Questioni di Gusto

PODCAST · society

Questioni di Gusto

Perché agli italiani piace così tanto parlare di cibo? Come si legge un menu al ristorante? Davvero gli affari migliori si concludono a tavola? E perché è così fondamentale apprezzare il ragù della suocera?Di questo e tanto altro vi parlerò in 'Questioni di Gusto', il podcast dedicato al mondo del cibo, della ristorazione e delle storie che ruotano attorno alla cucina. Io sono Eleonora Cozzella, giornalista, critica gastronomica e narratrice del sapore e in ogni episodio vi accompagno nell’esplorazione del lato più autentico, a volte curioso e divertente, della cultura alimentare: dai piatti che raccontano tradizioni secolari alle innovazioni che stanno cambiando il nostro modo di mangiare. In 'Questioni di Gusto', ogni piatto, abitudine o evento è un'occasione per scoprire storie, connessioni e significati che vanno oltre il semplice atto di nutrirsi. Perché dietro a ogni sapore c’è una storia e ogni scelta è sempre una questione di gusto.

  1. 107

    Marco Pierre White e la nostalgia del fuoco

    Giacca bianca, disciplina, servizio. Così ci si immaginava il grande cuoco prima degli anni Novanta. Poi è arrivato Marco Pierre White e la cucina ha cambiato postura. Lo chef smise di essere un talentuoso quanto rigoroso preparatore di pasti, per diventare artista, demiurgo, animale notturno, rockstar.

  2. 106

    Prosecco: il successo che disturba

    C’è una frase che ha fatto molto rumore in questi giorni. È su Telegraph, dove Henry Jeffreys scrive: “Let’s be honest, prosecco is revolting” – “diciamolo chiaramente, il prosecco è disgustoso”.

  3. 105

    Nonne in brigata per il futuro

    Cercansi nonne. Vi aspetta un casting, ma non per fare da comparse in qualche film. È un annuncio serio, comparso a Cerignola, in Puglia, dove il ristoratore Rosario Di Donna, patron di U’ Vulèsce, ha lanciato un progetto singolare: aprire la propria cucina alle nonne italiane, affidando a loro il ruolo di maestre. Le chiama in brigata, le ospita, manda persino un transfer a prenderle. In cambio, chiede ciò che non si compra e non si brevetta: gesti, ricette, segreti.

  4. 104

    Tramezzino, il perché di 100 anni di successo

    C’è un piccolo oggetto gastronomico che attraversa i decenni con una naturalezza quasi disarmante. Non si impone, non cerca di stupire, e non scompare mai. È il tramezzino.

  5. 103

    Dai dealcolati ai proxy il vino cambia forma

    A Vinitaly, quest’anno, c’è un piano che vale la pena visitare. Non tanto per quello che offre, che i gusti sono gusti, ma per quello che sta cercando di diventare. Si chiama NoLo. Che è l’espressione con cui si sintetizza No alcohol, low alcohol.

  6. 102

    Il Prosecco, il Parmesan, l’Australia e altre parole contese

    C’è una notizia di qualche giorno fa di cui non si è parlato abbastanza e che racconta molto bene dove sta andando il cibo oggi. L’Unione Europea ha firmato un nuovo accordo commerciale con l’Australia. Dentro ci sono tante cose: litio, energia, auto. Ma anche – e soprattutto – formaggi, vini, prodotti simbolo. Parmesan. Prosecco. Ed è qui che la questione si fa interessante. Perché quando si negozia sul nome di un formaggio o di un vino, non si sta parlando solo di commercio. Si sta negoziando un pezzo di identità. Di linguaggio. Di immaginario.

  7. 101

    A Londra, polpetta Is the new burrata

    Dimmi cosa trovi in menu come antipasto e ti dirò in che città sei. Per anni, a Londra, la risposta è stata quasi scontata: burrata. Colore bianco candido e consistenza cremosa, quella promessa di autenticità italiana nel Regno Unito ha fatto sentire improvvisamente tutti un po’ pugliesi, almeno per il tempo di un antipasto. Adesso qualcosa sta cambiando. Come ha rilevato il magazine The Standard, nei ristoranti più in voga della capitale britannica la burrata sta cedendo il passo a un altro simbolo della cucina italiana: le polpette al sugo. E non si usa nemmeno la traduzione: c’è scritto proprio polpette al sugo.

  8. 100

    La scoperta della colazione

    Per molto tempo la colazione è stata il pasto più trascurato della gastronomia. Non era terreno di chef, né pallino dei critici, o oggetto di racconti culinari. Era una cosa veloce: un caffè al banco, un cappuccino e un cornetto mangiati in piedi, con occhio fisso all’orologio. E quando non era veloce, restava comunque una faccenda domestica: la colazione nella cucina di casa, il latte caldo e i biscotti, la moka, magari una fetta di crostata. Un momento familiare, privato, piacevole perché dava lo sprint per la giornata, ma raramente memorabile dal punto di vista culinario. Ma a poco a poco quasi senza che ce ne accorgessimo, qualcosa è cambiato.

  9. 99

    René Redzepi, il genio e il sistema

    René Redzepi è uno degli chef che hanno cambiato davvero la cucina contemporanea. Questo è un dato storico. Con il Noma ha spostato il baricentro dell’alta ristorazione, ha imposto un lessico nuovo – foraging, fermentazione, natura, territorio estremo – e ha contribuito a trasformare Copenaghen in una capitale gastronomica. Ha inciso sull’immaginario della cucina mondiale come pochi altri cuochi del suo tempo. Proprio per questo, però, il modello culturale che ha prodotto merita di essere indagato a fondo. Perché più un personaggio è influente, più vasta è la sua responsabilità.

  10. 98

    Piatto fuori stagione

    Negli ultimi 60 anni il concetto di stagionalità ha compiuto un percorso curioso. È passata dall’essere una necessità agricola, legata ai cicli naturali, alla disponibilità reale dei prodotti, a diventare una scelta culturale consapevole. E da lì, quasi senza accorgercene, si è trasformata in dichiarazione etica.  

  11. 97

    Chianti, il prezzo del successo (e dei falsi)

    Se volete farvi un Chianti in salotto, sappiate che esiste un kit. Si chiama “VinClasse Chianti” e promette ricchezza di sentori in modalità bricolage. Basta acqua, zucchero, un po’ di fede e via: la Toscana in fermentazione accanto alla lavatrice.

  12. 96

    Dentro la tavoletta: il lato serio del piacere

    C’è un alimento che, come pochi altri, racconta una contraddizione tipica del nostro tempo: il cioccolato. Lo associamo al piacere più immediato, alla gratificazione, perfino alla consolazione emotiva, eppure dietro di lui si nasconde una delle filiere agricole più complesse e globali del pianeta.

  13. 95

    Tra medaglie e tiramisù: il lato più umano delle Olimpiadi

    In questi giorni guardiamo le Olimpiadi invernali soprattutto attraverso le immagini delle gare: discese velocissime, salti spettacolari, cronometri che decidono il destino di anni di allenamento. Eppure, se si scorrono i social degli atleti, c’è un altro racconto che sta emergendo con sorprendente forza: quello del cibo.

  14. 94

    L’hamburger di Marco Pierre White

    C’è un video che in questi giorni gira molto sui social. Protagonista è Marco Pierre White, uno dei cuochi più celebri e controversi della cucina britannica: il primo e più giovane chef nel Regno Unito ad aver conquistato tre stelle Michelin, all’inizio degli anni Novanta. Nel video White mangia un hamburger di McDonald’s e ci aggiunge sopra ketchup Heinz. Fine. Niente ironia, niente spiegazioni. Eppure, quel gesto fa rumore. Perché continuiamo a pensare che il cibo sia una dichiarazione morale, che mangiare bene significhi essere persone migliori, e che uno chef - soprattutto uno chef diventato un mito - debba vivere nell’empireo dell’alta cucina sempre, anche quando è fuori servizio.

  15. 93

    Scaldare una pappa, scatenare una rissa

    C’è una scena che racconta molto del nostro rapporto con il cibo oggi. Un ristorante vegano. Un gruppo di dieci commensali. Un bambino piccolo. Un omogeneizzato di carne da scaldare. Un no. Poi una discussione accesa in sala, le recensioni online, gli insulti sui social, le ricostruzioni contrapposte. E, come spesso accade, due verità che non coincidono mai del tutto.

  16. 92

    Groenlandia: quando il cibo misura il potere

    Non si è mai parlato così tanto di Groenlandia. Se ne parla perché Donald Trump non smette di guardarla con cupidigia come territorio strategico, citando terre rare, rotte artiche, sicurezza. Insomma: il futuro. Tecnologico, militare, globale. Poi però c’è il presente. A Nuuk, mentre il mondo sogna miniere sotto il ghiaccio per alimentare batterie e transizioni verdi, la vita quotidiana si regge su qualcosa di decisamente più prosaico: il pesce.

  17. 91

    Pistacchi gay e cameriere incluse nel conto

    Non sono stati piatti, ricette o un conto salato a far più discutere i lettori delle testate gastronomiche negli ultimi giorni. A far rumore sono stati invece cartelli e nomi.

  18. 90

    La cucina italiana patrimonio UNESCO contestata dagli inglesi. Ecco perché sbagliano

    Quando l’Unesco ha riconosciuto la cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, era inevitabile che fuori dai nostri confini qualcuno reagisse. E infatti il dibattito più spassoso non si è acceso in Francia o in Spagna, ma in Inghilterra.

  19. 89

    Il primo chef AI del mondo: il futuro che non sa di niente

    A Dubai hanno inaugurato un ristorante che promette di essere il futuro della cucina. Non per quello che serve nel piatto, ma per chi - o meglio che cosa - lo governa: uno “chef IA”. Un avatar biondo, occhiali tecnologici, sorriso da manuale di grafica 3D. Si chiama Aiman e dà il benvenuto ai clienti attraverso un ologramma. Elegante, scintillante, perfettamente immateriale.

  20. 88

    Elogio del silenzio a tavola

    C’è una cosa che sta diventando rara nei ristoranti, e non è la focaccia buona. È il silenzio. Non il silenzio imbarazzato, s’intende. Ma quello bello: che ti fa sentire il tintinnio delle posate, la crosta del pane che si spezza, il primo sorso di vino che sgorga dalla bottiglia e tocca il fondo del calice.

  21. 87

    Il nuovo rito da bere è in pigiama

    Per anni è rimasto un rito monolitico: l’aperitivo contemplava Spritz, negroni e americani, assaggini assortiti e un’estetica codificata tra cannucce colorate (ora compostabili) e cubetti di ghiaccio a tintinnare nei tumbler. Un’immagine così forte da sembrare immutabile. E invece - nessuno se l’aspettava - il vento sta cambiando: accanto ai drink tradizionali, ecco nuovi liquidi che mescolano benessere, ricerca, coccole e un diffuso desiderio di rallentare.

  22. 86

    Il Torrone allo Champagne e la doppia morale gastronomica

    Se appena fuori dai confini nazionali qualcuno osa toccare una delle nostre sacre tradizioni gastronomiche, ecco che per noi italiani parte l’allarme rosso. Sirene, indignazione, editoriali infuocati. Basta che negli Stati Uniti compaia una pizza all’ananas in un film, o che gli inglesi presentino la “carbonara in lattina”, e ci trasformiamo all’istante in una squadra speciale di Guastatori del Genio del patrimonio culinario: pronti a intervenire, difendere, salvare l’onore con un post indignato.

  23. 85

    Pasta sotto dazio

    C’è un dato che scuote il piatto: secondo l’articolo del Washington Post dal titolo “I dazi sulla pasta dall’Italia potrebbero presto superare il 100%”, il Dipartimento del Commercio statunitense è pronto a imporre dazi anti-dumping sulla pasta italiana che potrebbero toccare — e in certi casi superare — la soglia del 100 %. Non parliamo dunque di un caso marginale: quel che consideravamo un rito quotidiano — sedersi a tavola e gustare un piatto di pasta — rischia di diventare un terreno di contesa geopolitica.

  24. 84

    Halloween, ritorno all’Europa contadina

    Lo giudichiamo con un po' di snobismo come un carnevale americano fatto di zucche, maschere macabre e dolcetti. Eppure, sorpresa sorpresa, Halloween non è nato oltre Atlantico: le sue radici affondano nell'Europa contadina, nei cicli del raccolto e nei riti che celebravano il passaggio all'inverno.

  25. 83

    Osterie, trattorie e altri futuri possibili

    Le guide gastronomiche forse non godono più di ottima salute come un tempo, ma di certo sono lo strumento che racconta - meglio di molte analisi - come stia cambiando la cucina italiana.

  26. 82

    Burger veg vietato: altro che confusione semantica

    Avete presente quando, al supermercato, vi fermate davanti al banco frigo e vi sentite offesi dall’inganno semantico del “veggie burger”? No? Esatto. Nessuno si è mai sentito ingannato dallo spezzatino di seitan o dalle fettine di legumi. Possono piacere o meno, ma nessuno è mai stato convinto di comprare carne vera.

  27. 81

    Non è per il cane, è per la coscienza

    Chiedere la doggy bag, in Italia, continua a sembrare un gesto imbarazzante. Come se portarsi via il cibo avanzato – pagato – fosse segno di maleducazione o di bisogno. Eppure in Francia, o in Spagna, è un’abitudine consolidata: i ristoratori devono offrirla per legge. Nessun rossore, nessuna ironia: la portano via tutti, dai manager ai turisti, perché è considerato un gesto civile. Da noi, invece, la scena si ripete uguale: il cameriere sparecchia, il cliente dice “era ottimo”, ma nel piatto resta metà porzione. A casa, magari, facciamo miracoli con gli avanzi; fuori casa, ce ne vergogniamo.

  28. 80

    Dimmi cosa mangi al mattino e ti dirò chi sei

    È un po’ un nuovo oroscopo: c’è chi si sveglia solo dopo il cappuccino, chi fa la fila per l’avocado toast, chi si sente in colpa se non pesa i fiocchi d’avena, e chi si gode un bombolone ripieno alle 8:30 senza rimorsi.

  29. 79

    Il futuro è nei prati (stabili)

    Avete mai sentito parlare di prati stabili? Non sono semplici distese di erba: sono ecosistemi vivi, complessi, stratificati. Luoghi dove la natura e l’uomo collaborano da secoli: si sfalcia, si pascola, ma non si ara. E proprio questa continuità fa sì che si crei una biodiversità straordinaria: centinaia di specie di erbe, fiori, insetti impollinatori, uccelli che cantano.

  30. 78

    Take away society

    È ufficiale: siamo diventati un Paese che ama il take away, in linea col resto del mondo. Lo dicono i dati: nel 2024 il food delivery è cresciuto del 26% a livello globale, e si stima che entro il 2030 saranno 2 miliardi e mezzo le persone sul pianeta che ordineranno regolarmente il cibo a casa. Non è solo un fatto di pigrizia: è un cambio di paradigma.

  31. 77

    La Nutella come arma narrativa

    La Nutella, questa volta, non è solo una crema spalmabile. È un’arma narrativa. A Gaza, il 1° settembre, come racconta il sito Jfeed, ha aperto il Nutella Sweet&Café, una pasticceria interamente dedicata al barattolo più famoso del mondo (per inciso, la Ferrero è estranea alla nuova apertura)

  32. 76

    Le cicale e il gusto della verità

    L’inizio di settembre segna un ricominciare, è un capodanno autunnale. Per chi ha potuto andarci, è il ritorno dalle vacanze e poi si riaprono gli uffici, le scuole, le agende. Tutto riparte. Ma nei ricordi resta non lo scoppiare dei botti, ma il frinire delle cicale, colonna sonora di chi è stato in campagna o al mare.

  33. 75

    Il grande bluff dell’acqua detox

    Limone, cetriolo, menta. E l’illusione che basti una brocca per cambiare vita.

  34. 74

    Chi paga il conto (quando nessuno lo paga)

    Questa settimana, a far discutere il mondo della ristorazione – e non solo – è stato un video pubblicato su Instagram e TikTok da Francesco Rizzo, titolare del ristorante Cascina Ovi di Segrate, già noto per la sua partecipazione al Programma 4 ristoranti. Nel video, Rizzo racconta con amarezza l’episodio di due persone che hanno prenotato, mangiato, e poi si sono alzati e sono usciti senza pagare il conto. Lo sfogo è diventato virale. Perché non si è limitato alla denuncia, ma ha toccato corde profonde: quelle del rispetto, del lavoro, della dignità.

  35. 73

    “Non è una dieta, è un algoritmo“ (Ovvero: ho fame, ma prima chiedo a una app)

    È il periodo di “Oggi sto leggero” perché da sempre l’estate si prova a dimagrire. È un rito collettivo, certo come le zanzare, martellante come i tormentoni alla radio e stressante come le valigie che non si chiudono. Solo che di questi tempi non basta più chiudere la bocca e aprire il frigo delle illusioni light. Oggi ci si mette a dieta su consiglio dell’intelligenza artificiale. O peggio: di un influencer in costume con la parete di casa finta Ibiza. Siamo passati dal medico della mutua alla dieta della mutua fiducia nei video da 30 secondi.

  36. 72

    “Gastronomia da spiaggia“ (ovvero: sabbia nel panino, ricordi nel cuore)

    C’è stato un tempo in cui la ristorazione balneare era un affare serio. Non parlo degli stabilimenti con il cameriere in polo che ti serve il crudo di ricciola sulla sdraio, ma dei sacchetti frigo blu con dentro il panino avvolto nella stagnola, la fetta di cocomero che trasudava in una vaschetta di plastica sottile, e le bottigliette d’acqua “già calde alle 10 del mattino”.

  37. 71

    Taste shaming? No, grazie. La Gen Z si ribella al tribunale del gusto

    Ci sono crimini che non prevedono sconti di pena. Reati da codice rosso, anzi da codice forchetta: pizza con l’ananas, risotto ai frutti di mare con una spolverata di Parmigiano, cappuccino a cena. Non si tratta solo di abbinamenti improbabili, ma — per molti — di autentiche eresie, da condannare con sdegno pubblico e disprezzo privato. È il famigerato “taste shaming”, ovvero la pratica di far vergognare qualcuno per ciò che mette nel piatto.

  38. 70

    Il pomodoro stressato

    Lo dicevano le nonne, con un tono tra il lamento e la profezia: “Non ci sono più le mezze stagioni”. E oggi siamo arrivati al sequel: non ci sono più nemmeno le stagioni intere. Al loro posto, una specie di roulette meteo con grandinate a giugno, albicocche a maggio, vendemmie ad agosto e zucchine che crescono solo se parli loro in sanscrito.

  39. 69

    Estate e supermercati: dimmi cosa compri e ti dirò chi sei

    C’è un momento, tra metà giugno e l’inizio del caldo ancora più caldo, in cui il supermercato si trasforma in una sorta di confessionale. Il carrello non è più solo un mezzo per trasportare la spesa, ma un autoritratto con le rotelle: racconta le nostre ansie, i nostri sogni di evasione e quella speranza incrollabile che quest’estate, magari, sarà diversa.

  40. 68

    Piccole paranoie e grandi verità sulla sicurezza alimentare

    C’è chi lava le uova prima di metterle in frigo. Chi sciacqua la carne per ‘togliere i germi’. Chi pensa che il botulino sia un’invenzione dei produttori industriali. E poi c’è lui: il mito del “fatto in casa”, che tutto protegge e tutto assolve.

  41. 67

    Cibo e algoritmo: chi decide cosa mangiamo

    Fino a poco tempo fa, si apriva il frigorifero e si decideva cosa mangiare, magari cercando la ricetta sul solito fidato libro nello scaffale alto della cucina o nel blocco riempito a mano con i consigli di familiari e amici. Oggi, interroghiamo Google o cerchiamo su TikTok e per fare la spesa ci affidiamo a Amazon Fresh. Non è solo una questione di praticità. È una questione di potere. Perché – senza farci troppo caso – stiamo delegando il nostro gusto all’algoritmo.

  42. 66

    La rivincita della puzza, unica verità sensoriale in un’epoca filtrata

    Viviamo in un tempo in cui tutto dev’essere levigato. I selfie hanno filtri, i corpi hanno contouring, persino i tramonti su Instagram sono sottoposti a editing. Tutto è smussato, ammorbidito, controllato. Anche il cibo – almeno quello da social – sembra progettato per non disturbare: perfetti avocado toast, pasta che non schizza, dolci dal taglio chirurgico. Eppure, proprio mentre il mondo va in direzione dell’edulcorazione estetica, il gusto – quello vero – si ribella. Lo fa con l’olfatto, il senso più primitivo. Lo fa con la puzza

  43. 65

    Dolci in crisi di identità

    Siamo nell'era dei dolci che non vogliono essere solo dolci. Da un giro di video ricette sui social sembra che non possiamo più gustarci una fetta di torta al cioccolato senza che questa tenti di salvarci dal burnout, riequilibrarci i chakra o rinforzarci il sistema immunitario. Ma perché un dolce non può più essere semplicemente… un dolce?

  44. 64

    Il cibo diventa scherzo (e non fa ridere)

    C’è un fenomeno culinario che ha preso piede su TikTok e che fa riflettere su quanto sia sottile la linea tra intrattenimento e cattivo gusto.

  45. 63

    “Smettetela di mettere proteine dappertutto“

    «Does a pancake really need protein? Do potato chips really need protein? Just let a brownie be a brownie.»

  46. 62

    Coltelli da chef: guerrieri da cucina o samurai del divano?

    C’era un tempo — non troppo lontano — in cui le televendite dominavano l’universo gastronomico. In quell’era mitologica, un uomo dallo sguardo fiero e dal grembiule impeccabile, Chef Tony, brandiva coltelli miracolosi capaci di affettare un pomodoro maturo e un tubo da giardino con la stessa disinvoltura.

  47. 61

    Il pane, la terra e l’anima: l’altra eredità di Papa Francesco

    Con la scomparsa di Papa Francesco, il mondo perde non solo una guida spirituale, ma anche un instancabile difensore della giustizia alimentare e ambientale. Il suo pontificato ha intrecciato profondamente fede, cibo e sostenibilità, lasciando un’eredità che va oltre i confini della Chiesa.

  48. 60

    La cucina Fusion non esiste (ma è virale su TikTok)

    È ufficiale: la cucina Fusion è tornata. Non che se ne fosse mai andata, ma oggi impazza sui social sotto forma di burger-sushi, tacos di lasagna, ramen alla carbonara e hummus al pesto.

  49. 59

    Il formaggio fuso vince l’ansia

    C’era una volta l’avanguardia. Il piatto-smorfia, l’esperienza che sconcerta, lo shock della forchetta. Poi è arrivato lui, silenzioso e colante: il cheese toastie. Pane croccante, formaggio fuso, un abbraccio caldo tra i denti. Ed è stato subito sold-out.

  50. 58

    Mai bere per dimenticare

    Bevo per dimenticare, si dice spesso, con quel tono da chanson francese o da film in bianco e nero. Ma c'è un altro brindisi possibile, più profondo e forse più necessario, in questi tempi di amnesie collettive: beviamo per ricordare.

Type above to search every episode's transcript for a word or phrase. Matches are scoped to this podcast.

Searching…

We're indexing this podcast's transcripts for the first time — this can take a minute or two. We'll show results as soon as they're ready.

No matches for "" in this podcast's transcripts.

Showing of matches

No topics indexed yet for this podcast.

Loading reviews...

ABOUT THIS SHOW

Perché agli italiani piace così tanto parlare di cibo? Come si legge un menu al ristorante? Davvero gli affari migliori si concludono a tavola? E perché è così fondamentale apprezzare il ragù della suocera?Di questo e tanto altro vi parlerò in 'Questioni di Gusto', il podcast dedicato al mondo del cibo, della ristorazione e delle storie che ruotano attorno alla cucina. Io sono Eleonora Cozzella, giornalista, critica gastronomica e narratrice del sapore e in ogni episodio vi accompagno nell’esplorazione del lato più autentico, a volte curioso e divertente, della cultura alimentare: dai piatti che raccontano tradizioni secolari alle innovazioni che stanno cambiando il nostro modo di mangiare. In 'Questioni di Gusto', ogni piatto, abitudine o evento è un'occasione per scoprire storie, connessioni e significati che vanno oltre il semplice atto di nutrirsi. Perché dietro a ogni sapore c’è una storia e ogni scelta è sempre una questione di gusto.

HOSTED BY

OnePodcast

Produced by www.repubblica.it

CATEGORIES

URL copied to clipboard!