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Milly Podcast – Italiano vero • Storie vere
by Milly
Benvenuti 🌷 un soffio d’aria tra lingua e emozioni.Se ami l’Italia, il suo stile di vita e vuoi parlare italiano come un vero italiano, questo podcast è fatto per te. Ogni episodio è un viaggio tra cultura, cucina, musica e curiosità italiane, pensato per chi desidera imparare la lingua divertendosi. Perfetto per chi sogna di vivere la dolce vita… anche solo per qualche minuto!Hai qualche domanda o curiosità? 👀Contattami qua 💌[email protected] grazie di cuore ♥️ a Liv art photography per l’immagine di copertina.
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La finestra dell’aula 6 | Ricordando Marta Russo
Il 9 maggio 1997 Marta Russo, studentessa di Giurisprudenza alla Sapienza di Roma, viene colpita da un proiettile mentre attraversa la Città Universitaria. Aveva soltanto ventidue anni. Morirà tre giorni dopo.Da allora il suo nome è rimasto legato a uno dei casi giudiziari più discussi della storia italiana: un processo lungo e controverso, un’arma mai ritrovata e interrogativi che, ancora oggi, continuano a far discutere.Ma questo episodio non vuole ripercorrere il processo né formulare nuove ipotesi.È un invito a fermarsi davanti alla tomba di Marta Russo, al Cimitero Monumentale del Verano, dove un libro di pietra aperto e una penna scolpita ricordano, prima di tutto, una giovane donna che stava costruendo il proprio futuro.Un racconto narrativo dedicato alla memoria, al dolore delle famiglie e al difficile equilibrio tra il diritto di conoscere la verità e quello di ricordare una persona per ciò che è stata, non soltanto per il mistero che ha segnato la sua storia.
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Da Lost in Translation a La ragazza del convenience store: un unico smarrimento
Che cosa hanno in comune Lost in Translation di Sofia Coppola e La ragazza del convenience store di Sayaka Murata?Molto più di quanto sembri.In questo episodio mettiamo in dialogo un film e un romanzo che raccontano, con linguaggi diversi, la stessa esperienza: quella di sentirsi stranieri, anche quando si è esattamente nel posto in cui si dovrebbe essere.Da una parte Bob Harris e Charlotte, sospesi nella Tokyo luminosa e insonne di Lost in Translation. Dall’altra Keiko, la protagonista del romanzo di Sayaka Murata, che trova nel rituale quotidiano di un convenience store l’unico modo per sentirsi parte del mondo.Attraverso queste due opere riflettiamo sul senso di appartenenza, sulla solitudine silenziosa, sul peso delle aspettative sociali e su quel rumore di fondo che accompagna chi, almeno una volta nella vita, ha avuto la sensazione di non parlare la stessa lingua degli altri.Un episodio narrativo dedicato ai non detti, all’identità e alla ricerca, spesso fragile, di un luogo da poter chiamare casa.
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Le Almond Mom: quando una mandorla pesa più di una carezza
Che cos'è una Almond Mom?Negli ultimi anni questa espressione è diventata virale sui social per descrivere un atteggiamento molto diffuso: quello di chi vive il cibo con paura, controllo e senso di colpa, trasmettendo spesso queste stesse preoccupazioni ai propri figli.Ma questo episodio non punta il dito contro le madri.Al contrario, cerca di capire come intere generazioni siano cresciute in una cultura che ha associato il valore personale al peso, alla magrezza e all'apparenza fisica.Parliamo di frasi che sembrano innocue ma che possono lasciare tracce profonde, di immagini del corpo, di educazione alimentare e di come il rapporto con il cibo nasca spesso molto prima di quanto immaginiamo.Un episodio delicato e riflessivo che invita a guardare oltre le calorie e oltre la bilancia, per ricordare qualcosa di fondamentale:il valore di una persona non si misura in chili, taglie o numeri.Si misura nella sua umanità, nei suoi sogni, nella sua gentilezza e nella sua capacità di amare.Un viaggio tra psicologia, famiglia e società, per comprendere meglio il modo in cui impariamo a vedere noi stessi.
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Per chi mi ascolta da Ashburn - il luogo invisibile dove passa il mondo digitale
C’è una tranquilla cittadina della Virginia — case ordinate, strade silenziose, quartieri immersi nel verde — che quasi nessuno conoscerebbe. Eppure Ashburn è uno dei cuori nascosti di internet: una parte enorme del traffico digitale mondiale passa proprio da qui, attraverso edifici anonimi pieni di server che non si fermano mai, giorno e notte.Questo episodio è dedicato a chi ascolta da quella città, e parte da quel contrasto — la normalità in superficie, la rete gigantesca sotto — per arrivare a un’idea più ampia: le cose più importanti, nella tecnologia come nella vita, sono spesso quelle invisibili. Un piccolo omaggio ai ponti invisibili che uniscono persone lontane.
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Extravergine o olio d’oliva? Il colore verde che nasconde un segreto
Due bottiglie quasi identiche, una accanto all’altra sullo scaffale di un supermercato. Una riporta la scritta olio extravergine di oliva, l’altra semplicemente olio d’oliva. Sembrano la stessa cosa, ma raccontano due storie completamente diverse.In questo episodio scopriamo come nasce un vero extravergine, cosa significa davvero “estrazione a freddo”, perché l’acidità è così importante e cosa distingue un olio ottenuto esclusivamente con procedimenti meccanici da un olio raffinato.Un viaggio tra i frantoi italiani, gli uliveti della Puglia, della Toscana, della Sicilia, della Liguria e di molte altre regioni, per capire che un buon olio non è soltanto un ingrediente: è il racconto di un territorio, di una tradizione e del lavoro di chi coltiva gli ulivi con passione.Perché imparare l’italiano significa anche imparare a riconoscere i sapori, le eccellenze e le storie che rendono unico il nostro Paese.
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Vendere fiducia nell’era dei social
Perché ci fidiamo di alcune persone ancora prima di verificare ciò che sanno davvero?In questo episodio riflettiamo su un fenomeno sempre più diffuso: figure che cambiano settore, linguaggio e immagine con sorprendente facilità, mantenendo però lo stesso meccanismo di persuasione.Partendo da una semplice fotografia, esploriamo alcuni concetti della psicologia cognitiva, come l’autorità percepita e i segnali di credibilità, per capire quanto l’estetica, il tono di voce e la comunicazione possano influenzare il nostro giudizio.L’obiettivo non è accusare una categoria o mettere in discussione chi lavora con serietà, ma proporre un metodo semplice per esercitare il pensiero critico: fare domande, verificare le competenze e distinguere il carisma dalla preparazione.Un episodio dedicato alla fiducia, alla trasparenza e alla responsabilità di chi comunica, ma anche di chi ascolta.
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Sigrun Lässig — “Realvirtuali,” il romanzo italiano nato in Bassa Sassonia
Cosa succede quando una donna tedesca decide di scrivere un intero romanzo… direttamente in italiano?In questa puntata incontro Sigrun Lässig, autrice che vive in Bassa Sassonia e che porta ancora nel cuore i due anni trascorsi in Italia, definiti da lei stessa i più belli della sua vita.Parliamo di “Realvirtuali”, un romanzo che nasce da una chat tra Berlino e Roma, attraversa amicizie, identità, relazioni virtuali e realtà che, prima o poi, bussa sempre alla porta.Ma questa è anche la storia di una scelta coraggiosa: scrivere nella lingua di un altro Paese, affrontando dubbi, revisioni, incomprensioni e perfino errori editoriali che l’autrice ha dovuto correggere personalmente.Durante l’intervista scopriamo: perché l’Italia ha lasciato un segno così profondo nella sua vita; cosa significa davvero scrivere narrativa in una lingua non materna; il sottile confine tra mondo virtuale e vita reale che attraversa tutto il romanzo; e il messaggio che Sigrun desidera lasciare ai lettori italiani.Una conversazione che parla di lingue, nostalgia, appartenenza e del coraggio di seguire una passione anche quando sembra impossibile.📖 Realvirtuali è disponibile su Amazon in formato eBook, anche con Kindle Unlimited.Buon ascolto!
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Lost in Translation: quando una città diventa un personaggio
Ci sono film che raccontano una storia. E poi ci sono film che raccontano uno stato d’animo.In questo episodio entriamo dentro Lost in Translation (2003), il capolavoro di Sofia Coppola girato in appena ventisette giorni, con una troupe minuscola e uno stile quasi clandestino tra le strade di Tokyo.Scopriremo come molte scene siano state realizzate senza permessi, perché le persone che attraversano Shibuya non sono comparse ma cittadini inconsapevoli, e come persino un improvviso blackout durante le riprese sia diventato parte del film.Ma soprattutto parleremo di ciò che rende Lost in Translation così indimenticabile: il valore dei silenzi, delle parole non dette e dell’incontro tra due persone che, nel cuore di una delle città più affollate del mondo, trovano un luogo in cui sentirsi finalmente comprese.Un episodio narrativo dedicato alla malinconia, alla solitudine e a quella sottile bellezza che esiste solo nelle cose lasciate in sospeso.
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“Paolo Borsellino – Il coraggio di chi cammina sapendo la fine”
Palermo, estate 1992. L'aria è ferma, il caldo è immobile, e la città trattiene il respiro come se sapesse cosa sta per accadere.Questo non è un podcast da ascoltare distrattamente. È un attraversamento.Paolo Borsellino non viene raccontato come un'icona, ma come un uomo. Stanco. Lucido. Consapevole. Un uomo che sa — che dopo Capaci il suo tempo è già scritto, che il silenzio delle istituzioni pesa quanto le minacce della mafia, che non c'è più scampo. Eppure continua.Si parte da prima dell'esplosione: una città ferita, abituata al rumore delle armi e al silenzio della paura. Si racconta il legame con Giovanni Falcone, la nascita del Maxi Processo, l'idea — rivoluzionaria — di colpire la mafia come sistema, non come somma di singoli. Poi la solitudine dopo Capaci: i 57 giorni più densi della storia repubblicana, l'agenda rossa, le notti di lavoro, la corsa contro un tempo che si sa già perduto.Fino a Via D'Amelio. Fino all'istante che spacca in due la storia italiana.Ma questo episodio non si ferma lì. Racconta ciò che resta: la rabbia, le piazze, i giovani, una memoria che smette di essere ricordo e diventa movimento. Racconta un coraggio che non è mai appartenuto solo al passato — perché torna a vivere ogni volta che qualcuno sceglie di non voltarsi dall'altra parte.Per chi crede che il coraggio non sia l'assenza di paura, ma la decisione di andare avanti nonostante tutto. Per chi sente che certe vite non finiscono: diventano promessa.Un ascolto intenso. Necessario. Da affrontare con rispetto.
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Gli infiniti colori dell’Amore — Un viaggio verso se stessi con Elena India
Nel 2017 tutto si è fermato. Non un crollo, ma un silenzio che si allarga — quel punto fermo che ci costringe a chiederci chi siamo davvero. Per Elena Fumagalli, in arte Elena India, la risposta non è arrivata da sola: è arrivata da un viaggio, fino in India, e da un incontro che ha cambiato la direzione della sua vita.In questa puntata ripercorriamo con lei la strada che l’ha portata a scrivere “Gli infiniti colori dell’Amore”: il rispetto per se stessi come primo passo verso il rispetto per gli altri, un’etica che non chiede etichette né conversioni, solo la scelta quotidiana di guardare l’altro con empatia.Un dialogo su cammini interiori, incontri che restano, e quella luce che a volte non accendiamo noi — ma che qualcuno ci mostra.📖 Il libro è edito da Vertigo Edizioni: www.vertigoedizioni.it🔗 Scheda su Amazon: https://www.amazon.it/infiniti-colori-dellamore-Elena-India/dp/8862069200⚠️ Al momento il libro non risulta disponibile su Amazon. Se siete interessati all’acquisto, potete scrivere direttamente alla casa editrice tramite il sito indicato sopra.
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L’arte di togliere: minimalismo, silenzio e il bisogno di rallentare
Di quante cose abbiamo davvero bisogno per vivere bene? Sempre più persone, oggi, sentono una stanchezza che non è solo fisica: è il peso di troppi oggetti, troppi impegni, troppe notifiche. Un episodio sul vero significato del minimalismo — non un’estetica fatta di case bianche e vuote, ma una ricerca di spazio: fisico, mentale, interiore. Tra chi lascia le grandi città per una vita più lenta e chi semplicemente impara a lasciare andare, una riflessione su accumulo, presenza e sul motivo per cui, a volte, il vero lusso non è possedere di più, ma avere spazio per respirare.
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“Wentworth Miller e la verità che ci spaventa”
“Non siamo così. Davvero?”Un episodio riflessivo ispirato a un testo di Wentworth Miller sul rapporto tra identità, responsabilità e consapevolezza.Una riflessione sulle parti di noi che preferiamo non vedere, sulla frase “non siamo così” e sul confine sottile tra accettarsi davvero… e raccontarsi una versione più comoda di sé.
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Caraibi o camposanto? Due parole, un’estate e il peso del cambiamento climatico
Due parole. Due immagini. Due modi completamente diversi di raccontare lo stesso caldo.Da una parte i “Caraibi”, usati come metafora di un’estate a cui dovremmo abituarci. Dall’altra il “camposanto”, l’amara provocazione del premio Nobel Giorgio Parisi per ricordare che il caldo estremo non è soltanto una sensazione, ma un rischio concreto per la salute.In questo episodio riflettiamo sul potere delle parole quando si parla di cambiamento climatico, sul confine tra rassicurazione e minimizzazione e sui dati che raccontano un’Europa sempre più esposta alle ondate di calore. Perché il modo in cui descriviamo un problema può influenzare anche il modo in cui decidiamo di affrontarlo.
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Parigi, 14 luglio 1789: io c’ero — La caduta della Bastiglia
Sono le sette del mattino e Parigi non dorme da due giorni. Una folla che nessuno riesce a contare marcia verso una fortezza con otto torri e quattrocento anni di paura scolpiti nella pietra. Dentro, si dice, il re fa sparire chi vuole, senza processo. Fuori, migliaia di persone che hanno smesso di avere paura.In questo episodio racconto in prima persona le ore che hanno cambiato la Francia — e il mondo — attraverso gli occhi di chi c’era: il sangue, la confusione, la testa di un governatore su una picca, e un re che quella sera scrive nel suo diario una sola parola: “Rien”. Niente.Da quel pomeriggio nascono tre parole che portiamo ancora oggi: Liberté, Égalité, Fraternité.
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OxyContin: la fabbrica del dolore
Non è una storia di cronaca. È un atto d’accusa. Purdue Pharma sapeva. I Sackler sapevano. Eppure hanno venduto dipendenza per vent’anni, comprato il silenzio dei musei con la filantropia, e alla fine hanno pagato un conto — 7,4 miliardi di dollari — senza che nessuno di loro varcasse la soglia di un carcere. Nessuna condanna penale personale. Nessuna vera giustizia. Solo una cifra, tra gli ottomila e i sedicimila dollari, per anni di dipendenza e vite spezzate. Questa è la storia di come il potere si compra l’impunità — e di chi non smette di chiederne conto.
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Quando smettiamo di recitare?
Un camion dei pompieri su un marciapiede di Brooklyn, uno sguardo di disapprovazione, una reazione “sbagliata”: da questo ricordo d’infanzia di Wentworth Miller, l’attore di Prison Break, nasce una riflessione su quante maschere indossiamo ogni giorno per sembrare “normali”. Dalle piccole frasi che da bambini ci insegnano a nascondere chi siamo davvero, fino alla scoperta — fatta da adulti — di aver recitato anche fuori dal palco. Un episodio su autenticità, paura del giudizio e sulla domanda che vale la pena farsi: chi saremmo se smettessimo di interpretare un personaggio?
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Dexter – Il silenzio dopo il mostro
Ci sono serie che finiscono. E poi ci sono serie che continuano a vivere dentro chi le ha guardate.In questo episodio entriamo nel finale di Dexter, uno dei più discussi, controversi e malinconici della televisione contemporanea. Non per cercare colpi di scena o spiegazioni facili, ma per osservare ciò che resta quando l’ultima scena è ormai finita.Parliamo di Dexter Morgan come uomo, prima ancora che come mostro. Della sua disperata ricerca di una normalità che sembra sempre sfuggirgli. Del legame con Harrison Morgan, simbolo di una possibile redenzione, e di Hannah McKay, forse l’unica persona ad averlo visto davvero, senza maschere.E poi c’è la perdita di Debra Morgan: il momento che infrange definitivamente l’illusione di una vita normale e costringe Dexter a guardare negli occhi tutto ciò da cui ha cercato di fuggire.È un episodio narrativo e riflessivo sul senso di colpa, sulla solitudine e sulla paura di non meritare la felicità.Perché, forse, il finale di Dexter non parla davvero di un serial killer.Parla di una persona profondamente convinta di essere troppo rotta per poter essere amata davvero.
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Il giudizio degli innocenti
Cosa succede dentro di noi nel momento esatto in cui leggiamo un titolo di giornale e formuliamo una sentenza, automatica e sicura, ancora prima di sapere davvero cosa è accaduto? Un episodio sull’errore fondamentale di attribuzione, sulla banalità del male di Hannah Arendt applicata ai linciaggi digitali, e su quello che succede a chi viene travolto dal giudizio collettivo senza aver fatto nulla — genitori, fratelli, persone che amavano “la persona sbagliata”. Una riflessione sull’empatia come disciplina difficile, non come debolezza: la capacità di tenere insieme due verità che sembrano contraddirsi.
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Il risotto alla milanese: l’oro che si mangia
Nella Milano del Cinquecento, tra gli operai che scalpellano marmo per un Duomo che sembra non finire mai, nasce la leggenda di “Zafferano”, un apprendista vetraio belga con un’ossessione per la spezia dorata. Da uno scherzo durante un banchetto di nozze alla nascita di uno dei piatti più iconici della cucina italiana: un viaggio tra leggenda e storia documentata, tra le rotte commerciali che portavano lo zafferano dall’Oriente e le risaie della Pianura Padana. Scopriamo perché dietro l’oro in tavola si nasconde sempre una logica povera e contadina di recupero, e il legame dimenticato tra risotto e ossobuco.
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Dal dolore alla dipendenza: la storia del fentanyl, dall’America a Roma
Un farmaco nato per alleviare il dolore più estremo può trasformarsi in uno dei protagonisti della più grave crisi sanitaria degli ultimi decenni?In questo episodio ripercorriamo la storia del fentanyl e delle sue origini, partendo dalla crisi degli oppioidi negli Stati Uniti: le promesse dell’OxyContin, il ruolo delle case farmaceutiche, milioni di persone diventate dipendenti e una tragedia che ha causato centinaia di migliaia di morti. Parleremo anche della miniserie Dopesick, disponibile su Disney+, che racconta in modo fedele l’inizio di questa vicenda.Poi ci sposteremo in Italia, dove il recente furto di ottanta fiale di fentanyl dall’ospedale israelitico di Roma ha riacceso il dibattito sulla sicurezza e sul traffico illegale di questo potente oppioide.Non è un episodio costruito per fare paura. È un invito a capire come una sostanza nata per salvare vite possa, nelle mani sbagliate, diventare uno strumento di distruzione. Perché imparare una lingua significa anche imparare a leggere il mondo, affrontando temi complessi con spirito critico, curiosità e consapevolezza.
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Trenta gradi e un cartello: der, die, das
Una fotografia scattata in una scuola elementare di Stoccarda. Una maestra davanti alla lavagna. Bambini seduti ai banchi. E tre piccoli cartelli appesi alla parete: der, die, das.Fuori è estate. Dentro l’aula si superano i trenta gradi.Da un’immagine apparentemente ordinaria nasce una riflessione che va ben oltre il dibattito sui climatizzatori nelle scuole. Cosa succede al cervello quando il corpo soffre il caldo? Perché ogni generazione finisce per considerare “normale” un clima sempre più diverso da quello precedente? E come si chiama quella sottile sensazione di estraneità che proviamo quando i luoghi che amiamo cambiano, mentre noi restiamo fermi?In questo episodio esploriamo tre teorie scientifiche reali: lo studio Heat and Learning, la shifting baseline syndrome e la solastalgia. Tre prospettive diverse che raccontano come il cambiamento climatico non riguardi soltanto l’ambiente, ma anche il modo in cui impariamo, ricordiamo e percepiamo il mondo.Un episodio su scuola, memoria e sul lento spostarsi di ciò che, senza quasi accorgercene, iniziamo a chiamare normalità.
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La Dolce Vita esiste davvero? Quello che Instagram non ti racconta sull’Italia
Ogni giorno migliaia di video ci mostrano la stessa storia: qualcuno lascia una grande città del Nord Europa o degli Stati Uniti e si trasferisce in Italia per vivere finalmente la Dolce Vita.Ma cosa succede dopo il reel?In questo episodio proviamo ad andare oltre le immagini perfette di borghi assolati, cappelli di paglia e aperitivi al tramonto. Parliamo di lavoro, stipendi, ferie, burocrazia e del ruolo delle donne nella società italiana. Scopriamo perché alcuni stereotipi sull’Italia sono sbagliati e perché, allo stesso tempo, alcuni problemi reali vengono spesso ignorati.È un viaggio tra numeri, cultura e vita quotidiana. Un racconto che non vuole né idealizzare né demolire l’Italia, ma guardarla con occhi sinceri.Perché forse la Dolce Vita esiste davvero.Solo che non è dove la cerca Instagram.Un episodio per chi sogna di trasferirsi in Italia, per chi ci vive già e per chi si è sempre chiesto perché, nonostante tutto, questo Paese continui a esercitare un fascino così difficile da spiegare.
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L’arte di arrangiarsi
C’è una parola italiana che non si traduce: arrangiarsi. Non significa rassegnarsi, ma trasformare quello che hai in qualcosa che funziona — un atto creativo nato da secoli di storia in cui gli italiani hanno dovuto cavarsela da soli, senza aspettare Stato o istituzioni. Dalla cucina al design, dall’architettura alla moda, questa filosofia attraversa la cultura italiana, ma porta con sé anche un lato d’ombra: il confine sottile tra genio creativo e furbizia, tra arte e scorciatoia.
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Il silenzio del mezzogiorno
Tra l’una e le quattro del pomeriggio, in molti paesi del Sud Italia, le strade si svuotano e le saracinesche si abbassano. Non è pigrizia, ma una forma di resistenza al clima e di rispetto per un tempo che non appartiene al lavoro.Attraverso la storia di Carmela, settant’anni, merciaia in un paese dell’entroterra calabrese, esploriamo il significato profondo del “riposo pomeridiano”: un rito collettivo che crea appartenenza, in contrasto con il ritmo continuo e frammentato delle grandi città.Un episodio sul tempo, sulla comunità e su una domanda che forse riguarda tutti noi: la fretta è davvero l’unico modo di abitare le nostre giornate?
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“La guerra per la nostra attenzione” – TikTok, video brevi, podcast e la domanda che quasi nessuno si fa più
Viviamo immersi nei contenuti: video, notizie, polemiche, musiche che esplodono per pochi giorni e poi spariscono nel nulla.Ma quanto di quello che vediamo ogni giorno lo scegliamo davvero noi?In questo episodio riflettiamo sul modo in cui piattaforme come TikTok e i social network stanno cambiando la nostra attenzione, il nostro tempo e perfino il nostro modo di pensare.Perché oggi non vincono sempre i contenuti più profondi. Spesso vincono quelli che riescono a catturare più velocemente rabbia, paura o conflitto.Parliamo di algoritmi, sovraccarico mentale, video sempre più brevi e della sensazione crescente di vivere con la mente continuamente piena di rumore.Ma parliamo anche del motivo per cui i podcast stanno vivendo un momento così forte. Perché forse, in un mondo che corre sempre più veloce, ascoltare una voce lenta è diventato quasi un atto di resistenza.Un episodio riflessivo e molto attuale sul valore dell’attenzione, sul bisogno di rallentare e sulla domanda che oggi dovremmo forse porci più spesso:Quanto spazio abbiamo ancora per pensare davvero con calma?
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Il conto arriva dopo
Mezzanotte e mezza, l’ennesima serie aperta “solo per vedere cosa c’è”. Da un post di Wentworth Miller — l’attore di Prison Break diventato voce scomoda sui social — nasce una riflessione notturna e onesta sull’escapismo: da cosa scappiamo davvero quando guardiamo ore di streaming prima di dormire? Tra la domanda “lasceresti guardare al te bambino quello che guardi tu adesso” e la metafora della “sbornia da serie”, un episodio intimo su cosa raccontano di noi le storie che scegliamo di consumare — e sul conto che, prima o poi, arriva sempre.
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“Una pera per i bambini del villaggio” – La poesia tedesca che continua a parlare al cuore
In questo episodio vi porto nel nord della Germania, tra il vento del Brandeburgo, vecchi alberi di pere e una delle poesie più amate della letteratura tedesca: Herr von Ribbeck auf Ribbeck im Havelland di Theodor Fontane.Una poesia semplice solo in apparenza. Una storia delicata che parla di gentilezza, memoria e del desiderio umano di lasciare qualcosa di buono dietro di sé.Chi era davvero il signor von Ribbeck? Perché questa poesia viene ancora imparata a memoria in Germania dopo più di cento anni? E cosa ci dice oggi, in un mondo spesso ossessionato dal successo, dall’immagine e dalla produttività?Attraverso il racconto di un uomo che regalava pere ai bambini del villaggio, questo episodio riflette sul valore dei piccoli gesti, sulle persone che continuano a vivere nei ricordi degli altri e sulla traccia invisibile che lasciamo nel mondo.Un viaggio poetico e malinconico tra letteratura tedesca, memoria e umanità. Perché, forse, alla fine non veniamo ricordati per ciò che possedevamo, ma per ciò che abbiamo donato agli altri.
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Ucraina nell’Unione Europea – La porta che si apre mentre fuori si spara
Si possono gettare le fondamenta di una casa mentre il terreno continua a tremare?È la domanda che attraversa questo episodio, dedicato a uno dei temi più delicati e controversi dell’Europa contemporanea: il percorso di adesione dell’Ucraina all’Unione Europea.Partendo dalle ultime decisioni prese a Bruxelles, analizziamo cosa significhi davvero l’apertura dei negoziati di adesione, quali ostacoli restino da superare e perché il dibattito divida governi, esperti e cittadini.Parleremo di guerra, sicurezza, democrazia, accordi europei, veti politici e delle profonde trasformazioni che potrebbero cambiare il volto dell’Europa nei prossimi decenni.Senza slogan.Senza tifoserie.Con il desiderio di comprendere una realtà complessa, che non si lascia ridurre a risposte semplici.Perché, forse, la domanda più difficile non è se l’Ucraina entrerà nell’Unione Europea, ma se l’Europa sia pronta ad accoglierla mentre la guerra non è ancora finita.
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Giovani stanchi – Crescere in Europa con il futuro sulle spalle
Sempre più giovani in Europa si sentono esausti.Hanno studiato, imparato lingue, accettato stage e lavori temporanei. Hanno fatto tutto quello che veniva richiesto.Eppure molti vivono con una sensazione costante di incertezza: affitti troppo alti, contratti precari, futuro rimandato.In questo episodio riflettiamo su una forma nuova di stanchezza generazionale: non una fragilità individuale, ma il peso di un sistema che chiede prestazione continua e offre sempre meno sicurezza.Perché la salute mentale non è solo una questione personale.È anche una questione sociale e politica.
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“L’ultima persona reale nell’ufficio digitale” – America, Europa, lavoro da remoto, intelligenza artificiale e la nuova solitudine
C'è una nuova forma di solitudine che sta crescendo silenziosamente nel mondo moderno: una solitudine piena di notifiche, schermi e connessioni digitali, ma sempre più priva di vera presenza umana.In questo episodio parliamo di lavoro da remoto, intelligenza artificiale e della trasformazione silenziosa delle relazioni umane negli Stati Uniti e nel resto del mondo.Sempre più persone lavorano da sole davanti a uno schermo. Sempre più conversazioni passano attraverso algoritmi. E sempre più persone iniziano a rendersi conto di una cosa inquietante: a volte parlano più con un'intelligenza artificiale che con altri esseri umani.Ma cosa succede quando la tecnologia diventa non solo uno strumento, ma il luogo principale in cui viviamo? Che cosa perdiamo quando tutto diventa più efficiente, più veloce, più automatizzato?Un episodio profondo e molto attuale sul bisogno di connessione reale, sulla stanchezza digitale, sulla nuova solitudine moderna e sul motivo per cui, forse, una voce umana oggi sembra quasi una forma di resistenza.Perché forse la domanda più importante del futuro non sarà: «Quanto diventerà intelligente la tecnologia?» Ma piuttosto: «Riusciremo a restare umani… mentre tutto intorno a noi cambia?»
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Il giorno più lungo – La maturità italiana tra paura, sogni e futuro
Ogni anno, a giugno, oltre mezzo milione di studenti italiani vive lo stesso momento.Una notte quasi senza sonno.Un'aula silenziosa.Un foglio bianco.È il giorno della maturità.Ma che cos'è davvero questo esame che da oltre cento anni accompagna generazioni di ragazzi italiani verso l'età adulta?In questo episodio vi porto dentro uno dei riti più importanti della cultura italiana: l'Esame di Stato. Scopriremo come funziona, quali sono le prove, quali tracce sono state proposte nel 2026 e perché questo appuntamento è molto più di una semplice verifica scolastica.Un viaggio tra storia, tradizioni, emozioni e ricordi che appartengono a milioni di italiani.Perché la maturità non è soltanto un esame.È il momento in cui una porta si chiude e un'altra si apre.🇮🇹 Episodio adatto a studenti di italiano di livello B1 e superiore.📚 Parole utili, cultura italiana e un racconto che parla di crescita, cambiamento e nuovi inizi.
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Dieci milioni – La Svizzera ha votato. E io ho qualcosa da dire.
La Svizzera dovrebbe mettere un limite alla propria crescita demografica?È la domanda che milioni di cittadini svizzeri si sono posti durante una delle votazioni più discusse degli ultimi anni.In questo episodio parliamo dell’iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni”, delle ragioni di chi ha votato Sì e delle ragioni di chi ha votato No.Parleremo di immigrazione, territorio, economia, qualità della vita e democrazia diretta. Ma soprattutto proveremo a fare qualcosa che oggi sembra sempre più difficile: ascoltare argomenti diversi senza trasformare ogni discussione in uno scontro.Da svizzera, questo tema mi tocca da vicino. Per questo ho voluto condividere una riflessione personale su una votazione che parla non solo di numeri e confini, ma anche di futuro, identità e convivenza.Un episodio dedicato a chi vuole capire meglio la Svizzera di oggi e imparare nuovo vocabolario italiano legato alla politica e all’attualità.
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“Cronaca nera e umanità – Il rispetto che stiamo perdendo”
Un episodio riflessivo sul modo in cui raccontiamo il dolore degli altri. In un tempo in cui tragedie, processi e vite spezzate diventano contenuti da commentare, condividere e consumare, questo podcast prova a fermarsi un momento e a fare una domanda scomoda: che cosa succede a una società quando il dolore diventa spettacolo?Tra cronaca, media, social network e voyeurismo collettivo, parleremo del confine fragile tra ricerca della verità e intrattenimento, del rispetto dovuto alle vittime e alle famiglie, e della necessità — oggi più che mai — di recuperare umanità, delicatezza e silenzio.Perché dietro ogni caso mediatico non esiste una trama. Esistono persone vere.
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“E se la storia avesse preso un’altra strada?” – Il lato più inquietante di The Man in the High Castle
Ci sono serie TV che intrattengono. E poi ce ne sono altre che restano nella mente anche dopo i titoli di coda.In questo episodio entriamo dentro The Man in the High Castle, una delle serie distopiche più affascinanti e inquietanti degli ultimi anni. Un mondo alternativo in cui la Germania nazista e il Giappone imperiale hanno vinto la Seconda guerra mondiale. Un’America divisa, controllata, trasformata.Ma questa serie non parla soltanto di storia alternativa. Parla del potere, della propaganda, della paura e, soprattutto, della fragilità della libertà.Attraverso atmosfere malinconiche, città silenziose e personaggi profondamente umani, la serie ci costringe a porci una domanda scomoda:Quanto basta perché una società inizi lentamente ad accettare ciò che un tempo avrebbe considerato impensabile?Un episodio riflessivo e intenso dedicato anche al romanzo di Philip K. Dick, autore visionario ossessionato dal rapporto tra realtà, potere e manipolazione.Un viaggio tra distopia, memoria storica e libertà.
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La bambola e il cerchio – Storia di Silvia, tra radici e ritorni
Una bambola di stoffa. Un vestito rosso. Un piccolo gattino disegnato.A volte una storia inizia così: da un oggetto semplice che custodisce domande molto più grandi.In questo episodio incontriamo Silvia, nata in Bulgaria e adottata da una famiglia italiana quando aveva appena un anno e mezzo. Cresciuta con amore e nuove opportunità, ha comunque portato dentro di sé una domanda silenziosa: da dove vengo?Attraverso viaggi, documenti, attese, incontri e scoperte, Silvia racconta il percorso che l’ha portata a ritrovare le proprie origini e a confrontarsi con una realtà complessa, fatta di emozioni, appartenenze e identità che non possono essere racchiuse in una sola definizione.Una conversazione delicata e profonda sull’adozione, sulla ricerca delle proprie radici e sulla possibilità di appartenere a più di una storia senza dover scegliere tra esse.Perché l’identità non è una linea retta.È un intreccio.E forse la vera sfida non è trovare tutte le risposte, ma imparare a vivere con sincerità le domande che ci accompagnano.Con l’intervista a Silvia. 🎙️💛Se vuoi leggere la storia di Silvia qua trovi il suo libro: https://www.amazon.it/Mi-hanno-chiamata-Silvia-Brun/dp/8866086460
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L’ora di Icaro: stiamo volando troppo vicino al sole?
Ogni epoca ha avuto la sua grande promessa.La macchina a vapore. L’elettricità. Internet.Oggi la promessa si chiama intelligenza artificiale.Ma cosa succede quando la capacità di creare corre più veloce della capacità di comprendere?Partendo da una riflessione condivisa dall’attore Wentworth Miller e dal mito antico di Icaro, questo episodio esplora una domanda che riguarda tutti noi: il vero rischio della tecnologia è davvero nelle macchine o nelle decisioni degli esseri umani che le progettano e le utilizzano?Tra progresso, responsabilità, limiti e libertà, intraprendiamo un viaggio tra filosofia, storia e attualità per riflettere su una delle sfide più importanti del nostro tempo.Perché forse il problema non è imparare a volare.Forse il problema è ricordarsi perché stiamo volando.Un episodio per chi ama farsi domande, per chi non si accontenta degli slogan e per chi crede che la saggezza sia ancora la tecnologia più importante che possediamo.
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Ansia da notifiche – Come lo smartphone sta cambiando il nostro cervello
Viviamo con un oggetto sempre in mano.Lo tocchiamo appena svegli. Lo controlliamo prima di dormire. E spesso lo guardiamo anche senza un vero motivo.In questo episodio parliamo di ansia da notifiche: una tensione sottile, quasi invisibile, che nasce dall’attesa continua di un messaggio, di un aggiornamento, di qualcosa che potrebbe arrivare.Non è paura vera e propria. È uno stato di allerta costante.Attraverso uno sguardo semplice ma profondo, esploriamo cosa succede al nostro cervello quando viviamo immersi nelle notifiche: la dopamina, l’incertezza, la frammentazione dell’attenzione, la difficoltà a stare nel silenzio e nella lentezza.Perché il problema non è solo lo smartphone in sé, ma il modo in cui il nostro tempo, la nostra attenzione e le nostre emozioni vengono continuamente sollecitati.Questo podcast non demonizza la tecnologia. Non invita a spegnere tutto.Invita a fermarsi.A chiederci che tipo di attenzione vogliamo coltivare.Perché dove va la nostra attenzione, va anche la nostra vita.Un episodio per chi si sente spesso agitato senza sapere perché, per chi fa fatica a rilassarsi davvero, per chi sente il bisogno di tornare a essere più presente.🎧 Ascolta se senti che scegliere dove guardare può diventare un atto di libertà.
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Per chi mi ascolta da Bayshore • dove Long Island incontra il silenzio dell’oceano
A pochi chilometri dall’energia travolgente di New York esiste un luogo dove il tempo sembra rallentare. Bay Shore, sulla costa meridionale di Long Island, è fatta di vento salmastro, moli tranquilli, tramonti sull’Atlantico e strade che la sera ritrovano il loro ritmo lento.In questo episodio vi porto alla scoperta di una cittadina che vive tra due mondi: da una parte la calma del mare, dall’altra il richiamo costante della grande metropoli.È anche un piccolo ringraziamento agli ascoltatori che mi seguono da Bay Shore e, più in generale, a tutte quelle persone che ogni giorno ascoltano questo podcast da luoghi lontani. Perché la cosa più bella della tecnologia è forse proprio questa: creare ponti invisibili tra vite che non si conoscono e che, per qualche minuto, condividono la stessa storia.Un viaggio tra oceano, silenzio, nostalgia e quella rara sensazione di pace che oggi sembra sempre più difficile trovare.Mettetevi comodi, chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare dal vento di Long Island.
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Banchi, campanelle e malintesi — Come funziona davvero la scuola in Italia
Se stai pensando di trasferirti in Italia con la tua famiglia, c’è una domanda che prima o poi arriverà inevitabilmente:“Come funziona la scuola italiana?”In questo episodio esploriamo uno degli aspetti più importanti — e spesso meno conosciuti — della vita quotidiana in Italia.Parliamo di scuola dell’infanzia, elementari, medie, superiori e Maturità. Confrontiamo il sistema italiano con quelli di Germania, Svizzera e Stati Uniti e scopriamo perché alcune caratteristiche della scuola italiana sorprendono così tanto chi arriva dall’estero.Parleremo anche di inclusione, liceo classico, formazione professionale, vacanze estive, orari scolastici, smartphone vietati, nuove regole sulla condotta e delle recenti riforme che stanno cambiando il volto dell’istruzione italiana.Un episodio dedicato a genitori, insegnanti, studenti e a tutti coloro che desiderano capire meglio uno degli elementi più profondi della cultura italiana.Perché scegliere una scuola significa molto più che scegliere un edificio: significa scegliere un modo di crescere, imparare e guardare il mondo.
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Sotto un albero di mimosa • Un viaggio onirico dentro la canzone “Mimosa” di Niccolò Fabi
Stanotte ho sognato un albero di mimosa.Non era il più grande.Non era il più appariscente.Eppure illuminava tutto il paesaggio.Da quel sogno nasce questo episodio dedicato a “Mimosa”, una delle canzoni più delicate e profonde di Niccolò Fabi.Un racconto tra musica, silenzi e fragilità, dove la mimosa diventa il simbolo di tutte quelle parti di noi che continuano a cercare la luce anche quando l’inverno non è ancora finito.Parleremo dell’attesa, della bellezza imperfetta, del tempo che passa e della straordinaria capacità di alcune canzoni di accompagnarci senza giudicarci.Perché esistono brani che non chiedono di essere ascoltati.Chiedono di essere abitati.Chiudi gli occhi, rallenta il passo e lasciati guidare sotto un albero di mimosa.Forse troverai qualcosa che stavi cercando da tempo.
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American Berserk: la rabbia silenziosa che ci sta cambiando
Ci sono testi che restano addosso — e non ti lasciano andare finché non hai fatto i conti con qualcosa. Qualche giorno fa Wentworth Miller — l’attore di Prison Break — ha pubblicato un lungo messaggio che non cerca colpevoli lontani. Parte da una domanda scomoda, quasi fastidiosa: e se quella rabbia diffusa che vediamo ovunque facesse parte anche di noi?Da una scena banale — qualcuno incollato dietro in auto, un clacson, la tensione che sale in pochi secondi — nasce una riflessione sull’“American Berserk”: una furia silenziosa e collettiva, sempre pronta a esplodere, che non riguarda soltanto l’America. Un episodio sull’autocontrollo, sui confini, e su un’idea che disturba: che maturare non significhi smettere di arrabbiarsi, ma diventare responsabili della propria energia — anche nei micro-momenti, nel traffico, al supermercato, online.
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Michael Jackson – La voce che voleva guarire il mondo
Ci sono artisti che riempiono gli stadi. E poi ci sono persone che riescono a riempire il silenzio di milioni di cuori.In questo episodio non ripercorriamo soltanto la carriera di Michael Jackson, ma proviamo ad avvicinarci al bambino che viveva dietro il mito: un bambino che forse non ha mai avuto davvero un’infanzia e che ha cercato, per tutta la vita, di regalare agli altri quella gioia che lui stesso aveva conosciuto troppo poco.Dal piccolo Michael di Gary al fenomeno mondiale di Thriller, dal moonwalk ai grandi messaggi di Heal the World, Earth Song e Man in the Mirror, questo è un viaggio fatto di musica, fragilità, talento e umanità.Perché forse la sua eredità più grande non sono i record, i premi o i milioni di dischi venduti. È l’idea che una canzone possa ancora insegnarci a essere più gentili, più coraggiosi e più capaci di prenderci cura degli altri.Una storia che parla di Michael Jackson, ma che, in fondo, parla anche di noi.
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Quando le parole non bastano più
Ci sono testi che sembrano arrivare da una stanza silenziosa alle tre di notte: non cercano applausi, non vogliono convincerti, semplicemente esistono. Partendo da un testo pubblicato di recente da Wentworth Miller, questo episodio riflette sull’estraneità — quella sensazione di sentirsi “fuori sincronia” con il mondo, fino al punto in cui perfino la propria lingua può suonare straniera.In un’epoca in cui tutti parlano, spiegano e producono contenuti, l’episodio prova a porre una domanda controcorrente: e se tutte queste parole non ci stessero avvicinando, ma soltanto rendendo più rumorosi? Un invito a riscoprire ciò che esiste oltre il linguaggio, e che resta vero anche senza pubblico.
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Non erano fantasmi — i quattro uomini della Statale 106
Sulla Statale 106 Ionica, in Calabria, quattro uomini hanno perso la vita mentre tornavano dai campi di fragole. Amin Fazal Khogiani, Utah Ismat Qiemi, Safi Iayad e Waseem Khan avevano percorso migliaia di chilometri per lavorare la terra, e vivevano dentro il sistema del caporalato: una forma di schiavitù moderna che si consuma in piena luce, davanti agli occhi di tutti.In questo episodio ascoltiamo la voce di Mohammad Taj Alamyar, l’unico sopravvissuto, e proviamo a restituire a queste quattro persone non solo il ricordo della loro morte, ma la dignità della loro vita.Avvertenza: questo episodio racconta fatti di violenza e può turbare la sensibilità di chi ascolta.
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La macchina non si ferma
Stanotte ho sognato una fabbrica che gira da sola: nessuno l’ha accesa, nessuno sa dove sia l’interruttore eppure, tutti ci lavorano dentro, senza sapere bene perché. Da quel sogno nasce una riflessione lenta e personale sul capitalismo: non come un mostro con una faccia, ma come una macchina invisibile dentro cui viviamo, che si nutre anche delle nostre paure e della nostra difficoltà a immaginare qualcosa di diverso.Un episodio onirico e narrativo che si chiude con una domanda scomoda: siamo davvero disposti a cambiare o preferiamo sognare la rivoluzione mentre ricarichiamo il telefono?
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Le notti che ci cambiano — Il sonno dei bambini con Giulia Butti (Notti d’Oro)
C’è un momento della notte che quasi tutti i genitori conoscono: la casa è buia, la città dorme, ma in una stanza qualcuno è ancora sveglio. Quando il sonno dei bambini diventa una sfida, cambiano le giornate, gli equilibri della famiglia e anche le emozioni.In questa puntata ospito Giulia Butti, ex artista circense e trapezista, diventata consulente del sonno infantile dopo aver vissuto in prima persona le notti difficili della maternità. Da quell’esperienza nasce il progetto “Notti d’Oro”, fondato su una convinzione semplice ma potente: nessuna famiglia dovrebbe sentirsi sola nella stanchezza.Il suo lavoro non è “insegnare a dormire”, ma accompagnare le famiglie: capire i ritmi dei bambini e costruire routine che funzionino davvero, perché ogni bambino e ogni famiglia sono diversi.A Giulia ho rivolto una domanda pensando a tutti i genitori che, magari proprio ora, stanno vivendo una notte lunga: cosa vorresti dire loro sul sonno, sui bambini e su ciò che cambia quando una famiglia ritrova il proprio equilibrio?Una puntata su sonno, maternità, routine e cura — perché dormire bene significa vivere meglio.Le notti lunghe non durano per sempre. Prima o poi arriva sempre il mattino.🔗 Qua trovi tutti i contatti di Giulia e del progetto “Notti d’Oro”https://www.instagram.com/nottidoro_sleepconsulting?igsh=Y3hibmJiYjk1eWtk
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Restare, non solo aiutare — La storia dell’Associazione Alessia (Ticino)
Ci sono associazioni di cui si parla poco, ma che ogni giorno cambiano la vita delle persone. In questa puntata andiamo in Svizzera, nel Canton Ticino, per raccontare l’Associazione Alessia: un sistema di sostegno concreto per le famiglie che affrontano la malattia grave di un figlio.Quando un bambino ha bisogno di cure specialistiche a Zurigo, Berna o Lucerna, le famiglie ticinesi sono costrette a spostarsi per settimane o mesi. L’associazione, nata nel 2004 dall’esperienza personale della fondatrice Betty, offre alloggi vicino agli ospedali, sostegno economico, aiuto pratico e supporto logistico. Non solo aiutare: rendere possibile la cura.In questo episodio una sola domanda aperta a Betty: cosa significa, davvero, portare avanti l’Associazione Alessia ogni giorno — tra difficoltà, presenza costante e ciò che si impara accanto alle famiglie.Una storia di solidarietà silenziosa, impatto reale e presenza che resta.🔗 Scopri di più o sostieni l’associazione: www.associazione-alessia.chSe questa storia ti ha fatto riflettere, condividila: conoscere queste realtà è già un primo passo.
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Non dimenticare Gaza – Una conversazione con il giornalista Qasem Waleed
In un mondo in cui le notizie scorrono velocemente e l’attenzione cambia continuamente, esistono luoghi dove il tempo sembra essersi fermato e dove il dolore continua anche quando le telecamere si spengono.In questo episodio torna la voce del giornalista Qasem Waleed, che racconta la sua esperienza personale e il suo punto di vista sulla situazione nella Striscia di Gaza. Parla della paura di essere dimenticati, del ruolo dell’informazione, della solidarietà internazionale e della speranza di chi continua a vivere ogni giorno in mezzo alla guerra.Questa conversazione presenta le opinioni e l’esperienza diretta dell’intervistato e vuole offrire uno spazio di ascolto e riflessione, senza slogan e senza rumore, ricordando il valore dell’umanità e dell’attenzione verso chi soffre.Perché, al di là delle posizioni politiche, una domanda rimane per tutti:Cosa succede quando il mondo smette di guardare, mentre le persone continuano a vivere la loro tragedia?
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Per chi mi ascolta da Red Bank – La piccola città americana piena di nostalgia
Questo episodio è dedicato a chi mi ascolta da Red Bank.Ci sono luoghi che non colpiscono per la grandezza, ma per l’atmosfera. Città piccole, silenziose, quasi cinematografiche, dove il tempo sembra rallentare davvero.In questo viaggio narrativo entriamo nelle strade di Red Bank, tra teatri storici, luci riflesse sull’acqua, librerie tranquille e sere d’autunno piene di malinconia.Un episodio dedicato all’America più intima e umana. Quella lontana dal rumore delle grandi metropoli. Quella fatta di silenzi, relazioni, nostalgia e piccoli momenti quotidiani.Perché alcuni posti non cercano di impressionare il mondo. Restano semplicemente sé stessi. E forse è proprio questo che li rende indimenticabili.
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Quando spegniamo lo schermo: la nuova nostalgia del silenzio
Negli ultimi tempi se ne parla ovunque: troppo tempo online, telefoni ovunque, bambini sempre connessi, adulti esausti. Scuole che provano a dire “basta”. Famiglie che cercano nuove regole.Ma forse questa non è solo una questione di schermi. Forse è una domanda molto più profonda che riguarda tutti noi.Questo episodio nasce da una sensazione diffusa: la nostalgia di qualcosa che non è passato, ma che abbiamo smesso di abitare. Il silenzio. L’attesa. La presenza.Viviamo in un tempo in cui ogni pausa va riempita, ogni silenzio va coperto, ogni momento libero va occupato da uno schermo acceso. Eppure, mai come ora, ci sentiamo distratti, affaticati, lontani da noi stessi.Qui non si parla contro la tecnologia. Si parla dell’essere umano dentro la tecnologia.Di una generazione sempre connessa e spesso poco presente. Di relazioni vissute a metà. Di una vicinanza promessa e raramente mantenuta.Questo episodio è un invito gentile a fermarsi. A chiedersi che tipo di futuro vogliamo costruire. Un futuro sempre acceso e rumoroso, o uno spazio in cui il silenzio non fa paura, ma diventa luogo di ascolto.Se ti senti spesso stanco senza sapere perché, distratto anche quando non vorresti, irritabile, pieno e vuoto allo stesso tempo…forse non hai bisogno di aggiungere qualcosa. Forse hai solo bisogno di togliere.Spegnere. Allontanare. Restare.Anche solo per pochi minuti.Un episodio per rallentare. Per tornare presenti. Per ricordare che a volte la vera connessione inizia quando lo schermo si spegne e il cuore torna in ascolto.
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Benvenuti 🌷 un soffio d’aria tra lingua e emozioni.Se ami l’Italia, il suo stile di vita e vuoi parlare italiano come un vero italiano, questo podcast è fatto per te. Ogni episodio è un viaggio tra cultura, cucina, musica e curiosità italiane, pensato per chi desidera imparare la lingua divertendosi. Perfetto per chi sogna di vivere la dolce vita… anche solo per qualche minuto!Hai qualche domanda o curiosità? 👀Contattami qua 💌[email protected] grazie di cuore ♥️ a Liv art photography per l’immagine di copertina.
HOSTED BY
Milly
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