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Chiostro
L’invasione francese del 1806 determinò l’allontanamento dei frati dal convento e segnò l’inizio di un lungo periodo di abbandono e devastazioni per il complesso di San Francesco. Sebbene nel 1950 furono avviati dal soprintendente del tempo, Gisberto Martelli, importanti lavori di restauro, poco si poté fare per il convento che oramai era andato distrutto ed altrettanto per il chiostro che aveva già perduto tre dei suoi quattro lati. Di quest’ultimo oggi resta visibile il lato addossato al fianco sinistro della chiesa, quello che collegava strutturalmente i due edifici. Nonostante le condizioni attuali, il chiostro conserva ancora il suo aspetto severo e semplice. Nei conventi il chiostro era il fulcro della vita quotidiana: uno spazio quadrangolare circondato da portici, attorno al quale si distribuivano gli ambienti destinati alla preghiera, al riposo e alle attività dei frati. Solitamente, il portico incorniciava un piccolo e delizioso giardino dotato di un pozzo; nel convento di San Francesco, del rigoglioso giardino centrale resta ben poco, mentre del pozzo è possibile ancora vedere i resti della massiccia struttura sormontata da un arco a tutto sesto. Il muro esterno del portico, la cui struttura è ancora visibile nel restante lato, era costruito con pietre chiare dalla forma irregolare e scandito da una sequenza di ampie arcate. Le arcate poggiavano su robusti pilastri in pietra e sostenevano un porticato coperto da volte a crociera prive di costoloni. Alle estremità, alcune arcate trasversali rafforzavano la struttura. Ciò che rimane permette ancora oggi di immaginare l’aspetto originario del chiostro e la vita raccolta e spirituale che svolgevano i frati.
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Altare di Sant’Antonio
L’altare dedicato a Sant’Antonio da Padova si trova sul lato breve della chiesa, orientato verso ovest, ed è inserito entro una grande struttura architettonica che richiama una nicchia monumentale. Appare come uno spazio autonomo concepito per accogliere e valorizzare l’immagine sacra. Infatti, al centro si apre una grande cornice rettangolare, oggi vuota, probabilmente destinata a ospitare un’immagine devozionale del santo. Attorno a questo spazio la composizione si organizza come una vera architettura interna, con colonne sottili, nicchie laterali e una trabeazione decorata. La struttura si sviluppa verticalmente ed è delimitata da due robusti pilastri che sostengono un ampio arco superiore. Questo avvolge l’altare e accentua l’effetto di profondità, facendo percepire lo spazio centrale come rientrante rispetto alla parete della chiesa. Anche la luce proveniente dalla finestra soprastante contribuisce a creare un’atmosfera raccolta. L’impressione è quella di trovarsi di fronte a una scenografia solenne che ricalca il gusto barocco di derivazione siciliana diffusa a quel tempo nel meridione italiano.L’altare è rivestito in marmi policromi dai toni caldi dell’ocra e del rosa, sui quali risaltano eleganti intarsi bianchi e neri. Le tarsie marmoree formano un raffinato gioco geometrico: motivi romboidali, ovali e fasce ornamentali si ripetono con rigorosa simmetria ed un ritmo serrato creando un effetto quasi astratto.Nella parte inferiore compare il paliotto, il rivestimento decorativo della mensa d’altare, in marmo chiaro, scolpito con motivi vegetali e volute. Le forme morbide e dinamiche contrastano con la più rigida decorazione geometrica della parte superiore, creando un equilibrio tra gli elementi architettonici e la ricchezza ornamentale.
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Sarcofago di Nicola Ruffo di Calabria
Adiacente alla scarsella si apre un vano che custodisce il solenne sepolcro marmoreo di Nicola Ruffo, figlio del conte di Sinopoli. Il sarcofago, datato al XIV secolo, è attribuito a una bottega napoletana di autore ignoto.La cassa marmorea è sostenuta da tre cariatidi, busti femminili terminanti in elementi cilindrici che hanno il compito di sorreggere elementi architettonici. Le tre figure, dotate di ali e avvolte in vesti strette in vita da una cintura, rappresentano alcune virtù. A sinistra compare la Fortezza, riconoscibile dal leone sollevato con la mano sinistra e dalla clava impugnata con la destra; al centro è raffigurata la Mansuetudine, che stringe fra le braccia un agnello; a destra si trova la Fede, rappresentata mentre regge una fiaccola, simbolo della vita eterna e del passaggio all’aldilà.L’intera superficie della cassa è decorata da bassorilievi con figure sacre inserite entro nicchie architettoniche. Sul fronte, al centro, è scolpita la Madonna in trono col Bambino tra due angeli che sorreggono un drappo; ai lati compaiono una Santa Martire e San Pietro a sinistra, invece a destra troviamo Santa Caterina d’Alessandria e San Paolo. Sui lati brevi del sarcofago sono raffigurati, a destra, Sant’Antonio da Padova e all’opposto San Francesco d’Assisi. Lungo il bordo corre un’iscrizione in caratteri gotici che riporta la data del 1372.Sul coperchio è scolpita la figura giacente del defunto, raffigurato in posizione supina con le mani raccolte sul ventre. L’uomo appare come un guerriero: indossa una cotta di maglia, una larga cintura militare e gli speroni ai piedi, mentre una lunga spada è appoggiata lungo il corpo e sfiorata dalla mano destra. Ai suoi piedi compaiono due cani, probabilmente legati all’idea della custodia spirituale del defunto.
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Gli intarsi dell'Altare Maggiore
La ricca decorazione del monumentale altare maggiore è realizzata con tarsie marmoree policrome che alternano motivi geometrici, floreali e figurativi. La struttura è caratterizzata da un fondo marmoreo dai toni caldi ocra e rosati, sul quale risaltano eleganti intarsi nei toni del nero, del bianco e del rosso, creando un raffinato gioco di contrasti cromatici.Sulla fronte dell’altare si sviluppa una decorazione simmetrica composta da grandi motivi floreali stilizzati inseriti in formelle verticali. Le forme vegetali si aprono in ampie volute ornamentali scandendo ritmicamente la superficie. Motivi floreali dall’aspetto più semplice si ripetono nelle fasce verticali ai lati dei tre pannelli principali, creando un insieme armonioso.Sulle piccole pareti laterali del tabernacolo si trovano due piccole formelle figurate: quella collocata in alto sul lato destro, rispetto all’osservatore, raffigura una città fortificata con torri merlate, edifici, una torre campanaria e piccoli alberi stilizzati inseriti in un paesaggio pianeggiante sovrastato da un cielo plumbeo. L’altra formella, collocata sul lato sinistro, mostra invece un uccello dal becco ricurvo, probabilmente un volatile esotico, raffigurato accanto a una farfalla e a una piccola torre con tetto a spiovente. L’uccello poggia le zampe su un paesaggio roccioso. Le figure emergono su un fondo scuro che ne accentua i dettagli e il carattere decorativo.Anche le due portelle laterali sono rivestite da una raffinata decorazione marmorea policroma. Nella parte superiore le due grandi volute marmoree simmetriche convergono, sotto il fastigio, verso una piccola formella quadrata. Quella sulla portella di destra raffigura una città fortificata con cinta muraria, torre ed edifici addossati tra loro. La formella di sinistra presenta invece l’immagine stilizzata di un convento.
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Altare Maggiore
L’arco trionfale del presbiterio, dal raffinato rivestimento marmoreo, incornicia il maestoso altare maggiore. I due elementi, oltre a essere collegati visivamente, sono accomunati anche dallo stesso linguaggio stilistico: rispecchiano infatti il gusto barocco di derivazione siciliana, diffuso nell’area messinese nel corso del Seicento, formando un apparato decorativo unitario.Entrambi presentano una preziosa decorazione in tarsie marmoree policrome, dai toni chiari, rossi, neri e avorio, che scandisce le superfici in numerosi riquadri ornamentali con motivi figurativi e naturalistici. L’arco e l’altare creano così una vera e propria macchina scenografica barocca, resa ancora più suggestiva dalla luce che penetra dalla finestra posta alle spalle dell’altare. La luminosità del retrocoro, più intensa rispetto alla luce rarefatta dell’aula rettangolare, accentua il carattere spirituale e solenne dello spazio liturgico. L’impianto scenico separa nettamente la scarsella dal vano retrostante del retrocoro.L’altare maggiore, preceduto da tre gradini, si sviluppa verticalmente ed è costituito dal tabernacolo e dal ciborio centrale, affiancati lateralmente da due portelle che consentono l’accesso al retrocoro. L’impianto architettonico è molto elaborato: il tabernacolo e il ciborio simulano l’aspetto di un piccolo tempio marmoreo scandito da piccole colonne, capitelli, cornici e nicchie. Le due portelle sono decorate con volute e con un fastigio ottagonale, ovvero una decorazione terminale sormontata da un pomolo sferico nero.La serie di campiture marmoree intarsiate con profili di città fortificate, insieme al ricco repertorio di fiori, uccelli, farfalle e mosche, si armonizzano con l’architettura dando vita a un raffinato apparato ornamentale.
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Arco Trionfale e Zona Absidale
L’area absidale della Chiesa di San Francesco rappresenta uno degli spazi più importanti dell’edificio perché coincide con la zona presbiteriale, quella destinata all’altare e alle celebrazioni liturgiche.La chiesa è dotata di un’abside rettilinea, configurata come una scarsella, ovvero uno spazio a pianta quadrangolare concluso da una parete dritta. L’accesso alla scarsella è preceduto da un grande arco in pietra leggermente acuto che separa l’aula rettangolare dalla zona absidale. Oltre questo spazio si apre l’area presbiteriale, coperta da una volta a crociera attraversata da robusti costoloni, cioè nervature in pietra, che oltre a sostenerla la dividono in otto spicchi. Quelli disposti in diagonale si collegano alle colonne poste agli angoli dell’ambiente quadrangolare, conferendo maggiore slancio e solennità all’ambiente. A valorizzare ulteriormente quest’area c’è il fastoso arco trionfale realizzato nel 1664 per iniziativa del frate geracese Bonaventura Perna. L’opera, in stile barocco, è decorata da raffinati intarsi in marmi policromi con motivi geometrici e ornamentali lungo le paraste e l’arco a tutto sesto, creando eleganti contrasti cromatici. La ricchezza ornamentale dell’apparato sottolinea il passaggio verso la zona più sacra della chiesa e si pone in netto contrasto con la maggiore sobrietà dell’aula francescana.
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Portale Trecentesco
L’imponente portale della Chiesa di San Francesco si apre lungo il lato meridionale dell’edificio, una scelta insolita ma che ha invece un preciso significato simbolico. L’accesso alla navata si affaccia infatti verso il borgo e la Cattedrale, creando un immediato rapporto con il centro politico e spirituale della città.La parete su cui si apre il portale misura circa 25 metri ed è arricchita da decorazioni scolpite, modanature, capitelli e da una svastica solare - un motivo simbolico che nel cristianesimo rappresenta l’eternità.Il portale, databile intorno agli anni Trenta del Trecento e forse realizzato con materiale di reimpiego, è formato da due ante lignee inserite dentro una struttura gotica ad arco acuto con tre cornici decorative in pietra, sovrapposte tra loro. I tre archi sono sostenuti da coppie di colonnine laterali, addossate alle pareti.Quelle più esterne terminano con capitelli decorati a foglie ricurve, detti a crochets, mentre quelle interne si collegano direttamente alla fascia decorata, ornata da una serie ordinata e continua di palmette scolpite, disposte in due file sovrapposte, che creano un ritmo decorativo molto raffinato.Le decorazioni minuziosamente scolpite mostrano motivi geometrici astratti, intrecci ed elementi vegetali, chiaramente influenzati dalla tradizione multiculturale del periodo normanno calabrese così da creare una sintesi unica tra architettura romanica, stile islamico e le tradizioni bizantine.
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La Chiesa di San Francesco
Il complesso architettonico di San Francesco è composto da diverse strutture: ne fanno parte la chiesa, la torre campanaria e i resti dell’antico convento fondato nel 1227 da san Daniele Fasanella di Belvedere, ovvero il chiostro con il pozzo, il portico e un locale interrato.La chiesa, tra i più importanti edifici gotici della Calabria, fu costruita sui resti di un precedente impianto romanico e rispecchia l’impostazione architettonica degli ordini mendicanti. Esternamente si presenta come una costruzione imponente dalle forme semplici ed essenziali, realizzata in pietra e laterizi. Le pareti sono scandite da alte e strette finestre ad arco acuto, le cosiddette “monofore”, tipiche del linguaggio gotico. Sul lato sud si apre l’imponente portale trecentesco, con decorazioni che rimandano alla tradizione della Sicilia normanna, mentre sul lato opposto si addossa una parte del chiostro dell’ex convento. L’interno presenta un’ampia aula rettangolare a navata unica, coperta da un tetto ligneo e conclusa da un’abside quadrangolare, detta scarsella, coperta da una volta a crociera.L’impianto della chiesa appare nel complesso molto semplice: il portale ligneo introduce alla grande aula rettangolare, mentre l’accesso alla scarsella è preceduto da un grande arco in pietra leggermente acuto. Nella scarsella si trovano l’altare maggiore e l’arco trionfale seicenteschi, realizzati in marmi policromi intarsiati. Questi raffinati esempi del barocco calabrese separano l’abside dal cosiddetto retrocoro, un ambiente che custodisce il pregevole sepolcro marmoreo di Nicolò Ruffo II.
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Storia del Complesso di San Francesco
Il complesso di San Francesco, formato dalla chiesa e dall’antico convento francescano, è uno dei luoghi più importanti della storia religiosa e artistica di Gerace, oltre che uno dei più antichi insediamenti francescani della Calabria. Il complesso fu costruito nel 1252 nella zona nord-ovest del borgo, nei pressi della piazza delle Tre Chiese. La chiesa poggia le sue fondamenta sulle rovine di un precedente edificio romanico, mentre il convento venne fondato nei primi anni del XIII secolo quando il borgo era considerato uno dei più importanti centri religiosi e amministrativi del Sud Italia.Nel corso dei secoli il complesso subì ampliamenti e trasformazioni: tra Seicento e Settecento furono aggiunte cappelle laterali ed elementi barocchi, mentre il convento si arricchì di nuovi spazi dedicati alla vita dei frati e all’accoglienza.Nel 1783 un devastante terremoto interessò il borgo senza lasciare scampo a diversi edifici, danneggiando gravemente anche il complesso. Nonostante tutto, la struttura mantenne molte delle sue caratteristiche originarie ma di lì a poco perse gran parte del suo splendore. Il suo declino è da attribuire all’abbandono del convento da parte dei frati durante l’occupazione francese del 1806 e della successiva soppressione degli ordini religiosi. Inoltre, i frati per evitare che i beni venissero confiscati li portarono via privando la chiesa del suo ricco patrimonio artistico.Successivamente il complesso ebbe diversi usi: fu carcere fino al 1897 per divenire mulino, frantoio e sede di abitazioni civili. Il terremoto del 1908 contribuì ulteriormente al degrado del monumento che tuttavia, grazie all’opera dalla Soprintendenza della Calabria, venne restaurato a partira dal 1951, recuperando così una tangibile testimonianza della ricchezza del patrimonio religioso calabrese.
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Gerace, il Paese delle 100 Chiese
Gerace è un suggestivo borgo medievale della provincia di Reggio Calabria, arroccato su una collina di pietra arenaria a oltre 470 metri sul livello del mare e a circa 10 km dalla costa. Dall’altura si ammirano da un lato le montagne del Parco Nazionale dell’Aspromonte e dall’altro si avvertono i venti marittimi provenienti dal mar Jonio. La sua posizione strategica è legata alla storia dalla città costiera di Locri Epizefiri: tra la tarda antichità e il Medioevo le incursioni subite spinsero gran parte della popolazione locrese verso l’entroterra, favorendo così la nascita del borgo.Nel corso dei secoli Gerace divenne un importante centro religioso e amministrativo, ricco di monasteri e chiese. Nell’XI secolo, con l’arrivo dei Normanni, furono rafforzate le mura e costruita la Cattedrale, ancora oggi la più grande della Calabria. Anche durante il dominio aragonese e spagnolo il borgo mantenne il suo prestigio come sede vescovile e centro nobiliare, arricchendosi di palazzi, conventi e chiese barocche. Gerace è ricordata anche per i moti antiborbonici del Risorgimento.Ancora oggi il centro storico conserva l’impianto medievale originario che la suddivide in tre nuclei: la Città Alta, il Borgo Maggiore e il Borghetto. La profonda tradizione religiosa le valse il soprannome di “città delle 100 chiese”: prima dell’anno Mille si contavano circa 80 chiese, 12 conventi e 8 monasteri. Dopo il terremoto del 1783 ne rimasero solo 17. Tra i principali edifici religiosi, collocati all’estremità nord-ovest sul perimetro della piazza delle Tre Chiese, spiccano le chiese di San Giovannello, del Sacro Cuore e di San Francesco, con l’annesso convento francescano, tra i più antichi del Sud Italia. Dal 2015 Gerace è inserita tra i Borghi più Belli d’Italia.
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