare un po’.

  11. 7

    Il Povero Tappino di Sughero

    Il Povero Tappino di Sughero è una storiella scritta e realizzata da Roberto Frangipane.

  12. 6

    La Giraffa

    La GiraffaC’era una volta una giraffa, la quale amava mangiarsi i pezzi di nuvole. Le piaceva scegliere le nuvole dalle forme più strambe e staccarne un pezzetto, mentre passavano sopra la sua testa…La sua forma preferita era la pecorella, le piaceva sfilacciare la “lana” dalla nuvola e guardare come filava nel cielo, lasciando i “fili” attaccati ai rami degli alberi…Una volta La Giraffa, vide nel cielo una forma mai vista prima…non capì di che cose si trattava e chiese l’aiuto al Saggio della Savana…il Saggio guardo la forma che passava sopra la sua testa e disse: “la conosci già questa forma..guardati dentro” e si addormentò come faceva di solito quando si stancava troppo…La Giraffa proprio non capiva di che forma si trattasse e per non farsela sfuggire la rincorse per tutta la Savana, finché esausta, non cadde vicino al fiume…bevve bevve e bevve tanta acqua…e all’improvviso capì…vedendo il suo riflesso nell’acqua per la prima volta…Crediti: Testo: Yulia ErmolinaAudio: Roberto FrangipaneIllustrazione: Marco BollaArrangiamento musicale: Graziano MelziSupporto tecnico: Fabio Morgavi

  13. 5

    Il Vento

    C’era una volta il Vento che portava via le idee…vi chiederete sicuramente: e come faceva?…ve lo racconto subito…Il Vento era furbo…si nascondeva dietro ad un albero e appena vedeva passare qualcuno con i pensieri per aria, fiuf…soffiava e gli rubava l’idea che si era appena affacciata nella testa della persona…Oppure, stava inaugurato dietro il portone della scuola elementare e quando i bambini uscivano per l’intervallo, osservava i piccolini e…non appena vedeva un bambino, con il dito nel naso…fiuf…soffiava e gli rubava l’idea…perché Il Vento, sapeva che solo i bambini potevano tirare le idee fuori dal naso…Il Vento aveva collezionato tantissime idee durante le sue incursioni. Cosa se ne faceva di tutte queste idee?Il Vento era un collezionista... Gli piaceva tornare a casa con il suo “nuovo tesoro” e metterlo nel vasetto di vetro per osservare il colore che sarebbe divenuto. Ne aveva raccolti così tanti di vasetti che la sua libreria era stracolma di colori. Gli piaceva osservare le brillantezze di cui si pitturavano i vasetti pieni. Alcuni erano trasparenti (le idee appena nate), altre erano rosse (le idee che erano pronti pronti per sbocciare e realizzarsi)…c’erano anche quelle nere (le idee che è stato solo un bene aver portato via)…Il Vento, prima della nanna, si sceglieva un vasetto da mettere sul comodino da illuminargli la notte…Quella sera aveva pensato di scegliere il viola come colore del suo buio. Dopo aver individuato il vasetto, allungò la mano per prenderlo, ma all’improvviso il vasetto cominciò a muoversi come impazzito nella sua mano, producendo l’effetto domino sui suoi vicini…I vasetti cominciarono a cadere come da una busta piena di coriandoli…E dopo un frastuono infinito, la stanza si riempì di arcobaleni immensi e profumati….Il Vento guardò lo spettacolo tutto inoltro e cominciò a piangere di rotto…Si accorsi in quel momento che nella mano stringeva ancora il vasetto color viola. Lo guardò perplesso e lo aprì…c’era un’idea profumata di vento di primavera…un bambino galoppava sul arcobaleno ridendo di gioia…Il Vento comincio a ridere a crepapelle e decise che da quel giorno avrebbe lasciato le idee li dove devono stare…nelle teste delle persone…Crediti: Testo: Yulia ErmolinaAudio: Roberto FrangipaneArrangiamento musicale: Graziano MelziSupporto tecnico: Fabio Morgavi

  14. 4

    Un Giorno

    C’era una volta Un Giorno che voleva tanto diventare Il Giorno…tutti i suoi amici si erano già guadagnati la carica de Il Giorno, ma lui ancora no…Si svegliava con il canto del gallo e ad ogni alba sperava che forse era lei quella giusta…Quella mattina Un Giorno si svegliò e cominciò con il suo rito quotidiano: gli esercizi…i denti..il suono della moka…tutto era come al solito…non sentiva nulla di diverso dentro se stesso…Un Giorno, si vestì, prese la sua schiscetta e uscì incontro al Sole che si stava stiracchiando all’orizzonte…Passando per la campagna salutò le sue amiche Margherite, diede un cinque al Postino, alzò il suo capello davanti alla Signora Montagna e mando un bacetto alle Nuvolette che si rincorrevano ridendo..nulla di insolito…Ma ad un certo punto sentì un fortissimo lamento, provenire dalla casetta del contadino…pensando di aver sbagliato, ascoltò l’area…il lamento divenne più forte..diventando un urlo…Un Giorno, cominciò a correre e raggiunta la casetta, ci si piombò dentro…C’era una Donna avvolta dalla luce, quella luce, che precede sempre gli eventi importanti, era sdraiata sul letto e goccioline di sudore si scontravano sulla sua fronte…La Donna guardò Un Giorno e in quel preciso istante, uscì alla luce una creatura meravigliosa ricoperta di baci che fece diventare Un Giorno - Il Giorno…Crediti: Testo: Yulia ErmolinaAudio: Roberto FrangipaneIllustrazione: Liuba BarigazziArrangiamento musicale: Graziano MelziSupporto tecnico: Fabio Morgavi

  15. 3

    La Bacchetta Magica

    C’era una volta la Bacchetta Magica, chiusa e dimenticata dentro un cassetto. Stava lì a meditare su quante cose avrebbe potuto fare una volta liberata dalla sua “prigionia”. Pensava agli arcobaleni che avrebbe potuto estendere sotto la volta celeste, una volta finita la pioggia. Immaginava di far illuminare le lucciole durante la notte buia di primavera.La Bacchetta Magica, ogni tanto si guardava intorno e c’erano altre cose dimenticate…c’era un album da colorare, iniziato e mai finito…c’era un diario con le fantasie e sogni scordati. C’era anche un bacio lasciato lì su un fazzoletto di tessuto. Una sera, mentre la Bacchetta Magica si preparava per andare a dormire, vide la luce arrivare all’improvviso dentro il cassetto. Qualcuno l’aveva aperto…vide infilarsi una mano dentro, tastare tutto intorno, afferrarla per la stellina e tirarla fuori. Cosa stava succedendo? Vide un pallido viso guardarla con gli occhi speranzosi. Era il bambino a cui era stata regalata molto tempo prima...Dopo essersi abituata alla luce, cominciò a distinguere gli oggetti che la circondavano. Vide luccicare le lucine azzurre sull’albero di Natale e vide tantissimi pacchettini incartati sotto. Poi, riuscì a distinguere la voce del bambino che chiedeva piano, rivolgendosi a La Bacchetta Magica: “Fa’ che nevichi, fa’ che nevichi, ti prego ti prego…”La Bacchetta Magica, guardò fuori dalla finestra, mentre il primo fiocco di neve planava sulla terra…Testo: Yulia ErmolinaAudio: Roberto FrangipaneArrangiamento musicale: Graziano MelziSupporto tecnico: Fabio Morgavi

  16. 2

    La Boccia e i batuffoli di ricordi

    La Boccia di vetro, limpida e trasparente stava solitaria sul comodino della stanza. Assorbiva il calore della luce che penetrava nella stanza…La Boccia era vuota…e questo le faceva sentire un immenso senso di solitudine. La Boccia aveva dei ricordi che si affacciavano nella sua mente come dei batuffoli di cotone sparsi su un prato blu…si ricordava quando era piena e fiera di se stessa perché accoglieva nella sua pancia un bel Pesciolino Rosso… Alcuni batuffoli di ricordi, le facevano fare delle grasse risate, come quando il Pesciolino Rosso, giocava con lei e le faceva passare le sue pinne sul pancione e questo la faceva ribaltare dalle risate per il solletico….oppure quando, il Pesciolino Rosso giocava a nascondino nel suo castello di sassolini e La Boccia faceva finta di cercarlo da per tutto e non trovarlo mai…I batuffoli di ricordi, affioravano come le primule nella mattina di primavera e lei li raccoglieva e ne faceva una ghirlanda piena di sogni…Ma dove è finito il suo Pesciolino Rosso, quello che chiedeva ogni due per tre il nome de La Boccia? Quello che aiutava a La Boccia usare ogni angolino della sua immaginazione per raccontargli sempre una storiella nuova? Dov’era il suo amico? La Boccia, fecce un gran sospiro…perché anche se quel Pesciolino Rosso era un po’ smemorato e alcune volte le faceva arrabbiare, ora le mancava terribilmente…Un giorno, dopo il millesimo batuffolo raccolto dal prato blu, La Boccia sentì dei passi…la cosa la stupì perché ultimamente nessuno si fermava a guardarla, ma ora, i passi si stavano dirigendo verso di lei…ne era certa…all’improvviso da dietro una schiena sbucarono fuori le mani e La Boccia vide che tenevano il SUO Pesciolino Rosso nel sacchettino pieno d’acqua…il Pesciolino Rosso era tornato finalmente a casa…Crediti: Testo: Yulia ErmolinaAudio: Roberto FrangipaneIllustrazione: Marco BollaArrangiamento musicale: Graziano MelziSupporto tecnico: Fabio Morgavi

  17. 1

    La Parola

    La ParolaC’era una volta La Parola, che era tutta stramba e nessuna la voleva mai nella propria compagnia. Ma non perché La Parola era brutta, anche se lei lo pensava seriamente, ma perché nessuno riusciva a comunicare con lei. E lei a sua volta non sapeva proprio come esprimersi. Nella sua classe, l’avevano messa prima con le altre parole che esprimevano “gioia”, ma stonava al loro confronto…poi l’avevano messa insieme alle parole di “immensa tristezza” ma dopo uno solo sguardo si capiva che nemmeno quello era il suo posto…ci hanno provato anche a metterla tra le parole “brutte”, ma loro si sono ribellati alla sola idea di avere nel proprio gruppo una parola così stramba e incomprensibile…Le maestre non sapevano più cosa fare, i genitori de La Parola, non sapevano più a chi rivolgersi…e in tutto questo La Parola diventava sempre più triste e si sentiva sempre più fuori luogo…Un bel giorno, e lo era per davvero…fuori splendeva un sole accogliente, ma non quello caldo e afoso, era proprio bello sentire i suoi raggi sul viso…La Parola era seduta al parco sulla panchina ed osservare altre parole che giocavano insieme…sapeva già che nessuno avrebbe voluto giocare con lei e allora se ne stava seduta a bearsi nella tiepida luce…ad un tratto, mentre lei aveva chiuso gli occhi, senti uno scricchiolio della panchina…qualcuno si era seduto vicino a lei…aveva paura di aprire gli occhi, perché di solito, succedeva che appena la vedevano bene, nessuno voleva parlarle…aspettò un minuto…ne aspetto due…e decise che al terzo avrebbe aperto gli occhi….TRE…La Parola, apri gli occhi e altro non scappo e non si fece da parte…La Parola gli sorrisi con un timido sorriso…nel suo intimo, aveva paura che l’altro scomparissi all’improvviso…ma così non fu…L’altro la guardò dritta negli occhi, prese le sue mani e gli disse: “Finalmente! Ti ho trovata!” La Parola non capiva più niente…e chiese in un sussurro: “mi stavi cercando?”L’altro gli sorrisi e gli risposi: “Si, perché insieme siamo una cosa sola…non lo vedi anche tu?” La Parola guardò se stessa e lèsse “Speciale”, poi guardò il suo vicino e lèsse: “Sei”Crediti: Testo: Yulia ErmolinaAudio: Roberto FrangipaneIllustrazione: Marco BollaArrangiamento musicale: Graziano MelziSupporto tecnico: Fabio Morgavi

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Una raccolta di 17 storie rivolte ai bambini dai 6 anni in su. Tutte le storie hanno un sapore nostalgico e un po’ malinconico. Ogni lettore può trovare il suo senso personale. Crediti: Testi: Yulia ErmolinaAudio: Roberto FrangipaneIllustrazione: Marco BollaArrangiamento musicale: Graziano MelziSupporto tecnico: Fabio Morgavi

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Yu. Ermolina

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How many episodes does Storie di piccole vite have?

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What is Storie di piccole vite about?

Una raccolta di 17 storie rivolte ai bambini dai 6 anni in su. Tutte le storie hanno un sapore nostalgico e un po’ malinconico. Ogni lettore può trovare il suo senso personale. Crediti: Testi: Yulia ErmolinaAudio: Roberto FrangipaneIllustrazione: Marco BollaArrangiamento musicale: Graziano...

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Storie di piccole vite is created and hosted by Yu. Ermolina.
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