PODCAST · business
Wine Hub
by Wine Hub
Il podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana su come nuove emergenze e innovazione cambiano il business e il lavoro nel vino.
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Una buona etichetta - con Federica Cecchi
Quanto è importante l'etichetta per un vino? È possibile che un'etichetta sia sostenibile? Quali sono gli errori frequenti e le cose importanti da considerare quando si disegna un'etichetta per una bottiglia di vino?Nell'ultima puntata di Wine Hub prima della pausa estiva, parliamo con Federica Cecchi, architetto e wine-designer con venticinque anni di esperienza nel settore.Cecchi sottolinea l'importanza dell'etichetta per catturare l'attenzione del consumatore ma anche la responsabilità di suggerire una esperienza aggiuntiva a quella della degustazione. Raccomanda coerenza, sincerità e osserva che spesso esiste un problema di gerarchia visiva tra le diverse etichette di un'azienda con conseguenze sulla capacità di un consumatore di distinguere i vini di fascia più alta da quelli base.E mentre esistono architetti che vogliono lasciare il proprio segno forte, su un luogo e su un edificio così come su una etichetta, Cecchi sostiene che il buon designer è quello che si mette al servizio e non sposta l'attenzione su elementi non significativi per il brand e il vino.Il podcast:Wine Hub è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di WineLetter.Vuoi di più?Iscriviti a WineLetter: https://www.wineletter.it/Segui Stefano Labate su Linkedin: https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/
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Il parroco che salvò una vigna nel Monferrato - con Luca Ferraris
La Vigna del Parroco è la vigna da cui è partita la rinascita del Ruchè di Castagnole Monferrato, DOCG piemontese riconosciuta nel 2010. Attraverso quella vigna, e attraverso il vino Ruchè, possiamo raccontare non solo lo sviluppo di una denominazione ma il passato recente, il presente e le sfide di un gruppo di produttori e di una comunità locale, di un paese.Oggi a Wine Hub c’è Luca Ferraris che è titolare, con la moglie Chiara, di Ferraris Agricola, marchio di riferimento del Ruchè.Il podcast:Wine Hub è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di WineLetter.Vuoi di più?Iscriviti a WineLetter: https://www.wineletter.it/Segui Stefano Labate su Linkedin: https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/
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Il romanzo del vino - con Roberto Cipresso - seconda parte
Continua la conversazione con Roberto Cipresso inaugurata nel precedente episodio.Ripartendo dalla esplorazione delle vigne montane e remote in Argentina, il wine maker spiega la sua visione sulla viticoltura in zone difficili, anche in Italia, e il futuro del vino tra innovazione e tradizione. Cipresso parla di contraddizioni e limiti nei vini naturali, biologici e biodinamici e nell'uso dell'anfora nella vinificazione fuori dalle terre di origine, esprimendo opinioni ferme sul ruolo dell'uomo nel processo vitivinicolo e la necessità di un approccio consapevole che eviti al tempo stesso l'omologazione e la perdita di identità.Ci soffermiamo infine sul concetto di "vino d'autore" e sulla ricerca lungo il 43° parallelo Nord.Cipresso si augura infine che le cantine possano diventare posti aperti e democratici per la comunità, dove il vino e gli uomini si incontrano nel segno dell'autenticità, della cultura e della condivisione, fuori dalle mode e dal marketing, dalle fake news e dalla mediazione virtuale.Il podcast:Wine Hub è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di WineLetter.Vuoi di più?Iscriviti a WineLetter: https://www.wineletter.it/Segui Stefano Labate su Linkedin: https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/
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Il romanzo del vino - con Roberto Cipresso
“Romanzo del Vino” è un libro scritto da Roberto Cipresso, con Giovanni Negri e Stefano Milioni, nel 2006, editore Piemme.Ripartire da quel libro culto, quasi vent’anni dopo la sua uscita, è il miglior modo per parlare con il wine maker di fama internazionale e voce unica del vino italiano. Ma Roberto Cipresso è più di un wine maker. Gianni Mura lo definirà poi anche un marinaio di terra, uno scalatore, un rabdomante. Le sue storie del vino sanno parlare a tutti perché sono piene di vita, avventura, scienza, tecnica e poesia.Il podcast:Wine Hub è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di WineLetter.Vuoi di più?Iscriviti a WineLetter: https://www.wineletter.it/Segui Stefano Labate su Linkedin: https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/
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Bugie e tabù del marketing del vino - con Michele Fino
Oggi parliamo di miti, bugie e tabù che caratterizzano il marketing del vino e che influenzano i comportamenti dei consumatori. Lo facciamo con Michele Fino, professore associato di Fondamenti del diritto europeo all'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, che si occupa di qualità alimentare legata ai temi della legislazione e ha scritto per Mondadori il libro "Non me la bevo". Nell'episodio del podcast, vengono esposte alcune narrazioni, come l'idea che tutto ciò che è "naturale" sia necessariamente migliore e il mito di un'antica tradizione vitivinicola inalterata nel tempo. Tra i tabù discussi, si evidenzia la resistenza nel riconoscere apertamente gli effetti dell'alcol sulla salute. Ma è tutta colpa del marketing se nel settore del vino continuano a circolare tante leggende? Forse no.Il podcast:Wine Hub è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di WineLetter.Vuoi di più?Iscriviti a WineLetter: https://www.wineletter.it/Segui Stefano Labate su Linkedin: https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/
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Contro la contraffazione del vino - con Carlo Carminati
In questo episodio, parliamo con Carlo Carminati, direttore Commerciale di SAIT, tech company che ha sede in Franciacorta e ha sviluppato la soluzione Wineability. Discutiamo dell'importanza della tracciabilità e della lotta alla contraffazione nel settore vitivinicolo, esaminando l'uso di tecnologie avanzate come QR code, blockchain e NFT. Carminati spiega come queste tecnologie, che purtroppo non sono così conosciute e adottate, aiutano i produttori a monitorare la distribuzione delle loro bottiglie e a proteggersi dalla contraffazione, ma anche a migliorare la relazione con i consumatori, per esempio all'interno di un Wine Club, e la sicurezza del brand.Il podcast:Wine Hub è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di WineLetter.Vuoi di più?Iscriviti a WineLetter: https://www.wineletter.it/Segui Stefano Labate su Linkedin: https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/
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Mostrarsi autentici e vulnerabili - con Laura Donadoni
Continuiamo la conversazione con Laura Donadoni, imprenditrice e autrice di libri, nota online come "The Italian Wine Girl". Nel precedente episodio, abbiamo esplorato la sua carriera e la transizione da giornalista a comunicatrice del vino italiano in America. Oggi ci concentriamo sulla comunicazione nel settore del vino e su aspetti cruciali come il racconto della propria storia personale e la vulnerabilità.Laura spiega l'importanza di narrare la propria storia personale con coraggio e autenticità. Anche per raccontare un vino è utile svelare l'elemento personale che c'è dietro. Mostrarsi vulnerabili, anche online attraverso i canali social, è diventato parte integrante nella costruzione di fiducia e relazioni significative con le persone a cui ci vogliamo rivolgere. Laura condivide apertamente alcuni momenti difficili che hanno profondamente influenzato il suo approccio alla comunicazione.-Il podcast:Wine Hub è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di WineLetter.Vuoi di più?Iscriviti a WineLetter: https://www.wineletter.it/Segui Stefano Labate su Linkedin: https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/
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Vino e gender gap - con Laura Donadoni
Oggi parliamo con Laura Donadoni, alias The Italian Wine Girl.La storia personale di Laura, che si svolge tra Bergamo e California, racconta l'avventurosa e tenace transizione di una giornalista a voce influente del vino italiano, autrice di libri, educatrice, imprenditrice.Parliamo soprattutto di gender gap e discriminazioni di genere nel settore del vino. Dopo essere stata vittima di episodi di sessismo e violenza, Laura Donadoni ha raccolto diverse storie e testimonianze di donne che hanno tra l'altro ispirato il suo ultimo lavoro, "Intrepide".Il podcast:Wine Hub è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di WineLetter.Vuoi di più?Iscriviti a WineLetter: https://www.wineletter.it/Segui Stefano Labate su Linkedin: https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/
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Tre storie in Langa - con Eugenio Palumbo
Eugenio Palumbo è il wine maker di Vietti, una delle cantine più rinomate delle Langhe e del Barolo. Nella sua storia ci sono tre storie del vino che cambia.Negli ultimi venti, venticinque anni, Eugenio ha visto infatti crescere, e cambiare, non solo se stesso, ma anche l'azienda e il territorio circostante. Il podcast:Wine Hub è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di WineLetter.Vuoi di più?Iscriviti a WineLetter: https://www.wineletter.it/Segui Stefano Labate su Linkedin: https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/
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Il suolo è vita, ma lo stiamo perdendo - con Luisella Celi
"Il suolo è tutto per un vigneto e per la qualità del vino".Parliamo di suolo perché è una risorsa per la vite e più in generale per la vita di ogni pianta, animale e persona. Spesso lo diamo per scontato e invece dovremmo starci più attenti perché si tratta di una risorsa cruciale e non rinnovabile.Anche per via del nuovo clima, nei vigneti stiamo assistendo a un impoverimento del suolo con una serie di conseguenze che mettono in discussione alcune logiche e pratiche tradizionali nel mondo del vino. Anche più grave è il fatto che, come comunità tutta, stiamo perdendo il suolo, che viene sempre più usato per altre destinazioni: case, strade e fabbricati. A Wine Hub Stefano Labate parla con Luisella Celi, professore ordinario di biogeochimica del suolo all'università di Torino.Il podcast:Wine Hub è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di WineLetter.Vuoi di più?Iscriviti a WineLetter: https://www.wineletter.it/Segui Stefano Labate su Linkedin: https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/
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Quando la vite non sta bene, che cosa sta succedendo - con Paola Battilani
Lo sapevate che la vite parla con i funghi che la attaccano?Nell'episodio di oggi parliamo di malattie della vite. Vogliamo fare un breve ripassino ma soprattutto aggiornarci rispetto a quello che di nuovo sta succedendo nelle vigne sotto quest aspetto. La nostra ospite è Paola Battilani, professoressa ordinaria e docente di Patologia vegetale presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.Il podcast:Wine Hub è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di WineLetter.Vuoi di più?Iscriviti a WineLetter: https://www.wineletter.it/Segui Stefano Labate su Linkedin: https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/
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L'agricoltura 4.0 per il mondo del vino - con Gianmarco Ciccotti
Una rivoluzione è in corso nelle vigne. La rivoluzione della tecnologia. Oggi esploriamo il mondo della digitalizzazione e dell'agricoltura di precisione, dell'agricoltura 4.0, concentrandoci sulla trasformazione che la tecnologia porta al settore vitivinicolo.Parliamo con Gianmarco Ciccotti, di X-Farm, una nota app e Tech Company che in pochi anni è diventata un riferimento per la tecnologia in agricoltura. Il podcast:Wine Hub è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di WineLetter.Vuoi di più?Iscriviti a WineLetter: https://www.wineletter.it/Segui Stefano Labate su Linkedin: https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/
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Clima, errori da evitare e cose da sapere - con Claudio Cassardo
Nell'episodio di Wine Hub parliamo del cambiamento climatico e dei suoi effetti sui territori e sulla viticoltura. Parliamo soprattutto di dati e del perché l'Italia e il nord Italia in particolare hanno registrato aumenti di temperature superiori alla media globale.Lo facciamo con Claudio Cassardo che è docente universitario a Torino, insegna fisica, meteorologia e clima in vari contesti, discute Cassardo parla del tipico errore che facciamo quando parliamo di cambiamento climatico, della coesistenza di siccità e piogge intense all'interno di una stessa stagione vegetativa della vite, dell'aumento delle temperature che abbiamo registrato e della sua conseguenza sulle piante, delle variazioni nelle precipitazioni e delle previsioni per il futuro.Il podcast:Wine Hub è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di WineLetter.Vuoi di più?Iscriviti a WineLetter: https://www.wineletter.it/ Segui Stefano Labate su Linkedin: https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/
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Vino e sostenibilità, leggiamo un'etichetta - con Lucrezia Lamastra
Prendo una bottiglia di vino e noto un logo di sostenibilità. Mi chiedo che cosa significhi veramente, come funziona la certificazione in Italia e quali sono i tipi di bollini che posso trovare come consumatore. Oppure, come produttore, che cosa posso mettere su un'etichetta.A Wine Hub ci immergiamo nuovamente in un tema che spesso è citato, ma altrettanto spesso snobbato o travisato nel mondo del vino. Un argomento complesso, nuovo e forse più evocato che compreso nelle sue diverse implicazioni. Per aiutarci abbiamo con noi Lucrezia Lamastra, dell'università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà di Agraria, esperta di indicatori di sostenibilità e membro del comitato scientifico di due dei più importanti programmi di certificazione in questo senso del vino italiano, VIVA e SOStain.Il podcast:Wine Hub è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di WineLetter.Vuoi di più?Iscriviti a WineLetter: https://www.wineletter.it/ Segui Stefano Labate su Linkedin: https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/
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Le api per la biodiversità - con Tommaso Tedeschi
Le api svolgono un ruolo fondamentale nella salvaguardia della biodiversità, minacciata dai cambiamenti climatici e dalle attività umane, incluse quelle del settore agroalimentare e del vino.Il tema riguarda la responsabilità delle aziende verso gli ecosistemi sui territori, ma non solo. Occuparsi di api significa preservare l'habitat delle vigne e delle aziende agricole, garantire la resa e la qualità delle uve, adottare pratiche rigenerative e sostenibili, rispondere alle nuove sensibilità del mercato.Esistono diversi argomenti che legano le api al settore del vino e le nuove tecnologie stanno offrendo soluzioni sorprendenti. Ne parliamo con Tommaso Tedeschi di 3Bee, una "nature-tech company" che utilizza tecnologie innovative per la tutela della biodiversità, concentrando l'attenzione sugli impollinatori e le api.Il podcast:Wine Hub è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di WineLetter.Vuoi di più?Iscriviti a WineLetter: https://www.wineletter.it/ Segui Stefano Labate su Linkedin: https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/
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Per non sprecare l'acqua - con Luca Stevanato
Salvare l'acqua è una delle più grandi sfide che abbiamo davanti. L'acqua viene impiegata per la maggior parte nell'agricoltura e per fare il vino dobbiamo imparare a non sprecarla, gestirla al meglio, non solo in cantina ma soprattutto in vigna. Si tratta di preservare una risorsa chiave per l'ambiente e la società, di contenere i costi e di non perdere raccolto, di perseguire la qualità delle uve. Luca Stevanato, fisico nucleare e CEO di Finapp, spiega a Wine Hub che le nuove tecnologie possono darci una mano a non sprecare l'acqua e gestirla meglio in vigna. Per esempio, possiamo usare i raggi cosmici.Il podcast:Wine Hub è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di WineLetter.Vuoi di più?Iscriviti a WineLetter: https://www.wineletter.it/ Segui Stefano Labate su Linkedin: https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/
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La paura della genetica in viticoltura - con Deborah Piovan
Quali sono le paure legate all’utilizzo della genetica in agricoltura e viticoltura? Che cosa ci piace dell’aggettivo naturale che usiamo per un vino? Come dobbiamo scegliere le pratiche da usare o da vietare nelle vigne? Per approfondire alcuni tra i più controversi temi di cui discute il settore del vino parliamo con Deborah Piovan, imprenditrice agricola, dirigente di Confagricoltura e divulgatrice scientifica.Il podcast:Wine Hub è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di WineLetter.Vuoi di più?Iscriviti a WineLetter: https://www.wineletter.it/ Segui Stefano Labate su Linkedin: https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/
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Un problema italiano - con Denis Pantini
Abbiamo un problema con la sostenibilità del vino in Italia? Ma poi è davvero importante la sostenibilità nel settore? Che cosa dice l'Unione Europea e che cosa dicono i mercati? C'è qualcuno che può stare a guardare o è una questione che riguarda tutti? E infine, le aziende più piccole, che in Italia sono moltissime, sono pronte? Ne parliamo con Denis Pantini, Responsabile Agrifood e Wine Monitor presso Nomisma.Wine Hub è un podcast di Stefano Labate sul vino che cambia, una intervista a settimana.Ricevi gli aggiornamenti e i contenuti aggiuntivi e i link iscrivendoti alla newsletter. https://winehubpodcast.it/Per contatti e segnalazioni scrivere a [email protected]
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Sostenibilità, dubbi e decisioni difficili - con Vincenzo Gerbi
La sostenibilità attraversa come un filo rosso il settore del vino. Stefano Labate ne parla con Vincenzo Gerbi, professore ordinario dell'università di Torino, un riferimento per la ricerca enologica in Piemonte e non solo. Una puntata extra-large apre la nuova stagione di Wine Hub.Wine Hub è un podcast di WineLetter con una intervista a settimana sul vino che cambia.Ricevi gli aggiornamenti, i contenuti aggiuntivi e i link iscrivendoti alla newsletter. Per contatti e segnalazioni scrivere a [email protected]
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Trailer Wine Hub
A Wine Hub cerchiamo di capire come l'innovazione e le nuove emergenze stanno cambiando il mondo del vino. Crisi climatica ed energetica, tecnologia digitale, sviluppo sostenibile Che cosa è successo e che cosa succede ora? Quali sono le sfide, le soluzioni, le cose che dobbiamo capire? Io sono Stefano Labate e faccio domande ai nostri ospiti, così restiamo al passo con i rapidi cambiamenti del settore.
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Gusti, mercati e trend: come vendere vino negli Stati Uniti – con Laura Donadoni
Come vendere vino negli Sati Uniti. Che cosa bisogna considerare?Quando sono stato a San Francisco e in Napa Valley una delle cose che più mi hanno colpito è la difficoltà che avevano alcuni produttori che incontravo a inquadrare il vino italiano, anche i più noti. “Ne avete così tanti e noi siamo così attratti da questa varietà ma per noi non è semplice capire – mi ha detto durante una visita una autorevole produttrice di Sonoma. Facciamo già fatica anche a capire da dove arriva, dove si trova in Italia il posto di cui ci state parlando”.In questa puntata ci occupiamo anche di questo con Laura Donadoni, giornalista, blogger e wine ambassador che vive a San Diego, in California. Laura conferma:Durante una wine conference, qui in California, un produttore italiano ci ha fatto degustare un Teroldego. Tra i blogger e i giornalisti presenti al tavolo nessuno sapeva che cosa fosse il Teroldego. Che avesse una qualche idea di che razza di vino fossse.Ci sono dunque alcune cose che diamo per scontate ma che scontate non sono per il vino italiano negli Stati Uniti.Non solo la conoscenza ma i mercati, le leggi, gli stili di vita e di consumo, i trend.Note alla puntata:01:45 Laura Donadoni ovvero “Laura Wines” – link05:00 Come sta il vino italiano negli Stati Uniti06:00 La crescita in valore07:45 I vini italiani che tirano08:30 Il vino hipster10:20 Trovami l’importatore13:30 Le valutazioni da fare prima di entrare nel mercato degli Stati Uniti14;45 I vitigni italiani coltivati negli Stati Uniti17:30 Il prosecco e il moscato di Canelli19:00 Il palato degli americani20:45 Pregiudizi buoni e cattivi (valori e divalori) con gli italiani24:30 I millennials, i soldi in tasca e gli stili di vita28;00 Le app e Wine Searcher30:00 I punti di Parker & Co. e i prezzi dei vini33:15 Di che cosa ha un bisogno un piccolo e medio produttore italiano34:45 I consorzi e i fondi OCM36:30 Che cosa davvero ne sanno i blogger e i giornalisti del vino italianoPuoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.Stefano: Benvenuta, Laura.Laura: Grazie, ciao a tutti!Stefano: Allora, Laura è originaria di Bergamo, ha 34 anni, è giornalista professionista, lo è stata per la radio e per la carta stampata, insomma, ci racconterà poi… E vive a San Diego, in California, da quasi tre anni, e si occupa di Comunicazione e Marketing per le cantine e i consorzi vinicoli italiani sul mercato USA. È sommelier certificata – ci racconterà anche di questo – e si occupa anche di educazione, di Wine Ambassador, è anche Social Media Manager, gestisce eventi, ed è consulente per il posizionamento sul mercato americano. Collabora con magazine di settore, in Italia e in America: io per esempio l’ho scoperta leggendola proprio su Gambero Rosso e su Wine Meridian. Laura, sei giornalista. Prima del vino, quindi, che cosa facevi?Laura: In realtà, come appunto stavi raccontando tu, io nasco come giornalista quindi la mia strada, fino a che non si è incrociata con il vino, è stata soprattutto di cronaca, di politica, di attualità, sia per la carta stampata sia per la radio, come appunto già raccontavi. Poi a un certo punto cos’è successo? La faccio breve per non raccontare la storia della mia vita in cinque minuti, che sarebbe penso noiosissima; a un certo punto è successo che nei miei vari viaggi in giro
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La prima cosa da fare negli Usa, in Cina o in qualsiasi altro posto per il tuo vino – con Dario Pennino
Marketing del vino italiano all’estero. In questa puntata Dario Pennino ci parla di come raccontare e vendere i vini italiani nel mondo. Pennino, che è stato amministratore delegato delle vendite di Mastroberardino ed oggi è libero professionista, si concentra sulle condizioni culturali e di contesto nei mercati internazionali che spesso vengono ignorate ma che diventano decisive in regime di grande concorrenza e di livellamento qualitativo dei prodotti quale quello odierno.Noi italiani siamo bravissimi a raccontare le nostre belle storie e ad autogratificarci. Ma poi scopriamo che bravi e belli sono anche gli altri. E allora conta quello che riusciamo a comunicare. Conta intanto conoscere bene chi hai davanti, capire la persona e la cultura di quel Paese.Dario PenninoMastroberardinoLe 4 P funzionano nel vino?Il vino a Los AngelesRaccontare il vino in CinaLa prima cosa da fareRiposizionare un vino: I Vignaioli del Morellino di ScansanoIl vino biologico e Ladogana di Orta NovaI precursori del vinoNote alla puntata:Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.Stefano: Ciao Dario! Come stai?Dario: Ciao Stefano, sì, molto bene. Tu?Stefano: Molto bene, grazie.Dario: Vacanze?Stefano: No, non ancora. E tu?Dario: No, neanche per sogno!Stefano: Ma dove sei adesso? A casa?Dario: Sì sì, adesso sono a casa.Stefano: E quindi dove? A?Dario: Napoli.Stefano: Beh, ho visto anche sulla tua pagina Facebook che hai una foto con Hamsik. Hamsik ha firmato, cinque anni, siamo tranquilli.Dario: Tocchiamo subito un tasto molto sensibile, nel senso buono, perché io sono un grande supporter del Napoli e abbiamo vissuto questa vicenda Higuain, che in parte ha tenuto banco…Stefano: Che vi ha appassionato e continua ad appassionarvi.Dario: Voglio dire, ormai è routine. Hamsik, grande bandiera della Slovacchia, che ha creduto nel progetto sin dall’inizio, un’ottima persona, almeno negli occasionali incontri avuti con lui, un giovane ben motivato.Stefano: Quindi adesso siamo tranquilli, possiamo parlare di vino, di marketing del vino, via! Allora, abbiamo scherzato, ma mi fa molto piacere, oggi, parlare con Dario Pennino, perché Dario è un campano DOC non solo perché ama Napoli come molti altri, ma perché ha una bella storia da raccontare, una storia di ambasciatore del vino campano – e non soltanto del vino campano, adesso ci racconterà anche le sue più recenti esperienze – però partirei dalla tua storia nel vino, perché tu sei stato per più di 12 anni amministratore delegato delle vendite di Mastroberardino, che credo sia stato un po’ il tuo ingresso, un ingresso in grande stile nel mondo del vino… vuoi raccontarci questa cosa? Quali sono stati i tuoi studi e come sei entrato nel vino.Dario: Ma guarda Stefano, devo dirti che l’ingresso nel vino è stato davvero, per me, un’occasione in cui neanche credevo, mi riferisco sia all’ingresso in un settore che non conoscevo, devo essere sincero, sia...
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Come far scappare le persone davanti a un vino – con Tinto di Decanter Radio2
Chiamiamolo storytelling del vino o come ci pare. Le parole arrivano quasi sempre prima di tutto: e possono far avvicinare o far scappare chi sta ascoltando. Ne parliamo con Nicola Prudente, in arte Tinto, quello di Decanter su Radiodue, conduttore e autore radiofonico e televisivo.Per Tinto le parole hanno un potere unico ma a volte con l’enogastronomia e il vino si commette l’errore di essere autoreferenziali. Sì dà per scontato che chi è dall’altra parte abbia le tue stesse competenze. Ma non è così.Tu potresti avere davanti più persone possibili ma poi queste persone scappano perché non riescono a comprenderti, quindi il problema sei tu che non sei capace di comunicare: allora lì devi fare uno sforzo.Prendi Sgarbi: lo senti parlare di Michelangelo o di un altro grande interprete dell’arte italiana e ti innamori. Prendi invece il classico professore che non è brillante, non ha ritmo e magari te lo descrive in modo noioso. Ma come pretendi che chi sta davanti si appassioni? La stessa cosa vale per l’enogastronomia e il vino.E’ una peculiarità tutta italiana questo modo di vivere la cultura. Pensa all’ambito accademico, al cattedratico, al “barone” che magari all’università non vedevi mai o alla cerimonia di apertura con gli ermellini e le toghe. È sempre tutto molto barocco da noi. E anche nel vino, purtroppo, a noi piace un po’ questo club per pochi, in cui più si parla difficile più le persone non capiscono.Note alla puntata:DecanterPremiolinoNicola “Tinto” PrudenteIl Gastronauta su Radio24Un pesce di nome TintoFrigoObbiettivo educazioneNon solo video, instagram, snapchat: meglio la radio e le parole che la tvLa leggerezza e l’educazioneLa bottega del vino a VeronaArmin KoblerTwitter e Belen RodriguezNon ci si può opporre al cambiamento Ma se ti portano un piatto al ristorante non perderti la spiegazione perché devi fare la fotoL’originalità della storia L’educazione enogastronomica per la salute e per la dimensione sociale Decanter SommelierSommelier ma non troppo – corretto abbinamento tra cibo e vino<a href="http://www.bibenda.it/" rel="noopener noreferrer"...
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Perché non nascondere nulla di come lavori in vigna e in cantina – con Armin Kobler
Armin Kobler è un enologo, viticoltore e produttore altoatesino che piazza webcam nella sua vigna, condivide video e tiene un blog in due lingue mostrando quello che fa.Spesso mi sono arrabbiato della diffusa falsità della comunicazione del vino. Anche sulle riviste rinomate si vedono vedute molto parziali del nostro lavoro e alcune vengono negate perché “non vanno bene nella comunicazione” o “non sono romantiche”. Certe cantine per esempio non dicono che usano i lieviti selezionati. Io da enologo ricercatore non solo non nego questa cosa ma la faccio espressamente vedere: faccio vedere quello che faccio, anche i trattamenti. La rete ti dà la possibilità di essere autentico. E’ un’operazione di trasparenza, per me è importante.Note alla puntata: 02:00 Armin Kobler 05:00 i ivini, i vitigni internazionali ma tradizionali 06:45 Macintosh LC07:30 il video della vigna 10:00 mostrare il lavoro in vigna 12:50 operazione trasparenza 13:25 due articoli al mese sul blog 15:00 Armin su facebook 16:50 la differenza tra il web e i canali tradizionali 18:30 3 su 4 mi trovano prima su internet 19:30 la sfida della comunicazione e il calo dei consumi 20:50 il mercato dei turisti per i vini 22:00 la relazione con le persone, la traduzione dei commentiPuoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.Stefano: Benvenuto, Armin.Armin: Buongiorno anche a te!Stefano: Buongiorno. Dunque, siamo in Alto Adige, nella Bassa Atesina, ma addossati alla montagna, a Magré – correggimi se sbaglio – Armin è viticoltore, con Monika, ha una piccola azienda… dicci da quando sei nel vino.Armin: Sono nel vino a partire dall’anno 1992, quando dopo la laurea ho cominciato un tirocinio in una cantina qui vicino, però a fare il vino siamo dal 2006, ecco, che facciamo noi stessi il vino…Stefano: Tu prima ti occupavi…?Armin: In famiglia abbiamo sempre prodotto dell’uva, ed eravamo conferitori al 100% di una cantina sociale, e prima di fare il mio vino, ho fatto per 18 anni il ricercatore enologico.Stefano: Armin, ci hai detto che prima conferivate le uve, dal 2006 vinificate: quali sono stati i passaggi più belli e più difficili di questo cambiamento?Armin: Diciamo che ci sono stati moltissimi – e ci sono tutt’ora – dei bellissimi momenti facendo noi stessi il vino, soprattutto perché è un’attività a 360°, vivi al cento per cento la viticoltura, investi tantissimo tempo, anche mezzi finanziari, in un progetto. Vedi come crescono le cose, poi le trasformi, il vino continua a sorprenderti, cioè, ogni anno viene diverso anche se pensi o speri di averlo capito finalmente, poi alla fine fa lo stesso quello che vuole lui, e poi anche la commercializzazione, la presentazione e la comunicazione sono cose molto interessanti, e devo dire
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Stop alla carta: come funzionano i registri vitivinicoli digitali sul sito del ministero – con Gianluca Fregolent del Mipaaf
Dematerializzazione dei registri vitivinicoli ovvero abbandono dei registri di carta e passaggio ai registri vitivinicoli digitali.Basta carta dunque. Anche nel settore del vino le ambizioni della pubblica amministrazione di innovare la tenuta dei documenti con vantaggi in termini di risparmio, di trasparenza, di snellimento nei rapporti con gli operatori economici si trasformano in primi passi concreti.Largo dunque alla dematerializzzazione dei registri vitivinicoli. L’obbligatorietà, per gli oltre 50 mila operatori che tengono i registri, sarebbe dovuta scattare dal 1 luglio ma proprio nei giorni scorsi il ministro Martina ha firmato una proroga dello switch. Produttori e soggetti del settore hanno tempo fino a dicembre per andare sul sito del ministero e impratichirsi col nuovo sistema. Si chiama Registrovino 2.0 e unifica tutti i registri di cantina (registro di vinificazione, conti speciali, registri di imbottigliamento e di commercializzazione ecc.) in un unico “sistema di registrazione”.Come funziona questa nuova tenuta dei registri vitivinicoli? Quali sono le scadenze? Quali sono i problemi in questo passaggio?Ne parliamo con Gianluca Fregolent, dirigente al Ministero delle politiche agricole a capo dell’intero progetto.Oggi abbiamo due generi di problemi per la migrazione dei registri dalla carta al digitale. Uno riguarda le aziende più strutturate e il consolidamento di pratiche informatiche ormai ventennali nei sistemi gestionali che adesso vanno armonizzati con il sistema unitario. Un altro problema riguarda i piccoli produttori che sono spaventati dall’uso dei nuovi strumenti. Certo l’adeguamento richiede un piccolo sforzo ma vogliamo rassicurare tutti. Basta un pomeriggio per sfogliare dei documenti sul sito del ministero e provare il sistema che porterà vantaggi a tutti.Note alla puntata:Gianluca Fregolent02:00 Proroga del ministro Martina03:00 La presentazione del Registrovino 2.009:30 Vantaggi del nuovo sistema per chi deve controllare e per chi deve tenere registri07:05 I due metodi di registrazione sul sistema: online e web service10:50 La creazione di un database del ministero del sistema vitivinicolo nazionale12:20 La tracciabilità informatica del prodotto dal grappolo d’uva al vino nel bicchiere di un ristorante nel mondo17:15 La documentazione tecnica per le software house dei gestionali19:00 La procedura chi usa il metodo web: faq, assistenza e registri29:40 I servizi delle organizzazioni di categoriaPuoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.Basta carta, si passa al digitale. Anche nel settore del vino le ambizioni della pubblica amministrazione di innovare la tenuta dei documenti con vantaggi in termini di risparmio, di trasparenza, di snellimento nei rapporti con gli operatori economici si trasformano in primi passi concreti.Per “dematerializzazione” l’Agenzia per l’Italia Digitale intende appunto il progressivo incremento della gestione documentale informatizzata – all’interno delle strutture...
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Come hanno trasportato il tuo vino? – con Antonio Catapano di Wenda
Trasportare il vino non è uno scherzo. Sappiamo che tutti gli sforzi talvolta di anni e la sapienza del produttore potrebbero essere stati vanificati durante un viaggio magari intercontinentale in cui la bottiglia di vino è stata sballottata, sottoposta a vibrazioni, temperature elevate, inclinata in modo non corretto… Orrore. Insomma meglio non pensarci: speriamo che sia andato tutto bene e stappiamo questa bottiglia. Occhio non vede e cuore non duole. Certo sarebbe bello sapere invece che questa bottiglia è stata conservata nelle condizioni giuste e che quello che stiamo per assaggiare è il vino del produttore al 100%.Ecco l’argomento di cui parliamo in questa puntata a Wine Internet Marketing con Antonio Catapano di Wenda.Di solito non esiste un riscontro oggettivo su come è stato trasportato il vino. L’unica cosa che sappiamo è che quando il consumatore assaggia il vino e dice “non mi piace” difficilmente può sapere se quel vino ha avuto un problema di conservazione.Note alla puntata:Antonio CatapanoSystech10:00 Wenda12:50 Tecnologia NFC18:00 la clonazione di un iphone620:00 la contraffazione del vino made in italy23:40 ISO26:00 13/5 a Bologna convegno Innovazione nella filiera vitivinicola Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.Stefano: Buongiorno Antonio, come stai?Antonio: Tutto bene, grazie! Spero che anche tu stia bene.Stefano: Sì, sì, bene, grazie. Vinitaly… com’è andata? Che impressioni hai avuto?Antonio: Eh, è andata abbastanza bene. Ho avuto contatti interessanti, anche se quest’anno eravamo un po’ come visitatori, perché comunque Vinitaly è un momento in cui gli operatori sono concentrati sulle loro attività insomma, e quindi quest’anno abbiamo deciso di stare un po’ più in disparte, però abbiamo avuto dei buoni…Stefano: È stato interessante?Antonio: Sì, incontri che avevamo programmato a priori, da cui nascono sempre spunti interessanti. Quest’anno l’ho visto, anche se sempre caotico, però abbastanza… forse un po’ meno degli altri anni, forse per le nuove politiche che stanno utilizzando.Stefano: Concordo, concordo. Ci siamo incontrati con Antonio… forse il giorno finale, cos’era? Mercoledì?Antonio: Esatto.Stefano: Ok. Ho faticato un giorno con l’auto, ho fatto l’errore, il lunedì, il giorno dei ristoratori di restare e di...
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Dieci nuovi business del vino II – con Francesco Inguscio di Nuvolab
Continuiamo a parlare con Francesco Inguscio di Novolab a proposito dei nuovi business del vino. Qual è il panorama delle startup innovative del vino? Come nascono? Come fanno business nel settore? Dopo la prima parte della conversazione torniamo sulle applicazioni di diverso tipo, imprese innovative e magari tecnologiche che non si occupano solo di marketing del vino e che nel giro di qualche anno si stanno ritagliando uno spazio sempre più importante nel settore.E poi ci sono i 33 imprenditori che in Francia hanno fatto squadra, dalle parti di Bordeaux, e si sono coalizzati in un incubatore. Sono soggetti interessanti perché cercano di fare da mediatori culturali e acceleratori di opportunità tecnologiche nel mondo del vino su un territorio.Citazioni e link dalla puntata:Francesco InguscioNuvolabVivinoWine SpectactorDR Wine Tech33 entrepreneursMicrobionAmarone CostaseraBanda larga in ItaliaAgenzia per l’Innovazione del Digitale ItalianoSilicon ValleyThe Rainforest: The Secret to Building the Next Silicon ValleyAmazonVivek WadhwaPuoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione della seconda e ultima parte della conversazione.….Francesco:… Assolutamente. Stanno dilagando in modo estremo, questi tipi di tecnologie. Conosco almeno una decina di startup che fanno questo tipo di cose, e sono molto curioso di sapere quelle che riusciranno a trovare il modello di business vincente, i partner giusti per arrivare sul mercato. Ma di questo magari ne parliamo un pochino più avanti. Sempre restando in questo mondo qui, se usciamo dalla parte dell’oggettistica per certi versi…Stefano: Ci sono anche quelli del vino?Francesco: Sì, sempre restano sul mondo delle app, tra l’altro uno schiaffo morale, perché Vivino nasce nel 2009 a Copenaghen, sono danesi ed è di fatto l’equivalente di Shazam del mondo della musica per il vino, quindi di fatto, fai una foto all’etichetta della bottiglia e ti dice tutto quello che devi sapere sul vino che stai per...
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Dieci nuovi business del vino I – con Francesco Inguscio di Nuvolab
Vivino, Delectable, Coravin. Nuovi nomi ci stanno diventando familiari. Sono nuovi business del vino. Si tratta di applicazioni di diverso tipo, imprese innovative e magari tecnologiche che nel giro di qualche anno si stanno ritagliando uno spazio sempre più importante nel settore.Oggi parliamo con Francesco Inguscio di Nuvolab, acceleratore di startup innovative. Qual è il panorama delle startup innovative del vino? Come nascono? Come fanno business nel settore?Nel 2103 si contavano già 500 startup innovative nel mondo del vino. Hanno raccolto 800 milioni di dollari, le prime dieci se ne sono aggiudicate da sole 500. Si sono imposte cambiando il modo di fare business del vino.Citazioni e link dalla puntata (prima parte):Francesco InguscioNuvolabVinfolioVinovoloNakedWinesCoravinWendaClub WWine.comPuoi ascoltare la prima parte dell’intervista audio cliccando in alto in questo articolo (la seconda parte nel prossimo podcast). Qui sotto c’è la completa trascrizione.Innovazioni, startup, applicazioni digitali: quando parliamo di queste cose, il pensiero corre spesso all’estero. Ci viene in mente Google, Facebook, Twitter e tutte quelle cose grandi e piccole che ci hanno cambiato e continuano a cambiarci la vita. Ci viene in mente magari la Silicon Valley, dove tutto è nato e continua a rigenerarsi in campo digitale, soprattutto con una velocità impressionante. Oggi parliamo di innovazione e di vino in particolare, di innovazione nel vino, e sono molto lieto, davvero contento, di poter ospitare Francesco Inguscio. Benvenuto, Francesco, a Wine Internet Marketing Podcast.Francesco: Grazie mille, Stefano. Benvenuti agli ascoltatori.Stefano: Bene, Francesco. Dunque, tu sei fondatore e amministratore di Nuvolab, un acceleratore di startup innovative, una società di consulenza che fa innovazione con numerosi progetti davvero a sostegno di tutto l’ecosistema dell’innovazione italiana, con soggetti grandi e piccoli, fondi di venture capital, istituzioni, PMI, piccole medie imprese e grandi corporation. Sei laureato in Economia, se non sbaglio, e poi hai una carriera tutta nell’innovazione: io ricordavo la Silicon Valley anche perché tu hai un’esperienza negli ultimi anni molto legata direi a quei luoghi e quindi cito alcune cose, poi magari altre dimmele tu se le dimentico, ma dal 2010 in poi hai lavorato ad alcuni incubatori e in alcune aziende importanti come M31, poi sei stato anche analista per IBM, per Accenture, insomma quindi, la Silicon Valley è stata uno dei tuoi terreni di sviluppo più significativo degli ultimi anni. A 33 anni, leggo, sei fondatore di dieci startup e conti di arrivare a quaranta entro i tuoi 40 anni.Francesco: Esatto, cifra tonda.Stefano: È una vera bulimia di nuovo, direi, di fare impresa, di far partire progetti, insomma, raccontaci di questo, da dove ti arriva questa...
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Tutti i vantaggi di degustare il vino online – con Andrea Pecchioni di WineJob
Avete mai partecipato a una degustazione di vino online? Ve ne state seduti comodi sul divano a casa col vostro bicchiere in mano e il computer sulle ginocchia. O magari siete meno comodi, ma più attenti, alla scrivania del vostro ufficio. Dall’altra parte dello schermo un produttore, un giornalista e un sommelier raccontano, spiegano, invitano al confronto. Su internet si può imparare e insegnare ormai qualsiasi cosa perché la rete e le nuove tecnologie hanno abbattuto le barriere di spazio e di tempo per chi vuole fruire dell’informazione nonché i costi per chi quell’informazione la produce. Così anche anche il vino italiano sta sperimentando nuove forme per educare operatori del settore e consumatori finali. Ne parliamo con Andrea Pecchioni, fondatore e direttore di WineJob nonché coautore di WineOnline, cicli di incontri verticali dedicati allo studio del vino e alla degustazione tramite il web.Note, Link e citazioni dalla puntata:Winejob.itWineJobs.comArianna OcchipintiBernardo ConticelliPaolo MarchionniOil ProjectGoToWebinarAdobe ConnectWebExGoogle HangoutCorso di alta specializzazione in marketing internazionale del vinoFrescobaldiPuoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.Oggi parliamo di informazione e formazione online nel mondo del vino. Il tema mi appassiona molto, perché sono un giornalista, un educatore, perché internet è il luogo in cui l’informazione e l’educazione sono letteralmente state rivoluzionate negli ultimi decenni e negli ultimi anni, in modo particolare. E per parlare di questi temi nel mondo del vino, mi sono detto: “Devo proprio parlare con Andrea Pecchioni di WineJob”. E quindi, grazie molte Andrea per essere qui, benvenuto a Wine Internet Marketing Podcast.Andrea: Grazie a te, Stefano. Volentieri partecipo alla tua iniziativa.Stefano: Grazie Andrea. Dunque, Andrea Pecchioni, direttore di WineJob, che si occupa di ricerca, selezione e formazione di personale per le imprese del vino, hai più di vent’anni di esperienza nel settore, anche della moda, quindi vino e moda… dicci qualcosa di WineJob.Andrea: Sì, il nome WineJob è nato da una mia ricerca negli Stati Uniti di un brand ambassador, molti anni fa, durante la quale ho scoperto che esisteva un WineJobs.com, un’iniziativa di Wine Business che, diciamo, promuoveva con successo la ricerca di personale, sempre...
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Come vendere il vino online – con Riccardo Zilli di Tannico.it
Oggi parliamo di vendere il vino online con Riccardo Zilli, milanese, co-fondatore Tannico.it, e-commerce del vino che in Italia vende 35mila bottiglie al mese e nel 2015 ha fatturato 4.5 milioni di euro. Con Riccardo, che si occupa della gestione del prodotto e degli accordi strategici con tutti i fornitori, abbiamo toccato alcuni punti. Come funziona l’ecommerce del vino in Italia? Chi vende su queste piattaforme? Chi è il compratore tipico? Quali sono le cose importanti da considerare per vendere il vino online?Tre anni fa al Vinitaly, quando parlavamo di commercio elettronico, i produttori ci liquidavano in fretta: “non ci interessa”. Oggi tanti ci cercano. Secondo me ci sono molti produttori che hanno capito che è molto meglio cercare di regolare un mercato piuttosto che far finta che non esista.Note e Link:Riccardo ZilliTannico.itEbooxShoppablePuoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.Stefano: Benvenuti, allora, a Wine Internet Marketing. Oggi parliamo di e-commerce del vino, e abbiamo la persona giusta, perché con noi oggi c’è Riccardo Zilli, che è milanese, co-fondatore di Tannico.it, l’e-commerce del vino italiano. Lui, in modo particolare, si occupa della gestione del prodotto e degli accordi strategici con tutti i fornitori. Buongiorno Riccardo, benvenuto.Riccardo: Buongiorno a tutti, grazie dell’invito.Stefano: Grazie a te, Riccardo. Intanto aiutaci a parlare di Tannico: ti ho sentito definirlo la più grande enoteca on e off-line d’Italia, a questo punto. Ci dai qualche numero?Riccardo: Sì, volentieri. Tannico è un progetto che è abbastanza giovane, ma che già può puntare su un po’ di numeri interessanti: a raccontare, noi abbiamo circa tre anni di vita, siamo nati infatti a febbraio 2013 da un’idea di due persone che mi piacerebbe citare perché è importante, una si chiama Marco Magnacavallo e l’altra si chiama Andrea Di Camillo, che sono due persone che hanno fatto un po’ la storia del digitale italiano, e quindi noi abbiamo un background fortemente legato al digitale e, ad oggi, giusto per darti qualche numero, per far capire un po’ la dimensione della nostra azienda, Tannico vende circa 35mila bottiglie al mese e nel 2015 ha venduto circa 4 milioni/4 milioni e mezzo di vino, giusto per far capire la dimensione della nostra enoteca.Stefano: Fantastico. Senti, voi avete quanti clienti, avevo sentito dire, avete una newsletter?Riccardo: Noi abbiamo più di 100mila utenti registrati alla nostra newsletter. Chiaramente, non sono tutti clienti, ci piacerebbe molto ma prima o poi lo diventeranno… direi che, intorno ai 20mila clienti, in questi tre anni.Stefano: 20mila hanno già comprato sulla vostra piattaforma.Riccardo: Sì.Stefano: Quindi questo per dare l’idea dell’impatto di Tannico. Senti, partirei però dalla tua storia personale, perché come ti dicevo prima di questa chiacchierata, leggendo sul tuo profilo Linkedin, mi aveva fatto sorridere il fatto che tu scrivi “Riccardo è stato coinvolto nella pianificazione strategica, urbana e politica per le città per un lungo periodo. Dopo si rese conto che era meglio costruire il futuro in un altro modo”. Ecco, dunque sei diventato poi un imprenditore, con dentro questo amore per la startup,...
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Dimmi che bocca hai e ti dirò che vino bevi – con Sara Spinelli di SemioSensory
In questa puntata parliamo di percezioni, emozioni e comportamenti dei consumatori del vino con Sara Spinelli di SemioSensory che si occupa proprio di questo e sta conducendo con la Società Italiana di Scienze Sensoriali la ricerca “Italian Taste” sulle preferenze alimentari degli italiani.Ci sono persone che sono più sensibili ad un composto che si chiama PROP, che ha un sapore amaro. Alcuni non lo sentono, proprio non sentono nessun sapore. E’ una cosa abbastanza comune… Quelli che invece hanno un indice di sensibilità alto sentono molto più forti tutte le sensazioni: l’amaro, l’astringente, l’acidità e anche il bruciore, quello legato alla sensazione dell’alcol in bocca. Questa sensibilità potrebbe costituire una barriera al consumo.NoteSara SpinelliSocietà Italiana di Scienze SensorialiSemiosensoryLa ricerca: Italian TasteIl convegno di psicologia del marketing enologico di AlbaPuoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.Bentrovati a Wine Internet Marketing. In questa puntata parliamo di percezioni e di emozioni nei comportamenti dei consumatori del vino, di neuromarketing del vino . E ho l’ospite giusta oggi, perché con noi c’è Sara Spinelli. Sara è di Prato, è Dottoressa di ricerca in Discipline Semiotiche all’Università di Bologna, collabora con la Sensory Unit dell’Università di Firenze, a ricerche sul ruolo proprio delle emozioni nella percezione dei prodotti, e sullo sviluppo di metodi per lo studio dei comportamenti dei consumatori. È anche consulente, con SemioSensory, e collabora con la Società Italiana di Scienze Sensoriali, che ha sede a Firenze, e in modo particolare si occupa del progetto Italian Taste.Benvenuta, Sara.Sara: Grazie. Grazie della presentazione, anche.Stefano: Grazie a te, Sara. Dunque, cominciamo proprio da Italian Taste, perché questo è un progetto di ricerca che state portando avanti con la Società Italiana di Scienze Sensoriali, ne parlerai anche ad Alba il prossimo 18 febbraio presso la Scuola Enologica, al secondo convegno di psicologia e marketing enologico. Dicci, Sara, che cos’è Italian Taste?Sara: Sì. Allora, Italian Taste è un progetto molto grande che abbiamo sviluppato all’interno della Società Italiana di Scienze Sensoriali, è un progetto di ricerca, e vorrei dire anche due parole proprio su come è strutturato, perché penso possa essere interessante, perché è basato sul knowledge sharing, quindi…Stefano: Knowledge sharing… quindi la condivisione di conoscenze, giusto?Sara: Sì. Conoscenze attraverso… noi siamo un’associazione no-profit e abbiamo tanti soci che sono sia nei centri di ricerca nelle università che nelle aziende, in particolare alimentari, e abbiamo voluto trovare un modo di mettere insieme tutte queste competenze, che erano più applicative o più di ricerca, e proprio questo progetto, che ha l’obiettivo di studiare, costruire un grande database sulle preferenze alimentari e le caratteristiche dei consumatori italiani – per questo si...
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L’innovazione digitale dell’azienda del vino – con Alessandro D’Annibale di H-Farm
In questa puntata parliamo con Alessandro D’Annibale, responsabile degli hackathon (e degli Hack-Wine) di H-Farm, incubatore nella campagna della tenuta Ca’ Tron ai margini delle province di Treviso e Venezia e uno dei luoghi di riferimento per il digitale, l’innovazione e le startup in Italia. Ma cosa sono gli hackathon e cosa c’entrano col vino? Perché e come le aziende del vino possono trasformarsi col digitale?Cosa bisogna fare? Allargare l’impiego del digitale al di fuori dei confini del marketing e della comunicazione verso una trasformazione radicale dei processi che sono tipici di un’azienda.Note: Alessandro D’AnnibaleH-farmDrinkoutEattiamoFerrariZoninAllegriniTommasiLuxotticaTechnogym Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.Stefano: Bentrovati, dunque. Oggi parliamo di innovazione a Wine Internet Marketing: una parola abusata, anche nel mondo del vino, se vogliamo. Se ne parla molto nei convegni, se in meno la cosa è praticata nei comportamenti. Per declinare oggi questa innovazione, soprattutto nel mondo del vino, parliamo con Alessandro D’Annibale, che è responsabile di H-ACK, gli hackathon di H-Farm.Benvenuto, Alessandro.Alessandro: Grazie, ciao a tutti.Stefano: Sei responsabile degli H-ACK, che sono delle vere e proprie maratone per hacker di H-Farm, prima di entrare in H-Farm hai collaborato con Depop, un marketplace mobile, poi ti eri occupato anche di editoria, se non sbaglio…Alessandro: Sì, sono ancora un giornalista.Stefano: Sei ancora un giornalista! Perfetto. Prima di arrivare a parlare di innovazione, abbiamo detto alcune parole: H-Farm, hackathon… partiamo da qui: che cos’è H-Farm, intanto? Raccontaci del posto dove lavori.Alessandro: Allora, H-Farm è una piattaforma che è nata per supportare lo sviluppo di modelli di business innovativi. Attualmente, dopo dieci anni di attività, è una realtà che si è evoluta su tre rami, tre ramificazioni: una, che è appunto quella di investire e accelerare progetti innovativi in ambito digitale; la seconda è quella appunto di aiutare le grandi aziende del nostro territorio nella fase di trasformazione digitale, per cui di supportarli con tutta una serie di servizi in questo senso; terza strada anche di formare non solo le nuove generazioni, ma anche le persone che già operano nel mondo del lavoro e all’interno di aziende attive che appunto vogliono seguire a loro volta un processo di trasformazione...
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Come creare un’azienda vitivinicola nella tenuta di famiglia e finire sul Guardian – con Camilla Rossi Chauvenet di Massimago
Per il vino italiano si parla spesso di sfida dell’innovazione mentre è assai più raro trovare degli esempi di innovazione, di startup del vino, di giovani alla guida delle aziende del settore. Nell’ultima puntata dell’anno a Wine Internet Marketing Podcast parliamo con Camilla Rossi-Chauvenet di Massimago che The Guardian ha segnalato tra le aziende più innovative del Valpolicella. Ci racconta il suo modo di creare un’azienda vitivinicola nella tenuta di famiglia.Ho pensato a un Amarone più verticale di quello che siamo abituati a conoscere. Ma la mia sfida è comunicare che la campagna è sexy e trasformare la cantina in luogo di ritrovo. Io per prima avevo considerato la campagna noiosa, e quindi per prima mi ero resa conto che era difficilissimo comunicare, anche banalmente ai miei amici o alle persone che conoscevo, che il mio era un lavoro bellissimo e che la cantina è un posto da vivere. Questa cosa si può fare solo coinvolgendo le persone, spingendole a provare un’esperienza fisica.Camilla Camilla Rossi-Chauvenet MassimagoMassimago su The GuardianPuoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.Bentrovati, dunque. Si dice spesso che una delle sfide del vino è di innovare, di essere giovane, di saper parlare ai giovani. Per questo, oggi, credo che a Wine Internet Marketing abbiamo proprio la persona giusta. Perché oggi parliamo con Camilla Rossi-Chauvenet di Massimago, che anche il Guardian ha segnalato tra le aziende più innovative del Valpolicella.Benvenuta, Camilla.Camilla: Grazie, grazie!Stefano: Ciao Camilla. Allora, dico due cose di te, che leggo, insomma, sei nata a Verona nel 1984, quindi sei giovanissima, hai studiato Scienze e tecnologie agrarie a Padova, al Politécnico di Madrid e all’École nationale supérieure agronomique di Montpellier. Poi hai trasformato la tenuta di famiglia, appunto, in Valpolicella, in un’azienda vinicola nel 2003… è corretto? Quando avevi solo 20 anni?Camilla: Sì. Corretto, corretto.Stefano: Allora, intanto Camilla… ti ho sentito raccontarti, presentarti come “una contadina in una famiglia di avvocati”, è così, giusto?Camilla: Sì, è così. Nella mia famiglia sono quasi tutti astemi, quindi il mondo del vino era molto lontano…Stefano: Astemi, addirittura!Camilla: Sì, sì. Poi adesso tutti si sono un po’ lasciati trasportare e quindi in questo momento stanno facendo un corso di sommelier, e quindi li ho convertiti, sono riuscita a convertirli! Però anch’io, anche la mia storia inizia quando avevo 18 anni, proprio grazie ad un corso di sommelier, quindi ho frequentato l’AIS e un po’ per curiosità, ero fanatica, proprio di profumi, quindi non vedevo l’ora di poter capire qualcosa in più sul vino, e il corso di sommelier, poi, è stata la porta che si è spalancata e mi ha trascinata poi nel mondo del vino. Quindi, sai, a 18 anni, quando non sai bene poi cosa sarà della tua vita, il fatto di fare un corso così, per me è stato veramente molto affascinante, e poi mi ha aiutato anche nella scelta dell’università, quindi dove avrei studiato e che cosa avrei fatto poi nella vita.Stefano: Quindi, a 18 anni avevi già in mente il vino, in quel periodo lì, dopo il corso di sommelier...
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Guerriero, narratore o sciamano: come vendere il vino all’estero – con Lavinia Furlani di Wine Meridian
Le aziende del vino italiano hanno da sempre investito nella vigna e nel prodotto: la prima preoccupazione è stata, è, fare un buon vino. E poi si sono strutturate per produrlo e commercializzarlo, guardando soprattutto all’esperienza di settore dei propri dipendenti e collaboratori. Oggi, in un clima di competizione globale, un fattore determinante per il successo sono le competenze.Oggi a Wine Internet Marketing parliamo con Lavinia Furlani di Wine Meridian proprio di nuove competenze per vendere il vino italiano, soprattutto con riferimento all’export.Con Lavinia facciamo anche il Gioco del Villaggio: ci serve a scoprire le figure richieste dalle aziende del vino e quelle offerte dal mercato del lavoro.Il guerriero è una delle figure più richieste dalle aziende, una figura fortemente orientata al risultato: il guerriero ha tante frecce al suo arco, è orientato all’azione, all’obiettivo, con tanta energia, molta fedeltà nel mondo del lavoro. E’, possiamo dire, opposto al “cacciatore”.Potete ascoltare la puntata cliccando in alto sulla freccia. Qui sotto nel box la completa trascrizione.Le aziende del vino italiano hanno da sempre investito nella vigna e nel prodotto. La prima preoccupazione è stata e resta, in qualche modo, fare un buon vino. Poi si sono strutturate, naturalmente, per produrlo e commercializzarlo, guardando soprattutto al tipo di esperienza dei dipendenti o dei collaboratori con cui cominciavano a lavorare, che ci fosse un’esperienza soprattutto di settore. Oggi, in un clima di concorrenza globale, in cui la qualità del vino è un fatto quasi scontato, anzi, scontato, in cui le cantine fanno molte le stesse cose, hanno gli stessi ruoli, cosa davvero può fare la differenza per il successo di un produttore? Oggi, a Wine Internet Marketing, parliamo con Lavinia Furlani, di Wine Meridian.Benvenuta, Lavinia.Lavinia: Grazie, buongiorno a tutti.Stefano: Lavinia Furlani, sei filosofa, giornalista e counselor. Hai, nell’ultimo decennio, importanti esperienze nel settore vitivinicolo, con diverse consulenze sia ad aziende private ed enti pubblici. Sei direttore editoriale di Wine Meridian, magazine online a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese vitivinicole italiane e hai anche pubblicato diversi volumi nell’ambito sia della filosofia che del settore enogastronomico. Lavinia, intanto, che cosa fate a Wine Meridian e che cosa avete capito? Che cosa serve, oggi, alle aziende, per avere successo?Lavinia: Sì, allora… brevemente, Wine Meridian, come hai giustamente anticipato, è una testata giornalistica, quindi nasce come magazine online che si occupa, appunto, di supportare le aziende vitivinicole italiane nell’internazionalizzazione del vino e, in una parte invece in lingua inglese, si occupa di spiegare al resto del mondo che cos’è il vino italiano in termini anche di territorio, denominazioni e differenziazioni, perché sappiamo, tra addetti ai lavori, che c’è ancora molta difficoltà e molta confusione all’estero nell’identificare bene la diversità e la tipicità dei prodotti italiani. Poi, oltre a questa parte editoriale di Wine Meridian, di cui ne è a capo Fabio Piccoli come direttore responsabile, abbiamo, negli ultimi anni, allargato con una parte di formazione, sempre a supporto delle imprese o delle risorse umane che hanno voglia di intraprendere un’attività professionale lavorativa all’interno della filiera, diciamo, dell’export del vino, e di conseguenza abbiamo aggiunto poi una
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Come non perdere una grande occasione: l’enoturismo in cantina – con Carlo Giovanni Pietrasanta di Movimento Turismo del Vino
L’enoturismo in Italia ha un giro d’affari da 5 miliardi di euro. E ci sono sempre più persone interessante a visitare le cantine. E questa è una grande occasione per la sostenibilità dei produttori perché introduce delle nuove e immediate opportunità di business, di comunicazione e di vendita del vino, per alcuni la migliore nuova occasione per i produttori di vino italiano.Ma come fanno le cantine a non perdersi l’occasione? Cosa bisogna sapere degli enoturisti? Cosa cercano? Quali errori bisogna evitare e cosa ancora ci manca per sfruttare al pieno l’enoturismo in cantina?Oggi ne parliamo con Carlo Giovanni Pietrasanta, presidente Movimento Turismo del Vino.Le persone vogliono tornare alla natura e capire cosa c’è dietro ad una bottiglia di vino. Questo è importante perché solo così possiamo spiegare perché una bottiglia di vino, così come una bottiglia di olio, non possono costare sotto certe cifre.Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.L’enoturismo, in Italia, ha un giro d’affari di 5 miliardi di euro, è un settore che gode di buona salute e ci sono sempre più persone interessate a visitare le cantine. E questa è una grande occasione per la sostenibilità dei produttori, perché introduce delle opportunità di business nuove, ed è anche una nuova occasione, comunque, di comunicazione proprio del vino, del vino italiano, secondo alcuni la migliore occasione di comunicazione, quella di farlo in cantina. Però, ci sono dei però, perché da questo comparto, in qualche modo, ci si potrebbe anche attendere molto di più, in ragione della qualità del vino, della varietà del nostro vino e anche della diffusione su territorio nazionale del vino e delle cantine. E allora, come sta andando il settore? Quali sono le opportunità e i nodi per il vino italiano? Quali consigli ci sono per chi vuole occuparsi di enoturismo? Oggi, a Wine Internet Marketing, ne parliamo con Carlo Giovanni Pietrasanta, che è presidente Movimento Turismo Vino.Benvenuto, Carlo Giovanni.Carlo Giovanni: Ciao, grazie.Stefano: Ciao! Allora, dunque, tu sei classe 1962, titolare dell’azienda agricola Pietrasanta, nella collina di Milano, a San Colombano, sei tra i fondatori di Movimento Turismo Vino Italia, sei stato presidente anche di quello lombardo, insomma, hai avuto diversi ruoli, e hai ideato, per esempio, nel 1997, il format “Benvenuta Vendemmia”, se non sbaglio. Movimento Turismo Vino ha aperto le porte, dicevamo, all’enoturismo in Italia: oggi raccoglie mille cantine, è famoso per Cantine Aperte ma anche per altri formati e per altre iniziative. Vuoi aiutarci a dirci quali sono le ragioni profonde e i momenti più importanti della vostra attività?Carlo Giovanni: Allora, il Movimento Turismo del Vino, che ormai ha 23 anni di vita, ha segnato una svolta nel mondo del vino italiano, cioè siamo passati dalle cantine chiuse e non concettualmente, turisticamente visitabili, alle cantine che oggi vengono studiate anche per accogliere il turista. Quindi, io amo dire che possiamo aver fatto una rivoluzione copernicana nel mondo dell’accoglienza nelle cantine. Bisogna dire che questa rivoluzione, noi vignaioli – io mi definisco un vignaiolo, come diceva il buon Luigi Veronelli – siamo stati aiutati dalle componenti femminili delle nostre aziende. Infatti, il Movimento Turismo del Vino è in atto per volontà di una signora, una delle signore del Bonello, Donatella Cinelli Colombini. Devo dire che l’apporto...
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Esportare il vino italiano II: numeri e consigli – con Denis Pantini di Wine Monitor Copy
Questo è il seguito della conversazione con Denis Pantini di Wine Monitor a proposito dell’esportare il vino italiano.Sai, il problema più grande si è palesato durante la crisi. Prima le aziende piccole riuscivano a sopravvivere con i mercati di prossimità, la ristorazione sotto casa, le pizzerie e quindi questo permetteva anche ai più piccoli di poter vendere il loro vino. Poi, con la crisi questo canale si è fortemente ridimensionato, vuoi perché la gente andava meno al ristorante, vuoi perché gli stessi ristoratori pagavano con molto ritardo o addirittura non pagavano, e quindi il nodo è venuto al pettine.In questo post potete ascoltare l’audio o leggere la trascrizione di questa nuova e ultima puntata.Stefano: Interessante. Denis, guarda, ti faccio parlare di un’altra cosa adesso. Ne avevi già accennato un po’ prima… il discorso sulla distribuzione. Quanto conta oggi, nella distribuzione, anche nei progetti export delle aziende del vino italiano? Nel senso che sappiamo che ci sono paesi dove il peso della distribuzione, che si sta già facendo importante anche in Italia, ma è ancora più forte. È così?Denis: Tu intendi la GDO? Si, allora, guarda. Diciamo che è una componente fondamentale un po’ per tutti i mercati, nel senso che a livello europeo più di tutti: nel Regno Unito e in Germania, le grandi catene distributive hanno in mano la gran parte, la quota principale di mercato, e qui contano soprattutto, per quanto riguarda anche la questione del prezzo… cioè, in Germania, se non ricordo male, quasi l’80% dei consumi di vino passa dalla GDO e qui contano tantissimo i discount che, come sai, a parte alcune occasioni degli ultimi anni, hanno comunque una politica legata soprattutto alla competitività di prezzo, per cui di conseguenza, anche il prodotto che importano, la prima cosa che cercano nel produttore, è il prezzo. La stessa cosa, ma in maniera differente, è nel Regno Unito: qui, anche in questo caso, c’è una forte componente nei consumi a livello nazionale, legato alle grandi catene distributive, però qui si gioca più che altro sulle promozioni, più che sui discount, e quindi anche qua si comprano anche vini che hanno un prezzo elevato, ma appena si chiede al produttore un aiuto nel momento in cui si decide di far la promozione, per cui, guardandola da entrambi i lati, sia il Regno Unito che la Germania sono cosiddetti “mercati di prezzo”, dove quindi tu devi essere soprattutto competitivo di fronte a dei costi di produzione. E in altri mercati, invece, la cosa è nettamente differente. Cioè ad esempio, non so, negli Stati Uniti, la questione dell’home trade è importante: non c’è solo la GDO che poi lì assume diversi risvolti che non sono tipici come la nostra italiana, ma conta tantissimo anche essere presenti nella cosiddetta RECA, quindi nei consumi fuori casa, nell’home trade, dove ci sono sicuramente grandi catene, anche in questo caso, di ristorazione, che però hanno delle politiche dove il prezzo o conta di meno e contano di più il posizionamento, l’immagine, tutto quello che ne consegue.Stefano: Ci sono magari anche più passaggi, talvolta?Denis: Ecco, questo è un altro problema invece, nei mercati regolamentati, questo è un ulteriore fattore. Cioè adesso, al di là del consumo e quindi della distribuzione del consumo, il discorso ricade su come sono strutturati i canali d’ingresso, in questi mercati: gli Stati Uniti hanno il retaggio del sistema di tre canali.Stefano: Ma è ancora così, sempre, proprio, obbligatoriamente, o…?Denis: Sì, sì. Obbligatoriamente. Cioè, tu, come produttore, per arrivare al consumatore, devi prima trovare l’importatore che ha una licenza che ti compra...
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Esportare il vino italiano I: numeri e consigli – con Denis Pantini di Wine Monitor
Export export. Nelle ultime stagioni il vino italiano non parla d’altro: come un imperativo export export ricorre nei convegni, nei rapporti e rimbalza nelle discussioni pubbliche e nei titoli dei giornali. Talvolta, anche negli strafalcioni dei giornali. E’ una sorta di mantra su cui scorre la speranza del vino italiano. Certo, lo sappiamo, il calo dei consumi interni spinge e spingerà le aziende necessariamente a cercare nuovi sbocchi all’estero, export export dunque. Ma, quali sono i numeri che dobbiamo davvero sapere del vino italiano all’estero? Quali consigli si possono dare a chi vuole intraprendere progetti con l’export?Di numeri ce ne sono veramente tanti in giro. Però, preso da solo, il numero non dice niente. Devi interpretarlo e metterlo a confronto. Altrimenti si sbaglia. Come nel caso della statistica OIV, che aveva citato la Cina come terzo vigneto più importante per estensione. Tutti i giornali avevano ripreso la notizia, dicendo che alla fine la Cina col vino ci surclasserà per la produzione… Si sbagliavano.A Wine Internet Marketing chiacchieriamo con Denis Pantini, direttore dell’area agricoltura e industria alimentare di Nomisma e responsabile di Wine Monitor. L’audio nei primi passaggi è un po’ disturbato per alcuni problemi sulla trasmissione. Me ne scuso con tutti gli ascoltatori.Segue la completa trascrizione dell’intervista audio, prima parte.Export export. Nelle ultime stagioni, per il vino italiano, non si parla d’altro: come un imperativo, export export ricorre nei convegni, nei rapporti e rimbalza nelle discussioni pubbliche e nei titoli dei giornali. Talvolta, anche negli strafalcioni dei giornali. E diventa una sorta di mantra, su cui scorre la speranza del vino italiano. Certo, lo sappiamo, il calo dei consumi interni spinge e spingerà le aziende necessariamente a cercare nuovi sbocchi all’estero, export export dunque. Ma, quali sono le cose che dobbiamo davvero sapere per esportare il vino italiano all’estero? Quali differenze bisogna conoscere? Quali consigli si possono dare a chi vuole intraprendere progetti con l’export? Ecco, per rispondere alle domande, a Wine Internet Marketing oggi chiacchieriamo con Denis Pantini, che è direttore dell’area agricoltura e industria alimentare di Nomisma ed è responsabile di Wine Monitor.Benvenuto, Denis.Denis: Grazie, un saluto a tutti.Stefano: Denis, dunque, tu sei economista, fai ricerca applicata, consulenza e assistenza tecnica per lo sviluppo agroalimentare, in particolare per il settore vinicolo. Sei autore di diversi volumi sul marketing del vino, insegni in corsi post-lauream e sei relatore in molte occasioni. Con Wine Monitor hai ultimamente realizzato un’indagine i cui risultati definitivi sono in programma al Wine2Wine di Verona, all’inizio di Dicembre. Ecco, vuoi intanto spiegarci cosa fa Wine Monitor, in particolare per l’export?Denis: Volentieri. Guarda, come dicevi tu, noi come Nomisma ci occupiamo e seguiamo il settore agroalimentare da più di vent’anni, e del vino in particolare da circa una quindicina. Mi tendo sempre a tutte le competenze acquisite, tre anni fa, abbiamo deciso di costituire questo osservatorio che, appunto, ha la sua forma principale in un sito online, appunto www.winemonitor.it, dove raccogliamo tutte le informazioni dei dati statistici che ci permettono di fare un quadro aggiornato ed evoluto di quelle che sono le principali tendenze nel mercato, sia nazionale che internazionale. Oltre a questo aggiungiamo tutta una serie di dati e di altre indagini che realizziamo, per...
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Come parlare di vino in pubblico senza annoiare – con Cristina Rigutto
Tutti ci siamo innamorati di un vino prima di averlo assaggiato, per come ce lo hanno raccontato. E tutti, invece, ci siamo altre volte annoiati davanti ad una presentazione o durante una degustazione, un evento, una fiera e non abbiamo approfondito la conoscenza di un produttore o di un vino ma anche di un professionista perché quell’esperienza di ascolto non ci ha preso, non ci ha impressionato, e magari addirittura abbiamo avuto un’impressione poco positiva. La domanda allora è: come posso raccontarmi in pubblico, raccontare il mio vino o la mia cantina senza annoiare, conquistando le persone che mi ascoltano? Cosa devo dire? A cosa devo stare attento?In questa puntata chiacchieriamo con Cristina Rigutto a proposito di come parlare di vino in pubblico. Come parlare in pubblico, anzi, al pubblico, di noi e del nostro vino, della nostra attività, senza correre il rischio di annoiare o non essere efficaci. Economista di formazione, Cristina lavora nel settore della comunicazione aziendale da tre decenni con una attenzione particolare allo sviluppo tecnologico e ai mercati. Si occupa di formazione aziendale e post-laurea e ed ha ampliato il campo di studio e di lavoro proprio della comunicazione in pubblico, visiva e scientifica. Ha scritto anche dei libri ma è molto più conosciuta per il blog TuttoSlide. Qui di seguito la completa trascrizione della conversazione audio a cura di Fiverr.com . Tutti ci siamo innamorati di un vino prima di averlo assaggiato, come ci siamo innamorati di una persona prima di averla davvero conosciuta: è bastata magari una presentazione giusta, alcune parole, il tono, le informazioni che abbiamo ricevuto da questa persona. E tutti, invece, ci siamo altre volte annoiati davanti ad una presentazione o durante una degustazione, un evento, una fiera e non abbiamo approfondito la conoscenza di un produttore o di un vino perché quell’esperienza di ascolto non ci ha preso, non ci ha impressionato, e magari addirittura è stata un’impressione poco positiva.Ecco, oggi a Wine Internet Marketing vorrei parlare della comunicazione del vino in pubblico: come posso raccontare in pubblico il mio vino o la mia cantina? Come posso preparare il discorso per una presentazione? Come posso comunicare durante una degustazione o davanti ad un gruppo di potenziali clienti, ristoratori, importatori, oppure via appassionati, appunto, in occasione di qualche evento, fiera, o semplicemente durante una visita in cantina. Ecco, sono occasioni che tutti i produttori incontrano nel corso del proprio lavoro, e direi che oggi abbiamo un’occasione interessante per ascoltare alcuni consigli che riguardano la comunicazione in pubblico, perché a Wine Internet Marketing oggi c’è con noi Cristina Rigutto, che è un’esperta di comunicazione in pubblico, di comunicazione visiva e scientifica.Benvenuta, Cristina.Cristina: Grazie a te, Stefano.Stefano: Ok, io conosco Cristina da molti anni, la ricordo quando alla IULM, già diversi anni fa, si cominciavano ad approfondire alcuni temi legati alla comunicazione e alle nuove tecnologie, che poi è un aspetto che Cristina ha, appunto, approfondito nel corso dei suoi studi e del suo lavoro sulla comunicazione. E sul tema direi che oggi ci può davvero aiutare, perché Cristina, poi correggimi se sbaglio, non hai esperienze particolari nel mondo del vino, ma Cristina si occupa di comunicazione scientifica e quindi ha esperienza di...
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Vino, rispondere ai commenti negativi online: cose da fare e da non fare – con Slawka G. Scarso
In questa puntata di Wine Internet Marketing Podcast chiacchieriamo con Slawka G. Scarso a proposito di cosa fare e cosa non fare con i commenti negativi online. Cosa fare con le persone che scrivono e commentano a proposito del nostro vino, di noi e dei nostri servizi? Che intervengono sul nostro sito internet, nei blog o sui social network, che parlano di noi su Facebook, Tripadvisor o in qualsiasi altro posto su internet?Slawka G. Scarso è da oltre dieci anni nella comunicazione dell’enogastronomia. Consulente e docente, tiene lezioni di marketing del vino e del turismo enogastronomico in diverse università. Sommelier AIS, è autrice in rete del blog http://www.marketingdelvino.it/ e in libreria di diversi manuali tra cui il nuovo Marketing del gusto per LSWR scritto a quattro mani con Luciana Squadrilli.La seguente trascrizione dell’intera conversazione audio è stata realizzata con Fiverr.comIn questa puntata di Wine Internet Marketing Podcast, chiacchieriamo con Slawka G. Scarso, a proposito di cosa fare e cosa non fare con le persone che ci criticano, che parlano di noi, del nostro vino, della nostra attività, in rete e sui social network.Stefano: Le persone parlano in rete dei vini, delle aziende, danno giudizi, criticano, elogiano e se non sei in rete parlano comunque di te e della tua azienda e probabilmente sarà anche più difficile tenere traccia di queste conversazioni e se non hai un blog, una pagina Facebook, un account Twitter o un’altra piattaforma sociale. Come comportarsi, insomma, con queste persone, che parlano di noi in rete? Come comportarsi, quando vengono sulla nostra pagina Facebook o sul nostro sito, magari ad elogiare, ma in qualche caso anche a criticare. Magari anche su Tripadvisor, a parlar male di un’esperienza nella nostra cantina. Gli rispondiamo e li rimandiamo a stendere oppure no, forse un attimo pensiamo a quello che sta succedendo e a come reagire.Allora, oggi, a Wine Internet Marketing sono molto contento di conversare con Slawka Scarso. Perché Slawka è da oltre dieci anni che si occupa di comunicazione nel settore dell’enogastronomia e so che ci può aiutare bene su questo tema, appunto ad individuare qualche nodo e qualche consiglio.Benvenuta, Slawka.Slawka: Ciao Stefano, grazie mille dell’invito.Stefano: Allora Slawka, dicevo, da oltre dieci anni nella comunicazione dell’enogastronomia, docente, tieni lezioni di Marketing del vino e del turismo enogastronomico in diverse università, la LUISS, a Salerno, a Pisa, a Fondazione Mach, a San Michele all’Adige, sei sommelier AIS e sommelier dell’olio, in rete in molti ti conoscono, sei stata tra i primi, se non il primo caso, di blog che si è occupato di marketing del vino e sei anche molto presente in libreria, hai un bel manuale del marketing del vino del 2013 che sta per riuscire adesso, in una nuova edizione, che poi ci racconterai magari. Ecco, sta per riuscire il tuo libro sul marketing del vino, mi dicevi, prossimamente?Slawka: Allora, adesso stiamo andando in ristampa con Marketing del vino, mentre nei prossimi giorni uscirà Marketing del gusto, che è un manuale che ho scritto con Luciana Squadrilli, una collega, quindi un lavoro a quattro mani in cui, sulla falsa riga di Marketing del vino, abbiamo cercato di dare dei consigli pratici, in questo caso non più alle aziende vitivinicole, ma sia ai produttori di prodotti tipici dell’agroalimentare che ai ristoratori. Quindi parliamo, diciamo, dalle basi del marketing, passando per i social network, fino all’organizzazione degli eventi,...
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Come vendere il vino in Cina senza Google e Facebook – con Emanuele Vitali di East Media
Mettiamo che sei proprietario di un marchio di vino. Che consideri la Cina come il mercato della crescita nel prossimo decennio. E che pensi anche di avere una buona offerta, un look distintivo un prezzo giusto. Ma che mi dici di WeChat? Sai che 600 milioni di utenti usano WeChat in Cina come uno showroom preacquisto anche del vino? E lì che l’opinione del coetaneo, collega e amico è determinante a far prendere la decisione di acquisto ed è lì che l’acquisto avverrà un attimo dopo attraverso lo smartphone.Riprendendo alcune recenti considerazioni di Wine Intelligence vorrei parlare di marketing del vino attraverso i canali digitali in Cina con qualche accenno al resto dell’Asia. Perché se in questi mesi di Expo si è fatto un gran parlare di vino italiano in Cina, e se si continuano a moltiplicare i report e le previsioni su quel mercato nonché le occasioni di incontro tra produttori italiani e imprenditori cinesi, non sempre si considerano le peculiarità del mondo digitale cinese e la sua rilevanza per fare marketing e per vendere il vino in Cina. Un mondo in cui non esiste Google, Facebook o Twitter o Instragram.Questa settimana converso con Emanuele Vitali di East Media. Avevo avuto il piacere di introdurre Emanuele ad un convegno sul vino digitale ad Asti e avevo apprezzato la chiarezza della sua esposizione.A Pechino se scrivi su internet l’indirizzo del tuo sito ‘.it’ non è scontato che sia raggiungibile. Il mondo internet in Cina è totalmente diverso. Google è bannato, Facebook è bannato, Twitter è bannato e anche Instagram è bannato dal dicembre scorso dopo le rivolte di Hong Kong. Ma ci sono 650 milioni di persone che usano internet per comprare. Per esempio c’è WeChat, dove trovi l’amico con cui chatti, l’azienda che segui, l’e-commerce per comprare e l’assistenza post vendita.Emanuele Vitali, da sempre nei settori del marketing e dell’Internazionalizzazione, ha lavorato presso ICE, agenzia per la promozione all’estero delle imprese italiane, presso una fiduciaria svizzera, e presso Adidas Italia prima di fondare la Marco Polo Trade società di consulenza per aziende italiane in Asia ed East Media, specializzata appunto nel Digital Marketing in Russia ed Asia. Ha interessanti esperienze con cantine del Garda e del Franciacorta.Ecco 9 cose emerse nella conversazione che puoi ascoltare in audio nella puntata numero 20 di Wine Internet Marketing Podcast:Non esiste Google e i siti internet preparati per Google non sono raggiungibili.Il mondo internet in Cina è totalmente diverso. Le persone hanno avuto accesso alla rete non da computer ma da smartphone e dispositivi mobili. Non ci sono Google e Facebook, per ragioni politiche e sociali si sono sviluppate altre piattaforme.A Pechino se scrivi su internet il tuo sito non è scontato che sia raggiungibile. C’è una forte barriera d’ingresso. I siti devono essere registrati con una visura camerale. E Google è bannato nei fatti, per aprire una sua pagina ci vogliono 5 minuti e nessuno lo usa. Baidu è invece è il principale motore di ricerca cinese, ha il 98% delle ricerche totali.Anche facebook è bloccato.Facebook è bannato, Twitter è bannato e anche...
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Otto cose che non dovrebbero più stupire i produttori – con Elisabetta Tosi di VinoPigro e per la Digital Wine Conference 2015
Dal 23 al 25 ottobre 2015 in Bulgaria, a Plovdiv, si tiene l’ottava edizione del Digital Wine Communications Conference che raccoglie professionisti e winelovers provenienti da diversi backgrounds. Nato nel 2008 in Spagna, La Rioja, come un appuntamento per Wine Bloggers si è sviluppato con una serie di incontri fino a quello dello scorso anno in Svizzera a Montreux che fu aperto da Jancis Robinson, una delle persone più influenti nel vino a livello mondiale.Tra gli ospiti si segnalano Richard Hemming, giornalista ed educator, contributor per Jancis Robinson, Financial Times, Decanter, Drink Business, e Ted Popov, direttore generale di Accolade Wines, gigante del vino globale con sedi in Nord America, Gran Bretagna Sud Africa, Australia, New Zealand and Asia. Ci sono conferenze, masterclass, tavole rotonde e naturalmente degustazioni.Ma quali sono i temi più discussi nella comunicazione e nel marketing del vino? Quali indicazioni arrivano per le aziende del vino?Ne ho parlato nell’ultima puntata di Wine Internet Marketing podcast con Elisabetta Tosi che è speaker e media partner dell’evento. Di stanza a Verona da oltre venti anni, giornalista del vino, è nota anche per il suo blog “Vinopigro – il blog di Lizzy”, come autrice, educator dei Vini della Valpolicella e come consulente insieme a Giampiero Nadali con il brand Fermenti Digitali.Nella conversazione che puoi ascoltare in formato audio in alto muoviamo dall’importante momento di network di wine communicators e trattiamo di alcuni temi ricorrenti nel marketing del vino. Qui ho selezionato alcuni spunti, otto cose che proprio non dovrebbero più stupire i produttori di vino.Forse dovrei smettere di stupirmi dello stupore dei produttori. Alle fiere del vino, soprattutto con i produttori italiani, noto la meraviglia quando dico che la gente parla di loro in rete, su Instagram, sulle applicazioni, altrove. E’ incredibile il numero di occasioni che si stanno perdendo i produttori di vino.Consumatori del vino e tecnologia.Oggi il consumatore del vino è una persona con un bicchiere in una mano e nell’altra lo smartphone con cui cerca informazioni, fa foto, condivide sui social network. All’estero c’è una grande attenzione alla comprensione dei nuovi touch point tecnologici con i consumatori del vino. Qui cosa vedi?“Forse dovrei smettere di stupirmi dello stupore dei produttore. Alle fiere del vino, soprattutto con i produttori italiani, noto la sua meraviglia quando dico che si parla di loro in rete. Recentemente, assaggiando un pinot nero, ho riferito al produttore che avevo visto che dei consumatori su Delectable, una applicazione per il vino, attribuirgli più di 90 punti. Lui ha sbarrato gli occhi e mi ha detto: e lei come lo sa? Sulla rete si parla dei produttori e i produttori non lo sanno. E’ incredibile il numero di occasioni che si stanno perdendo. Io lo dico sempre ai produttori: smettila di rivolgerti agli intermediari: i consumatori li stanno saltando e cercano un contatto diretto con i produttori di vino: se non lo fai tu lo farà qualcun altro al tuo posto”.Produttori e consumatori di vino sul web.Ammettiamo che il produttore sia convinto. Che abbia deciso di stare in rete. Su internet si possono fare tante cose, e se non si ha una strategia si può anche sbagliare, buttare i soldi o far danni come
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Perché potresti fare meno fiere del vino ma fare meglio – con Daniele Gozzi di Wine Intelligence
Sentiamo spesso dire che innovare è la chiave di volta per l’Italia. Che le aziende del Made in Italy in modo particolare devono cambiare per incontrare i cambiamenti dei mercati globali, uscire dalla crisi e crescere. Così anche il vino italiano deve innovare. Ma cosa significa davvero?Se il Made in Italy del vino gode di appeal sui mercati globali si potrebbe pensare che abbiamo solo un problema di risorse: risorse che mancano per fare più fiere, più comunicazione, più attività commerciale . E che quindi molte piccole e medie aziende con mezzi limitati non possono vendere di più e meglio il proprio vino. Ma è proprio così? E’ davvero solo un problema di più risorse? Oppure importa anche il come si usano le risorse?Ne ho parlato con Daniele Gozzi di Wine Intelligence. Daniele è toscano di Siena, classe 84, ha lavorato nel marketing in aziende di Chianti e Franciacorta. Da un paio di anni è Londra come analista presso Wine Intelligence, organizzazione di riferimento per ricerche di mercato e consulenze strategiche nel settore del vino.Il brand Italia del vino non se la passa male e sappiamo che gode di una buona eredità, di un credito, di un immaginario positivo legato al saper fare e allo stile di vita. Ma i mercati stranno cambiando, da tempo. Mentre prima guardavamo solo a quello che facevano i francesi oggi dobbiamo guardare ad Australia, Sud Africa, Argentina, Cina. Cosa bisogna assolutamente fare? Restare connessi ai mercati, ai consumatori e ai trend per gestire le risorse in modo più strategico.Ecco alcuni punti di cui sentirai parlare nella conversazione con Daniele Gozzi.Al momento Usa, Germania, Giappone, Uk e Svizzera sono i mercati più attrattivi per l’azienda che esporta.Negli Stati Uniti il 40% della popolazione consuma vino una volta al mese, sono 90 milioni di persone. Uno su tre ha comprato vino italiano ultimi 6 mesi e 1 persona su 5 ha comprato vino italiano la scorsa settimana. Il trend negli USA è positivo in quantità e in valore nel breve e nel lungo termine: ci sono ancora spazi.In Germania il 62% consuma vino almeno 1 volta al mese, sono 28 milioni di consumatori abituali, trend leggermente negativo ma brand Italia è il più forte del mercato. Il 45% dei consumatori, quasi 1 su 2, ha acquistato vino italiano negli ultimi 6 mesi. Trend leggermente negativo ma il brand Italia è il primo in assoluto.Sulla Cina si leggono dati anche contrastanti. Indagini su abitanti in aree urbane del ceto medio dicono che il 40% di consumatori consuma vino importato 2 volte anno, sono 38 milioni di consumatori. Il trend Italia è leggermente negativo ma 1 consumatore su 3 ha comprato vino italiano negli ultimi 6 mesi. E’ un paese che non può non essere preso in considareazione.E’ possibile prevedere quello che succederà sullo scaffale al vino. Un’azienda può testare un’etichetta, vedere le performance su attrattività del packaging, aspettative di prezzo e previsioni di acquisto in rapporto a dei competitor.E’ utile indagare la penetrazione in un mercato, conoscere i motivi di acquisto di trade e consumatori, tracciare un profilo preciso del consumatore che ci interessa e su quel profilo decidere la strategia su cui concentrare le risorse.Molte aziende fanno ancora attività di...
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Come vendere il vino all’enoturista americano – con Sergio Ceccherini di Scenic Wine Tours in Tuscany
L’enoturismo è una delle cose più belle che sta accadendo da alcuni anni al vino e al nostro vino in particolare.Ci sono sempre più persone che visitano i territori di produzione del vino e le cantine, che vogliono degustare il vino, incontrare i produttori, godere della bellezza delle vigne, avere una esperienza genuina legata alla terra, ai sapori, al lavoro dell’uomo.In Italia il fenomeno nel 2013 è valso un giro d’affari tra i 4 e i 5 miliardi di euro. Ci sono purtroppo anche ombre perché il potenziale sarebbe ben altro (come spiega il XII Rapporto della Città del Vino). La questione è complessa e chiama in causa le politiche centrali, le infrastrutture, la capacità di posizionarsi delle nostre destinazioni nel processo di acquisto dei turisti. Debolezze perlopiù condivise con il turismo tout court, campo in cui l’Italia dovrebbe essere campione mondiale vista la qualità e la diffusione del patrimonio culturale, artistico ed enogastronomico e che invece la vede costantemente retrocedere nella classifica delle destinazioni più gettonate. Ci torneremo sopra a Wine Internet Marketing.Quello che sappiamo è che l’enoturismo è un trend in continua crescita e che la maggior parte di questi enoturisti sono stranieri (1 milione di visitatori stranieri nel 2012 su un totale di 1 milione e 250 mila presenze turistiche totali). Molti produttori hanno da tempo trasformato il flusso in business attraverso le degustazioni, la ricettività, la ristorazione. E altri soggetti stanno nascendo per rispondere a questa domanda. Planeta, per esempio, porta 15mila persone all’anno in cantina: lo ha raccontato qui a Wine Internet Marketing.Come comportarsi allora con queste persone perlopiù straniere che arrivano in cantina? Cosa cercano? Oltre a sapere parlare la lingua inglese cosa è importante sapere del loro modo di viaggiare per conquistare un enoturista americano e vendere il vino alla fine di una visita?Ne parliamo con Sergio Ceccherini che da oltre dieci anni accompagna i turisti soprattutto americani in Toscana, nel Chianti. A giudicare dalle recensioni su Tripadvisor (l’azienda di Sergio è Scenic wine tours in Tuscany) risponde alle loro esigenze bene se è vero che ha 100 recensioni da 5 stelle, il massimo del gradimento sul noto portale legato al turismo.Per l’americano il vino è un drink. L’americano medio beve il vino da solo, magari a casa davanti a un film in tv la sera. Bisogna fargli capire che lo può bere anche a pasto. Semplici stuzzichini salati durante una degustazione aiuterebbero a vendere più vino”.Ecco alcuni punti che sono puoi ascoltare nella chiacchierata con Sergio.Il tipico americano che fa un wine tour in Italia sa molto poco del nostro vino. Ma è curioso.Con gli americani serve un approccio molto immediato, molto chiaro e diretto.Sono abituati a tour del vino molto veloci ma quando capiscono che una visita in una cantina italiana è più lenta lo accettano e poi lo apprezzano molto. Negli Stati Uniti i wine tours sono diventati molto commerciali.Di una azienda non gli interessano le storie. “Vogliono sapere come si fa il vino, quale è...
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Come fare marketing del vino con le fotografie del cellulare – con Matteo Bisol di Venissa
Quale è l’attività di marketing del vino online che un piccolo produttore può fare da solo?Molti piccoli produttori hanno compreso le potenzialità della rete e vorrebbero cominciare su internet ma non possono permettersi, o non vogliono, fare investimenti in persone che lavorano su questo (che scrivono e postano, che fanno grafiche o fotografie professionali, che tengono relazioni sui social network). E del resto non possono nemmeno immaginare di allungare la propria giornata – che è già tutta dedicata al vino, alla vigna, alla cantina – in nuove attività molto dispendiose in termini di tempo.Per Matteo Bisol non ci sono dubbi.Le fotografie scattate e condivise online su Instagram, da solo col mio cellulare, sono efficaci, mi rubano poco tempo e mi danno risultati provati nell’attrarre persone nella mia tenuta.Bisol è nome riferimento del Prosecco Superiore, la Docg di Conegliano – Valdobbiadene. I Bisol fanno vino dal 1542 e oggi l’azienda conta 20 poderi nelle aree più vocate con un mercato in 67 paesi mondiali.Figlio di Gianluca Bisol, Matteo è un esponente di quella nuova generazione del vino che sta portando in maniera naturale le aziende su internet. Ed è anche direttore di Venissa, l’ultima sfida della famiglia che a Venezia produce un vino particolarissimo con un vitigno perduto, la Dorona, con una tenuta che raccoglie anche un’osteria, un ristorante e un resort. Qui la pagina Instagram e quella Facebook di Venissa.Ecco 10 spunti che puoi ascoltare nella chiacchierata con Matteo Bisol a proposito del fare marketing del vino online soprattutto con le immagini e le fotografie:Tutti i produttori sono circondati da bellezza e da un mondo che le persone sognano. Questa è una grande fortuna. Per chi vive in una grande città vedere colline, vigneti, albe e tramonti nella natura o una cantina, un tavolo semplice con un bicchiere di vino e due fette di salame per esempio è un grande valore.Usare le immagini per comunicare è il metodo più veloce. La giornata di un piccolo produttore è sempre corta e questa è la cosa per me è più facile: fare una foto e condividerla piuttosto che scrivere o fotografare. Ho il cellulare sempre dietro. Ovunque. Nella mia tenuta, in vigna in cantina, al ristorante, durante un evento fuori sede.Si possono utilizzare anche le foto degli altri. Io utilizzo le foto degli ospiti che ci vengono a visitare. Stimolo gli ospiti a usare un # in modo che poi possa ritrovare quelle immagini. Proponiamo anche dei tour per le persone che sono appassionate di fotografia . Facciamo concorsi fotografici con fotografi professionisti.“Instagram è il mio social network preferito”. Capisco che altri posano preferire facebook o twitter. Ogni produttore ha una propria attitudine.Si possono anche usare i video e non è detto che sia più costoso di altri investimenti. E’ possibile raccontare la bellezza e la storia che sta dietro il prodotto con il produttore che racconta. Si fan vedere le colline, la realtà aziendale, le persone che ci lavorano. Sono investimenti importanti ma se confrontiamo il...
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Dieci consigli per raccontare il vino ai consumatori senza usare le note di degustazione – con Umberto Gambino del Tg2 Rai
La stragrande maggioranza dei consumatori di vino non è un sommelier, non è un enologo o un tecnico, non comprende le note di degustazione, non conosce i vitigni, le provenienze, i metodi di vinificazione.Come si racconta un vino a questo grande bacino di consumatori senza usare il linguaggio tecnico del settore? Con quali storie, parole, immagini? Per migliorare la nostra comunicazione utile e non sbagliare come occorre rivolgersi ai giornalisti che devono parlare appunto a questo pubblico di non iniziati?Ecco cosa ne pensa Umberto Gambino, giornalista RAI e grande esperto di vini.C’è un modo radical-chic e astratto di parlare di vino in cui usiamo le note di degustazione: faremo un discorso per pochi e allontaneremo il potenziale consumatore. Bisogna aiutare le persone ad essere consapevoli di cosa bevono: parliamo meno del vino sotto il profilo tecnico e più di quello che c’è dietro.Gambino lavora in RAI al TG2 da vent’anni ma è anche sommelier master class AIS, giurato in concorsi enologici nazionali ed internazionali, coordinatore regionale della guida Vinibuoni d’Italia Touring e fondatore del web magazine di reportage sull’enogastronomia Wining.it.Ascoltando l’intervista audio a Gambino potrai approfondire dieci cose da fare o da sapere sul raccontare il vino senza usare le note di degustazione. Tra l’altro:Raccontare chi fa il vino, la sua storia, perché ha deciso di farlo e come lo fa.Farsi un bagno di umiltà: in Italia esistono solo 4-5 guru e tutti gli altri sono comunicatori del vino proprio o altrui: mettersi al servizio di chi si ha davanti, di chi legge o ascolta.Una collezione di premi non è una notizia. La riscoperta di un vitigno autoctono, il ritorno alla coltivazione della vigna in un’area, un vino mai prodotto prima: queste sono notizie.Non mandare email e comunicati stampa a tappeto a 100 giornalisti raccolti tra blogger, giornalisti stampa, giornalisti tv. Non serve a niente. Differenziare la comunicazione a seconda del tipo di media a cui è rivolta.Alle conferenze stampa portare le persone giuste, non cominciare con una parata di presidenti di consorzio e politici, assicurarsi di avere i produttori di vino giusti, quelli che davvero lavorano in cantina.Il “vino-vip” non è interessante da comunicare. Ci sono persone che hanno tanta liquidità da parte e per moda o capriccio comprano una tenuta, hanno il migliore enologo e pretendono di fare subito grandi vini. Ma quale è la storia? Hanno mai raccolto un grappolo d’va? Cosa fanno in cantina?Il web è oggi il mezzo di comunicazione più importante. Molti hanno un sito internet ma il 90% dei produttori non usa bene internet. Ci sono siti abbandonati o che hanno cambiato indirizzo, non aggiornati, schede dei vini vecchie, vini che intanto hanno cambiato nome, email fuori uso…Sapersi raccontare anche sul web non è da tutti. Ci sono aziende che hanno assi nella manica nei “produttori- personaggi”, per gli altri è più difficile.Comunicare di più con le immagini su Instagram e Facebook ma attenti a non...
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Due nuove competenze di successo per il vino – con Massimo Bertamini di Fondazione Mach
La crisi del settore del vino è anche crisi delle competenze. Continuare a ripetere lo stesso lavoro, con le stesse competenze e nello stesso modo, mentre il mercato è stato cambiato appunto dalla crisi, è il rischio maggiore in cui si può incorrere come imprenditore o professionista di un settore. L’ho visto con l’editoria e lo sto vedendo nel vino.Si dice che la crisi stia passando e che il vino italiano abbia buone opportunità, che alcuni condizioni economiche sono diventate favorevoli. Ma come si integrano le tradizionali competenze con quelle nuove, richieste appunto dal mercato cambiato dalla crisi? Quali sono le competenze aggiornate per chi lavora nel mondo del vino? Chi sta soffrendo di più una carenza di competenze a fronte delle nuove sfide?Massimo Bertamini, coordinatore del Dipartimento istruzione post secondaria e universitaria della Fondazione Mach non ha dubbi.Adesso che il dollaro ci aiuta e che alcuni mercati internazionali stanno crescendo occorre saper cogliere le opportunità. Non possiamo star fermi. Dove è il problema più grande? Nelle figure che devono gestire direttamente l’azienda e farla uscire dalla stagnazione. Accade spesso nelle piccole aziende che fanno grande qualità del vino ma sono carenti nelle competenze manageriali.Fondazione Mach a San Michele all’Adige (Trento) è uno dei riferimenti – in Italia e non solo – per ricerca, formazione e trasferimento tecnologico in enologia e viticoltura. Un’organizzazione che risale al 1874 ed è fondazione dal 2005, conta oggi circa 700 dipendenti e nel 2015 ha 1200 studenti iscritti ai vari corsi.Nell’intervista a Bertamini, che puoi ascoltare in questo post, si parla tra l’altro di:Cosa si intende per competenza nel settore del vino: capacità di affrontare un problema o un’opportunità con informazioni non sempre sufficienti, sapere dove trovare informazioni che non si hanno attraverso una rete di contatti e saper sperimentare.Quali tipi di competenze si possono avere nel settore del vino e quale differenza esiste tra un enotecnico (un “enotecnico 2.0”) e un enologo: il primo è necessariamente operativo, ci mette le mani, affronta i problemi in prima persona.Come si integrano, per esempio nella vendemmia, la formazione accademica e la pratica.Sempre di più nel settore del vino arrivano lavoratori e studenti da altri percorsi, con competenze pregresse e non necessariamente dalle aziende del campo ma magari con alle spalle un percorso universitario o post universitario da facoltà come Economia e commercio o Scienza della comunicazione. E questo è ovviamente un bene ma la complessità e lo specifico del mondo del vino impone che si debbano integrare le competenze acquisite con aspetti specifici del settore, culturali, tradizionali, legati ai territori.Perché la questione delle competenze è strettamente legata alla crisi del settore, da quella di iperproduzione del 2004 a quella economica poi, e perché adesso occorre cogliere l’opportunità di uscire dalla crisi.Perché tra le nuove competenze di successo per il vino c’è il Wine Export Manager.Perché il problema più grave è quello manageriale che riguarda le...
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Come comprare e vendere il vino con i gruppi di acquisto online – con Filippo Ronco di Vinix
Come si compra il vino oggi? E come si vende il vino oggi? Quali nuovi modi stanno emergendo?Internet ha pesantemente impattato sul processo di conoscenza e di acquisto del vino. Con social network ed e-commerce (l’acquisto diretto online) ha anche ridato smalto al fenomeno dei gruppi di acquisto sviluppando un social-commerce, un tipo di “acquisto sociale”.E’ il “social commerce del vino”. Un acquisto dal basso in cui non sono le aziende a proporre i vini ai clienti ma sono i consumatori, che attraverso la rete riescono ad aggregarsi intorno ad alcune preferenze di marchi e prodotti, a fare proposte di acquisto ai produttori spuntando sconti e prezzi di favore.Ne ho parlato con Filippo Ronco, genovese di Chiavari. Ronco è uno dei più noti imprenditori italiani del vino in rete. Da oltre 15 anni lega nelle sue iniziative “web, vino e persone”. Si va dal portale TigullioVino alla pubblicità di VinoClic fino alla fiera TerroirVino. Ronco parla a Wine Internet Marketing della sua esperienza di Vinix Grassroots, di come funzionano i gruppi di acquisto del vino attraverso internet.Sono le persone che usano internet e comprano il vino online. Se fossi un operatore tradizionale invece di prendermela con questa novità mi chiederei: che cosa posso fare io per sfruttare il web?Tra le cose che ascolterai nell’intervista a Filippo Ronco:Perché un social network del vino diventa un e-commerce: un social commerce del vino.A quale prezzo e con quale sconto il consumatore può comprare il vino con un gruppo di acquisto su internet.Come funziona una cordata per acquistare vino: chi la lancia, come partecipare.Come si comportano i partecipanti di una community di un sito che vende direttamente vino con internet.Perché un produttore e un’azienda con questi canali oltre a vendere il vino può fidelizzare i consumatori.Perché internet sta disintermediando la distribuzione e la vendita tradizionale del vino e perché anche gli operatori della filiera potrebbero usare questi nuovi canali.Perché per il consumatore non c’è più una grande differenza tra comprare il vino in enoteca e comprare online.Perché un’enoteca dovrebbe diventare sempre più un luogo sociale e di mescita.Tu che ne pensi? Hai mai comprato o venduto il vino online? Ascolta l’intervista a Filippo Ronco.
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Come portare 15mila persone in cantina in un anno – con Francesca Planeta
Che cosa è una cantina? Ok, dirai: la cantina è il luogo in cui si produce, si conserva e si fa evolvere il vino. E’ l’azienda produttrice del vino. In effetti a lungo è stata essenzialmente questo. Un luogo di produzione, spesso segreto, nascosto, magari misterioso e accessibile, solo in alcuni casi ad amici od operatori del vino.Ma oggi – non da oggi – la cantina non è più solo questo e il termine italiano di senso comune – col suo carico di segretezza buia e di scarso appeal verso l’esterno – mal si adatta alle nuove intenzioni dei produttori e alla forza attrattiva che questi luoghi esercitano su appassionati vecchi e nuovi del vino e su turisti alla ricerca di eccellenza sui territori.Una cantina – una winery potremmo dire per toglierci dall’impiccio nostrano – non è solo un luogo di produzione ma anche di comunicazione, di vendita e di accoglienza (visite e degustazioni, ristorazione, foresteria) con attività legate all’enoturismo che assumono dimensioni sempre più significative anche sotto il profilo economico per il produttore di vino.In questo ambito appare significativa l’esperienza di Planeta.L’azienda siciliana – circa 380 ettari di vigna, 2.3 milioni di bottiglie prodotte col 60% di collocazione all’estero (soprattutto Usa, Germania, Svizzera, Inghilterra, Giappone) – ha impostato gran parte del suo progetto di marketing e comunicazione sulle diverse cantine sparse nella regione e su una precoce attività online. Sei wineries che diventano le tappe di un viaggio tra vitigni autoctoni e internazionali nei territori più vocati della viticultura siciliana: dalla zona di Agrigento e Menfi a Ovest fino ad est, a Vittoria, a Noto e all’Etna.Francesca Planeta, che gestisce l’azienda di famiglia con i cugini Alessio e Santi Planeta ed è responsabile del marketing, spiega a Wine Internet Marketing come è nato e che risultati sta avendo questo lavoro.Non esiste tavolo di degustazione al mondo che possa avere lo stesso impatto di un’esperienza di un consumatore in cantina. Aprire le cantine è stato fondamentale, prima per i clienti e poi per i consumatori.Ecco alcuni spunti che Francesca Planeta tratta nell’intervista che puoi ascoltare in calce a questo articolo:La grande sfida di raccontare all’estero un territorio come la Sicilia con le sue peculiarità e i suoi vitigni. Raccontare una Sicilia diversa, una Sicilia non negativa.Trasformare le piccole cantine in altrettante boutique wineries, piccole tenute con vigneti, cantina, attività enoturistica, visita, degustazione.Perché, quando ancora non esisteva Youtube, Planeta aveva cominciato a fare video della vendemmia.L’esigenza degli ultimi anni e del futuro di comunicare sempre più al consumatore che alla filiera. “Se il consumatore arriva al ristorante e quando apre la carta dei vini riconosce il marchio diventa tutto più facile anche per la forza vendita”.“Perché non vogliamo fare l’e-commerce direttamente e stiamo pensando a nuove forme che non entrino in concorrenza con la forza vendita tradizionale”.Perché una azienda del vino deve raccontarsi con la cucina. Come nasce il progetto su internet “Cucina di Casa Planeta“. Dal libro sulla tradizione della cucina di Planeta e delle zone in cui ci sono le cantine al concorso fotografico che si...
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Come vendere vino italiano negli Stati Uniti – con Gabriele D’Errico di Winebow
In Italia beviamo meno, lo sappiamo. Negli Stati Uniti invece, sbocco tradizionale per il nostro vino, la domanda cresce e le prospettive per il vino italiano sono molto interessanti. Per questo c’è grande interesse per il mercato USA. Ma cosa sta davvero succedendo, quali sono i vini italiani di successo e quali sono i trend, come si entra in un mercato maturo e così competitivo?Ne ho parlato con Gabriele d’Errico, che è italiano e conosce molto bene quel mercato perché è Italian Market Specialist in Florida per il Winebow group. Gabriele ci aiuta a capire come vendere vino italiano negli Stati Uniti.La domanda e la curiosità per il vino italiano di qualità sta crescendo. Importare il vino italiano in Usa non è diffcile, altra questione è venderlo. Un consiglio ai produttori? Trovatevi un brand ambassador in USA.Nell’intervista a Gabriele D’Errico si parla tra l’altro di:Gli americani hanno un grosso amore e rispetto per l’Italia che si riflette sul nostro cibo, sulla moda, sul vino.Gli americani in Usa si stanno stufando dei soliti vitigni internazionali.Negli ultimi 2-3 anni in Usa i consumatori cercano la qualità del vino italiano. Ci sono gruppi di consumatori molto curiosi di cose nuove, gruppi di amici che si ritrovano, fanno blind tasting, sono più curiosi dei consumatori italiani.La Francia ha un problema sul mercato americano legato al prezzo del suo vino.Il consumatore americano non riconosce il brand ma il tipo di vino. Per esempio: Amarone, Barolo, Brunello, Pinot grigio, Prosecco, Montepulciano d’Abruzzo.La ragione per cui il pinot grigio è uno dei vini italiani più venduti in Usa e il problema della dimensione aziendale.Un errore tipico. La competizione è feroce ma non giocare sul prezzo col ribasso della qualità. L’errore che hanno fatto i tedeschi con il Riesling, abbassando prezzo, fino a 7 dollari, ma anche la qualità rendendo poi difficile la collocazione dei prodotti più tipici. Anche il Chianti Classico ha avuto questo tipo di problema e oggi ci sono oscillazioni tra 15 e 30 dollari.Un consiglio per un produttore: affidarsi a importatore nazionale o piccoli importatori per ogni Stato. Il vero problema è la costruzione del brand. E’ fondamentale un brand ambassador. I manager di ristoranti e rivenditori importanti vogliono conoscere e avere relazioni frequenti. Anche il produttore deve fare la sua parte.Come sta cambiando l’organizzazione del mercato del vino in Usa tra leggi ereditate dal proibizionismo e la regola dei tre livelli che ormai non vale più – il The three-tier system (importatore / distributore e rivenditore non possono essere la stessa persona). Il caso di Total Wine, catena retail nella zona sud est Usa.Le opportunità di lavorare nella vendita del vino italiano in Usa.Ascolta l’intervista a Gabriele D’Errico.
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Come fare un’etichetta efficace per vendere il vino – con Marco Campedelli
Quanto sono importanti il segno, la grafica, la tipografia e l’immagine per vendere e comunicare il vino? Come creare l’etichetta “giusta” per una bottiglia? E’ utile usare Pinterest, Instagram e gli altri social network che si concentrano sulle immagini per il marketing del vino?Come creare una comunicazione visuale per il vino, per le etichette come per il web?Ne parliamo con Marco Campedelli, grafico, artista e calligrafo che vive e lavora a Verona. Marco ha curato diversi progetti nel settore del vino, per Istituto di San Michele all’Adige, Ancilla, Vinosia, Vignaioli del Morellino di Scansano, Cantina Ronca, Tenute Ugolini e Gruppo La Vis.Ascoltando l’intervista di Marco Campedelli scoprirai, tra l’altro:In che modo il segno, le lettere, la tipografia sono tanto importanti per vendere il vino.Quale è l’etichetta “giusta” per il mercato internazionale.Perché Pinterest, Instagram e altri social network visuali sono gioie e dolori per il marketing del vino.Perché occorre stare attenti al plagio nella realizzazione di etichette.Quali sono i problemi che si incontrano nella realizzazione delle etichette nel rapporto con clienti, produttori di vino e cantine e con le tipografie.Cosa sono le infografiche e in che modo si possono usare nel marketing del vino.Carta, lamine, collarini, capsule, carte veline, packaging: dove va a finire la grafica oltreché sulle etichette.Quali competenze deve avere un grafico per lavorare nel settore del vino.Ascolta l’intervista di Marco Campedelli in alto in questa pagina oppure sottoscrivi il podcast per ascoltare con lo smartphone.
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