PODCAST · religion
Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo
by Associazione Kalyanamitta
Nel podcast dell'Associazione Kalyanamitta (una volta "Terrapura"), proponiamo meditazioni guidate nella tradizione buddhista e in quella laica della mindfulness e riflessioni e insegnamenti del Dharma Buddhista, adatti a principianti ed esperti.WEB: https://kalyanamitta.it/Telegram: t.me/associazione_kalyanamittaFB: https://www.facebook.com/share/165ppkmRqK/
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Ep. 557 Riflessioni sui segni di verità del Dhamma
Come facciamo a sapere se un insegnamento è davvero Dhamma? Il Buddha stesso ci ha dato un criterio preciso: non fidarti della fonte, fosse anche il Buddha in persona. Confronta ogni insegnamento con l'insieme dei Sutta e del Vinaya. Se è coerente, accoglilo. Altrimenti, lascialo andare. Un invito all'ascolto attivo e alla responsabilità personale che ci permette di adattare la pratica alle nostre esigenze senza perderci. Riflessioni di Dharma registrate da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 8 maggio 2026. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.
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Ep. 556 Meditazione sul mantenere il respiro nella mente
Respiriamo continuamente, eppure raramente sentiamo davvero dove il respiro arriva nel corpo. In questa pratica, ispirata all'insegnamento di Ajahn Lee Dhammadharo, impariamo a far fluire il respiro dalla base del cranio lungo la spina dorsale, nelle braccia, nelle gambe, fino alle dita e poi fuori nell'aria. Il corpo intero diventa un unico spazio di consapevolezza e benessere. Meditazione guidata registrata da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 8 maggio 2026. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 31 marzo 2026 sulle azioni virtuose e i cinici
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. I cinici adottano spesso un tono di superiorità nelle loro sentenze, del tipo: “Dai, siamo onesti su quello che sta realmente succedendo”. Il filosofo olandese del Seicento Bernard de Mandeville, ad esempio, affermava: “L’uomo più umile al mondo deve ammettere che la ricompensa di un'azione virtuosa... consiste in un certo piacere che si procura contemplando il proprio valore”. In sostanza, secondo questa visione, le persone compiono buone azioni principalmente per le sensazioni piacevoli che ne ricavano. Una cosiddetta azione virtuosa, dunque, non sarebbe poi così diversa da quelle considerate non virtuose (comprese, forse, certe azioni care al signor de Mandeville). La convinzione alla base di questa visione è che dovremmo accettare l'umiliante verità che siamo tutti, sempre e inevitabilmente, mossi dall'interesse personale. Un paio di osservazioni: in primo luogo, il fatto che il ricordo di un'azione virtuosa procuri gioia alla mente non dimostra che quella gioia debba necessariamente essere lo scopo o la ricompensa attesa di quell’atto. Non si può liquidare con tanta disinvoltura il desiderio di rendere il mondo un posto migliore, di fare la differenza, di contribuire a ridurre la sofferenza. Accanto all'amore per il piacere e per sé stessi, l'amore per il bene e per la verità ha avuto un ruolo innegabile nella storia dell'umanità. Inoltre, dal punto di vista buddhista, un atto compiuto allo scopo di procurarsi il piacere di contemplare il proprio valore non è per nulla, in realtà, un’azione virtuosa: è una transazione. Ajahn Jayasāro, 31 marzo 2026
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 28 marzo 2026 su un aneddoto di vita
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Diversi anni fa vivevo in una piccola capanna sul fianco di una collina fittamente alberata. Un giorno decisi di risalire il torrente che ruggiva poco distante, ingrossato dalle copiose piogge del giorno precedente. Non si trattava di una salita facile e, mentre mi arrampicavo, passando da una roccia all’altra, scivolai e caddi. Mi ritrovai supino nell’acqua, senza fiato ma per il resto illeso, improvvisamente consapevole di quanto fossi stato avventato. Se mi fossi rotto una gamba, solo la mattina seguente, non presentandomi al giro di elemosina nelle fattorie più a valle, qualcuno avrebbe potuto sospettare che qualcosa non andava. Poi mi colpì un altro pensiero: come avevo mai fatto a ritrovarmi a terra sano e salvo? Compresi che dovevo aver compiuto un movimento davvero acrobatico in aria. Non potei fare a meno di esserne in qualche modo impressionato. Come monaco, ogni giorno contemplo la natura impersonale del corpo: come i capelli e le unghie crescono, il cuore batte, il sangue circola, il cibo viene digerito e così via, il tutto senza permesso né controllo da parte mia - anzi, nella maggior parte dei casi, senza che io neppure ne comprenda i processi coinvolti. Soprattutto, rifletto su come il corpo umano invecchi istante dopo istante, sia soggetto alla malattia e infine alla morte, del tutto indifferente ai desideri e alle paure della mente con cui condivide il mondo. Rifletto su questi temi da quasi cinquant’anni. E tuttavia, seduto nel mezzo di quel torrente impetuoso, fu l’imprevista, inimmaginabile grazia del corpo che cadeva da un masso a offrirmi una delle intuizioni più memorabili sulla verità di "anattā". Ajahn Jayasāro, 28 marzo 2026
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 24 marzo 2026 sulla gestione dei pensieri di rabbia
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Cercando di mantenere l’attenzione sul respiro, diventiamo consapevoli di tutte le condizioni che ci impediscono di farlo. Impariamo come prevenire il loro sorgere e come lasciarle andare. Questo principio si applica anche ad altri ambiti della pratica. Tenendo presente il quarto precetto, ad esempio, diventiamo consapevoli di tutte le intenzioni e le motivazioni, i desideri e le paure che ci portano a mentire. Questo ci fornisce la consapevolezza necessaria per purificare gradualmente la nostra parola. Rispettiamo i precetti perché siamo abbastanza saggi da comprenderne il valore e, rispettandoli, cresciamo in saggezza. Praticando la Retta Intenzione (Sammā Sankappā), mantenendo la nostra ferma intenzione di dimorare in pensieri liberi da malanimo, rabbia e aggressività, diventiamo sensibili ogni volta che tali pensieri sorgono. Questa è una pratica particolarmente importante nei momenti di conflitto. La paura porta facilmente al risentimento e alla rabbia che, se non espressi verbalmente, possono manifestarsi come pensieri del tipo: “Se lo meritano”, “Se la sono cercata”, ecc., quando la parte che vediamo come “loro” soffre. Dimentichiamo che abbandonarci anche al minimo piacere nella sofferenza, sia pure delle persone peggiori, crea una tensione nel cuore. I pensieri rabbiosi, i pensieri di risentimento e di aggressività, dimorano nella nostra mente solo perché noi diamo loro rifugio. Una ragione comune per farlo è credere che l'unica alternativa alla rabbia sia la passività. Non è così. La vera alternativa alla rabbia è l'equilibrio mentale lucido e intelligente chiamato upekkhā. Ajahn Jayasāro, 24 marzo 2026
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 21 marzo 2026 sulle prove dell'esistenza del Buddha
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Forse vi è stato chiesto: "Quanto si può essere certi che il Buddha sia realmente esistito? Fino a che punto ci si può fidare dei testi?". La mia risposta è che la nostra fede poggia su basi davvero solide. I testi in Pali dei Sutta e del Vinaya mostrano un’incredibile unità e coerenza interna e al contempo non contenengono alcun riferimento a testi successivi. Non presentano anacronismi storici. Ciò trasmette al lettore informato la forte sensazione che siano tutti opera di una sola mente. L'uniformità dei testi attraverso lignaggi di trasmissione isolati indica un'origine presettaria comune e anche l'affidabilità dei metodi di trasmissione orale che i monaci usavano per preservarli. I sedici paesi menzionati nei testi furono presto inglobati dall'impero Nanda. L'assenza di riferimenti a questo o al successivo impero Maurya e alle sue grandi figure, come Candagutta e Asoka, rafforza la provenienza antica dei testi. Lo stesso vale per qualsiasi riferimento alla scrittura. Le scoperte archeologiche hanno confermato l'esistenza della maggior parte dei monasteri e delle città, datandoli al V secolo a.C. Le colonne di Asoka, erette circa 150 anni dopo la morte del Buddha, offrono prove convincenti. La colonna di Lumpini recita: «Qui nacque il Buddha, Shakyamuni». Un'altra include i titoli dei sutta che il grande imperatore consigliò ai suoi sudditi di studiare. I grandi stupa che fece costruire a Sanchi e a Bharthur, a 1000 km dalla sua capitale, presentano incisioni su pietra che raffigurano episodi della vita del Buddha, a dimostrazione di quanto fosse già diffuso il suo insegnamento. C'è molto altro ancora. Con questa singola pagina gialla sto solo sfiorando la superficie dell'argomento. A chiunque sia interessato consiglio l'eccellente “The Authenticity of the Early Buddhist Texts” ("L'autenticità dei primi testi buddhisti"), dei venerabili bhikkhu Sujāto e Brahmāli. Ajahn Jayasāro, 21 marzo 2026
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 17 marzo 2026 sull'importanza di sila
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Nel 1978 a Londra, poco prima di partire per la Thailandia, ebbi un confronto con una psichiatra da poco in pensione dopo una lunga e brillante carriera. Mi sorprese quando mi disse che raramente aveva consigliato ai suoi pazienti di meditare. A suo avviso, la cosa essenziale da far comprendere alle persone con problemi di salute mentale era quanto le difficoltà che incontravano fossero legate alle loro azioni e al modo di parlare, e come il primo, fondamentale passo fosse il prendersi cura del proprio comportamento nel mondo. L’importanza di sīla non può essere sottovalutata. I ritiri di meditazione per laici sono stati senza dubbio uno sviluppo molto positivo nelle comunità buddhiste durante gli ultimi cinquant’anni. Tuttavia, la meditazione è solo una parte dell’addestramento integrato di corpo, parola e mente, necessario per la liberazione. Un’enfasi eccessiva sull’applicazione di una particolare tecnica meditativa, e una attenzione insufficiente alle condizioni di supporto offerte da dāna e sīla, conduce spesso a progressi non duraturi. Nelle condizioni particolari offerte da un ritiro, è possibile che la mente colga un fugace barlume del sublime; la questione è se essa sia abbastanza matura da approfondire quella visione. Imparare la gioia del donare disinteressatamente e fare esperienza dell’integrità e del rispetto di sé che derivano dall’osservanza dei precetti sono componenti fondamentali di tale maturità. Ajahn Jayasāro, 17 marzo 2026
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 14 marzo 2026 sul significato di "amare se stessi"
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Oggigiorno si sente spesso dire che bisognerebbe amare se stessi. Sembra ragionevole, ma non è chiaro cosa comporti esattamente amarsi, né, in realtà, quale sia il vero significato di questa espressione. Presumibilmente, si riferisce al provare un certo tipo di sentimento verso se stessi. Molte persone cercano di capire se lo provano e, non trovandolo, finiscono per nutrire idee tossiche e incoerenti come quella di non essere abbastanza bravi. Il Buddhadhamma è preciso e pragmatico. Parte da domande pratiche e concrete, ad esempio: come si può essere buoni amici per se stessi? La risposta che dà è: Nutri il tuo cuore con atti di gentilezza e generosità. Crea e mantieni confini intelligenti nella vita, osservando i cinque precetti. Impegnati ad abbandonare gli stati mentali non salutari e a coltivare quelli positivi, come la pazienza, la benevolenza (mettā) e la consapevolezza. Cerca di imparare da ogni esperienza e sviluppa una visione profonda di come sono le cose, una visione libera da attaccamenti e da pregiudizi. Ajahn Jayasāro, 14 marzo 2026
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 10 marzo 2026 sul suscitare ardore nella pratica
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Ancora, Udāyin, ho insegnato ai miei discepoli la via per lo sviluppo dei quattro retti sforzi. Qui un bhikkhu suscita ardore affinché non sorgano stati non salutari e nocivi non ancora sorti; egli si sforza, sviluppa energia, applica la mente e si adopera con determinazione. Suscita ardore per l’abbandono di stati non salutari e nocivi già sorti; egli si sforza, sviluppa energia, applica la mente e si adopera con determinazione. Suscita ardore per il sorgere di stati salutari non ancora sorti; egli si sforza, sviluppa energia, applica la mente e si adopera con determinazione. Suscita ardore per la continuità, la non-scomparsa, il rafforzamento, l’accrescimento e il pieno sviluppo di stati salutari già sorti; egli si sforza, sviluppa energia, applica la mente e si adopera con determinazione. Con ciò molti miei discepoli dimorano, avendo raggiunto il compimento e la perfezione della conoscenza diretta. (Majjhima Nikāya 77) Oggi si pone spesso grande enfasi sui minimi dettagli delle tecniche di meditazione, quasi che la pratica del Dhamma consista nell’applicare correttamente una formula. Nei sutta, tuttavia, il Buddha pone molto più rilievo sull’atteggiamento della mente. Nel passo ricorrente sopra citato, il primo e più importante passo è suscitare ardore. Quando l’ardore è stato suscitato, il Retto Sforzo segue naturalmente. Ma come si suscita ardore? Lo si può suscitare riflettendo sulla sofferenza (dukkha) che avete visto nella vostra vita, causata da stati mentali non salutari, finché non nasce l’ispirazione a impegnarvi per proteggere la mente da essi. Lo si può suscitare riflettendo sulla bellezza degli stati salutari, fino a sentirsi ispirati a coltivarli. Oppure lo si può suscitare anche ricordando a voi stessi che la vita è breve e che non dovreste perdere tempo, ma seguire il sentiero per la liberazione finché ne avete la possibilità. Suscitate dunque grande ardore, coltivatelo, e la pratica diverrà più agevole e piena di energia. Ajahn Jayasāro, 10 marzo 2026
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 7 marzo 2026 sui due livelli di Retta Visione
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Vi sono due livelli di Retta Visione: mondana e sovramondana (vedi, ad esempio, MN117). La Retta Visione sovramondana (lokuttara) si riferisce alla chiara visione delle cose alla luce delle Quattro Nobili Verità. La Retta Visione mondana (lokiya) richiede l'adozione di determinati presupposti, non come dogmi religiosi ma come ipotesi di lavoro. In questo modo, tali proposizioni forniscono le basi e la struttura per coltivare il Retto Pensiero e tutti gli altri aspetti dell'Ottuplice Sentiero. Il termine "retto" è qui utilizzato in senso funzionale. Questi principi della Retta Visione sono "retti" nel senso che forniscono le visioni e i valori necessari per compiere il cammino verso il Nibbana. Rifiutarli crea un ostacolo, non certo al condurre una vita buona, ma alla liberazione. Per un nuovo studente, accettare un insegnamento sulla causalità può essere semplice. Ma può essere più difficile comprendere perché l’accettare, ad esempio, un profondo legame kammico con i propri genitori, o la rinascita e l'esistenza di diversi regni esistenziali, sia in qualche modo vitale per la pratica del Dhamma. La nostra disponibilità ad accettare dipenderà dalla profondità della fiducia che abbiamo nella saggezza del Buddha. Potremmo considerare: se il Buddha insegna cose non vere, o presenta questioni banali come importanti, cosa ci dice questo sulla sua buddhità? E se selezioniamo solo alcuni dei suoi insegnamenti e non altri, come possiamo affermare di aver preso rifugio nel Triplice Gioiello? Ajahn Jayasāro, 7 marzo 2026
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 3 marzo 2026 su "tapas", il calore spirituale
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Al tempo del Buddha, la parola tapas (calore, fuoco spirituale) era usata per riferirsi a pratiche ascetiche esercitate sia come mezzo per stimolare il fuoco interiore sia, come nel caso dei Jainisti, per bruciare il kamma passato. Il Buddha diede al termine tapas un nuovo significato e scopo: l'incenerimento delle contaminazioni mentali. Nel primo plenilunio di Māgha dopo il suo risveglio, il Buddha espose l’Ovāda Pātimokkha, un sermone di insegnamenti fondamentali, a un gruppo di 1250 arahant, molti dei quali erano ex adoratori del fuoco. In esso affermò che khanti (tollerante pazienza, sopportazione) è il supremo tapas. La pazienza incenerisce le impurità perché si oppone alla naturale tendenza della mente verso rabbia, risentimento e depressione di fronte a ciò che è spiacevole. Senza di essa, la mente è facilmente sopraffatta dalle impurità, e tutte le sue qualità salutari rimangono fragili e immature. Khanti ci permette di sopportare i fenomeni spiacevoli senza agitazione, che si tratti di dolore o disagio fisico, delle parole dure degli altri o dei propri impulsi interiori verso azioni non sagge, così da rendere ancora peggiori le situazioni difficili. Nel nostro impegno a coltivare khanti, siamo guidati dalla comprensione che la mente è vasta, grande abbastanza da includere anche ciò che è spiacevole. La manteniamo ampia e spaziosa e non le permettiamo di contrarsi fino ad assumere la forma del dolore. AjahnJayasāro, 3 marzo 2026
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 22 dicembre 2025: un giorno di libertà dalla propria bontà
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Due amici si consideravano fondamentalmente delle brave persone. Un giorno però si presentò loro un’occasione per guadagnare molto denaro facendo qualcosa che sapevano non essere del tutto giusto. Ragionandoci, pensarono che era un caso speciale, un’opportunità unica nella vita; se non l’avessero colta, se ne sarebbero pentiti; sarebbero stati degli sciocchi a lasciarsela sfuggire. Del resto, se non l’avessero fatto loro, prima o poi lo avrebbe fatto qualcun altro. In fondo si trattava di un episodio isolato, non c’era bisogno di pensarci troppo su. E poi, si dicevano, (erano buddhisti) anche l’attaccamento alla bontà è da biasimare. Così lo fecero. E andarono ad aggiungersi alla lunga lista delle brave persone che decidono di prendersi un giorno libero dalla propria bontà. I due amici salparono verso un’isola lontana, che avevano scoperto in un viaggio precedente. L’isola era abitata da persone con un solo occhio, posto al centro della fronte. Il loro piano era di rapire uno o due isolani e venderli nella loro città, in un’epoca anteriore all'affermazione dei diritti umani. Tuttavia, appena sbarcati, furono avvistati da un gruppo di giovani con un solo occhio, catturati e venduti come schiavi allo zoo dell’isola. Lettore, se stai pensando: “Ben gli sta”, è possibile che anche tu sia caduto nella stessa trappola? Ajahn Jayasāro, 22 dicembre 2025
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 30 dicembre 2025: tutto conta, nulla è perduto.
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Tutto conta, nulla è perduto. Abbiate cura delle cose piccole e insignificanti perché, in fin dei conti, nulla è piccolo e insignificante. Se qualcosa è importante, allora ogni cosa lo è. Il Dhammapāda lo esprime così: Non sottovalutare la creazione di cattivo kamma, supponendo: “Non avrà alcuna conseguenza”. Proprio come una brocca si riempie d'acqua, goccia a goccia, così anche lo stolto accumula cattivo kamma, a poco a poco. Non sottovalutare l'importanza di creare buon kamma, supponendo: “Non avrà alcuna conseguenza”. Proprio come una brocca si riempie d'acqua, goccia a goccia, così anche il saggio accumula buon kamma, a poco a poco. (vv. 121-122) Ajahn Jayasāro, 30 dicembre 2025
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 27 dicembre 2025 sull'apprendere dall'esperienza
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Nella pratica del Dhamma impariamo ad apprendere dall’esperienza. L’onnipresenza dell’impermanenza, l’instabilità cronica dei fenomeni, il fluire senza essenza, privo di un possessore o del bisogno che ve ne sia uno: queste parole non sono profondi concetti filosofici da contemplare, sono soltanto tentativi inadeguati di orientare la nostra attenzione verso il modo in cui le cose sono, sono sempre state e sempre saranno. Le parole non sono tanto dita che indicano la luna, sono piuttosto nasi che puntano verso lo spazio poco illuminato in cui ci troviamo. Che cosa fare allora? Accendiamo la luce. Abbassiamo il volume del rumore interiore. Guardiamo con la meraviglia di un bambino che si trova per la prima volta allo zoo. Godiamoci questa occasione di essere ascoltatori, apprendisti, di essere il conoscere. Ajahn Jayasāro, 27 dicembre 2025
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 20 dicembre 2025 sulla Sindrome da Nostalgia del Samadhi (SNS)
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. La Sindrome da Nostalgia del Samādhi (SNS) è un termine che potrebbe non esservi familiare, principalmente perché l'ho appena coniato. Tuttavia, si tratta di un disturbo comune nelle comunità di meditazione. Di solito, nel primo anno di meditazione, forse durante il primo ritiro, un meditante sperimenta un'esperienza improvvisa di samādhi e gli piace. Molto. Gli piace così tanto che, la volta successiva che si siede a meditare, è pieno di aspettative e desiderio di provare di nuovo quello stato. Presume che sarà in grado di riprendere da dove aveva interrotto l'ultima volta. Chi ha detto che la meditazione è difficile? E resta deluso. Quel meraviglioso stato mentale non si ripresenta. Nei giorni e nelle settimane successive prova tutto ciò che gli viene in mente per ricreare le condizioni affinché si ripresenti, ma invano. Subentra la nostalgia. Nei casi più gravi di SNS, passano gli anni e all'inizio dei ritiri chi ne soffre continua a sperare contro ogni speranza di poter rivivere quei dorati momenti di tanto tempo fa. La mia opinione? Quel primo momento è stato un caso fortuito. È dipeso da una serie di circostanze uniche che si sono allineate. È stato un assaggio di samādhi. Il duro lavoro necessario per stabilizzarlo resta da fare, e ciò include la formazione negli ambiti di dāna e sīla*. Un punto importante da tenere a mente per chi soffre di SNS è che le esperienze di picco non sono l'obiettivo della meditazione. Nessuna esperienza lo è. L'obiettivo è comprendere la natura di tutte le esperienze e lasciar andare ogni attaccamento all'idea del sé o di appartenenza al sé. Desiderare ardentemente un'esperienza di picco significa perdere di vista l'obiettivo. Ajahn Jayasāro, 20 dicembre 2025 * NdT: Dāna e Sīla, le prime due virtù delle dieci perfezioni (pāramī). Dāna è la perfezione della generosità, sīla quella della virtù.
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 16 dicembre 2025 sul cinico interiore
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. I cinici si considerano realisti, eroi tanto coraggiosi da affrontare senza battere ciglio le verità sgradevoli della vita, davanti alle quali la maggior parte delle persone chiude gli occhi. Esse liquidano l’idea di altruismo come ingenua, frutto di un pensiero illusorio. I cinici più cerebrali sono attratti dalle teorie della biologia evoluzionistica e spesso le considerano come vangelo. A loro dire, la scienza riduce la bontà ad una questione di replicazione dei geni. Una persona sacrifica un giorno libero per fare volontariato, o per compiere una buona azione. Molte ore dopo, nella sua mente affiorano dei pensieri che anticipano le lodi che potrebbe ricevere grazie a questo, e si manifesta un senso di piacere. Quindi il cinico interiore dice: “Siamo onesti. È proprio per questo che sto facendo tutto ciò, non è vero?”. La voce critica interiore appare del tutto autentica. Ma dobbiamo porci una domanda: su quali basi pochi pensieri autocelebrativi vengono considerati più reali di tutti i pensieri gentili, generosi e altruisti che li hanno preceduti e seguiti? Perché un pensiero negativo dovrebbe essere più autentico di uno positivo? La consapevolezza degli stati mentali non è un atto isolato. Le nostre convinzioni, i nostri valori, i nostri pregiudizi condizionano quali pensieri sorgono nella nostra mente e il peso che attribuiamo loro. Radicarsi nella Retta Visione è essenziale per crescere nel Dhamma. Nessuna voce impermanente dentro di noi - positiva o negativa che sia - è ciò che siamo. Ajahn Jayasāro, 16 dicembre 2025
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 13 dicembre 2025 un aneddoto di vita
Riflessioni di Ajahn Jsayasaro. Fine dicembre 2018. Stavo camminando da Bodh Gaya a Kusinara per festeggiare i miei 60 anni. I primi giorni erano stati duri, ma poi avevo trovato un certo ritmo. Accadde quindi il primo contrattempo, nel quale persi alcuni oggetti importanti del mio bagaglio, tra cui ago e filo. Il pomeriggio seguente, una figura insolita si avvicinò a me, mormorando, cantilenando, saltellando e danzando, il tutto con un sorriso beato sul volto. Quando mi fu vicino, il suo sguardo si fissò e tutto il suo corpo ebbe come una scossa. Cadde a terra, prostrandosi e rendendo evidente che mi stava implorando di diventare il suo maestro spirituale. Una situazione delicata, che pensavo di aver gestito con tatto, finché non afferrò la mia borsa a tracolla, insistendo per portarla lui. Non avevo scelta. Guardarlo ballare davanti a me lungo la strada mentre portava tutti i miei averi non fu proprio un’esperienza tranquilla. Poi arrivò il secondo contrattempo. La mia polverosa veste sottile si strappò: un taglio di circa trenta centimetri e niente ago né filo per ripararla. Il mio nuovo discepolo mi rassicurò. Indicò un villaggio a circa due chilometri a ovest, e mi fece chiaramente capire le sue intenzioni. Gli feci segno che non era necessario, ma insistette. Gli chiesi di lasciarmi la tracolla, ma era già partito. Mi sedetti sotto un albero e lo guardai scomparire. Feci l’unica cosa che potevo fare: prendermi cura della mia mente. Sorsero pensieri come “Stanotte farà davvero freddo” o “Come farò a proseguire il giro delle elemosine senza la ciotola?”; non furono accolti e se ne andarono. Attesi, un respiro alla volta. Un’ora dopo il mio discepolo tornò, raggiante. Tirò fuori ago e filo e con fare orgoglioso iniziò a ricucire la mia veste con grande maestria. Una volta finito, me la porse rispettosamente, si inchinò, fece un largo sorriso e si incamminò, mormorando, cantando, saltellando, danzando, verso il sole al tramonto. La tracolla, per fortuna, me l’aveva lasciata. Ajahn Jayasāro, 13 dicembre 2025
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 9 dicembre 2025 su cause e condizioni
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. La mia primissima volta a teatro fu per assistere a due brevi opere di Tom Stoppard. "After Magritte" è il titolo di quella che mi colpì maggiormente. In essa il sipario si apre per un attimo su una scena completamente surreale, poi si chiude e si apre di nuovo, mostrando lo stesso ambiente (il soggiorno di una piccola casa), che ora appare però del tutto normale. Il pubblico si rende conto che ci si trova in un momento precedente rispetto alla scena d'apertura. L'opera ci mostra quindi i personaggi che prendono una serie di decisioni normali, addirittura banali, le quali convergono con ingegnosa precisione verso il surreale quadro iniziale. L’idea che situazioni bizzarre ed estreme siano il risultato finale di un graduale accumulo di fattori non bizzarri e del tutto ordinari mi colpì profondamente. Da allora, ogni volta che mi sorprendo a pensare: “Come hanno potuto…?”, mi ricordo di questa verità. Oggi si pone una tale enfasi sul sentire, sull’ascoltare il proprio cuore e così via, che viene spesso trascurato un fattore importante. In molte aree della vita, è il lento stillicidio di piccole decisioni insignificanti, che non coinvolgono affatto il cuore, a creare il nostro futuro. Questo è un motivo ulteriore per cui i precetti sono così importanti. Quali oggetti di consapevolezza, essi offrono criteri stabili e inequivocabili per l’azione e la parola, impedendo derive inconsapevoli verso ciò che è non salutare. Ajahn Jayasāro, 9 dicembre 2025
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 6 dicembre 2025 sul "seguire la propria passione"
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Sono colpito da quanto spesso gli adolescenti si confrontino con l'idea di ‘seguire la propria passione’. Nella maggior parte dei casi non ne hanno una ben definita, e molti temono che questo li renda in qualche modo carenti, perché ritengono che una passione sia necessaria. Possono sentirsi confusi quando dico loro che, a mio avviso, seguire la propria passione è un'idea di scarsa qualità. Dico che le passioni cambiano, sono inaffidabili. L'idea che esista una passione, quella passione, che definisce chi si è veramente e che si deve scoprire per prosperare nella vita, è una finzione romantica, importata ciecamente dall'Occidente. Come criterio per la scelta di una carriera, questa idea pone troppa enfasi sul lavoro come fonte di significato della vita. E anche se si ha una passione per qualcosa, ciò non garantisce che si sia bravi in quel campo o che possa fornire un adeguato sostentamento. È importante sottolineare che l'insistenza sulla passione trascura il ruolo dello sforzo e la soddisfazione che deriva dalla maestria. In realtà, la passione più matura di solito non precede, ma segue il duro lavoro e la dedizione. Coltivare le proprie capacità, diventare bravi in qualcosa di cui si può essere orgogliosi, è fonte di gioia ed energia durature nella vita. L'idea di seguire la propria passione è egocentrica e trascura tutte le questioni importanti, come ciò che si è in grado di dare, ciò con cui si può contribuire alla società e al mondo. Impedisce la ricerca di un "giusto sostentamento", in armonia con i propri valori, che possa contribuire al benessere e alla felicità a lungo termine. Ajahn Jayasāro, 6 dicembre 2025
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 2 dicembre 2025 sui maestri spirituali
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Un'idea acquisita durante i miei studi da adolescente sulle religioni asiatiche era che il semplice fatto di trovarsi in presenza di un grande essere aiutasse, attraverso una sorta di osmosi spirituale, a purificare la mente. Da ciò ho concluso che trovare un essere simile e stargli il più vicino possibile fosse sicuramente una parte fondamentale dello sviluppo spirituale di una persona. È stata una delle prime idee che mi sono ritrovato a scartare durante il mio soggiorno in India. Ciò che mi ha fatto cambiare idea è stato osservare il comportamento degli studenti di lunga data dei grandi maestri. Sono stato attratto dall'idea buddhista Theravāda del maestro come il miglior amico possibile piuttosto che come dispensatore di benedizioni. Ma anche in Thailandia, nel corso degli anni, ho osservato che gli studenti più vicini ai maestri più saggi cadevano nelle antiche trappole dell'orgoglio e dell'incuria, della gelosia e della rivalità. In alcuni casi, infatti, sembrava che la prolungata vicinanza al maestro avesse aumentato le contaminazioni degli studenti invece di ridurle. Il motivo? Penso che la risposta non sia da ricercare al di là del Dhammapāda. Lì, il Buddha paragona il Dhamma a una zuppa, uno studente saggio alla lingua che la assaggia e uno studente sciocco a un mestolo. Per conoscere veramente il Dhamma, dobbiamo imparare il modo per recepire il suo messaggio. Trovare la verità è una cosa, conoscere e coltivare le condizioni in cui essa può trasformare la mente è un'altra. Ajahn Jayasāro, 2 dicembre 2025
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 29 novembre 2025 sulla percezione di sé come donatore
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. La percezione di sé come persona in grado di donare è stimolante. Vedere se stessi come donatori - come qualcuno che dona, quindi che ha qualcosa da offrire, come qualcuno che può fare una differenza positiva, anche se minima, nella vita altrui - pone solide basi per una buona salute mentale. Ci sono talmente tante cose che possiamo donare, per esempio: * Possiamo offrire sostegno materiale, oggetti concreti. * Possiamo offrire cura. * Possiamo offrire protezione. * Possiamo offrire il nostro tempo. * Possiamo offrire rispetto. * Possiamo offrire alle persone la conoscenza che non hanno. * Possiamo offrire opportunità e seconde possibilità. * Possiamo offrire incoraggiamento. * Possiamo dare sicurezza agli altri, osservando i precetti. * Possiamo offrire agli altri i meriti della nostra pratica. Anziché essere praticanti che si sforzano e si concentrano, possiamo donare il nostro impegno alla pratica del Dhamma, e prestare attenzione al nostro oggetto di meditazione. Quando inquadriamo le cose in termini di “dono”, troviamo gioia ed energia nel cammino. Ajahn Jayasāro, 29 Novembre 2025
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 25 novembre 2025 sulla nostra identificazione con le parole
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Spesso pensiamo utilizzando la voce. È da notare come, quando lo facciamo, il pensiero tenda ad essere accompagnato da sottili movimenti della lingua, della laringe e delle corde vocali. Un modo per arrestare i pensieri incontrollati è quindi quello di premere la lingua contro il palato, concentrandoci sul mantenerla ferma. Tra le voci stesse, sembrano più reali quelle che compaiono più spesso. Nella propaganda, ripetere più volte una dichiarazione spesso porta le persone a crederci per il semplice fatto di averla sentita così di sovente. Nel nostro mondo interiore, ci identifichiamo con parole e frasi che ritornano più volte, semplicemente per la frequenza con cui si ripetono. È un circolo vizioso: più le parole appaiono, più ci identifichiamo con esse; più ci identifichiamo con esse e più appaiono. Ad esempio, le parole di autocritica diventano il nostro critico interiore, che a sua volta diventa ciò che crediamo di essere: un esito infelice. Tuttavia, le parole nella mente sono solo parole, non sono ciò che siamo più di quanto non lo siano gli starnuti. Ajahn Jayasāro, 25 novembre 2025
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 22 novembre 2025 sul riconoscere l'umanità condivisa
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Naturalmente, nel mondo nel suo complesso, l’esistenza degli altri esseri umani non dipende dai nostri sentimenti nei loro confronti. Ma nel nostro mondo personale, le persone diventano esseri umani per noi solo quando permettiamo loro di esserlo. Rifiutare di riconoscere l’umanità degli altri è uno dei modi più comuni utilizzati per consentirci di trattarli in maniera cattiva. Un fattore importante nel genocidio del Rwanda del 1994 furono i ripetuti riferimenti dei leader Hutu nei confronti dei Tutsi come scarafaggi. Il primo e più importante dono che possiamo offrire a chi ci circonda è il riconoscimento della nostra umanità condivisa. Non dovremmo mai arrivare a considerare altri esseri umani come insetti o parassiti e di fatto, come buddhisti, anche se lo facessimo ciò non giustificherebbe alcuna violenza contro di loro. Tuttavia, potremmo coltivare indifferenza verso gli altri chiudendo gli occhi di fronte alla loro umanità. Potremmo farlo per ottenere qualcosa o per proteggere la nostra salute mentale, oppure farlo inconsciamente, perché assorti in noi stessi. Ma saggezza e compassione sono sempre congiunte. Per la nostra felicità e benessere duraturi, aprirci al terreno comune che condividiamo con gli altri, specialmente con i nostri simili, è il modo migliore e più intelligente di vivere le nostre vite. Ajahn Jayasāro, 22 novembre 2025
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 18 novembre 2025 sul radicamento delle qualità astratte nel materiale
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Le qualità astratte diventano reali per noi, quando sono radicate nel particolare e nel materiale. Nel corso dei secoli, i discepoli del Buddha illuminati hanno insegnato la saggezza, la compassione e la purezza interiore in modo molto potente con il loro essere, piuttosto che con le loro parole. Anche le parole che pronunciano e che rimangono con noi non sono necessariamente le più ovvie. Uno dei miei ricordi più cari di Ajahn Chah è il suo uso di una particella grammaticale priva di contenuto, “noh?” (provate a dire ‘knock’ con un tono alto e troncando la “ck” alla fine). Questa particella ha il significato di “non è vero?” ed è informale nel tono. Implica una relazione tra chi parla e chi ascolta, in cui entrambi attingono a un patrimonio di valori ed esperienze condivisi. È un suono che senza sforzo accomuna, un caloroso “noi”. Ancora oggi riesco a sentire il suono della voce di Ajahn Chah che usa questa particella quando mi parla. Le frasi e i contesti in cui appariva li ho dimenticati. Quello che ricordo è il calore che questo breve suono esprimeva. Dopo tutti questi anni, continuo a pensare che il suo uso di “noh?” sia il migliore indicatore sulla natura di mettā e della compassione, che io abbia mai ricevuto. Ajahn Jayasāro, 18 novembre 2025
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 15 novembre 2025 sui ricordi
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. La settimana scorsa ero in una piccola carovana di auto sul lungo tragitto che doveva portarci attraverso una catena montuosa. Mentre la frescura del tardo pomeriggio avanzava, convenimmo di fermarci per una sosta. Parcheggiammo ed entrammo in un edificio con un ristorante e dei servizi al secondo piano. Appena le porte automatiche del piano terra si aprirono silenziosamente, ci trovammo di fronte a un piccolo negozio: i nostri occhi furono immediatamente attratti dalla vista di file di pani e dolci appena sfornati, i nostri nasi dal loro profumo meraviglioso. Era un espediente ben congegnato. Mentre sedevo di sopra sorseggiando una tazza di caffè, con lo sguardo rivolto al paesaggio spettacolare, mi resi conto di quante memorie d’infanzia avessi accumulato, legate a quel profumo di pane fresco, e di come fossero tutte positive. Per me, quel profumo non suscitava tanto il desiderio di mangiare del pane, ma era piuttosto un’icona, un nimitta di benessere. Così, mentre ero seduto lì, riportai alla mente le percezioni che avevo associato a quel profumo di pane appena sfornato e lasciai che la sensazione di benessere che evocavano in me si diffondesse nel corpo. I ricordi non devono per forza costituire un ostacolo alla meditazione. Usati con discernimento, possono divenire porte d’accesso a emozioni positive che sostengono l’addestramento della mente.
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo dell'11 novembre 2025 sulla rabbia
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Se qualcuno vi desse uno schiaffo (vi auguro che possa non accadere mai), sarebbe corretto dire: «Mi ha fatto male». Chiunque vi avesse colpito, in qualunque momento, qualunque fosse il vostro stato d’animo, avrebbe prodotto lo stesso effetto: è il loro schiaffo che ha causato il vostro dolore. Ma il sorgere nella mente del dolore e dell’emozione negativa non può essere così direttamente attribuibile alle azioni di un'altra persona. È comune, per esempio, dire: "Mi ha fatto arrabbiare". Tuttavia, il fatto che vi arrabbiate o meno, e, se questo accade, quanto intensa sia la vostra rabbia, dipende da molti fattori - per lo più interiori. La vostra personalità, cioè quanto inclini siete alla collera, ha un ruolo. Anche il vostro umore al momento della provocazione conta, e così i sentimenti che nutrite verso la persona che ha detto o fatto qualcosa di spiacevole. Forse, in misura ancora maggiore, influisce il livello al quale avete coltivato la consapevolezza, la pazienza e la benevolenza. Le parole o le azioni di un’altra persona sono condizioni che possono favorire il sorgere della rabbia, ma non ne sono la causa scatenante. La radice della rabbia è piuttosto il desiderio smodato, che si manifesta come incapacità di accettare che sia possibile non ottenere ciò che si desidera o che si ritiene giusto. Attribuire ad altre persone o evenienze la responsabilità delle nostre emozioni negative deriva dal non osservare con sufficiente attenzione ciò che realmente accade. Gli insegnamenti del Buddha non sono prescrizioni moralistiche, del tipo "fai questo" o "non fare quello". Rappresentano piuttosto una sfida a coltivare le condizioni che ci permettano di ottenere una chiara visione e di osservare come questa visione ci fornisca le reazioni più sagge al verificarsi delle difficoltà della vita.
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo dell'8 novembre 2025 sull'imparare a renderci esposti alle verità della nostra vita
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. In una delle mie storie preferite un bandito tibetano, mentre attacca una carovana con i suoi uomini, ferisce accidentalmente con la spada una cavalla in avanzato stato di gravidanza. Il trauma provoca la nascita del puledro. Con le sue ultime forze, la cavalla continua a leccare il suo piccolo. Vedendo la sua devozione altruistica, anche agonizzante e alla fine della vita, il bandito rimane profondamente commosso. Improvvisamente, la sua indifferenza verso la vita gli appare sotto una nuova luce. Abbandona la sua esistenza violenta e diventa un grande monaco. Credo che questa storia sia vera. Non è difficile capire perché qualcuno dovrebbe essere sensibile alle verità eterne quando queste vengono presentate in forme così drammatiche e indimenticabili. Ma la sfida consiste nell‘estendere questa sensibilità alle verità rivelate dagli eventi più umili e quotidiani. La pratica del Dhamma consiste nell'imparare a renderci esposti alle verità della nostra vita. I dettagli banali della nostra esistenza quotidiana sono ricchi di insegnamenti quanto quelli drammatici e singolari. Ridurre il chiacchiericcio nella nostra mente è piacevole di per sé, ma soprattutto ci rende aperti al Dhamma senza parole, discreto, nascosto, per così dire, in bella vista, che dimora silenziosamente nell'ordinario.
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 4 novembre 2025 sulla decostruzione dell'idea di "io" e "mio"
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. C’è un vecchio detto che afferma: quando un borseggiatore vede un santo, tutto ciò che vede sono le sue tasche. Noi compiamo sempre delle scelte tra tutte le cose a cui potremmo prestare attenzione. Diamo precedenza ad alcune di esse e sorvoliamo o ne ignoriamo altre. Ma spesso non ci sembra così, perché le cose a cui diamo attenzione sembrano presentarsi a noi spontaneamente. Anche il modo in cui prestiamo attenzione alle cose è significativo. Aggiungiamo costantemente interpretazioni. Qualcuno sorride o si acciglia, si gira verso di noi o ci volta le spalle, e noi interpretiamo quel gesto e ne traiamo delle conclusioni, che sembrano far parte dell’osservazione stessa. Nella pratica del Dhamma impariamo a decostruire le nostre esperienze. Riconosciamo la coscienza sensoriale come coscienza sensoriale; le reazioni fisiche come reazioni fisiche; le reazioni mentali piacevoli, spiacevoli e neutre come toni emotivi; pensieri, conclusioni, credenze, dubbi come formazioni mentali. Sembra un lavoro impegnativo, ma in realtà significa soltanto usare gli strumenti concettuali del Buddha per vedere ciò che realmente accade, momento per momento. Più chiaramente vediamo, più l’idea di “io" e "mio” si indebolisce. E più si indeboliscono le nostre supposizioni di “io” e “mio”, meglio è per tutti.
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 1° novembre 2025 sul vero senso della "via di mezzo"
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Nel 1972, il furto con scasso nella sede del Partito Democratico degli Stati Uniti a Washington DC portò alla caduta del presidente Nixon. L'incapacità con cui fu condotto il furto non fu l'unico errore. Si trattò di un'idea fondamentalmente mal concepita, che comportava rischi enormi per guadagni potenzialmente insignificanti. La pura stupidità dell'intera vicenda fu sbalorditiva. In seguito, fu rivelato come i cospiratori avessero seguito una via di mezzo. Il piano originale era molto più estremo e pericoloso. Invece di abbandonarlo del tutto, optarono per una versione edulcorata. Il senso di moderazione e ragionevolezza che questo suscitò nei cospiratori li rese ciechi di fronte alla follia dell'intera idea. Le vie di mezzo devono essere trattate con grande circospezione. Il loro valore dipende dalla saggezza con cui si scelgono i due estremi tra cui operare. Stare a metà tra il cattivo e il disastroso, ad esempio, non è una buona strada da seguire. Allo stesso tempo, nella pratica del Dhamma, un periodo di gravoso ascetismo può essere integrato in una strategia complessiva di via di mezzo, se si hanno obiettivi specifici e un quadro temporale chiaro. Di tanto in tanto le contaminazioni hanno bisogno di un breve e forte shock.
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Nurtimento del Cuore - Foglietto Giallo del 28 ottobre 2025 sulla calma e sull'arresto delle proliferazioni mentali
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. La nostra mente cambia con estrema facilità: è simile a un kayak. Il nostro corpo, invece, cambia molto più lentamente; è come una petroliera. La mente può colmarsi all’improvviso di paura e, con la stessa rapidità, liberarsene. Il corpo, invece, impiega più tempo per tornare alla normalità: l’adrenalina e il cortisolo rilasciati dalla percezione del pericolo non scompaiono a comando. Il corpo rimane quindi per qualche tempo in uno stato di eccitazione, che può facilmente suscitare nuove ondate di pensieri paurosi. Per questo motivo, quando sorge la paura, dobbiamo gestire al tempo stesso le sue manifestazioni sia fisiche che mentali. Se rivolgiamo l’attenzione all’esperienza fisica della paura con un atteggiamento aperto, curioso, desideroso di comprendere esattamente come ci si sente, possiamo praticare con equanimità la nostra piena presenza nei confronti delle sensazioni. Questo calma il corpo e, nello stesso tempo, rivolgendo la consapevolezza al corpo, arrestiamo la proliferazione mentale.
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 25 ottobre 2025 sulla complessità del mondo osservabile
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. L’idea che debba esistere una sola causa per ogni cosa è condizione di supporto a molte credenze e contribuisce a spiegare l’attrattiva esercitata dalle teorie complottistiche. Questa idea rafforza anche il rimorso e i sensi di colpa: “Se solo non avessi... questo non sarebbe... lei non avrebbe... lui non sarebbe...”. Usare gli insegnamenti del Buddha per esaminare direttamente la nostra esperienza ci aiuta a correggere questo genere di pensieri distorti. Scopriamo allora una verità semplice: tutto è più complesso di quanto supponessimo. Un elemento vitale della pratica del Dhamma è imparare l'esistenza del cambiamento. Impariamo come le cose cambiano, in quali condizioni esse cambiano, come proteggerci da certi tipi di cambiamento e come favorirne altri. Una delle cose che arriviamo a comprendere è il ruolo della forza di volontà. Vediamo che, sebbene possiamo mantenere il voto di astenerci dal ferire gli altri con le nostre azioni e parole, non possiamo invece mantenere quello di non provare mai il desiderio di farlo. Osservando i cambiamenti positivi che hanno avuto luogo dentro di noi, riconosciamo il ruolo decisivo che altre persone hanno avuto per favorirli, e nelle nostre menti sorge un profondo senso di gratitudine verso i nostri benefattori. Riconoscendo il ruolo dei fattori ambientali e l’influenza del buon kamma ereditato con i nostri successi, i nostri cuori diventano più umili, e l’arroganza e l’orgoglio cominciano a ridursi. Più osserviamo, più impariamo.
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 21 ottobre 2025 e la manciata di foglie del Buddha
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Un giorno il Buddha raccolse una manciata di foglie dal terreno della foresta in cui si trovava. Disse ai suoi discepoli che, così come il numero di foglie che aveva in mano costituiva una piccola parte di tutte le foglie sul terreno, allo stesso modo i concetti che aveva insegnato loro erano solo una frazione di tutto ciò che aveva compreso attraverso la sua illuminazione. La ragione del suo trattenersi dall'insegnarle era semplice: non stava proponendo una filosofia di vita che ne abbracciasse ogni aspetto, ma il sentiero verso la fine della sofferenza. Desiderava insegnare solo ciò che era necessario per la liberazione. Per dirla con le parole di Ajahn Chah: "Non devi abbattere tutti gli alberi della giungla per aprirti un sentiero attraverso di essa". I Sutta sono ciò che più ci avvicina alla manciata di foglie del Buddha. Per questo motivo, è importante accogliere gli insegnamenti nel loro insieme, evitando di sceglierne solo alcuni. Il Buddha ha già fatto quel lavoro per noi e qualunque argomento importante appaia nei suoi discorsi, è perché egli intendeva che ci fosse. Per esempio, il gran numero di riferimenti alla rinascita e ai differenti reami dell’esistenza indica che il Buddha considerava l’accettazione di queste verità un supporto essenziale per una pratica efficace, almeno come ipotesi di lavoro. La domanda più utile che può porsi un praticante sincero è perché sia così. Ajahn Jayasāro, 21/10/68 NdT: la data (2568) è espressa secondo il calendario buddhista.
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 18 ottobre 2025 sul dubbio e il dubitare saggiamente
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Dubitare che una cosa sia vera o no implica un certo livello di saggezza. Quantomeno non diamo la questione per scontata. Ingenui non siamo. Se il dubbio nasce dal riconoscere che non disponiamo di informazioni sufficienti per giungere a una conclusione definitiva, è segno di umiltà e buon senso. Ci spinge a cercare le informazioni che ci mancano. Ma sono insiti dei pericoli: non è sempre chiara la quantità di informazioni necessarie. Dopo un po' possiamo scoprire di averne addirittura troppe. Avere troppe informazioni può essere facilmente considerato un motivo di procrastinazione, così come averne troppo poche. C'è un altro problema però: stiamo supponendo che le informazioni siano tutto ciò che ci manca. E potrebbe non essere così, soprattutto nella vita spirituale. È veramente possibile liberarsi da tutte le sofferenze attraverso la pratica del Nobile Ottuplice Sentiero? Possiamo cercare argomenti convincenti nei sutta, nei discorsi di Dhamma registrati e così via, ma le nostre conclusioni potranno essere sempre solo provvisorie, nella migliore delle ipotesi. Come diceva Ajahn Chah, i dubbi sul Dhamma non finiscono mai solo con le parole. Arriva un momento in cui dobbiamo ricorrere a un atto di fede. Questo non ci impone di ignorare i nostri dubbi, ma di riconoscere che solo attraverso uno sforzo serio e costante di mettere alla prova gli insegnamenti con l'esperienza saremo in grado di confermarli o confutarli.
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 14 ottobre 2025 sull'aneddoto degli scacchi e la crescita esponenziale
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Si ritiene che gli scacchi siano stati inventati in India, circa cento anni prima dell'epoca del Buddha. La storia narra che l'inventore presentò il suo gioco al re, il quale, molto compiaciuto, lo invitò a stabilire la sua ricompensa. L'uomo rispose che sarebbero bastati dei chicchi di riso: uno per la prima casella, due per la seconda, quattro per la terza, otto per la quarta e così via. Al re sembrò una richiesta molto umile finché non gli fu fatto notare che, se avesse accettato, il numero totale di chicchi sulla scacchiera sarebbe stato davvero molto alto. Il numero è, infatti, 18 quintilioni (18 milioni di milioni di milioni o 2 alla 63ma potenza). È la classica dimostrazione della crescita esponenziale. Il motivo per cui l'uomo fece una richiesta del genere non è chiaro. Forse desiderava essere fonte di aneddoti storici attraverso i secoli, e di tenere la testa attaccata al corpo non gli importava molto. Oggi, la possibilità di una crescita esponenziale dell'IA*, ad esempio, o di infezioni da virus o del degrado ambientale, rendono l'avidità e la negligenza sempre più dannose. L'intera razza umana è a rischio. Ma a livello personale, il fenomeno della crescita esponenziale può essere considerato in modo più edificante. Il principio di base è che, quando la crescita si accumula nel tempo, inizi modesti possono portare a risultati sorprendenti. Stiamo forse presupponendo ingiustificatamente che il nostro progresso nel Dhamma in futuro sarà graduale e lineare, quando in realtà potremmo semplicemente trovarci su una delle prime caselle della scacchiera?
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo dell'11 ottobre 2025 sull'esperienza che abbiamo del mondo
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Tutto ciò che possiamo conoscere del mondo è la nostra esperienza su di esso, in altre parole i cinque khandha: la forma fisica, i toni delle sensazioni, le percezioni, le formazioni volitive e la coscienza sensoriale. Nei sutta questi cinque khandha sono talvolta indicati come “cose a cui ci si può aggrappare”. Il Buddha insegna che se ci si sofferma sul piacere che può derivare dalle cose a cui ci si può aggrappare, allora il desiderio aumenterà e a quelle stesse cose ci si attaccherà. Il risultato è la sofferenza. L'esistenza samsarica, non illuminata, è costantemente alimentata dall'abitudine di soffermarsi sugli aspetti seducenti dei cinque khandha. È analoga a un grande albero che viene costantemente alimentato dalla linfa, grazie al suo esteso sistema di radici. Al contrario, contemplare gli svantaggi insiti nell'attaccarsi alle cose a cui ci si può aggrappare, cioè ai cinque khandha, porta alla cessazione o al non sorgere del desiderio. Con il non sorgere del desiderio non sorge l'aggrapparsi e quindi non sorge “l'intera massa della sofferenza”. Ciò, dice il Buddha, è come abbattere l'albero e rimuoverne le radici, ridurre il legno in schegge, essiccarle al vento e al sole e bruciarle fino a ridurle in cenere. Poi, fare in modo che quelle ceneri vengano portate via da un forte vento o da un fiume che scorre veloce. In questo modo ci si assicura che nessun nuovo albero crescerà da quello vecchio.
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Nutrimento del cuore - Foglietto Giallo del 7 ottobre 2025 sull'aneddoto del contadino e della scimmia
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. C'era una volta un contadino che si perse nella giungla. Dopo poco cadde in un burrone e non riuscì più a risalire. Passavano i giorni e il contadino si indeboliva sempre di più. Stava per morire quando il bodhisatta, che era nato sotto forma di scimmia, lo vide e provò compassione per la sua sofferenza. Con grande difficoltà la scimmia portò l'uomo aggrappato alla sua schiena fuori dal burrone. Una volta in salvo, la scimmia esausta si accasciò a terra e cadde in un sonno profondo. Il contadino era molto affamato e, ben presto, la sua mente iniziò a tormentarlo con immagini di deliziosa carne di scimmia. Prese una piccola pietra e la scagliò sulla testa della scimmia ma, poiché era molto debole, il colpo non riuscì a uccidere la scimmia che riprese conoscenza, con il sangue che le colava dalla testa. La scimmia si arrampicò rapidamente sui rami di un albero vicino, calmò ogni pensiero di rabbia nella sua mente e si disse: ‘È naturale. Le contaminazioni spingono gli esseri umani a compiere azioni malvagie’. Poi gridò al contadino, senza parole di rimprovero, ribadendo la sua offerta di condurre il contadino in salvo: "Ti aiuterò", disse, "ma da quassù. Sarò tua amica, ma non camminerò al tuo fianco".
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Nutrimento del cuore - Foglietto Giallo del 4 ottobre 2025 sugli stili di insegnamento del Buddha
Riflessioni di Ajahn Jayasaro sugli stili di insegnamento del Buddha. Una delle caratteristiche distintive dello stile di insegnamento del Buddha appare nel modo in cui egli esamina una questione secondo le quattro possibili relazioni tra due delle sue caratteristiche principali. Ad esempio, in AN 4.101, egli descrive quattro tipi di nuvole come quelle che portano: (i) tuoni ma nessuna pioggia (ii) pioggia ma nessun tuono (iii) né pioggia né tuoni (iv) sia tuoni che pioggia. In questo sutta, il Buddha paragona le nuvole che tuonano a coloro che parlano e le nuvole che portano pioggia a coloro che agiscono. Ne derivano così quattro tipi di persone: chi parla ma non agisce, chi agisce ma non parla, chi non fa né l’una né l’altra cosa e chi le fa entrambe. Nel sutta successivo, AN 4.102, il tuonare è paragonato al padroneggiare gli insegnamenti, e il piovere alla realizzazione delle Quattro Nobili Verità. Questo delinea quattro tipi di persone, tra cui l’interessante secondo tipo: coloro che realizzano le Quattro Nobili Verità ma non padroneggiano tutti gli insegnamenti. Questa struttura può essere adattata alle proprie riflessioni sul Dhamma. Si consideri, ad esempio: (i) guadagno a breve termine ma perdita a lungo termine (ii) perdita a breve termine ma guadagno a lungo termine (iii) perdita a breve termine e a lungo termine (iv) guadagno a breve termine e a lungo termine. Il numero di variabili può essere aumentato. In questo caso, ad esempio, aggiungendo le categorie “personale” e “di gruppo”, “rilevanza” e “insignificanza”. Come soppesare un significativo guadagno personale a breve termine rispetto a un’insignificante perdita di gruppo a lungo termine? Quali criteri usare per decidere il significato di guadagno e perdita, di rilevanza e insignificanza?
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Ep. 550 Riflessioni sulla felicità degli esseri
Quando diciamo "che tutti gli esseri possano essere felici", cosa stiamo augurando esattamente? Il Buddha distingue una felicità che dipende dai sensi, e che cade quando il piacere viene meno, da una felicità più stabile che non ha bisogno di condizioni esterne. Conoscere questa distinzione cambia il senso del nostro augurio e lo rende più efficace. Un piccolo esperimento: chiudiamo gli occhi, prendiamo un respiro e auguriamo a tutti gli esseri di essere felici. Già semplicemente pensarlo ci calma, ci ferma. E le persone vicine a noi reagiranno a questa tranquillità, come se avessimo portato una piccola boccata di pace. ù Possiamo anche chiederci, nella vita di tutti i giorni: questa cosa che sto pensando, dicendo, facendo, mi farà bene o mi farà male? Farà bene o male agli altri? Riflessioni di Dharma registrate da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 3 aprile 2026. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.
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Ep. 549 Meditazione sulla felicità degli esseri
Dal respiro consapevole all'apertura del cuore: in questa meditazione guidata coltiviamo la gioia interiore e la trasformiamo in un augurio di felicità per tutti gli esseri, senza distinzione. Attraverso la progressione classica della consapevolezza del respiro arriviamo alla mettā, la gentilezza amorevole, lasciando che dal cuore parta l'augurio "sabbe sattā bhavantu sukhitattā", che tutti gli esseri possano essere felici. Meditazione guidata registrata da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 3 aprile 2026. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.
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Ep. 548 Riflessioni sulla mente radiosa
Il Buddha dice che la mente è radiosa per natura, ma viene contaminata da impurità passeggere. AN 1.49 «Questa mente, o mendicanti, è radiosa. Ma è contaminata da corruzioni passeggere.» AN 1.50 «Questa mente, o mendicanti, è radiosa. Ed è libera dalle corruzioni passeggere.» Quali sono queste impurità? Ce lo dice il Buddha nel sutta MN 7: rabbia, rancore, invidia, avarizia, presunzione, negligenza... La lista è lunga, e la vera sfida non è conoscerla ma essere onesti con noi stessi. È come andare in giro con una camicia macchiata senza accorgersene: finché non vediamo la macchia, non possiamo pulirla. In meditazione possiamo fare un esercizio semplice e potente: chiederci con calma "in questo momento, nella mia mente c'è malevolenza? c'è rabbia? c'è rancore?" Senza giudizio, solo con onestà. Ogni macchia che riconosciamo è già una macchia che inizia a dissolversi. E sotto le macchie, la mente radiosa è lì. Riflessioni di Dharma registrate da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 27 marzo 2025. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.
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Ep. 547 Meditazione sul respiro fino al rallegrarsi
Questa meditazione ci guida attraverso i primi dieci passi dell'ānāpānasati, la consapevolezza del respiro. Partiamo dall'osservare se il respiro è lungo o corto, allarghiamo l'attenzione al corpo intero, calmiamo le tensioni, e lasciamo emergere la gioia e la felicità. Poi osserviamo le formazioni mentali, le calmiamo, e arriviamo a rallegrare la mente. Una pratica completa e profonda che ci ricorda: la gioia nella meditazione non è un lusso, è parte del sentiero. Meditazione guidata registrata da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 27 marzo 2025. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.
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Ep. 546 Riflessioni sull'attaccamento ai punti di vista
Ci definiamo continuamente attraverso opinioni e appartenenze: il partito che votiamo, la squadra per cui tifiamo, perfino il fatto di essere o non essere buddhisti. Il Buddha chiama tutto questo diṭṭhupādāna, attaccamento ai punti di vista, e lo paragona a un serpente afferrato per la coda: più lo stringiamo, più ci fa male. La cosa interessante è che molti di questi punti di vista li abbiamo cambiati nel corso della vita senza nemmeno accorgercene. Da bambini tifavamo per una squadra, poi qualcuno ci ha convinto a cambiare, e oggi difendiamo con passione un'appartenenza di cui non ricordiamo nemmeno l'origine. Eppure ci costa fatica: quando la squadra perde soffriamo, quando qualcuno mette in discussione le nostre idee ci irrigidiamo. Il Buddha propone un'alternativa: tenere le opinioni con mano aperta anziché con il pugno chiuso. Non si tratta di non avere idee, ma di non costruirci sopra un'identità rigida. Nella pratica meditativa questo si sperimenta direttamente: quando smettiamo di tenere il corpo e la mente in posizione, come soldatini di stagno, emergono naturalmente gioia e calma. Non li costruiamo, li ritroviamo. Riflessioni di Dharma registrate da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 20 marzo 2026. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.
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Ep. 545 Meditazione anapanasati gioia e pace e calma
Dalla consapevolezza del respiro alla gioia e alla felicità che emergono naturalmente dalla pratica. In questa meditazione guidata di circa mezz'ora esploriamo le prime due tetradi dell'ānāpānasati: calmare il corpo attraverso il respiro, riconoscere la gioia, lasciarla maturare in una felicità stabile e accogliere le formazioni mentali con gentilezza. Meditazione guidata registrata da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 20 marzo 2026. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.
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Ep. 544 Riflessioni sulla Retta Visione
La retta visione nel Buddhadhamma è duplice: mondana e sovramondana. Quella mondana ci chiede di accogliere gli insegnamenti del Buddha come ipotesi di lavoro, anche quelli che ci risultano scomodi, come la rinascita o il legame kammico con i genitori. Non fede cieca, ma apertura alla fiducia: tenere la porta aperta e lasciare che la pratica illumini ciò che oggi non comprendiamo ancora. Riflessioni di Dharma registrate da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 13 marzo 2026. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.
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Ep. 543 Meditazione dal Respiro alla Calma Mentale
Dal respiro alla calma mentale: in questa meditazione guidata di ānāpānasati percorriamo i primi otto passi della consapevolezza del respiro insegnata dal Buddha, imparando a calmare il corpo, riconoscere le tensioni e lasciarle andare, fino a sperimentare pīti e sukha come frutti naturali della pratica. Meditazione guidata registrata da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 13 marzo 2026. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.
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Ep. 542 Riflessioni su cosa insegna il Buddha
Il Buddha conosceva moltissime cose, ma ha scelto di insegnare solo ciò che libera dalla sofferenza. Come un uomo colpito da una freccia avvelenata che perde tempo a chiedersi chi l'ha scagliata, rischiamo di perderci in domande che non ci aiutano. La pratica è semplice: dal respiro, attraverso la calma, emerge la gioia. Piccoli attaccamenti lasciati andare portano una piccola felicità. Grandi attaccamenti, una grande felicità. Riflessioni di Dharma registrate da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 6 marzo 2026. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.
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Ep. 541 Meditazione dal respiro alla gioia
In questa meditazione guidata di circa mezz'ora pratichiamo i primi cinque passi dell'Ānāpānasati, la consapevolezza del respiro. Partiamo dal radicamento nel corpo per arrivare, passo dopo passo, alla gioia che emerge naturalmente dalla calma e dalla stabilità. Una pratica adatta a chi ha già qualche esperienza, ma accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta. Meditazione guidata registrata da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 6 marzo 2026. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.
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Ep. 540 Riflessioni sulla Compassione verso Sé Stessi
Ep. 540 Riflessioni sulla Compassione verso Sé Stessi by Associazione Kalyanamitta
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Ep. 539 Meditazione di Compassione per Sé Stessi
Come cambia il nostro rapporto con la sofferenza quando impariamo a dire "nel corpo c'è dolore" anziché "ho dolore"? In questa meditazione guidata di circa mezz'ora esploriamo karuṇā, la compassione rivolta a noi stessi: osservare il corpo e la mente con gentilezza, riconoscere ciò che c'è senza farci travolgere, e scoprire che la non-identificazione è essa stessa un atto di compassione. Meditazione guidata registrata da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 20 febbraio 2026. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.
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Ep. 545 Ritiro Praticare la gentilezza, Pontenure - Meditazione di mettā verso noi stessi
Meditazione guidata di mettā (gentilezza amorevole) rivolta verso noi stessi, durante il ritiro residenziale "Praticare la gentilezza" tenutosi a Pontenure (PC) dal 6 all'8 febbraio 2026. La pratica di mettā inizia tradizionalmente con l'offrire gentilezza a sé stessi, coltivando un atteggiamento di cura e accoglienza verso la propria esperienza. Meditazione guidata da Sirimedho Stefano De Luca
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ABOUT THIS SHOW
Nel podcast dell'Associazione Kalyanamitta (una volta "Terrapura"), proponiamo meditazioni guidate nella tradizione buddhista e in quella laica della mindfulness e riflessioni e insegnamenti del Dharma Buddhista, adatti a principianti ed esperti.WEB: https://kalyanamitta.it/Telegram: t.me/associazione_kalyanamittaFB: https://www.facebook.com/share/165ppkmRqK/
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Associazione Kalyanamitta
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