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Mindful Not Mild
by Jack Jaselli
Mindful Not Mild è un podcast di Jack Jaselli con e per la MindfulMess Community.Un viaggio tra mindfulness, musica, sport, viaggi e filosofia vissuta.Storie vere, pensieri in cammino e suoni che respirano: per ricordarci che la presenza non è calma perfetta, ma movimento consapevole.Dentro c’è tutto ciò che tiene insieme una vita piena: corpo, mente, letteratura, strada — e quella voce che a volte ci salva, anche solo per un attimo.
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La mindfulness non è una terapia, ma è terapeutica.
La mindfulness non è una terapia, ma è terapeutica.Questo il titolo del webinar di Jon Kabat-Zinn che ho avuto il privilegio di accompagnare come interprete per l'Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia. Una frase. Una parola rimasta accesa.Terapia.Una parola che usiamo ogni giorno senza averla mai davvero guardata. Che all'origine non significa "riparare qualcosa di rotto" , significa stare accanto con cura.In questo episodio parto da lì: dall'etimologia greca, dalla differenza tra fixing, curing e healing, e da una domanda che riguarda tutti noi :chi pratica, chi insegna, chi si prende cura di qualcuno.Perché c'è una tentazione potente in questo campo.Usare la mindfulness come tecnica. Confezionarla. Venderla come adattamento invece che come trasformazione. E se la consapevolezza non ci rende più capaci di incontrare la sofferenza, su qualsiasi scala ,non abbiamo perso solo il suo potenziale terapeutico.Abbiamo perso la pratica."Ogni vita autentica è incontro." Martin Buber
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"Non ti sento più": meditare non ti rende più facile da amare
Duemila ore di pratica. Ritiri nel silenzio. Il deserto a cinquanta gradi. E poi una sera la persona che amavo mi ha detto: non ti sento più.La meditazione non ti rende più facile da amare. Ti rende, forse, abbastanza presente da vedere esattamente il momento in cui i tuoi meccanismi si svegliano...e non riesci a fermarli lo stesso.In questo episodio parlo di fragilità. Di quella strutturale: alle tre di notte, quando hai quarant'anni di pratica e ancora non sai come tornare dopo una litigata. Parlo di Winnicott e dell'unica cosa che conta davvero nelle relazioni...non essere perfetti, ma saper riparare. E parlo del momento in cui qualcuno ti vede nel punto più basso e resta lì. Le relazioni non diventano più facili. Diventano più vere. E la verità, a volte, è esattamente quello che non volevi sentirti dire.
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Spiritual bypassing: l'ego con l'incenso
Cinque parole di Will Kabat-Zinn hanno fatto crollare una scenografia che mi ero costruito in anni di pratica: "Mindfulness does not have a pace." Parlo di come la consapevolezza possa diventare estetica, il distacco una protezione, e la calma una strategia per non sentire. Con Welwood, Trungpa, una corsa nel Sahara e uno specchio scomodo.
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Note dal Sahara 4: The Adventure of a Lifetime
La Marathon des Sables la chiama "the adventure of a lifetime." Jon Kabat-Zinn dice la stessa cosa della pratica di consapevolezza.Quarto e ultimo episodio delle Note dal Sahara. Dal deserto al ritiro di mindfulness. La sveglia alle cinque, il corpo che non puoi contrattare, e una parola, avventura, che dal latino significa: ciò che ti viene incontro.Perdere ciò che dobbiamo perdere. Trovare ciò che dobbiamo trovare. Restare aperti.L'articolo completo è sul blog: jackjaselli.comEpisodi precedenti della serie:1. Il bluff2. I piedi3. Tenda 28
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Note dal Sahara 3: Tenda 28
Nel deserto non scegli con chi dormire. Ti assegnano una tenda, ti danno un numero, e quello è il tuo mondo per una settimana. Otto sconosciuti sotto un telo berbero. Una settimana dopo, una famiglia.In questo episodio vi presento le persone della tenda 28. Un superatleta che attraversa il traguardo con te nella tempesta di sabbia. Un veterano del deserto che la sera in cui volevi ritirarti non ti dice "non mollare" ma qualcosa di molto più intelligente. Un amico delle forze speciali che ogni mattina ti ordina di tornare alla tenda e poi quasi si commuove quando torni. Un altro che grida il tuo nome nel buio per assicurarsi che sei ancora lì. E Zack de la Rocha alle tre di notte durante la tappa da 100 km.Parlo di risate alle cinque di mattina, di Highway to Hell alla linea di partenza, di brasiliani che urlano "Roberto Baggio!", di un inglese che dice "I know all about suffering, I've been married twice", e di pranzi a Ouarzazate con cibo vero dopo una settimana di liofilizzati.Ma soprattutto parlo di common humanity. Di cosa succede quando il deserto ti toglie il ruolo, il titolo e la bio di Instagram e ti lascia con quello che sei. Di come la compassione non sia un concetto ma un fatto: vedere l'altro zoppicare e sapere esattamente come si sente perché il tuo piede fa la stessa cosa.Non arrivi da nessuna parte da solo. Anche quando pensi di sì.Il testo integrale è sul blog: jackjaselli.comNote dal Sahara è una serie speciale di Mindful Not Mild.
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Note dal Sahara 2: L'illusione del controllo (i piedi)
Avevo pianificato tutto. Testato tutto. Controllato tutto. E i piedi hanno detto no. Dal ventesimo km della Marathon des Sables, una vescica sotto l'avampiede ha cominciato a riscrivere il copione. Carne viva, un podologo con il bisturi che diventa la persona più importante della tua vita, un'infermiera che ti abbraccia all'80° km alle tre di notte anche se puzzi come una capra, e la scoperta più scomoda di tutte: non puoi controllare tutto. Non nel deserto, non nella vita.In questo episodio parlo della differenza tra dolore e sofferenza, di cosa succede quando la mente esaurisce i trucchi e non le resta che stare ferma, e di come la gentilezza, non la determinazione, sia la cosa più forte che ho incontrato nel Sahara.Il dolore è il più brutale degli insegnanti di mindfulness. Ti riporta qui, adesso, in questo passo, che tu lo voglia o no.Il testo integrale è sul blog: jackjaselli.comNote dal Sahara è una serie speciale di Mindful Not Mild. Non è solo un racconto sportivo. È un tentativo di stare dentro l'esperienza senza semplificare, senza abbellire.
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Note Dal Sahara 1: Il Bluff
Due giorni prima della Marathon des Sables, in un hotel in Marocco, guardo gli altri concorrenti e il mio sistema nervoso decide in tre secondi: sei nel posto sbagliato. Sacchi a pelo perfetti, tatuaggi di gare che non ho mai corso. E io ,quarantacinque anni, tre ernie, le viti nei piedi.Questo episodio parla di cosa succede quando insegni mindfulness da anni e ti ritrovi sdraiato in un letto alle quattro di notte, convinto di essere un impostore. Di cosa fa la paura quando ha campo libero. E di cosa vedi quando finalmente accendi la luce."Note dal Sahara" è una serie speciale di Mindful Not Mild. Non è un racconto sportivo. È un tentativo di stare dentro l'esperienza e farla parlare con la nostra vita.Il pezzo completo è sul blog: jackjaselli.com#mindfulnotmild
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Lasciate che si curino, c*zzo.
C'è un testo di Lorena Pronsky, psicologa argentina, che dice una cosa che andrebbe tatuata su ogni post motivazionale: la gente rotta non ha bisogno di consigli. Ha bisogno di spazio. L'ho tradotto, ci ho ragionato sopra, e sono arrivato a un punto in cui la mia esperienza non coincide del tutto con la sua. Lei dice: prima guarisci, poi vivi. Io credo che guarire e vivere succedano insieme, nello stesso casino, nello stesso corpo. In questa puntata parto dal suo testo, passo per la distinzione che Jon Kabat-Zinn fa tra fixing, curing e healing, tre parole che in italiano possiamo tradurre con "guarire" ma che non sono la stessa cosa e arrivo a una domanda per tutti e tutte.Il testo integralee,#mindfulnotmild
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Sushi e cassoeula
Quando ho iniziato a meditare, la mia prima reazione è stata: è tutto qui?"Lascia andare." "Osserva il respiro." Frasi brevissime, nessuna argomentazione, nessun sistema. Per chi viene dalla tradizione filosofica occidentale, questo suona sospetto. Quasi ingenuo.Ma il problema non era la semplicità delle istruzioni. Il problema erano i criteri che usavo per giudicarle.È come valutare un assolo di Coltrane con i criteri del contrappunto bachiano. O — più semplicemente — giudicare un sushi con i criteri di una cassoeula.In questa puntata parlo del cortocircuito tra oriente e occidente. Di cosa succede quando porti il metro sbagliato a tavola. Di come il mindfulness pop abbia preso la semplicità di superficie delle tradizioni contemplative e l'abbia usata come alibi per buttare via la struttura che c'è sotto. E di perché la domanda è tutto qui? era esattamente il problema — non la soluzione.La struttura c'è. È altrove.Vale la pena andarla a cercare.
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La compassione ha una cattiva reputazione
La scambiamo per debolezza, per buonismo quando non per ingenuità. In questa puntata vi racconto perché è una delle cose più difficili, e più coraggiose, che possiamo fare. Parto da una parola latina, passo per le neuroscienze di Tania Singer, arrivo in un carcere durante un cerchio di giustizia riparativa. E nel mezzo, una domanda scomoda: perché trattarci con gentilezza ci sembra quasi sospetto? Dall'empatia che svuota alla compassione che rigenera, dalla ricerca di Kristin Neff all'allenamento sistematico del CCT sviluppato a Stanford. Perché allenare l'attenzione senza coinvolgere il cuore è un'operazione a metà.
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Meditare mentre cadono le bombe
La consapevolezza è diventata un prodotto. Ma la tradizione da cui viene non l'ha mai pensata come uno strumento neutro. In questa puntata parto da una domanda che non riesco a mettere a tacere: cosa significa meditare in un mondo in cui cadono le bombe? Parlo di McMindfulness e di cosa succede quando separiamo l'attenzione dal suo orientamento etico. Di cosa ho visto accadere nei cerchi di giustizia riparativa in carcere. E di perché credo che una pratica davvero profonda non possa restare indifferente alle conseguenze delle proprie azioni. Allenare l'attenzione senza chiedersi verso cosa è un'operazione a metà.
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Osserva i tuoi pensieri. Davvero? (Perché tre respiri non ci salveranno)
Osserva i tuoi pensieri. Davvero? (Perché tre respiri non ci salveranno)“Osserva i tuoi pensieri.” È diventato il mantra più ripetuto della mindfulness contemporanea. Tre respiri. Un passo indietro. Distacco. Regolazione. Funziona. È utile. È clinicamente validato.Ma basta?In questa puntata mettiamo in discussione la versione “portatile” della mindfulness: quella che si adatta perfettamente alle sale riunioni, ai reel motivazionali e ai sistemi che ci chiedono di performare sempre meglio. Parliamo di metacognizione, di corpo pre-riflessivo, di neuroscienze dell’interocezione. Di Brentano, Husserl, Varela, Damasio.E di un rischio sottile: trasformare una pratica radicale di contatto in una tecnica elegante di auto-sorveglianza.Perché tre respiri possono calmarci.La metacognizione può regolare la reattività.Ma nessuno dei due ci dice per cosa stiamo usando quella calma.Mindful.Non mild.
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Il Marketing della Calma
Cosa succede quando la mindfulness diventa un prodotto?Negli ultimi anni la calma è stata confezionata, impacchettata e venduta come soluzione universale: meno stress, più performance, sonno migliore, sistema nervoso regolato.Ma la pratica nasce per renderci più intimi con ciò che c’è.In questa puntata parliamo di cosa succede quando la pratica smette di anestetizzare e inizia a esporre.Mindful Not Mild.Presenza senza anestesia.
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La riunione di condominio
Una classica riunione di condominio. Ci sono sedie, luci al neon e l’ordine del giorno appoggiato sul tavolo. Le ore passano lentamente e le decisioni vengono sempre rimandate.A un certo punto diventa chiaro: quella riunione non è solo lì. Sta già succedendo anche dentro di noi. C’è un amministratore che rimanda sempre. Un ansioso che immagina tutti gli scenari possibili. Un furioso che però parla con calma.E poi c’è l’osservatore, che annota tutto mentalmente. In questo episodio voglio esplorare cosa succede quando le nostre voci interiori si passano il microfono senza che ce ne accorgiamo. E cosa succede quando impariamo a riconoscere lo spazio che le accoglie. È un racconto, un’indagine su come ci identifichiamo con queste voci interiori. Una pratica che si manifesta senza essere chiamata così.
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Uno, molti, forse nessuno
In questo episodio di Mindful Not Mild esploriamo una condizione comune, spesso fraintesa: la sensazione di essere divisi dentro. Questa pluralità non è un difetto da correggere, ma un dato dell’esperienza umana. La fatica nasce quando proviamo a ridurla a una sola voce, o quando viviamo senza uno spazio che possa contenerle tutte.Attraverso una riflessione e la lettura integrale di una poesia di Fernando Pessoa, l’episodio indaga il punto centrale della pratica contemplativa: non mettere d’accordo le nostre parti, ma riconoscere lo spazio di presenza in cui esse appaiono.Un episodio sulla frammentazione, sulla stanchezza che ne deriva, e su quella continuità silenziosa che può emergere quando l’attenzione si stabilizza — anche solo per un momento.
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Fare tutto, esserci poco
Un episodio su presenza, automatismo e attenzione, sul rischio di passare una vita a "fare tutto" senza quasi mai esserci. E sulla possibilità enorme di accorgerci, e di mettere le mani nelle acque profonde e sempre mutevoli della nostra vita.
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Imparare a tremare
Cerchiamo spesso la calma come se fosse una soluzione. E spesso è da lì che iniziamo. Ma non tutto ciò che calma cura.In questo episodio parlo della differenza tra regolazione ed evitamento, di come la mindfulness possa diventare una forma elegante di sedazione emotiva e di cosa significa, invece, restare presenti senza spegnersi.Una riflessione personale, nata da una settimana di ritiro attraversata da confusione, fatica e momenti di chiarezza.L’episodio si chiude con una poesia di Chandra Livia Candiani, come gesto più che come spiegazione.
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Il percorso MBSR
In questa puntata parlo di da dove nasce davvero l’MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) e di cosa lo distingue da molte versioni contemporanee della mindfulness.L’MBSR nasce alla fine degli anni Settanta in un contesto medico e universitario, per persone che stanno attraversando stress cronico, dolore, malattia — situazioni in cui le risorse abituali non sembrano più sufficienti.Non come tecnica di ottimizzazione, non come filosofia di vita alternativa, ma come pratica concreta per incontrare l’esperienza così com’è.In questo episodio chiarisco:cosa ha portato Jon Kabat-Zinn a sviluppare l’MBSRcosa l’MBSR non è (coaching, terapia, scorciatoia)cosa significa praticare senza prestazioneche tipo di cambiamento può emergere, e perché non è quello spettacolare che spesso ci aspettiamoSe senti che continuare a forzare o a evitare costa troppo, questa puntata è per te.
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IN PRATICA: Un inizio ad ogni istante
In Pratica è la rubrica di pratiche guidate del podcast Mindful Not Mild.In questa puntata, una pratica essenziale che accompagna l’inizio dell’anno nuovo, non come momento da riempire di intenzioni, ma come esperienza da abitare, un respiro alla volta.
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Va tutto bene™
Va tutto bene è il coltellino svizzero delle risposte.Lo usiamo quando non abbiamo voglia di spiegare. Un episodio di Mindful Not Mild per chi è nel “più o meno”e non ha nessuna intenzione di sistemarlo subito.
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Mindful, bells. Mindful all the way.
Se pensi di essere illuminato/a, passa una settimana con la tua famiglia: da qui parte questo episodio dedicato alla mindfulness e alle feste.Natale, parenti, tavolate, vecchie dinamiche e quella strana sensazione di tornare tredicenni in tre minuti netti. Consigliato a chi medita e a chi, a Natale, fatica anche solo a respirare. Ascoltare preferibilmente prima, durante o subito dopo il pranzo di Natale.
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Nessuno può vivere al posto tuo
È facile sentirsi sollevati quando qualcuno ci dice come vivere.Quando promette che bastano pochi respiri per sistemare tutto, o che le risposte giuste siano già pronte, ordinate, a portata di mano. Ma la pratica non è delega. E la vita non è qualcosa che qualcun altro può vivere al posto nostro. In questa puntata parlo di autorità, dipendenza spirituale, e del bisogno umano di consegnare le chiavi di sé a chi sembra sapere meglio.E di cosa cambia quando, invece, torniamo all’esperienza viva: al corpo, al respiro, all’ascolto.Non una puntata contro qualcuno. Una puntata per tornare a noi.Mindfulness, senza zucchero. Mindful. Not Mild.
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IN PRATICA: Camminare e ascoltare i suoni della città
“In pratica” è uno spazio di esperienza dentro Mindful Not Mild.Non parliamo di presenza: la attraversiamo.Per festeggiare i primi 100 ascoltatori, ho deciso di inaugurare questa sezione con una pratica semplice e radicale allo stesso tempo:camminare e ascoltare i suoni della città.Non per fuggire dal rumore, ma per incontrarlo. Non per isolarci, ma per stare dentro quello che c’è. Con il corpo, con l’orecchio, con il passo.“In pratica” raccoglierà nel tempo extra di pratica, camminate, ascolti, soste, esercizi incarnati. Un modo per portare la mindfulness fuori dalle parole e nella vita che si muove.
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Stare non è resa
Stare non è resa.Non significa fermarsi, arrendersi o smettere di volere il cambiamento. In questa puntata di Mindful Not Mild affrontiamo uno dei paradossi più delicati della pratica: come restare con ciò che c’è senza che la presenza diventi rassegnazione.Parliamo di cambiamento, di rispetto per sé stessi e di quanto sia sottile il confine tra migliorarsi e combattere contro di sé, tra muoversi per scelta e per insoddisfazione. Parliamo di una presenza che non ci addormenta né ci limita, ma ci rende più veri e vere mentre ci muoviamo.Questa puntata è per chi sente che la mindfulness non è solo tranquillità, ma anche direzione, presenza fisica, confronto e verità vissuta.Perché stare non significa fermarsi.Significa smettere di combatterci mentre andiamo avanti.
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Prima del Perchè
Prima del perché ci sono emozioni che non chiedono spiegazioni, ma presenza. Una puntata su ciò che sentiamo prima di capirlo. E su cosa succede quando restiamo.
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Vulnerabilità. Il Contrario della Finzione
In ogni vita c’è un istante minuscolo in cui qualcosa ci sfiora prima del pensiero.Una soglia che si apre senza fare rumore.La vulnerabilità non è debolezza: è il luogo in cui siamo più veri.In questo episodio ne parliamo con la pelle, non con i concetti — e alla fine c’è una piccola performance acustica, un regalo da me a voi.
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Quando la meditazione, e la vita, non sono sexy
Tutti dicono che la meditazione dovrebbe renderci più calmi, più zen, più lucidi.E poi ci sediamo… e parte il circo: pensieri a raffica, paranoie che bussano, notifiche fantasma, la postura che sembra un Tetris sbagliato.Altro che zen.In questo episodio provo a raccontare la meditazione come davvero è:uno spazio imperfetto, stropicciato, pieno di rumore e di vita.Perché la verità è che non è sexy per niente — esattamente come tante fasi della nostra vita.E allora?Allora si resta.Si respira.Si impara a stare nel mezzo del casino senza volersi aggiustare ogni cinque minuti.Perché forse è proprio lì che nasce la presenza: non dalla calma, ma dal coraggio di esserci così come siamo.Un episodio per chi medita, per chi ci prova e per chi ci ride sopra.Spoiler: nessuno è perfetto. Ed è una buona notizia.
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Fiducia: il coraggio di stare nel vuoto
La fiducia è una forma di disobbedienza: scegliere di restare anche quando non sai come andrà.Un viaggio tra corpo, filosofia e vuoto creativo.Per imparare che, a volte, basta respirare.In questo episodio parliamo di fiducia come gesto quotidiano: nelle relazioni, nella corsa, nella musica, nella vita.Di come il corpo sappia prima della mente, e di come la creatività nasca solo quando smettiamo di controllare.Tra Rilke, Kabat-Zinn, Rick Rubin e un po’ di strada sotto i piedi.
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Mindful Not Mild è un podcast di Jack Jaselli con e per la MindfulMess Community.Un viaggio tra mindfulness, musica, sport, viaggi e filosofia vissuta.Storie vere, pensieri in cammino e suoni che respirano: per ricordarci che la presenza non è calma perfetta, ma movimento consapevole.Dentro c’è tutto ciò che tiene insieme una vita piena: corpo, mente, letteratura, strada — e quella voce che a volte ci salva, anche solo per un attimo.
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